Guida Facebook Ads: da 0 a ROI (costi, strategie e casi studio)

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Sono passati diversi anni da quando Emanuele Amodeo, attuale CEO di Marketers Accelerator, mi fece la proposta che mi ha cambiato vita e carriera:

“Elio, con Marketers stiamo iniziando a prendere diversi clienti.

Ci servirebbe una mano con l’advertising. Che ne dici di occupartene tu?”.

Fino a quel punto ero sempre stato un freelancer. Il mio pane erano la pubblicità online, la SEO e le affiliazioni.

Pensavo che avrei fatto quello per ancora molti anni. La chiamata di Manu cambiò il corso delle cose.

Te la faccio breve.

Accettai, iniziando subito a curare le campagne di Facebook Ads per i primi clienti che stavano arrivando.

Sto parlando del 2017. Allora Facebook era una piattaforma completamente diversa da oggi.

Posso dire di aver visto ogni fase di questa evoluzione.

Se non mi conoscessi, io sono Elio Amato. Dal 2020 sono direttore marketing di Marketers, ma prima ancora sono stato manager del Team Ads.

Negli ultimi anni ho lavorato in prima persona, quindi con il mio team e infine da direttore marketing ai nostri lanci e su progetti di partner come Giulia Calcaterra, Paola Maugeri, Denise Dellagiacoma, Cristian Disisto e Alex Bellini.

Dopo milioni di euro spesi in ads su Facebook e Instagram e altrettanti in fatturato generato è venuto il momento di raccontarti quello che abbiamo imparato.

In questa guida ti spiegherò, passo dopo passo, come creare una campagna Facebook Ads che genera risultati.

Questa non è la solita guida dove viene spiegato solo come configurare l’account pubblicitario o boostare qualche post.

Nelle prossime righe ti insegnerò a costruire nella pratica una strategia di advertising che ti permetta di andare a ROI, cioè di generare profitto.

Sono le stesse strategie che trasmettiamo a ogni nuovo advertiser di Marketers e che ogni giorno applichiamo sulle campagne nostre e dei nostri partner.

Ora, basta chiacchiere.

All’interno di questa guida ti parlerò di tutto quello che ti serve sapere per far partire con successo la tua prima campagna pubblicitaria Facebook, partendo da zero.

Non preoccuparti se non l’ha mai fatto prima di ora o ne sai poco. Questa è la guida più completa che tu possa trovare online: è lunga oltre 10,000 parole e dentro c’è la risposta a ogni tuo possibile dubbio.

Ecco cosa andremo a vedere insieme:

  • Quanto costa fare Facebook Advertising?
  • Come decidere il budget da investire nelle ads
  • Lanciare una campagna Facebook in 3 passaggi
  • Come misurare i risultati e ottimizzare la strategia pubblicitaria
  • Le migliori risorse (gratuite e premium) per diventare un esperto.

Partiamo?

Andiamo subito a vedere di cosa stiamo parlando nello specifico.

ebook facebook ads
Risorse Marketers
Facebook Ads 101

Scarica la guida PDF completa per iniziare a fare Facebook Ads, senza commettere gli errori più comuni e sprecare soldi

Cosa sono le facebook ads?

Partiamo dall’inizio, anzi da zero.

Le Facebook Ads sono lo strumento a pagamento per fare pubblicità su Facebook.

Rappresentano un metodo molto efficace per mostrare annunci di prodotti o servizi ad un target di persone, che puoi segmentare in base a numerose variabili.

Età, interessi o posizione geografica sono solo alcuni dei criteri con cui puoi impostare la tua campagna pubblicitaria su Facebook. In questo modo avrai la possibilità di indirizzare la tua campagna verso un pubblico ben definito.

Hai mai fatto caso agli annunci su Facebook?

Questi vengono visualizzati con la scritta “sponsorizzato” sotto il nome della pagina e scorrono sulla tua bacheca, insieme ai post degli altri utenti o pagine che segui.

Ecco un veloce esempio di post sponsorizzato che rimanda ad alcuni nostri corsi:

Facebook ads sponsorizzata Facebook

Gli annunci di Facebook Ads, a differenza dei post non sponsorizzati, appaiono più volte sulla bacheca per tutta la durata della campagna.

Ecco perché ti capita di vedere più volte lo stesso post sponsorizzato e hai la sensazione di essere “inseguito” da quell’annuncio.

Bene, facciamoci una domanda fondamentale per un advertiser:

Cosa puoi ottenere dalle Facebook Ads?

Il contenuto di questi annunci può avere diversi scopi:

  • Puntare ad aumentare il seguito della tua pagina Facebook (following)
  • Pubblicizzare un tuo prodotto o servizio per venderlo (commerciale)
  • Consolidare l’appeal del brand (awareness)

Riguardo a questi punti, che affronteremo più avanti, c’è da fare una specifica.

In Marketers puntiamo sempre ad ottenere qualcosa dalle nostre inserzioni: può essere un acquisto o un contatto utile.

Non è la prima volta che facciamo riferimento alle nostre strategie, spiegando il Metodo Marketers.

L’occasione più importante è il nostro evento nazionale, il Marketers World, dove condividiamo i nostri risultati, parliamo dei nuovi progetti e presentiamo le nostre strategie a tutta la nostra community.

Questo è quello che abbiamo spiegato alle migliaia di persone in platea, ovvero come applichiamo questa strategia per le ads Facebook o Instagram.

Il nostro obiettivo è la conversione.
Quello che curiamo è il cosiddetto touchpoint, il primo punto di contatto con l’utente
.

Facebook Ads Marketers-Academy touchpoint

Le nostre ads puntano ad ottenere il nome e la mail dell’utente che ha cliccato sulla sponsorizzata di Facebook o Instagram.

Dopo la Thank you page viene rimandato al bot presente su Messenger e da lì potrà accedere ad una delle nostre community.

Cosa abbiamo ottenuto con l’inserzione?

Un contatto prezioso che, in meno di un minuto, ci ha lasciato la mail, ha parlato con noi su Messenger ed è entrato nella nostra community.

Abbiamo 3 metodi diversi per comunicare con lui, trasmettere il nostro valore con contenuti gratuiti sul gruppo e proporgli i nostri servizi.

L’obiettivo deve sempre essere quello di creare un valore ed ottenere un risultato.

Ottenere un contatto di un potenziale cliente o una recensione spontanea vale più di un follow alla pagina, non credi?

Quindi quando in Marketers facciamo advertising lo facciamo per raggiungere un risultato ben preciso, quasi sempre conversioni.

Non perdendo di vista le reaction, i follower e i commenti.

Questi ci danno un feedback sull’efficacia o meno della campagna, in termini di chiarezza dell’ad e di corretta targetizzazione. (ancor prima di analizzare i dati)

Come spieghiamo in Facebook Start, il nostro corso per iniziare a fare ads da professionista, questa è la strategia migliore per lanciare la tua prima campagna.

Detto questo, bisogna ricordare due cose:

  1. Già da molto tempo Facebook ha ridotto la portata dei post non sponsorizzati. Se vuoi ottenere qualcosa da questo social bisogna investire nelle ads.
  2. Qualunque sia l’obiettivo della tua campagna è necessario che venga stabilito un budget, definito un target e un obiettivo.

Tutto questo è quello che vedremo nel prosieguo della guida.

Perchè usare le Facebook Ads?

Questa è una domanda solo apparentemente facile. Riducendo ai minimi termini, direi semplicemente:

Perché Facebook ci conosce molto bene.

Sì, pensaci.

Facebook conosce tutto di ogni suo iscritto.

Ha una banca dati di informazioni su ciascuno di loro.

Conoscere queste informazioni gli conferisce un potere incredibile. Capisci cosa significa avere miliardi di utenti già profilati per età, sesso, interessi e abitudini?

Sono tutte informazioni utili a qualsiasi azienda, dalla multinazionale al negozio sotto casa.

Quando metti “Mi piace” ad una pagina esprimi un interesse intorno a un determinato argomento. Questa informazione viene archiviata – in modo anonimo – da Facebook e verrà usata al momento giusto.

A quel punto comincerai a vedere inserzioni sponsorizzate che trattano prodotti o servizi legati a quel dato argomento.

Possiamo dire che Facebook è una sorta di “autostrada digitale” con i suoi cartelloni pubblicitari. Questi cartelloni però sono personalizzati per ciascuna persona e perciò ci sono molte più probabilità che questa persona si fermi a guardarli.

C’è di più…

Ci sono anche molte più probabilità che quella persona faccia l’azione richiesta dalla pubblicità:

  • lasciare la mail
  • visitare una pagina web
  • acquistare un prodotto.

Quando l’utente compie quella determinata azione l’inserzione avrà prodotto una conversione.

Significa che l’utente di Facebook è stato convertito in un contatto utile o addirittura in un acquirente.

Ecco perché fare pubblicità su Facebook è così efficace.

C’è di più.

Pochi sanno che intorno a Facebook ruota un ecosistema di siti e app partner, che vanno a formare il suo “Audience Network”.

In poche parole questi partner, esterni a Facebook, guadagnano per mostrare le pubblicità che vedi sul tuo feed anche all’esterno della piattaforma.

Questo, se sei un advertiser, significa avere un bacino di utenti praticamente sconfinato.

Tramite Audience Network, infatti, puoi raggiungere anche persone che non hanno Facebook, ma navigano comunque su Internet.

Qualunque sia il tuo business, quindi, hai già un potenziale parco clienti a cui interesserà il tuo prodotto o servizio.

Devi solo imparare a raggiungerlo. Proseguendo a leggere questa guida capirai come farlo con strumenti pratici.

I numeri di Facebook

Un altro motivo per cui usare le Facebook ads?

I numeri.

Ci sono circa 2,60 miliardi di utenti registrati su Facebook. Di questi, circa 1,75 miliardi lo usano giorno (sono “utenti attivi”).

Un utente attivo, mediamente, trascorre sui social 2 ore e mezza al giorno.
Se consideriamo le ore di tempo libero e mettiamo da parte 8 ore di sonno e 8 di lavoro o studio, non sono affatto poche.

Secondo un report del 2018, gli utenti passano circa 59 minuti al giorno su Facebook. Il tempo medio è importante perché più tempo l’utente passa sulla piattaforma più è esposto alle inserzioni.

In media, ogni 3 post su Facebook si è raggiunti da un post sponsorizzato o da una stories.

A questo si aggiunge l’audience di siti, blog e app di cui parlavo poco sopra, ovvero l’audience network, che riguarda sempre l’universo Facebook.

Quindi il discorso si allarga.

La questione non è più quanto tempo la gente passa su Facebook, ma quanto tempo passa su Internet.

Capisci bene quindi che, statisticamente, il potenziale è enorme.

Se analizziamo solo il mercato italiano, le cifre sono ancora più interessanti.

Se prendiamo in considerazione il 2019 e il 2020, complice anche il periodo di lockdown, c’è stato un incremento dell’utilizzo di social e piattaforme da non trascurare, come indicano questi dati.

Facebook Ads utenti unici social

In generale, secondo una statistica il 50% degli italiani utilizza Facebook.

Facebook ads utenti Facebook 2020

Esatto, 1 italiano su 2.

Questo significa che i potenziali clienti del tuo business, potrebbero usare Facebook.

Qui è interessante introdurre uno strumento come Audience Insights.

Audience Insights, messo a disposizione da Facebook, ti permette di analizzare il tuo target, sia come composizione, sia come comportamenti (click, interazioni ecc..).
Uno strumento utile che ti permette di capire la fetta di mercato a cui ti rivolgi.

Puoi capire, infatti, quanti utenti Facebook hanno interesse per la tua nicchia di mercato, se cliccano poco o tanto, che età hanno e così via.

Audience Insights è ottimo perché rende l’idea di cosa aspettarsi dal pubblico di Facebook, Instagram, Messenger e dei vari siti che fanno parte dell’audience del colosso di Zuckerberg.

Stiamo parlando di un pubblico immenso che copre trasversalmente tutte le fasce della popolazione, ovvero acquirenti potenziali per qualsiasi mercato. 

Inoltre il 93% di chi fa marketing utilizza regolarmente le Facebook ads, proprio perché, fra tutte le forme di pubblicità, è quella che ha il miglior ritorno sull’investimento.

Altro dato importante è quello relativo al mobile.

Il 96% degli utenti Facebook preferisce accedere da dispositivi mobile, come lo smartphone.

Questo per dire come sia radicato Facebook nella nostra quotidianità.

Ma non è tutto.

I numeri di Instagram

Facebook è un universo.

In pochi anni, la società Facebook ha acquisito varie piattaforme social, che funzionano tutte con le stesse dinamiche sopra descritte.

Oltre a WhatsApp, leader mondiale di messaggistica istantanea, troviamo Instagram, la piattaforma social per la condivisione di contenuti visual (immagini e mini video).

Perché parliamo di Instagram?

Perché sia gli account Instagram, sia quelli Facebook possono essere gestiti dagli stessi applicativi, condividendo anche gli stessi dati e i contenuti pensati per i propri followers.

Facebook ads attivi instagram

E poi perché anche i numeri di Instagram sono importanti.

Sulle storie di Instagram, gli utenti attivi sono passati da 150 milioni nel gennaio 2017 a 500 milioni nel gennaio 2019.

Il tempo medio passato sulla piattaforma è, mediamente, di 53 minuti al giorno.

Inoltre, il 50% degli utenti di Instagram segue almeno un’azienda.

Un dato importante riguarda il coinvolgimento: Instagram ha un livello di interazione 4 volte superiore quello di Facebook. Questo è dovuto al fatto che i contenuti sono prettamente visivi, più che testuali.

Questo dato è importante, se incrociato con un altro molto interessante: l’80% degli utenti ha dichiarato che Instagram aiuta a decidere circa un acquisto di un prodotto o servizio. 

Sono dati molto interessanti, che vanno analizzati per capire se il tuo target di ­riferimento è presente su questo social e quali sono i giusti modi per raggiungerlo.

Anche in questo caso, utilizzando Audience Insights, è possibile sapere a priori se il tuo business ha un mercato potenziale, anche su Instagram.

Hai la possibilità di fare advertising sapendo già come si comporta il tuo pubblico di riferimento.

Non occorre che ti spieghi quanto vantaggioso sia per chi si appresta a lanciare una campagna Facebook ads.

Prosegui nella lettura e impara a pianificare una campagna Facebook ads, utilizzando gli stessi metodi che utilizziamo in Marketers per i nostri clienti. 

Quanto costano le Facebook Ads?

Non esiste una risposta precisa e definitiva a questa domanda. Dipende da molti fattori.

Qualche esempio?

Categoria merceologica

Uno di questi fattori è la categoria merceologica del prodotto.

In Marketers, per esempio, abbiamo lanciato diverse campagne Facebook, con costi molto bassi, nel mercato italiano della cosmesi.

Stiamo parlando di 0,60€ per campagne CPM (costo per mille visualizzazioni).
Questo significa che per raggiungere 100,000 persone sono bastate 60€ di budget.
Per raggiungere 1 milione di persone solo 600€.

Sono costi molto bassi perché la cosmesi è una categoria merceologica di uso comune, un mercato con prodotti che si acquistano più frequentemente di altri.

Diverso è il caso delle categorie di professionisti che vendono i loro servizi a prezzi più alti.

Il settore immobiliare, per esempio, è un settore che richiede budget medio-alti per fare advertising sui social.

C’è anche da dire però che il rendimento di queste campagne, al momento della conversione, è molto alto.

Cosa significa?

Semplice, è vero che spenderò tanto per acquisire clienti interessati alle case che vendo, ma magari me ne basta vendere una per rientrare dalla spesa o addirittura andare in profitto.

In generale, più è alto il costo di un prodotto/servizio (o una categoria), più è alto il budget da allocare per piazzare le proprie ads.

Advertiser concorrenti

Nel mercato del digital marketing, in pochi anni, vi è stata una evoluzione notevole, per quanto riguarda i costi della pubblicità.

Oggi i costi sono più alti rispetto a pochi anni fa, quando arrivare ad un contatto profilato costava tra 0,15-0,20€. Oggi è quasi impossibile stare sotto 0,50€.

Tutto questo perché c’è un sistema ad asta. Più concorrenti ci sono sul mercato, più si alza il costo.

Cosa che non succede in un mercato relativamente giovane, con bassa concorrenza quindi, che è quello dello yoga o del pilates.

Le campagne di acquisizione contatto per la nostra partner Yoga Academy

hanno un costo al di sotto di 0,30€.

Ecco uno specchietto riepilogativo che ti farà avere un’idea di quali siano i mercati più costosi per fare Facebook ads.

facebook-ads-benchmarks-average-ctr

Insomma, dipende, come ti dicevo prima.

Dipende da cosa stai promuovendo, dai tuoi competitor, dalla tipologia di target che vuoi raggiungere, dai tuoi obiettivi.

Quello che c’è da sapere è che Facebook sottopone solo un numero definito di Ads al giorno ad ogni utente.

Questo numero è relazionato al tempo che quella persona passa su Facebook ogni giorno e ai post che di solito vede.

Ciò fa sì che non ci sia un costo fisso per ogni posizionamento.

Non paghi una certa cifra per apparire nella bacheca di 10,000 persone. Al contrario partecipi a un’asta virtuale, dove c’è in palio uno “spazio pubblicitario” che interessa a più inserzionisti.

È un algoritmo a decidere chi vince l’asta, in a base a diversi fattori.

Il budget, cioè i soldi che vuoi investire nella campagna pubblicitaria, è solo uno di questi fattori.

Un altro fattore altrettanto importante è, per esempio, l’interazione.

Più alto sarà l’engagement delle tue ads, più Facebook ti reputerà rilevante per quel target e quel settore.

Così facendo avrai più probabilità che il tuo annuncio venga visualizzato dal maggior numero possibile di persone.

Spesso anche a costi decisamente bassi.

Bella sfida, no?

Come hai visto, Facebook è una piattaforma con un potenziale di clienti illimitato. Mettendo in pratica strategie e tecniche ben congeniate, si può trasformare in una fonte di traffico profittevole, facendoti guadagnare sul serio.

Tuttavia, parlando di aste è importante capire il modo migliore per arrivare al tuo obiettivo, nel modo più conveniente ed efficace possibile.

Ecco le modalità per pagare le tue inserzioni Facebook:

  • Per impression: Paghi per ogni visualizzazione dell’inserzione
    Consigliata per campagne che puntano al consolidamento del brand
  • Per click: Paghi solo quando gli utenti cliccano sull’ads.
    Utile quando vi è una CTA specifica che porta ad una landing page o al sito web.
  • Per action: In questo caso paghi solo se l’utente compie un’azione come compilare un form contatti o fare un acquisto.

Scegliendo tra queste opzioni, indirizzi l’algoritmo di Facebook a proporre la tua inserzioni a persone propense a compiere determinate azioni. Aumenti così il tasso di conversione.

È giusto, però, ricordare che, per arrivare ai primi risultati significativi, occorre tempo. In particolare, se sei agli inizi con le Facebook ads, il consiglio è di avere pazienza e non mollare dopo i primi giorni.

Sarebbe un grande errore.

Ogni campagna va provata, modificata e analizzata, anche più di una volta.

Solo così riuscirai a trovare la formula giusta ed avere un ROI (ritorno sull’investimento) positivo.

Ricordi l’obiettivo iniziale? Guadagnare più di quanto spendi in pubblicità.

Torneremo più avanti sugli aspetti delle performance.

Adesso che abbiamo capito a cosa serve fare ads, come si fa su Facebook e quali sono i fattori da tenere in considerazione facciamo un passo in avanti.

Prima di accendere le tue campagne su Facebook dobbiamo essere sicuri che sia la scelta migliore per te.

Facebook non è l’unico posto dove puoi fare pubblicità online.

L’alternativa principale è Google. Nel prossimo paragrafo ti aiuterò a capire quale piattaforma fa al caso tuo, seguendo un principio molto semplice e sempre valido.

Facebook VS Google: quale funziona meglio?

Facciamo una premessa: non c’è un migliore in assoluto.

Sia Facebook che Google sono degli ottimi strumenti per fare pubblicità online.

In qualche modo sono complementari. Tutto dipende da cosa vogliamo ottenere: il principio di cui ti parlavo ti sarà di grande aiuto.

In Marketers abbiamo degli ottimi risultati su entrambe le piattaforme.

Chi cerca su Google “corso di yoga online”, troverà le ads di Yoga Academy, la scuola di yoga online della nostra partner Denise Dellagiacoma:

Facebook-Ads Google display

Allo stesso tempo, per Yoga Academy, facciamo anche ads su Facebook e Instagram per raggiungere persone interessante a yoga, pilates e fitness.

Possiamo dire che con Google Ads siamo più vicini alla conversione, perché chi fa una ricerca più mirata e consapevole è più votato all’acquisto o all’iscrizione.

Con Facebook Ads e il suo universo abbiamo, invece, la possibilità di creare una relazione, un percorso che lo porta ad una conversione.

Questo percorso è ciò che viene chiamato “funnel”. Qui puoi leggere una guida avanzata su come costruirne uno.

Ora, capisci perché ti dicevo che non c’è un metodo migliore dell’altro in assoluto?

Sia Google Ads che Facebook Ads sono efficaci, in modo diverso, per fare advertising.

Ecco perché serve un principio per scegliere, di volta in volta, qual è la soluzione migliore per raggiungere il tuo obiettivo.

Il principio è quello della domanda latente e della domanda consapevole.

Cosa sono domanda latente e domanda consapevole?

Andiamo a vederlo subito.

Domanda Latente

Quando usi Facebook non sei lì per comprare un prodotto o un servizio.

Probabilmente stai scrollando il feed in metropolitana o ti stai rilassando sul divano dopo una giornata di lavoro.

Cosa significa questo per un advertiser?

Semplice, un advertiser deve catturare la tua attenzione e portarla verso ciò che vuole farti comprare facendo leva sulla tua “domanda latente”.

Magari negli ultimi giorni ti sei sentito stressato.

Ecco che allora che un ad in cui si parla di come lo stress influisce negativamente sulla qualità della vita attirerà la tua attenzione.

Magari quella stessa ad potrebbe spiegarti che lo yoga è un alleato efficace per combattere lo stress.

Ecco che allora, probabilmente, darai un’occhiata al corso di yoga online che ti viene proposto.

Questo è un veloce esempio di come intercettare la domanda latente.

In poche parole si tratta di avere ben chiari problemi, desideri e obiettivi della nostra audience per poi andarli a usare come leve psicologiche.

Le Google Ads, invece, sono governate dalla logica della “domanda consapevole”.

Domanda Consapevole

La differenza è molto semplice.

Quando fai una ricerca su Google stai esprimendo un desiderio esplicito e già consapevole.

Vai su Google a posta per cercare una soluzione allo stress oppure proprio per trovare un corso di yoga.

Ecco perché l’ad di Yoga Academy che ti ho fatto vedere prima parla direttamente della nostra scuola:

Facebook-Ads Google display

È quello che vuole chi ha cercato “corso di yoga online” o keyword simili.

Possiamo riassumerla così:

  • Su Facebook puoi intercettare la domanda latente e veicolarla verso ciò che offri.
  • Google, invece, è la soluzione ideale se esiste già una domanda consapevole per il tuo prodotto o servizio.

Se il budget te lo permette, dovresti usare entrambi. Qui puoi leggere la guida Marketers alle Google Ads, se vuoi approfondire.

Ora, visto che abbiamo capito come e quando usare Facebook, possiamo continuare.

Stiamo per entrare nel vivo…

Andiamo a vedere nella pratica come creare una campagna Facebook Ads che genera risultati.

Iniziare con Facebook Ads: crea il tuo Business Manager

Lo strumento, che Facebook mette a disposizione degli inserzionisti, si chiama Business Manager, ne avrei già sentito parlare.

Facebook Ads Business Manager

Il Business Manager di Facebook è un applicativo funzionale e versatile.

È il mezzo che ti permette di gestire le tue campagne e quelle di eventuali partner, come nel caso di Marketers.

Inoltre, puoi definire i ruoli e le persone che possono accedervi e gestire i soldi delle tue campagne.

Proseguendo vedrai come configurarlo al meglio per le tue campagne Facebook Ads.

Prima di andare avanti, devo dirti una cosa fondamentale:

Il Business Manager deve essere creato a nome dell’imprenditore.

Ricordalo sempre. È un asset molto importante che deve far riferimento all’azienda e al suo titolare.

Questo vale per chi svolge il lavoro di advertiser per conto di altri.

Una volta finita la collaborazione, l’imprenditore non avrà problemi a gestirlo o a farlo gestire ad altri.

Ora, detto ciò, passiamo a vedere alcune delle funzioni più importanti del Business Manager:

  • Creazione e gestione risorse: Puoi controllare Pagine Facebook, account Instagram, liste di pubblico ed anche un catalogo prodotti.
  • Controlla e definisci ruoli utente: Avere sempre il controllo e la gestione delle inserzioni e del budget è fondamentale, specialmente se si lavora in team su più pagine.
  • Monitora le inserzioni: Avrai sempre report e dati utili sia su Facebook che su Instagram, in modo da poter analizzare le tue campagne.

Adesso che hai un’idea di quello che puoi fare con il Business Manager, possiamo iniziare a configurare il tuo account.

Pronto? Partiamo.

Crea il tuo primo account pubblicitario

Dobbiamo prima di tutto configurare l’account pubblicitario della tua pagina Facebook.

  • Vai sul link facebook.com/create e crea il tuo account.
  • Inserisci le credenziali del tuo account personale Facebook
  • Continua a seguire la modalità guidata per la creazione dell’account aziendale

Facebook Ads Account

Bene.

Hai creato il tuo account aziendale, adesso bisogna collegare le risorse, ovvero le tue pagine aziendali ed eventuali profili Instagram.

Chi può accedere al tuo account aziendale?

Questo aspetto può sembrare marginale ma è sempre meglio pensare bene a chi avrà accesso ai nostri dati aziendali, metodo di pagamento incluso.

Qui Facebook fa una distinzione tra azienda ed agenzia.

Per il tuo lancio ci soffermeremo sulla prima.

  1. Assegna i ruoli alle persone, in modo che possano accedere e gestire le pagine secondo le modalità che avrai deciso. Vai su Impostazioni – Persone e risorse – Persone.
  2. Collegare gli account aziendali su Instagram da Impostazioni di Business Manager – Account Instagram.
  3. Nominare almeno due persone come amministratori di Business Manager (te e un’altra persona) ed imposta ruoli di altre persone come dipendenti di Business Manager.
  4. Collega le tue Pagine Facebook all’account pubblicitario.
    Accedi a Pagine – Aggiungi nuove Pagine – Reclama una Pagina per collegare la tua Pagina Facebook.Questo avverrà automaticamente se sei già l’amministratore, altrimenti all’attuale amministratore della Pagina verrà inviata una notifica per l’approvazione della richiesta.
  5. Gestisci l’account pubblicitario,  accedi ad Account pubblicitari – Aggiungi nuovo account pubblicitario. L’account pubblicitario deve essere controllato dal soggetto giuridico che gestisce le fatture.
  6. Configura un metodo di pagamento, per iniziare con le tue prime inserzioni.
    Vai su Impostazioni Business Manager-Pagamenti-Aggiungi metodo di pagamento.

Su Business Manager, gli Amministratori possono controllare tutti gli aspetti dell’account pubblicitario e possono apportare modifiche.

Coloro, invece, che hanno un livello di dipendente del Business Manager possono accedere alle informazioni, senza poter modificare.

Fatto questo, possiamo cominciare a parlare di campagne ads su Facebook, iniziando a crearle sul serio.

Ecco come.

Il Pixel di Facebook: tracciare e sfruttare i dati

Uno dei punti più importanti dell’advertising sulla piattaforma è legato al pixel di Facebook.

È uno strumento di monitoraggio delle conversioni, che ti dice molto sull’andamento della tua campagna ads.

In parole povere, è un frammento di codice che bisogna inserire all’interno del tuo sito web, in modo da monitorare le interazioni degli utenti con le ads di Facebook e con il tuo sito internet.

Infatti, installandolo sul tuo sito web, riesce a dirti quali azioni compiono gli utenti dopo che hanno cliccato sulla tua inserzione.

Niente paura, nulla di complicato. Non serve essere uno sviluppatore web per configurarlo.

Ti basti sapere che grazie al pixel di Facebook potrai ottimizzare e indirizzare le tue campagne in modo da renderle efficaci e profittevoli.

Il pixel è uno strumento che in Marketers utilizziamo tantissimo per capire come si muovono i nostri utenti, quando approdano su una nostra landing page.

È il modo migliore per monitorare le loro azioni e comportamenti, testando ciò che funziona e correggendo in corsa, se necessario.

Ecco come sfruttarlo al meglio. Le principali funzionalità del pixel sono:

  • Pubblico personalizzato. Questa funzione permette al pixel di tenere traccia degli utenti che hanno visitato il tuo sito web. Quando l’utente entra su Facebook, il pixel gli mostra la tua inserzione. È una pratica di remarketing, un argomento che vedremo più avanti.
  • Monitora i risultati delle inserzioni. Tiene traccia di quello che i clienti fanno sul tuo sito, una volta visualizzata l’ad.

Voglio farti alcuni esempi per farti capire, nello specifico, a cosa serve il pixel di Facebook.

Un utente approda sul tuo sito web da un’inserzione. Il pixel si attiva, se configurato secondo un determinato criterio, quando qualcuno compie un’azione, come aggiungere un articolo al carrello.

Nella pagina pixel di Facebook c’è una sezione denominata Gestione Eventi da cui puoi visualizzare tutto quello che gli utenti fanno. Se portano a termine l’acquisto o abbandonano prima di concluderlo.

Questi utenti possono essere raggiunti, nuovamente, con inserzioni mirate che portano alla conversione.

In questo modo, infatti, riuscirai a essere molto più specifico con le creatività degli annunci e con il segmento del pubblico.

I tuoi annunci saranno più rilevanti, otterrai molti più clic e abbasserai il prezzo che devi pagare per ciascuno di essi.

Per approfondire l’argomento pixel, ti consiglio la guida che parla in modo specifico ed approfondito su come configurare e utilizzare il Pixel di facebook.

Ora, capisci bene come il pixel abbia una grande importanza, soprattutto se di base c’è una strategia e degli obiettivi ben precisi.

Cosa vuoi che il pixel monitori?
In quali pagine installarlo?

Per capire le potenzialità del pixel di Facebook, dovresti metterti nei panni di un pubblicitario degli anni ‘90.

Immagina se avessi avuto uno strumento così potente per monitorare le azioni degli utenti delle tue campagne: cosa funziona e cosa non performa, in modo continuo e in tempo reale.

Forse saresti svenuto.

Capisci bene, quindi, come il pixel di Facebook, se correttamente configurato ed usato in un certo modo, è un alleato formidabile di cui non si può fare a meno, per cucire addosso al tuo target le ads.

Ecco come installare il pixel di Facebook.

Il nostro consiglio è quello di inserirlo nel codice del tuo sito, senza utilizzare plug in esterni. Ti mostro i passi operativi per la creazione del pixel di Facebook:

  • Da Gestione Eventi il pixel va collegato al tuo sito web.
  • Seleziona Pixel e vai su Collega
  • Dai un nome al pixel
  • Inserisci l’URL del tuo sito web e vai su Continua

Facebook-Ads pixel

A questo punto puoi aggiungerlo manualmente al tuo sito.

  • Da Gestione Eventi seleziona il pixel che hai nominato
  • Vai su Continua la configurazione del pixel
  • Installa codice manualmente
  • Copia il codice del pixel
  • Il codice va incollato nell’intestazione del sito web, in modo che funzioni
  • Su Gestione Eventi, una volta generato il codice vai su Continua
  • Poi su Fine

Adesso in base alla strategia puoi configurare gli eventi del tuo sito che il pixel registrerà.

Per esempio, puoi vedere quali pagine visitano gli utenti che approdano sul tuo sito dalle ads Facebook, se abbandonano il carrello o se visitano un prodotto/servizio in particolare.

Così facendo avrai sempre modo di capire, analizzando i dati, come stanno andando le tue campagne.

N.B.: Il pixel di Facebook è strettamente collegato alle politiche di privacy, di cui si dibatte spesso, specialmente negli USA.

Apple, nel suo ultimo aggiornamento, ha posto delle limitazioni in tema privacy e raccolta dati sensibili. Leggi un approfondimento su come comportarsi con le Ads dopo gli aggiornamenti privacy di iOS14.

Bene! Sei arrivato fin qui.

Tra poco, i passi operativi per cominciare a configurare la tua prima campagna Facebook ads.

Creare una campagna Facebook

Abbiamo visto finora che bisogna impostare il Business Manager definendo i ruoli per bene e abbiamo parlato dell’importanza del pixel di Facebook per monitorare le azioni del nostro target.

Prima di iniziare a fare ads, è utile capire come Facebook struttura le campagne e come tu puoi intervenire per personalizzarle.

Abbiamo quindi:

  • Campagna
  • Gruppi di annunci
  • Annunci o inserzioni vere e proprie

Ogni campagna è composta da uno o più gruppi di annunci, che a loro volta contengono le inserzioni vere proprie.

Le campagne vengono definite per obiettivi.

I gruppi di annunci possono essere distinti per budget, target e posizionamento.

Gli annunci vengono distinti per tipologia (immagine, video, carosello ecc..), CTA (call to action) e link di atterraggio.

Avrai già capito come sia importante la strategia prima di iniziare qualsiasi tipo di campagna advertising.

Bisogna, quindi, avere chiari:

  • Obiettivi
  • Target
  • Budget

Per quanto riguarda Facebook ads, però, il segreto è la segmentazione.

Sottovalutata da molti, in realtà, la segmentazione del target fa la differenza.

Nessuno penserebbe mai di fare una campagna ads senza segmentare il target. Nessuna multinazionale con budget illimitato lo farebbe, non avrebbe alcun senso.

Ecco perché bisogna concentrare la comunicazione delle ads su settori specifici. In questo modo potrai raggiungere gli utenti più attivi ed interessati al tuo prodotto/servizio e ottenere conversioni.

Tutte le nostre campagne più profittevoli, cioè con ROI positivo sono basate su un’accurata segmentazione.

La segmentazione del target è alla base di ogni campagna di advertising, sin dagli albori del marketing.

Differenziare i potenziali clienti per etnia, genere ed età è sempre stato fondamentale. Con l’arrivo dei social, le variabili sono notevolmente aumentate.

Sono entrati in campo interessi, hobby, sport, personaggi seguiti, facendo aumentare ancora le possibilità di segmentare e differenziare la tipologia di messaggi contenuti nelle inserzioni.

Ok, partiamo dall’inizio.

Vediamo come impostare gli obiettivi delle nostre campagne Facebook ads.

Scegli il tuo obiettivo

scegli obiettivo facebook ads

Come ho accennato in fase di introduzione, Facebook ti mette a disposizione
3 tipologie di obiettivi e relativi sotto obiettivi:

Facebook ads Obiettivi Campagna

1 – Notorietà: Aumenta la notorietà del brand o della tua azienda.

  • Metti in evidenza i tuoi post.
  • Promuovi la tua pagina.
  • Raggiungi le persone vicine alla tua azienda.

2 – Considerazione: Trova clienti potenziali per la tua azienda.

  • Indirizza le persone al tuo sito web.
  • Ottieni installazioni della tua applicazione.
  • Incrementa il coinvolgimento dei tuoi post..
  • Ottieni visualizzazioni video.
  • Raccogli contatti per la tua azienda.

3 – Conversioni: Incrementa le conversioni o le vendite per la tua azienda.

  • Incrementa le conversioni sul tuo sito web.
  • Promuovi un determinato prodotto/servizio del catalogo.
  • Invita gli utenti al punto vendita (con eventi o buoni sconto)

Per iniziare, metti un nome alla tua campagna che identifichi l’obiettivo prefissato, così saprai orientarti quando ce ne saranno diverse.

Ricorda sempre i tre livelli di inserzioni:

  • Campagna
  • Gruppo di annunci
  • Annunci

Se sei alle prime armi, ti consiglio di partire con campagne CBO perché così Facebook ottimizza meglio il budget a tua disposizione.

In pratica, potendo gestire automaticamente il budget, Facebook riesce a convogliare meglio la cifra che vogliamo investire, suddividendola in maniera ottimale tra gli adset al suo interno.

Ecco come.

CBO sta per budget a livello di campagna. In pratica, decidi di destinare un budget alla campagna, lasciando a Facebook la suddivisione su Gruppo e Annunci.

L’altra tipologia, più personalizzata ed adatta a chi è più esperto, è l’ABO (budget a livello di gruppi di inserzioni).

Torneremo più avanti su CBO e ABO, quando parleremo di budget.

Sapersi orientare, una volta che avrai preso la mano, non sarà difficile.

Il consiglio è sempre quello di sperimentare per lo stesso obiettivo, controllare le performance per fermare le inserzioni poco efficaci e continuare con quelle che funzionano.

Noi in Marketers facciamo campagne per far leggere i nostri post.

Altre volte facciamo campagne di lead per conversione.

Adesso che hai più chiaro il concetto di obiettivi e avrai scelto il tuo, siamo pronti per procedere alla segmentazione del target.

Vediamo insieme come definire il tuo target ideale.

Definisci il tuo pubblico

definisci il pubblico facebook ads

Eccoci arrivati al clou.

Sfruttando il più possibile i parametri di segmentazione messi a disposizione da Facebook ads, avremo più possibilità di conversione.

Più una campagna è specifica e ben indirizzata, più saranno i ricavi.

La prima cosa da fare è lasciar perdere tutti i processi di pubblicizzazione automatici.

Facebook imposta dei parametri automatici che, ovviamente, non tengono conto in modo specifico del tuo mercato e dei tuoi potenziali clienti.

La prima serie di opzioni per affinare il tuo pubblico riguarda le informazioni demografiche di base. In particolare:

  • Il paese (o i paesi) in cui vuoi che vengano visualizzati gli annunci.
  • La lingua. Anche se imposti come luogo l’Italia, è fondamentale selezionare come lingua “italiano”.
  • L’età. Hai un pubblico giovane, adulto o di soli teenager? Puoi scegliere qualsiasi fascia di età.
  • Il genere. Questo è forse uno dei parametri più importanti di questa fase. Uomini e donne si “aspettano” prodotti e servizi diversi e il loro modo di reagire è diverso.

NOTA: Se i tuoi annunci includono foto, inserisci foto di donne per il pubblico femminile e foto di uomini per il segmento maschile.

Facebook ads Pubblico

  • Dati demografici. In questa sezione puoi definire il pubblico in base a informazioni sulla loro istruzione, occupazione, composizione familiare e stile di vita.Immagina di sponsorizzare dei pacchetti vacanza per coppie, sarà opportuno selezionare solo gli utenti con una situazione sentimentale specifica (sposati e fidanzati), eliminando i single.
  • Gli interessi sono una delle migliori opzioni di segmentazione di Facebook Ads,ti consentono, infatti, di indirizzare le persone in base alle informazioni del profilo.Questo include le loro simpatie e interessi, le applicazioni che usano, le pagine a cui hanno messo MI Piace e tanti altri (puoi anche usare come parametro i fan dei tuoi competitor). Inizia digitando un interesse e apparirà un elenco di opzioni.

È inoltre possibile fare clic su “Sfoglia” per vedere alcune grandi categorie suggerite da facebook. Dopo aver aggiunto alcuni interessi, Facebook te ne suggerirà altri simili.

Inserisci più di un interesse per obiettivo in modo da avere un portata sufficientemente ampia.

Questa opzione ti consente di selezionare il pubblico in base alle abitudini o intenzioni di acquisto, all’uso del dispositivo o ad altre attività.Anche questo dato è molto importante.

Questi dati vengono raccolti da Facebook analizzando molti fattori e dati esterni.

Ad esempio, puoi indirizzare le inserzioni agli utenti che Facebook individua in viaggio o che stanno progettando la prossima vacanza, oppure ai soli amministratori di pagine facebook.

Sono tutti parametri da selezionare con cura e da testare fino a raggiungere la combinazione ottimale.

Devi concentrare le tue energie nella creazione manuale di campagne Facebook. Quello che ti serve è il massimo controllo possibile sulle variabili.

La segmentazione più importante si fa distinguendo tra pubblico personalizzato e pubblico simile, un insieme di utenti con caratteristiche simili ad un pubblico di partenza.

Pubblico personalizzato

La creazione di un pubblico personalizzato può essere configurata secondo diversi criteri:

  • Visitatori sito o pagine web: Inserendo il link, puoi includere nel tuo pubblico utenti che hanno interagito già con la tua landing page o col tuo sito. È una potente arma per adattare l’inserzione customizzandola più possibile. Pensa ad un utente che ha abbandonato il carrello. Con il giusto copy puoi convincerlo a concludere l’acquisto.
  • Lista mail: Allegando un file CSV, Facebook ti permette di includere utenti di cui hai già il contatto e che, potenzialmente, sono già interessati al tuo prodotto/servizio. Puoi pensare di includere tutti i già clienti promuovendo, magari, un altro articolo in vendita.
  • Fan della pagina Facebook: Avere un pubblico di qualità paga sempre. Includere nelle sponsorizzate chi conosce già il tuo brand, non necessariamente come cliente, è una mossa giusta.
  • Amici dei fan della pagina: Strettamente collegata alla precedente. Includere gli amici di chi già ti conosce è un evergreen dell’advertising, includerla nella strategia non guasta.

Bene, adesso, se hai capito cosa puoi fare in tema targetizzazione, ti mostro cosa facciamo in Marketers quando partiamo con una campagna.

Obiettivo: acquisizione contatti/lead generation per Marketers

Iniziamo con 3 campagne così distinte:

  • Interessi
  • Lookalike
  • Interessi+Lookalike

Gli interessi

Gli interessi sono determinati dalle pagine o dai profili pubblici che gli utenti seguono. L’algoritmo di Facebook memorizza le passioni, le interazioni con determinati post e così via.

Se il tuo prodotto/servizio ha una qualche correlazione o affinità con quel tipo di interessi o passioni, la tua inserzione sarà mostrata a quegli utenti.

Proseguendo nel nostro esempio, per fare lead generation per Marketers, cercheremo un pubblico che sia interessato a digital marketing, advertising.

Pubblici simili (Lookalike audience)

Un potente strumento, legato agli interessi, che Facebook mette a disposizione è quello chiamato lookalike audience o pubblici simili.

In pratica, sfruttando l’accurata profilazione degli utenti Facebook e Instagram (facendo parte della stessa azienda, vengono utilizzati anche i dati dell’altro social)
e scegliendo un pubblico di partenza, l’algoritmo riuscirà a creare un pubblico simile, ampio ed omogeneo.

Un’audience composta da utenti simili a chi è già tuo cliente.

Un pubblico che ha gli stessi interessi, che ha dimostrato interazione sugli stessi post, con dati demografici simili. Un pubblico, insomma, che viene etichettato in un determinato modo e che Facebook mette a disposizione per la tua pubblicità sui social.

Capisci bene come, così, la possibilità di convertire sia notevolmente più alta, avendo, per le tue inserzioni, un pubblico in linea con il tuo target.

Per approfondire l’argomento, ti consiglio la guida Lookalike Facebook ads che ti spiega nel dettaglio come sfruttare al meglio questo strumento.

Quale pubblico di partenza utilizzare?

La particolarità dello strumento Lookalike è quella di personalizzare al meglio la nostra audience. Partendo da criteri molti interessanti per trovare un pubblico simile.

Ecco i criteri:

  • Utenti che hanno compiuto determinate azioni sul tuo sito (acquisto, visite, aggiunte al carrello)
  • Utenti che hanno interagito sulla tua pagina
  • Persone che hanno usato la tua app
  • Persone che hanno spesso una determinata cifra sul tuo sito (bisogna caricare una lista clienti in formato csv, contenente i dati dei clienti alto spendenti con relativi importi spesi da ognuno)

Vediamo rapidamente quali sono i passi operativi per la creazione di un pubblico simile:

  1. Vai nella sezione del Business Manager dedicata al Pubblico.
  2. Clicca su Crea Pubblico e poi su Pubblico Simile
  3.  Dobbiamo impostare il pubblico di partenza da Crea nuova origine
  4. Inserisci tutti i dati che ti vengono richiesti: la dimensione del pubblico è in percentuale agli iscritti a Facebook in quel dato paese, ovviamente.
  5. Vai su Crea pubblico e il gioco è fatto.

In pratica, se imposti Italia come paese e una percentuale del 7%, significa che avrai il 7% di italiani, iscritti a Facebook, come audience per le tue inserzioni.

N.B.: Il range in percentuale va da 1 al 10% degli utenti di Facebook di quel dato Paese.

Facebook ads Utenti attivi

Nel nostro esempio di Campagna Ads per ottenere lead generation per Marketers.

Partendo da una base dati (email, numeri di telefono, utenti che hanno visitato il sito segnalati dal pixel, ecc…) creiamo un pubblico simile.

In pratica, diciamo a Facebook di andare a trovare una percentuale (tra 1 e 10%) nella popolazione italiana, iscritta a Facebook, più simile a questo pubblico di partenza.

Così come detto per il pixel, il nostro pubblicitario anni ‘90 impazzirebbe anche per questo strumento lookalike di Facebook.

Avere la possibilità di rivolgersi ad un pubblico simile che ha già comprato il tuo prodotto/servizio è notevole, se pensiamo al numero potenziale di clienti che ci sono nell’ecosistema Facebook.

Nella nostra esperienza di advertising in Marketers, reputiamo lo strumento lookalike uno dei più efficaci ed utili.

Interessi + Lookalike

Il terzo pubblico a cui rivolgiamo la nostra campagna è un misto dei primi due sopra descritti.

In Marketers, molto spesso, prendiamo un pubblico simile (lookalike) abbastanza ampio (tra il 4 e 8%), andando ad aggiungere dei filtri che sono gli interessi di cui parlavamo prima (digital marketing e advertising).

In questo modo, facciamo una scrematura ancora più precisa del pubblico a cui vogliamo rivolgere la nostra inserzione.

Sarà, infatti, un pubblico simile a chi ha già interagito con noi (pubblico lookalike di cui abbiamo contatti o ha già acquistato) e che coltiva interessi aderenti al nostro core business.

Adesso che hai definito nei dettagli anche il tuo target, puoi decidere dove vuoi  posizionare la tua inserzione.

Vediamo come procedere.

Scegli i posizionamenti delle tue ads

definisci posizionamenti facebook ads

Il successo di un’inserzione è legato, anche, al posizionamento dell’ads stessa.

Facebook, come al solito, ti propone una scelta automatica o una manuale.

Se vuoi testare e monitorare quello che succede, prendi il controllo delle operazioni anche in questo caso e vai su Posizionamenti manuali, seppur molto spesso, noi stessi, in Marketers, affidiamo a Facebook la libertà di decidere i posizionamenti anche nelle nostre campagne.

Facebook ads Posizionamenti

Qui troviamo:

Feed

Le inserzioni che appaiono nel news feed, ovviamente, saranno le migliori in termini di visualizzazioni, ma a volte sono quelle più costose.

In questo caso, il nostro consiglio è quello di guardare al beneficio che avrai, più che al costo.

Facebook-Ads-come-creare-campagna

Facebook, inoltre, ti permette di fare una distinzione tra mobile e desktop che, attualmente, non è molto utile. Infatti, come abbiamo visto prima l’accesso al social, da dispositivi mobili, è del 96%.

Colonna destra

I posizionamenti meno costosi, ma anche i meno visibili, sono quelli che appaiono nella colonna laterale della versione Desktop di Facebook, quando siamo in un gruppo per esempio o sul feed (versione desktop).

In Marketers, per esempio, utilizziamo questo posizionamento in campagne di retargeting (un aspetto che affronteremo tra poco).

Facebook Ads su Colonna Destra

Instant articles

Sono le ads che appaiono su Messenger o sulla versione mobile di Facebook.

Video in-stream

Questo tipo di ads vengono inserite all’interno di video Facebook, live o on demand.

Audience Network

Audience Network o Facebook Audience Network, come abbiamo detto poco sopra, ti permette di mostrare le tue inserzioni pubblicitarie all’esterno di Facebook.

In particolare, su applicazioni o siti web selezionati che fanno parte del network di Facebook. È un tipo di ads interessante per i CPC (costo per click) convenienti rispetto ad altri posizionamenti.

Come scegliere il posizionamento migliore per la tua campagna?

Quando si inizia a fare advertising e si ha un budget limitato potresti optare per il posizionamento automatico. Diversamente, quando avrai più dimestichezza potresti scegliere di mostrare le tue inserzioni solo sul Feeds o solo su Instagram.

N.B.: Una cosa, che alcuni trascurano, è l’ottimizzazione delle creatività per posizionamento. È fondamentale che ogni inserzione abbia la sua immagine, ottimizzata per il formato del posizionamento richiesto.

Il formato di una stories non è lo stesso di un post sponsorizzato sul feed e così via.
Quindi, da queste sezione del Business Manager è possibile adattare e scegliere i giusti formati in base al posizionamento.

Così facendo diamo a Facebook le giuste istruzione per mostrare le nostre ads nel modo corretto al nostro pubblico.

Poco sotto faremo un focus su questo argomento.

Un altro aspetto fondamentale, cui abbiamo accennato in fase di introduzione, è il budget.

Continua nella lettura per imparare a suddividere il budget e massimizzare il rendimento delle tue campagne.

Definisci il budget

definisci il budget facebook ads

Parliamo di soldi.

Come abbiamo già visto, è uno dei fattori più importanti della pianificazione di campagne Facebook ads.

Ecco perché il nostro consiglio è di valutare bene e testare per delineare la giusta strategia delle tue campagne. Investendo il giusto, almeno le prime volte.

Primo consiglio. Utilizza la regola 30/70.

Ovvero usa il 30% del tuo budget e inizia a testare.

Cerca di capire cosa succede.

Se la campagna diventa profittevole (il ROI è positivo) allora prova ad investire anche il restante 70%.

Diversamente, se la campagna non porta risultati proficui, ripeti l’operazione.

Quindi, imposta gli altri parametri:

  • Durata: è il periodo di visualizzazione dell’inserzione
  • Tipo di ottimizzazione dell’inserzione: puoi scegliere fra clic, visualizzazioni e copertura (l’opzione clic è la migliore nella grande maggioranza dei casi).
  • Tipo di offerta: CPC o CPM (anche qui, almeno che tu non stia facendo una campagna di branding, l’opzione “clic” è la migliore per la maggior parte dei casi). Per il CPC, l’advertiser paga un costo solo se l’utente clicca sulle ads, il CPM è il costo per mille visualizzazioni dell’annuncio.

Ricordi quando abbiamo parlato di obiettivi?

Esistono tre livelli di inserzioni:

  • Campagna
  • Gruppo di annunci
  • Annunci.

Adesso parliamo di allocamento del budget. Ci sono due modalità:

  • CBO (budget a livello di campagna)
  • ABO (budget a livello di gruppi di inserzioni)

CBO

Nelle campagne CBO, quindi il budget è allocato, da parte nostra, sul primo livello.

Allocherai un budget alla campagna, lasciando a Facebook la suddivisione su Gruppo e Annunci. Possiamo impostare un limite massimo giornaliero, che verrà destinato automaticamente sui Gruppi di annunci.

Se impostiamo 100€ al giorno sulla campagna e abbiamo 5 gruppi di inserzioni dove mettiamo un limite minimo giornaliero di 10€ al giorno, le 50€ restanti verranno utilizzate da Facebook sulle campagne che reputa migliori.

Consigliamo questa tipologia di distribuzione del budget per chi è alle prime armi.

ABO

La distribuzione del budget ABO è più personalizzata ed adatta a chi è più esperto,perché alloca il budget sul Gruppo di inserzioni. Inoltre, se gestiamo budget importanti è sicuramente indicata questa soluzione.

Definito anche il budget, sei pronto per pensare alla tipologia delle tue inserzioni.

Vediamo come crearle.

Crea inserzioni

crea inserzioni facebbok ads

Questa parte della dashboard è dedicata alla creatività.
Qui puoi decidere che tipo di annuncio vuoi utilizzare per fare promozione.

La scelta può ricadere anche su un post già pubblicato, anche se lo si sconsiglia vivamente.

Crea un’inserzione che dia valore al tuo messaggio e al tuo brand.

Utilizzando i seguenti formati:

  • Immagine o video
  • Carosello di immagini
  • Raccolta (un insieme di elementi che si apre a schermo intero)

Facebook ads configurazione inserzione

Per una strategia efficace su Facebook Ads bisogna prevedere diverse inserzioni, con diversi formati. Fatto questo, vanno testate, analizzate e ottimizzate.

Consiglio: per cominciare, crea almeno 10 inserzioni diverse in diversi formati (carousel, video, immagine, ecc.) e valuta il loro rendimento per la prima fase (che corrisponde all’investimento del 30% del budget).

Quindi, analizza i dati e seleziona solo i 5 annunci che rendono meglio.

Ripeti l’operazione su 5 annunci, e mantieni attivi solo i 2-3 annunci più efficaci.

È un lavoro duro quello dell’advertiser, ma qualcuno deve pur farlo!

Ricorda: l’obiettivo è avere un ROI positivo. Quindi, esegui il processo di modifica/ottimizzazione più volte sui diversi annunci fino al raggiungimento dell’obiettivo.

Oltre al formato, cura anche la parte relativa al testo.

Un buon copy e un buon visual fanno la differenza.

In particolare, la CTA (call to action), contenuta nell’inserzione, può essere diversa dal solito Scopri di più. 

Facebook ads obiettivi Yoga-Academy

 

Personalizzala in modo creativo, sarà un buon modo per colpire l’utente.

Una volta completata la fase di configurazione di obiettivi, target e budget e finita la creazione delle ads, non devi fare altro che attendere che la promozione faccia il suo corso.

Il prossimo passo sarà misurare le performance, capire l’andamento ed ottimizzare.

Prosegui nella lettura per vedere quali sono i dati più importanti da tenere in considerazione in fase di analisi.

Misura i risultati delle tue ads

misura i risultati delle tue facebook ads

Per prima cosa bisogna capire quando è il momento di intervenire sulle campagne.

In generale, al di sotto di qualche migliaio di utenti raggiunti, i risultati non possono essere del tutto attendibili.

I parametri da valutare sono:

  • Conversioni ottenute (lead, vendite, ecc…) e costo relativo
  • CTR (Tasso di click sul link) si esprime in percentuale e si calcola dividendo il num. di clic ricevuti per il numero di impression, moltiplicando tutto per 100.
  • CPC (costo per click) degli annunci.
  • CPM è il costo per mille visualizzazioni dell’annuncio.

Tutti gli aspetti toccati finora, budget, obiettivi, target e creatività, influiscono sulla buona riuscita della campagna e, quindi, vanno modificati fino a trovare la giusta formula.

Coloro che si approcciano alle ads per la prima volta, potrebbero incappare in casistiche, più o meno, note.

Per esempio.

Un CTR molto basso e un CPC molto alto indicano che le nostre creatività non funzionano.

Bisogna, quindi, ottimizzarle e testarne di nuove finché non troviamo quelle che attiriamo l’attenzione per portare a conversione.

In generale però ricorda che ogni parametro va preso con le pinze.
Se ho una campagna che converte e mi performa 100€ per 1€ speso, ma ha un CTR basso, non la interromperò mai. Sarà utile analizzare i dati per migliorare ma, se le conversioni sono costanti, vado avanti.

Inoltre bisogna ottimizzare con criterio.

Se in una campagna abbiamo l’obiettivo della vendita ed abbiamo un CTR alto, (quindi è molto cliccata), ma non raggiunge conversioni e quindi non vendiamo nulla, avere un CTR ottimo è abbastanza inutile.

Abbiamo già accennato ai parametri ROI e ROAS.

Scendiamo nel dettaglio per capire cosa sono e come far sì che siano positivi.

ROI e ROAS

Il ROI positivo è quel “ottenere ricavi superiori alle spese” che all’inizio ho posto come obiettivo. Tecnicamente, indica il return on investment.

In pratica, è un valore che ti permette di misurare l’efficacia delle tue campagne, cioè capire se guadagni più di quanto spendi.

Capisci bene che è un valore importante per capire se la pubblicità che fai ti fa vendere (e guadagnare) o se sei in perdita.

Semplificando al massimo per gli scopi di questa guida, calcoliamo il ROI* come:

  • ROI = Ricavi/capitale investito
  • ROAS = Return on advertising spend

*In questo caso lasciamo fuori altre spese che andrebbero considerate in un’ottica generale di business, ovvero i costi di produzione.

La spesa pubblicitaria sarà un valore uguale per ogni tipologia di campagna, mentre i ricavi variano in base al tipo di business. Per esempio, i ricavi potrebbero derivare dall’incremento di clientela in un locale, o da programmi di affiliazione, o dalla vendita di infoprodotti, ecc.

Ma su questo sono sicuro che sai già come vuoi generare le tue entrate.

Lascia che ti spieghi.

Il ROI, è il rapporto tra i ricavi ed il capitale investito in ads, mentre un altro parametro è il ROAS (return on advertising spend). Questo valore è una percentuale che indica se la campagna è profittevole o in perdita.

Il ROAS è dato dalla differenza tra quanto hai incassato con la campagna e i costi totali dell’advertising. Sottraendo al risultato anche i costi fissi del tuo prodotto/servizio, avremo il ROI (ritorno sull’investimento).

In questa immagine trovi una campagna di Marketers. Come puoi vedere, nell’ultima colonna è indicato il ROAS:

Facebook ads ROI Campagna

ROI e ROAS sono degli indicatori dell’efficacia di una campagna, imprescindibili se vogliamo restare in positivo facendo pubblicità. In particolare, il ROI deve tenere conto anche dei costi fissi del nostro prodotto/servizio, calcolando quindi il margine di effettivo guadagno che abbiamo.

Se il mio prodotto un costo di produzione di 3€, lo vendo 10€ ma per pubblicizzarlo spendo 8€, capisci bene che sono in perdita di 1€ tra costi fissi e ads.

Quali sono altri dati da analizzare in fase di reportistica?

Vediamo insieme cos’altro analizzare per valutare la tua campagna ads.

Scendi nel dettaglio: breakdown

Tra le tante funzionalità del Business Manager, troviamo anche il breakdown.

Questo strumento, come tutti quelli messi a disposizione dal buon Zuckerberg, ci aiuta a capire alcuni parametri dei nostri utenti.

Da dove arrivano le interazioni, quali regioni, quali città, quali dispositivi sono i più utilizzati da chi interagisce con le nostre inserzioni ecc…

Un breve aneddoto è legato proprio alla geografia.

Qualche tempo fa, mentre osservavo dei report di una campagna, ci siamo resi conto, insieme ad uno dei nostri collaboratori in Marketers, che il 60% delle conversioni arrivava da due città italiane nello specifico.

La campagna era impostata, banalmente, su “Italia”, ma da quelle città arrivava più della metà delle conversioni.
Quello che abbiamo fatto è stato sfruttare questo dato prezioso e impostare una campagna specifica su quelle due città.

I risultati non hanno tardato ad arrivare.

Questo per sottolineare l’importanza della reportistica e della lettura dei dati, che molti trascurano.

È una parte fondamentale del lavoro degli advertiser: saper leggere ed interpretare i dati.

Andare in profondità nei report ci indirizza negli investimenti e nelle ottimizzazioni.

Sfrutta la reportistica di Facebook Ads

La reportistica che Facebook ti mette a disposizione è fondamentale per analizzare i dati delle campagne, scegliendo i parametri che interessano maggiormente.

Entrando nelle Campagne hai la possibilità di filtrare le colonne che intendi visualizzare. Basterà scegliere i parametri che ritieni più importanti come le conversioni e i costi e salvare il tutto su un file esportabile.

Ottimizza le tue Facebook e Instagram ads

ottimizza le tue facebook e instagram ads

Una volta analizzati i dati, rivedi anche le creatività delle ads e ottimizzale.

Ecco qualche dritta.

  • Ottimizza la dimensione e il peso delle immagini. Evita che vengano tagliate nell’anteprima. Qui di seguito le misure in pixel per i vari formati.
    • Click sul sito, conversioni su sito, risposta a evento: 1200 x 628 pixel.
    • Immagini nella sezione Notizie: 1200 x 900 pixel
    • Immagini nella colonna destra: 254 x 133 pixel
    • Like sulla pagina: 200 x 444 pixel
  • Utilizza immagini originali e di qualità. Scaricale o acquistale da siti appositi che garantiscono la massima qualità.
  • Utilizza un copy diretto. Cerca di essere coerente con il tuo brand nelle parole che usi. Fai il modo che il tuo annuncio non sembri una pubblicità.
    Cerca di essere diretto e spontaneo. fai in modo che la CTA sia una logica conseguenza del testo che l’utente ha appena letto.
  • Amministra il budget. Se hai un budget limitato, restringi la durata della campagna.

Sei pronto per partire con le tue Facebook Ads?

Se sei arrivato a leggere fino a qui, avrai capito il valore di questa guida.

Ecco perché alla fine ti lascerò tre o quattro risorse gratuite per aumentare il valore di quanto hai appreso finora.

Continua a leggere!

Inizia la tua campagna coinvolgendo il pubblico della tua fan page

Questa pratica può sembrare banale, ma è la prima cosa da fare.

In Marketers, avendo pubblico ampio ci rivolgiamo, in primis, alla nostra audience e ad una community di oltre 50 mila utenti che ogni giorno interagisce con noi.

Perché investire budget per un pubblico freddo?
Perché non partire da chi ti conosce già?

Rivolgendoti ai tuoi fan, ci sono molte più possibilità che il tuo pubblico risponda alla tua campagna . I tuoi fan saranno reagiranno meglio ai tuoi annunci rispetto ad altre persone, e saranno più propensi a commentare.

Perché è un approccio vincente?

Perché aumenti il CTR, e avrai un CPC più basso.

Inoltre, promuovendo contenuti prima per la tua community e poi per altri utenti sarà un modo per aumentare l’engagement, perché le interazioni e i commenti saranno mantenuti sull’inserzione.

Fai sempre degli A/B test dei tuoi annunci

Lo dico dalla prima riga di questa guida.
Bisogna testare e provare.

Molti credono che leggendo manuali e guide su Facebook Ads si ottenga la formula perfetta per creare l’annuncio perfetto.

Beh, questo è impossibile.

Non si può stabilire in anticipo se un annuncio funzionerà meglio di un altro.

Quindi, una volta lanciata una campagna, prima di estenderla a un pubblico più ampio, bisogna eseguire degli A/B test e ottimizzare le performance delle inserzioni.

Cosa intendo per A/B test?

È un metodo che mette a confronto due versioni di uno stesso elemento o contenuto, proponendolo ad un pubblico si capirà se funziona la versione A o la variante B.

È un modo molto efficace per testare qualsiasi cosa in campo web marketing.

Se vuoi saperne di più sull’efficacia degli A/B test in vari campi, leggi l’articolo.

Ecco tre esempi di test che potresti fare:

  • Variazioni nel titolo dell’annuncio.
  • Variazioni delle immagini dell’annuncio.
  • Variazioni nel copy dell’annuncio.

Ma gli A/B test vanno eseguiti anche sul pubblico e le offerte.

Sfrutta al massimo questo step di ottimizzazione testando:

  • I destinatari della campagna: prova diverse età e interessi.
  • L’importo dell’offerta: automatica o manuale.
  • Il tipo di fatturazione: CPC o CPM.
  • l’obiettivo, traffico, conversione, interazione, ecc

Sponsorizza i post che hanno ottenuto una risposta organica positiva

Se hai sulla pagina dei post che hanno avuto buoni risultati in termini di interazioni, potrebbe essere una buona idea sponsorizzarli.

In questo modo avresti la possibilità di aumentare la tua notorietà.

A proposito di pubblico.
Un argomento importante è il remarketing, cui abbiamo accennato parlando del pixel di Facebook.

Vediamo come possiamo sfruttare i dati del pixel per ottenere conversioni.

Retargeting: crea campagne super efficaci

retargeting facebook ads

Il retargeting o remarketing è una delle frecce al tuo arco più importanti da utilizzare, grazie al pixel di Facebook.

Vediamo cosa significa il termine retargeting e come possiamo usarlo a nostro favore per ottenere subito delle conversioni.

Cos’è il retargeting (o remarketing)

Il retargeting è una strategia di advertising che si basa sulle azioni che gli utenti hanno compiuto in precedenza, ma che non hanno portato alla vendita.

Queste azioni possono essere molteplici: scaricare un contenuto gratuito (ebook, mini corso), visitare la landing page o abbandonare il carrello.

Il tracciamento che fa il pixel di Facebook, di un certo tipo di utenti, ci permette di avere un pubblico personalizzato a cui far visualizzare un’inserzione specifica per ottenere la conversione.

L’esempio più facile, cui abbiamo già accennato, è quello dell’utente che abbandona il carrello o che visita una pagina del tuo sito.

Questi dati, che il pixel ti fornisce, sono preziosissimi.

Non possono passare inosservati.

La creazione di campagne ads apposite porterà ad un alto tasso di conversione, perché ci rivolgiamo ad un pubblico caldo che ha già compiuto un’azione specifica.

In Marketers, impieghiamo molto del nostro tempo e del nostro budget nel retargeting, perché che può facilmente portare a campagne profittevoli.

Quelle di retargeting sono le campagne che ci permettono di avere un ROI molto positivo.

Una campagna di retargeting, che punta su una fetta di pubblico specifica, è fatta con una spesa di advertising limitata e un grandissimo ritorno sull’investimento.

Come? Vediamolo insieme.

Come fare retargeting

Qui di seguito ti presento e spiego 3 ads che abbiamo utilizzato pochi mesi fa per Yoga Academy di Denise Dellagiacoma.

In particolare, sono esemplificative di 3 strategie di retargeting:

  • Utilizzo del customer care
  • Fare upselling
  • Raccontare il progetto

Sfruttando le informazioni del pixel, quindi, possiamo creare un pubblico che include gli utenti che hanno visto il nostro sito, la nostra landing page, ha fruito del nostro lead magnet (contenuto gratuito in cambio di un contatto) o hanno abbandonato il checkout senza acquistare.

Utilizzo del customer care. Una campagna efficace  è quella in cui gli offriamo il nostro aiuto, perché magari ha lasciato quella determinata pagina del sito o il carrello per qualcosa di non chiaro.

Ecco un esempio di ads concepita per il retargeting di Yoga Academy.

Facebook ads YOGA ACADEMY

Qualcosa non va?

Questo titolo dell’ads è pensato proprio per attirare l’attenzione degli utenti che hanno già visitato il sito e hanno magari visto una pagina in particolare.

Se hai un buon customer care, il retargeting è una strategia efficace per riprendere utenti caldi e trasformarli in clienti.

Questa campagna di retargeting è fondamentale.
Fa riferimento ad un pubblico che ci conosce già, basta solo ricordarglielo e stimolarlo in modo specifico.

Fare upselling. Agli utenti che hanno scaricato un ebook gratuito o visto un mini video corso gratuito, in cambio dei loro contatti, abbiamo invece mostrato questa ads, in cui riserviamo uno sconto speciale per chi ha già guardato il mini corso gratuito.

Facebook Ads yoga academy upselling

Qui ricordiamo all’utente che ha ricevuto il già un contenuto di valore e che se gli interessa l’argomento può iscriversi all’academy, usufruendo di un costo particolare.

Raccontare il progetto. Stabilire una relazione con l’utente è uno dei cardini del Metodo Marketers.

E qual è il modo migliore di far sentire qualcuno parte integrante di un progetto?

Raccontandogli di che si tratta e di quali sentimenti o idee ti hanno portato a realizzarlo. È storytelling, un’arma potentissima.

Facebook ads yoga academy retargeting

YOGA ACADEMY: Perché una scuola online?

È un titolo che incuriosisce e che ti fa, inevitabilmente, continuare a leggere e magari guardare il video. Il tutto accompagnato da un visual che cattura.

Ecco cos’è, in pochi esempi, il retargeting.

Le campagne “base” di solito ci preparano il terreno per creare una relazione con l’utente, per poi puntare ad una mirata strategia di retargeting e dritti alla conversione.

Ecco perché, se fai advertising, non puoi non investire tempo, fatica e soldi sul retargeting.

Un bel modo di utilizzare il pixel, non credi?

Risorse Utili

Considerazioni finali?

Come ti sarai accorto leggendo questa guida su facebook Ads, non ci sono segreti per una campagna di successo.

Devi creare, testare, ottimizzare.

E poi ricominciare fino a raggiungere un ROI positivo.

Raggiunto l’obiettivo, potrai aumentare il budget di investimento e generare nuove entrate.

Se non l’hai già fatto corri subito ad iscriverti (gratis) al nostro gruppo privato su Facebook Advertising, troverai strategie, consigli e tips.

Se vuoi approfondire gli argomenti di questa guida iscriviti a Facebook Start. È il nostro corso per iniziare a diventare un professionista dell’advertising:

Inoltre, prima di concludere ecco alcune informazioni utili, tools e tips che magari non conoscevi per ottimizzare, prendere spunto e analizzare le tue campagne.

Ecco un elenco rapido di risorse gratuite (e non) per diventare un mago delle Facebook ads.

Risorse Gratuite

Oltre al gruppo Facebook dedicato alle Facebook Ads di Marketers, che ti ho linkato sopra ed in cui potrai fare domande, godere di consigli, contenuti gratuiti e avvincenti case study, esistono degli strumenti creati da Facebook proprio per fare business.

Ecco tutte le risorse gratuite.

  • Blueprint Facebook: È un utile prontuario che ti mostra Facebook sotto una luce del tutto nuova, quella del business. Imparerai con guide, test e prove (puoi ottenere anche delle certificazioni) ad usare l’ecosistema Facebook per accrescere il tuo business.
  • Ads Library: Altro magnifico strumento della famiglia Zuckerberg. Qui potrai trovare tutte le ads esistenti, cercandole con il nome della pagina proprietaria che promuove l’inserzione. Ottimo modo per prendere spunto dalla concorrenza o da grandi aziende del tuo settore.
  • Audience Insights: Abbiamo già parlato di questo tool che analizza il tuo target, sia come composizione, sia come interazioni ai post e alle ads.

Uno strumento utile per conoscere meglio la tua nicchia di mercato,
rende già l’idea di cosa aspettarsi dal tuo pubblico..

Risorse Premium

Se hai intenzione di fare business seriamente su Facebook, ti consiglio di valutare una formazione importante e di primo livello. Investire in formazione è sempre un’ottima scelta, se si fa con caparbietà e voglia di crescere.

A questo proposito voglio consigliarti:

Webinar

Per approfondire alcuni concetti chiave ti consiglio alcuni webinar di Marketers molto interessanti.

Con queste risorse potrai affinare le tue tecniche e acquisire un metodo di lavoro profittevole.

Per configurare al meglio il Business Manager e saper analizzare i dati, creare ed ottimizzare le creatività delle ads e non solo.

Tool

Ecco tre tool che ti consiglio di utilizzare per creare le tue campagne:

  • Adespresso: Tool prezioso di cui abbiamo già parlato. Utilissimo per fare A/B test e creare decine di versioni diverse delle tue Ads in poco tempo.
  • Lumen5: Un tool molto interessante per le tue creatività video. Puoi creare ed editare video promozionali di qualità in poco tempo.
  • Canva PRO: Uno dei migliori tool di progettazione grafica per manipolare, creare e comporre contenuti visual di grande impatto per le tue ads.

Case Studies

Una storia d’ispirazione è quella contenuta tra quelle dei nostri Humans of Marketers e riguarda una macelleria di Piacenza che ha cominciato a vendere carne online.

Ecco qui la storia della Macelleria Callegari.

Facebook ads macelleria callegari

Applicando il Metodo Marketers, l’advertiser Alex Birle di Tokio Studio, è riuscito a far raggiungere risultati straordinari.

Utilizzando varie strategie su Facebook per ottenere acquisti sull’e-commerce.

Un consiglio prezioso è quello che Alex regala a chi sta iniziando a fare Facebook Ads adesso:

Chi sta iniziando potrebbe pensare, per esempio, che è l’obiettivo a determinare i risultati delle Facebook Ads. In realtà ho campagne con obiettivo Interazione sul pubblico di chi ha acquistato negli ultimi 15 giorni. Beh, hanno un ROAS del 355%, hanno generato davvero tanti acquisti. Il punto è che l’importante non è l’obiettivo della campagna, ma ciò che metti nella campagna. È il contenuto che porta l’utente ad acquistare, non c’è strategia che tenga. Concentratevi sul messaggio che volete trasmettere.

Siamo alla fine di questa nostra guida su come creare una campagna Facebook ads.

Quello che abbiamo visto fin qui ti permetterà già di iniziare a far funzionare una piccola campagna.

Se vuoi fare un passo in avanti, ti consiglio di guardare Facebook Start:

Lo trovi cliccando qui adesso.

Al suo interno trovi lezioni molto pratiche su come fare ciò di cui hai bisogno per lanciare e ottimizzare campagne Facebook.

Spero con questa guida di aver stimolato il tuo interesse verso le opportunità di business che Facebook, un social che miliardi di persone utilizzano ogni giorno, offre a chi vuol fare advertising.

Alla prossima.

Elio

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Irene Bosi

Leggi la storia di Irene

Carriera vs Vita.

Perché dovremmo scegliere?

Già dall’università di economia ti insegnano a competere con gli altri.

La curva gaussiana dei voti dice che se aiuterai il tuo vicino di banco sarai tu a rimetterci.

Il mondo del lavoro tradizionale poi è spesso il proseguimento di tutto ciò, soprattutto in Italia.

È un mondo in cui se vuoi avere successo devi dedicare al lavoro il 110% della tua vita.

Stare in ufficio fino alle 9 anche se non hai niente da fare.

Avere un atteggiamento freddo e formale con colleghi e superiori.

Rendere il tuo capo felice prima ancora di pensare a come portare risultati.

Io da un lato ho sempre amato moltissimo il mio lavoro.

Ma dall’altro queste dinamiche mi hanno sempre fatto sentire inquieta dietro a una scrivania.

Per tanto tempo ho vissuto in una città che non faceva per me.

Ho avuto poco tempo per tutte le mie passioni.

Ho timbrato cartellini su cartellini.

Chiedendomi perché dobbiamo rinunciare alla libertà di viaggiare quando vogliamo, ai nostri interessi e alla nostra personalità per poter fare carriera.

Un giorno ho deciso di cambiare vita.

Mi seguivo su Instagram con Luca Cresi Ferrari.

Lui mi vedeva uscire dall’ufficio in skate, io lo vedevo condividere contenuti di business, lavorare dalla barca, mentre era a sciare o in viaggio.

Mi sono detta: vuoi vedere che questa vita esiste davvero?

Gli ho scritto facendogli una semplice domanda:

“Come fai?”

Qualche giorno dopo ci siamo sentiti al telefono. Ricordo che mentre mi parlava di Marketers e Yoga Academy mi brillavano gli occhi.

All’epoca ero brand manager in una multinazionale e stavo per cambiare lavoro: una posizione importante e una bella carriera davanti.

Quel giorno ho deciso di pancia. Sapevo poco di Marketers, ma ho rinunciato a una scelta sicura per abbracciare l’ambiente e le persone giuste.

Oggi ciò che non mi manca del mondo corporate è che nel momento in cui entri in ufficio smetti di essere una persona.

Cambi modo di parlare, di agire, di pensare.

Per questo non potrei essere più felice della scelta di diventare brand manager di Yoga Academy.

Oggi posso viaggiare, fare sport e allo stesso tempo lavorare ottenendo risultati e gestendo progetti complessi.

Posso spingere sempre più in su l’asticella della carriera, senza rinunciare alla mia vita, ma anzi: godendomela a pieno.

Progetti per il futuro?

Continuare a far crescere Yoga Academy e parallelamente dedicarmi a ciò che ho dovuto trascurare negli ultimi anni.

Da 5 anni ogni estate mi ritaglio a fatica un po’ di tempo per andare in Sud America e fare volontariato, applicando il marketing in contesti completamente diversi dal nostro.

Sono attività che mi aiutano a diventare una persona migliore e più creativa: mi mettono alla prova come essere umano.

Concludere questa storia è difficile, perché sento che è ancora tutta da scrivere. Ma voglio invitare tutti voi a rimanere persone anche nel contesto lavorativo.

Il mondo è cambiato molto nel 2020.

Con il covid tante persone hanno messo in dubbio il modo in cui gestivano la propria vita, rendendosi conto che è bello avere tempo per se stessi.

Mentre altre si sono annoiate ad avere più tempo libero. E probabilmente torneranno a lavorare in ufficio fino alle 10, inseguendo la chimera della carriera.

Penso che sia bello ritagliarsi spazio e tempo per vivere a pieno la propria vita, secondo le proprie regole.

Per questo spero che sempre più persone decidano di farlo.

Una cosa è certa: è di queste persone che amo circondarmi.

Elo Usai

Leggi la storia di Elo

“È così facile che anche mia nonna potrebbe farlo”.

Sulla carta era tutto perfetto. Ero il marketing manager di un’azienda internazionale. Una casa editrice oltretutto (seppure a tema medico), con quella parvenza di lavoro creativo.

Quando però il primo giorno entrai in ufficio con la borsa della palestra in spalla, la capa mi accolse così:

“Si vede che sei all’inizio, vedrai tra qualche mese come ti passerà la voglia”.

Non aveva torto. Capii presto che scrivere newsletter per aziende dentali e medicali non faceva per me. E più crebbe questa consapevolezza, più mi allontanai fisicamente ed emotivamente dall’ufficio.

Iniziai (come tanti) chiedendo di lavorare da casa.

Vivevo e vivo con mia nonna, come molti ora sanno. Ho perso mia madre quando ero piccolo, mio nonno allora era gravemente malato e mi sentivo di dover fare di più per loro.

In quei giorni sentivo nonna in cucina che si annoiava, mentre io stavo al computer a fare cose che non mi rendevano felice.

Eravamo vicini ma distanti. Qualcosa con cui oggi molti di noi possono relazionarsi.

Successe poi un giorno che mi trovai impegnato nel “sensazionale” compito di dover promuovere tubi ricondizionati per colonscopie, e lì sentii il campanello suonare: non potevo continuare a perdere tempo con quelle cose.

Iniziò quasi per gioco. Seguivo i podcast di Dario, avevo già divorato Copymastery e iniziai a studiare anche Instadvanced. Un mese dopo l’acquisto del corso aprii un profilo Instagram.

Ora, la cosa buffa è che non lo aprii per me, ma per mia nonna Licia, di quasi 90 anni.

Lo feci per distrarla dalla depressione in cui era caduta. Parliamoci chiaro, chi l’avrebbe seguita?

E invece (contro ogni previsione) ora mia nonna è un’influencer, con quasi 100.000 follower.

Il profilo è cresciuto velocemente e sono arrivate le prime proposte di collaborazione. Poi da quando è stata chiamata come modella per un brand di gioielli polacco, è finita su tutti i giornali e in tv a Le Iene.

36 mila follower in 4 ore.

Il segreto? Nessuno pensava che si potesse fare. Che una donna novantenne potesse crearsi un seguito sui social. Questo unito a un rapporto incredibilmente forte con la nostra audience, che abbiamo costruito col tempo.

Per quanto possa sembrare folle, un giorno decidemmo infatti non solo di rispondere a tutti i dm, ma di creare un video di risposta per ogni singolo messaggio che nonna riceveva.

Immaginate di scrivere a una persona che seguite sui social, e di ricevere una risposta attraverso un video apposta per voi, in cui vi ringrazia personalmente.

Il confronto con Renato Gioia in tutto questo è stato fondamentale, è stato il mio mentore a tutti gli effetti. E lo stesso vale per Marketers, sia a livello di strategie, che di community, di aiuto e confronto continuo. Al Marketers World poi ho conosciuto persone stupende con cui sono ancora in contatto e che è stato meraviglioso incontrare anche “nella vita offline”.

La cosa curiosa è che inseguendo un sogno sono arrivato a risultati professionali che non avrei mai raggiunto se fossi rimasto nell’ambiente standard in cui mi trovavo prima.

Ora vengo citato in articoli ovunque come esperto di digital marketing, sono docente allo IED e al Gambero Rosso, sia io che nonna veniamo contattati per iniziative stupende e sto realizzando tanti altri sogni che avevo da tutta la vita nel cassetto (alcuni ancora top secret). Se prima ero io a dover cercare arrancando le opportunità, ora sono loro a bussare alla porta.

Può sembrare un cliché, ma credo che la strada incerta sia quella che può dare più gratificazioni.

Se penso al senso di sofferenza che provavo allora e alla solitudine di mia nonna, che aveva perso il marito dopo una brutta malattia, capisco che questa storia ha cambiato due vite, non una. E anzi, forse molte di più.

E ora? Il passo successivo è creare un blog di invecchiamento positivo, rivolto agli over 70 e a chi ha il compito di prendersi cura di loro. Un progetto che spero avrà un impatto positivo sulla vita di tante altre persone.

Si parlerà di temi spesso trascurati, come alimentazione per anziani, sicurezza domestica e domotica, così come di argomenti più leggeri, quali moda e viaggi per over 70.

I feedback che già mi danno più soddisfazione sono quelli di persone giovani che, ispirate da noi, ci scrivono che hanno compreso l’importanza di passare più tempo con i propri nonni. A questo proposito abbiamo anche partecipato da poco a un’iniziativa chiamata “adotta un nonno”, con l’obiettivo di connettere maggiormente anziani e nipoti.

La scoperta più straordinaria è poi che, facendo un’analisi dei nostri follower, abbiamo scoperto che ci sono tante persone anziane, che molto raramente sono su Instagram.

E questo non ci fa mai mancare il divertimento.

Ci sono settantenni che scrivono alla nonna per consigli sui rossetti. Nonna recentemente è stata anche invitata da Barbara D’Urso su Canale 5 e presentata come “la regina di Tik Tok” (piattaforma dove abbiamo video che superano il milione di views).

Credo che, al di là dei singoli risultati che abbiamo ottenuto, dare vita a un progetto insieme a una persona cara sia meraviglioso.

E la cosa più importante è sempre iniziare. Ho postato la prima foto di nonna su Instagram un mese dopo l’acquisto di Instadvanced. E le cose sono andate molto più velocemente di quanto potessi pensare.

Se posso dare un messaggio positivo per concludere questa storia, è quello di non limitarvi alla “strada sicura”.

Se posso darne un secondo: ricordatevi dei nostri nonni, non lasciateli da soli.

Ma soprattutto: se li andate a trovare, cercate di non limitarvi a scattarvi un selfie con loro, per poi passare il tempo davanti al telefono. Ascoltateli, trascorrete davvero momenti di qualità insieme alle persone a voi care.

Vi stupirete di quanta saggezza e vitalità possono darvi, anche alla tenera età di 90 anni.

Spero che questa storia possa ispirarvi. Non c’è tempo per essere tristi.

Elo

Francesco Grisoni

Francesco Grisoni

Leggi la storia di Francesco

La mia storia inizia più di un quarto di secolo fa in una gelida mattinata di marzo a quanto dicono i miei genitori.

Ma a volte penso che la vera avventura sia iniziata consapevolmente e con una sua precisa direzione solo nel mio 24esimo anno di età.

Al tempo ero terribilmente frustrato.

Mi guardavo intorno e sentivo di non appartenere alla realtà che mi ricordava.

Mi resi conto che avevo inserito il pilota automatico, imboccando una strada universitaria tra le tante senza convinzione e vocazione solo per seguire l’esempio di amici e famigliari.

Accadde che la frustrazione raggiunse un livello tale che il dolore fu troppo grande e decisi di voler cambiare. Decisi di iniziare dalle basi dell’appagamento: la crescita personale.

Mi scaraventati fuori dalla mia comfort zone iniziando a prendere lezioni di canto. Fu proprio la terapia adatta di cui la mia anima inespressa aveva bisogno.

Non sapevo che da lì a poco salire su un palco di teatro di fronte a più di cento di persone per cantare mi avrebbe sconvolto l’esistenza.

Ma così fu.

Oggi guardandomi allo specchio vedo una persona completamente diversa a tratti irriconoscibile.

Da quel momento la mia vita ha iniziato a prendere la piega giusta. Anche la fortuna ebbe il suo ruolo.

Più o meno a inizio 2018 fui incuriosito da un’inserzione su Instagram che avevo installato da poco.

All’ora non potevo sapere che il 2018 sarebbe stato l’anno della rinascita della fenice dalle proprie ceneri: la mia rinascita.

Benedetto/a chi gestiva le ads di Dario a quel tempo. Mi si aprì un mondo nuovo.

Marketing, digital entrepreneurs, visioni di vita alternative.

Iniziai a studiare, ritrovai l’interesse per la lettura (leaders are readers :) ) e riscoprii la passione per la psicologia che avevo accantonato con l’inizio di Ingegneria.

Man mano mi isolai nella mia bolla di crescita per dedicare tutta la mia concentrazione a capire cosa fossero i funnel e il copy, le tecniche e gli strumenti del marketing tradizionale e odierno grazie ai contenuti infiniti che la community proponeva.

Ma la presa di coscienza arrivò dall’offline.

Fu il Marketers World a definire il mio avvenire.

L’evento fu una cosa pazzesca. Memorabile come Woodstock, un piccolo grande passo per me.

Non dimenticherò mai le emozioni e le sensazioni che mi accompagnarono al Palariccione quei giorni di settembre.

Soprattutto all’aperitivo quando vidi in carne ed ossa Vitto, Dario e tutti gli altri membri della Family e potei interagire con loro finalmente come persone reali senza filtri da schermo blu.

Ero partito da solo, ma ero tornato a casa con un sacco di amicizie preziose e di nuove conoscenze.

Ma soprattutto con più consapevolezza di chi volevo essere e dove volevo andare.

Tornato a casa la carica dell’evento mi permise di buttare giù alcune credenze limitanti nella mia mente e iniziare ad agire nel mondo esterno.

Oltre che investire tempo nella mia formazione con corsi marketers e offline, iniziai anche a investire soldi che avevo risparmiato grazie al mio lavoretto universitario da portapizze.

Non c’era tempo da perdere mi cercai anche i primi lavori per mettere finalmente in pratica ciò che sapevo e per sperimentare ciò che conoscevo solo teoricamente in modo da crearmi il mio bagaglio di competenze T-shaped.

Sono proprio queste competenze che mi hanno condotto dove sono oggi.

Ingenuamente quando scelsi la carriera ingegneristica (che sto pianificando di portare a termine – never give up!) fui condizionato nella scelta dai discorsi sulla sicurezza economica della mia famiglia.

Però io pensavo più in grande. E penso in grande tutt’ora.

Non so se hai mai letto “Padre ricco, padre povero”, ma ho imparato che non mi farò più guidare dalla mentalità “lavoro per i soldi”.

Con Marketers ho compreso che rincorrendo i propri obiettivi si diventa qualcosa di più grande di quello che si aveva immaginato e che il coraggio e i legami speciali con altre persone arricchiscono veramente la vita.

Il mio desiderio è fare parte di qualcosa che si regga in piedi su queste fondamenta.

Qualcosa che si elevi al di sopra di un’azienda e diventi un movimento di appartenenza proprio come ha fatto e sta facendo Marketers.

Questa è una vittoria senza tempo.

Una vittoria che avrà sempre valore perché impatta positivamente la vita di chiunque entri nell’ecosistema virtuoso di Marketers.

Credo che sono proprio questo genere di vittorie che ci fanno sentire meno in balia del caos e soprattutto, anche se solo per un momento, ci fanno sentire immortali.

Ida Dalicante

Leggi la storia di Ida

LA TRAPPOLA DELLA NORMALITA’

C’è sempre stata una domanda a cui non sapevo rispondere:

Cosa vorresti fare da grande?

Può sembrare sciocco ora, ma non avere una risposta mi faceva pensare che ci fosse qualcosa di sbagliato in me.

Mi ero ormai rassegnata a portare termine ciò che avevo iniziato (la laurea in Economia) e poi chissà…

Sin da piccola, per i miei parenti e conoscenti, ero sempre stata “quella che sa cantare”.

Nel 2009 avevo anche iniziato a pubblicare su YouTube le mie cover di canzoni famose. Fecero qualche migliaia di views, non poche per l’epoca.

Però quella definizione mi stava stretta.

Ero “quella che sa cantare”, ma le mie ambizioni mi portavano altrove.

Avete presente quei programmi televisivi sugli imprenditori americani?

Ecco, non so bene perché, ma avevano fatto nascere in me il fascino dell’imprenditoria.

L’idea di organizzare un gruppo di persone intorno a un’idea per trasformarla in realtà mi attraeva.

Anche per questo motivo, nel 2012, mi ero iscritta a Economia.

Presto mi resi conto che volevo fare, non solo riempirmi il cervello di teoria. Continuavo a non capire cosa cavolo volessi combinare nella vita…

L’esame di marketing mi illuminò o, almeno, così mi sembrava allora. A me piaceva (e piace) il business della moda. La mia mente pensò:

“Perché non aprire un blog dove parlare di marketing e moda?”

Ecco come nacque “Pistacchio e Liquirizia”.

La storia di questo nome? Beh, dietro c’è stata una lunga ricerca di mercato, brainstorming infiniti…

In gelateria. Sì, in realtà l’ho pensato in gelateria, mentre ero in preda all’indecisione tra un cono pistacchio e cocco o pistacchio e liquirizia.

Potete immaginare, con questi presupposti, che fine abbia fatto il mio primo blog.

Al di là di questo però, quell’esperienza mi fece conoscere – virtualmente – prima Dario e poi Luca.

A dirla tutta, testarda come sono, ho letto le guide di Dario e poi ho deciso di fare di testa mia. Diciamo che non è andata benissimo.

Luca, invece, all’epoca aveva un podcast. Era circa il 2015.

Loro due comunque mi fecero buttare l’occhio su un nuovo mondo.

Era un mondo diverso da quello – teorico e astratto – dove mi ero rassegnata a rimanere. Un mondo fatto di cose concrete, progetti entusiasmanti…

E poi? Beh, di motivi ce ne sarebbero tanti, ma dopo quella scoperta caddi in un blocco totale.

Nonostante tutto mi rintanai in quella che mi sembrava la normalità.

Dal 2015 al 2018 mi sono trascinata dietro una vita che non mi soddisfaceva, andando verso un futuro che non mi entusiasmava.

Questo fino al 6 febbraio 2018.

Probabilmente stavo cazzeggiando su Facebook, in una “pausa” dallo studio per l’esame di Diritto privato.

Ero iscritta a WE ARE MARKETERS da tempo. Scorrendo il feed, lessi un post dove si annunciava la ricerca di nuovi Jedi.

Ora, voglio essere onesta: non sapevo neanche che cosa fossero i Jedi.

Tuttavia quella mi sembrò l’occasione per dare una sterzata alle cose. Mi dissi “ma sì, proviamoci”…

Per la vostra gioia, ho recuperato la mia candidatura. L’avevo chiusa così:

“Male che vada, mi candido come donna delle pulizie visto che siete dei casinisti fenomenali. Posso anche cucinare”.

Sì, mi sono candidata come donna delle pulizie di un’azienda senza uffici. Un vero genio, eh?

Al di là di questo, rileggere quella candidatura mi ha fatta sorridere e riflettere. Queste parole in particolare le sento ancora mie, a distanza di anni:

“La normalità, la monotonia non fa per me. Voi siete un concentrato di ciò che vorrei vivere. E poi, ho tanta voglia di mettere in pratica ciò che ho imparato, così come ho voglia di continuare a imparare e darvi fastidio”.

Non so perché, ma la mia candidatura fu accettata.

Dopo 2 anni sono ancora qui a dare fastidio e ho raggiunto un traguardo di cui sono fiera…

Oggi sono Community Manager in Marketers e dirigo la squadra dei miei fantastici, pazzi Jedi.

Finalmente posso rispondere:

Cosa voglio fare da grande?

Prima di tutto, non voglio smettere di sorprendermi e scoprire nuovi mondi.

E sì, voglio continuare ad aiutare i miei Jedi, ragazze e ragazzi da tutta Italia che moderano i gruppi Marketers, a trovare la propria strada. Magari lontana da quella che per gli altri è la “normalità”.

Perché, se c’è una cosa che ho imparato negli ultimi anni, è proprio questa:

La vita è troppo breve per lasciarsi dire cosa farne da una persona diversa da sé.

Un abbraccio,
Ida

Francesco Delle Femmine

Leggi la storia di Francesco

BREVE DIARIO DI UN MARKETER NICHILISTA

Sarebbe stata una traversata da 11 ore e 40 minuti.

Salendo sul Flixbus per Milano Lampugnano non sapevo cosa aspettarmi. Avrei passato la notte lì, seduto al mio posto pagato 1€, per arrivare a destinazione alle 8 della mattina dopo.

E poi? Tutto questo per un aperitivo? In quanti mi avrebbero capito?

Era il 2015, trascinavo la mia vita tra l’università e la prospettiva di una carriera che mi soffocava al solo pensiero.

Sono un nichilista convinto, ma da un po’ avevo scoperto un gruppo di ragazzi che sognavano e mi facevano sognare in grande.

Quando sentii parlare di un aperitivo a Milano, dove per la prima volta si sarebbero ritrovati tutti i Marketers, decisi di andarci. A ogni costo.

Il problema?

Abitavo (e abito) in provincia di Caserta, a circa 748km da Milano. E all’epoca avevo poche decine di euro da parte…

Dopo essermi formato online, anche grazie al blog di Dario, avevo trovato il mio spazio per sperimentare.

Un amico aveva un’agenzia di marketing offline e, con lui, iniziammo a proporre i primi servizi digitali.

I budget erano risicatissimi, ma è stata una palestra formidabile. Me ne dovevo inventare di ogni per raggiungere gli obiettivi…

Ricordo che, nel periodo di quel primo aperitivo Marketers, Instagram aveva introdotto la localizzazione dei post.

Io ci avevo costruito una strategia per un piccolo ristorante (segno del destino?).

Oggi aggiungere la localizzazione è la cosa più naturale del mondo, allora ci portò una copertura pazzesca e altri buoni risultati.

Quel piccolo successo mi aveva fatto capire che c’era un futuro per quello che facevo…

Mi serviva però sentirmelo dire da persone simili. Allora, giù da me, non avevo l’approvazione di nessuno.

Quell’1€ speso per il Flixbus (l’unico mezzo di trasporto che mi potevo permettere) fu il miglior investimento che potessi fare.

Arrivato a Milano, mi fiondai nella stanza che avevo preso. Diciamo che non era per niente di lusso.

Anche il mio budget personale era risicatissimo.

Passai la serata chiacchierando con Dario, Luca, Vittorio e tutti gli altri. Mi aprirono la testa con le loro storie e i loro consigli.

Appena ci salutammo, mi precipitai di nuovo a Lampugnano. Nuovo bus, nuova traversata, ma dentro di me era scattato qualcosa.

A casa mi aspettavano la vita di sempre e l’università. 5 anni fa non era così “mainstream” lasciarla.

Non potevo rimandare più: Dovevo prendere la mia vita in mano. In fondo lo sapevo già:

Avrai abbandonato l’università per sempre. Volevo dedicarmi al digital marketing.

Quando mi decisi definitivamente i miei non la presero benissimo, ma ormai non si poteva tornare indietro.

A Milano tutti mi avevano dato un consiglio, riassumibile così:

“Trovati un co-working dove esprimere le tue potenzialità e conoscere gente”.

Quando tornai a Caserta fu la prima cosa che feci con i pochi spicci che mi rimanevano…

Fu la scelta migliore che potessi fare, dopo quell’investimento di 1€ per il Flixbus per Milano.

In quel co-working sono cresciuto, ho conosciuto persone pazzesche e trovato clienti incredibili. Proprio lì nacque Alfonsino, un progetto di food delivery focalizzato su piccole città.

Erano passati anni da quell’aperitivo, ma mi imbarcai in questo viaggio con lo stesso spirito. Dove mi avrebbe portato?

Ve la faccio breve.

Dopo 3 anni dalla fondazione, Alfonsino è in oltre 400 centri in Italia e stiamo progettando una nuova espansione.

Per 2 anni mi sono occupato del customer service. Poi mi sono spostato sempre più sul marketing e tutt’ora me ne occupo per Alfonsino e altri clienti (di cui magari vi racconterò in futuro).

Marketers è stato un compagno di percorso immancabile. Ho comprato e divorato praticamente ogni corso.

Al di là delle singole strategie, ciò che mi è rimasto è una mentalità che applico ogni giorno nel mio lavoro.

Proprio qualche settimana fa, insieme a tutto il team di Alfonsino, abbiamo chiuso un crowdfunding da 350,000€.

Era il secondo per noi (il primo era da 150,000€).

Eravamo indecisi se provarci o no. Alla fine ci siamo lanciati, applicando il puro Metodo Marketers:

Abbiamo aperto una community, l’abbiamo popolata di potenziali investitori e dato valore a ciascuno di loro (in base alle diverse esigenze).

In pochissimo tempo siamo arrivati al goal. Così, ora è ufficiale, nei prossimi 24 mesi apriremo in 24 nuove città.

Questo è stato uno dei miei traguardi personali, che mi ha insegnato tanto in questo anno così complesso.

Un anno che, nonostante io rimanga un nichilista convinto, mi ha insegnato una cosa:

Non importa quanto duro e lungo sembri il viaggio, il cammino spesso ti porterà dove non ti aspetti e ti lascerà più ricco di esperienza e conoscenza.

A presto. Un abbraccio,
Francesco

Debora Carofiglio

Leggi la storia di Debora

COLPISCI PIÙ FORTE

La grande crisi del 2008 si è portata via l’azienda di famiglia. Un anno prima era venuto a mancare mio padre.

Ho sentito la terra venir meno sotto ai piedi.

In azienda mi ero sempre occupata di organizzazione e logistica. Parallelamente però mi affascinava il mondo di internet.

Allora era tutto così rudimentale. Nel 1998 avevo creato il mio primo sito web, da lì non ho mai smesso di buttare un occhio a quel nuovo mondo.

La passione è rimasta. Così come la voglia di mettermi in gioco…

Quando però la vita ci si mette, sa colpire forte.

Nel 2012 ho affrontato un divorzio. Da lì i soldi hanno iniziato a scarseggiare sul serio.

Intanto avevo trovato un nuovo lavoro, ma lo stipendio mi durava poco più di una settimana: metà se ne andava per l’affitto, in più avevo un figlio di 10 anni da mantenere.

È stata dura.

Potrebbe sembrare esagerato, ma un post mi ha svoltato la vita.

La passione per la rete non se n’era mai andata e mi ha tirato fuori da quell’incubo. In un angolo di me stessa, coltivavo il sogno di avere un mio business digitale.

Non perché volessi guadagnare chissà quanto o avere il macchinone e la villa a Dubai.

Semplicemente volevo poter lavorare senza vincoli di orario e luogo per poter stare quanto più possibile vicina a mio figlio.

Ecco perché quando per la prima volta ho sentito parlare di Business Genetics mi si è accesa una lampadina (il mio istinto aveva ragione).

Prima però c’era qualche altro ostacolo da affrontare a testa alta.

Ho sempre studiato quando potevo, spesso di notte. Leggevo il blog di Dario e seguivo anche Marcello Marchese.

Era ormai il 2016 e la mia vita, per il resto, continuava a essere un mare in tempesta. Proprio un annuncio di Marcello arrivò nel momento giusto, quando ero disoccupata ormai da un po’:

Cercava una persona per il customer service di un suo progetto.

Mandai la mia candidatura, pochi giorni dopo ero già a colloquio. Finalmente da remoto.

Finalmente avevo trovato qualcuno che non mi dicesse che ero “troppo qualificata per il ruolo” (sì, mi è capitato più volte e ogni volta mi veniva sbattuta la porta in faccia).

Anzi, nel giro di una settimana mi trovai a gestire l’e-commerce nonché l’intero customer service.

La faccio breve.

La mia nuova avventura andava a gonfie vele. Dopo tante difficoltà, una boccata d’aria.

Negli anni seguenti mi sono guadagnata sempre più spazio, fino a diventare manager.

Nel 2019 però qualcosa s’è rotto. Mi sono resa conto che i miei ideali non combaciavano più con quelli dell’azienda e sentivo forte la voglia di costruire qualcosa di mio.

Presi una decisione, insieme al mio nuovo compagno, senza immaginare minimamente dove ci avrebbe portati in pochissimo tempo.

Era una sfida, ma nessuna sfida ormai poteva essere più ostica di quelle che avevo combattuto fin lì.

L’idea che mi frullava per la testa era questa: costruire una società di logistica diversa, che desse supporto totale a e-commerce e network di affiliazione.

Non si sarebbe occupata solo di spedizioni, ma anche di assistenza dei clienti, gestione delle giacenze e dei reclami e conferma dell’ordine telefonica.

Da questo sogno è nata Momoka. C’era però un “piccolo” problema.

Vi ho detto che si trattava di una sfida…

Durante la mia precedente esperienza avevo stretto rapporti con tanti proprietari di e-commerce e affiliate marketer.

Appena seppero della mia nuova azienda, vollero lavorare con me.

Bello, no? Sì, senza considerare però che volevano partire subito.

Era marzo 2019 e, in un solo mese, avremmo dovuto costituire legalmente l’azienda, fare un business plan, pensare a un tariffario, stendere i contratti, trovare i collaboratori, un gestionale, un VOIP, un magazzino e i corrieri.

Non vi nascondo che è stato un mese di poche ore dormite, tanta preoccupazione. E una tonnellata di voglia di farcela.

Fatto sta che il 2 maggio 2019 abbiamo fatto le nostre prime 200 spedizioni. Niente rispetto a quello che sarebbe successo esattamente 1 anno dopo…

Durante lo scorso lockdown abbiamo dovuto cambiare magazzino. Era troppo piccolo per gestire il boom di richieste.

Ne abbiamo preso uno da 800 mq.

Per fortuna nel mezzo avevo trovato un alleato. Un alleato blu.

Come ho detto, ho sempre studiato quando potevo. E volevo continuare a farlo. Cercavo però qualcosa di diverso dai soliti infoprodotti che promettono guadagni mirabolanti.

Così, in occasione del suo primo lancio, ho acquistato Business Genetics.

Business Genetics è stata una scoperta. Prima di tutto, di me stessa.

Ha stravolto la mia crescita personale e ancora oggi sto lavorando per mettere in pratica tutto ciò che ho imparato al suo interno.

Era proprio ciò che cercavo.

Oltre all’enorme carica di crescita personale, questo corso mi ha trasmesso il super-potere dell’imprenditore: la delega.

Probabilmente senza non sarei mai riuscita a scalare Momoka nel giro di qualche settimana.

Le 200 spedizioni iniziali sono diventate 40,000 in appena 2 mesi (marzo e aprile).

E di certo senza Business Genetics non riuscirei a sognare il futuro che ora immagino per la mia creatura.

Oggi manteniamo ancora la media di circa 20,000 spedizioni al mese e a fine ottobre siamo arrivati a 1 milione di euro di fatturato (uno dei miei grandi obiettivi quando ho preso BG).

Siamo ancora all’inizio. Sono sicura che ne vedremo delle belle. E ve le racconterò…

Sono una persona abbastanza timida, ma ho deciso di uscire dalla mia comfort zone. Per un motivo molto semplice.

In tutta questa negatività abbiamo bisogno di fermarci, guardare dentro di noi e trovare la forza di fare qualcosa di bello.

Spero che le mie parole possano aiutarvi anche solo un po’ a riuscirci.

Ricordate:

“Quando la vita ci si mette, colpisce forte. Ma tu, beh, colpisci più forte”.

Un bacio,
Debora.

Giorgia Colavita

Leggi la storia di Giorgia

Mi prendo la responsabilità di ciò che sto per dire.

Sarà impopolare e molti mi odieranno. Ma sarà anche profondamente vero.

Credo che il marketing digitale non dovrebbe essere di tutti.

Prima di inca***rvi, pensateci:

Abbiamo trattato l’ecosistema online come l’ambiente più democratico della storia.

Il luogo dove ognuno può farcela e dar vita al proprio sogno. Vendere qualsiasi cosa e vivere una vita meravigliosa.

Qual è il risultato?

Da un lato ci sono tantissime persone creative che si sono inventate vite e lavori, e ciò è fantastico.

Dall’altro, l’online si è riempito di gente che scimmiotta strategie altrui per promuovere roba scadente.

Gente che vede un ad e la copia. Vede un funnel e lo copia. Questo perché per replicare un prodotto servono anni di lavoro, per replicare una strategia di marketing le barriere sono inesistenti.

Per questo credo che sia il momento di stringere la tenaglia. Il momento di non fare entrare in questo mondo chi non ha un codice etico. Chi usa in modo improprio ciò che viene insegnato in ambienti come Marketers, e che ha un valore così elevato.

Parlando di valore, credo non esista nessun percorso in Italia che ne ha così tanto come Business Genetics.

Ma lasciatemi fare un passo indietro.

Lavoro nel mondo del marketing da una decina d’anni, gestendo diversi team in diverse aziende.

Parliamoci chiaro, non mi sono mai sentita una dipendente. Quando i progetti nascono da te, diventi una sorta di imprenditore dentro l’azienda.

E io sono sempre stata una persona ambiziosa. Ho sempre creduto che il desiderio di eccellere fosse un’inquietudine positiva, una “fame di vita” necessaria.

Ma per quanto me la raccontassi, quella che facevo anni fa non era una vita sana. I ritmi folli mi assorbivano e dormivo due ore a notte.

Finché un giorno non mi hanno ricoverata. Avevo 190 battiti a riposo, i medici temevano che avessi un aneurisma e rimasi in ospedale per 10 giorni.

Quella fame mi stavano uccidendo.

Uscita dall’ospedale mi licenziai.

Decisi di cambiare vita e iniziai a lavorare in una copisteria di Reggio Emilia. Un’azienda ferma agli anni ’80.

Una tela bianca dove potevo sbizzarrirmi e ripartire da zero.

Creai il sito, la veste grafica, il marketing. All’epoca avevo già fatto Instadvanced, Copymastery e Facebook Advanced.

E dopo?

Il (buon) lavoro paga sempre.

La copisteria inizia quindi a crescere e tutto va alla grande. Ma quando arrivo all’obiettivo che mi sono posta, capisco che ho bisogno di nutrirmi di altro.

Un giorno mi contatta un noto brand. Sono una S.p.a., io la ragazza della copisteria di Reggio Emilia. Facciamo un paio di incontri, in cui mi dicono che stanno cercando una nuova agenzia di marketing.

Mi fanno una proposta da 10k al mese. I miei capi si spaventano. Troppo fatturato, troppe tasse. Troppa crescita troppo velocemente.

Realizzo che ho trasformato quella piccola copisteria in un’agenzia di marketing capace di riscuotere l’interesse di brand enormi.

Io e la mia collega Antonella ci guardiamo in faccia: non possiamo dire di no a un contratto del genere. Che fare?

La prima cosa che faccio è comprare Business Genetics. La seconda è licenziarmi (insieme alla mia collega e ora mia socia). La terza è partire in viaggio per San Francisco.

2 settimane dopo, al mio ritorno in Italia, la mia fame aveva divorato il corso da cima a fondo.

Prima avevo un’idea di business, che mi avrebbe portato a fare molti errori. Errori che Business Genetics mi ha impedito di commettere.

Non so come avrei iniziato da zero. Sarei stata una dipendente con molte qualità, non un’imprenditrice.

Quello che è successo è che un giorno dopo essermi licenziata sono passata da 30k l’anno come dipendente a un giro d’affari di 140k.

E la cosa divertente è che ho anche detto di no a quel grosso cliente.

L’ho fatto per salvaguardare la mia salute. Non volevo rimanere incastrata nelle dinamiche da agenzia. Avrei finito per lavorare solo per loro e non sarei stata libera.

Ho aperto un’agenzia (Arketing Studio), perché è ciò che so fare bene. Ma so anche che non è ciò che vorrò fare per sempre.

È il mio 20/80 capace di darmi la vita e le soddisfazioni che voglio, per poter lavorare su ciò che già mi ronza in testa.

Oggi in Arketing non siamo più in 2, ma in 7. È ormai una realtà solida, strutturata e in crescita.

E questo dopo neanche 12 mesi.

Licenziandomi ho fatto all in, ho messo tutto sul piatto. E ora mi trovo spesso a pensare:

“perché non l’ho fatto 10 anni prima?”

La qualità della mia vita è esplosa, oltre ogni immaginazione. Posso dire sì e no quando voglio. E dico molti più no che sì.

E ora?

Sto cercando di creare un prodotto che abbia dei forti valori etici al centro.

Non voglio far parte della schiera di persone che si lamentano, ma essere tra quelle che fanno qualcosa per migliorare il nostro pianeta.

Voglio unire business, etica e scalabilità in un progetto che continui ad emozionarmi e che sia in costante crescita.

Pur continuando a prendermi cura della realtà che ho creato e di cui sono estremamente fiera.

Realtà che è come un bambino, che ho accudito e che ora è quasi pronto a camminare con le proprie gambe.

La verità è che ho voglia di dedicarmi a qualcosa che non tocchi solo me.

Ho l’esigenza di restituire qualcosa indietro, perché sento di aver avuto tanto dalla vita. Ho fatto tante esperienze, e anche ciò che mi è successo di negativo è stato un grande regalo.

Ora se non restituisco tutto ciò esplodo. Sento questa gratitudine immensa che se ci penso mi fa commuovere.

Ho fame, da sempre. Ma questa fame finalmente ha smesso di logorarmi, e ha iniziato a nutrirmi.

Malìa Vibes

Leggi la storia di Marta e Giulia

Siamo un po’ lo yin e lo yang.
Giulia – romana, advertiser in Marketers Company – timida e introversa, Marta – da Milano, media content specialist in Shift – un vulcano di parole e risate. In pochi mesi le nostre vite si sono mescolate in maniera del tutto imprevista e imprevedibile.

Tutto è nato durante l’ultimo Team Party con la Family. Amiamo quei momenti, siamo un’azienda totalmente da remoto e perciò il condividere momenti si trasforma in una gioia pura.

È come ritrovarsi con amici che non vedi da tanto tempo.

L’ultima volta, prima della pandemia, abbiamo affittato un intero agriturismo nelle campagne toscane. È stato proprio lì che, per la prima volta, ci siamo incontrate offline.

“Marta mi raccontò di aver programmato un bel tour del Sud Italia. Io ascolto, prendo e porto a casa. Allora eravamo due semplici colleghe, poi durante la quarantena abbiamo iniziato a sentirci spesso.

In pieno lockdown le ho girato una proposta: mi avevano invitato a passare qualche mese a Palermo in estate. Neanche 24 ore dopo abbiamo prenotato una casa per 35 notti, da quasi sconosciute”.

“In Sicilia abbiamo scoperto che io e Giulia siamo opposte ma complementari. Io amo stare al centro dell’attenzione, lei cerca di evitarlo; lei che programma e pianifica, io che vivo nel mio caos”.

Dopo le prime settimane di Vucciria, Taverna Azzurra e serate “ritmo e atmosfera” abbiamo deciso di iniziare a raccontare la nostra avventura su Instagram.

Abbiamo notato che ci scriveva in privato tanta gente, magari persone che non sentivamo da anni o a cui pensavamo non interessasse. Invece si ricordavano cose che avevamo detto o fatto settimane prima.

Così abbiamo aperto un profilo dedicato dove stiamo continuando questo racconto. Già, perché intanto abbiamo preso una decisione… di cuore.

Man mano che si avvicinava il giorno della partenza sentivamo il “mal di Sicilia”. Non volevamo andarcene.

Abbiamo incontrato la persona giusta al momento giusto: una ragazza, durante una serata, ci racconta che cercava casa e inquiline. Noi, che ci eravamo già ripromesse di tornare a Palermo, non ce lo siamo fatte ripetere due volte e siamo andate a vedere degli appartamenti con lei.

Il finale? Abbiamo affittato un appartamento per i prossimi 12 mesi.

Molti potrebbero chiedersi il motivo di questa scelta improvvisa. Beh, un vero motivo non c’è. Lo abbiamo detto, è stata una decisione dettata dal cuore e dalle emozioni.

Abbiamo la fortuna di lavorare in realtà aziendali che abbracciano il remote working. Ecosistemi dove ciascuno ti spinge, anche inconsapevolmente, a vivere davvero la vita che si desidera.

Non è scontato. Molto spesso ci raccontiamo storielle per evitare di prendere scelte coraggiose e, perché no, un po’ pazze. Sono quelle però che ti fanno imboccare la strada di un’esistenza piena.

Ecco, il bello del lavoro che facciamo è che ci dà continue opportunità per dimostrare – in primis a noi stesse – di essere libere, autonome e indipendenti nel fare ciò che ci piace quando ci piace farlo.

Per noi il lavoro da remoto è questo. Non lavorare in pigiama tutto il giorno (a volte anche quello), ma lasciare ogni zavorra alle spalle e liberarsi da ogni sciocco vincolo che ci creiamo.

A volte basta lanciarsi e godersi il viaggio…

Quando guardiamo fuori dalla finestra della nostra ormai nuova casa ringraziamo di averlo fatto. E lo rifaremmo ancora.

P.S.: Ah, e abbiamo un terrazzo super-figo. Se passate di qui, scriveteci, da noi non manca mai ospitalità e un bicchiere di rosso.

Un abbraccio dalla Sicilia,
Marta e Giulia (Malia)

L'Altra Riabilitazione

Leggi la storia di Marcello

Volevo uscire da quelle 4 mura.

Ho sempre fatto il fisioterapista classico: aprivo lo studio alle 8 di mattina e lo chiudevo alle 8 di sera.

Era la mia vita? No.

Come ne sarei uscito? Bella domanda.

Sentivo l’inquietudine crescere, ma non ambivo a stravolgere tutto.

Non sognavo auto di lusso o una vita dall’altra parte del mondo. Volevo semplicemente uscire dai limiti fisici del mio paesino e arrivare ovunque, anche solo con le parole.

Ho iniziato agendo, senza un vero e proprio piano in mano.

All’inizio aprii un sito web in cui parlavo di riabilitazione. Facevo un migliaio di visitatori al giorno, ma non avevo idea di come monetizzare il traffico.

Poi mi imbattei in Dario e Andrea Giuliodori (che considero i miei mentori), e cambiò tutto.

Articoli, ebook, videocorsi: capii che il digitale mi permetteva di comunicare ciò che sapevo fare non più solo davanti a un singolo paziente, ma a decine di migliaia di persone alla volta.

A distanza di qualche anno, oggi il mio canale Youtube ha 200.000 iscritti e il sito genera circa 20.000 visitatori al giorno.

Ma soprattutto, l’anno scorso ho raggiunto i 100.000 euro di fatturato online, superando le entrate che facevo (e che continuo a fare) col mio studio.

Quando anni fa leggevo questi casi studio sul blog di Dario mi sembravano irrealizzabili, mentre ora sono la normalità.

Come ho fatto? Se dovessi trovare una formula direi:

Arrivare prima + comunicare bene + avere costanza.

Sono stato il primo a fare il fisioterapista online e il primo a metterci la faccia. E questo ha reso fondamentale saper comunicare ciò che amavo e sapevo fare.

Qui Copymastery è stata la fulminazione sulla via di Damasco. Il copy mi ha insegnato come arrivare al cuore e alla mente delle persone, online e offline.

Tutto questo però senza la costanza non sarebbe bastato. Io nel digitale ho visto la vita: arrivavo in studio alle 8 del mattino con già un paio di ore di lavoro sul mio sito alle spalle.

Non mi pesava affatto, mi svegliavo entusiasta.

Ci sono stati momenti difficili, certo. Forse è sempre un momento difficile se hai il coraggio di metterti in discussione.

Quando non stai seguendo una via tracciata, ma ti stai inventando la tua professione giorno per giorno, è normale avere paura.

Io poi vengo da una famiglia di imprenditori e fin da piccolo ho assistito a riunioni di famiglia in cui si parlava solo di problemi e di banche.

Involontariamente associavo l’attività imprenditoriale a tutto quello.

Ho scoperto però che online le barriere sono diverse. Un tempo ci volevano generazioni per scalare un’azienda, oggi può andare tutto molto velocemente. E dipende da te farlo durare nel tempo.

Sembra strano, ma ci vuole coraggio per ammettere che puoi creare un business dirompente in pochissimo tempo. L’assenza di limiti a volte è disorientante.

Soprattutto quando non sei circondato da persone che fanno già quella vita, come nel mio caso.

Ho iniziato a lavorare online a 33 anni, con già un figlio e vivendo in un paesino in provincia di Piacenza.

Intorno a me nessuno capiva cosa stavo facendo e perché.

Oltre ai Meetup e al Marketers World (da cui ho tratto un grande beneficio), ricordo quindi molto bene quando ho incontrato Dario e la Marketers Family a Barcellona.

Quel giorno ho finalmente realizzato di essere circondato da persone che non solo mi capivano, ma che erano ancora più avanti di me.

Poi sono sincero: per me oggi la libertà dell’online non ha prezzo.

Se avessi avuto solo il mio studio avrei passato il lockdown con le mani tra i capelli. Invece ho potuto godermi lunghi momenti di relax nel giardino di casa, ho avuto la libertà di riflettere sulla mia vita serenamente.

Senza l’ansia di capire come andare avanti e anzi, vedendo il mio fatturato aumentare invece che diminuire.

Progetti per il futuro?

Sognare ciò che verrà dopo non è sempre facile.

5 anni fa avrei pensato che questo fosse il massimo pensabile. Poi ci sono arrivato e ho capito di non essere alla fine, ma all’inizio.

Ora sto per pubblicare un libro con una grande casa editrice, e questa cosa mi riempie di soddisfazione. Sto anche cercando il coraggio di reinventarmi di nuovo. Di andare di nuovo dove gli altri non si sono ancora avventurati.

A questo proposito ricordo Dario sul palco del Marketers World 2018, quando parlando di Musical.ly (allora non era ancora diventato Tik Tok), disse: “se pensi che sia una cosa da bambini, significa che stai già diventando vecchio”.

Ecco, mi auguro metaforicamente di non diventare mai vecchio. Se non dal punto di vista biologico, almeno dal punto di vista imprenditoriale.

Filosofia e Caffeina

Leggi la storia di Benedetta

Questa storia sarà piena di digressioni, non avrà un inizio né una fine.

Ad essere sincera non volevo neanche raccontarla, perché a pensarci non sono arrivata da nessuna parte.

Non sono famosa (anche se mia madre lo pensa) e non sono ricca. Forse però sono un po’ più felice e realizzata. Quindi, visto che insistete, eccola qua.

Lavoravo come cassiera in un centro commerciale. Ma prima ancora facevo la psicologa coi ragazzi in difficoltà. Guadagnavo una miseria, avevo un capo che mi trattava come una pezza e che mi rendeva impossibile lavorare.

Un giorno, durante una notte insonne a Milano, mi resi conto che volevo uscirne. Mi chiesi: cosa farei se fossi totalmente libera di decidere che vita vivere?

Mi trovavo in una camera d’albergo e sul letto di fianco a me c’era “Così parlò Zarathustra” di Nietzsche. Ogni volta che mi allontano dalla mia città (Brescia) porto sempre un libro di filosofia con me.

La risposta che cercavo era lì sul letto, nell’amore di tutta una vita. In quel momento pensai a Socrate, che preferì farsi uccidere piuttosto che rinunciare alla filosofia.
Neanche io volevo rinunciarvi.

Tornai a Brescia e affrontai il mio capo, dicendogli che avrei lasciato quel lavoro e sarei tornata a studiare, mi sarei iscritta a filosofia.

Lui rispose alle mie dimissioni con queste esatte parole:

“Benedetta, dove pensi di andare? Tornerai strisciando”.

Molti pensarono che mi sarei trovata sotto a un ponte, e iniziai a temerlo anche io.

Andai a lavorare come cassiera: 10 ore in piedi a servire i clienti.

Facevo anche 190 scontrini al giorno e il mio incubo era incontrare gli ex colleghi o i vecchi compagni di università e leggere l’espressione sul loro volto.

Ovviamente successe: un giorno arrivò un ex collega, che mi guardò in faccia e disse: “che tristezza ridursi così”.

Quello stesso giorno il mio superiore aveva detto a tutto lo staff: “Mi raccomando, sorridete e proponete la borsina a 1 euro e 50”.
E quindi la mia unica risposta fu (tentando di sorridere): “vuoi la borsina?”

Ricordo che la sera rimasi da sola qualche minuto nel parcheggio del centro commerciale, tentando di scrollarmi di dosso l’identità da studentessa di filosofia (con già una laurea, un master e un tirocinio in tasca), che passava le giornate a lavorare come cassiera.

Per fortuna la filosofia mi ha sempre nutrito. Non è qualcosa che ti dà risultati immediati, ma che ti fa fiorire giorno dopo giorno.

E ora? Ora sono entrata nel meraviglioso mondo dell’insegnamento precario, in cui mi dicono anno per anno cosa insegnare. Quest’anno ho fatto educazione fisica e alternativa a religione, quindi in pratica ho insegnato filosofia alle elementari, anche ai bambini con problemi.

Se vi aspettavate quindi un viaggio dell’eroe, rimarrete delusi.

Non è una storia che parte dal basso e arriva in alto.

La vita è fatta di alti e bassi, di montagne russe che non finiscono mai. Non arrivi alla vittoria finale, semplicemente procedi verso la tua direzione.

Sì, ho ottenuto risultati impensabili, e li devo soprattutto a Marketers. Avevo già studiato Copymastery e Instadvanced. Ma sedermi in prima fila al Marketers World è stato il vero spartiacque.

Mi sono detta: “Benny, ti sei giocata le vacanze per essere qui, ora devi combinare qualcosa”.

E a distanza di mesi posso dire che qualcosa l’ho combinata.

Parlo di filosofia sui social, davanti a decine di migliaia di persone (non l’avrei mai creduto possibile), e ho avuto anche qualche grande soddisfazione (tra cui una richiesta di collaborazione da parte di Mondadori).

Ma ciò che conta davvero sono le relazioni.

Sono le persone che seguivo e che ora vogliono collaborare con me. I ragazzi che mi dicono che stanno amando la filosofia per la prima volta in vita loro, che si confidano in dm, che mi mandano storie bellissime.

Mi toglie il respiro pensare che ero la ragazzina che passava i pomeriggi chiusa in casa sulla “Fenomenologia dello spirito” di Hegel, convinta che nessuno avrebbe mai capito quanto fosse meravigliosa.

Credo che ognuno di noi abbia un filo rosso da individuare e da seguire.

Io da piccola giocavo con un libro di filosofia, non sapevo ancora leggere ma mi piaceva da impazzire la copertina. Ai miei occhi era una sorta di libro magico.

Quest’estate l’ho ritrovato, l’ho aperto e ne ho letto il titolo:

“Storia della filosofia occidentale”, di Bertrand Russell.

Tutta la mia vita successiva era già in quel libro che sfogliavo da bambina, senza che sapessi ancora leggere.

Il prossimo video di Filosofia e Caffeina (il mio profilo Tik Tok)? Lo farò su Leopardi.

Leopardi passò la vita a Recanati, finché non organizzò una fuga in gran segreto, che molti studiosi oggi ritengono “patetica”.

Ebbene, voglio invitare le persone a essere patetiche. Perché patetico deriva da pathos, ossia passione. E una vita senza passione non merita di essere vissuta.

Leopardi morì mangiando un gelato, che non poteva mangiare per le proprie fragili condizioni di salute.

Dopo anni di privazioni, fece ciò che gli andava di fare, prendendosene anche i rischi.

C’è tanta bellezza da comunicare nelle vite e nelle parole di chi ha vissuto migliaia di anni fa. Mettere tutto ciò in un video di un minuto sui social è una sfida, ma credo che ne valga la pena.

Mi torna in mente il mio prof di greco che si metteva a piangere leggendo testi di 2000 anni fa. Il fatto che 2000 anni dopo quelle parole facciano ancora piangere le persone è meraviglioso.

Dimostra la connessione eterna tra esseri umani. Che parte da Socrate e arriva (perché no?) fino a un video su Tik Tok.

UP Marketing

Leggi la storia di Tony

“Tony, le estetiste sono ignoranti! Si fanno vendere di tutto”.

Ho passato l’infanzia al Sud, in una casa con quattro donne, tra cui una parrucchiera e un’estetista.

Immaginate la mia rabbia quando anni dopo il mio capo continuava a sminuire quei lavori.

Ogni volta mi prudevano le mani.

Cosa mi tratteneva in quella preistorica agenzia di comunicazione? Me lo chiedevo spesso, ma l’affitto a Roma non si paga da solo e buttavo giù bocconi amari.

Ero destinato a esplodere. Puntualmente avvenne, dopo l’ennesima richiesta assurda. Me ne andai sbattendo la porta.

Non ve lo nascondo, avevo paura.

Avrei trovato lavoro? Come sarei andato avanti? E se fossi dovuto tornare a casa mia?

Ero disoccupato in una delle città più care d’Italia.

Un giorno feci ciò che dovevo, da tempo. Chiamai le vecchie clienti dell’agenzia, raccontai loro cosa fosse successo.

Molte mi confessarono di sentirsi limoni da spremere in mano al mio ex capo.

Ve la faccio breve, diverse estetiste apprezzarono la mia sincerità e mi invitarono a curare il loro marketing. Così ricominciai.

Non potevo immaginare che quello sarebbe stato l’inizio di un percorso che mi ha portato a realizzare fatturati a sei zeri per decine di centri estetici.

All’epoca sapevo solo di aver fatto la scelta giusta.

Conoscere Marketers mi aveva aperto un nuovo mondo, dove ho incontrato persone simili a me, alla ricerca di una strada più etica per fare marketing e business.

Senza bisogno di raggirare i clienti in ogni modo.

Negli anni ho studiato, assorbito e fatto mio il Metodo Marketers. La svolta arrivò nel 2018, quando a un evento in cui ero stato speaker mi fermò una delle estetiste che mi aveva ascoltato.

Allora era la proprietaria di un grosso centro di bellezza, oggi è una delle imprenditrici estetiche più famose in Italia.

Mi chiese se con l’agenzia che intanto avevo aperto avessimo potuto seguirla. Beh, il traguardo che tagliammo insieme mi aprì gli occhi.

Si poteva fare. In appena 12 mesi abbiamo portato il fatturato del suo centro da 500k a 1 milione, trasformandola in una star per il suo pubblico.

Avevamo declinato il Metodo nel mercato dell’estetica e ben presto è diventato il marchio di fabbrica di Up, la mia agenzia.

In poco più di 2 anni siamo diventati un punto di riferimento nel settore, aiutando decine di imprenditrici a moltiplicare i loro fatturati e migliorare le proprie vite.

Proprio grazie a questi successi, nel 2019, sono salito sul palco del World per essere premiato con il Marketers Award.

Sarò sempre grato a Dario, oggi mio amico e mentore, e alla Family per avermi aperto una strada quando vedevo solo ostacoli.
Viceversa non sarei qui, fiero e felice di aiutare migliaia di estetiste-imprenditrici – oggi membri di UMA, la nostra community, dove condividiamo strategie, consigli e tips di marketing.

Voglio chiudere con una riflessione per chi è ancora indeciso e non sa che strada prendere.

Sporcatevi le mani, non temete di andare nella direzione che sentite vostra. L’etica, coniugata alla competenza e all’esecuzione, è l’antidoto più potente alla paura.

Gli occhi saranno spesso stanchi, ma il sorriso sarà sempre leggero.

Daje!

Tony

Enrico Florentino

Leggi la storia di Enrico

Ho 50 anni e mi sento lo zio di Marketers.

Ho vissuto una vita intensa, mossa dalla curiosità.

Sono nato in banca, almeno dal punto di vista professionale.

Dopo 7 anni ho cambiato lavoro e ho imparato il mestiere del consulente finanziario.

Dopo altri 7 anni (un numero che ricorre spesso nella mia vita) sono diventato manager di altri consulenti.

Li aiutavo a raggiungere i loro obiettivi aziendali, guadagnavo bene e mi ero iscritto a un master in business administration.

Bella vita, bello stipendio.

Ma una mattina è cambiato tutto.

Mi sveglio, mi guardo allo specchio e mi dico:

“Enrico, sei felice?”

Ogni giorno tutto si faceva più pesante e difficile.

La risposta:

Se non lo faccio ora (a 45 anni) non lo farò più.

Nonostante avessi un lavoro sicuro, quel giorno ho deciso di cambiare vita. Rinunciando ai tanti agi conquistati, per puntare unicamente su me stesso.

Volevo creare una mia academy, una scuola che potesse formare migliaia di consulenti finanziari e cambiare la loro vita. Volevo farlo a modo mio.

Come al solito (quando mi metto nei casini da solo) mi sono detto:

“Flore, e mo’ so’ ca**i tuoi”.

Ora ho imparato che quando ti bruci le navi dietro, puoi solo andare avanti.

Subentra l’istinto di sopravvivenza. E non dormi la notte finché non ci riesci.

Allora però non lo sapevo, è una consapevolezza che va allenata col tempo.

Sapevo solo che rimanere dov’ero mi avrebbe portato a raccontarmi solamente delle grandi balle, a credere di non potercela fare.

La doccia fredda ti sveglia.

Tornando a noi, all’inizio (per andare avanti senza bruciarmi i risparmi) ho iniziato a tenere giornate di formazione a rappresentanti di… materassi.

Parallelamente bussavo alle porte dei miei possibili clienti, con la classica overconfidence dell’imprenditore veneto stampata in faccia.

Faccia che riceveva porte sbattute, una dopo l’altra.

Mi presentavo come un outsider, uno con idee innovative da realizzare, uno che desiderava fare la differenza per i consulenti finanziari.

Peccato che, come per tutti gli outsider, di spazio ce ne fosse poco.

Tutto veniva affidato alle solite noiose, ma affidabili, società di formazione già presenti sul mercato.

Io ero meglio, avevo di più da offrire, eppure… niente.

Mi sono detto: “vuoi vedere che è la prima volta che fai una scelta così importante (con la tua famiglia da mantenere) e hai fatto fiasco?”

Dovevo aumentare la mia autorevolezza. Ma come?

Decisi di scrivere un libro.

Invece però che iniziare scrivendolo, andai sul sito di 3 case editrici importanti e proposi a tutte e 3 di pubblicare un libro che non avevo ancora scritto (omettendo saggiamente l’ultima parte).

Mi presentai quindi davanti agli editori con una cartellina contenente tutta la strategia di promozione del libro (in quello ero bravo), ma arrivò finalmente il momento della fatidica domanda:

“Ma il libro è pronto, vero?”

E la mia risposta: “certo, è QUASI pronto”.

Ho venduto il libro allo scoperto (come si dice nell’ambiente della Borsa). Ossia prima ancora di averlo scritto.

E firmando il contratto arrivai a ripetermi di nuovo:

“Flore, e mo’ so’ ca**i tuoi”.

Un’altra doccia fredda.

Iniziai a svegliarmi alle 5 ogni mattina per scrivere il libro. Ogni singolo giorno, dalle 5 alle 7, scrivevo.

In 3 mesi era pronto, e una volta pubblicato divenne un caso editoriale nel mondo dei consulenti finanziari.

Ci sono 30.000 consulenti finanziari in Italia, e “L’Imprendipromotore” ha venduto 3.500 copie.

Che poi (sono un amante della musica classica) la mossa di vendere allo scoperto la faceva anche Rossini.

Si faceva dare un grande anticipo per le sue opere senza averle ancora scritte. Poi univa nuove creazioni a materiale vecchio e remixava il tutto.

2 secoli prima dei dj.

Comunque, ricordo quando ho aperto per la prima volta le vendite della mia academy. Era mezzanotte, e a mezzanotte e 3 minuti arrivò il primo iscritto.

Una gioia indescrivibile.

Dai 30 partecipanti di quella edizione siamo arrivati ora a 240 consulenti nell’ultimo anno.

Io voglio cambiare questo mondo. Voglio aiutare i consulenti finanziari ad essere consapevoli di rappresentare l’anello più importante della catena del valore nel settore finanziario.

Oggi tutti i miei collaboratori hanno 20-30 anni in meno di me e circondarmi di ragazzi giovani è incredibile.

Quanti anni posso avere davanti, professionalmente? 15? 20? Un ragazzo ha ancora 3 vite da vivere, con degli strumenti in mano che non si sono mai visti nella storia.

Business Genetics in tutto questo è stata una ventata di aria fresca. Ho imparato tantissime cose nuove, nonostante le mie 50 primavere alle spalle.

La lezione sulla mappa del potere e quella sulla decostruzione dell’impero mi hanno aperto la mente.

Ho compreso il valore dell’impatto che un imprenditore è in grado di generare nella società e nel mondo.

Ossia ciò che, più di tutto, ogni giorno mi sprona ad alzarmi dal letto e fare del mio meglio.

Dovete sapere che ho una moneta sempre in tasca, con scritto “memento mori”, ossia “ricordati che devi morire”.

Può sembrare triste, ma abbiamo una vita sola, ognuno di noi.

E questa moneta mi ricorda di fare ogni sera un bilancio e chiedermi se ho fatto qualcosa per rendere il nuovo giorno migliore di quello precedente.

Per concludere questa storia, voglio dirvi che non esistono le linee rette.

Non vai mai dal punto A al punto B.

La vita è fatta di tanti segmenti e l’importante è proseguire, sempre.

Come diceva Paolo Conte: “era un mondo adulto e si sbagliava da professionisti”.

O come dico io: “Flore, e mo’ so’ cazzi tuoi”.

Nonna Licia

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Questo sarà un post diverso dagli altri.

Diverso perché la protagonista della storia è una giovane donna di 90 anni.

Diverso perché, fino a due anni fa, questa donna non aveva profili social di alcun tipo, e ora è un’influencer con quasi 100.000 follower.

Quella di Nonna Licia è una storia tanto incredibile quanto vera. Abbiamo avuto il privilegio di fare una chiacchierata con lei nei giorni scorsi, e pensiamo che le sue parole possano essere di profonda ispirazione per tutti.

Soprattutto per chi pensa che ormai il meglio sia alle nostre spalle, come il momento giusto per iniziare un progetto, per dare vita a un sogno, per riprendere in mano la nostra vita e darle quel tocco di colore in più.

Oggi riportiamo testualmente ciò che ci ha detto Licia (anche perché non c’è una virgola che cambieremmo).

——

“È una cosa molto interessante. Prima ero una persona tranquilla, che pensava esclusivamente alla famiglia e al marito malato da tanti anni.

Poi la situazione si è rovesciata.

Ho ripreso in mano la mia vita, come quando ero giovane (certo, con qualche piccola differenza) e non mi sono mai arresa. Sono sempre in movimento, pronta a qualsiasi cosa che arriverà.

Mi ha fatto tanto piacere tutto ciò che è successo durante questa avventura online.

Prima ero più scorbutica, non capivo che senso potesse avere mostrare la mia vita agli altri.

Ora vedo il progresso, l’importanza di proseguire. Mi rendo conto che è bello andare sempre avanti, in qualsiasi momento e qualsiasi cosa ci capiti.

Sfidarsi sempre e non disperare mai, anche quando ci tocca stringere i denti.

Questo progetto per me ha cambiato tutto. Mi ha fatto ritrovare la vita, che dalla depressione dopo la morte di mio marito stentavo a riprendermi.

Ho capito che la vita è bella, che non bisogna mai abbattersi e che c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire. È importante non fermarsi mai.

Certo, soltanto adesso sono un “pochetto ferma” a causa del coronavirus, ma passerà anche questa. Ne ho passate tante altre.

Così come è venuto, se ne andrà.

A chi vuole fare il mio mestiere di influencer direi di essere prima di tutto spontanei, di dire la verità e non prendere in giro nessuno.

Non siate ipocriti, perché la gente oggi capisce chi è sincero e chi no. Basta guardare le persone in faccia, si capisce.

Andate avanti, sfidatevi. Mettetevi in discussione e siate sempre sinceri. Sempre voi stessi.

Pronti per la prossima meravigliosa avventura”.

Licia

Federica Mutti

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Al primo giorno in ufficio ho avuto un pugno nello stomaco.
Chi me l’ha dato?

Tutto quello che non avevo mai avuto il coraggio di ammettere, nemmeno a me stessa.

Dal giorno in cui sono venuta al mondo fino a pochi mesi fa la mia strada sembrava delineata:

Studia, laureati, trovati un buon lavoro, restaci finché puoi. Possibilmente a tempo indeterminato.

I miei genitori, entrambi impiegati nell’industria assicurativa, me l’avranno ripetuto migliaia di volte.


Ho finito per crederci.


Così quel giorno di circa 4 anni fa, quando ho preso la metro per andare all’ufficio di quella grossa agenzia di comunicazione per il mio stage, mi sembrava di star compiendo un percorso.
Asettico.


Quell’ufficio però mi sembrò asettico, appena ci misi piede.


Ricordo ancora le pareti tutte bianche, le grosse scrivanie e le persone chine sui loro computer a lavorare come se il mondo fuori non esistesse.


Ora, vi anticipo che nella mia storia non c’è nessun momento magico e nessun colpo di scena.


All’epoca pensai che semplicemente quell’azienda non facesse per me.


Non poteva che essere così, no?


Così mi misi alla ricerca e cominciai a lavorare per alcune startup.


Nel frattempo però mi si era riaccesa una vecchia scintilla.


Dovete sapere che, sin da quando avevo circa 13 anni, mi ero innamorata di Internet.

Passavo il tempo a costruire pagine in HTML e poi piccole community su Facebook.


Il digitale non era pop come oggi, la mia famiglia – molto “tradizionale” quando si parlava di lavoro – non poteva capire perché lo facessi.


Quelle ore al computer, per tutti, erano un gioco e poco più.


La voglia di fare e costruire cose mie è rimasta intrappolata in un cassetto.


Poi un giorno mi si presentò un’occasione.


Duranti gli anni del liceo mi ero immersa nel mondo digitale. Erano gli anni in cui Chiara Ferragni aveva appena aperto il suo blog…


Io intanto avevo scoperto anche quelli di Dario Vignali e di Andrea Giuliodori.


Erano ogni volta una scoperta.
Mi davano una carica incredibile e passavo da un progetto all’altro. Ovviamente senza portare mai granché a termine.


Tra le tante cose, nel 2018 – il mio ultimo anno di studi – finalmente aprii un canale YouTube…


L’estate dopo la mia laurea capitò che trovai un annuncio su Facebook: Marketers cercava Jedi.


Ora, da una parte ero incuriosita e dall’altra volevo dare qualcosa indietro a Dario e tutta la community che mi aveva ispirato così tanto.


Marketers mi aveva finalmente fatto sentire meno sola.


Per anni avevo pensato fossi quella strana, perché nessuno intorno a me era così entusiasta del digitale.


Dentro questo movimento, invece, avevo trovato tanti simili e anche tanto coraggio.
Beh, ve la faccio breve.


Quello era un periodo un po’ incasinato della mia vita, ma l’esperienza da Jedi fu indimenticabile. Soprattutto per due motivi…


Il primo, quello più evidente, è stata la possibilità di sbirciare nel dietro le quinte di Marketers.


Vedere con i miei occhi come nascevano progetti, venivano curati e portati a termine.


L’altro, che non mi aspettavo minimamente, fu il Marketers World.


Quell’anno – era il 2018 – ci sarebbe stata la prima edizione. Io fui invitata, come Jedi.


Avevo un po’ paura, paura di uscire dalla mia zona di comfort. Alla fine però ci andai.
Non trovo ancora le parole per descriverlo. Fu illuminante:
Nei mesi avevo accantonato il mio canale YouTube. Ero impegnata tanto in startup e pensavo che quello fosse un semplice passatempo.


Non era mai stata un’opzione che diventasse una cosa seria e tantomeno un lavoro.


Al World vidi persone in carne e ossa, invece, che ci avevano creduto e ora si svegliavano la mattina potendo costruire qualcosa di completamente proprio.


Quello che, cominciai timidamente ad ammettere, volevo fare anch’io.
Se andate a vedere gli analytics del mio canale, dopo quell’evento c’è un chiaro picco.


Un anno dopo ero di nuovo lì, ma completamente cambiata.
Al World 2019 avevo un canale YouTube ben avviato e probabilmente lì ho trovato una spinta inconscia a fare ciò che sarebbe successo qualche mese dopo.


Ho iniziato il 2020 scrivendo i miei obiettivi in agenda. Il primo?


Lavorare di più e meglio nella startup.


In fondo non mi ci trovavo male, anche se avevo sempre quell’idea rumorosa in testa.

Sotto sotto sapevo che un giorno avrei fatto il grande passo e sarei diventata freelance. Volevo farlo.
Aspettavo il momento giusto…
Non potevo sapere che il momento giusto sarebbe arrivato dopo una riunione con un collega, una mattina di febbraio.


Sì, proprio prima del lockdown.


Uscii da quella stanza con la consapevolezza che il momento era arrivato.


Diedi finalmente un senso a quel pugno nello stomaco del primo giorno in ufficio.


Era una spinta a saltare, lanciarmi verso ciò che mi faceva paura e che, come tutte le cose che fanno paura, nascondeva la meraviglia.


La meraviglia, ora posso dirlo, di fare il lavoro che davvero sognavo.


Il mio viaggio è appena iniziato. Non in ritardo, al mio tempo.


Quella di Federica Mutti è la nuova meravigliosa storia di Humans Of Marketers.