Come vendere un infoprodotto e ottenere risultati: guida pratica [Guida Marketers]

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In questo post scoprirai come creare una strategia di marketing di successo per la vendita di un infoprodotto o di un corso. Il segreto? Creare valore attraverso un funnel di marketing strutturato ed efficace. Analizziamo i passaggi fondamentali da seguire e alcuni consigli per ottenere risultati strabilianti.

come vendere infoprodotti
Se pensi che vendere infoprodotti è difficile, ti sbagli. Chiunque può creare e vendere infoprodotti su Internet.

Gli infoprodotti hanno consentito a migliaia di marketers di tutto il mondo di raggiungere la propria libertà finanziaria e sono considerati oggi uno degli strumenti più redditizi per chi vuole realizzare un business online.

Ma la verità è che la maggior parte dei tentativi di vendita di infoprodotti fallisce!

Il motivo? Una strategia sbagliata (o, addirittura, nessuna strategia) e strumenti non adeguati.

In caso contrario, cambia tutto.

Immagina di poter guadagnare sia mentre sei sveglio che mentre dormi.

In questo post imparerai a impostare una strategia di marketing efficace per la vendita di un infoprodotto da zero e capace di generare risultati strabilianti.

Non ci sono segreti o formule magiche, ma bisogna sapere come muoversi. Lavoro, attenzione e determinazione possono generare risultati che neanche tu credevi di poter raggiungere.

Ti basta mettere in campo la giusta strategia e il tuo business online inizierà a generare reddito passivo.

In pratica, dopo aver creato il percorso di vendita del tuo infoprodotto, la tua “azienda” rimarrà aperta 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana, 365 giorni all’anno, generando reddito senza sosta.

La partita è alla portata di chiunque. Basta giocare le carte giuste.

Il vantaggio di vendere infoprodotti è il tipo di business. Con piccoli investimenti si possono raggiungere grandi risultati. Il tutto per un semplice motivo: le persone sono sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo da imparare.

Per esempio, se vogliamo imparare a fare qualcosa di specifico, cercheremo prima informazioni sull’argomento, leggeremo qualche post e, se cresce in noi un reale interesse, compreremo un libro o seguiremo un corso online (anche a pagamento).

Ed è proprio in questo processo che gli infoprodotti trovano la loro giusta collocazione.

Ma prima di passare alla pratica, definiamo che cosa è un infoprodotto:

un infoprodotto è un particolare tipo di prodotto venduto su Internet che contiene informazioni destinate all’apprendimento. L’infoprodotto può essere un e-book, un file audio, un file video, o qualsiasi altro tipo di file multimediale che contiene un corso o manuale su un argomento specifico.

Con questa guida imparerai a costruire un sistema di vendita di un infoprodotto da zero.

L’idea è quella di progettare l’intero funnel di marketing incentrato su un uso strategico delle campagne di direct email marketing.

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Ma andiamo con ordine…

Che cosa è un marketing funnel?

Un Internet marketing funnel è una strategia che converte i visitatori in vendite.

funnel di marketing per la vendita di inforprodottiUn funnel viene solitamente rappresentato come una piramide capovolta (o un “imbuto”, traduzione letterale della parola “funnel”). La parte superiore della piramide corrisponde alla fase in cui si portano i clienti verso il sito web, e dunque all’interno del funnel. Nella parte centrale si offrono agli utenti prodotti e servizi di valore in modo da farli iscrivere alla newsletter. Nella parte finale si convertono gli utenti iscritti in vendite.

Questo è uno schema semplificato, ma rappresenta la struttura fondamentale di ogni funnel di marketing finalizzato alla vendita di un infoprodotto o di un corso online.

In realtà, come vedremo, ogni momento del funnel è ben più articolato.

In una prima fase si offrono gratuitamente servizi, prodotti o contenuti di valore. In seguito si conduce l’utente a fare un primo acquisto “a basso costo”. Dopo la conclusione del primo acquisto, si passa alla vendita dell’infoprodotto vero e proprio.

Solo in quest’ultima fase stiamo effettivamente vendendo il nostro infoprodotto. La parte precedente della strategia serve per costruire una relazione di valore con gli utenti in modo da incoraggiarli a comprare in futuro.

Come generare reddito con la vendita di infoprodotti?

Per fare soldi con la vendita di infoprodotti puoi scegliere tra due opzioni:

  1. Vendere i tuoi prodotti: è possibile creare un infoprodotto ex novo su un argomento su cui si è considerati esperti.
  2. Vendere prodotti di terzi: è quello che viene chiamato “affiliazione”. È possibile vendere prodotti creati da altri utenti e ricevere una commissione per ogni vendita, quindi senza dover creare il proprio prodotto. Ad esempio, Clickbank offre una serie di prodotti da vendere con cui generare profitti, a condizione di saper utilizzare le tecniche di vendita corrette per una promozione efficace.

Tra le alternative ci sono delle differenze:

se scegli di creare il tuo infoprodotto, potrai generare guadagni più consistenti, al costo di un maggior impegno in termini di tempo. Nel caso di prodotti di terzi, i tempi si accorciano e le commissioni sono più basse.

Se scegli di creare il tuo infoprodotto…

Prima di tutto devi identificare la nicchia giusta.
Poniti queste due domande:

  • Quali argomenti mi interessano?
  • Ho una conoscenza approfondita di questo argomento?

la passione è fondamentale per avere successo con la vendita di infoprodottiPer esempio, se sei un falegname puoi vendere un video corso che spiega come creare particolari oggetti in legno. Se sei una casalinga puoi insegnare come allevare i figli, o se sei un professionista creare un infoprodotto su un argomento inerente alla tua professione.

In ogni caso, scegli un argomento che ti interessa (la passione che metterai nel lavoro non potrà che aumentare le vendite) e di cui sei altamente competente (la qualità è una caratteristica essenziale per avere successo).

Prima di passare alla creazione, però, devi confrontarti con il mercato.

Cerca di capire se ci sono persone interessate al tipo di informazioni che vuoi vendere. Fai ricerche online, leggi blog sul tema, vedi cosa è già stato fatto e cosa non è stato ancora realizzato. Identifica la nicchia giusta per il tuo business online.

Questa è solo una ricerca preliminare, che non dovrebbe richiedere troppo tempo. La definizione del target vera e propria avverrà in una fase successiva della tua strategia.

Se l’argomento ha del potenziale, sei pronto per passare all’azione e creare il tuo infoprodotto.

Il prossimo passo è la scelta del formato, che si tratti di un ebook, di un file audio, di un video corso o altro. Poi si passa alla creazione dell’infoprodotto e infine alla vendita, che corrisponde al funnel di marketing.

(Un piccolo consiglio. Per scegliere il formato più adatto, prova a immedesimarti nel tuo potenziale cliente e rispondi a questa domanda: in quale formato vorrei acquistare questo tipo di infoprodotto per fruire nel migliore dei modi questo tipo di informazioni?)

Di quali strumenti ho bisogno per vendere un infoprodotto?

Sia nel caso di vendita di infoprodotti creati da zero che nel caso dei prodotti di terzi, è necessario avere a disposizione questi strumenti fondamentali:

  • Un prodotto da vendere (come detto prima, o proprio o di terze parti)
  • Un sito web (attraverso il quale promuovere l’infoprodotto)
  • Un autoresponder (un software di email marketing per gestire i contatti con i potenziali acquirenti e “accompagnarli” verso l’acquisto)

Una soluzione interessante per vendere infoprodotti sia propri che di terzi è ClickBank.

Con più di 100.000 marketer affiliati in tutto il mondo, questa piattaforma di marketing digitale si presenta subito con un caratteristica che lo differenzia da ogni altro network di affiliazione presente in Italia.

ClickBank offre fino al 75% di commissioni per i suoi prodotti, molto più elevate di qualunque altro.

E non solo.

I servizi e il supporti di ClickBank non hanno paragoni per qualità e completezza.

Non a caso lo abbiamo utilizzato per i corsi realizzati da Marketers, con risultati straordinari.

  • Cominciare a usare ClickBank è davvero semplice:
  • Ti registri sul sito.
  • Scegli un prodotto (o più) che vuoi vendere.
  • Scegliendo il prodotto, riceverai un link con il tuo codice di affiliazione.

Per ogni conversione generata dal tuo canale di vendita, guadagnerai una commissione fino al 75% del prezzo totale del prodotto.

Creare una strategia di marketing di successo per la vendita di infoprodotti significa creare valore

strategia di marketing per la vendita di infoprodottiQui si gioca la partita vera.

La maggior parte dei tentativi di vendita di infoprodotti fallisce perché non si mette in pratica una strategia corretta.

Analizziamo passo passo una strategia di vendita già collaudata che ha consentito a migliaia di marketers di raggiungere profitti da capogiri.

Esaminiamo nei dettagli quali sono i passaggi fondamentali da seguire per evitare di trovarsi con decine di ore di lavoro alle spalle e zero vendite (con conseguente demotivazione e voglia di abbandonare questa strada).

Prima di cominciare, però, voglio darti un piccolo consiglio prendendo in prestito le parole di Madam C. J. Walker, la prima donna americana ad essere diventata milionaria (senza aiuti):

Ho dovuto guadagnarmi da vivere e trovarmi le opportunità. Ma ce l’ho fatta! Non stare seduto e aspettare che le opportunità arrivino. Alzati e createle!.

Bene. Se anche tu ti trovi in linea con questo mindset, passiamo alla pratica.

Come vendere un infoprodotto: guida (step 1-6)

guida per vendere un infoprodotto

Step 1. Crea valore

Per vendere un infoprodotto, è necessario avere ben chiara questa regola:

prima di acquistare, il potenziale cliente deve percepire il valore reale della tua offerta.

Comincia scrivendo due articoli sul tuo blog inerenti all’argomento del tuo infoprodotto.

Questi due post serviranno per portare gli utenti a scaricare un primo infoprodotto gratuito che hai creato ad hoc e, tramite questo passaggio, raccogliere i loro indirizzi email e creare una mailing list di utenti qualificati.

In ambito informaketing questa risorsa gratuita offerta agli utenti ha un nome ben preciso: lead magnet (o Freebie).

Il termine “lead magnet” si traduce “magnete di piombo”, ovvero la classica “calamita”.

Ma che c’entra la calamita con il nostro funnel di marketing?

Beh. Le calamite hanno una proprietà straordinaria: generano un campo magnetico invisibile all’occhio umano capace di attrarre certi oggetti.

La creazione di una risorsa gratuita da scaricare fa lo stesso!

Ma mettiamo da parte questo breve inciso sul magnetismo e torniamo al marketing 🙂

Ricorda: prima creare valore, poi vendere.

Nessuno è disposto a comprare se non si trova nelle “condizioni giuste”. E per creare le condizioni giuste bisogna creare valore, mostrarsi autorevoli e “regalare qualcosa”.

In questa prima fase di lead generation crea due blog post su un argomento correlato al contenuto dell’infoprodotto. Al loro interno, inserisci una call to action che inviti l’utente a scaricare la risorsa gratuita che hai creato.

L’argomento del post deve essere inerente al contenuto della risorsa che stiamo regalando:

  • potresti scrivere un post che analizza solo in parte l’argomento scelto, lasciando poi l’approfondimento e i casi pratici alla risorsa gratuita.
  • in alternativa, il post potrebbe risolvere un problema preliminare alla messa in pratica di ciò che è contenuto nella risorsa gratuita.
  • o ancora, l’argomento potrebbe essere la storia dei risultati raggiunti da chi ha messo in pratica certi consigli che andremo poi a inserire nella risorsa gratuita.

Qualunque sia l’argomento scelto, ricorda che la percezione che devi comunicare è duplice:

1. Autorevolezza. Chi legge deve considerarti un esperto dell’argomento.

2. Curiosità. Lasciare “spazi vuoti” per stimolare la mente del lettore a esplorare ciò che ancora non sa.

Oltre al post, è necessario creare una opt-in page, non altro che una landing page che l’utente raggiunge dopo aver cliccato sulla nostra call to action e destinata alla raccolta degli indirizzi email.

Ci sono diversi tool che rendono questo lavoro semplice e veloce. Optimizepress e Clickfunnel sono due tra i migliori che si trovano sul mercato.

[tool post=”46804″]

Oltre a creare splendide opt-in page, questi programmi consentono l’integrazione con il servizio di email marketing che hai deciso di usare (per esempio, il potentissimo Activecampaign).

MARKETERS CONSIGLIA

Active Campaign

Il tool indispensabile per chiunque voglia gestire Funnel Personalizzati nel tuo Email Marketing, attraverso regole avanzate di profilazione del pubblico. Un’arma che non può mancare nel tuo cassetto di strumenti per il web marketing.

Una opt-in page efficace deve avere alcune caratteristiche ben precise.

Il valore di questa pagina non sempre viene percepito col giusto valore, ma semplici errori possono interrompere il funnel che abbiamo creato e far si che l’utente abbandoni il “viaggio” fin dalla partenza, con un conseguente crollo del tasso di conversione e vendite inconsistenti.

Il nostro obiettivo è convertire il maggior numero di visitatori in contatti.

Per massimizzare i risultati della tua opt-in page, devi avere cura dei particolari.

1. Scrivi un titolo accattivante. Come per i blog post, anche in questo caso le prime parole che leggerà il potenziale contatto sono decisive. Utilizza una frase semplice e diretta, font di grandi dimensioni e un colore che attira l’attenzione (es. rosso su sfondo bianco). Ricorda che alcune parole hanno un effetto “magico” nella mente dei visitatori. In questo caso, la parola “gratis” trova la sua collocazione ideale.

2. Utilizza un sottotitolo per evidenziare la promessa. Sotto il titolo, con un carattere leggermente più piccolo e di colore meno evidente, inserisci un sottotitolo dove ribadisci la promessa fatta nel titolo e che specifica il principale vantaggio che il visitatore otterrà scaricando la risorsa gratuita che hai messo a disposizione.

3. Aggiungi un elenco puntato di 4-5 benefici. Assicurati di concentrati sui benefici, non sulle caratteristiche del prodotto. In questo modo riuscirai a creare la giusta connessione emotiva con il lettore.

4. Aggiungere l’opt-in form. Adesso devi comunicare al lettore come procedere per scaricare la risorsa gratuita. In questo passaggio andrai a utilizzare quello che viene definito opt-in form, che non è altro che un box dove l’utente può inserire i suoi dati (nome e email sono quelli che ci interessano) e ottenere in cambio il download della risorsa. L’opt-in form deve essere integrato con il software di email marketing che hai deciso di utilizzare, in modo da poter aggiungere automaticamente il nuovo contatto alla mailing list che tornerai a utilizzare negli step successivi.

N.B. ricorda di non “esagerare” con la richiesta di informazioni. Gli utenti tendono ad abbandonare una pagina che richiede di inserire decine di dati (codice fiscale, luogo di nascita, professione, ecc.). In questo caso, nome e indirizzo email sono più che sufficienti.

Step 2. Diffondi i tuoi contenuti, genera traffico

diffondere i contenuti per generare trafficoDopo aver creato la triade “blog post –> call-to-action –> opt-in page”, bisogna mettere in pratica una o più tecniche per raggiungere il pubblico potenzialmente interessato al tuo infoprodotto.

La diffusione dei contenuti può avvenire in diversi modi.

Per esempio:

1. Traffico organico

Se utilizzi un blog già esistente, ottimizza i tuoi articoli in ottica SEO e cerca di ottenere un buon posizionamento sui motori di ricerca. In questo caso, lo strumento di pianificazione delle parole chiave di Google Adwords è un tool gratuito di cui non puoi fare a meno.

2. Social advertising

La SEO è importante, ma richiede tempo (che spesso non si ha) ed è difficile che porti risultati per siti web di nuova costruzione.

Per sopperire a questa mancanza entra in gioco il paid advertising, campagne pubblicitarie a pagamento finalizzate a raggiungere un determinato pubblico.

Non tutti comprendono la necessità di investire in traffico a pagamento.

“Se posso avere traffico gratuito su Google tramite la SEO, perché devo spendere denaro?”

La domanda è legittima, ma non tiene conto di due fattori fondamentali:

1. una SEO efficace richiede mesi, o addirittura anni, e centinaia e centinaia di ore di lavoro per ottenere risultati. E questo in molti casi ha un valore economico decisamente più alto di una possibile spesa in paid advertising.

2. vivere di sola SEO significa dipendere da Google. In altre parole, se cambia l’algoritmo o il tuo sito viene penalizzato, puoi dire addio al tuo progetto.

Chiarita, seppur brevemente, l’importanza di un investimento pubblicitario (che, vedremo, sarà recuperato per intero attraverso una precisa strategia) ritorniamo al funnel.

L’obiettivo in questa fase è raggiungere nuovi clienti e generare il maggior numero possibile di iscrizioni alla newsletter.

In questo caso, Facebook diventa un alleato fondamentale, consentendoci di promuovere i due articoli creati sul blog e renderli visibili a un pubblico ampio e targhettizato.

Crea la tua campagna pubblicitaria e investi una piccola somma per iniziare i test di ottimizzazione.

In concreto:

  • stabilisci un budget per una prima campagna da 30/50 euro al giorno.
  • crea almeno tre inserzioni diverse (sia per grafica che per contenuti testuale) e testa i tuoi annunci su tre differenti target (gruppi di utenti definiti per caratteristiche comuni).
  • dopo 3 giorni di test, concentra il budget sugli annunci più performanti.
  • gli utenti che cliccano sull’annuncio atterrano sui post che hai pubblicato sul sito web e attirati dalla possibilità di scaricare un infoprodotto gratuito, si iscrivono alla newsletter.

N.B. ricorda, più test riesci a mettere in pratica, maggiore sarà il risultato ottenuto.

Se i passaggi sono stati eseguiti correttamente, adesso hai a disposizione una lista di email di potenziali acquirenti del tuo infoprodotto.

Step 3. Crea ancora valore, valore, valore!

crea valore per i tuoi lettoriA questo punto entrano in gioco le mail. Il servizio di email marketing che hai scelto ti consente di inviare automaticamente una mail a tutti gli utenti che hanno scaricato l’infoprodotto gratuito.

In questa fase l’obiettivo è creare maggior valore e “accendere” l’attenzione degli utenti.

Questo ti permetterà di creare le giuste condizioni per formulare l’offerta relativa all’infoprodotto di front-end (step 5 e 6).

Invia quattro email automatizzate (una al giorno per i quattro giorni successivi) all’interno delle quali i potenziali clienti troveranno altri contenuti rilevanti circa l’argomento dell’infoprodotto che hanno scaricato. Questi possono essere un video, un’infografica, un pdf o anche del semplice testo.

Una strategia efficace da utilizzare è quella della soap opera.

Piuttosto che inviare delle semplici email scollegate tra di loro, l’’idea è quella di inserire i tuoi contenuti all’interno di una vera e propria “storia a puntate”. Ogni email conterrà solo una parte della storia (con le relative risorse gratuite) e l’utente sarà incuriosito a continuare la lettura delle email successive.

In questo modo condurrai il potenziale cliente nelle giuste condizioni emotive e cognitive per mettere mano al portafogli e acquistare l’infoprodotto di front-end (vedi prossimo step).

Per massimizzare l’efficacia delle tue email, tiene bene a mente questi 5 punti:

  1. Dai un valore concreto all’oggetto della mail. In questo modo eviterai che le email vengano immediatamente cestinate. Usa una domanda o espressioni forti come “Devi sapere che…”, “Una novità per te”, “Una storia che ti cambia la vita”, “Il segreto per …”.
  2. Sii concreto. Definire la concretezza non è facile. Ma si può raggiungere seguendo questa regola: dopo aver scritto le tue email, elimina tutto ciò che puoi eliminare senza che il messaggio cambi il suo significato. I tuoi utenti non hanno tempo da perdere.
  3. Usa il tuo vero nome come indirizzo. Questo aumenterà il livello di fiducia del lettore.
  4. Aggiungi un tocco personale. La gente è stanca di leggere centinaia di email tutte simili fra loro. Devi farti riconoscere. Il tuo stile deve risaltare, senza essere invadente.
  5. Sii chiaro. Sforzarsi per usare un linguaggio complesso e sofisticato potrebbe infastidire il lettore. Usa parole e concetti semplici. Sforzati di essere comprensibile.

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Step 4. Testa il mercato, recupera la spesa in advertising

fare un'analisi di mercatoUn inforodotto di front-end non è altro che una “miniatura” dell’infoprodotto completo che vogliamo vendere (che chiamiamo infoprodotto di back-end) e che metteremo in vendita ad un prezzo più basso.

Per esempio:

se il nostro infoprodotto di back-end avrà un prezzo di 95 euro, l’infoprodotto di front-end dovrà essere messo in vendita ad un prezzo tra 5 e 7 euro.

L’infoprodotto di front-end viene creato per un duplice scopo:

  • recuperare l’investimento in advertising (e quindi avere migliaia di contatti a costo zero).
  • definire chi è realmente interessato al nostro prodotto ( e dunque evitare di disperdere risorse economiche e di tempo con utenti che non acquisteranno mai l’infoprodotto finale).

Questo secondo punto è decisivo per il successo della strategia e funziona come cartina al tornasole.

Se nessuno acquisterà l’infoprodotto da 5 euro, infatti, è praticamente impossibile che qualcuno sarà disposto a spendere 95 euro per il prodotto completo.

In caso contrario, se si registra un buon numero di vendite dell’infoprodotto di front-end, ci sono molte probabilità che la strategia di vendita dell’infoprodotto completo andrà a buon fine.

In questa fase questa regola è fondamentale:

L’infoprodotto di front-end non serve per generare profitto.

Anche se ottieni risultati straordinari, non strafare. Concentrati sul recupero della spesa in advertising e sulla generazione di nuovi contatti.

Se questa prima fase di vendita genera più profitti della spesa in advertising, reinvesti il budget per aumentare il numero di contatti.

Aspetta poi l’ultima fase per convertire.

Procedi così:

  • Invia una quinta email invitando l’utente a saperne di più sul prodotto di front-end che hai creato.
  • Inserisci un link che conduce l’utente alla sales page (una nuova landing page che mira alla vendita) dove vengono elencati i vantaggi del prodotto e all’interno della quale si trova il box per procedere all’acquisto. La struttura della sales-page sarà simile a quella creata per la risorsa gratuita nello step 2, ma dovrà contenere più informazioni. Adesso il contatto dovrà mettere mano al portafogli e, per farlo, dovremmo motivarlo nel giusto modo, evidenziando tutti i vantaggi dell’infoprodotto.
  • Usa le recensioni o i commenti di esperti che hanno già utilizzato il prodotto. Le persone sono più propense a fidarsi degli esperti del settore. Inoltre, avranno prova tangibile della validità del prodotto.

N.B. Come faccio ad avere recensioni di un prodotto che ancora non ho messo in vendita? Potresti pensare di regalare l’infoprodotto a 10 utenti qualificati in cambio di una recensione. Oppure, chiedere ai collaboratori che ti hanno aiutato a creare l’infoprodotto (se ci sono).

  • Aggiungi dati e statistiche che dimostrano la validità delle tecniche e delle informazioni contenute nell’infoprodotto. Ricorda che i numeri, se non collegati con gli effettivi benefici del prodotto, non servono a nulla.

Bene. Se tutti i passaggi sono stati ben strutturati, adesso hai a disposizione una lista di contatti email di utenti che hanno acquistato l’infoprodotto di front-end. Questa rappresenta il tuo gruppo di utenti targettizzati a cui mirare per la vendita dell’infoprodotto di back-end.

Step 5. Prepara la vendita dell’infoprodotto di back-end

prepara la vendita del tuo infoprodottoPrima di passare all’ultima fase di vendita dell’infoprodotto, dovrai creare le giuste condizioni per far si che i clienti siano propensi all’acquisto nel momento in cui andremo a formulare l’offerta.

Il vantaggio è che adesso hai a disposizione una lista di indirizzi email di utenti interessati all’argomento e che, se il nostro infoprodotto di front-end ha soddisfatto le loro esigenze, hanno raggiunto un buon livello di fiducia nei tuoi confronti.

Hai trasferito una prima dose di “valore”, ora devi “calibrarla” in vista dell’ultimo step.

Per farlo, attiva una nuova campagna di email automatizzate che accompagnerà l’utente fino alla proposta di acquisto dell’infoprodotto.

Anche in questo caso, come per il funnel precedente, dovrai offrire contenuti ad alto valore.
Una strategia efficace è la “strategia del valore aggiunto”.

L’idea è semplice: inviare 4-5 email automatizzate agli utenti che hanno acquistato l’infoprodotto di front-end con informazioni aggiuntive rispetto a quelle contenute nell’infoprodotto.

Una sorta di aggiornamento/completamento di quello che hanno già acquistato.

Facciamo un esempio.

La situazione:

1000 utenti hanno acquistato l’infoprodotto di front-end su “come creare un blog con WordPress”.

Come agisco:

  • creo 4 email automatizzate, che verranno inviate ogni due giorni, con dei contenuti aggiuntivi.
  • La prima email conterrà un approfondimento sulla strutturazione della pagina “chi siamo”.
  • La seconda una lista dei tool gratuiti più popolari per wordpress.
  • La terza email mostrerà una particolare tecnica (non contenuta nell’infoprodotto di back-end) per monetizzare i blog wordpress.
  • La quarta, la storia di X.Y., il giovane che grazie al suo blog wordpress vive felice su un isola caraibica.

Step 6. Vendi il tuo infoprodotto

vendere un infoprodottoAdesso il terreno è pronto. Puoi passare al lancio definitivo del tuo infoprodotto.

In quest’ultima fase dovrai costruire la “parte bassa” del funnel, con l’obiettivo finale di fare un’offerta che l’utente non potrà rifiutare.

La situazione emotiva in cui hai condotto i tuoi lettori fino a questo punto è favorevole:

  • si fidano di te, tanto da aver acquistato il tuo infoprodotto di front end.
  • hanno ottenuto dei vantaggi concreti, perché hanno messo in pratica quanto appreso nell’infoprodotto acquistato.
  • conoscono il tuo stile, e sono dunque più “recettivi” rispetto ai tuoi messaggi.
  • sono “in attesa” di qualcosa di più, perché hanno ottenuto vantaggi dall’infoprodotto acquistato.

Proprio quest’ultimo aspetto è fondamentale per la questa fase finale della tua strategia di direct email marketing.

L’idea è quella di amplificare l’emotività legata all’ “attesa” in modo da aumentare il desiderio di acquistare l’infoprodotto di back-end.

Scienziati ed esperti di neuromarketing non hanno dubbi: il nostro cervello subisce dei processi che non possiamo controllare. E uno dei più potenti è proprio quello dell’attesa. Più aumenta il tempo che trascorre tra la nascita del desiderio e la sua soddisfazione, più il desiderio cresce.

E’ la classica esperienza che vivono i bambini con un giocattolo. Se lo ottengono subito, tenderanno a liberarsene velocemente. Se l’attesa aumenta, sale il desiderio di averlo e l’oggetto avrà un valore percepito decisamente più alto.

Il primo mini-obiettivo di quest’ultima fase è creare questa condizione emotiva attraverso l’invio di 4 email giornaliere, seguite da una quinta dove andrai a formulare l’offerta di lancio dell’infoprodotto.

5 email in 5 giorni conseguitivi dove “regalare” degli estratti dell’infoprodotto, finalizzate a mostrare concretamente cosa conterrà ciò che verrà acquistato.

Un pantalone nuovo, prima di acquistarlo, volete provarlo. La stessa possibilità va concessa a chi potrebbe acquistare il tuo infoprodotto!

Non riprendo tutte le indicazioni generali relative a stile di scrittura, oggetto dell‘email, ecc. Tutto quello detto a tal proposito nei paragrafi precedenti può essere applicato anche in questa serie di email.

Email 1 -> primo annuncio: La prima email serve per comunicare all’utente il fatto che stai per lanciare il nuovo infoprodotto. Non inserire informazioni circa i tempi o il prezzo. Limitati a scrivere tre concetti che mostrano i contenuti generali dell’infoprodotto e i vantaggi che ne derivano. A seguire, inserisci un link che consente all’utente di scaricare un bonus gratuito (il primo estratto dell’infoprodotto) e informalo che riceverà un’altra email con un nuovo bonus.

Email 2 -> storia: esordisci nella seconda email raccontando uno o più esempi di successo di persone che hanno ottenuto risultati con le tecniche e le informazioni contenute nell’infoprodotto. Per esempio, se l’infoprodotto è un corso per imparare a vendere immobili sfruttando un sito internet, potresti raccontare come il tale americano X.Y. è diventato milionario sfruttando questa opportunità. A seguire, inserisci una breve indicazione di cosa conterrà la prossima email e concludi con il link per scaricare la seconda parte del bonus gratuito (un secondo estratto dell’infoprodotto).

Email 3 -> storia personale: se hai deciso di vendere un infoprodotto, sia creato ex novo che di terze parti, sicuramente anche tu avrai ottenuto dei vantaggi dalla indicazioni in esso contenuto. In questa terza email concentrati sulla descrizione di questi vantaggi, raccontando concretamente i successi che ti hanno consentito di raggiungere. A seguire, inserisci il link per il terzo bonus. In questo caso, piuttosto che un estratto dell’infoprodotto, inserisci un report più dettagliato dei risultati appena descritti nell’email. Ricorda che più sarai concreto (mostrando numeri e facendo “nomi”) maggiore sarà il coinvolgimento del lettore. Infine, concludi l’email annunciando in breve il contenuto di quella successiva.

Email 4 -> secondo annuncio: nella prima parte della quarta email riprendi i vantaggi illustrati nella prima email e annuncia il lancio del nuovo infoprodotto. Questa volta, però, inserisci anche la data di lancio e il tipo di sconto o offerta riservata a chi acquisterà l’infoprodotto entro un certo periodo di tempo. Non inserire ancora il prezzo dell’infoprodotto, ma limitati alla data e allo sconto. Per esempio:

Giovedì 11 aprirò le vendite di “nome-infoprodotto”. Chi acquisterà nelle prime 48 ore potrà godere di uno sconto del 30% sul prezzo intero.

Concludi l’email inserendo il quarto bonus gratuito (il terzo estratto dell’infoprodotto).

Email 5 -> annuncio definitivo: Questa email deve avere una struttura più complessa delle precedenti e un numero maggiore di informazioni. Apri mostrando il motivo che sta dietro all’acquisto di un infoprodotto sull’argomento che hai scelto.

Per esempio, riprendendo il caso del blog wordpress:

Se vuoi imparare a guadagnare online con un blog wordpress, questa è una notizia che fa al caso tuo!

Inserisci a seguire l’offerta seguita da link che conduce alla sales page:

Il “nome-infoprodotto” è in vendita al costo promozionale di 63 euro!

Se sei interessato a “nome-infoprodotto”, fai click su questo link: [link sales page].

Spiega quindi i termini dell’offerta, indicando che dopo 48 ore il prezzo aumenterà a 90 euro.

Continua inserendo alcune informazioni utili sull’infoprodotto:

  1. cosa contiene
  2. qual è il valore rispetto a infoprodotto simili
  3. perché il prezzo è conveniente

A seguire, inserisci nuovamente una call-to-action che rimanda alla sales page.

Concludi con un frase che invita il lettore che vuole saperne di più a scriverti via email (e ricorda di inserire l’email 🙂 ).

N.B. Per dare un ulteriore “impulso” all’offerta, prepara una sesta email da inviare 24 ore prima della scadenza dell’offerta dove ricordi all’utente che l’opportunità che gli stai offrendo scadrà dopo 24 ore e invitalo a saperne di più inserendo un link alla sales page.

Caratteristiche di una sales page per la vendita di infoprodotti

La sales page è una specifica landing page creata con l’obiettivo di vendere un prodotto o un servizio. Nel caso della strategia che hai messo in piedi, il passaggio dell’utente della sales page corrisponde al momento concreto in cui avviene l’acquisto.

Esistono diversi modelli che garantiscono un alto livello di conversione e software come LeadPages o Optimizepress aiutano a rendere la creazione più semplice e veloce.

Ogni sales page, al di là delle differenze, deve avere alcune caratteristiche ben precise per ottenere un buon tasso di conversione:

Il titolo. Abbiamo insistito più volte in questa guida sull’importanza del titolo. Deve essere convincente, mostrando che vale la pena acquistare il prodotto e che questo soddisfa le esigenze dell’utente. Ma non deve promettere più di quello che può mantenere. Un’aspettativa disattesa ha un effetto devastante nella mente del compratore.

Primo e ultimo paragrafo persuasivo. Queste due zone della pagina sono quelle che saltano maggiormente all’occhio all’utente interessato all’acquisto. Inserisci qui i tre principali vantaggi che l’utente otterrà acquistando il prodotto e la call to action che consente di acquistare.

Presentazione dell’offerta. Riprendi le informazioni sullo sconto a tempo inserite nelle ultime email.

Vantaggi dell’infoprodotto nei dettagli. Puoi farlo con una lista o con semplici paragrafi. Entra nello specifico dei problemi e delle soluzioni di cui potrà godere chi compra il tuo prodotto.

Testimonianze. L’utente sarà più propenso ad acquistare un prodotto è già stato utile ad altre persone.

Garanzia. Comunica al lettore che comprando il tuo infoprodotto sta facendo un investimento in cui non ha nulla da perdere. Inserisci una garanzia di “rimborso gratuito”. Se non è soddisfatto, potrà richiedere indietro la cifra spesa. Molti hanno paura che questa possibilità inneschi un processo in cui tutti rivogliono indietro i soldi. Ma non bisogno aver paura. Se offri qualità, il rischio è zero. In ogni caso, i resi sono statisticamente bassi e facendo un bilanciamento dei costi/benefici di questa opzione, non c’è dubbio che conviene inserirla.

7 consigli (+1) per ottenere il massimo dal processo di vendita di un infoprodotto

come vendere un inforpodotto

1. Evita i blocchi di testo troppo lunghi.

Uno dei primi fattori rilevanti quando si mette in campo una strategia di email marketing finalizzata alla vendita di infoprodotti è che le email inviate vengano effettivamente lette da chi le riceve. É stato dimostrato più e più volte che i destinatari di posta elettronica non leggono i blocchi di testo troppo lunghi. La causa è legata all’affaticamento degli occhi. La lettura del testo sullo schermo del computer è molto più stancante rispetto a quella sulla pagina stampata. Usa una strutturazione del testo facile e ben scandita, mantenendo le frasi e i paragrafi brevi.

2. Non usare tutte le lettere maiuscole.

Utilizzare tutte le lettere maiuscole, oltre a non essere “educato“, è controproducente. Ci sono delle eccezioni, ma nella norma non serve gridare (le lettere maiuscole indicano proprio un tono della voce alto). E il motivo è semplice: chi comunica qualcosa di valore non ha bisogno di alzare la voce per far si che gli altri lo ascoltino.

3. Parla con un tono amichevole, ma business-like.

Pensa ai modi diversi in cui comunicheresti al tuo capo che sei in ritardo rispetto a come comunicheresti lo stesso messaggio a tua madre. Utilizzare un tono amichevole è una buona regola, ma è altrettanto importante non perdere la professionalità e la serietà necessarie per mostrare autorevolezza e competenza.

4. Approfitta della potenza del “post script”.

P. S. è l’abbreviazione della locuzione latina post scriptum, che significa “scritto dopo”. Nello specifico, “scritto dopo la firma”. Questo elemento viene spesso sottovalutato, ma all’interno del funnel di marketing aiuta ad aumentare il livello di engagement e le conversioni. Pensa al P.S. come a un’opportunità per riprendere la call to action inserita nell’email o per comunicare informazioni aggiuntive, come il contenuto della prossima email e/o il suo oggetto.

5. Sfrutta al massimo le thank-you page.

Per ottenere il massimo da un utente che ha visitato il tuo sito e ha compiuto una conversione, è necessario un ringraziamento. Oltre a comunicare che l‘avvenuta iscrizione, le pagine di ringraziamento sono un momento fondamentale per continuare l’interazione con l’utente. Utilizza le thank-you pages per confermare l’iscrizione (“grazie per esserti iscritto“) e per inserire un primo invito a compiere una nuova azione (“puoi trovare queste risorse gratuite sul mio blog”). Inserisci i pulsanti social e invita il lettore a seguirti sui tuoi canali.

6. Crea la “tua rete di vendita”.

Dopo aver concluso la tua strategia con “l’email 5”, il tuo infoprodotto può continuare a generare profitti con le affiliazioni. Questo vale per i prodotti non di terze parti. Servizi come ClickBank ti consentono di inserire il tuo infoprodotto in modo che chiunque possa venderlo in cambio di una commissione. Per esempio, potresti inserire all’interno del tuo infoprodotto una mini-guida con le indicazioni per guadagnare con il tuo infoprodotto. Segnala all’utente le risorse di cui ha bisogno e invitalo a collaborare con te per vendere il tuo infoprodotto. In questo modo, aumenterai in maniera esponenziali le probabilità di generare vendite e profitti.

7. Non promettere cose che non puoi mantenere.

Il meccanismo promessa/mantenimento della promessa è un’arma tanto potente quanto pericolosa. L’errore più grande che si può fare nelle varie fasi comunicazione all’interno della strategia di vendita è promettere qualcosa che il prodotto o servizio non può mantenere. I giudizi che diamo alle cose non avvengono in maniera assoluta, ma sono relativi a una determinata aspettativa che ci creiamo nella mente. Per questo, i messaggi (titolo, oggetti delle email, primi paragrafi, ecc) devono mantenere il giusto equilibrio tra la “forza” di incuriosire l’utente e la “serietà” di non prenderlo in giro con false promesse.

8. Sii creativo! Non seguire questa guida per vendere infoprodotti.

Quest’ultimo consiglio è il più decisivo per realizzare una strategia vincente per la vendita di infoprodotti.

Ma come? Dopo aver letto più di 5 mila parole mi consigli di fare altro?

Sì e no. Non sono pazzo. L’originalità è decisiva.

Il nostro cervello è programmato per percepire le differenze. E per essere differente, devi dare sfogo alla tua creatività.

Questa guida è uno schema operativo testato e funzionante di conoscenze. Ma la “conoscenza” non è tutto, e non è detto che non si possa programmare una strategia 10 volte più efficace.

La creatività è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, mentre la creatività abbraccia il mondo stimolando il progresso e dando impulso al futuro

Così Albert Einstein si esprime sulla relazione “conoscenza-creatività”. Ed è proprio questo “impulso al futuro” che può garantirti successo e risultati concreti.

A tal proposito, per finire, un piccolo “favore”: quando darai sfogo alla tua creatività nel vendere infoprodotti, torna a raccontare la tua esperienza utilizzando il box commenti in fondo a questa pagina. Il confronto sarà occasione per continuare a crescere insieme.

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13 risposte

  1. Ottimo articolo, dettagliato e chiaro al tempo stesso! E ora vado a rivedere il mio funnel e ad implementare la soap opera strategy 😉

  2. Pingback: Usare un freebie per aumentare le conversioni
  3. Pingback: Come usare il pixel di Facebook per aumentare le conversioni [Guida Marketers]
  4. Finalmente un articolo chiaro su come poter applicare una strategia di acquisizione / vendita efficace!

    Non so se il mio settore è il più adatto ma proverò ad applicarlo al mio settore musicale 😉

    1. Grande Christian! Se hai voglia di contribuire al progetto Marketers, dopo aver applicato la strategia puoi condividere qui i tuoi risultati!

      “Condividere ti rende più grande di quello che sei. Più dai agli altri, più vita sei in grado di ricevere.” (Jim Rohn)

  5. Pingback: Guida facebook Ads: come creare una campagna che genera risultati
  6. Pingback: Lavorare da casa con Internet: Mega Guida al lavoro online
  7. Pingback: Lavorare in proprio può renderti indipendente?
  8. Pingback: 10 modi per convertire gli ascoltatori del tuo podcast in iscritti e clienti - Italian Indie -
  9. Pingback: Come guadagnare con un blog: Guida Preliminare
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  11. Finalmente un pò di chiarezza in questo argomento! Bellissimo articolo! Dettaglio, pulito e molto scorrevole!! Complimenti 😉

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Irene Bosi

Leggi la storia di Irene

Carriera vs Vita.

Perché dovremmo scegliere?

Già dall’università di economia ti insegnano a competere con gli altri.

La curva gaussiana dei voti dice che se aiuterai il tuo vicino di banco sarai tu a rimetterci.

Il mondo del lavoro tradizionale poi è spesso il proseguimento di tutto ciò, soprattutto in Italia.

È un mondo in cui se vuoi avere successo devi dedicare al lavoro il 110% della tua vita.

Stare in ufficio fino alle 9 anche se non hai niente da fare.

Avere un atteggiamento freddo e formale con colleghi e superiori.

Rendere il tuo capo felice prima ancora di pensare a come portare risultati.

Io da un lato ho sempre amato moltissimo il mio lavoro.

Ma dall’altro queste dinamiche mi hanno sempre fatto sentire inquieta dietro a una scrivania.

Per tanto tempo ho vissuto in una città che non faceva per me.

Ho avuto poco tempo per tutte le mie passioni.

Ho timbrato cartellini su cartellini.

Chiedendomi perché dobbiamo rinunciare alla libertà di viaggiare quando vogliamo, ai nostri interessi e alla nostra personalità per poter fare carriera.

Un giorno ho deciso di cambiare vita.

Mi seguivo su Instagram con Luca Cresi Ferrari.

Lui mi vedeva uscire dall’ufficio in skate, io lo vedevo condividere contenuti di business, lavorare dalla barca, mentre era a sciare o in viaggio.

Mi sono detta: vuoi vedere che questa vita esiste davvero?

Gli ho scritto facendogli una semplice domanda:

“Come fai?”

Qualche giorno dopo ci siamo sentiti al telefono. Ricordo che mentre mi parlava di Marketers e Yoga Academy mi brillavano gli occhi.

All’epoca ero brand manager in una multinazionale e stavo per cambiare lavoro: una posizione importante e una bella carriera davanti.

Quel giorno ho deciso di pancia. Sapevo poco di Marketers, ma ho rinunciato a una scelta sicura per abbracciare l’ambiente e le persone giuste.

Oggi ciò che non mi manca del mondo corporate è che nel momento in cui entri in ufficio smetti di essere una persona.

Cambi modo di parlare, di agire, di pensare.

Per questo non potrei essere più felice della scelta di diventare brand manager di Yoga Academy.

Oggi posso viaggiare, fare sport e allo stesso tempo lavorare ottenendo risultati e gestendo progetti complessi.

Posso spingere sempre più in su l’asticella della carriera, senza rinunciare alla mia vita, ma anzi: godendomela a pieno.

Progetti per il futuro?

Continuare a far crescere Yoga Academy e parallelamente dedicarmi a ciò che ho dovuto trascurare negli ultimi anni.

Da 5 anni ogni estate mi ritaglio a fatica un po’ di tempo per andare in Sud America e fare volontariato, applicando il marketing in contesti completamente diversi dal nostro.

Sono attività che mi aiutano a diventare una persona migliore e più creativa: mi mettono alla prova come essere umano.

Concludere questa storia è difficile, perché sento che è ancora tutta da scrivere. Ma voglio invitare tutti voi a rimanere persone anche nel contesto lavorativo.

Il mondo è cambiato molto nel 2020.

Con il covid tante persone hanno messo in dubbio il modo in cui gestivano la propria vita, rendendosi conto che è bello avere tempo per se stessi.

Mentre altre si sono annoiate ad avere più tempo libero. E probabilmente torneranno a lavorare in ufficio fino alle 10, inseguendo la chimera della carriera.

Penso che sia bello ritagliarsi spazio e tempo per vivere a pieno la propria vita, secondo le proprie regole.

Per questo spero che sempre più persone decidano di farlo.

Una cosa è certa: è di queste persone che amo circondarmi.

Elo Usai

Leggi la storia di Elo

“È così facile che anche mia nonna potrebbe farlo”.

Sulla carta era tutto perfetto. Ero il marketing manager di un’azienda internazionale. Una casa editrice oltretutto (seppure a tema medico), con quella parvenza di lavoro creativo.

Quando però il primo giorno entrai in ufficio con la borsa della palestra in spalla, la capa mi accolse così:

“Si vede che sei all’inizio, vedrai tra qualche mese come ti passerà la voglia”.

Non aveva torto. Capii presto che scrivere newsletter per aziende dentali e medicali non faceva per me. E più crebbe questa consapevolezza, più mi allontanai fisicamente ed emotivamente dall’ufficio.

Iniziai (come tanti) chiedendo di lavorare da casa.

Vivevo e vivo con mia nonna, come molti ora sanno. Ho perso mia madre quando ero piccolo, mio nonno allora era gravemente malato e mi sentivo di dover fare di più per loro.

In quei giorni sentivo nonna in cucina che si annoiava, mentre io stavo al computer a fare cose che non mi rendevano felice.

Eravamo vicini ma distanti. Qualcosa con cui oggi molti di noi possono relazionarsi.

Successe poi un giorno che mi trovai impegnato nel “sensazionale” compito di dover promuovere tubi ricondizionati per colonscopie, e lì sentii il campanello suonare: non potevo continuare a perdere tempo con quelle cose.

Iniziò quasi per gioco. Seguivo i podcast di Dario, avevo già divorato Copymastery e iniziai a studiare anche Instadvanced. Un mese dopo l’acquisto del corso aprii un profilo Instagram.

Ora, la cosa buffa è che non lo aprii per me, ma per mia nonna Licia, di quasi 90 anni.

Lo feci per distrarla dalla depressione in cui era caduta. Parliamoci chiaro, chi l’avrebbe seguita?

E invece (contro ogni previsione) ora mia nonna è un’influencer, con quasi 100.000 follower.

Il profilo è cresciuto velocemente e sono arrivate le prime proposte di collaborazione. Poi da quando è stata chiamata come modella per un brand di gioielli polacco, è finita su tutti i giornali e in tv a Le Iene.

36 mila follower in 4 ore.

Il segreto? Nessuno pensava che si potesse fare. Che una donna novantenne potesse crearsi un seguito sui social. Questo unito a un rapporto incredibilmente forte con la nostra audience, che abbiamo costruito col tempo.

Per quanto possa sembrare folle, un giorno decidemmo infatti non solo di rispondere a tutti i dm, ma di creare un video di risposta per ogni singolo messaggio che nonna riceveva.

Immaginate di scrivere a una persona che seguite sui social, e di ricevere una risposta attraverso un video apposta per voi, in cui vi ringrazia personalmente.

Il confronto con Renato Gioia in tutto questo è stato fondamentale, è stato il mio mentore a tutti gli effetti. E lo stesso vale per Marketers, sia a livello di strategie, che di community, di aiuto e confronto continuo. Al Marketers World poi ho conosciuto persone stupende con cui sono ancora in contatto e che è stato meraviglioso incontrare anche “nella vita offline”.

La cosa curiosa è che inseguendo un sogno sono arrivato a risultati professionali che non avrei mai raggiunto se fossi rimasto nell’ambiente standard in cui mi trovavo prima.

Ora vengo citato in articoli ovunque come esperto di digital marketing, sono docente allo IED e al Gambero Rosso, sia io che nonna veniamo contattati per iniziative stupende e sto realizzando tanti altri sogni che avevo da tutta la vita nel cassetto (alcuni ancora top secret). Se prima ero io a dover cercare arrancando le opportunità, ora sono loro a bussare alla porta.

Può sembrare un cliché, ma credo che la strada incerta sia quella che può dare più gratificazioni.

Se penso al senso di sofferenza che provavo allora e alla solitudine di mia nonna, che aveva perso il marito dopo una brutta malattia, capisco che questa storia ha cambiato due vite, non una. E anzi, forse molte di più.

E ora? Il passo successivo è creare un blog di invecchiamento positivo, rivolto agli over 70 e a chi ha il compito di prendersi cura di loro. Un progetto che spero avrà un impatto positivo sulla vita di tante altre persone.

Si parlerà di temi spesso trascurati, come alimentazione per anziani, sicurezza domestica e domotica, così come di argomenti più leggeri, quali moda e viaggi per over 70.

I feedback che già mi danno più soddisfazione sono quelli di persone giovani che, ispirate da noi, ci scrivono che hanno compreso l’importanza di passare più tempo con i propri nonni. A questo proposito abbiamo anche partecipato da poco a un’iniziativa chiamata “adotta un nonno”, con l’obiettivo di connettere maggiormente anziani e nipoti.

La scoperta più straordinaria è poi che, facendo un’analisi dei nostri follower, abbiamo scoperto che ci sono tante persone anziane, che molto raramente sono su Instagram.

E questo non ci fa mai mancare il divertimento.

Ci sono settantenni che scrivono alla nonna per consigli sui rossetti. Nonna recentemente è stata anche invitata da Barbara D’Urso su Canale 5 e presentata come “la regina di Tik Tok” (piattaforma dove abbiamo video che superano il milione di views).

Credo che, al di là dei singoli risultati che abbiamo ottenuto, dare vita a un progetto insieme a una persona cara sia meraviglioso.

E la cosa più importante è sempre iniziare. Ho postato la prima foto di nonna su Instagram un mese dopo l’acquisto di Instadvanced. E le cose sono andate molto più velocemente di quanto potessi pensare.

Se posso dare un messaggio positivo per concludere questa storia, è quello di non limitarvi alla “strada sicura”.

Se posso darne un secondo: ricordatevi dei nostri nonni, non lasciateli da soli.

Ma soprattutto: se li andate a trovare, cercate di non limitarvi a scattarvi un selfie con loro, per poi passare il tempo davanti al telefono. Ascoltateli, trascorrete davvero momenti di qualità insieme alle persone a voi care.

Vi stupirete di quanta saggezza e vitalità possono darvi, anche alla tenera età di 90 anni.

Spero che questa storia possa ispirarvi. Non c’è tempo per essere tristi.

Elo

Francesco Grisoni

Francesco Grisoni

Leggi la storia di Francesco

La mia storia inizia più di un quarto di secolo fa in una gelida mattinata di marzo a quanto dicono i miei genitori.

Ma a volte penso che la vera avventura sia iniziata consapevolmente e con una sua precisa direzione solo nel mio 24esimo anno di età.

Al tempo ero terribilmente frustrato.

Mi guardavo intorno e sentivo di non appartenere alla realtà che mi ricordava.

Mi resi conto che avevo inserito il pilota automatico, imboccando una strada universitaria tra le tante senza convinzione e vocazione solo per seguire l’esempio di amici e famigliari.

Accadde che la frustrazione raggiunse un livello tale che il dolore fu troppo grande e decisi di voler cambiare. Decisi di iniziare dalle basi dell’appagamento: la crescita personale.

Mi scaraventati fuori dalla mia comfort zone iniziando a prendere lezioni di canto. Fu proprio la terapia adatta di cui la mia anima inespressa aveva bisogno.

Non sapevo che da lì a poco salire su un palco di teatro di fronte a più di cento di persone per cantare mi avrebbe sconvolto l’esistenza.

Ma così fu.

Oggi guardandomi allo specchio vedo una persona completamente diversa a tratti irriconoscibile.

Da quel momento la mia vita ha iniziato a prendere la piega giusta. Anche la fortuna ebbe il suo ruolo.

Più o meno a inizio 2018 fui incuriosito da un’inserzione su Instagram che avevo installato da poco.

All’ora non potevo sapere che il 2018 sarebbe stato l’anno della rinascita della fenice dalle proprie ceneri: la mia rinascita.

Benedetto/a chi gestiva le ads di Dario a quel tempo. Mi si aprì un mondo nuovo.

Marketing, digital entrepreneurs, visioni di vita alternative.

Iniziai a studiare, ritrovai l’interesse per la lettura (leaders are readers :) ) e riscoprii la passione per la psicologia che avevo accantonato con l’inizio di Ingegneria.

Man mano mi isolai nella mia bolla di crescita per dedicare tutta la mia concentrazione a capire cosa fossero i funnel e il copy, le tecniche e gli strumenti del marketing tradizionale e odierno grazie ai contenuti infiniti che la community proponeva.

Ma la presa di coscienza arrivò dall’offline.

Fu il Marketers World a definire il mio avvenire.

L’evento fu una cosa pazzesca. Memorabile come Woodstock, un piccolo grande passo per me.

Non dimenticherò mai le emozioni e le sensazioni che mi accompagnarono al Palariccione quei giorni di settembre.

Soprattutto all’aperitivo quando vidi in carne ed ossa Vitto, Dario e tutti gli altri membri della Family e potei interagire con loro finalmente come persone reali senza filtri da schermo blu.

Ero partito da solo, ma ero tornato a casa con un sacco di amicizie preziose e di nuove conoscenze.

Ma soprattutto con più consapevolezza di chi volevo essere e dove volevo andare.

Tornato a casa la carica dell’evento mi permise di buttare giù alcune credenze limitanti nella mia mente e iniziare ad agire nel mondo esterno.

Oltre che investire tempo nella mia formazione con corsi marketers e offline, iniziai anche a investire soldi che avevo risparmiato grazie al mio lavoretto universitario da portapizze.

Non c’era tempo da perdere mi cercai anche i primi lavori per mettere finalmente in pratica ciò che sapevo e per sperimentare ciò che conoscevo solo teoricamente in modo da crearmi il mio bagaglio di competenze T-shaped.

Sono proprio queste competenze che mi hanno condotto dove sono oggi.

Ingenuamente quando scelsi la carriera ingegneristica (che sto pianificando di portare a termine – never give up!) fui condizionato nella scelta dai discorsi sulla sicurezza economica della mia famiglia.

Però io pensavo più in grande. E penso in grande tutt’ora.

Non so se hai mai letto “Padre ricco, padre povero”, ma ho imparato che non mi farò più guidare dalla mentalità “lavoro per i soldi”.

Con Marketers ho compreso che rincorrendo i propri obiettivi si diventa qualcosa di più grande di quello che si aveva immaginato e che il coraggio e i legami speciali con altre persone arricchiscono veramente la vita.

Il mio desiderio è fare parte di qualcosa che si regga in piedi su queste fondamenta.

Qualcosa che si elevi al di sopra di un’azienda e diventi un movimento di appartenenza proprio come ha fatto e sta facendo Marketers.

Questa è una vittoria senza tempo.

Una vittoria che avrà sempre valore perché impatta positivamente la vita di chiunque entri nell’ecosistema virtuoso di Marketers.

Credo che sono proprio questo genere di vittorie che ci fanno sentire meno in balia del caos e soprattutto, anche se solo per un momento, ci fanno sentire immortali.

Ida Dalicante

Leggi la storia di Ida

LA TRAPPOLA DELLA NORMALITA’

C’è sempre stata una domanda a cui non sapevo rispondere:

Cosa vorresti fare da grande?

Può sembrare sciocco ora, ma non avere una risposta mi faceva pensare che ci fosse qualcosa di sbagliato in me.

Mi ero ormai rassegnata a portare termine ciò che avevo iniziato (la laurea in Economia) e poi chissà…

Sin da piccola, per i miei parenti e conoscenti, ero sempre stata “quella che sa cantare”.

Nel 2009 avevo anche iniziato a pubblicare su YouTube le mie cover di canzoni famose. Fecero qualche migliaia di views, non poche per l’epoca.

Però quella definizione mi stava stretta.

Ero “quella che sa cantare”, ma le mie ambizioni mi portavano altrove.

Avete presente quei programmi televisivi sugli imprenditori americani?

Ecco, non so bene perché, ma avevano fatto nascere in me il fascino dell’imprenditoria.

L’idea di organizzare un gruppo di persone intorno a un’idea per trasformarla in realtà mi attraeva.

Anche per questo motivo, nel 2012, mi ero iscritta a Economia.

Presto mi resi conto che volevo fare, non solo riempirmi il cervello di teoria. Continuavo a non capire cosa cavolo volessi combinare nella vita…

L’esame di marketing mi illuminò o, almeno, così mi sembrava allora. A me piaceva (e piace) il business della moda. La mia mente pensò:

“Perché non aprire un blog dove parlare di marketing e moda?”

Ecco come nacque “Pistacchio e Liquirizia”.

La storia di questo nome? Beh, dietro c’è stata una lunga ricerca di mercato, brainstorming infiniti…

In gelateria. Sì, in realtà l’ho pensato in gelateria, mentre ero in preda all’indecisione tra un cono pistacchio e cocco o pistacchio e liquirizia.

Potete immaginare, con questi presupposti, che fine abbia fatto il mio primo blog.

Al di là di questo però, quell’esperienza mi fece conoscere – virtualmente – prima Dario e poi Luca.

A dirla tutta, testarda come sono, ho letto le guide di Dario e poi ho deciso di fare di testa mia. Diciamo che non è andata benissimo.

Luca, invece, all’epoca aveva un podcast. Era circa il 2015.

Loro due comunque mi fecero buttare l’occhio su un nuovo mondo.

Era un mondo diverso da quello – teorico e astratto – dove mi ero rassegnata a rimanere. Un mondo fatto di cose concrete, progetti entusiasmanti…

E poi? Beh, di motivi ce ne sarebbero tanti, ma dopo quella scoperta caddi in un blocco totale.

Nonostante tutto mi rintanai in quella che mi sembrava la normalità.

Dal 2015 al 2018 mi sono trascinata dietro una vita che non mi soddisfaceva, andando verso un futuro che non mi entusiasmava.

Questo fino al 6 febbraio 2018.

Probabilmente stavo cazzeggiando su Facebook, in una “pausa” dallo studio per l’esame di Diritto privato.

Ero iscritta a WE ARE MARKETERS da tempo. Scorrendo il feed, lessi un post dove si annunciava la ricerca di nuovi Jedi.

Ora, voglio essere onesta: non sapevo neanche che cosa fossero i Jedi.

Tuttavia quella mi sembrò l’occasione per dare una sterzata alle cose. Mi dissi “ma sì, proviamoci”…

Per la vostra gioia, ho recuperato la mia candidatura. L’avevo chiusa così:

“Male che vada, mi candido come donna delle pulizie visto che siete dei casinisti fenomenali. Posso anche cucinare”.

Sì, mi sono candidata come donna delle pulizie di un’azienda senza uffici. Un vero genio, eh?

Al di là di questo, rileggere quella candidatura mi ha fatta sorridere e riflettere. Queste parole in particolare le sento ancora mie, a distanza di anni:

“La normalità, la monotonia non fa per me. Voi siete un concentrato di ciò che vorrei vivere. E poi, ho tanta voglia di mettere in pratica ciò che ho imparato, così come ho voglia di continuare a imparare e darvi fastidio”.

Non so perché, ma la mia candidatura fu accettata.

Dopo 2 anni sono ancora qui a dare fastidio e ho raggiunto un traguardo di cui sono fiera…

Oggi sono Community Manager in Marketers e dirigo la squadra dei miei fantastici, pazzi Jedi.

Finalmente posso rispondere:

Cosa voglio fare da grande?

Prima di tutto, non voglio smettere di sorprendermi e scoprire nuovi mondi.

E sì, voglio continuare ad aiutare i miei Jedi, ragazze e ragazzi da tutta Italia che moderano i gruppi Marketers, a trovare la propria strada. Magari lontana da quella che per gli altri è la “normalità”.

Perché, se c’è una cosa che ho imparato negli ultimi anni, è proprio questa:

La vita è troppo breve per lasciarsi dire cosa farne da una persona diversa da sé.

Un abbraccio,
Ida

Francesco Delle Femmine

Leggi la storia di Francesco

BREVE DIARIO DI UN MARKETER NICHILISTA

Sarebbe stata una traversata da 11 ore e 40 minuti.

Salendo sul Flixbus per Milano Lampugnano non sapevo cosa aspettarmi. Avrei passato la notte lì, seduto al mio posto pagato 1€, per arrivare a destinazione alle 8 della mattina dopo.

E poi? Tutto questo per un aperitivo? In quanti mi avrebbero capito?

Era il 2015, trascinavo la mia vita tra l’università e la prospettiva di una carriera che mi soffocava al solo pensiero.

Sono un nichilista convinto, ma da un po’ avevo scoperto un gruppo di ragazzi che sognavano e mi facevano sognare in grande.

Quando sentii parlare di un aperitivo a Milano, dove per la prima volta si sarebbero ritrovati tutti i Marketers, decisi di andarci. A ogni costo.

Il problema?

Abitavo (e abito) in provincia di Caserta, a circa 748km da Milano. E all’epoca avevo poche decine di euro da parte…

Dopo essermi formato online, anche grazie al blog di Dario, avevo trovato il mio spazio per sperimentare.

Un amico aveva un’agenzia di marketing offline e, con lui, iniziammo a proporre i primi servizi digitali.

I budget erano risicatissimi, ma è stata una palestra formidabile. Me ne dovevo inventare di ogni per raggiungere gli obiettivi…

Ricordo che, nel periodo di quel primo aperitivo Marketers, Instagram aveva introdotto la localizzazione dei post.

Io ci avevo costruito una strategia per un piccolo ristorante (segno del destino?).

Oggi aggiungere la localizzazione è la cosa più naturale del mondo, allora ci portò una copertura pazzesca e altri buoni risultati.

Quel piccolo successo mi aveva fatto capire che c’era un futuro per quello che facevo…

Mi serviva però sentirmelo dire da persone simili. Allora, giù da me, non avevo l’approvazione di nessuno.

Quell’1€ speso per il Flixbus (l’unico mezzo di trasporto che mi potevo permettere) fu il miglior investimento che potessi fare.

Arrivato a Milano, mi fiondai nella stanza che avevo preso. Diciamo che non era per niente di lusso.

Anche il mio budget personale era risicatissimo.

Passai la serata chiacchierando con Dario, Luca, Vittorio e tutti gli altri. Mi aprirono la testa con le loro storie e i loro consigli.

Appena ci salutammo, mi precipitai di nuovo a Lampugnano. Nuovo bus, nuova traversata, ma dentro di me era scattato qualcosa.

A casa mi aspettavano la vita di sempre e l’università. 5 anni fa non era così “mainstream” lasciarla.

Non potevo rimandare più: Dovevo prendere la mia vita in mano. In fondo lo sapevo già:

Avrai abbandonato l’università per sempre. Volevo dedicarmi al digital marketing.

Quando mi decisi definitivamente i miei non la presero benissimo, ma ormai non si poteva tornare indietro.

A Milano tutti mi avevano dato un consiglio, riassumibile così:

“Trovati un co-working dove esprimere le tue potenzialità e conoscere gente”.

Quando tornai a Caserta fu la prima cosa che feci con i pochi spicci che mi rimanevano…

Fu la scelta migliore che potessi fare, dopo quell’investimento di 1€ per il Flixbus per Milano.

In quel co-working sono cresciuto, ho conosciuto persone pazzesche e trovato clienti incredibili. Proprio lì nacque Alfonsino, un progetto di food delivery focalizzato su piccole città.

Erano passati anni da quell’aperitivo, ma mi imbarcai in questo viaggio con lo stesso spirito. Dove mi avrebbe portato?

Ve la faccio breve.

Dopo 3 anni dalla fondazione, Alfonsino è in oltre 400 centri in Italia e stiamo progettando una nuova espansione.

Per 2 anni mi sono occupato del customer service. Poi mi sono spostato sempre più sul marketing e tutt’ora me ne occupo per Alfonsino e altri clienti (di cui magari vi racconterò in futuro).

Marketers è stato un compagno di percorso immancabile. Ho comprato e divorato praticamente ogni corso.

Al di là delle singole strategie, ciò che mi è rimasto è una mentalità che applico ogni giorno nel mio lavoro.

Proprio qualche settimana fa, insieme a tutto il team di Alfonsino, abbiamo chiuso un crowdfunding da 350,000€.

Era il secondo per noi (il primo era da 150,000€).

Eravamo indecisi se provarci o no. Alla fine ci siamo lanciati, applicando il puro Metodo Marketers:

Abbiamo aperto una community, l’abbiamo popolata di potenziali investitori e dato valore a ciascuno di loro (in base alle diverse esigenze).

In pochissimo tempo siamo arrivati al goal. Così, ora è ufficiale, nei prossimi 24 mesi apriremo in 24 nuove città.

Questo è stato uno dei miei traguardi personali, che mi ha insegnato tanto in questo anno così complesso.

Un anno che, nonostante io rimanga un nichilista convinto, mi ha insegnato una cosa:

Non importa quanto duro e lungo sembri il viaggio, il cammino spesso ti porterà dove non ti aspetti e ti lascerà più ricco di esperienza e conoscenza.

A presto. Un abbraccio,
Francesco

Debora Carofiglio

Leggi la storia di Debora

COLPISCI PIÙ FORTE

La grande crisi del 2008 si è portata via l’azienda di famiglia. Un anno prima era venuto a mancare mio padre.

Ho sentito la terra venir meno sotto ai piedi.

In azienda mi ero sempre occupata di organizzazione e logistica. Parallelamente però mi affascinava il mondo di internet.

Allora era tutto così rudimentale. Nel 1998 avevo creato il mio primo sito web, da lì non ho mai smesso di buttare un occhio a quel nuovo mondo.

La passione è rimasta. Così come la voglia di mettermi in gioco…

Quando però la vita ci si mette, sa colpire forte.

Nel 2012 ho affrontato un divorzio. Da lì i soldi hanno iniziato a scarseggiare sul serio.

Intanto avevo trovato un nuovo lavoro, ma lo stipendio mi durava poco più di una settimana: metà se ne andava per l’affitto, in più avevo un figlio di 10 anni da mantenere.

È stata dura.

Potrebbe sembrare esagerato, ma un post mi ha svoltato la vita.

La passione per la rete non se n’era mai andata e mi ha tirato fuori da quell’incubo. In un angolo di me stessa, coltivavo il sogno di avere un mio business digitale.

Non perché volessi guadagnare chissà quanto o avere il macchinone e la villa a Dubai.

Semplicemente volevo poter lavorare senza vincoli di orario e luogo per poter stare quanto più possibile vicina a mio figlio.

Ecco perché quando per la prima volta ho sentito parlare di Business Genetics mi si è accesa una lampadina (il mio istinto aveva ragione).

Prima però c’era qualche altro ostacolo da affrontare a testa alta.

Ho sempre studiato quando potevo, spesso di notte. Leggevo il blog di Dario e seguivo anche Marcello Marchese.

Era ormai il 2016 e la mia vita, per il resto, continuava a essere un mare in tempesta. Proprio un annuncio di Marcello arrivò nel momento giusto, quando ero disoccupata ormai da un po’:

Cercava una persona per il customer service di un suo progetto.

Mandai la mia candidatura, pochi giorni dopo ero già a colloquio. Finalmente da remoto.

Finalmente avevo trovato qualcuno che non mi dicesse che ero “troppo qualificata per il ruolo” (sì, mi è capitato più volte e ogni volta mi veniva sbattuta la porta in faccia).

Anzi, nel giro di una settimana mi trovai a gestire l’e-commerce nonché l’intero customer service.

La faccio breve.

La mia nuova avventura andava a gonfie vele. Dopo tante difficoltà, una boccata d’aria.

Negli anni seguenti mi sono guadagnata sempre più spazio, fino a diventare manager.

Nel 2019 però qualcosa s’è rotto. Mi sono resa conto che i miei ideali non combaciavano più con quelli dell’azienda e sentivo forte la voglia di costruire qualcosa di mio.

Presi una decisione, insieme al mio nuovo compagno, senza immaginare minimamente dove ci avrebbe portati in pochissimo tempo.

Era una sfida, ma nessuna sfida ormai poteva essere più ostica di quelle che avevo combattuto fin lì.

L’idea che mi frullava per la testa era questa: costruire una società di logistica diversa, che desse supporto totale a e-commerce e network di affiliazione.

Non si sarebbe occupata solo di spedizioni, ma anche di assistenza dei clienti, gestione delle giacenze e dei reclami e conferma dell’ordine telefonica.

Da questo sogno è nata Momoka. C’era però un “piccolo” problema.

Vi ho detto che si trattava di una sfida…

Durante la mia precedente esperienza avevo stretto rapporti con tanti proprietari di e-commerce e affiliate marketer.

Appena seppero della mia nuova azienda, vollero lavorare con me.

Bello, no? Sì, senza considerare però che volevano partire subito.

Era marzo 2019 e, in un solo mese, avremmo dovuto costituire legalmente l’azienda, fare un business plan, pensare a un tariffario, stendere i contratti, trovare i collaboratori, un gestionale, un VOIP, un magazzino e i corrieri.

Non vi nascondo che è stato un mese di poche ore dormite, tanta preoccupazione. E una tonnellata di voglia di farcela.

Fatto sta che il 2 maggio 2019 abbiamo fatto le nostre prime 200 spedizioni. Niente rispetto a quello che sarebbe successo esattamente 1 anno dopo…

Durante lo scorso lockdown abbiamo dovuto cambiare magazzino. Era troppo piccolo per gestire il boom di richieste.

Ne abbiamo preso uno da 800 mq.

Per fortuna nel mezzo avevo trovato un alleato. Un alleato blu.

Come ho detto, ho sempre studiato quando potevo. E volevo continuare a farlo. Cercavo però qualcosa di diverso dai soliti infoprodotti che promettono guadagni mirabolanti.

Così, in occasione del suo primo lancio, ho acquistato Business Genetics.

Business Genetics è stata una scoperta. Prima di tutto, di me stessa.

Ha stravolto la mia crescita personale e ancora oggi sto lavorando per mettere in pratica tutto ciò che ho imparato al suo interno.

Era proprio ciò che cercavo.

Oltre all’enorme carica di crescita personale, questo corso mi ha trasmesso il super-potere dell’imprenditore: la delega.

Probabilmente senza non sarei mai riuscita a scalare Momoka nel giro di qualche settimana.

Le 200 spedizioni iniziali sono diventate 40,000 in appena 2 mesi (marzo e aprile).

E di certo senza Business Genetics non riuscirei a sognare il futuro che ora immagino per la mia creatura.

Oggi manteniamo ancora la media di circa 20,000 spedizioni al mese e a fine ottobre siamo arrivati a 1 milione di euro di fatturato (uno dei miei grandi obiettivi quando ho preso BG).

Siamo ancora all’inizio. Sono sicura che ne vedremo delle belle. E ve le racconterò…

Sono una persona abbastanza timida, ma ho deciso di uscire dalla mia comfort zone. Per un motivo molto semplice.

In tutta questa negatività abbiamo bisogno di fermarci, guardare dentro di noi e trovare la forza di fare qualcosa di bello.

Spero che le mie parole possano aiutarvi anche solo un po’ a riuscirci.

Ricordate:

“Quando la vita ci si mette, colpisce forte. Ma tu, beh, colpisci più forte”.

Un bacio,
Debora.

Giorgia Colavita

Leggi la storia di Giorgia

Mi prendo la responsabilità di ciò che sto per dire.

Sarà impopolare e molti mi odieranno. Ma sarà anche profondamente vero.

Credo che il marketing digitale non dovrebbe essere di tutti.

Prima di inca***rvi, pensateci:

Abbiamo trattato l’ecosistema online come l’ambiente più democratico della storia.

Il luogo dove ognuno può farcela e dar vita al proprio sogno. Vendere qualsiasi cosa e vivere una vita meravigliosa.

Qual è il risultato?

Da un lato ci sono tantissime persone creative che si sono inventate vite e lavori, e ciò è fantastico.

Dall’altro, l’online si è riempito di gente che scimmiotta strategie altrui per promuovere roba scadente.

Gente che vede un ad e la copia. Vede un funnel e lo copia. Questo perché per replicare un prodotto servono anni di lavoro, per replicare una strategia di marketing le barriere sono inesistenti.

Per questo credo che sia il momento di stringere la tenaglia. Il momento di non fare entrare in questo mondo chi non ha un codice etico. Chi usa in modo improprio ciò che viene insegnato in ambienti come Marketers, e che ha un valore così elevato.

Parlando di valore, credo non esista nessun percorso in Italia che ne ha così tanto come Business Genetics.

Ma lasciatemi fare un passo indietro.

Lavoro nel mondo del marketing da una decina d’anni, gestendo diversi team in diverse aziende.

Parliamoci chiaro, non mi sono mai sentita una dipendente. Quando i progetti nascono da te, diventi una sorta di imprenditore dentro l’azienda.

E io sono sempre stata una persona ambiziosa. Ho sempre creduto che il desiderio di eccellere fosse un’inquietudine positiva, una “fame di vita” necessaria.

Ma per quanto me la raccontassi, quella che facevo anni fa non era una vita sana. I ritmi folli mi assorbivano e dormivo due ore a notte.

Finché un giorno non mi hanno ricoverata. Avevo 190 battiti a riposo, i medici temevano che avessi un aneurisma e rimasi in ospedale per 10 giorni.

Quella fame mi stavano uccidendo.

Uscita dall’ospedale mi licenziai.

Decisi di cambiare vita e iniziai a lavorare in una copisteria di Reggio Emilia. Un’azienda ferma agli anni ’80.

Una tela bianca dove potevo sbizzarrirmi e ripartire da zero.

Creai il sito, la veste grafica, il marketing. All’epoca avevo già fatto Instadvanced, Copymastery e Facebook Advanced.

E dopo?

Il (buon) lavoro paga sempre.

La copisteria inizia quindi a crescere e tutto va alla grande. Ma quando arrivo all’obiettivo che mi sono posta, capisco che ho bisogno di nutrirmi di altro.

Un giorno mi contatta un noto brand. Sono una S.p.a., io la ragazza della copisteria di Reggio Emilia. Facciamo un paio di incontri, in cui mi dicono che stanno cercando una nuova agenzia di marketing.

Mi fanno una proposta da 10k al mese. I miei capi si spaventano. Troppo fatturato, troppe tasse. Troppa crescita troppo velocemente.

Realizzo che ho trasformato quella piccola copisteria in un’agenzia di marketing capace di riscuotere l’interesse di brand enormi.

Io e la mia collega Antonella ci guardiamo in faccia: non possiamo dire di no a un contratto del genere. Che fare?

La prima cosa che faccio è comprare Business Genetics. La seconda è licenziarmi (insieme alla mia collega e ora mia socia). La terza è partire in viaggio per San Francisco.

2 settimane dopo, al mio ritorno in Italia, la mia fame aveva divorato il corso da cima a fondo.

Prima avevo un’idea di business, che mi avrebbe portato a fare molti errori. Errori che Business Genetics mi ha impedito di commettere.

Non so come avrei iniziato da zero. Sarei stata una dipendente con molte qualità, non un’imprenditrice.

Quello che è successo è che un giorno dopo essermi licenziata sono passata da 30k l’anno come dipendente a un giro d’affari di 140k.

E la cosa divertente è che ho anche detto di no a quel grosso cliente.

L’ho fatto per salvaguardare la mia salute. Non volevo rimanere incastrata nelle dinamiche da agenzia. Avrei finito per lavorare solo per loro e non sarei stata libera.

Ho aperto un’agenzia (Arketing Studio), perché è ciò che so fare bene. Ma so anche che non è ciò che vorrò fare per sempre.

È il mio 20/80 capace di darmi la vita e le soddisfazioni che voglio, per poter lavorare su ciò che già mi ronza in testa.

Oggi in Arketing non siamo più in 2, ma in 7. È ormai una realtà solida, strutturata e in crescita.

E questo dopo neanche 12 mesi.

Licenziandomi ho fatto all in, ho messo tutto sul piatto. E ora mi trovo spesso a pensare:

“perché non l’ho fatto 10 anni prima?”

La qualità della mia vita è esplosa, oltre ogni immaginazione. Posso dire sì e no quando voglio. E dico molti più no che sì.

E ora?

Sto cercando di creare un prodotto che abbia dei forti valori etici al centro.

Non voglio far parte della schiera di persone che si lamentano, ma essere tra quelle che fanno qualcosa per migliorare il nostro pianeta.

Voglio unire business, etica e scalabilità in un progetto che continui ad emozionarmi e che sia in costante crescita.

Pur continuando a prendermi cura della realtà che ho creato e di cui sono estremamente fiera.

Realtà che è come un bambino, che ho accudito e che ora è quasi pronto a camminare con le proprie gambe.

La verità è che ho voglia di dedicarmi a qualcosa che non tocchi solo me.

Ho l’esigenza di restituire qualcosa indietro, perché sento di aver avuto tanto dalla vita. Ho fatto tante esperienze, e anche ciò che mi è successo di negativo è stato un grande regalo.

Ora se non restituisco tutto ciò esplodo. Sento questa gratitudine immensa che se ci penso mi fa commuovere.

Ho fame, da sempre. Ma questa fame finalmente ha smesso di logorarmi, e ha iniziato a nutrirmi.

Malìa Vibes

Leggi la storia di Marta e Giulia

Siamo un po’ lo yin e lo yang.
Giulia – romana, advertiser in Marketers Company – timida e introversa, Marta – da Milano, media content specialist in Shift – un vulcano di parole e risate. In pochi mesi le nostre vite si sono mescolate in maniera del tutto imprevista e imprevedibile.

Tutto è nato durante l’ultimo Team Party con la Family. Amiamo quei momenti, siamo un’azienda totalmente da remoto e perciò il condividere momenti si trasforma in una gioia pura.

È come ritrovarsi con amici che non vedi da tanto tempo.

L’ultima volta, prima della pandemia, abbiamo affittato un intero agriturismo nelle campagne toscane. È stato proprio lì che, per la prima volta, ci siamo incontrate offline.

“Marta mi raccontò di aver programmato un bel tour del Sud Italia. Io ascolto, prendo e porto a casa. Allora eravamo due semplici colleghe, poi durante la quarantena abbiamo iniziato a sentirci spesso.

In pieno lockdown le ho girato una proposta: mi avevano invitato a passare qualche mese a Palermo in estate. Neanche 24 ore dopo abbiamo prenotato una casa per 35 notti, da quasi sconosciute”.

“In Sicilia abbiamo scoperto che io e Giulia siamo opposte ma complementari. Io amo stare al centro dell’attenzione, lei cerca di evitarlo; lei che programma e pianifica, io che vivo nel mio caos”.

Dopo le prime settimane di Vucciria, Taverna Azzurra e serate “ritmo e atmosfera” abbiamo deciso di iniziare a raccontare la nostra avventura su Instagram.

Abbiamo notato che ci scriveva in privato tanta gente, magari persone che non sentivamo da anni o a cui pensavamo non interessasse. Invece si ricordavano cose che avevamo detto o fatto settimane prima.

Così abbiamo aperto un profilo dedicato dove stiamo continuando questo racconto. Già, perché intanto abbiamo preso una decisione… di cuore.

Man mano che si avvicinava il giorno della partenza sentivamo il “mal di Sicilia”. Non volevamo andarcene.

Abbiamo incontrato la persona giusta al momento giusto: una ragazza, durante una serata, ci racconta che cercava casa e inquiline. Noi, che ci eravamo già ripromesse di tornare a Palermo, non ce lo siamo fatte ripetere due volte e siamo andate a vedere degli appartamenti con lei.

Il finale? Abbiamo affittato un appartamento per i prossimi 12 mesi.

Molti potrebbero chiedersi il motivo di questa scelta improvvisa. Beh, un vero motivo non c’è. Lo abbiamo detto, è stata una decisione dettata dal cuore e dalle emozioni.

Abbiamo la fortuna di lavorare in realtà aziendali che abbracciano il remote working. Ecosistemi dove ciascuno ti spinge, anche inconsapevolmente, a vivere davvero la vita che si desidera.

Non è scontato. Molto spesso ci raccontiamo storielle per evitare di prendere scelte coraggiose e, perché no, un po’ pazze. Sono quelle però che ti fanno imboccare la strada di un’esistenza piena.

Ecco, il bello del lavoro che facciamo è che ci dà continue opportunità per dimostrare – in primis a noi stesse – di essere libere, autonome e indipendenti nel fare ciò che ci piace quando ci piace farlo.

Per noi il lavoro da remoto è questo. Non lavorare in pigiama tutto il giorno (a volte anche quello), ma lasciare ogni zavorra alle spalle e liberarsi da ogni sciocco vincolo che ci creiamo.

A volte basta lanciarsi e godersi il viaggio…

Quando guardiamo fuori dalla finestra della nostra ormai nuova casa ringraziamo di averlo fatto. E lo rifaremmo ancora.

P.S.: Ah, e abbiamo un terrazzo super-figo. Se passate di qui, scriveteci, da noi non manca mai ospitalità e un bicchiere di rosso.

Un abbraccio dalla Sicilia,
Marta e Giulia (Malia)

L'Altra Riabilitazione

Leggi la storia di Marcello

Volevo uscire da quelle 4 mura.

Ho sempre fatto il fisioterapista classico: aprivo lo studio alle 8 di mattina e lo chiudevo alle 8 di sera.

Era la mia vita? No.

Come ne sarei uscito? Bella domanda.

Sentivo l’inquietudine crescere, ma non ambivo a stravolgere tutto.

Non sognavo auto di lusso o una vita dall’altra parte del mondo. Volevo semplicemente uscire dai limiti fisici del mio paesino e arrivare ovunque, anche solo con le parole.

Ho iniziato agendo, senza un vero e proprio piano in mano.

All’inizio aprii un sito web in cui parlavo di riabilitazione. Facevo un migliaio di visitatori al giorno, ma non avevo idea di come monetizzare il traffico.

Poi mi imbattei in Dario e Andrea Giuliodori (che considero i miei mentori), e cambiò tutto.

Articoli, ebook, videocorsi: capii che il digitale mi permetteva di comunicare ciò che sapevo fare non più solo davanti a un singolo paziente, ma a decine di migliaia di persone alla volta.

A distanza di qualche anno, oggi il mio canale Youtube ha 200.000 iscritti e il sito genera circa 20.000 visitatori al giorno.

Ma soprattutto, l’anno scorso ho raggiunto i 100.000 euro di fatturato online, superando le entrate che facevo (e che continuo a fare) col mio studio.

Quando anni fa leggevo questi casi studio sul blog di Dario mi sembravano irrealizzabili, mentre ora sono la normalità.

Come ho fatto? Se dovessi trovare una formula direi:

Arrivare prima + comunicare bene + avere costanza.

Sono stato il primo a fare il fisioterapista online e il primo a metterci la faccia. E questo ha reso fondamentale saper comunicare ciò che amavo e sapevo fare.

Qui Copymastery è stata la fulminazione sulla via di Damasco. Il copy mi ha insegnato come arrivare al cuore e alla mente delle persone, online e offline.

Tutto questo però senza la costanza non sarebbe bastato. Io nel digitale ho visto la vita: arrivavo in studio alle 8 del mattino con già un paio di ore di lavoro sul mio sito alle spalle.

Non mi pesava affatto, mi svegliavo entusiasta.

Ci sono stati momenti difficili, certo. Forse è sempre un momento difficile se hai il coraggio di metterti in discussione.

Quando non stai seguendo una via tracciata, ma ti stai inventando la tua professione giorno per giorno, è normale avere paura.

Io poi vengo da una famiglia di imprenditori e fin da piccolo ho assistito a riunioni di famiglia in cui si parlava solo di problemi e di banche.

Involontariamente associavo l’attività imprenditoriale a tutto quello.

Ho scoperto però che online le barriere sono diverse. Un tempo ci volevano generazioni per scalare un’azienda, oggi può andare tutto molto velocemente. E dipende da te farlo durare nel tempo.

Sembra strano, ma ci vuole coraggio per ammettere che puoi creare un business dirompente in pochissimo tempo. L’assenza di limiti a volte è disorientante.

Soprattutto quando non sei circondato da persone che fanno già quella vita, come nel mio caso.

Ho iniziato a lavorare online a 33 anni, con già un figlio e vivendo in un paesino in provincia di Piacenza.

Intorno a me nessuno capiva cosa stavo facendo e perché.

Oltre ai Meetup e al Marketers World (da cui ho tratto un grande beneficio), ricordo quindi molto bene quando ho incontrato Dario e la Marketers Family a Barcellona.

Quel giorno ho finalmente realizzato di essere circondato da persone che non solo mi capivano, ma che erano ancora più avanti di me.

Poi sono sincero: per me oggi la libertà dell’online non ha prezzo.

Se avessi avuto solo il mio studio avrei passato il lockdown con le mani tra i capelli. Invece ho potuto godermi lunghi momenti di relax nel giardino di casa, ho avuto la libertà di riflettere sulla mia vita serenamente.

Senza l’ansia di capire come andare avanti e anzi, vedendo il mio fatturato aumentare invece che diminuire.

Progetti per il futuro?

Sognare ciò che verrà dopo non è sempre facile.

5 anni fa avrei pensato che questo fosse il massimo pensabile. Poi ci sono arrivato e ho capito di non essere alla fine, ma all’inizio.

Ora sto per pubblicare un libro con una grande casa editrice, e questa cosa mi riempie di soddisfazione. Sto anche cercando il coraggio di reinventarmi di nuovo. Di andare di nuovo dove gli altri non si sono ancora avventurati.

A questo proposito ricordo Dario sul palco del Marketers World 2018, quando parlando di Musical.ly (allora non era ancora diventato Tik Tok), disse: “se pensi che sia una cosa da bambini, significa che stai già diventando vecchio”.

Ecco, mi auguro metaforicamente di non diventare mai vecchio. Se non dal punto di vista biologico, almeno dal punto di vista imprenditoriale.

Filosofia e Caffeina

Leggi la storia di Benedetta

Questa storia sarà piena di digressioni, non avrà un inizio né una fine.

Ad essere sincera non volevo neanche raccontarla, perché a pensarci non sono arrivata da nessuna parte.

Non sono famosa (anche se mia madre lo pensa) e non sono ricca. Forse però sono un po’ più felice e realizzata. Quindi, visto che insistete, eccola qua.

Lavoravo come cassiera in un centro commerciale. Ma prima ancora facevo la psicologa coi ragazzi in difficoltà. Guadagnavo una miseria, avevo un capo che mi trattava come una pezza e che mi rendeva impossibile lavorare.

Un giorno, durante una notte insonne a Milano, mi resi conto che volevo uscirne. Mi chiesi: cosa farei se fossi totalmente libera di decidere che vita vivere?

Mi trovavo in una camera d’albergo e sul letto di fianco a me c’era “Così parlò Zarathustra” di Nietzsche. Ogni volta che mi allontano dalla mia città (Brescia) porto sempre un libro di filosofia con me.

La risposta che cercavo era lì sul letto, nell’amore di tutta una vita. In quel momento pensai a Socrate, che preferì farsi uccidere piuttosto che rinunciare alla filosofia.
Neanche io volevo rinunciarvi.

Tornai a Brescia e affrontai il mio capo, dicendogli che avrei lasciato quel lavoro e sarei tornata a studiare, mi sarei iscritta a filosofia.

Lui rispose alle mie dimissioni con queste esatte parole:

“Benedetta, dove pensi di andare? Tornerai strisciando”.

Molti pensarono che mi sarei trovata sotto a un ponte, e iniziai a temerlo anche io.

Andai a lavorare come cassiera: 10 ore in piedi a servire i clienti.

Facevo anche 190 scontrini al giorno e il mio incubo era incontrare gli ex colleghi o i vecchi compagni di università e leggere l’espressione sul loro volto.

Ovviamente successe: un giorno arrivò un ex collega, che mi guardò in faccia e disse: “che tristezza ridursi così”.

Quello stesso giorno il mio superiore aveva detto a tutto lo staff: “Mi raccomando, sorridete e proponete la borsina a 1 euro e 50”.
E quindi la mia unica risposta fu (tentando di sorridere): “vuoi la borsina?”

Ricordo che la sera rimasi da sola qualche minuto nel parcheggio del centro commerciale, tentando di scrollarmi di dosso l’identità da studentessa di filosofia (con già una laurea, un master e un tirocinio in tasca), che passava le giornate a lavorare come cassiera.

Per fortuna la filosofia mi ha sempre nutrito. Non è qualcosa che ti dà risultati immediati, ma che ti fa fiorire giorno dopo giorno.

E ora? Ora sono entrata nel meraviglioso mondo dell’insegnamento precario, in cui mi dicono anno per anno cosa insegnare. Quest’anno ho fatto educazione fisica e alternativa a religione, quindi in pratica ho insegnato filosofia alle elementari, anche ai bambini con problemi.

Se vi aspettavate quindi un viaggio dell’eroe, rimarrete delusi.

Non è una storia che parte dal basso e arriva in alto.

La vita è fatta di alti e bassi, di montagne russe che non finiscono mai. Non arrivi alla vittoria finale, semplicemente procedi verso la tua direzione.

Sì, ho ottenuto risultati impensabili, e li devo soprattutto a Marketers. Avevo già studiato Copymastery e Instadvanced. Ma sedermi in prima fila al Marketers World è stato il vero spartiacque.

Mi sono detta: “Benny, ti sei giocata le vacanze per essere qui, ora devi combinare qualcosa”.

E a distanza di mesi posso dire che qualcosa l’ho combinata.

Parlo di filosofia sui social, davanti a decine di migliaia di persone (non l’avrei mai creduto possibile), e ho avuto anche qualche grande soddisfazione (tra cui una richiesta di collaborazione da parte di Mondadori).

Ma ciò che conta davvero sono le relazioni.

Sono le persone che seguivo e che ora vogliono collaborare con me. I ragazzi che mi dicono che stanno amando la filosofia per la prima volta in vita loro, che si confidano in dm, che mi mandano storie bellissime.

Mi toglie il respiro pensare che ero la ragazzina che passava i pomeriggi chiusa in casa sulla “Fenomenologia dello spirito” di Hegel, convinta che nessuno avrebbe mai capito quanto fosse meravigliosa.

Credo che ognuno di noi abbia un filo rosso da individuare e da seguire.

Io da piccola giocavo con un libro di filosofia, non sapevo ancora leggere ma mi piaceva da impazzire la copertina. Ai miei occhi era una sorta di libro magico.

Quest’estate l’ho ritrovato, l’ho aperto e ne ho letto il titolo:

“Storia della filosofia occidentale”, di Bertrand Russell.

Tutta la mia vita successiva era già in quel libro che sfogliavo da bambina, senza che sapessi ancora leggere.

Il prossimo video di Filosofia e Caffeina (il mio profilo Tik Tok)? Lo farò su Leopardi.

Leopardi passò la vita a Recanati, finché non organizzò una fuga in gran segreto, che molti studiosi oggi ritengono “patetica”.

Ebbene, voglio invitare le persone a essere patetiche. Perché patetico deriva da pathos, ossia passione. E una vita senza passione non merita di essere vissuta.

Leopardi morì mangiando un gelato, che non poteva mangiare per le proprie fragili condizioni di salute.

Dopo anni di privazioni, fece ciò che gli andava di fare, prendendosene anche i rischi.

C’è tanta bellezza da comunicare nelle vite e nelle parole di chi ha vissuto migliaia di anni fa. Mettere tutto ciò in un video di un minuto sui social è una sfida, ma credo che ne valga la pena.

Mi torna in mente il mio prof di greco che si metteva a piangere leggendo testi di 2000 anni fa. Il fatto che 2000 anni dopo quelle parole facciano ancora piangere le persone è meraviglioso.

Dimostra la connessione eterna tra esseri umani. Che parte da Socrate e arriva (perché no?) fino a un video su Tik Tok.

UP Marketing

Leggi la storia di Tony

“Tony, le estetiste sono ignoranti! Si fanno vendere di tutto”.

Ho passato l’infanzia al Sud, in una casa con quattro donne, tra cui una parrucchiera e un’estetista.

Immaginate la mia rabbia quando anni dopo il mio capo continuava a sminuire quei lavori.

Ogni volta mi prudevano le mani.

Cosa mi tratteneva in quella preistorica agenzia di comunicazione? Me lo chiedevo spesso, ma l’affitto a Roma non si paga da solo e buttavo giù bocconi amari.

Ero destinato a esplodere. Puntualmente avvenne, dopo l’ennesima richiesta assurda. Me ne andai sbattendo la porta.

Non ve lo nascondo, avevo paura.

Avrei trovato lavoro? Come sarei andato avanti? E se fossi dovuto tornare a casa mia?

Ero disoccupato in una delle città più care d’Italia.

Un giorno feci ciò che dovevo, da tempo. Chiamai le vecchie clienti dell’agenzia, raccontai loro cosa fosse successo.

Molte mi confessarono di sentirsi limoni da spremere in mano al mio ex capo.

Ve la faccio breve, diverse estetiste apprezzarono la mia sincerità e mi invitarono a curare il loro marketing. Così ricominciai.

Non potevo immaginare che quello sarebbe stato l’inizio di un percorso che mi ha portato a realizzare fatturati a sei zeri per decine di centri estetici.

All’epoca sapevo solo di aver fatto la scelta giusta.

Conoscere Marketers mi aveva aperto un nuovo mondo, dove ho incontrato persone simili a me, alla ricerca di una strada più etica per fare marketing e business.

Senza bisogno di raggirare i clienti in ogni modo.

Negli anni ho studiato, assorbito e fatto mio il Metodo Marketers. La svolta arrivò nel 2018, quando a un evento in cui ero stato speaker mi fermò una delle estetiste che mi aveva ascoltato.

Allora era la proprietaria di un grosso centro di bellezza, oggi è una delle imprenditrici estetiche più famose in Italia.

Mi chiese se con l’agenzia che intanto avevo aperto avessimo potuto seguirla. Beh, il traguardo che tagliammo insieme mi aprì gli occhi.

Si poteva fare. In appena 12 mesi abbiamo portato il fatturato del suo centro da 500k a 1 milione, trasformandola in una star per il suo pubblico.

Avevamo declinato il Metodo nel mercato dell’estetica e ben presto è diventato il marchio di fabbrica di Up, la mia agenzia.

In poco più di 2 anni siamo diventati un punto di riferimento nel settore, aiutando decine di imprenditrici a moltiplicare i loro fatturati e migliorare le proprie vite.

Proprio grazie a questi successi, nel 2019, sono salito sul palco del World per essere premiato con il Marketers Award.

Sarò sempre grato a Dario, oggi mio amico e mentore, e alla Family per avermi aperto una strada quando vedevo solo ostacoli.
Viceversa non sarei qui, fiero e felice di aiutare migliaia di estetiste-imprenditrici – oggi membri di UMA, la nostra community, dove condividiamo strategie, consigli e tips di marketing.

Voglio chiudere con una riflessione per chi è ancora indeciso e non sa che strada prendere.

Sporcatevi le mani, non temete di andare nella direzione che sentite vostra. L’etica, coniugata alla competenza e all’esecuzione, è l’antidoto più potente alla paura.

Gli occhi saranno spesso stanchi, ma il sorriso sarà sempre leggero.

Daje!

Tony

Enrico Florentino

Leggi la storia di Enrico

Ho 50 anni e mi sento lo zio di Marketers.

Ho vissuto una vita intensa, mossa dalla curiosità.

Sono nato in banca, almeno dal punto di vista professionale.

Dopo 7 anni ho cambiato lavoro e ho imparato il mestiere del consulente finanziario.

Dopo altri 7 anni (un numero che ricorre spesso nella mia vita) sono diventato manager di altri consulenti.

Li aiutavo a raggiungere i loro obiettivi aziendali, guadagnavo bene e mi ero iscritto a un master in business administration.

Bella vita, bello stipendio.

Ma una mattina è cambiato tutto.

Mi sveglio, mi guardo allo specchio e mi dico:

“Enrico, sei felice?”

Ogni giorno tutto si faceva più pesante e difficile.

La risposta:

Se non lo faccio ora (a 45 anni) non lo farò più.

Nonostante avessi un lavoro sicuro, quel giorno ho deciso di cambiare vita. Rinunciando ai tanti agi conquistati, per puntare unicamente su me stesso.

Volevo creare una mia academy, una scuola che potesse formare migliaia di consulenti finanziari e cambiare la loro vita. Volevo farlo a modo mio.

Come al solito (quando mi metto nei casini da solo) mi sono detto:

“Flore, e mo’ so’ ca**i tuoi”.

Ora ho imparato che quando ti bruci le navi dietro, puoi solo andare avanti.

Subentra l’istinto di sopravvivenza. E non dormi la notte finché non ci riesci.

Allora però non lo sapevo, è una consapevolezza che va allenata col tempo.

Sapevo solo che rimanere dov’ero mi avrebbe portato a raccontarmi solamente delle grandi balle, a credere di non potercela fare.

La doccia fredda ti sveglia.

Tornando a noi, all’inizio (per andare avanti senza bruciarmi i risparmi) ho iniziato a tenere giornate di formazione a rappresentanti di… materassi.

Parallelamente bussavo alle porte dei miei possibili clienti, con la classica overconfidence dell’imprenditore veneto stampata in faccia.

Faccia che riceveva porte sbattute, una dopo l’altra.

Mi presentavo come un outsider, uno con idee innovative da realizzare, uno che desiderava fare la differenza per i consulenti finanziari.

Peccato che, come per tutti gli outsider, di spazio ce ne fosse poco.

Tutto veniva affidato alle solite noiose, ma affidabili, società di formazione già presenti sul mercato.

Io ero meglio, avevo di più da offrire, eppure… niente.

Mi sono detto: “vuoi vedere che è la prima volta che fai una scelta così importante (con la tua famiglia da mantenere) e hai fatto fiasco?”

Dovevo aumentare la mia autorevolezza. Ma come?

Decisi di scrivere un libro.

Invece però che iniziare scrivendolo, andai sul sito di 3 case editrici importanti e proposi a tutte e 3 di pubblicare un libro che non avevo ancora scritto (omettendo saggiamente l’ultima parte).

Mi presentai quindi davanti agli editori con una cartellina contenente tutta la strategia di promozione del libro (in quello ero bravo), ma arrivò finalmente il momento della fatidica domanda:

“Ma il libro è pronto, vero?”

E la mia risposta: “certo, è QUASI pronto”.

Ho venduto il libro allo scoperto (come si dice nell’ambiente della Borsa). Ossia prima ancora di averlo scritto.

E firmando il contratto arrivai a ripetermi di nuovo:

“Flore, e mo’ so’ ca**i tuoi”.

Un’altra doccia fredda.

Iniziai a svegliarmi alle 5 ogni mattina per scrivere il libro. Ogni singolo giorno, dalle 5 alle 7, scrivevo.

In 3 mesi era pronto, e una volta pubblicato divenne un caso editoriale nel mondo dei consulenti finanziari.

Ci sono 30.000 consulenti finanziari in Italia, e “L’Imprendipromotore” ha venduto 3.500 copie.

Che poi (sono un amante della musica classica) la mossa di vendere allo scoperto la faceva anche Rossini.

Si faceva dare un grande anticipo per le sue opere senza averle ancora scritte. Poi univa nuove creazioni a materiale vecchio e remixava il tutto.

2 secoli prima dei dj.

Comunque, ricordo quando ho aperto per la prima volta le vendite della mia academy. Era mezzanotte, e a mezzanotte e 3 minuti arrivò il primo iscritto.

Una gioia indescrivibile.

Dai 30 partecipanti di quella edizione siamo arrivati ora a 240 consulenti nell’ultimo anno.

Io voglio cambiare questo mondo. Voglio aiutare i consulenti finanziari ad essere consapevoli di rappresentare l’anello più importante della catena del valore nel settore finanziario.

Oggi tutti i miei collaboratori hanno 20-30 anni in meno di me e circondarmi di ragazzi giovani è incredibile.

Quanti anni posso avere davanti, professionalmente? 15? 20? Un ragazzo ha ancora 3 vite da vivere, con degli strumenti in mano che non si sono mai visti nella storia.

Business Genetics in tutto questo è stata una ventata di aria fresca. Ho imparato tantissime cose nuove, nonostante le mie 50 primavere alle spalle.

La lezione sulla mappa del potere e quella sulla decostruzione dell’impero mi hanno aperto la mente.

Ho compreso il valore dell’impatto che un imprenditore è in grado di generare nella società e nel mondo.

Ossia ciò che, più di tutto, ogni giorno mi sprona ad alzarmi dal letto e fare del mio meglio.

Dovete sapere che ho una moneta sempre in tasca, con scritto “memento mori”, ossia “ricordati che devi morire”.

Può sembrare triste, ma abbiamo una vita sola, ognuno di noi.

E questa moneta mi ricorda di fare ogni sera un bilancio e chiedermi se ho fatto qualcosa per rendere il nuovo giorno migliore di quello precedente.

Per concludere questa storia, voglio dirvi che non esistono le linee rette.

Non vai mai dal punto A al punto B.

La vita è fatta di tanti segmenti e l’importante è proseguire, sempre.

Come diceva Paolo Conte: “era un mondo adulto e si sbagliava da professionisti”.

O come dico io: “Flore, e mo’ so’ cazzi tuoi”.

Nonna Licia

Leggi la storia di Licia

Questo sarà un post diverso dagli altri.

Diverso perché la protagonista della storia è una giovane donna di 90 anni.

Diverso perché, fino a due anni fa, questa donna non aveva profili social di alcun tipo, e ora è un’influencer con quasi 100.000 follower.

Quella di Nonna Licia è una storia tanto incredibile quanto vera. Abbiamo avuto il privilegio di fare una chiacchierata con lei nei giorni scorsi, e pensiamo che le sue parole possano essere di profonda ispirazione per tutti.

Soprattutto per chi pensa che ormai il meglio sia alle nostre spalle, come il momento giusto per iniziare un progetto, per dare vita a un sogno, per riprendere in mano la nostra vita e darle quel tocco di colore in più.

Oggi riportiamo testualmente ciò che ci ha detto Licia (anche perché non c’è una virgola che cambieremmo).

——

“È una cosa molto interessante. Prima ero una persona tranquilla, che pensava esclusivamente alla famiglia e al marito malato da tanti anni.

Poi la situazione si è rovesciata.

Ho ripreso in mano la mia vita, come quando ero giovane (certo, con qualche piccola differenza) e non mi sono mai arresa. Sono sempre in movimento, pronta a qualsiasi cosa che arriverà.

Mi ha fatto tanto piacere tutto ciò che è successo durante questa avventura online.

Prima ero più scorbutica, non capivo che senso potesse avere mostrare la mia vita agli altri.

Ora vedo il progresso, l’importanza di proseguire. Mi rendo conto che è bello andare sempre avanti, in qualsiasi momento e qualsiasi cosa ci capiti.

Sfidarsi sempre e non disperare mai, anche quando ci tocca stringere i denti.

Questo progetto per me ha cambiato tutto. Mi ha fatto ritrovare la vita, che dalla depressione dopo la morte di mio marito stentavo a riprendermi.

Ho capito che la vita è bella, che non bisogna mai abbattersi e che c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire. È importante non fermarsi mai.

Certo, soltanto adesso sono un “pochetto ferma” a causa del coronavirus, ma passerà anche questa. Ne ho passate tante altre.

Così come è venuto, se ne andrà.

A chi vuole fare il mio mestiere di influencer direi di essere prima di tutto spontanei, di dire la verità e non prendere in giro nessuno.

Non siate ipocriti, perché la gente oggi capisce chi è sincero e chi no. Basta guardare le persone in faccia, si capisce.

Andate avanti, sfidatevi. Mettetevi in discussione e siate sempre sinceri. Sempre voi stessi.

Pronti per la prossima meravigliosa avventura”.

Licia

Federica Mutti

Leggi la storia di Federica

Al primo giorno in ufficio ho avuto un pugno nello stomaco.
Chi me l’ha dato?

Tutto quello che non avevo mai avuto il coraggio di ammettere, nemmeno a me stessa.

Dal giorno in cui sono venuta al mondo fino a pochi mesi fa la mia strada sembrava delineata:

Studia, laureati, trovati un buon lavoro, restaci finché puoi. Possibilmente a tempo indeterminato.

I miei genitori, entrambi impiegati nell’industria assicurativa, me l’avranno ripetuto migliaia di volte.


Ho finito per crederci.


Così quel giorno di circa 4 anni fa, quando ho preso la metro per andare all’ufficio di quella grossa agenzia di comunicazione per il mio stage, mi sembrava di star compiendo un percorso.
Asettico.


Quell’ufficio però mi sembrò asettico, appena ci misi piede.


Ricordo ancora le pareti tutte bianche, le grosse scrivanie e le persone chine sui loro computer a lavorare come se il mondo fuori non esistesse.


Ora, vi anticipo che nella mia storia non c’è nessun momento magico e nessun colpo di scena.


All’epoca pensai che semplicemente quell’azienda non facesse per me.


Non poteva che essere così, no?


Così mi misi alla ricerca e cominciai a lavorare per alcune startup.


Nel frattempo però mi si era riaccesa una vecchia scintilla.


Dovete sapere che, sin da quando avevo circa 13 anni, mi ero innamorata di Internet.

Passavo il tempo a costruire pagine in HTML e poi piccole community su Facebook.


Il digitale non era pop come oggi, la mia famiglia – molto “tradizionale” quando si parlava di lavoro – non poteva capire perché lo facessi.


Quelle ore al computer, per tutti, erano un gioco e poco più.


La voglia di fare e costruire cose mie è rimasta intrappolata in un cassetto.


Poi un giorno mi si presentò un’occasione.


Duranti gli anni del liceo mi ero immersa nel mondo digitale. Erano gli anni in cui Chiara Ferragni aveva appena aperto il suo blog…


Io intanto avevo scoperto anche quelli di Dario Vignali e di Andrea Giuliodori.


Erano ogni volta una scoperta.
Mi davano una carica incredibile e passavo da un progetto all’altro. Ovviamente senza portare mai granché a termine.


Tra le tante cose, nel 2018 – il mio ultimo anno di studi – finalmente aprii un canale YouTube…


L’estate dopo la mia laurea capitò che trovai un annuncio su Facebook: Marketers cercava Jedi.


Ora, da una parte ero incuriosita e dall’altra volevo dare qualcosa indietro a Dario e tutta la community che mi aveva ispirato così tanto.


Marketers mi aveva finalmente fatto sentire meno sola.


Per anni avevo pensato fossi quella strana, perché nessuno intorno a me era così entusiasta del digitale.


Dentro questo movimento, invece, avevo trovato tanti simili e anche tanto coraggio.
Beh, ve la faccio breve.


Quello era un periodo un po’ incasinato della mia vita, ma l’esperienza da Jedi fu indimenticabile. Soprattutto per due motivi…


Il primo, quello più evidente, è stata la possibilità di sbirciare nel dietro le quinte di Marketers.


Vedere con i miei occhi come nascevano progetti, venivano curati e portati a termine.


L’altro, che non mi aspettavo minimamente, fu il Marketers World.


Quell’anno – era il 2018 – ci sarebbe stata la prima edizione. Io fui invitata, come Jedi.


Avevo un po’ paura, paura di uscire dalla mia zona di comfort. Alla fine però ci andai.
Non trovo ancora le parole per descriverlo. Fu illuminante:
Nei mesi avevo accantonato il mio canale YouTube. Ero impegnata tanto in startup e pensavo che quello fosse un semplice passatempo.


Non era mai stata un’opzione che diventasse una cosa seria e tantomeno un lavoro.


Al World vidi persone in carne e ossa, invece, che ci avevano creduto e ora si svegliavano la mattina potendo costruire qualcosa di completamente proprio.


Quello che, cominciai timidamente ad ammettere, volevo fare anch’io.
Se andate a vedere gli analytics del mio canale, dopo quell’evento c’è un chiaro picco.


Un anno dopo ero di nuovo lì, ma completamente cambiata.
Al World 2019 avevo un canale YouTube ben avviato e probabilmente lì ho trovato una spinta inconscia a fare ciò che sarebbe successo qualche mese dopo.


Ho iniziato il 2020 scrivendo i miei obiettivi in agenda. Il primo?


Lavorare di più e meglio nella startup.


In fondo non mi ci trovavo male, anche se avevo sempre quell’idea rumorosa in testa.

Sotto sotto sapevo che un giorno avrei fatto il grande passo e sarei diventata freelance. Volevo farlo.
Aspettavo il momento giusto…
Non potevo sapere che il momento giusto sarebbe arrivato dopo una riunione con un collega, una mattina di febbraio.


Sì, proprio prima del lockdown.


Uscii da quella stanza con la consapevolezza che il momento era arrivato.


Diedi finalmente un senso a quel pugno nello stomaco del primo giorno in ufficio.


Era una spinta a saltare, lanciarmi verso ciò che mi faceva paura e che, come tutte le cose che fanno paura, nascondeva la meraviglia.


La meraviglia, ora posso dirlo, di fare il lavoro che davvero sognavo.


Il mio viaggio è appena iniziato. Non in ritardo, al mio tempo.


Quella di Federica Mutti è la nuova meravigliosa storia di Humans Of Marketers.