Guida SEO: introduzione all’ottimizzazione per motori di ricerca

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin

La SEO fa riferimento a tutte quelle attività inerenti l’ottimizzazione per i motori di ricerca al fine di migliorare la visibilità dei siti web nei risultati organici. L’acronimo sta ad indicare Search Engine Optimization.

In questa guida andremo ad affrontare tutti gli argomenti necessari per introdurti al concetto di ottimizzazione SEO ed iniziare fin da subito a migliorare il posizionamento del tuo sito web senza dover spendere soldi in Ads.

Essendo Google il motore di ricerca più utilizzato dagli internauti, questa guida prenderà in esame le attività richieste dall’algoritmo di casa Mountain View.

Il funzionamento di Google

Per iniziare a comprendere la SEO occorre fare un passo indietro e chiedersi: “Come funziona Google?”. Sebbene possiamo affrontare in modo esaustivo alcuni degli aspetti ritenuti rilevanti per il motore di ricerca numero uno al mondo, non avremo mai un quadro completo di tutti gli elementi presi in considerazione per posizionare una risorsa sul web.

Nessuno conosce il funzionamento esatto dell’algoritmo di Google (ad eccezione di Google stessa) e nessuno può darti la certezza assoluta di posizionare il tuo sito web per una o più parole chiave. Diffida dai sedicenti consulenti SEO che promettono risultati strabilianti in tempi record.

Il funzionamento del motore di ricerca può essere esemplificato nelle seguenti fasi:

  • scansione o crawling: è il processo mediante il quale i crawler di Google (programmi specializzati) scansionano il web alla ricerca di nuovi contenuti. Proprio come un ragno, si muovono attraverso la rete di link che tessono una volta entrati nelle pagine (ecco perchè vengono definiti anche spider);
  • indicizzazione: mentre la fase di raccolta prosegue, viene avviato il processo di archiviazione dei dati all’interno del data center. Una libreria infinitamente grande di dati provenienti dal web;
  • posizionamento o ranking: è la fase in cui vengono mostrati i risultati all’utente in seguito ad una ricerca. L’ordine in cui vengono presentati i dati dipende da numerosi fattori di posizionamento;

seo e google ADS

La mission di Google recita quanto segue:
“La nostra missione è organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e utili.”

Sembrerebbe che Google sia un grande benefattore, in realtà l’intento di fornire informazioni bene organizzare, accessibili e utili rappresenta il mezzo per raggiungere il fine primario, ossia la monetizzazione.

Più Big G è in grado di mostrare risultati pertinenti rispetto all’intenzione di ricerca, maggiore sarà la sua frequenza di utilizzo e quindi la fidelizzazione dell’utente nell’usare il suo prodotto. Più l’utente usa Google, maggiore è la possibilità di vendere inserzioni sponsorizzate alle aziende su Google Ads (ex Google Adwords). L’intento finale rimane quello di qualunque azienda, ossia generare utili.

Possiamo dunque dire che l’ecosistema Google si muove su due macro fronti:

  • il processo di catalogazione e posizionamento delle risorse sul web;
  • il processo di monetizzazione del traffico di ricerca;

Questi due aspetti compongono rispettivamente il mondo della SEO e della SEA (Search Engine Advertising). L’unione di questi due mondi da vita alla SEM (Search Engine Marketing).

Black Hat SEO e White Hat SEO

black hat SEO VS White hat SEO

Come tutte le aziende Google impone le sue regole da seguire scrupolosamente. Chi decide di non rispettarle finisce nel limbo o si arricchisce.

Se decidi di seguire le regole messe a disposizione nella guida introduttiva alla SEO di google sarai certo di non rischiare penalizzazioni che potrebbero compromettere la visibilità del tuo sito web. Creerai contenuti di qualità, il tuo impegno e la tua costanza saranno ripagati nel tempo perchè hai contribuito a rendere internet un posto migliore. Questo è ciò che fanno i White Hat SEO, cioè i SEO col cappello bianco, che puntano a risultati duraturi in tempi più o meno lunghi.

Se hai il coraggio di osare, vuoi sperimentare e comprendere fino in fondo il funzionamento degli algoritmi di Google non puoi non fare il cattivo ragazzo. Applicare tecniche Black Hat SEO vuol dire andare contro le regole ed effettuare operazioni al mero scopo di manipolare i risultati di ricerca. Tali tecniche hanno, infatti, lo scopo di accrescere in modo innaturale il Page Rank di una risorsa sul web (ossia incrementarne artificialmente il valore percepito). Il tuo sito web potrebbe avere una crescita esponenziale in un periodo relativamente breve, in cui potrai guadagnare anche bene, per poi sprofondare nell’oblio o in alcuni casi continuare a beneficiare degli ottimi posizionamenti. Fino a quando Google non deciderà diversamente.

Violare le regole vuol dire andare incontro a possibili penalizzazioni.
Violare le regole vuol dire anche realizzare potenziali guadagni.

Non ti dirò cosa è giusto fare, non è il mio compito. Sai che esistono due strade, spetta a te decidere quale intraprendere.

Le Penalizzazioni

Come detto, trasgredire alle regole di Big G comporta punizioni più o meno severe. Ogni anno il motore di ricerca progredisce, lasciando sempre meno spazio a tecniche che fino a qualche tempo fa funzionavano, ad esempio il keyword stuffing.

Esistono penalizzazioni automatiche (messe in atto dall’algoritmo di Google) ovvero penalizzazioni manuali (operate da parte del team anti spam). Mentre nel primo caso non conoscerai mai il motivo del declassamento, nel caso di penalizzazione manuale ti verrà notificato l’intervento attraverso la Search Console. Accedi alla sezione Traffico di ricerca > Azioni manuali. Riceverai un messaggio che ti notifica il motivo della penalizzazione.

Le penalizzazioni possono incidere in modo più o meno concreto sul tuo posizionamento, comportando il declassamento di una o più risorse del tuo sito web per una o più keywords, sino alla completa esclusione dai risultati di ricerca.

Le fasi dell’ottimizzazione SEO

Una buona attività SEO è contraddistinta da due fasi:

  1. Fase di analisi strategica
  2. Fase di implementazione tecnica

In fase di analisi si sviluppano tutte le attività relative alla ricerca e pianificazione che porteranno il sito web ad emergere nelle SERP. In questa fase rientrano il lavoro di keyword research, la creazione del piano editoriale e l’ideazione della struttura del sito.

Se invece il tuo sito è online da tempo, puoi leggere l’articolo sulla seo audit per analizzare i fattori tecnici e contenutistici che possono influire negativamente sul tuo posizionamento.

La fase di implementazione tecnica prevede, invece, tutte le attività operative volte a rendere un sito facilmente scansionabile, dunque indicizzabile ed infine posizionabile. Rientrano in queste lavorazioni le ottimizzazioni On-Site, On-page, Off-Page nonchè la Local SEO.

Ricerca delle parole chiave

keyword research

E’ il principio di tutto. Puoi scrivere i migliori contenuti (secondo il tuo punto di vista), ma se non comprendi le reali esigenze della tua utenza non verrai mai trovato. Per questo è opportuno rispondere alle seguenti domande:

  • Con quali parole gli utenti cercano il tuo prodotto/servizio?
  • Che tipologia di contenuto si aspettano di trovare?
  • Qual’è il linguaggio più consono da utilizzare?
  • Come si comportano i miei competitor?

Gli elementi da prendere in considerazione durante la fase di keyword research fanno riferimento a:

  • Volumi di ricerca: le ricerche su base mensile che vengono effettuate dagli utenti;
  • Rilevanza: intesa come capacità di rispondere all’intento di ricerca o query intent;
  • Difficoltà: indica quanto è difficile posizionare una keyword in una determinata SERP;

Per provare a posizionare un progetto neonato è opportuno prendere in considerazione parole chiave specifiche, ossia quelle in grado di risolvere problemi concreti. In tal senso ci viene in aiuto la teoria della long tail, secondo la quale all’aumentare dei termini utilizzati per comporre una ricerca, aumenta la specificità della richiesta e di conseguenza la propensione a compiere un’azione specifica (acquisto, lettura di un articolo approfondito, richiesta contatto).

Le parole chiave a lunga coda sono caratterizzate dal fatto di avere minori volumi di ricerca e minore competitività. Tuttavia i contenuti posizionati per chiavi di lunga coda, se sommati, possono superare un contenuto ottimizzato per un’unica chiave di ricerca con volumi più elevati e con una competitività maggiore.

Sul mercato esistono numerosi tool SEO in grado di aiutarti in questa fase di analisi. Ecco alcuni dei più conosciuti ed utilizzati:

  • keyword planner di Google Ads: se non pianifichi una campagna potrai solo vedere una forbice di ricerche non precisa;
  • Seozoom: offre una versione freemium, concedendoti di effettuare un numero limitato di ricerche (e con alcune limitazioni) prima di richiederti la sottoscrizione ad un piano premium;

    MARKETERS CONSIGLIA

    SeoZoom

    La suite tutta Italiana per mettere il turbo alla tua SEO. Trova parole chiave, analizza il tuo sito web, spia la concorrenza ed elabora la strategia di posizionamento per il tuo sito web.

  • Semrush: anch’esso in versione freemium, limita il numero di ricerche ed offre tool davvero interessanti per l’ottimizzazione SEO;

    MARKETERS CONSIGLIA

    Semrush

    Lo strumento principe per la keyword research e per l’ottimizzazione delle campagne CPC. Indispensabile per l’ottimizzazione SEO del tuo sito e per massimizzare il ROI delle tue campagne.

  • Keywordtool.io: il nome stesso la dice tutta, consente di trovare facilmente chiavi di ricerca correlate rispetto ad una focus keyword. Restituisce i relativi volumi di ricerca e la competitività anche sottoscrivendo il pacchetto base.

Per approfondimenti ti invito a leggere l’articolo: Come fare una Ricerca di Parole Chiave per la tua strategia SEO

Creazione del Piano Editoriale

Il piano editoriale è in assoluto lo strumento cardine attorno cui realizzare la strategia di visibilità dei contenuti. Senza saresti come una nave in tempesta senza la bussola. Non conosci la rotta, non sai dove ti trovi e quanto ti manca per raggiungere la tua meta.

Un buon piano editoriale ti aiuta nel cadenzare le scadenze di rilascio e pubblicazione dei contenuti, fornisce informazioni utili circa il Tone of Voice da utilizzare con la tua audience, consente di condividere gli obiettivi di visibilità e di business con il team di autori.

Iniziare un progetto web senza un piano editoriale equivale ad affidare il tuo successo al caso. Puoi sfidare la buona sorte ed eccellere o ridurre il rischio di fallimento e focalizzarti sulla pianificazione strategica.

Ideazione della struttura

Dopo aver individuato le keywords rilevanti per il tema che vogliamo sviluppare, è opportuno ideare una struttura che favorisca il processo di scansione e posizionamento delle “risorse” che compongono il tuo sito web.

Una struttura è efficace se in grado di rendere facilmente accessibili i contenuti da noi ritenuti strategici.

Una struttura è efficiente se consente di raggiungere i contenuti strategici con il minor impiego di risorse possibile.

Per questo motivo uno dei segreti della buona riuscita di un progetto web risiede proprio nella capacità di creare una struttura SEO che favorisca il flusso di valore verso i contenuti centrali.

La SEO Silo è una delle tecniche più utilizzate al fine di aumentare la rilevanza semantica per un determinato tema. Se applicata correttamente può ridurre notevolmente i tempi di posizionamento del tuo sito web e, alle volte, farti ottenere risultati di visibilità migliori rispetto a competitor più autorevoli e strutturati.

SEO On-site

seo on site

Con il termine SEO on-site si intendono tutti i fattori inerenti a:

  • architettura;
  • autorevolezza;
  • hosting e velocità;
  • stato di salute;
  • tempo;

Architettura

Come abbiamo discusso precedentemente il tuo sito deve avere una struttura performante al fine di ottenere buoni risultati in termini di visibilità nei motori di ricerca.

Il tuo obiettivo primario deve essere quello di collocare le risorse strategiche quanto più vicino possibile alla home page. Questo perchè la pagina iniziale del tuo sito dovrebbe essere quella con maggiore Juice (il valore intrinseco di una risorsa nel web) e di conseguenza quella in grado di trasferire maggiore valore alle pagine strategiche.

Quanto più una risorsa si trova distante dalla Home (in termini di clic, anche detto click depth) minore sarà il suo valore in termini strategici e conseguentemente anche in ottica di posizionamento.

Autorevolezza

Ciascuna pagina presente nel web ha un valore per il motore di ricerca. Tale valore viene espresso convenzionalmente attraverso l’utilizzo della metrica del Page Rank, ormai ufficialmente abbandonata da Google a causa dei tentativi dei SEO di manipolarne artificialmente il valore.

Per far fronte al declassamento del Page Rank, molte aziende hanno creato algoritmi proprietari al fine di stimare il valore attribuito da Google alle pagine web. Tra i più famosi possiamo citare PA e DA di Moz (Page Authority e Domain Authority), UR e DR di ahrefs (URL Rating e Domain Rating), ZA di Seozoom (Zoom Authority). E’ importante sottolineare che tali indicatori sono pur sempre relativi, in quanto nessuna azienda (ad eccezione di Google stessa) ha completa conoscenza di come venga attribuita autorevolezza ad una risorsa web.

L’autorevolezza di una pagina influisce nel suo posizionamento. Maggiore è l’authority di una risorsa, tanto più alte sono le possibilità che il suo contenuto si posizioni per una o più keywords.

Parte dell’aurevolezza di una pagina web viene trasmessa alle risorse ad essa collegate tramite link. Il link ha la funzione di trasmettere il Juice (ossia parte del valore della pagina linkante) e trasmetterlo alla risorsa linkata. Per questo motivo avere un’architettura di link interni ottimizzata può facilitarti nell’ottenere risultati in termini di visibilità sui motori di ricerca.

Hosting e Velocità

La scelta del servizio di Hosting, ossia lo spazio fisico dove ospitare il tuo sito web, è fondamentale. Se il tuo sito risulterà spesso irraggiungibile a causa di problemi legati al server potresti seriamente compromettere i tuoi risultati in termini di posizionamento.

Altro fattore imprescindibile per posizionare una risorsa sul web è la velocità di caricamento. Cambiano le abitudini di fruizione del web, l’utente medio è sempre più distratto da milioni di stimoli provenienti dal mondo esterno, dai social network e dalle notizie offerte dai differenti media.

Essere in grado di catturare l’attenzione è di fondamentale importanza e riuscire a farlo velocemente lo è ancora di più. Se il tuo sito web impiega un tempo medio di caricamento superiore ai 5 secondi rischi di perderlo per sempre. Non soltanto, un tempo medio di caricamento elevato influisce negativamente su fattori rilevanti per il posizionamento come la frequenza di rimbalzo, il tempo medio di permanenza ed il numero medio di pagine visualizzate per sessione.

Per questo motivo in Marketers abbiamo deciso di affidarci alla soluzione hosting con rapporto qualità/prezzo tra le migliori in circolazione. Che c consenta di scalare le nostre risorse a seconda delle necessità e che abbia un’assistenza H24 per ogni possibile evenienza. Se anche tu vuoi massimizzare i risultati ti suggeriamo di adottare Siteground.

MARKETERS CONSIGLIA

Siteground

Scopri l’hosting che ha rivoluzionato il nostro modo di fare blogging e sviluppare progetti web.  Lo strumento definitivo per rendere i tuoi progetti performanti e sempre online.

Leggi anche la nostra recensione di Siteground.

Stato di salute

Ogni sito web ha necessità di comunicare costantemente con Google. Per farlo il motore di ricerca ha creato uno strumento apposito per i webmaster.
Questo strumento è la Search Console.

Questo tool, da molti sottovalutato, hai il grande vantaggio di aprire un canale di comunicazione diretta tra i proprietari dei siti web e Google. Attraverso la search console è, infatti, possibile monitorare eventuali errori rilevati all’atto del processo di indicizzazione, monitorare eventuali penalizzazioni, comunicare istantaneamente la messa online di una nuova pagina web, facilitare la comprensione della struttura di un sito attraverso la sitemap.

Chiaramente queste sono solo alcune delle funzionalità avanzate messe a disposizione da Big G, per maggiori approfondimenti ti invito a leggere la nostra guida alla search console di Google.

Tempo

L’autorevolezza è un fattore che si acquisisce nel tempo. Più un sito è longevo, maggiore è la percezione di solidità e serietà agli occhi di Google.

Purtroppo è un fattore su cui non puoi avere un diretto controllo, ma puoi partire col piede giusto ed impegnarti affinché il tuo progetto non sia di breve durata, ma di lungo respiro.

SEO On-page

seo on page

Con il termine SEO on page si fa riferimento all’attività di ottimizzazione delle pagine che compongono il tuo sito web. Nello specifico si prendono in considerazione tutti i fattori ritenuti rilevanti per il posizionamento di una risorsa sul motore di ricerca.

In questo articolo ti illustrerò alcuni dei fattori che hanno maggiore incidenza per poi andarli ad approfondire successivamente.

Title

In html è contrassegnato dal tag <title>.
E’ un comando che non viene mostrato agli utenti, ma serve ai motori di ricerca per definire l’argomento del contenuto. E’ molto importante che il titolo contenga la parola chiave per cui vogliamo posizionare la risorsa.

H1

In html è contrassegnato dal tag <h1>.
Viene mostrato all’utente e solitamente è presente solo una volta nel corpo di un testo ottimizzato in ottica SEO. Tuttavia nessuno ti preclude la possibilità di utilizzare più di un H1 all’interno del tuo post.

L’H1 può essere diverso rispetto al title, ma deve anch’esso contenere la parola chiave principale.

H2, H3…H6

In html sono contrassegnati dai tag <h2>, <h3>…<h6>.
Vengono mostrati all’utente e servono per creare la gerarchia all’interno del contenuto. Hanno la funzione di titolare una sezione ed aiutare la leggibilità del testo.

Le intestazioni secondarie possono contenere la focus keyword e/o le keywords secondarie o correlate.

Immagini e Alt Text

Le immagini rivestono un ruolo importante nel posizionamento di una risorsa. Creare immagini uniche ed ottimizzate per il web può aiutarti a migliorare la visibilità del tuo progetto grazie alle migliaia di ricerche che ogni giorno vengono fatte su Google Images.

Inserire l’alt text nell’immagine (ossia il testo alternativo che viene mostrato quando il motore di ricerca non carica l’immagine) aumenta l’accessibilità e dunque la fruizione dei tuoi contenuti.

Ti suggerisco di inserire la parola chiave al massimo in un’immagine.
La funzione dell’alt text è quella di descrivere il contenuto al suo interno. E’ impensabile che tutte le tue immagini possano rappresentare la stessa cosa nello stesso momento, altrimenti che senso avrebbe mettere più di un’immagine?

Link Interni

I link interni rivestono un ruolo fondamentale al fine di far comprendere al motore di ricerca quali siano le risorse strategiche.

Ricorda di linkare i tuoi articoli e non lasciare contenuti orfani (ossia privi di link in ingresso da altre risorse del tuo stesso sito).

Creare una struttura oculata di link interni ti garantirà ottimi risultati in termini di visibilità.

Link Esterni

Il link a risorse esterne, al contrario di ciò che si pensa, sono un valido supporto al posizionamento del tuo contenuto. Ciò che è importante è l’autorevolezza della risorsa che stai linkando.

Se ad esempio sto scrivendo un articolo sul calcolo combinatorio e volessi fare un link ad una risorsa Wikipedia in cui si spiega la formula starei sicuramente facendo bene. I motivi sono essenzialmente 2:

  1. Linko ad una risorsa pertinente e di approfondimento rispetto all’argomento che sto trattando;
  2. Linko ad una risorsa autorevole.

Non precluderti la possibilità di linkare risorse esterne. I link sono il fondamento del web. Piuttosto chiediti se la risorsa che vuoi linkare sia pertinente ed autorevole rispetto all’argomento trattato.

URL

I link delle tue pagine devono essere riconoscibili all’occhio umano. Mantenere una struttura dei link del tipo www.miodominio.it/p=?482 non facilita né l’utente né il motore di ricerca.

Utilizza quello che in gergo tecnico vengono definiti URL parlanti.
Inserisci la keyword anche nel link per aumentare la possibilità di clic nei risultati di ricerca.

Description

In html è contrassegnata dal tag <meta name=”description”>. Non viene mostrata agli utenti.
E’ molto utile per aumentare la probabilità di essere cliccati una volta che la nostra risorsa compare in SERP.

La presenza della keyword nella description non è un fattore differenziale, tuttavia può essere d’aiuto nell’orientare la scelta dell’utente in quanto verrà mostrata in grassetto.

Rich Snippet

Anche conosciuti come dati strutturati.
Seguendo le indicazioni presenti sul sito schema.org è possibile comunicare al motore di ricerca l’entità della risorsa.

Se ad esempio il mio articolo descrive una ricetta culinaria dovrò implementare il codice che mi consente di comunicare gli ingredienti, l’immagine, i tempi di cottura, le dosi, la descrizione ed altro ancora.

Se correttamente implementati, i dati strutturati mostreranno in SERP le vostre risorse in modo da essere più evidenti rispetto ai classici risultati di ricerca testuali.
Saranno, infatti, arricchiti di informazioni utili come immagini, stelline e meta dati.

Non ci sono evidenze empiriche che mostrino come l’utilizzo di Rich Snippet impatti direttamente sul posizionamento di un sito web. Tuttavia ci sono settori in cui l’utilizzo è imprescindibile (vedi i food blog).

SEO Off-page

seo off page

Le attività di SEO off page attengono fondamentalmente ad un’unica e complessa materia. La link building.

Ottenere link naturali (ossia spontanei) non è assolutamente semplice. Il timore di beccarsi una penalizzazione dal motore di ricerca per link in uscita ha spinto molti webmaster a limitare se non addirittura azzerare i link in uscita.

La SEO off page vede due grandi schieramenti. Chi difende a spada tratta la meritocrazia e quindi ritiene che i link debbano arrivare nel tempo grazie alla qualità del lavoro svolto (si parla in questo caso di Link Earning) ovvero chi pensa che i link naturali siano un’utopia e che quindi bisogna ricorrere all’acquisto su portali già affermati (si parla in questo caso di Link Building).

Vediamo nello specifico di cosa si tratta.

Link Earning

Fa riferimento alle attività di acquisizione naturale dei link. Le strategie, in questo caso, attengono alla creazione di contenuti “epici”, tali per cui la condivisione diventa una semplice conseguenza dell’ottimo lavoro svolto.

Si lancia l’esca per catturare la preda (il sito che ti linkerà).
Esistono diverse tecniche per attirare l’attenzione dei tuoi lettori e spingerli alla condivisione del tuo contenuto:

  • creare una guida tecnica esaustiva che risponda alle esigenze di una nicchia di mercato e/o di una community che segui;
  • creare un’infografica eccezionale che illustri ad esempio come risolvere un problema, una ricerca scientifica, faccia scattare un’emozione nel lettore, sveli dei segreti, una guida passo passo o sia di ispirazione;
  • creare un video virale;
  • creare un corso online;
  • organizzare un evento a carattere locale/nazionale;

Di contenuti da creare per la tua audience ne esistono a volontà. L’unica regola che devi seguire è quella dell’originalità e della pertinenza rispetto al mercato a cui ti rivolgi. Se trovi il canale giusto per comunicare il tuo contenuto straordinario (ad esempio la condivisione sui social) allora i link al tuo post aumenteranno in modo esponenziale e potresti riuscire ad attirare l’attenzione anche di operatori di settore.

Link Building

Fa riferimento a tutte le attività inerenti all’acquisizione di link in modo non spontaneo.
I link hanno il compito di trasferire valore tra le risorse e proprio perchè rappresentano uno dei fattori più importanti per determinare la visibilità di un sito web è nato un florido mercato di compra/vendita.

In generale puoi fare link building attraverso diverse tecniche come:

  • Siti di Article Marketing;
  • Guest Post (gratuiti o a pagamento);
  • Directory;
  • PBN (private blog network);
  • Link da commenti;
  • Link da profili di registrazione dei siti;
  • Schemi di link;

A prescindere dalla tecnica che viene utilizzata per creare link in ingresso bisogna essere dei professionisti. Gli algoritmi di Google sono talmente avanzati (vedi Penguin) che sono in grado di sterilizzare la forza del link (nel migliore dei casi) se non addirittura penalizzare sia il sito linkante che il sito ricevente.

Fare link building vuol dire saper equilibrare col giusto mix il profilo backlink di un sito. Devi conoscere bene la tua concorrenza e saperti muovere entro quella sottile linea che può seriamente compromettere la visibilità del tuo progetto sui motori di ricerca.

Local SEO

local seo

La local SEO attiene a tutte le attività volte a migliorare la visibilità di un progetto web all’interno di una specifica zona geografica nella quale opera l’impresa stessa.

A tal fine si lavora su chiavi di ricerca locali che, pur avendo volumi di ricerca inferiori rispetto alle chiavi di ricerca generiche, risultano essere maggiormente specifiche ed estremamente mirate al target di interesse.

Ad esempio posizionare un sito per la keyword “pizzeria ancona” sarà più semplice rispetto al posizionamento per la keyword generica “pizzeria”. Non soltanto, posizionando il sito per la parola chiave contenente la città sarò sicuro di andare a colpire un pubblico, nella mia stessa zona, interessato ad acquistare il prodotto/servizio che vendo.

Per facilitare le attività di Local SEO, Google ha messo a disposizione dei webmaster un tool estremamente potente in grado di far comparire la propria attività all’interno del servizio Google Maps. Attraverso Google My Business hai, infatti, la possibilità di verificare la tua attività inoltrando al motore di ricerca le informazioni inerenti a:

  • nome attività;
  • sede o sedi dell’attività;
  • orari di apertura/chiusura inclusi giorni festivi;
  • fotografie dei locali dell’attività;
  • sito web ufficiale;
  • numero di telefono dell’attività;

Essere inclusi all’interno di Google My Business ti da grandi vantaggi tra cui:

  • maggiore visibilità nelle SERP;
  • visibilità all’interno del motore di ricerca Google Maps;
  • darai la possibilità agli utenti di votare il prodotto/servizio offerto attraverso il rating dell’attività (stelline);
  • potrai rispondere alle domande che ti vengono fatte dagli utenti che navigano ed hanno bisogno di conoscere maggiori dettagli sulla tua attività prima di venirti a trovare;
  • sarai facilmente contattabile telefonicamente grazie alla funzione clic to call che viene messa a disposizione degli utenti che trovano la tua attività su Google;

Se hai un’attività aperta al pubblico ti suggerisco di non perdere tempo ed iniziare a studiare una strategia di Local SEO.

Barnacle SEO

Il primo a declinare la definizione di Barnacle SEO fu Will Scott nel 2008.
La strategia sfrutta i siti che Google maggiormente apprezza per frequenza di scansione, indicizzazione e posizionamento dei relativi contenuti.

Sfruttando, infatti, canali come Facebook, Trip Advisor, YouTube, Instagram è possibile intercettare un traffico che difficilmente sarebbe venuto a conoscenza del tuo Brand.

Sfruttando la risonanza dei Social Network o dei comparatori di prezzi ad esempio è possibile ampliare la voce del tuo progetto e raggiungere un pubblico notevolmente maggiore rispetto a quello che otterresti inizialmente da Google.

Gli aggiornamenti Algoritmici

aggiornamenti algoritmici

Come ogni azienda Google evolve e per farlo ha bisogno di rivedere il sistema con cui elabora i risultati di ricerca. Il fine ultimo è quello di garantire una migliore esperienza per i propri utenti, soddisfacendo il loro intento di ricerca.

Per far ciò deve costantemente rivedere i propri algoritmi e pulire dalle SERP quei risultati ottenuti con tecniche scorrette o Black Hat, che non fanno altro che inquinare la qualità dei risultati.

Tra gli aggiornamenti più impattanti nella storia della SEO troviamo sicuramente Google Panda e Google Penguin. La loro introduzione ha consentito di penalizzare tutti quei siti che ottenevano buoni posizionamenti attraverso l’utilizzo di di schemi di link provenienti, ad esempio, da PBN o da siti di scarso valore col solo scopo di manipolare il Page Rank.

Gli aggiornamenti algoritmici sono in costante evoluzione e bisogna sempre tenersi aggiornati. Il modo migliore è quello di seguire il Webmaster Central Blog di Google nonchè il canale ufficiale Youtube Google Webmasters dove Matt Cutts (ex ingegnere capo del team anti spam) rilascia periodicamente video sui core update.

Il rapporto SEO WordPress

WordPress è la piattaforma CMS (Content Management System) più diffusa per lo sviluppo dei siti web.

Seppure il lavoro di creazione di un sito web venga reso più semplice dalla presenza di temi pronti ed esteticamente impeccabili, l’ottimizzazione SEO riguarda anche alcuni aspetti del codice spesso sottovalutati dagli sviluppatori.

Fare SEO con un CMS significa saper riconoscere il bene dal male.
Comprendere quali siano i fattori da analizzare prima di scegliere un tema (il front-end non è tutto) o di installare un plugin.

Esistono numerosi tools e plugins in grado di estendere le funzionalità native di WordPress e renderlo più allineato alle indicazioni dettate da Google. Il più diffuso è sicuramente WordPress SEO by Yoast.

SEO Tools

strumenti seo

Per svolgere un’accurata attività SEO occorre avere a disposizione una buona suite di strumenti. Sul mercato sono presenti strumenti SEO gratuiti e a pagamento.

Questi strumenti semplificano notevolmente la vita di un webmaster in quanto offrono dati indispensabili per il processo di ottimizzazione, ricerca parole chiave, analisi della concorrenza, analisi del profilo backlink, test di performance e molto altro.

Difficilmente troverai un unico tool in grado di svolgere egregiamente tutte le operazioni richieste al fine di ottimizzare un sito web. Per questo motivo è indispensabile saper cogliere il meglio che ogni strumento offre.

Misurazione dei risultati

La misurazione dei risultati di operazioni e/o campagne SEO passa dall’analisi dei dati.
Per questo motivo è essenziale padroneggiare l’utilizzo degli strumenti di web analytics.

Esistono diversi tools che ti consentono di monitorare i dati online. Anche in questo caso alcuni sono gratuiti, altri richiedono un pagamento.

Tra i tool di misurazione indispensabili troviamo sicuramente Google Search Console e Google Analytics.

I due strumenti assolvono funzioni diverse ma estremamente correlate (è infatti possibile collegare i tool per avere rapporti più dettagliati).

Grazie alla Google Search Console possiamo valutare lo stato di salute del nostro sito, ossia gli eventuali errori rilevati in fase di indicizzazione dei contenuti. E’ inoltre possibile monitorare le parole chiave con cui il nostro sito ottiene maggiori Clic e Impressioni Totali. La Search Console è uno strumento unico in quanto rappresenta il canale diretto di comunicazione con Big G.

Google Analytics assolve la funzione di monitoraggio del traffico sul nostro sito web. La sua configurazione attraverso il più recente tool Google Tag Manager, consente di monitorare pressoché ogni percorso eseguito dall’utente. In Analytics è possibile creare dashboard personalizzate al fine di avere i dati sempre raccolti ed organizzati sotto un’unica schermata. Attraverso questa funzione puoi realizzare report dettagliati ed utili per valutare il valore del traffico organico che stai canalizzando.

Ma non finisce qui, grazie all’introduzione di Google Data Studio potrai trasformare i tuoi dati in report grafici estremamente customizzabili e comprensibili anche per i meno tecnici. Il segreto del successo sul web risiede anche nella capacità di saper leggere i dati e condividerli con i reparti interessati, così che tutti possano prendere parte al processo di ottimizzazione avendo come unico riferimento il comportamento degli utenti.

In conclusione

Questa macro guida rappresenta l’introduzione di un percorso ideato per aiutarti nel processo di ottimizzazione SEO del tuo sito web.

Se hai deciso di dedicarti al mondo della SEO, occorre impegnarsi nello studio approfondito della materia e comprendere quali siano i fattori che incidono maggiormente nel processo di posizionamento delle risorse.

Per questo motivo è indispensabile rimanere sempre aggiornati sulla materia e sviluppare la capacità di anticipare i continui cambiamenti messi in atto da Google per prevenire eventuali cali di ranking, ma soprattutto per anticipare la concorrenza e padroneggiare le SERP.

Infine, ricorda, la SEO è solo una delle tante strategie di marketing che dovresti mettere in atto per il tuo business, che sia online oppure offline.

Ti invito a formarti anche in altre discipline, andando a creare quella che viene chiamata T-Shaped Skillset.

Nel 2019 abbiamo lanciato Marketers House, la prima piattaforma italiana di e-learning dedicata a marketing e imprenditoria digitale, proprio per raccogliere in un solo posto la migliore formazione su queste tematiche e i migliori professionisti, imprenditori e freelance.

Ti consiglio di dare un’occhiata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CONDIVIDI IL POST:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
wam.png

Iscriviti alla nostra community!

Image from iOS (2)_iphone12black_portrait

Siamo più di 40.000 imprenditori, freelance, creators e influencer.

Siamo la più grande community di Marketers Italiani.  Eventi offline, corsi, professionisti ed esperti della rete. Marketers nasce con l’obiettivo di fornire know-how e strumenti a tutti coloro che voglio creare il proprio business digitale.

Image from iOS (2)_iphone12black_portrait

Utilizziamo cookie, anche di terze parti, per fini tecnici, statistici e di profilazione.

Cliccando su "Accetto", acconsenti all’uso dei cookie. Per ulteriori informazioni sui cookie e su come gestirli, consulta la nostra Cookie Policy

Stai per accedere gratis al nostro gruppo privato.

Al suo interno troverai tips, strategie e consigli avanzati per lanciare il tuo Business Online.

Inserisci i tuoi dati per ottenere l’accesso immediato.

Irene Bosi

Leggi la storia di Irene

Carriera vs Vita.

Perché dovremmo scegliere?

Già dall’università di economia ti insegnano a competere con gli altri.

La curva gaussiana dei voti dice che se aiuterai il tuo vicino di banco sarai tu a rimetterci.

Il mondo del lavoro tradizionale poi è spesso il proseguimento di tutto ciò, soprattutto in Italia.

È un mondo in cui se vuoi avere successo devi dedicare al lavoro il 110% della tua vita.

Stare in ufficio fino alle 9 anche se non hai niente da fare.

Avere un atteggiamento freddo e formale con colleghi e superiori.

Rendere il tuo capo felice prima ancora di pensare a come portare risultati.

Io da un lato ho sempre amato moltissimo il mio lavoro.

Ma dall’altro queste dinamiche mi hanno sempre fatto sentire inquieta dietro a una scrivania.

Per tanto tempo ho vissuto in una città che non faceva per me.

Ho avuto poco tempo per tutte le mie passioni.

Ho timbrato cartellini su cartellini.

Chiedendomi perché dobbiamo rinunciare alla libertà di viaggiare quando vogliamo, ai nostri interessi e alla nostra personalità per poter fare carriera.

Un giorno ho deciso di cambiare vita.

Mi seguivo su Instagram con Luca Cresi Ferrari.

Lui mi vedeva uscire dall’ufficio in skate, io lo vedevo condividere contenuti di business, lavorare dalla barca, mentre era a sciare o in viaggio.

Mi sono detta: vuoi vedere che questa vita esiste davvero?

Gli ho scritto facendogli una semplice domanda:

“Come fai?”

Qualche giorno dopo ci siamo sentiti al telefono. Ricordo che mentre mi parlava di Marketers e Yoga Academy mi brillavano gli occhi.

All’epoca ero brand manager in una multinazionale e stavo per cambiare lavoro: una posizione importante e una bella carriera davanti.

Quel giorno ho deciso di pancia. Sapevo poco di Marketers, ma ho rinunciato a una scelta sicura per abbracciare l’ambiente e le persone giuste.

Oggi ciò che non mi manca del mondo corporate è che nel momento in cui entri in ufficio smetti di essere una persona.

Cambi modo di parlare, di agire, di pensare.

Per questo non potrei essere più felice della scelta di diventare brand manager di Yoga Academy.

Oggi posso viaggiare, fare sport e allo stesso tempo lavorare ottenendo risultati e gestendo progetti complessi.

Posso spingere sempre più in su l’asticella della carriera, senza rinunciare alla mia vita, ma anzi: godendomela a pieno.

Progetti per il futuro?

Continuare a far crescere Yoga Academy e parallelamente dedicarmi a ciò che ho dovuto trascurare negli ultimi anni.

Da 5 anni ogni estate mi ritaglio a fatica un po’ di tempo per andare in Sud America e fare volontariato, applicando il marketing in contesti completamente diversi dal nostro.

Sono attività che mi aiutano a diventare una persona migliore e più creativa: mi mettono alla prova come essere umano.

Concludere questa storia è difficile, perché sento che è ancora tutta da scrivere. Ma voglio invitare tutti voi a rimanere persone anche nel contesto lavorativo.

Il mondo è cambiato molto nel 2020.

Con il covid tante persone hanno messo in dubbio il modo in cui gestivano la propria vita, rendendosi conto che è bello avere tempo per se stessi.

Mentre altre si sono annoiate ad avere più tempo libero. E probabilmente torneranno a lavorare in ufficio fino alle 10, inseguendo la chimera della carriera.

Penso che sia bello ritagliarsi spazio e tempo per vivere a pieno la propria vita, secondo le proprie regole.

Per questo spero che sempre più persone decidano di farlo.

Una cosa è certa: è di queste persone che amo circondarmi.

Elo Usai

Leggi la storia di Elo

“È così facile che anche mia nonna potrebbe farlo”.

Sulla carta era tutto perfetto. Ero il marketing manager di un’azienda internazionale. Una casa editrice oltretutto (seppure a tema medico), con quella parvenza di lavoro creativo.

Quando però il primo giorno entrai in ufficio con la borsa della palestra in spalla, la capa mi accolse così:

“Si vede che sei all’inizio, vedrai tra qualche mese come ti passerà la voglia”.

Non aveva torto. Capii presto che scrivere newsletter per aziende dentali e medicali non faceva per me. E più crebbe questa consapevolezza, più mi allontanai fisicamente ed emotivamente dall’ufficio.

Iniziai (come tanti) chiedendo di lavorare da casa.

Vivevo e vivo con mia nonna, come molti ora sanno. Ho perso mia madre quando ero piccolo, mio nonno allora era gravemente malato e mi sentivo di dover fare di più per loro.

In quei giorni sentivo nonna in cucina che si annoiava, mentre io stavo al computer a fare cose che non mi rendevano felice.

Eravamo vicini ma distanti. Qualcosa con cui oggi molti di noi possono relazionarsi.

Successe poi un giorno che mi trovai impegnato nel “sensazionale” compito di dover promuovere tubi ricondizionati per colonscopie, e lì sentii il campanello suonare: non potevo continuare a perdere tempo con quelle cose.

Iniziò quasi per gioco. Seguivo i podcast di Dario, avevo già divorato Copymastery e iniziai a studiare anche Instadvanced. Un mese dopo l’acquisto del corso aprii un profilo Instagram.

Ora, la cosa buffa è che non lo aprii per me, ma per mia nonna Licia, di quasi 90 anni.

Lo feci per distrarla dalla depressione in cui era caduta. Parliamoci chiaro, chi l’avrebbe seguita?

E invece (contro ogni previsione) ora mia nonna è un’influencer, con quasi 100.000 follower.

Il profilo è cresciuto velocemente e sono arrivate le prime proposte di collaborazione. Poi da quando è stata chiamata come modella per un brand di gioielli polacco, è finita su tutti i giornali e in tv a Le Iene.

36 mila follower in 4 ore.

Il segreto? Nessuno pensava che si potesse fare. Che una donna novantenne potesse crearsi un seguito sui social. Questo unito a un rapporto incredibilmente forte con la nostra audience, che abbiamo costruito col tempo.

Per quanto possa sembrare folle, un giorno decidemmo infatti non solo di rispondere a tutti i dm, ma di creare un video di risposta per ogni singolo messaggio che nonna riceveva.

Immaginate di scrivere a una persona che seguite sui social, e di ricevere una risposta attraverso un video apposta per voi, in cui vi ringrazia personalmente.

Il confronto con Renato Gioia in tutto questo è stato fondamentale, è stato il mio mentore a tutti gli effetti. E lo stesso vale per Marketers, sia a livello di strategie, che di community, di aiuto e confronto continuo. Al Marketers World poi ho conosciuto persone stupende con cui sono ancora in contatto e che è stato meraviglioso incontrare anche “nella vita offline”.

La cosa curiosa è che inseguendo un sogno sono arrivato a risultati professionali che non avrei mai raggiunto se fossi rimasto nell’ambiente standard in cui mi trovavo prima.

Ora vengo citato in articoli ovunque come esperto di digital marketing, sono docente allo IED e al Gambero Rosso, sia io che nonna veniamo contattati per iniziative stupende e sto realizzando tanti altri sogni che avevo da tutta la vita nel cassetto (alcuni ancora top secret). Se prima ero io a dover cercare arrancando le opportunità, ora sono loro a bussare alla porta.

Può sembrare un cliché, ma credo che la strada incerta sia quella che può dare più gratificazioni.

Se penso al senso di sofferenza che provavo allora e alla solitudine di mia nonna, che aveva perso il marito dopo una brutta malattia, capisco che questa storia ha cambiato due vite, non una. E anzi, forse molte di più.

E ora? Il passo successivo è creare un blog di invecchiamento positivo, rivolto agli over 70 e a chi ha il compito di prendersi cura di loro. Un progetto che spero avrà un impatto positivo sulla vita di tante altre persone.

Si parlerà di temi spesso trascurati, come alimentazione per anziani, sicurezza domestica e domotica, così come di argomenti più leggeri, quali moda e viaggi per over 70.

I feedback che già mi danno più soddisfazione sono quelli di persone giovani che, ispirate da noi, ci scrivono che hanno compreso l’importanza di passare più tempo con i propri nonni. A questo proposito abbiamo anche partecipato da poco a un’iniziativa chiamata “adotta un nonno”, con l’obiettivo di connettere maggiormente anziani e nipoti.

La scoperta più straordinaria è poi che, facendo un’analisi dei nostri follower, abbiamo scoperto che ci sono tante persone anziane, che molto raramente sono su Instagram.

E questo non ci fa mai mancare il divertimento.

Ci sono settantenni che scrivono alla nonna per consigli sui rossetti. Nonna recentemente è stata anche invitata da Barbara D’Urso su Canale 5 e presentata come “la regina di Tik Tok” (piattaforma dove abbiamo video che superano il milione di views).

Credo che, al di là dei singoli risultati che abbiamo ottenuto, dare vita a un progetto insieme a una persona cara sia meraviglioso.

E la cosa più importante è sempre iniziare. Ho postato la prima foto di nonna su Instagram un mese dopo l’acquisto di Instadvanced. E le cose sono andate molto più velocemente di quanto potessi pensare.

Se posso dare un messaggio positivo per concludere questa storia, è quello di non limitarvi alla “strada sicura”.

Se posso darne un secondo: ricordatevi dei nostri nonni, non lasciateli da soli.

Ma soprattutto: se li andate a trovare, cercate di non limitarvi a scattarvi un selfie con loro, per poi passare il tempo davanti al telefono. Ascoltateli, trascorrete davvero momenti di qualità insieme alle persone a voi care.

Vi stupirete di quanta saggezza e vitalità possono darvi, anche alla tenera età di 90 anni.

Spero che questa storia possa ispirarvi. Non c’è tempo per essere tristi.

Elo

Francesco Grisoni

Francesco Grisoni

Leggi la storia di Francesco

La mia storia inizia più di un quarto di secolo fa in una gelida mattinata di marzo a quanto dicono i miei genitori.

Ma a volte penso che la vera avventura sia iniziata consapevolmente e con una sua precisa direzione solo nel mio 24esimo anno di età.

Al tempo ero terribilmente frustrato.

Mi guardavo intorno e sentivo di non appartenere alla realtà che mi ricordava.

Mi resi conto che avevo inserito il pilota automatico, imboccando una strada universitaria tra le tante senza convinzione e vocazione solo per seguire l’esempio di amici e famigliari.

Accadde che la frustrazione raggiunse un livello tale che il dolore fu troppo grande e decisi di voler cambiare. Decisi di iniziare dalle basi dell’appagamento: la crescita personale.

Mi scaraventati fuori dalla mia comfort zone iniziando a prendere lezioni di canto. Fu proprio la terapia adatta di cui la mia anima inespressa aveva bisogno.

Non sapevo che da lì a poco salire su un palco di teatro di fronte a più di cento di persone per cantare mi avrebbe sconvolto l’esistenza.

Ma così fu.

Oggi guardandomi allo specchio vedo una persona completamente diversa a tratti irriconoscibile.

Da quel momento la mia vita ha iniziato a prendere la piega giusta. Anche la fortuna ebbe il suo ruolo.

Più o meno a inizio 2018 fui incuriosito da un’inserzione su Instagram che avevo installato da poco.

All’ora non potevo sapere che il 2018 sarebbe stato l’anno della rinascita della fenice dalle proprie ceneri: la mia rinascita.

Benedetto/a chi gestiva le ads di Dario a quel tempo. Mi si aprì un mondo nuovo.

Marketing, digital entrepreneurs, visioni di vita alternative.

Iniziai a studiare, ritrovai l’interesse per la lettura (leaders are readers :) ) e riscoprii la passione per la psicologia che avevo accantonato con l’inizio di Ingegneria.

Man mano mi isolai nella mia bolla di crescita per dedicare tutta la mia concentrazione a capire cosa fossero i funnel e il copy, le tecniche e gli strumenti del marketing tradizionale e odierno grazie ai contenuti infiniti che la community proponeva.

Ma la presa di coscienza arrivò dall’offline.

Fu il Marketers World a definire il mio avvenire.

L’evento fu una cosa pazzesca. Memorabile come Woodstock, un piccolo grande passo per me.

Non dimenticherò mai le emozioni e le sensazioni che mi accompagnarono al Palariccione quei giorni di settembre.

Soprattutto all’aperitivo quando vidi in carne ed ossa Vitto, Dario e tutti gli altri membri della Family e potei interagire con loro finalmente come persone reali senza filtri da schermo blu.

Ero partito da solo, ma ero tornato a casa con un sacco di amicizie preziose e di nuove conoscenze.

Ma soprattutto con più consapevolezza di chi volevo essere e dove volevo andare.

Tornato a casa la carica dell’evento mi permise di buttare giù alcune credenze limitanti nella mia mente e iniziare ad agire nel mondo esterno.

Oltre che investire tempo nella mia formazione con corsi marketers e offline, iniziai anche a investire soldi che avevo risparmiato grazie al mio lavoretto universitario da portapizze.

Non c’era tempo da perdere mi cercai anche i primi lavori per mettere finalmente in pratica ciò che sapevo e per sperimentare ciò che conoscevo solo teoricamente in modo da crearmi il mio bagaglio di competenze T-shaped.

Sono proprio queste competenze che mi hanno condotto dove sono oggi.

Ingenuamente quando scelsi la carriera ingegneristica (che sto pianificando di portare a termine – never give up!) fui condizionato nella scelta dai discorsi sulla sicurezza economica della mia famiglia.

Però io pensavo più in grande. E penso in grande tutt’ora.

Non so se hai mai letto “Padre ricco, padre povero”, ma ho imparato che non mi farò più guidare dalla mentalità “lavoro per i soldi”.

Con Marketers ho compreso che rincorrendo i propri obiettivi si diventa qualcosa di più grande di quello che si aveva immaginato e che il coraggio e i legami speciali con altre persone arricchiscono veramente la vita.

Il mio desiderio è fare parte di qualcosa che si regga in piedi su queste fondamenta.

Qualcosa che si elevi al di sopra di un’azienda e diventi un movimento di appartenenza proprio come ha fatto e sta facendo Marketers.

Questa è una vittoria senza tempo.

Una vittoria che avrà sempre valore perché impatta positivamente la vita di chiunque entri nell’ecosistema virtuoso di Marketers.

Credo che sono proprio questo genere di vittorie che ci fanno sentire meno in balia del caos e soprattutto, anche se solo per un momento, ci fanno sentire immortali.

Ida Dalicante

Leggi la storia di Ida

LA TRAPPOLA DELLA NORMALITA’

C’è sempre stata una domanda a cui non sapevo rispondere:

Cosa vorresti fare da grande?

Può sembrare sciocco ora, ma non avere una risposta mi faceva pensare che ci fosse qualcosa di sbagliato in me.

Mi ero ormai rassegnata a portare termine ciò che avevo iniziato (la laurea in Economia) e poi chissà…

Sin da piccola, per i miei parenti e conoscenti, ero sempre stata “quella che sa cantare”.

Nel 2009 avevo anche iniziato a pubblicare su YouTube le mie cover di canzoni famose. Fecero qualche migliaia di views, non poche per l’epoca.

Però quella definizione mi stava stretta.

Ero “quella che sa cantare”, ma le mie ambizioni mi portavano altrove.

Avete presente quei programmi televisivi sugli imprenditori americani?

Ecco, non so bene perché, ma avevano fatto nascere in me il fascino dell’imprenditoria.

L’idea di organizzare un gruppo di persone intorno a un’idea per trasformarla in realtà mi attraeva.

Anche per questo motivo, nel 2012, mi ero iscritta a Economia.

Presto mi resi conto che volevo fare, non solo riempirmi il cervello di teoria. Continuavo a non capire cosa cavolo volessi combinare nella vita…

L’esame di marketing mi illuminò o, almeno, così mi sembrava allora. A me piaceva (e piace) il business della moda. La mia mente pensò:

“Perché non aprire un blog dove parlare di marketing e moda?”

Ecco come nacque “Pistacchio e Liquirizia”.

La storia di questo nome? Beh, dietro c’è stata una lunga ricerca di mercato, brainstorming infiniti…

In gelateria. Sì, in realtà l’ho pensato in gelateria, mentre ero in preda all’indecisione tra un cono pistacchio e cocco o pistacchio e liquirizia.

Potete immaginare, con questi presupposti, che fine abbia fatto il mio primo blog.

Al di là di questo però, quell’esperienza mi fece conoscere – virtualmente – prima Dario e poi Luca.

A dirla tutta, testarda come sono, ho letto le guide di Dario e poi ho deciso di fare di testa mia. Diciamo che non è andata benissimo.

Luca, invece, all’epoca aveva un podcast. Era circa il 2015.

Loro due comunque mi fecero buttare l’occhio su un nuovo mondo.

Era un mondo diverso da quello – teorico e astratto – dove mi ero rassegnata a rimanere. Un mondo fatto di cose concrete, progetti entusiasmanti…

E poi? Beh, di motivi ce ne sarebbero tanti, ma dopo quella scoperta caddi in un blocco totale.

Nonostante tutto mi rintanai in quella che mi sembrava la normalità.

Dal 2015 al 2018 mi sono trascinata dietro una vita che non mi soddisfaceva, andando verso un futuro che non mi entusiasmava.

Questo fino al 6 febbraio 2018.

Probabilmente stavo cazzeggiando su Facebook, in una “pausa” dallo studio per l’esame di Diritto privato.

Ero iscritta a WE ARE MARKETERS da tempo. Scorrendo il feed, lessi un post dove si annunciava la ricerca di nuovi Jedi.

Ora, voglio essere onesta: non sapevo neanche che cosa fossero i Jedi.

Tuttavia quella mi sembrò l’occasione per dare una sterzata alle cose. Mi dissi “ma sì, proviamoci”…

Per la vostra gioia, ho recuperato la mia candidatura. L’avevo chiusa così:

“Male che vada, mi candido come donna delle pulizie visto che siete dei casinisti fenomenali. Posso anche cucinare”.

Sì, mi sono candidata come donna delle pulizie di un’azienda senza uffici. Un vero genio, eh?

Al di là di questo, rileggere quella candidatura mi ha fatta sorridere e riflettere. Queste parole in particolare le sento ancora mie, a distanza di anni:

“La normalità, la monotonia non fa per me. Voi siete un concentrato di ciò che vorrei vivere. E poi, ho tanta voglia di mettere in pratica ciò che ho imparato, così come ho voglia di continuare a imparare e darvi fastidio”.

Non so perché, ma la mia candidatura fu accettata.

Dopo 2 anni sono ancora qui a dare fastidio e ho raggiunto un traguardo di cui sono fiera…

Oggi sono Community Manager in Marketers e dirigo la squadra dei miei fantastici, pazzi Jedi.

Finalmente posso rispondere:

Cosa voglio fare da grande?

Prima di tutto, non voglio smettere di sorprendermi e scoprire nuovi mondi.

E sì, voglio continuare ad aiutare i miei Jedi, ragazze e ragazzi da tutta Italia che moderano i gruppi Marketers, a trovare la propria strada. Magari lontana da quella che per gli altri è la “normalità”.

Perché, se c’è una cosa che ho imparato negli ultimi anni, è proprio questa:

La vita è troppo breve per lasciarsi dire cosa farne da una persona diversa da sé.

Un abbraccio,
Ida

Francesco Delle Femmine

Leggi la storia di Francesco

BREVE DIARIO DI UN MARKETER NICHILISTA

Sarebbe stata una traversata da 11 ore e 40 minuti.

Salendo sul Flixbus per Milano Lampugnano non sapevo cosa aspettarmi. Avrei passato la notte lì, seduto al mio posto pagato 1€, per arrivare a destinazione alle 8 della mattina dopo.

E poi? Tutto questo per un aperitivo? In quanti mi avrebbero capito?

Era il 2015, trascinavo la mia vita tra l’università e la prospettiva di una carriera che mi soffocava al solo pensiero.

Sono un nichilista convinto, ma da un po’ avevo scoperto un gruppo di ragazzi che sognavano e mi facevano sognare in grande.

Quando sentii parlare di un aperitivo a Milano, dove per la prima volta si sarebbero ritrovati tutti i Marketers, decisi di andarci. A ogni costo.

Il problema?

Abitavo (e abito) in provincia di Caserta, a circa 748km da Milano. E all’epoca avevo poche decine di euro da parte…

Dopo essermi formato online, anche grazie al blog di Dario, avevo trovato il mio spazio per sperimentare.

Un amico aveva un’agenzia di marketing offline e, con lui, iniziammo a proporre i primi servizi digitali.

I budget erano risicatissimi, ma è stata una palestra formidabile. Me ne dovevo inventare di ogni per raggiungere gli obiettivi…

Ricordo che, nel periodo di quel primo aperitivo Marketers, Instagram aveva introdotto la localizzazione dei post.

Io ci avevo costruito una strategia per un piccolo ristorante (segno del destino?).

Oggi aggiungere la localizzazione è la cosa più naturale del mondo, allora ci portò una copertura pazzesca e altri buoni risultati.

Quel piccolo successo mi aveva fatto capire che c’era un futuro per quello che facevo…

Mi serviva però sentirmelo dire da persone simili. Allora, giù da me, non avevo l’approvazione di nessuno.

Quell’1€ speso per il Flixbus (l’unico mezzo di trasporto che mi potevo permettere) fu il miglior investimento che potessi fare.

Arrivato a Milano, mi fiondai nella stanza che avevo preso. Diciamo che non era per niente di lusso.

Anche il mio budget personale era risicatissimo.

Passai la serata chiacchierando con Dario, Luca, Vittorio e tutti gli altri. Mi aprirono la testa con le loro storie e i loro consigli.

Appena ci salutammo, mi precipitai di nuovo a Lampugnano. Nuovo bus, nuova traversata, ma dentro di me era scattato qualcosa.

A casa mi aspettavano la vita di sempre e l’università. 5 anni fa non era così “mainstream” lasciarla.

Non potevo rimandare più: Dovevo prendere la mia vita in mano. In fondo lo sapevo già:

Avrai abbandonato l’università per sempre. Volevo dedicarmi al digital marketing.

Quando mi decisi definitivamente i miei non la presero benissimo, ma ormai non si poteva tornare indietro.

A Milano tutti mi avevano dato un consiglio, riassumibile così:

“Trovati un co-working dove esprimere le tue potenzialità e conoscere gente”.

Quando tornai a Caserta fu la prima cosa che feci con i pochi spicci che mi rimanevano…

Fu la scelta migliore che potessi fare, dopo quell’investimento di 1€ per il Flixbus per Milano.

In quel co-working sono cresciuto, ho conosciuto persone pazzesche e trovato clienti incredibili. Proprio lì nacque Alfonsino, un progetto di food delivery focalizzato su piccole città.

Erano passati anni da quell’aperitivo, ma mi imbarcai in questo viaggio con lo stesso spirito. Dove mi avrebbe portato?

Ve la faccio breve.

Dopo 3 anni dalla fondazione, Alfonsino è in oltre 400 centri in Italia e stiamo progettando una nuova espansione.

Per 2 anni mi sono occupato del customer service. Poi mi sono spostato sempre più sul marketing e tutt’ora me ne occupo per Alfonsino e altri clienti (di cui magari vi racconterò in futuro).

Marketers è stato un compagno di percorso immancabile. Ho comprato e divorato praticamente ogni corso.

Al di là delle singole strategie, ciò che mi è rimasto è una mentalità che applico ogni giorno nel mio lavoro.

Proprio qualche settimana fa, insieme a tutto il team di Alfonsino, abbiamo chiuso un crowdfunding da 350,000€.

Era il secondo per noi (il primo era da 150,000€).

Eravamo indecisi se provarci o no. Alla fine ci siamo lanciati, applicando il puro Metodo Marketers:

Abbiamo aperto una community, l’abbiamo popolata di potenziali investitori e dato valore a ciascuno di loro (in base alle diverse esigenze).

In pochissimo tempo siamo arrivati al goal. Così, ora è ufficiale, nei prossimi 24 mesi apriremo in 24 nuove città.

Questo è stato uno dei miei traguardi personali, che mi ha insegnato tanto in questo anno così complesso.

Un anno che, nonostante io rimanga un nichilista convinto, mi ha insegnato una cosa:

Non importa quanto duro e lungo sembri il viaggio, il cammino spesso ti porterà dove non ti aspetti e ti lascerà più ricco di esperienza e conoscenza.

A presto. Un abbraccio,
Francesco

Debora Carofiglio

Leggi la storia di Debora

COLPISCI PIÙ FORTE

La grande crisi del 2008 si è portata via l’azienda di famiglia. Un anno prima era venuto a mancare mio padre.

Ho sentito la terra venir meno sotto ai piedi.

In azienda mi ero sempre occupata di organizzazione e logistica. Parallelamente però mi affascinava il mondo di internet.

Allora era tutto così rudimentale. Nel 1998 avevo creato il mio primo sito web, da lì non ho mai smesso di buttare un occhio a quel nuovo mondo.

La passione è rimasta. Così come la voglia di mettermi in gioco…

Quando però la vita ci si mette, sa colpire forte.

Nel 2012 ho affrontato un divorzio. Da lì i soldi hanno iniziato a scarseggiare sul serio.

Intanto avevo trovato un nuovo lavoro, ma lo stipendio mi durava poco più di una settimana: metà se ne andava per l’affitto, in più avevo un figlio di 10 anni da mantenere.

È stata dura.

Potrebbe sembrare esagerato, ma un post mi ha svoltato la vita.

La passione per la rete non se n’era mai andata e mi ha tirato fuori da quell’incubo. In un angolo di me stessa, coltivavo il sogno di avere un mio business digitale.

Non perché volessi guadagnare chissà quanto o avere il macchinone e la villa a Dubai.

Semplicemente volevo poter lavorare senza vincoli di orario e luogo per poter stare quanto più possibile vicina a mio figlio.

Ecco perché quando per la prima volta ho sentito parlare di Business Genetics mi si è accesa una lampadina (il mio istinto aveva ragione).

Prima però c’era qualche altro ostacolo da affrontare a testa alta.

Ho sempre studiato quando potevo, spesso di notte. Leggevo il blog di Dario e seguivo anche Marcello Marchese.

Era ormai il 2016 e la mia vita, per il resto, continuava a essere un mare in tempesta. Proprio un annuncio di Marcello arrivò nel momento giusto, quando ero disoccupata ormai da un po’:

Cercava una persona per il customer service di un suo progetto.

Mandai la mia candidatura, pochi giorni dopo ero già a colloquio. Finalmente da remoto.

Finalmente avevo trovato qualcuno che non mi dicesse che ero “troppo qualificata per il ruolo” (sì, mi è capitato più volte e ogni volta mi veniva sbattuta la porta in faccia).

Anzi, nel giro di una settimana mi trovai a gestire l’e-commerce nonché l’intero customer service.

La faccio breve.

La mia nuova avventura andava a gonfie vele. Dopo tante difficoltà, una boccata d’aria.

Negli anni seguenti mi sono guadagnata sempre più spazio, fino a diventare manager.

Nel 2019 però qualcosa s’è rotto. Mi sono resa conto che i miei ideali non combaciavano più con quelli dell’azienda e sentivo forte la voglia di costruire qualcosa di mio.

Presi una decisione, insieme al mio nuovo compagno, senza immaginare minimamente dove ci avrebbe portati in pochissimo tempo.

Era una sfida, ma nessuna sfida ormai poteva essere più ostica di quelle che avevo combattuto fin lì.

L’idea che mi frullava per la testa era questa: costruire una società di logistica diversa, che desse supporto totale a e-commerce e network di affiliazione.

Non si sarebbe occupata solo di spedizioni, ma anche di assistenza dei clienti, gestione delle giacenze e dei reclami e conferma dell’ordine telefonica.

Da questo sogno è nata Momoka. C’era però un “piccolo” problema.

Vi ho detto che si trattava di una sfida…

Durante la mia precedente esperienza avevo stretto rapporti con tanti proprietari di e-commerce e affiliate marketer.

Appena seppero della mia nuova azienda, vollero lavorare con me.

Bello, no? Sì, senza considerare però che volevano partire subito.

Era marzo 2019 e, in un solo mese, avremmo dovuto costituire legalmente l’azienda, fare un business plan, pensare a un tariffario, stendere i contratti, trovare i collaboratori, un gestionale, un VOIP, un magazzino e i corrieri.

Non vi nascondo che è stato un mese di poche ore dormite, tanta preoccupazione. E una tonnellata di voglia di farcela.

Fatto sta che il 2 maggio 2019 abbiamo fatto le nostre prime 200 spedizioni. Niente rispetto a quello che sarebbe successo esattamente 1 anno dopo…

Durante lo scorso lockdown abbiamo dovuto cambiare magazzino. Era troppo piccolo per gestire il boom di richieste.

Ne abbiamo preso uno da 800 mq.

Per fortuna nel mezzo avevo trovato un alleato. Un alleato blu.

Come ho detto, ho sempre studiato quando potevo. E volevo continuare a farlo. Cercavo però qualcosa di diverso dai soliti infoprodotti che promettono guadagni mirabolanti.

Così, in occasione del suo primo lancio, ho acquistato Business Genetics.

Business Genetics è stata una scoperta. Prima di tutto, di me stessa.

Ha stravolto la mia crescita personale e ancora oggi sto lavorando per mettere in pratica tutto ciò che ho imparato al suo interno.

Era proprio ciò che cercavo.

Oltre all’enorme carica di crescita personale, questo corso mi ha trasmesso il super-potere dell’imprenditore: la delega.

Probabilmente senza non sarei mai riuscita a scalare Momoka nel giro di qualche settimana.

Le 200 spedizioni iniziali sono diventate 40,000 in appena 2 mesi (marzo e aprile).

E di certo senza Business Genetics non riuscirei a sognare il futuro che ora immagino per la mia creatura.

Oggi manteniamo ancora la media di circa 20,000 spedizioni al mese e a fine ottobre siamo arrivati a 1 milione di euro di fatturato (uno dei miei grandi obiettivi quando ho preso BG).

Siamo ancora all’inizio. Sono sicura che ne vedremo delle belle. E ve le racconterò…

Sono una persona abbastanza timida, ma ho deciso di uscire dalla mia comfort zone. Per un motivo molto semplice.

In tutta questa negatività abbiamo bisogno di fermarci, guardare dentro di noi e trovare la forza di fare qualcosa di bello.

Spero che le mie parole possano aiutarvi anche solo un po’ a riuscirci.

Ricordate:

“Quando la vita ci si mette, colpisce forte. Ma tu, beh, colpisci più forte”.

Un bacio,
Debora.

Giorgia Colavita

Leggi la storia di Giorgia

Mi prendo la responsabilità di ciò che sto per dire.

Sarà impopolare e molti mi odieranno. Ma sarà anche profondamente vero.

Credo che il marketing digitale non dovrebbe essere di tutti.

Prima di inca***rvi, pensateci:

Abbiamo trattato l’ecosistema online come l’ambiente più democratico della storia.

Il luogo dove ognuno può farcela e dar vita al proprio sogno. Vendere qualsiasi cosa e vivere una vita meravigliosa.

Qual è il risultato?

Da un lato ci sono tantissime persone creative che si sono inventate vite e lavori, e ciò è fantastico.

Dall’altro, l’online si è riempito di gente che scimmiotta strategie altrui per promuovere roba scadente.

Gente che vede un ad e la copia. Vede un funnel e lo copia. Questo perché per replicare un prodotto servono anni di lavoro, per replicare una strategia di marketing le barriere sono inesistenti.

Per questo credo che sia il momento di stringere la tenaglia. Il momento di non fare entrare in questo mondo chi non ha un codice etico. Chi usa in modo improprio ciò che viene insegnato in ambienti come Marketers, e che ha un valore così elevato.

Parlando di valore, credo non esista nessun percorso in Italia che ne ha così tanto come Business Genetics.

Ma lasciatemi fare un passo indietro.

Lavoro nel mondo del marketing da una decina d’anni, gestendo diversi team in diverse aziende.

Parliamoci chiaro, non mi sono mai sentita una dipendente. Quando i progetti nascono da te, diventi una sorta di imprenditore dentro l’azienda.

E io sono sempre stata una persona ambiziosa. Ho sempre creduto che il desiderio di eccellere fosse un’inquietudine positiva, una “fame di vita” necessaria.

Ma per quanto me la raccontassi, quella che facevo anni fa non era una vita sana. I ritmi folli mi assorbivano e dormivo due ore a notte.

Finché un giorno non mi hanno ricoverata. Avevo 190 battiti a riposo, i medici temevano che avessi un aneurisma e rimasi in ospedale per 10 giorni.

Quella fame mi stavano uccidendo.

Uscita dall’ospedale mi licenziai.

Decisi di cambiare vita e iniziai a lavorare in una copisteria di Reggio Emilia. Un’azienda ferma agli anni ’80.

Una tela bianca dove potevo sbizzarrirmi e ripartire da zero.

Creai il sito, la veste grafica, il marketing. All’epoca avevo già fatto Instadvanced, Copymastery e Facebook Advanced.

E dopo?

Il (buon) lavoro paga sempre.

La copisteria inizia quindi a crescere e tutto va alla grande. Ma quando arrivo all’obiettivo che mi sono posta, capisco che ho bisogno di nutrirmi di altro.

Un giorno mi contatta un noto brand. Sono una S.p.a., io la ragazza della copisteria di Reggio Emilia. Facciamo un paio di incontri, in cui mi dicono che stanno cercando una nuova agenzia di marketing.

Mi fanno una proposta da 10k al mese. I miei capi si spaventano. Troppo fatturato, troppe tasse. Troppa crescita troppo velocemente.

Realizzo che ho trasformato quella piccola copisteria in un’agenzia di marketing capace di riscuotere l’interesse di brand enormi.

Io e la mia collega Antonella ci guardiamo in faccia: non possiamo dire di no a un contratto del genere. Che fare?

La prima cosa che faccio è comprare Business Genetics. La seconda è licenziarmi (insieme alla mia collega e ora mia socia). La terza è partire in viaggio per San Francisco.

2 settimane dopo, al mio ritorno in Italia, la mia fame aveva divorato il corso da cima a fondo.

Prima avevo un’idea di business, che mi avrebbe portato a fare molti errori. Errori che Business Genetics mi ha impedito di commettere.

Non so come avrei iniziato da zero. Sarei stata una dipendente con molte qualità, non un’imprenditrice.

Quello che è successo è che un giorno dopo essermi licenziata sono passata da 30k l’anno come dipendente a un giro d’affari di 140k.

E la cosa divertente è che ho anche detto di no a quel grosso cliente.

L’ho fatto per salvaguardare la mia salute. Non volevo rimanere incastrata nelle dinamiche da agenzia. Avrei finito per lavorare solo per loro e non sarei stata libera.

Ho aperto un’agenzia (Arketing Studio), perché è ciò che so fare bene. Ma so anche che non è ciò che vorrò fare per sempre.

È il mio 20/80 capace di darmi la vita e le soddisfazioni che voglio, per poter lavorare su ciò che già mi ronza in testa.

Oggi in Arketing non siamo più in 2, ma in 7. È ormai una realtà solida, strutturata e in crescita.

E questo dopo neanche 12 mesi.

Licenziandomi ho fatto all in, ho messo tutto sul piatto. E ora mi trovo spesso a pensare:

“perché non l’ho fatto 10 anni prima?”

La qualità della mia vita è esplosa, oltre ogni immaginazione. Posso dire sì e no quando voglio. E dico molti più no che sì.

E ora?

Sto cercando di creare un prodotto che abbia dei forti valori etici al centro.

Non voglio far parte della schiera di persone che si lamentano, ma essere tra quelle che fanno qualcosa per migliorare il nostro pianeta.

Voglio unire business, etica e scalabilità in un progetto che continui ad emozionarmi e che sia in costante crescita.

Pur continuando a prendermi cura della realtà che ho creato e di cui sono estremamente fiera.

Realtà che è come un bambino, che ho accudito e che ora è quasi pronto a camminare con le proprie gambe.

La verità è che ho voglia di dedicarmi a qualcosa che non tocchi solo me.

Ho l’esigenza di restituire qualcosa indietro, perché sento di aver avuto tanto dalla vita. Ho fatto tante esperienze, e anche ciò che mi è successo di negativo è stato un grande regalo.

Ora se non restituisco tutto ciò esplodo. Sento questa gratitudine immensa che se ci penso mi fa commuovere.

Ho fame, da sempre. Ma questa fame finalmente ha smesso di logorarmi, e ha iniziato a nutrirmi.

Malìa Vibes

Leggi la storia di Marta e Giulia

Siamo un po’ lo yin e lo yang.
Giulia – romana, advertiser in Marketers Company – timida e introversa, Marta – da Milano, media content specialist in Shift – un vulcano di parole e risate. In pochi mesi le nostre vite si sono mescolate in maniera del tutto imprevista e imprevedibile.

Tutto è nato durante l’ultimo Team Party con la Family. Amiamo quei momenti, siamo un’azienda totalmente da remoto e perciò il condividere momenti si trasforma in una gioia pura.

È come ritrovarsi con amici che non vedi da tanto tempo.

L’ultima volta, prima della pandemia, abbiamo affittato un intero agriturismo nelle campagne toscane. È stato proprio lì che, per la prima volta, ci siamo incontrate offline.

“Marta mi raccontò di aver programmato un bel tour del Sud Italia. Io ascolto, prendo e porto a casa. Allora eravamo due semplici colleghe, poi durante la quarantena abbiamo iniziato a sentirci spesso.

In pieno lockdown le ho girato una proposta: mi avevano invitato a passare qualche mese a Palermo in estate. Neanche 24 ore dopo abbiamo prenotato una casa per 35 notti, da quasi sconosciute”.

“In Sicilia abbiamo scoperto che io e Giulia siamo opposte ma complementari. Io amo stare al centro dell’attenzione, lei cerca di evitarlo; lei che programma e pianifica, io che vivo nel mio caos”.

Dopo le prime settimane di Vucciria, Taverna Azzurra e serate “ritmo e atmosfera” abbiamo deciso di iniziare a raccontare la nostra avventura su Instagram.

Abbiamo notato che ci scriveva in privato tanta gente, magari persone che non sentivamo da anni o a cui pensavamo non interessasse. Invece si ricordavano cose che avevamo detto o fatto settimane prima.

Così abbiamo aperto un profilo dedicato dove stiamo continuando questo racconto. Già, perché intanto abbiamo preso una decisione… di cuore.

Man mano che si avvicinava il giorno della partenza sentivamo il “mal di Sicilia”. Non volevamo andarcene.

Abbiamo incontrato la persona giusta al momento giusto: una ragazza, durante una serata, ci racconta che cercava casa e inquiline. Noi, che ci eravamo già ripromesse di tornare a Palermo, non ce lo siamo fatte ripetere due volte e siamo andate a vedere degli appartamenti con lei.

Il finale? Abbiamo affittato un appartamento per i prossimi 12 mesi.

Molti potrebbero chiedersi il motivo di questa scelta improvvisa. Beh, un vero motivo non c’è. Lo abbiamo detto, è stata una decisione dettata dal cuore e dalle emozioni.

Abbiamo la fortuna di lavorare in realtà aziendali che abbracciano il remote working. Ecosistemi dove ciascuno ti spinge, anche inconsapevolmente, a vivere davvero la vita che si desidera.

Non è scontato. Molto spesso ci raccontiamo storielle per evitare di prendere scelte coraggiose e, perché no, un po’ pazze. Sono quelle però che ti fanno imboccare la strada di un’esistenza piena.

Ecco, il bello del lavoro che facciamo è che ci dà continue opportunità per dimostrare – in primis a noi stesse – di essere libere, autonome e indipendenti nel fare ciò che ci piace quando ci piace farlo.

Per noi il lavoro da remoto è questo. Non lavorare in pigiama tutto il giorno (a volte anche quello), ma lasciare ogni zavorra alle spalle e liberarsi da ogni sciocco vincolo che ci creiamo.

A volte basta lanciarsi e godersi il viaggio…

Quando guardiamo fuori dalla finestra della nostra ormai nuova casa ringraziamo di averlo fatto. E lo rifaremmo ancora.

P.S.: Ah, e abbiamo un terrazzo super-figo. Se passate di qui, scriveteci, da noi non manca mai ospitalità e un bicchiere di rosso.

Un abbraccio dalla Sicilia,
Marta e Giulia (Malia)

L'Altra Riabilitazione

Leggi la storia di Marcello

Volevo uscire da quelle 4 mura.

Ho sempre fatto il fisioterapista classico: aprivo lo studio alle 8 di mattina e lo chiudevo alle 8 di sera.

Era la mia vita? No.

Come ne sarei uscito? Bella domanda.

Sentivo l’inquietudine crescere, ma non ambivo a stravolgere tutto.

Non sognavo auto di lusso o una vita dall’altra parte del mondo. Volevo semplicemente uscire dai limiti fisici del mio paesino e arrivare ovunque, anche solo con le parole.

Ho iniziato agendo, senza un vero e proprio piano in mano.

All’inizio aprii un sito web in cui parlavo di riabilitazione. Facevo un migliaio di visitatori al giorno, ma non avevo idea di come monetizzare il traffico.

Poi mi imbattei in Dario e Andrea Giuliodori (che considero i miei mentori), e cambiò tutto.

Articoli, ebook, videocorsi: capii che il digitale mi permetteva di comunicare ciò che sapevo fare non più solo davanti a un singolo paziente, ma a decine di migliaia di persone alla volta.

A distanza di qualche anno, oggi il mio canale Youtube ha 200.000 iscritti e il sito genera circa 20.000 visitatori al giorno.

Ma soprattutto, l’anno scorso ho raggiunto i 100.000 euro di fatturato online, superando le entrate che facevo (e che continuo a fare) col mio studio.

Quando anni fa leggevo questi casi studio sul blog di Dario mi sembravano irrealizzabili, mentre ora sono la normalità.

Come ho fatto? Se dovessi trovare una formula direi:

Arrivare prima + comunicare bene + avere costanza.

Sono stato il primo a fare il fisioterapista online e il primo a metterci la faccia. E questo ha reso fondamentale saper comunicare ciò che amavo e sapevo fare.

Qui Copymastery è stata la fulminazione sulla via di Damasco. Il copy mi ha insegnato come arrivare al cuore e alla mente delle persone, online e offline.

Tutto questo però senza la costanza non sarebbe bastato. Io nel digitale ho visto la vita: arrivavo in studio alle 8 del mattino con già un paio di ore di lavoro sul mio sito alle spalle.

Non mi pesava affatto, mi svegliavo entusiasta.

Ci sono stati momenti difficili, certo. Forse è sempre un momento difficile se hai il coraggio di metterti in discussione.

Quando non stai seguendo una via tracciata, ma ti stai inventando la tua professione giorno per giorno, è normale avere paura.

Io poi vengo da una famiglia di imprenditori e fin da piccolo ho assistito a riunioni di famiglia in cui si parlava solo di problemi e di banche.

Involontariamente associavo l’attività imprenditoriale a tutto quello.

Ho scoperto però che online le barriere sono diverse. Un tempo ci volevano generazioni per scalare un’azienda, oggi può andare tutto molto velocemente. E dipende da te farlo durare nel tempo.

Sembra strano, ma ci vuole coraggio per ammettere che puoi creare un business dirompente in pochissimo tempo. L’assenza di limiti a volte è disorientante.

Soprattutto quando non sei circondato da persone che fanno già quella vita, come nel mio caso.

Ho iniziato a lavorare online a 33 anni, con già un figlio e vivendo in un paesino in provincia di Piacenza.

Intorno a me nessuno capiva cosa stavo facendo e perché.

Oltre ai Meetup e al Marketers World (da cui ho tratto un grande beneficio), ricordo quindi molto bene quando ho incontrato Dario e la Marketers Family a Barcellona.

Quel giorno ho finalmente realizzato di essere circondato da persone che non solo mi capivano, ma che erano ancora più avanti di me.

Poi sono sincero: per me oggi la libertà dell’online non ha prezzo.

Se avessi avuto solo il mio studio avrei passato il lockdown con le mani tra i capelli. Invece ho potuto godermi lunghi momenti di relax nel giardino di casa, ho avuto la libertà di riflettere sulla mia vita serenamente.

Senza l’ansia di capire come andare avanti e anzi, vedendo il mio fatturato aumentare invece che diminuire.

Progetti per il futuro?

Sognare ciò che verrà dopo non è sempre facile.

5 anni fa avrei pensato che questo fosse il massimo pensabile. Poi ci sono arrivato e ho capito di non essere alla fine, ma all’inizio.

Ora sto per pubblicare un libro con una grande casa editrice, e questa cosa mi riempie di soddisfazione. Sto anche cercando il coraggio di reinventarmi di nuovo. Di andare di nuovo dove gli altri non si sono ancora avventurati.

A questo proposito ricordo Dario sul palco del Marketers World 2018, quando parlando di Musical.ly (allora non era ancora diventato Tik Tok), disse: “se pensi che sia una cosa da bambini, significa che stai già diventando vecchio”.

Ecco, mi auguro metaforicamente di non diventare mai vecchio. Se non dal punto di vista biologico, almeno dal punto di vista imprenditoriale.

Filosofia e Caffeina

Leggi la storia di Benedetta

Questa storia sarà piena di digressioni, non avrà un inizio né una fine.

Ad essere sincera non volevo neanche raccontarla, perché a pensarci non sono arrivata da nessuna parte.

Non sono famosa (anche se mia madre lo pensa) e non sono ricca. Forse però sono un po’ più felice e realizzata. Quindi, visto che insistete, eccola qua.

Lavoravo come cassiera in un centro commerciale. Ma prima ancora facevo la psicologa coi ragazzi in difficoltà. Guadagnavo una miseria, avevo un capo che mi trattava come una pezza e che mi rendeva impossibile lavorare.

Un giorno, durante una notte insonne a Milano, mi resi conto che volevo uscirne. Mi chiesi: cosa farei se fossi totalmente libera di decidere che vita vivere?

Mi trovavo in una camera d’albergo e sul letto di fianco a me c’era “Così parlò Zarathustra” di Nietzsche. Ogni volta che mi allontano dalla mia città (Brescia) porto sempre un libro di filosofia con me.

La risposta che cercavo era lì sul letto, nell’amore di tutta una vita. In quel momento pensai a Socrate, che preferì farsi uccidere piuttosto che rinunciare alla filosofia.
Neanche io volevo rinunciarvi.

Tornai a Brescia e affrontai il mio capo, dicendogli che avrei lasciato quel lavoro e sarei tornata a studiare, mi sarei iscritta a filosofia.

Lui rispose alle mie dimissioni con queste esatte parole:

“Benedetta, dove pensi di andare? Tornerai strisciando”.

Molti pensarono che mi sarei trovata sotto a un ponte, e iniziai a temerlo anche io.

Andai a lavorare come cassiera: 10 ore in piedi a servire i clienti.

Facevo anche 190 scontrini al giorno e il mio incubo era incontrare gli ex colleghi o i vecchi compagni di università e leggere l’espressione sul loro volto.

Ovviamente successe: un giorno arrivò un ex collega, che mi guardò in faccia e disse: “che tristezza ridursi così”.

Quello stesso giorno il mio superiore aveva detto a tutto lo staff: “Mi raccomando, sorridete e proponete la borsina a 1 euro e 50”.
E quindi la mia unica risposta fu (tentando di sorridere): “vuoi la borsina?”

Ricordo che la sera rimasi da sola qualche minuto nel parcheggio del centro commerciale, tentando di scrollarmi di dosso l’identità da studentessa di filosofia (con già una laurea, un master e un tirocinio in tasca), che passava le giornate a lavorare come cassiera.

Per fortuna la filosofia mi ha sempre nutrito. Non è qualcosa che ti dà risultati immediati, ma che ti fa fiorire giorno dopo giorno.

E ora? Ora sono entrata nel meraviglioso mondo dell’insegnamento precario, in cui mi dicono anno per anno cosa insegnare. Quest’anno ho fatto educazione fisica e alternativa a religione, quindi in pratica ho insegnato filosofia alle elementari, anche ai bambini con problemi.

Se vi aspettavate quindi un viaggio dell’eroe, rimarrete delusi.

Non è una storia che parte dal basso e arriva in alto.

La vita è fatta di alti e bassi, di montagne russe che non finiscono mai. Non arrivi alla vittoria finale, semplicemente procedi verso la tua direzione.

Sì, ho ottenuto risultati impensabili, e li devo soprattutto a Marketers. Avevo già studiato Copymastery e Instadvanced. Ma sedermi in prima fila al Marketers World è stato il vero spartiacque.

Mi sono detta: “Benny, ti sei giocata le vacanze per essere qui, ora devi combinare qualcosa”.

E a distanza di mesi posso dire che qualcosa l’ho combinata.

Parlo di filosofia sui social, davanti a decine di migliaia di persone (non l’avrei mai creduto possibile), e ho avuto anche qualche grande soddisfazione (tra cui una richiesta di collaborazione da parte di Mondadori).

Ma ciò che conta davvero sono le relazioni.

Sono le persone che seguivo e che ora vogliono collaborare con me. I ragazzi che mi dicono che stanno amando la filosofia per la prima volta in vita loro, che si confidano in dm, che mi mandano storie bellissime.

Mi toglie il respiro pensare che ero la ragazzina che passava i pomeriggi chiusa in casa sulla “Fenomenologia dello spirito” di Hegel, convinta che nessuno avrebbe mai capito quanto fosse meravigliosa.

Credo che ognuno di noi abbia un filo rosso da individuare e da seguire.

Io da piccola giocavo con un libro di filosofia, non sapevo ancora leggere ma mi piaceva da impazzire la copertina. Ai miei occhi era una sorta di libro magico.

Quest’estate l’ho ritrovato, l’ho aperto e ne ho letto il titolo:

“Storia della filosofia occidentale”, di Bertrand Russell.

Tutta la mia vita successiva era già in quel libro che sfogliavo da bambina, senza che sapessi ancora leggere.

Il prossimo video di Filosofia e Caffeina (il mio profilo Tik Tok)? Lo farò su Leopardi.

Leopardi passò la vita a Recanati, finché non organizzò una fuga in gran segreto, che molti studiosi oggi ritengono “patetica”.

Ebbene, voglio invitare le persone a essere patetiche. Perché patetico deriva da pathos, ossia passione. E una vita senza passione non merita di essere vissuta.

Leopardi morì mangiando un gelato, che non poteva mangiare per le proprie fragili condizioni di salute.

Dopo anni di privazioni, fece ciò che gli andava di fare, prendendosene anche i rischi.

C’è tanta bellezza da comunicare nelle vite e nelle parole di chi ha vissuto migliaia di anni fa. Mettere tutto ciò in un video di un minuto sui social è una sfida, ma credo che ne valga la pena.

Mi torna in mente il mio prof di greco che si metteva a piangere leggendo testi di 2000 anni fa. Il fatto che 2000 anni dopo quelle parole facciano ancora piangere le persone è meraviglioso.

Dimostra la connessione eterna tra esseri umani. Che parte da Socrate e arriva (perché no?) fino a un video su Tik Tok.

UP Marketing

Leggi la storia di Tony

“Tony, le estetiste sono ignoranti! Si fanno vendere di tutto”.

Ho passato l’infanzia al Sud, in una casa con quattro donne, tra cui una parrucchiera e un’estetista.

Immaginate la mia rabbia quando anni dopo il mio capo continuava a sminuire quei lavori.

Ogni volta mi prudevano le mani.

Cosa mi tratteneva in quella preistorica agenzia di comunicazione? Me lo chiedevo spesso, ma l’affitto a Roma non si paga da solo e buttavo giù bocconi amari.

Ero destinato a esplodere. Puntualmente avvenne, dopo l’ennesima richiesta assurda. Me ne andai sbattendo la porta.

Non ve lo nascondo, avevo paura.

Avrei trovato lavoro? Come sarei andato avanti? E se fossi dovuto tornare a casa mia?

Ero disoccupato in una delle città più care d’Italia.

Un giorno feci ciò che dovevo, da tempo. Chiamai le vecchie clienti dell’agenzia, raccontai loro cosa fosse successo.

Molte mi confessarono di sentirsi limoni da spremere in mano al mio ex capo.

Ve la faccio breve, diverse estetiste apprezzarono la mia sincerità e mi invitarono a curare il loro marketing. Così ricominciai.

Non potevo immaginare che quello sarebbe stato l’inizio di un percorso che mi ha portato a realizzare fatturati a sei zeri per decine di centri estetici.

All’epoca sapevo solo di aver fatto la scelta giusta.

Conoscere Marketers mi aveva aperto un nuovo mondo, dove ho incontrato persone simili a me, alla ricerca di una strada più etica per fare marketing e business.

Senza bisogno di raggirare i clienti in ogni modo.

Negli anni ho studiato, assorbito e fatto mio il Metodo Marketers. La svolta arrivò nel 2018, quando a un evento in cui ero stato speaker mi fermò una delle estetiste che mi aveva ascoltato.

Allora era la proprietaria di un grosso centro di bellezza, oggi è una delle imprenditrici estetiche più famose in Italia.

Mi chiese se con l’agenzia che intanto avevo aperto avessimo potuto seguirla. Beh, il traguardo che tagliammo insieme mi aprì gli occhi.

Si poteva fare. In appena 12 mesi abbiamo portato il fatturato del suo centro da 500k a 1 milione, trasformandola in una star per il suo pubblico.

Avevamo declinato il Metodo nel mercato dell’estetica e ben presto è diventato il marchio di fabbrica di Up, la mia agenzia.

In poco più di 2 anni siamo diventati un punto di riferimento nel settore, aiutando decine di imprenditrici a moltiplicare i loro fatturati e migliorare le proprie vite.

Proprio grazie a questi successi, nel 2019, sono salito sul palco del World per essere premiato con il Marketers Award.

Sarò sempre grato a Dario, oggi mio amico e mentore, e alla Family per avermi aperto una strada quando vedevo solo ostacoli.
Viceversa non sarei qui, fiero e felice di aiutare migliaia di estetiste-imprenditrici – oggi membri di UMA, la nostra community, dove condividiamo strategie, consigli e tips di marketing.

Voglio chiudere con una riflessione per chi è ancora indeciso e non sa che strada prendere.

Sporcatevi le mani, non temete di andare nella direzione che sentite vostra. L’etica, coniugata alla competenza e all’esecuzione, è l’antidoto più potente alla paura.

Gli occhi saranno spesso stanchi, ma il sorriso sarà sempre leggero.

Daje!

Tony

Enrico Florentino

Leggi la storia di Enrico

Ho 50 anni e mi sento lo zio di Marketers.

Ho vissuto una vita intensa, mossa dalla curiosità.

Sono nato in banca, almeno dal punto di vista professionale.

Dopo 7 anni ho cambiato lavoro e ho imparato il mestiere del consulente finanziario.

Dopo altri 7 anni (un numero che ricorre spesso nella mia vita) sono diventato manager di altri consulenti.

Li aiutavo a raggiungere i loro obiettivi aziendali, guadagnavo bene e mi ero iscritto a un master in business administration.

Bella vita, bello stipendio.

Ma una mattina è cambiato tutto.

Mi sveglio, mi guardo allo specchio e mi dico:

“Enrico, sei felice?”

Ogni giorno tutto si faceva più pesante e difficile.

La risposta:

Se non lo faccio ora (a 45 anni) non lo farò più.

Nonostante avessi un lavoro sicuro, quel giorno ho deciso di cambiare vita. Rinunciando ai tanti agi conquistati, per puntare unicamente su me stesso.

Volevo creare una mia academy, una scuola che potesse formare migliaia di consulenti finanziari e cambiare la loro vita. Volevo farlo a modo mio.

Come al solito (quando mi metto nei casini da solo) mi sono detto:

“Flore, e mo’ so’ ca**i tuoi”.

Ora ho imparato che quando ti bruci le navi dietro, puoi solo andare avanti.

Subentra l’istinto di sopravvivenza. E non dormi la notte finché non ci riesci.

Allora però non lo sapevo, è una consapevolezza che va allenata col tempo.

Sapevo solo che rimanere dov’ero mi avrebbe portato a raccontarmi solamente delle grandi balle, a credere di non potercela fare.

La doccia fredda ti sveglia.

Tornando a noi, all’inizio (per andare avanti senza bruciarmi i risparmi) ho iniziato a tenere giornate di formazione a rappresentanti di… materassi.

Parallelamente bussavo alle porte dei miei possibili clienti, con la classica overconfidence dell’imprenditore veneto stampata in faccia.

Faccia che riceveva porte sbattute, una dopo l’altra.

Mi presentavo come un outsider, uno con idee innovative da realizzare, uno che desiderava fare la differenza per i consulenti finanziari.

Peccato che, come per tutti gli outsider, di spazio ce ne fosse poco.

Tutto veniva affidato alle solite noiose, ma affidabili, società di formazione già presenti sul mercato.

Io ero meglio, avevo di più da offrire, eppure… niente.

Mi sono detto: “vuoi vedere che è la prima volta che fai una scelta così importante (con la tua famiglia da mantenere) e hai fatto fiasco?”

Dovevo aumentare la mia autorevolezza. Ma come?

Decisi di scrivere un libro.

Invece però che iniziare scrivendolo, andai sul sito di 3 case editrici importanti e proposi a tutte e 3 di pubblicare un libro che non avevo ancora scritto (omettendo saggiamente l’ultima parte).

Mi presentai quindi davanti agli editori con una cartellina contenente tutta la strategia di promozione del libro (in quello ero bravo), ma arrivò finalmente il momento della fatidica domanda:

“Ma il libro è pronto, vero?”

E la mia risposta: “certo, è QUASI pronto”.

Ho venduto il libro allo scoperto (come si dice nell’ambiente della Borsa). Ossia prima ancora di averlo scritto.

E firmando il contratto arrivai a ripetermi di nuovo:

“Flore, e mo’ so’ ca**i tuoi”.

Un’altra doccia fredda.

Iniziai a svegliarmi alle 5 ogni mattina per scrivere il libro. Ogni singolo giorno, dalle 5 alle 7, scrivevo.

In 3 mesi era pronto, e una volta pubblicato divenne un caso editoriale nel mondo dei consulenti finanziari.

Ci sono 30.000 consulenti finanziari in Italia, e “L’Imprendipromotore” ha venduto 3.500 copie.

Che poi (sono un amante della musica classica) la mossa di vendere allo scoperto la faceva anche Rossini.

Si faceva dare un grande anticipo per le sue opere senza averle ancora scritte. Poi univa nuove creazioni a materiale vecchio e remixava il tutto.

2 secoli prima dei dj.

Comunque, ricordo quando ho aperto per la prima volta le vendite della mia academy. Era mezzanotte, e a mezzanotte e 3 minuti arrivò il primo iscritto.

Una gioia indescrivibile.

Dai 30 partecipanti di quella edizione siamo arrivati ora a 240 consulenti nell’ultimo anno.

Io voglio cambiare questo mondo. Voglio aiutare i consulenti finanziari ad essere consapevoli di rappresentare l’anello più importante della catena del valore nel settore finanziario.

Oggi tutti i miei collaboratori hanno 20-30 anni in meno di me e circondarmi di ragazzi giovani è incredibile.

Quanti anni posso avere davanti, professionalmente? 15? 20? Un ragazzo ha ancora 3 vite da vivere, con degli strumenti in mano che non si sono mai visti nella storia.

Business Genetics in tutto questo è stata una ventata di aria fresca. Ho imparato tantissime cose nuove, nonostante le mie 50 primavere alle spalle.

La lezione sulla mappa del potere e quella sulla decostruzione dell’impero mi hanno aperto la mente.

Ho compreso il valore dell’impatto che un imprenditore è in grado di generare nella società e nel mondo.

Ossia ciò che, più di tutto, ogni giorno mi sprona ad alzarmi dal letto e fare del mio meglio.

Dovete sapere che ho una moneta sempre in tasca, con scritto “memento mori”, ossia “ricordati che devi morire”.

Può sembrare triste, ma abbiamo una vita sola, ognuno di noi.

E questa moneta mi ricorda di fare ogni sera un bilancio e chiedermi se ho fatto qualcosa per rendere il nuovo giorno migliore di quello precedente.

Per concludere questa storia, voglio dirvi che non esistono le linee rette.

Non vai mai dal punto A al punto B.

La vita è fatta di tanti segmenti e l’importante è proseguire, sempre.

Come diceva Paolo Conte: “era un mondo adulto e si sbagliava da professionisti”.

O come dico io: “Flore, e mo’ so’ cazzi tuoi”.

Nonna Licia

Leggi la storia di Licia

Questo sarà un post diverso dagli altri.

Diverso perché la protagonista della storia è una giovane donna di 90 anni.

Diverso perché, fino a due anni fa, questa donna non aveva profili social di alcun tipo, e ora è un’influencer con quasi 100.000 follower.

Quella di Nonna Licia è una storia tanto incredibile quanto vera. Abbiamo avuto il privilegio di fare una chiacchierata con lei nei giorni scorsi, e pensiamo che le sue parole possano essere di profonda ispirazione per tutti.

Soprattutto per chi pensa che ormai il meglio sia alle nostre spalle, come il momento giusto per iniziare un progetto, per dare vita a un sogno, per riprendere in mano la nostra vita e darle quel tocco di colore in più.

Oggi riportiamo testualmente ciò che ci ha detto Licia (anche perché non c’è una virgola che cambieremmo).

——

“È una cosa molto interessante. Prima ero una persona tranquilla, che pensava esclusivamente alla famiglia e al marito malato da tanti anni.

Poi la situazione si è rovesciata.

Ho ripreso in mano la mia vita, come quando ero giovane (certo, con qualche piccola differenza) e non mi sono mai arresa. Sono sempre in movimento, pronta a qualsiasi cosa che arriverà.

Mi ha fatto tanto piacere tutto ciò che è successo durante questa avventura online.

Prima ero più scorbutica, non capivo che senso potesse avere mostrare la mia vita agli altri.

Ora vedo il progresso, l’importanza di proseguire. Mi rendo conto che è bello andare sempre avanti, in qualsiasi momento e qualsiasi cosa ci capiti.

Sfidarsi sempre e non disperare mai, anche quando ci tocca stringere i denti.

Questo progetto per me ha cambiato tutto. Mi ha fatto ritrovare la vita, che dalla depressione dopo la morte di mio marito stentavo a riprendermi.

Ho capito che la vita è bella, che non bisogna mai abbattersi e che c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire. È importante non fermarsi mai.

Certo, soltanto adesso sono un “pochetto ferma” a causa del coronavirus, ma passerà anche questa. Ne ho passate tante altre.

Così come è venuto, se ne andrà.

A chi vuole fare il mio mestiere di influencer direi di essere prima di tutto spontanei, di dire la verità e non prendere in giro nessuno.

Non siate ipocriti, perché la gente oggi capisce chi è sincero e chi no. Basta guardare le persone in faccia, si capisce.

Andate avanti, sfidatevi. Mettetevi in discussione e siate sempre sinceri. Sempre voi stessi.

Pronti per la prossima meravigliosa avventura”.

Licia

Federica Mutti

Leggi la storia di Federica

Al primo giorno in ufficio ho avuto un pugno nello stomaco.
Chi me l’ha dato?

Tutto quello che non avevo mai avuto il coraggio di ammettere, nemmeno a me stessa.

Dal giorno in cui sono venuta al mondo fino a pochi mesi fa la mia strada sembrava delineata:

Studia, laureati, trovati un buon lavoro, restaci finché puoi. Possibilmente a tempo indeterminato.

I miei genitori, entrambi impiegati nell’industria assicurativa, me l’avranno ripetuto migliaia di volte.


Ho finito per crederci.


Così quel giorno di circa 4 anni fa, quando ho preso la metro per andare all’ufficio di quella grossa agenzia di comunicazione per il mio stage, mi sembrava di star compiendo un percorso.
Asettico.


Quell’ufficio però mi sembrò asettico, appena ci misi piede.


Ricordo ancora le pareti tutte bianche, le grosse scrivanie e le persone chine sui loro computer a lavorare come se il mondo fuori non esistesse.


Ora, vi anticipo che nella mia storia non c’è nessun momento magico e nessun colpo di scena.


All’epoca pensai che semplicemente quell’azienda non facesse per me.


Non poteva che essere così, no?


Così mi misi alla ricerca e cominciai a lavorare per alcune startup.


Nel frattempo però mi si era riaccesa una vecchia scintilla.


Dovete sapere che, sin da quando avevo circa 13 anni, mi ero innamorata di Internet.

Passavo il tempo a costruire pagine in HTML e poi piccole community su Facebook.


Il digitale non era pop come oggi, la mia famiglia – molto “tradizionale” quando si parlava di lavoro – non poteva capire perché lo facessi.


Quelle ore al computer, per tutti, erano un gioco e poco più.


La voglia di fare e costruire cose mie è rimasta intrappolata in un cassetto.


Poi un giorno mi si presentò un’occasione.


Duranti gli anni del liceo mi ero immersa nel mondo digitale. Erano gli anni in cui Chiara Ferragni aveva appena aperto il suo blog…


Io intanto avevo scoperto anche quelli di Dario Vignali e di Andrea Giuliodori.


Erano ogni volta una scoperta.
Mi davano una carica incredibile e passavo da un progetto all’altro. Ovviamente senza portare mai granché a termine.


Tra le tante cose, nel 2018 – il mio ultimo anno di studi – finalmente aprii un canale YouTube…


L’estate dopo la mia laurea capitò che trovai un annuncio su Facebook: Marketers cercava Jedi.


Ora, da una parte ero incuriosita e dall’altra volevo dare qualcosa indietro a Dario e tutta la community che mi aveva ispirato così tanto.


Marketers mi aveva finalmente fatto sentire meno sola.


Per anni avevo pensato fossi quella strana, perché nessuno intorno a me era così entusiasta del digitale.


Dentro questo movimento, invece, avevo trovato tanti simili e anche tanto coraggio.
Beh, ve la faccio breve.


Quello era un periodo un po’ incasinato della mia vita, ma l’esperienza da Jedi fu indimenticabile. Soprattutto per due motivi…


Il primo, quello più evidente, è stata la possibilità di sbirciare nel dietro le quinte di Marketers.


Vedere con i miei occhi come nascevano progetti, venivano curati e portati a termine.


L’altro, che non mi aspettavo minimamente, fu il Marketers World.


Quell’anno – era il 2018 – ci sarebbe stata la prima edizione. Io fui invitata, come Jedi.


Avevo un po’ paura, paura di uscire dalla mia zona di comfort. Alla fine però ci andai.
Non trovo ancora le parole per descriverlo. Fu illuminante:
Nei mesi avevo accantonato il mio canale YouTube. Ero impegnata tanto in startup e pensavo che quello fosse un semplice passatempo.


Non era mai stata un’opzione che diventasse una cosa seria e tantomeno un lavoro.


Al World vidi persone in carne e ossa, invece, che ci avevano creduto e ora si svegliavano la mattina potendo costruire qualcosa di completamente proprio.


Quello che, cominciai timidamente ad ammettere, volevo fare anch’io.
Se andate a vedere gli analytics del mio canale, dopo quell’evento c’è un chiaro picco.


Un anno dopo ero di nuovo lì, ma completamente cambiata.
Al World 2019 avevo un canale YouTube ben avviato e probabilmente lì ho trovato una spinta inconscia a fare ciò che sarebbe successo qualche mese dopo.


Ho iniziato il 2020 scrivendo i miei obiettivi in agenda. Il primo?


Lavorare di più e meglio nella startup.


In fondo non mi ci trovavo male, anche se avevo sempre quell’idea rumorosa in testa.

Sotto sotto sapevo che un giorno avrei fatto il grande passo e sarei diventata freelance. Volevo farlo.
Aspettavo il momento giusto…
Non potevo sapere che il momento giusto sarebbe arrivato dopo una riunione con un collega, una mattina di febbraio.


Sì, proprio prima del lockdown.


Uscii da quella stanza con la consapevolezza che il momento era arrivato.


Diedi finalmente un senso a quel pugno nello stomaco del primo giorno in ufficio.


Era una spinta a saltare, lanciarmi verso ciò che mi faceva paura e che, come tutte le cose che fanno paura, nascondeva la meraviglia.


La meraviglia, ora posso dirlo, di fare il lavoro che davvero sognavo.


Il mio viaggio è appena iniziato. Non in ritardo, al mio tempo.


Quella di Federica Mutti è la nuova meravigliosa storia di Humans Of Marketers.