seo audit

SEO Audit: 9 step da seguire per migliorare il tuo posizionamento su Google

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin

La SEO Audit è l’insieme delle tecniche e analisi volte a comprendere lo stato di salute del tuo sito web in termini di ottimizzazione per i motori di ricerca.

Grazie ad un’accurata analisi dei fattori di ranking è possibile comprendere dove intervenire per migliorare il tuo posizionamento nei risultati di ricerca.

Esistono molteplici fattori che, messi insieme o isolatamente, possono influenzare la posizione di un sito web nelle SERP di proprio interesse. Per chi lavora nel settore del search engine marketing diventa indispensabile avere un metodo e uno strumento per poter tenere traccia della stato di salute del proprio un progetto.

Effettuare un’analisi seo completa è un lavoro che richiede preparazione. In questa guida troverai gli elementi essenziali che compongono il processo di auditing di un sito web.

Se, invece, desideri un’analisi completa del tuo sito web puoi richiedere la nostra consulenza SEO.

Tabella dei Contenuti mostra

Cos’è la SEO Audit?

La SEO audit è il processo tecnico, basato su attività di analisi e verifica, volto a valutare la solidità di un sito web dal punto di vista SEO. Operativamente vengono effettuati dei check-up volti ad individuare le criticità intrinseche al sito web che ne impediscono o riducono sensibilmente la visibilità nei motori di ricerca.

Sebbene tale processo venga svolto, il più delle volte, successivamente al lancio del sito web la buona prassi sarebbe quella di farsi seguire da un esperto SEO in fase preventiva, quando cioè si stanno programmando le attività di rilascio. Il rischio, infatti, è quello di non ottenere risultati tangibili in termini di visibilità organica e conseguentemente economici con possibili aggravi di costo sulle finanze dovuti a successive consulenze specialistiche.

La maggior parte dei siti web, infatti, non rispetta le linee guida base offerte da Google. Il risultato è un progetto la cui crescita è lasciata puramente al caso. Quindi se il tuo progetto è in uno stato ancora embrionale valuta attentamente la possibilità di essere seguito da un professionista della SEO che possa dare le giuste direttive al team di sviluppo.

Per iniziare ti suggerisco di leggere l’articolo: Guida SEO: introduzione all’ottimizzazione per motori di ricerca

Quando fare una SEO Audit?

Il processo di analisi SEO andrebbe fatto quando:

  • quando si vuole lanciare un nuovo progetto web;
  • quando si vuole verificare la solidità SEO del proprio sito web;
  • quando si ha un sito con una certa anzianità e si vuole comprendere come procedere nello sviluppo;
  • quando si subiscono cali improvvisi di traffico;
  • quando si preventivano attività di restyling e/o cambio tecnologia di sviluppo;
  • quando vengono rilasciati aggiornamenti algoritmici e si ha il timore di incorrere in penalizzazioni algoritmiche o manuali;

Quali sono i risultati di una buona Audit SEO?

Questa è una domanda che non ha una risposta assoluta.
Una buona analisi SEO riesce a mettere in luce le criticità che affliggono un sito web. In generale grazie ad un audit accurata possiamo migliorare i seguenti aspetti:

  • miglioramento della struttura di un sito web;
  • miglioramento dell’architettura dell’informazione;
  • miglioramento della User Experience;
  • miglioramento delle performance in termini di velocità di caricamento;
  • miglioramento della velocità di scansione delle pagine di un sito web;
  • miglioramento della visibilità nelle SERP del sito web.

Tuttavia la SEO non è una scienza esatta. Nessun esperto SEO può affermare di conoscere al 100% i brevetti che coprono gli algoritmi di Google responsabili del ranking globale di un sito web. Nessun SEO può avere la chiave del successo di un progetto in quanto ogni settore, ogni SERP differisce da un’altra e ciò che può fare la differenza per un sito web non è detto lo faccia per un altro.

Per comprendere l’importanza di questo strumento andiamo ad analizzare gli step principali per l’elaborazione di una SEO Audit.

L’audit SEO completo in 9 passaggi

I 9 step di seguito elencati, se seguiti attentamente, possono fare la differenza nella buona riuscita del tuo progetto in termini di visibilità organica. Non dimenticare che una campagna SEO di successo è il prodotto di centinaia di fattori di ranking.

Ecco perché è fondamentale esaminare ogni aspetto tecnico del tuo sito web.
L’obiettivo non deve essere quello di avere una macchina perfetta al 100%. Ciò che invece dovrebbe essere perfettamente definito sono gli obiettivi che si vogliono raggiungere.

Iniziamo:

Step 1: quali sono i tuoi obiettivi strategici?

definizione obiettivi strategici

Scopo: determinare quali sono i tuoi obiettivi a lungo termine per la tua campagna SEO.

La SEO è un mezzo per raggiungere un fine.

Non è altro che un canale di marketing per far crescere la tua attività.

Ecco perché i tuoi obiettivi strategici dovrebbero essere definiti in base a ciò che la tua azienda/attività vuole raggiungere.

Gli obiettivi strategici chiari ti aiutano a mantenere il focus e a raggiungere i piccoli successi che pian piano vanno a costituire le basi solide per un business durevole nel tempo.

Se hai già un obiettivo strategico, allora è il momento di esaminarlo.

I tuoi obiettivi sono specifici, misurabili, raggiungibili, realistici e temporizzabili (SMART)?

Se non lo sono è necessario perfezionarli.

Se non hai obiettivi strategici per la tua campagna SEO, è il momento di crearli.

Ecco alcuni esempi di obiettivi strategici per una campagna SEO che utilizza il principio SMART:

  • “Marketers aumenterà la visibilità organica del 50% entro i prossimi 6 mesi.”
  • “Marketers passerà da 20 backlink a oltre 100 backlink entro i prossimi 6 mesi.”
  • “Marketers aumenterà il suo volume di lead dalla ricerca organica del 20% entro i prossimi 12 mesi.”

Il tuo obiettivo strategico dovrebbe essere un mix di KPI SEO e KPI aziendali.

Ora andiamo nell’analisi delle parole chiave.

Step 2: analisi delle parole chiave

analisi delle parole chiave

Scopo: determinare la validità dell’attuale strategia di keyword targeting e trovare parole chiave non sfruttate per cui potrebbe essere semplice posizionarsi.

È necessario riesaminare il set di parole chiave per cui il sito sta rankando prima di procedere con l’audit.

La prima cosa che dovresti chiederti è:

Stai puntando alle parole chiave corrette?

Spesso, le parole chiave su cui ci si focalizza sono fuori dalla nostra portata.

L’errore più comune è quello di pensare di poter rankare fin da subito per parole chiave secche, composte cioè da un unico termine per cui i volumi di ricerca sono molto elevati, ma la cui difficoltà è tale da portare al totale fallimento.

Una buona analisi SEO ti aiuterà a comprendere e determinare l’efficacia delle tue parole chiave.

Nella maggior parte dei casi il tuo sito si posizionerà per keyword long tail, parole chiave composte da più termini, con minori volumi di ricerca, più specifiche e meno competitive.

È buona norma rivedere l’insieme delle parole chiave su base trimestrale.

È sempre meglio concentrare le proprie risorse su parole chiave che hanno già buon rendimento.

Non vale la pena sprecare le proprie risorse per tentare di posizionare numerose parole chiave.

Il suggerimento che mi sento di darti e di individuare le keyword più performanti e concentrarti a migliorarne il posizionamento.

Ma ora probabilmente ti starai chiedendo:

Come faccio a sapere se sto puntando alle parole chiave “giuste”?

Pensa alle tue parole chiave in termini di obiettivi.

Ogni parola chiave che decidi di scegliere come target è un obiettivo che desideri raggiungere per la tua campagna SEO.

Ciò significa che è necessario utilizzare il principio SMART.

Specifico

Devi scegliere un set specifico di parole chiave come target.

Un elenco di mille parole chiave non è specifico.

Scegli 10, 20 o 100 parole chiave a seconda del budget e delle risorse.

Misurabile

Devi misurare il rendimento delle tue parole chiave.

Alcuni SEO affermano che non dovresti più misurare il posizionamento delle parole chiave.

E’ sicuramente vero che tracciare il ranking delle parole chiave senza avere cura delle KPI aziendali può indurti ad ottenere risultati poco efficaci.

Tuttavia, monitorare il ranking delle tue parole chiave principali è un modo eccellente per comprendere come Google stia valutando il tuo sito web.

È inoltre un buon metodo per misurare l’impatto di una campagna di acquisizione backlink.

Per misurare il rendimento delle parole chiave, utilizzo SeoZoom.

Raggiungibile

Stai puntando a parole chiave che vanno oltre le tue capacità/autorevolezza del tuo sito Web?

La verità è che i nuovi siti Web fanno fatica a posizionarsi per parole chiave competitive.

Il motivo è presto spiegato:

  1. I siti web che si posizionano per parole chiave competitive hanno una maggiore anzianità e godono del trust di Google;
  2. Gli stessi siti web sono più autorevoli del tuo in quanto ottengono backlink da molto più tempo;
  3. Dal momento che si posizionano per parole chiave competitive, avranno (nella maggior parte dei casi) un budget più elevato del tuo. Ciò consentirà loro di acquisire  link autorevoli per mantenere la loro posizione.

Devi essere realistico.

Se il tuo sito è nuovo, dovresti scegliere come target parole chiave a coda lunga.

Non lasciare che il tuo ego determini quali parole chiave posizionare.

Pertinente

Questo dovrebbe essere ovvio, ma la parola chiave dovrebbe essere pertinente a ciò che fa la tua attività.

Cercare di posizionare il tuo sito web per parole chiave con volumi di ricerca interessanti, ma non strettamente correlati alla tua nicchia potrebbe farti perdere il focus e, cosa ancora più grave, esporre il tuo sito a penalizzazioni.

Temporizzabile

Quanto tempo pensi possa essere necessario per posizionare il tuo attuale set di keyword?

Devi fissare una scadenza.

Ricorda, migliorare le prestazioni del tuo sito per una parola chiave è l’obiettivo. Dovresti cercare di raggiungere questo obiettivo il più velocemente possibile.

Il principio SMART è solo il primo passo per convalidare il set attuale di parole chiave.

Ora bisogna passare all’analisi della concorrenza per le parole chiave selezionate.

Step 3: analisi della concorrenza

analisi della concorrenza

Scopo: validare le keyword selezionate e trovare nuove opportunità per ricevere backlink.

Ecco alcuni buoni motivi per analizzare i tuoi concorrenti:

  1. Per verificare la competitività di una parola chiave;
  2. Per trovare nuove parole chiave a cui puntare;
  3. Per vedere quali tipi di contenuto stanno funzionando bene (in modo da poterli analizzare, apportare delle migliorie e riutilizzarli nel tuo sito web);
  4. Per trovare potenziali link partner.

Ricorda:

È necessario analizzare i concorrenti per convalidare il set di parole chiave .

Dovresti chiederti:

  • “Ho scelto keywords troppo ambiziose?”
  • Oppure, “Ho scelto parole chiave troppo poco ambiziose?”

L’analisi della concorrenza può essere divisa in 2 fasi.

La prima fase è una rapida analisi di PA (Page Authority) e DA (Domain Authority) nelle SERP. Metriche utilizzate da MOZ per identificare l’autorevolezza della singola pagina e del dominio complessivamente.

Per questo avrai bisogno della barra degli strumenti di Moz.

Per utilizzarla dovrai registrarti gratuitamente sul sito moz.com. Una volta effettuato l’accesso dovrai abilitare la barra facendo clic sull’icona e avendo cura di creare un nuovo profilo per Google IT.

creazione profilo Google IT Moz

Diciamo che vogliamo posizionarci per la parola chiave “social media marketing”.

Inserisci “social media marketing” in Google utilizzando una finestra di navigazione in incognito per mostrare risultati non influenzati dalle tue precedenti ricerche.

Page Authory nelle SERP

Cerchiamo siti web con un DA inferiore a 50.
In questo caso, esiste più di un risultato con Domain Authority inferiore a 50 per la parola chiave “social media marketing”.

Il DA di Moz è un buon indicatore per determinare se vale la pena competere o meno per una determinata parola chiave.

Ricorda:

La concorrenza è sempre relativa.

Ad esempio, sarebbe sciocco scegliere come target la parola “social media marketing” se il tuo sito web è stato creato recentemente. Se, invece, hai un sito web consolidato e autorevole, allora potrebbe essere una keyword da prendere in considerazione.

La seconda fase richiede maggiore accortezza in quanto riguarda la possibilità di ottenere backlink da siti tematici e autorevoli.

Non approfondiremo nel dettaglio questo aspetto. Per adesso ti basta sapere che esistono in commercio strumenti molto potenti per l’analisi dei backlink dei tuoi competitor. Personalmente faccio affidamento a Ahrefs e  Majestic.

Ci sono parole chiave semplici il cui posizionamento potrebbe essere migliorato?

Lascia che ti mostri come trovare parole chiave che con poche accortezze possono migliorare il posizionamento della tua pagina /articolo.

Per questo utilizzeremo SEMRush e Google Search Console.

  1. Vai su Google Search Console e fai clic su “Prestazioni”;
  2. Seleziona “Impressioni Totali” e “Posizione Media”;
  3. Ordina i risultati per “Posizione Media” in ordine crescente.

Come questo:

google search console risulati per posizione

Questa è la lista delle keywords che puoi facilmente migliorare.

Se il tuo sito web non è posizionato per nessuna parola chiave, dovrai utilizzare SEMRush.

  • Vai su SEMRush (seguendo questo link sponsorizzato potrai usufruire della versione GURU per 14 giorni!!);
  • Inserisci URL della concorrenza;
  • Vai su “Ricerca organica” e poi sul tab “Posizioni”;
  • Ordina lei parole chiave in modo da avere come prime quelle con il volume di ricerca più basso

Ti suggerisco di iniziare con parole chiave con volume più basso perché più semplici da posizionare. Ecco un esempio estrapolato da SEMRush facendo un’analisi su un competitor di marketers.media.

spiare keywords competitors semrush

Adesso che conosci le basi per verificare la bontà della tua strategia di keyword positioning vorrei mostrarti come eseguire l’analisi tecnica del tuo sito web.

Step 4: analisi tecnica

analisi seo tecnica

Scopo: identificare i problemi tecnici che danneggiano la user experience e compromettono il ranking del sito web sui motori di ricerca.

A secondo della loro gravità, i problemi tecnici possono compromettere le prestazioni SEO del tuo sito web.

La buona notizia è che esistono tool come Screaming Frog SEO Spider che possono facilitarti nel processo di identificazione e risoluzione dei problemi.

Pronto? Iniziamo:

Quanto è veloce il tuo sito web?

La velocità con cui il tuo sito web viene caricato influisce sull’esperienza dell’utente in modo positivo o negativo.

Ecco perché è in cima alla lista delle task da eseguire nell’analisi tecnica.

Esistono diversi tool per verificare il tempo di caricamento del tuo sito web. Ti elenco i miei preferiti in ordine di utilizzo:

Qualsiasi sito Web che richiede più di 3 secondi per caricare ha margini di miglioramento. Sarebbe ottimale riuscire ad ottenere una velocità di caricamento inferiore ad 1 secondo.

Tuttavia questi risultati sono difficili da ottenere, specialmente se non si hanno conoscenze tecniche.

Ci sono parole chiave che si cannibalizzano?

Uno dei fattori più importanti da cercare in un audit SEO è proprio la cannibalizzazione delle parole chiave.

La cannibalizzazione delle parole chiave si ravvisa quando due o più pagine dello stesso sito sono in competizione per la stessa parola chiave.

In questa situazione Google può facilmente confondersi e decidere (a propria discrezione) quale pagina risulti migliore per una determinata query di ricerca.

È sempre meglio guidare il motore di ricerca, piuttosto che lasciargli prendere decisioni arbitrarie.

Per evitare questa situazione è necessario provvedere a risolvere i problemi relativi alla cannibalizzazione.

Esistono casi ricorrenti di keyword cannibalization.

Quando ad esempio si ottimizza la pagina iniziale e una pagina secondaria per la stessa parola chiave.

Questo errore è più comune quando si tratta di ottimizzazione a livello locale.

Esempio:

Prendiamo il caso di una ditta di disinfestazioni a Milano.

Il title della homepage potrebbe essere simile al seguente:

  • “Disinfestazioni Milano | Azienda XYZ”

Allo stesso tempo potrebbe essere presente una pagina ottimizzata per il seguente title:

  • “Le migliori ditte di disinfestazioni a Milano | Azienda XYZ”

Questa situazione dovrebbe essere evitata.

Scegli la pagina da ottimizzare per la focus keyword “Disinfestazioni Milano” e deottimizza la pagina concorrente.

Non c’è nulla di sbagliato nello scrivere su argomenti simili più di una volta.

Ma se abusi di questa tecnica rischierai di indurre in confusione il motore di ricerca.

Google farà fatica ad identificare la pagina più autorevole per una determinata parola chiave.

Ancora più importante, Google vuole che tu scriva contenuti completi, originali e ben strutturati.

Contenuti completi ed esaustivi, non contenuti scarni con poco o nessun valore aggiunto.

Chiaramente esistono eccezioni alla regola, ma i contenuti scani dovrebbero essere evitati nella maggior parte dei casi.

Ricorda che i contenuti SEO ben strutturati avranno prestazioni migliori in termini di ranking e di coinvolgimento degli utenti.

Al contrario, la pubblicazione di contenuti scarni e poco sviluppati porterà, nella migliore delle ipotesi, alla cannibalizzazione delle parole chiave. Nel peggiore dei casi Google potrebbe interpretare la tua attività come keyword stuffing per parole chiave di lunga coda.

In tal caso, l’algoritmo Panda potrebbe penalizzare il tuo sito web.

Detto ciò, vediamo come identificare rapidamente i problemi di cannibalizzazione delle parole chiave:

Apri Screaming Frog SEO Spider.

Inserisci il tuo sito Web e avvia la scansione:

screaming frog analisi dominio

Vai alla sezione Page Titles:

titoli di pagina screaming frog

Inserisci una delle tue parole chiave principali nella barra di ricerca (in modo tale da mostrare le pagine in competizione per la medesima keyword).

Cerca tra i titoli ed identifica le pagine che potrebbero competere per le stesse parole chiave.

Ci sono problemi di reindirizzamento?

Esistono quattro tipi di reindirizzamenti che possono danneggiare le prestazioni SEO di un sito Web:

  • redirect 302;
  • catene di reindirizzamento;
  • versione del dominio non preferita che non viene reindirizzata tramite 301 alla versione preferita
  • versione non protetta del domino che non viene reindirizzata tramite 301 alla versione sicura
  • 301 non necessari

Cominciamo con i redirect 302.

Redirects 302

I redirects 302 sono reindirizzamenti “temporanei” e secondo opinione condivisa nella community SEO non passerebbero Page Rank da una pagina all’altra.

Sebbene questa opinione sia stata più volte smentita da Gary Illyes e John Mueller come mostrano i seguenti Tweet:

 

è buona norma cambiare i redirect 302 in reindirizzamenti 301 per avere certezza assoluta di passare Page Rank alla pagina di destinazione.

Questo sempre se e solo se avete deciso di cambiare definitivamente la pagina finale da mostrare agli utenti. Se volete veicolare il traffico temporaneamente su un’altra pagina allora il codice 302 fa al caso vostro.

Per vedere se il tuo sito fa utilizzo di 302, apri Screaming Frog SEO Spider.

  • Inserisci l’URL del sito web da sottoporre a scansione;
  • Vai alla scheda “Response Codes”;
  • Fai clic sul menu a discesa “Filter” e seleziona “Redirect 3xx”
  • Fai clic su “Export” per esportare tutti i reindirizzamenti

redirect 3xx screaming frog

Catene di Redirect

Una catena di reindirizzamento si verifica quando esiste più di un reindirizzamento tra l’URL iniziale e l’URL di destinazione. Quando un URL viene reindirizzato, dovrebbe avere un singolo reindirizzamento 301 in atto.

Eliminando la catena di redirect non perderai parte del Page Rank che viene trasferito alle risorse intermedie, trasferendo maggiore valore alla risorsa finale.

Per trovare le catene di redirect utilizza Screaming Frog:

  • Vai su “Configuration” e fai clic su “Spider”
  • Fai clic su “Advanced” e seleziona “Alway Follow Redirects”, clicca ok
  • Inserisci l’URL del dominio da analizzare
  • A scansione ultimata vai sul tab “Reports” e clicca su “Redirects” e poi su “Redirect Chains”

individuare catene di redirect screming frog

La versione del dominio non preferita viene correttamente reindirizzata alla versione preferita tramite redirect 301?

Ogni proprietario di un sito Web deve decidere quale versione del sito Web desidera mostrare ai propri utenti.

Alcune persone preferiscono il “www” mentre altre preferiscono la versione priva del www. Dal punto di vista SEO non fa alcuna differenza. Le due versione verranno trattate allo stesso modo da Google. Pertanto è solo una questione di preferenza.

I problemi sorgono se non la versione non utilizzata non reindirizza correttamente alla versione preferita.

Ad esempio, supponiamo che scelga di utilizzare la versione del dominio “www.ilmiosito.it”.

In tal senso la versione www è rappresenta la mia preferenza.

A questo punto la versione priva del www diventa la versione che non mi interessa mostrare.

E’ chiaro, quindi, che la versione priva del www dovrà reindirizzare alla versione con il www, altrimenti il rischio sarà quello di avere due siti web duplicati nei contenuti, perdendo di autorità agli occhi del motore di ricerca.

Molto spesso questo problema si ravvisa su siti web basati su tecnologie proprietarie, che cioè utilizzano soluzioni custom per lo sviluppo del progetto web.

Spesso gli sviluppatori sottovalutano le ripercussioni di mantenere attive due versioni dello stesso sito.

Puoi utilizzare questo strumento per verificare se il tuo sito esegua correttamente il reindirizzamento dalla versione non preferita a quella preferita.

redirect checker

La versione non protetta del domino viene reindirizzata tramite 301 alla versione sicura?

La scelta di migrare i siti web alla versione SSL, complici gli alert di Chrome e le indicazioni di Google, ha portato non pochi problemi a diversi proprietari di siti web.

Molti siti Web hanno preso la decisione di proteggere i propri siti con un certificato SSL.

In alcuni casi, durante questo delicato passaggio, ci si dimentica di reindirizzare tramite codice 301 il sito non sicuro (http) verso quello sicuro (https). Ciò ha un effetto simile nel non reindirizzare un dominio non preferito al dominio preferito.

Per identificare questo problema è sufficiente eseguire i seguenti step:

  1. digita la URL del tuo sito web: https://wearemarketers.net;
  2. in un’altra finestra digita l’indirizzo del tuo sito web, stavolta privo della “s”: https://wearemarketers.net

La versione http dovrebbe reindirizzare alla versione https. In caso contrario occorre sistemare il problema.

Puoi usare il tool precedentemente indicato per fare un check o utilizzare Screming Frog per un controllo globale delle risorse presenti sul tuo sito web:

  • digita la URL da sottoporre a scansione;
  • clicca sul tab “Reports” poi su “Insecure Content”

A questo punto potrai analizzare la lista delle URL non correttamente reindirizzate tramite 301 alla versione sicura.

Il sito viene correttamente indicizzato?

Perchè il tuo sito ottenga traffico è necessario che le sue pagine vengano correttamente indicizzate su Google. Ecco perché è sempre buona prassi verificare periodicamente lo stato di indicizzazione dei contenuti.

Un buon punto di partenza è l’analisi del file robots.txt.

Robots.txt

Per farlo è sufficiente digitare il tuo indirizzo seguito dalla dicitura robots.txt, ad esempio “www.miodominio.it/robots.txt”.

Presta attenzione alla voce “Disallow:”. Le risorse contenute dopo la dicitura sono quelle che non vogliamo indicizzare.

robots txt

Se usi in modo errato il file robots, potresti impedire ai motori di ricerca di eseguire la scansione del tuo sito.

Inoltre, nel caso in cui utilizzi WordPress, fai sempre attenzione alle impostazioni di lettura situate in Impostazioni > Lettura. Verifica che la dicitura “Scoraggia i motori di ricerca ad effettuare l’indicizzazione di questo sito” non sia selezionata.

noindex dominio da wordpress

In questo modo sarai certo che gli spider di Google avranno la possibilità di scansionare i contenuti del tuo sito web.

Sitemap

Il tuo sito web dovrebbe sempre avere una sitemap. La sua presenza rende più semplice il processo di indicizzazione ed aiuta gli spider a scoprire le nuove pagine pubblicate e/o aggiornate.

Se usi WordPress, puoi facilmente abilitare l’utilizzo delle sitemap tramite Yoast o Rank Math (personalmente prediligo il secondo).

Se non utilizzi nessuno dei due plugin puoi installare il plug-in XML Sitemap.

Nel caso in cui il tuo sito non utilizzi WordPress puoi utilizzare risorse come XML-Sitemaps.com.

Usa il comando “site:”

Vai alla schemata iniziale di google.com e digita “site:www.ilmiosito.it”

verifica pagine indicizzate su google

Il numero in alto ti mostrerà quante pagine del tuo sito web sono attualmente presenti nell’indice di Google.

Se il tuo sito non viene mostrato come primo risultato è probabile che sarai stato colpito da una penalizzazione o che stai inibendo l’indicizzazione dei contenuti.

Sono presenti dati duplicati?

Se presenti, i contenuti duplicati, possono incidere negativamente sul ranking del tuo sito web ed esporlo a possibili penalizzazioni da parte dell’algoritmo di Panda.

I siti di e-commerce sono solitamente più esposti a questo genere di penalità, in quanto spesso copiano le descrizioni dei prodotti direttamente dai siti produttori.

Inoltre fanno spesso utilizzo delle medesime META dati, amplificando ulteriormente l’effetto negativo correlato a tale prassi.

Vediamo come subito come verificare se il tuo sito sta utilizzando META informazioni duplicate.

META Dati duplicati

I META dati duplicati sono uno dei problemi che affligge gli e-commerce.

Questo perché molti siti Web e-commerce hanno pagine con prodotti simili.

Di conseguenza, si lascia spazio alla pigrizia e spesso vengono copiati ed incollati META dati su pagine simili.

Ti consiglio di abbandonare immediatamente questa pratica.

Se il tuo e-commerce ha molte pagine simili, dovresti prendere in considerazione l’opzione di consolidarle. Non c’è alcun motivo di creare pagine diverse per colori o dimensioni dello stesso prodotto.

Una volta risolto questo problema, devi scrivere descrizioni e titoli unici per ogni singola pagina.

Sì, hai capito bene. Ogni singola pagina.

Dovresti cercare di avere META dati e contenuti unici su ogni singola pagina del tuo sito web.

Ciò richiederà un sacco di sforzi e risorse, ma alla fine i risultati arriveranno credimi.

Ricorda: non devi terminare questo lavoro in un giorno.

Se migliorerai anche solo 10 pagine al giorno, avrai 3.650 pagine ottimizzate entro la fine dell’anno.

Per trovare META description duplicate puoi usare Screaming Frog.

  • Inserisci il tuo URL e avvia la scansione
  • Vai al tab “Meta Description”, nel menu a discesa “Filter” seleziona “Duplicate”, e clicca “Export”.

meta description duplicate

Per trovare titoli di pagina duplicati:

  • Inserisci il tuo URL e avvia la scansione
  • vai al tab “Page Titles”, nel menu a discesa “Filter” seleziona “Duplicate”, e clicca “Export”.

meta title duplicati

Contenuti duplicati nelle pagine

Una volta identificati i META dati duplicati passiamo ad identificare i contenuti duplicati tra le pagine.

Per effettuare questa operazione abbiamo bisogno di un tool web gratuito, Siteliner.com.

Questo tool ti mostrerà le pagine che hanno in comune contenuti uguali o molto simili.

  • vai su siteliner
  • inserisci URL del tuo sito web e lancia la scansione
  • terminata la scansione clicca su “Duplicate Content” ed analizza le pagine interessate

analisi contenuti duplicati siteliner

Il tool non è sempre precisissimo nell’analisi. Ad esempio non prende in considerazione le pagine in “noindex”, classificando come duplicati anche contenuti che non devono essere sottoposti a scansione. Quindi utilizzalo consapevolmente.

Ci sono errori 404 (con Page Rank)?

Non tutti gli errori 404 sono uguali.

Prima di tutto, lasciami sfatare un mito comune secondo cui “tutti gli errori 404 sono dannosi per la SEO”.

Non è assolutamente vero.

I 404 sono uno strumento efficace per dire al motore di ricerca che la pagina non esiste più.

Quando un motore di ricerca come Google trova un 404, rimuoverà quella pagina dall’indice.

Pensaci: vorresti che qualcuno trovasse una pagina 404 attraverso una ricerca su Google?

Ovviamente no.

Ecco perché Google li rimuove perché non è utile per l’utente.

Esistono errori 404 che possono danneggiare le prestazioni del tuo sito, ossia le pagine 404 che ricevono backlink.

Questi tipi di 404 fanno perdere autorità al tuo sito.

Quello che dovresti fare è recuperare le URLs che ricevono backlinks e reindirizzarle tramite codice 301 ad una pagina pertinente del tuo sito web.

Se non è presente una pagina pertinente, potrai reindirizzare alla home page.

Per trovare gli errori 404, ti consiglio di utilizzare la Google Search Console:

Vai su “Indice” e poi su “Copertura”. Fai clic sul tab “Errore” poi clicca su “”URL inviato non trovato (404)”  per visualizzare gli errori 404 del tuo sito:

ricerca errori 404 Google Search Console

L’architettura del tuo sito è efficiente per il SEO?

Molti SEO tralasciano un aspetto che ritengo fondamentale per il successo nel posizionamento sui motori di ricerca, ossia l’analisi dell’architettura del sito.

Infatti, nella maggior parte dei casi i siti Web non vengono progettati pensando alla SEO.

Diversamente da quanto si pensa, non sempre questa scelta è errata. Molte aziende, infatti, creano il proprio sito Web basandosi su ciò che suppongono l’utente desideri.

La tua strategia SEO dovrebbe sempre essere incentrata sull’utente finale..

Tuttavia, devi ricordarti di soddisfare le linee guida del motore di ricerca.

Una buona architettura del sito soddisferà in egual misura sia gli utenti che i motori di ricerca.

Quando si esamina l’architettura del sito bisogna porgersi le seguenti domande:

  • La navigazione è semplice o criptica e troppo profonda?
  • I link interni utilizzano testo di ancoraggio efficace?
  • Puoi migliorare la navigazione per facilitare gli utenti e i motori di ricerca?

Le strutture URL sono ottimizzate in ottica SEO?

Analizzate sempre la struttura delle URL in fase di audit per assicurarvi che siano SEO friendly.

Ma prestiamo attenzione anche in questa fase.

Non occorre in alcun modo modificare la struttura delle URL se il sito in questione ranka bene.

Questo perchè, altrimenti ti troveresti a dover gestire numerosi redirect 301 al fine di evitare che le vecchie pagine vadano in 404, comportando un potenziale calo di ranking.

Inoltre i redirect 301 non sempre trasmettono completamente il Page Rank dalla vecchia risorsa alla nuova, il che comporterà un calo di trust e authority per il tuo sito web.

Un’ottimizzazione della struttura delle URL (laddove sia richiesto) aiuterà a migliorare le prestazioni del tuo sito web nel medio-lungo termine.

Devi solo essere disposto a perdere un pò di traffico organico in fase iniziale. In alternativa, puoi semplicemente evitare di modificare l’URL.

Voglio mostrarti i benefici che il cambio di struttura URL ha portato a marketers.media:

cambio struttura URL sito web

Come puoi notare il cambio di struttura ha portato ad un iniziale calo di oltre l’80% del traffico e delle keywords posizionate. Il trend successivo ai primi 6 mesi ci ha però dato ragione nella scelta.

Il suggerimento che mi sento di darti è quello di ottimizzare sempre le URL del sito web che stai analizzando se questo non ranka per alcuna keywords.

Utilizza a tua discrezione questa potente arma, ma ricorda di usare il buon senso. Se il sito funziona non occorre intervenire.

URL troppo ottimizzati

Nel tentativo di ottimizzare il sito per il motore di ricerca, alcuni SEO e non commettono l’errore di sovraottimizzare la struttura delle URL in modo da riempirle di keywords. Questa scelta comprometterà le tue performance piuttosto che migliorarle.

Ecco un esempio di una URL ultra ottimizzata per una parola chiave:

https://wearemarketers.net/marketers/marketers-world

Noterai che “marketers” è nell’URL tre volte. La scelta di una simile struttura potrebbe danneggiare le prestazioni della relativa pagina.

In questo caso potrete optare per rimuovere la sottocartella “marketers” in modo che la URL diventi:

Marketers World a Settembre a Riccione. Stacca il biglietto per il successo sul web

I link interni vengono utilizzati nel modo giusto?

La linking interna è uno degli strumenti più potenti per e sottovalutato per migliorare il posizionamento di un sito web. Collegamenti interni non ottimizzati possono indurre in errore il motore di ricerca. I collegamenti interni dovrebbero essere sempre chiari e dovrebbero usare delle anchor text (testo di ancoraggio) in corrispondenza esatta.

Se hai una pagina ottimizzata per la parola chiave “web marketing”, allora “web marketing” dovrebbe essere l’anchor text da utilizzare per linkarla.

Il concetto potrebbe sembrarti banale e scontato.

Sfortunatamente, questo problema è più frequente di quanto possa pensare.

Trovare link interni non ottimizzati non è affatto semplice …

Devi analizzare pagina per pagina per essere sicuro di identificarli e risolverli.

Questa è una delle ottimizzazioni SEO che forse richiede più tempo.

Per evitare questo genere di problematiche, assicurati di utilizzare di seguire sempre delle best practices.

Il mio consiglio è quello di utilizzare anchor text per link interni a corrispondenza esatta o parziale.

Step 5: analisi a SEO On-page

analisi seo on page

Scopo: assicurarsi che ogni pagina keyword oriented sia ottimizzata efficacemente.

In fase di auditing bisogna prestare attenzione alla qualità del contenuto e all’ottimizzazione di ogni pagina.

Avere dei contenuti eccezionali senza che questi siano ottimizzati non ti assicurerà risultati di posizionamento, anzi avrai solo sprecato il tuo tempo ed il tuo denaro. Allo stesso modo nemmeno i contenuti scadenti si potranno posizionare anche se ben ottimizzati.

Perchè le pagine del tuo sito web ottengano posizionamenti interessanti occorre che presentino contenuti eccezionali ed un’ottimizzazione adeguata.

La prima domanda che dovresti porgerti per verificare lo stato di ottimizzazione di una pagine dovrebbe essere:

Questa pagina soddisfa l’intento di ricerca?

Soddisfare l’intento di ricerca è fondamentale per il tuo posizionamento in Google. Non importa quanto siano lunghi i tuoi contenuti. Ciò che conta è quanto siano in grado di soddisfare l’intento di ricerca.

Leggi la guida sull parole chiave per comprendere maggiormente cos’è il search intent e come sfruttarlo a tuo favore.

Il prossimo passo da eseguire è quello di analizzare la pagina attraverso il tool Copyscape.

Il contenuto è stato copiato?

Effettuare un’analisi dei contenuti tramite Copyscape ti aiuterà a comprendere se ci sono parti (o contenuti interi) che sono stati copiati dal sito web analizzato o che il sito web ha estrapolato da altre parti.

Laddove dovessi trovare un tuo contenuto duplicato su un altro sito web puoi utilizzare il rapporto DMCA di Google. Attraverso questo strumento il team di Google potrà essere informato dell’accaduto e, laddove i presupposti esistano, provvedere alla rimozione del contenuto duplicato dall’indice di ricerca.

Dopo aver eseguito sottoposto ad esame ogni pagina presente sul sito tramite Copyscape, esaminiamo le ottimizzazioni di base.

La parola chiave è presente nel titolo?

La parola chiave target per la pagina deve essere presente nel titolo. Inoltre, la parola chiave deve apparire solo una volta.

È tutto!

La parola chiave è presente nella META description?

Assicurarti che la parola chiave target sia nella META description. Non aggiungerla più di una volta.

La parola chiave target è presente nei primi paragrafi del testo?

La parola chiave principale dovrebbe essere presente all’inizio del tuo contenuto, in modo da  rafforzare la rilevanza della pagina per la keyword.

L’URL è ottimizzato e SEO Friendly?

La pagina includere la parola chiave nell’URL e l’URL deve essere breve e pulito.

Il tag ALT sulla prima immagine della pagina contiene la parola chiave target?

Tutti i tag ALT dovrebbero essere compilati, ma la parola chiave principale della pagina dovrebbe apparire nel tag ALT della prima immagine.

La conclusione del contenuto include la parola chiave target?

La conclusione di un contenuto è un’occasione per consolidare la rilevanza della pagina per la focus keyword. Assicurati di includerla.

Ci sono collegamenti interni? In tal caso, sono posizionati nel modo giusto?

Come accennato in precedenza, se si dispone di link interni, bisogna assicurarsi che stiano utilizzando un’anchor text a corrispondenza esatta.

Questo è tutto ciò quello che dovresti analizzare a livello di pagina. Adesso passiamo all’analisi qualitativa dei contenuti.

Step 6: analisi seo dei contenuti

analisi seo dei contenuti

Scopo: determinare se l’attuale strategia nell’elaborazione dei cotenuti funziona o meno. Determinare inoltre che cosa deve essere migliorato per ottenere miglioramenti di ranking.

L’analisi del contenuti deve prendere in esame si le pagine di con targeting specifico per parole chiave sia i contenuti del blog.

L’analisi dei contenuti, come già detto, è la parte più dispendiosa in termini di tempo in un audit SEO.

Questo perché è una delle parti più importanti dell’intera analisi.

Puoi effettuare correttamente tutte ottimizzazioni precedentemente elencate, ma se i tuoi contenuti sono poveri, i tuoi risultati saranno altrettanto scadenti.

Hai bisogno di una prospettiva esterna

È fondamentale coinvolgere una terza persona per analizzare la strategia di content marketing.

Perché?

Perché hai bisogno di un punto di vista esterno. È difficile auto-criticare i tuoi contenuti perché sarai sempre di parte.

Hai bisogno di una persona esterna per conoscere la verità.

La maggior parte delle aziende applica strategie di content marketing efficaci.

In effetti, nella maggior parte dei casi non hanno nemmeno una “strategia”.

Ecco le domande che devi porti durante l’analisi dei contenuti:

Il contenuto è unico e originale?

Questa parte dovrebbe essere la più semplice in quanto il contenuto del sito web dovrebbe essere semplicemente unico ed originale

Ciò significa usare la creatività per buttare giù delle idee interessanti. Te nè lascio qualcuna da cui prendere spunto:

Non perdere tempo nel creare contenuti immondizia. Fare uno sforzo iniziale maggiore ripagherà il tuo impegno.

Il tuo contenuto è utile e informativo?

Oltre al contenuto originale, devi anche assicurarti che sia utile e informativo.

Ciò significa che dovrebbe informare, istruire o risolvere un problema per le tue personas.

Devi sempre pensare al tuo utente ideale durante la creazione dei contenuti.

Il contenuto del tuo sito non serve per stupire i tuoi colleghi.

Il tuo contenuto è lì per servire e aiutare i tuoi potenziali clienti.

I tuoi contenuti sono migliori dei tuoi concorrenti?

Non ha senso creare nuovi contenuti a meno che non credi di poter realizzare qualcosa di migliore rispetto a quello che è attualmente presente nelle SERP.

Ogni singolo contenuto presente nel sito web dovrebbe avere l’obiettivo di battere i tuoi concorrenti.

Altrimenti, stai perdendo tempo.

Il tuo contenuto è coinvolgente?

I tuoi utenti devono sentirsi come se stessi parlando direttamente con loro. “Tu” e “tuo” devono diventare le tue parole preferite.

Le tue informazioni sono accurate?

Non inventare fatti o statistiche e non falsificare le informazioni.

Il contenuto è abbastanza lungo?

I contenuti più lunghi hanno migliori prestazioni su Google, puoi leggere a tal proposito l’articolo di Nail Patel.

Puoi anche effettuare le tue ricerche e averne la riprova attraverso l’analisi dei contenuti presenti nelle SERP.

Ci sono errori grammaticali e/o ortografici?

La correttezza grammatica influisce sulle performance del tuoi contenuti. I tuoi utenti potrebbero infastidirsi nel leggere un testo sgrammaticato ed abbandonare il tuo sito.

Per sempre.

Ci sono link rotti?

Google odia trovare link non funzionanti all’interno dei tuoi contenuti perché danneggiano la User Experience. Effettua un’analisi accurata delle tue pagine, accertandoti che non siano presenti collegamenti non funzionanti.

Puoi utilizzare questo strumento gratuito per il controllo dei link. Nel caso in cui utilizzi WordPress puoi utilizzare:

  • Broken Link Checker: un plugin che ti consente di scansionare periodicamente ed in modo automatico il tuo sito web alla ricerca di link rotti, notificandoti via email quando ne vengono scovati di nuovi;
  • Rank Math: abilitando la funzione “404 Monitor” potrai tenere sotto controllo le URL che restituiscono codice 404-

Il tuo sito fa uso intrusivo di pubblicità?

L’uso eccessivo di annunci pubblicitari può spingere gli utenti ad abbandonare il tuo sito web, se utilizzati in modo intrusivo e tali da compromettere l’usabilità.

Se i tuoi utenti odiano il tuo sito Web, anche Google lo odierà.

Un utilizzo eccessivo di annunci pubblicitari potrebbe comportare anche una penalizzazione ad opera dell’algoritmo Panda.

Stai moderando i tuoi commenti sul blog?

Gli spammer amano iniettare link nei commenti dei blog.

Ecco perché devi assicurarti che i tuoi siano adeguatamente moderati.

Assicurati di mantenere pulita la sezione dei commenti.

Le domande che vengono esposte sono uno dei primi indicatori per comprendere se la tua strategia di content marketing sta funzionando o meno.

Step 7: analisi dell’esperienza utente

analisi user experience

Scopo:  verificare come gli utenti interagiscono con i tuoi contenuti ed il tuo sito web nel suo insieme.

È impossibile sapere cosa pensa ogni utente del tuo sito web.

Fortunatamente, puoi ottenere un quadro generale dell’esperienza utente in base ai dati contenuti in Google Analytics .

Esistono alcuni dati che, se analizzati, possono rappresentare un buon indicatore dell’esperienza utente:

Frequenza di rimbalzo

Probabilmente ti starai chiedendo: “qual è una buona frequenza di rimbalzo?”

Sfortunatamente, non esiste una risposta assoluta.

La frequenza di rimbalzo è relativa e dipende sempre dal tipo di sito Web analizzato.

Ad esempio, un sito Web di “immagini di gattini divertenti” avrà presumibilmente una frequenza di rimbalzo molto elevata.

Questo perché le persone vanno nella pagina, ridono dell’immagine e vanno via.

Siti come questo avranno una frequenza di rimbalzo inferiore, in quanto si presuppone che l’utente legga ed approfondisca i contenuti in esso contenuti.

Detto questo, una frequenza di rimbalzo tra il 60% e l’80% è ottimale.

Tra 80% – 90% occorre riesaminare i contenuti ed i comportamenti nelle pagine.

Se è superiore al 90%, occorre dare priorità assoluta di intervento, in quanto indicatore di scarsa ottimizzazione.

Tempo medio di permanenza sul sito

Più gli utenti restano sul tuo sito, maggiore sarà la possibilità di convertirli.

Come la frequenza di rimbalzo, il tempo medio di permanenza sul sito è relativo.

Se il tempo medio di permanenza sul sito è inferiore ad 1 minuto, allora avrai bisogno di esaminare attentamente il motivo.

Come regola generale, gli utenti trascorreranno più tempo sul tuo sito Web se sono presenti contenuti di valore da leggere.

Ad esempio, i nostri lettori trascorrono in media 2:12 minuti sul blog.

Esiste un elemento che più in assoluto porterà la repulsione degli utenti:

La mancanza di contenuti di qualità.

Un tempo medio di permanenza basso è solitamente sintomatico di siti di imprese locali, in quanto per l’appunto privi di contenuto di valore.

Questo perché chiunque stia cercando ad esempio un “idraulico a Milano” con molta probabilità sarà alla ricerca del prezzo migliore per il medesimo servizio.

Gli utenti passeranno da un risultato ad un altro nella speranza di trovare il migliore affare.

Il modo migliore per combattere questo problema a livello locale è produrre contenuti più utili.

Dovresti concentrarti sull’educazione dei tuoi potenziali clienti.

L’istruzione e la trasparenza portano sempre alla fiducia.

La fiducia porta alla vendita.

Concentrati sul dare più valore rispetto ai tuoi concorrenti.

Ciò migliorerà la frequenza di rimbalzo e costringerà gli utenti a rimanere sul tuo sito più a lungo.

Pensa questo:  se qualcuno volesse confrontarti con te, potrebbe imparare di più in 30 secondi o in 3 minuti?

Più gli utenti rimangono sul tuo sito e digeriscono i tuoi contenuti, più sentiranno di conoscerti e potersi fidare delle tue competenze e dei tuoi prodotti e/o servizi.

Completamento obiettivi

Il monitoraggio delle conversioni è la metrica più importante in Google Analytics.

L’unica ragione per cui la tua azienda dovrebbe avere un sito Web è quello di ottenere conversioni.

Non importa se la frequenza di rimbalzo è bassa o se le persone rimangono sul tuo sito Web per ore. Se i visitatori non convertono diventando lead, generando vendite o iscrizioni allora stai perdendo il tuo tempo.

L’obiettivo di migliorare le metriche precedentemente analizzate è quello di farti guadagnare di più!

Ricorda, la SEO è solo un mezzo per raggiungere un fine. La SEO da sola non fa soldi.

Guadagni vendendo.

Puoi avere il miglior SEO sul pianeta, ma se non vendi, non servirà a nulla.

La parola “vendere” ha chiaramente una declinazione diversa a seconda del business che stai sviluppando.

Ma c’è una cosa che ogni business online ha in comune:

Devi saper vendere attraverso il copywriting o la strategia di content marketing messa in campo. Se ignori questo passaggio, nessuno acquisterà i tuoi prodotti o nessuno diventerà un tuo lead.

Detto questo, nel caso in cui le metriche di completamento obiettivo siano scadenti dovresti chiederti:

  • È facile raggiungere i tuoi contatti per gli utenti?
  • Ci sono abbastanza informazioni sul prodotto/servizio che vendi?
  • Hai sviluppato un’adeguata riprova sociale tale per cui gli utenti si fidino di te?

Pagine di uscita

Identificare quali pagine gli utenti abbandonano maggiormente è il primo passo per risolvere il problema. Analizzare frequentemente le pagine in uscita può aiutarti a comprendere dove andare ad ottimizzare.

Dovresti porti una domanda semplice “perché gli utenti stanno lasciando questa pagina specifica più delle altre?”

Che ci crediate o no, non è sempre una brutta cosa avere un alto tasso di abbandono su una pagina.

A volte il contenuto fa il suo lavoro per il lettore e li costringe a uscire e a compiere l’azione desiderata.

Non pensare che gli utenti lascino sempre una pagina perché non è di loro gradimento.

Se il contenuto risolve il problema in modo esaustivo, l’utente lascerà la pagina soddisfatto per l’informazione recepita.

C’è una cosa molto importante da prendere in considerazione quando si esamina la percentuale di abbandono in Google Analytics.

Non dovresti guardare il numero complessivo di “Uscite”.

Il numero complessivo di uscite sarà sempre maggiore nelle pagine che ottengono maggiore traffico.

Il numero che dovresti prendere in considerazione è “% uscita”.

Ordina i tuoi dati dalla percentuale più alta alla più bassa.

Una percentuale di uscita “alta” si attesta intorno all’80%. Una percentuale di uscita “normale” è di attesta intorno al 50-65%.

Il problema fondamentale che costringe gli utenti a lasciare una pagina è l’incapacità di quest’ultima di risolvere il loro problema.

Ci sono altri fattori che possono spingere le persone a lasciare una pagina (come ad esempio il design), ma il contenuto è quasi sempre il principale indiziato.

Vai alla pagina con il tasso di uscita più elevato e chiediti:

  • Questa pagina risolve il problema o risponde a una domanda specifica nel migliore dei modi?
  • Ci sono ancora domande senza risposta?
  • Come reputi la leggibilità del contenuto?
  • Ci sono troppi blocchi di testo che riducono la leggibilità?
  • Sono presenti immagini troppo piccole?
  • Sono presenti immagini rotte?
  • La pagina si carica lentamente?
  • Ci sono elementi influiscono negativamente sull’esperienza utente come la presenza di pubblicità intrusiva?
  • Stai impostando i link esterni in modo tale che si aprano in una nuova scheda (in caso contrario, dovresti farlo)?

Queste domande dovrebbero essere più che sufficienti per arrivare alla risoluzione del problema. Segui questo processo per ogni singola pagina che presenta un’elevata percentuale di uscita.

Visitatori di ritorno

La quantità di visitatori che ritornano sul tuo sito web è un indicatore estremamente positivo.

Vuol dire che vale la pena rivedere il tuo sito Web o i tuoi contenuti.

I visitatori di ritorno sono ottimali anche dal punto di vista della conversione potenziale in quanto ti offrono nuova possibilità per trasformarli in lead o clienti acquisiti.

Se non hai una buona percentuale di visitatori di ritorno, questo potrebbe essere un chiaro segnale di mancanza di contenuto di valore.

Ricerche con chiavi brand

Come i visitatori di ritorno, le ricerche con il tuo brand indicano chiaramente che le persone sono interessate al tuo sito Web e al tuo marchio.

Se stai producendo ottimi contenuti e il tuo sito web è stato creato pensando agli utenti, le persone vorranno tornare. Ciò significa che andranno su Google e cercheranno il tuo brand.

Per vedere se stai procedendo nel verso giusto puoi analizzare i dati della Search Console.

Vai su “Prestazioni” e ordina per “Clic” in modo che la query di ricerca con il maggior numero di clic sia in prima posizione.

ricerche keyword brand

I clic sul tuo brand dovrebbero essere tra i maggiori rispetto alle query filtrate.

Segnali sociali

I segnali sociali da soli non sono potenti.

Ma, se combinati con le altre metriche utente, il tuo sito Web riceverà una boost incredibile nel ranking.

Ottenere segnali sociali REALI dovrebbe essere una priorità per ogni azienda. L’unico modo per ottenerli è attraverso la creazione di contenuti fantastici e la soddisfazione degli utenti. Puoi anche prendere in considerazione l’utilizzo di plugin di social locking come Bloom.

Ora è il momento di dare un’occhiata al tuo profilo backlink.

Step 8: analisi dei backlink

analisi seo backlink

Scopo:  identificare i punti di forza e di debolezza del profilo backlink.

Come hai già sicuramente sentito dire, i backlink possono migliorare o distruggere una campagna SEO. Per questo motivo occorre essere particolarmente attenti ed oculati nella fase di auditing del profilo link. Per questo tipo di analisi utilizzo sempre Ahrefs, Majestic e Google Search Console.

Ora probabilmente la domanda che ti starai facendo è: cosa devo analizzare?

Dovresti esaminare diversi fattori:

Pertinenza del link

La pertinenza dei link in entrata è fondamentale quando si vuole realizzare una campagna di backlink.

È questo il punto di partenza da cui inizio la mia analisi.

Non necessario che il 100% dei tuoi backlink siano pertinenti, ma la maggior parte dovrebbero esserlo.

Per identificare rapidamente la pertinenza del profilo dei backlink di un sito web, è sufficiente esportare tutti i link esterni da Ahrefs e utilizzare lo strumento di controllo massivo su Majestic.

Quando esporti da Ahrefs, assicurati di esportare la lista dei domini referral in questo modo:

analisi domini referral backlink

Una volta scaricata la lista completa dei domini linkanti potrete utilizzare il tool di controllo massivo dei backlink di Majestic per misurare la metrica “Topical Trust Flow Topics”.

Sebbene non sia perfetta, rappresenta l’unica metrica scalabile per l’analisi massiva della tematicità dei domini.

Controllare manualmente la pertinenza di ciascun sito linkante sarebbe una perdita di tempo incredibile.

Lo scopo di questa analisi è ottenere un’immagine generale della pertinenza dei domini linkanti rispetto al tema trattato dal sito linkato.

Dirigetevi alla sezione Tools > Link Map Tools > Bulk Backlinks.

analisi pertinenza backlink

Incollate i domini scaricati da Ahrefs e date il via all’analisi. Al termine scaricate i risultati ottenuti in formato CSV. Ordinate il file CSV in base al Topical Trust Flow Topics.

Identificate quali domini sono completamente off topic rispetto al tema trattato dal sito linkato.

Se ad esempio il vostro sito tratta di alimenti per animali domestici e ottiene backlink da numerosi domini con Topical Trust Flow per l’argomento “Travel”, capisci bene che qualcosa non và ed occorrerà lavorare per migliorare la tematicità e la pertinenza dei link in entrata.

Contrassegna tutti i backlink che sono irrilevanti rispetto al tema trattato. Ciò non vuol dire che questi link dovranno essere necessariamente rimossi.

Questo report ti aiuterà a contattare velocemente i siti web non tematici rispetto al tuo laddove dovessi essere colpito da una penalità algoritmica o manuale. In quel caso potrebbe essere utile rinnegare questi backlink attraverso lo Strumento di Rimozione URL della Search Console o contattando direttamente la redazione.

Link Authority

Una volta analizzata la pertinenza dei backlink bisogna passare all’analisi della loro authority.

Il fatto che un link sia autorevole non vuol dire che sia per forza di cose pertinente.

Secondo il mio modesto punto di vista e la mia personale esperienza in campagne di backlink è preferibile di gran lunga un backlink pertinente ma poco autorevole piuttosto che un backlink autorevole ma scarsamente  (se non per nulla) pertinente. In questo modo puoi stare certo che il tuo sito non verrà colpito da eventuali penalizzazioni dovute ad aggiornamenti algoritmici.

Ma ciascuno ha il proprio pensiero e la propria esperienza a tal proposito!

Esistono diversi modi per scoprire quanto siano “autorevoli” i tuoi backlink.

È possibile eseguire un controllo globale sia su Majestic che su Ahrefs.

Ahrefs utilizza l’indicatore “Domain Rating” (DR) per misurare l’authority di un dominio.

Questo indice, a mio avviso, è molto più preciso del PA (Page Authority) e del DA (Domain Authority) di MOZ in quanto viene aggiornato più frequentemente.

I dati di Link Explorer (ex Open Site Explorer) si aggiornano a passo di lumanca e sono inaccurati per la maggior parte del tempo.

Un’altra metrica importante da prendere in considerazione è il “Trend del traffico” di SEMRush.

Questo perché si basa sui reali risultati di ricerca organica.

trend traffico organico semrush

SEMRush utilizza il proprio algoritmo per determinare quanto vale il traffico organico.

Non è una metrica perfetta, ma è una metrica che può essere utilizzate per determinare la qualità dei potenziali backlink.

Link Diversity

Diversificare i tuoi backlink rende il tuo profilo più “naturale”.

Esistono diversi “tipi” di backlink tra cui:

  • backlink contextual (contenuti all’interno dell’articolo o della pagina)
  • backlink sitewide provenienti da footer/sidebar
  • backlink da directory
  • backlink da resource page
  • backlink da siti della tua stessa nicchia
  • backlink da forum
  • backlink da commenti di blog rilevanti

Oltre alla “tipologia” di backlink, dovresti avere un profilo diversificato in termini di link Follow e NoFollow.

In questa fase devi semplicemente chiederti:

“Il mio profilo backlink è abbastanza diversificato?”

Targeting per link

Un altro importante fattore da prendere in considerazione quando si analizza il profilo backlink è il rapporto tra i link alla homepage rispetto ai deep link (ossia i link a risorse specifiche presenti nel tuo sito web).

Se stai utilizzando un approccio SEO incentrato sui contenuti , la maggior parte dei tuoi backlink dovrebbero essere indirizzati alle deep page.

In ogni caso, indipendentemente dall’approccio che stai utilizzando, è sempre buona norma distribuire i backlink nell’intero sito web.

Ciò rafforzerà l’authority generale del sito e migliorerà la possibilità di ottenere risultati SEO.

Diversificazione del testo di ancoraggio

Abusa con l’utilizzo di testi di ancoraggio di tipo manipolativo è, ahimè, una prassi assai diffusa. Ecco perchè occorre controllare il proprio profilo backlink per comprendere la percentuale di backlink provenienti da ancore manipolative e quelle provenienti da parole chiave brand o URL nudo.

La prima verifica che dobbiamo effettuare è la percentuale di link con anchor text manipolativo, cioè con corrispondenza esatta. Ad esempio se voglio posizionarmi per la parola chiave web marketing è plausibile trovare nel profilo backlink l’anchor text “web marketing” o affini. Il problema sorge quando questa tecnica viene abusata.

Successivamente, dobbiamo verificare il rapporto tra anchor text di tipo manipolativo rispetto a quelle di tipo brand, ossia riportanti il nostro nome a dominio o il brand aziendale.

Se la percentuale di ancore manipolative supera quella delle ancore brand, allora ti suggerisco un drastico cambio di strategia.

Come forse saprai, la maggior parte del tuo profilo di testo di ancoraggio dovrebbe essere ancore di marca.

Le ancore manipolative dovrebbero essere usate in modo sporadico in quanto rappresentano un forte segnale di spam per Google.

Per analizzare le ancore dei backlink ricevuti puoi usare Ahrefs.

Digita il dominio che vuoi analizzare e poi clicca su “Ancore”.

analisi anchor text backlink

Se il sito analizzato è pieno di ancore manipolative ci sono due alternative:

  • Creare nuovi backlink che utilizzino come testo di ancoraggio chiavi a brand o URL nudo;
  • Se hai la possibilità di contattare i siti linkanti prova a chiedere di modificare l’anchor text trasformandola in chiave a brand o URL nudo.

Domini Referral

Ricevere link da domini diversi è sicuramente meglio di ottenere 100 link dallo stesso dominio. Questo perché un link esprime un “voto di qualità”. Credi abbia più valore avere un un voto di qualità sempre dalla stesso dominio o da domini differenti?

La risposta è abbastanza scontata.

L’analisi da svolgere in questo caso è un confronto diretto con i competitor di alto profilo.

L’obiettivo in questo caso è:

Ottieni backlink più pertinenti e di alta qualità da domini univoci.

Velocità di acquisizione backlink

La loro velocità nell’acquisizione dei backlink è stata costante nel corso della storia del sito web o ha subito picchi irregolari?

Il calo drastico di backlink da un periodo all’altro può essere interpretato come sospetto e costringere l’algoritmo ad analizzare la natura dei vostri backlink.

Un profilo backlink naturale raramente subisce cali drastici.

crescita profilo backlink

Il tuo obiettivo dovrebbe essere quello di ottenere una crescita costante dei backlink come mostrato nell’immagine sopra.

Ora che sai come analizzare il tuo profilo backlink, passiamo ad analizzare le citazioni.

Step 9: analisi delle citazioni

analisi seo delle citazioni

Scopo: verificare se il sito web dispone o meno di informazioni NAP-W coerenti in tutti i siti in cui viene citato. Identificare, inoltre, le directory aziendali in cui il sito non è ancora citato.

L’analisi delle citazioni viene effettuata per siti web che hanno un bacino di utenza a carattere locale.

Tuttavia, può essere utilizzato per qualsiasi azienda che desideri mantenere alta la coerenza delle informazioni presenti online.

Il mio consiglio è quello di effettuare un audit delle citazioni anche se non si sta facendo focus sulla Local SEO.

La buona notizia è che il controllo e la correzione delle citazioni è un’attività una tantum.

Lascia che ti mostri cosa bisogna cercare durante la fase di analisi delle citazioni:

Coerenza NAP-W

L’obiettivo principale è quello di avere informazioni coerenti inerenti al NAP-W (name, address, telephone, website). La coerenza è uno dei fattori principali per il ranking su Google Local.

Esistono diversi strumenti per controllare le tue citazioni come:

Directory Aziendali non utilizzate

Esistono centinaia di directory aziendali dove poter inserire il proprio sito web. Bisogna sempre valutare la qualità di questi siti prima di procedere alla pubblicazione.

In generale non soffermarti solo sulle directory che danno la possibilità di inserire link diretto al tuo sito web. Le citazioni sono tali in quanto si parla della tua attività al di là della presenza o meno di un link.

Ciò di cui devi preoccuparti è la correttezza delle informazioni NAP-W.

Conclusione

Finalmente siamo arrivati alla conclusione di questo articolo infinito. Perdona la lunghezza ma volevo essere sicuro di darti informazioni complete in modo tale da consentirti di effettuare un audit SEO in autonomia ogni qualvolta ne sentirai il bisogno.

PS Se vuoi richiedere un audit SEO professionale del tuo sito web puoi richiedere la nostra consulenza specialistica compilando il form presente a questo indirizzo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CONDIVIDI IL POST:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
wam.png

Iscriviti alla nostra community!

Image from iOS (2)_iphone12black_portrait

Siamo più di 40.000 imprenditori, freelance, creators e influencer.

Siamo la più grande community di Marketers Italiani.  Eventi offline, corsi, professionisti ed esperti della rete. Marketers nasce con l’obiettivo di fornire know-how e strumenti a tutti coloro che voglio creare il proprio business digitale.

Image from iOS (2)_iphone12black_portrait

Utilizziamo cookie, anche di terze parti, per fini tecnici, statistici e di profilazione.

Cliccando su "Accetto", acconsenti all’uso dei cookie. Per ulteriori informazioni sui cookie e su come gestirli, consulta la nostra Cookie Policy

Stai per accedere gratis al nostro gruppo privato.

Al suo interno troverai tips, strategie e consigli avanzati per lanciare il tuo Business Online.

Inserisci i tuoi dati per ottenere l’accesso immediato.

Riccardo Zefelippo

Leggi la storia di Riccardo

Ho una tribù di Gorilla e non potrei esserne più fiero.

Fermi tutti: non vivo in Congo e non lavoro in uno zoo.

Per capire esattamente di cosa sto parlando, meglio riavvolgere il nastro a qualche anno fa:

Dopo la maturità partii per l’Inghilterra, affamato di esperienze e di indipendenza.

Sognavo di imparare diverse lingue, fare volontariato, salvare tartarughe o costruire scuole in Africa.

La vita pensò bene di darmi subito uno schiaffo in faccia, il più brutto della mia vita:

A poco tempo dalla pensione e dal suo sogno di passarla in barca, papà ci lasciò, per sempre.

Da ragazzino pieno di sogni a uomo di casa. Tutto in ventiquattr’ore.

Tornai in Italia e accettai il primo lavoro che mi capitò. Mi ritrovai in un ufficio senza finestre, davanti a una scrivania, con qualcuno che mi diceva esattamente come vestirmi e come comportarmi. Ogni singolo giorno.

Diventò presto il mio incubo peggiore.

In una delle tante notti insonni di quel periodo, a inizio 2014, qualcosa catturò la mia attenzione: il blog di Dario Vignali.

Mentre leggevo le parole di Dario, oltre a imparare strategie di marketing, vedevo una via di fuga dallo stile di vita in cui ero intrappolato.

Da lì iniziarono le vere e proprie montagne russe…

Provai a lanciare un business per mia sorella, fallendo.

Diedi le dimissioni e iniziai a saltare da un lavoro all’altro, senza meta.

Iniziai a uscire di meno con gli amici, a lanciare progetti online, a investire tutti i miei soldi e il mio tempo libero nella formazione:

Facebook Ads
Funnel
Copywriting
Social Media Management…

Dopo qualche anno le cose iniziarono a funzionare alla grande e mi ritrovai a gestire lanci da centinaia di migliaia di euro.

“Sto andando nella direzione giusta”, pensavo.

Eppure poco dopo…

Avete presente quella brutta sensazione di vuoto, ansia e demotivazione?

Sì, quella che ti colpisce dal nulla, che ti fa capire che stai sbagliando traiettoria. Di nuovo.

Scavai in profondità e iniziai a capire due cose:

Non mi piaceva avere un capo o lavorare alle idee degli altri (così accolsi il mio animo da imprenditore).

Non volevo collaborare con aziende che non condividevano i miei valori (così ritrovai il mio animo da attivista hippie).

Sono vegano, ho sempre amato gli animali e lotto ogni giorno per la sostenibilità ambientale (in ogni sua forma). Volevo ritrovare le stesse idee nei miei clienti.

Fast forward: Marketers Meetup di Roma. Siamo nel 2019.

C’è la maggior parte della Family. Il locale è stracolmo.

Evito accuratamente la folla e incontro altri due introversi: Giulia e Valerio.

Come me, sono studenti di Marketers. Tra una chiacchiera e l’altra, la serata vola via e ci salutiamo. Nessuna epifania (per ora).

I mesi corrono veloci e arriva il Marketers World di Rimini.

“Dai, venite anche voi stasera!”

Una ragazza conosciuta al World invita me e la mia ragazza a cenare al Flower Burger, insieme ad altri ragazzi (che ancora non conoscevamo). Esitiamo un po’, ma alla fine ci andiamo.

A tavola, mentre cerco di associare tutti i nuovi nomi a un volto, ne riconosco due: Giulia e Valerio.

Scopriamo di essere tutti e tre vegani, di voler essere imprenditori e di sognare di salpare con Sea Shepherd per salvare le balene dalle navi giapponesi.

Ora, tutti a questo punto avrebbero iniziato a intravedere delle chiare coincidenze.

A noi serviva ancora un segnale per decidere che era il momento di iniziare a collaborare insieme.

Il segnale in questione era il mio post di presentazione sul gruppo studenti di Business Genetics, scritto qualche mese dopo il World.

Tra i vari commenti (stavolta il destino voleva essere esplicito) c’era anche quello di Valerio.

Da quel giorno io, Valerio e Giulia abbiamo iniziato a conoscerci meglio, a fare lunghe chiamate notturne e a coltivare un nuovo progetto che è germogliato ad aprile dell’anno scorso:

Gorilla Tribe.

Un’agenzia di marketing (odiamo ancora chiamarla così) con un unico scopo: aiutare aziende e personal brand che hanno un impatto positivo sul Pianeta.

Le nostre parole d’ordine sono etica e sostenibilità.

In poco tempo lanciamo il sito e iniziamo a fare delle cold call ai primi clienti.

Boom.

La risposta è incredibile, con un magnitudo più grande di quanto ci aspettassimo:

Tanti imprenditori vogliono lavorare con noi perché si rispecchiano perfettamente nei nostri valori.

Diamo così vita a un nuovo approccio al marketing, che chiamiamo “per gli Eroi del Pianeta”.

Ah, se un’azienda ci contatta per “seguire il trend del momento”, rifiutiamo categoricamente.

È difficile farlo, specialmente all’inizio, ma sappiamo che la nostra vision è troppo importante per essere compromessa.

Perché “Gorilla Tribe”?

La risposta è semplice:

I gorilla sono animali forti, pacifici, si raggruppano in grandi tribù e vivono in armonia con madre natura.

Noi gli assomigliamo (e non potremmo esserne più fieri).

Finalmente ritrovo me stesso in quello che faccio, al 100%.

Ho avuto tanti momenti difficili nella vita, ma la cosa più importante è che non ho mai smesso di credere che esistesse una via migliore.

Ora ho la mia amata tribù di Gorilla, e non potrei esserne più fiero. E in più…

So che tutto questo è solo l’inizio.

Da un insolito imprenditore attivista hippie è tutto,

Riccardo

Giorgia Colavita

Leggi la storia di Giorgia

Mi prendo la responsabilità di ciò che sto per dire.

Sarà impopolare e molti mi odieranno. Ma sarà anche profondamente vero.

Credo che il marketing digitale non dovrebbe essere di tutti.

Prima di inca***rvi, pensateci:

Abbiamo trattato l’ecosistema online come l’ambiente più democratico della storia.

Il luogo dove ognuno può farcela e dar vita al proprio sogno. Vendere qualsiasi cosa e vivere una vita meravigliosa.

Qual è il risultato?

Da un lato ci sono tantissime persone creative che si sono inventate vite e lavori, e ciò è fantastico.

Dall’altro, l’online si è riempito di gente che scimmiotta strategie altrui per promuovere roba scadente.

Gente che vede un ad e la copia. Vede un funnel e lo copia. Questo perché per replicare un prodotto servono anni di lavoro, per replicare una strategia di marketing le barriere sono inesistenti.

Per questo credo che sia il momento di stringere la tenaglia. Il momento di non fare entrare in questo mondo chi non ha un codice etico. Chi usa in modo improprio ciò che viene insegnato in ambienti come Marketers, e che ha un valore così elevato.

Parlando di valore, credo non esista nessun percorso in Italia che ne ha così tanto come Business Genetics.

Ma lasciatemi fare un passo indietro.

Lavoro nel mondo del marketing da una decina d’anni, gestendo diversi team in diverse aziende.

Parliamoci chiaro, non mi sono mai sentita una dipendente. Quando i progetti nascono da te, diventi una sorta di imprenditore dentro l’azienda.

E io sono sempre stata una persona ambiziosa. Ho sempre creduto che il desiderio di eccellere fosse un’inquietudine positiva, una “fame di vita” necessaria.

Ma per quanto me la raccontassi, quella che facevo anni fa non era una vita sana. I ritmi folli mi assorbivano e dormivo due ore a notte.

Finché un giorno non mi hanno ricoverata. Avevo 190 battiti a riposo, i medici temevano che avessi un aneurisma e rimasi in ospedale per 10 giorni.

Quella fame mi stavano uccidendo.

Uscita dall’ospedale mi licenziai.

Decisi di cambiare vita e iniziai a lavorare in una copisteria di Reggio Emilia. Un’azienda ferma agli anni ’80.

Una tela bianca dove potevo sbizzarrirmi e ripartire da zero.

Creai il sito, la veste grafica, il marketing. All’epoca avevo già fatto Instadvanced, Copymastery e Facebook Advanced.

E dopo?

Il (buon) lavoro paga sempre.

La copisteria inizia quindi a crescere e tutto va alla grande. Ma quando arrivo all’obiettivo che mi sono posta, capisco che ho bisogno di nutrirmi di altro.

Un giorno mi contatta un noto brand. Sono una S.p.a., io la ragazza della copisteria di Reggio Emilia. Facciamo un paio di incontri, in cui mi dicono che stanno cercando una nuova agenzia di marketing.

Mi fanno una proposta da 10k al mese. I miei capi si spaventano. Troppo fatturato, troppe tasse. Troppa crescita troppo velocemente.

Realizzo che ho trasformato quella piccola copisteria in un’agenzia di marketing capace di riscuotere l’interesse di brand enormi.

Io e la mia collega Antonella ci guardiamo in faccia: non possiamo dire di no a un contratto del genere. Che fare?

La prima cosa che faccio è comprare Business Genetics. La seconda è licenziarmi (insieme alla mia collega e ora mia socia). La terza è partire in viaggio per San Francisco.

2 settimane dopo, al mio ritorno in Italia, la mia fame aveva divorato il corso da cima a fondo.

Prima avevo un’idea di business, che mi avrebbe portato a fare molti errori. Errori che Business Genetics mi ha impedito di commettere.

Non so come avrei iniziato da zero. Sarei stata una dipendente con molte qualità, non un’imprenditrice.

Quello che è successo è che un giorno dopo essermi licenziata sono passata da 30k l’anno come dipendente a un giro d’affari di 140k.

E la cosa divertente è che ho anche detto di no a quel grosso cliente.

L’ho fatto per salvaguardare la mia salute. Non volevo rimanere incastrata nelle dinamiche da agenzia. Avrei finito per lavorare solo per loro e non sarei stata libera.

Ho aperto un’agenzia (Arketing Studio), perché è ciò che so fare bene. Ma so anche che non è ciò che vorrò fare per sempre.

È il mio 20/80 capace di darmi la vita e le soddisfazioni che voglio, per poter lavorare su ciò che già mi ronza in testa.

Oggi in Arketing non siamo più in 2, ma in 7. È ormai una realtà solida, strutturata e in crescita.

E questo dopo neanche 12 mesi.

Licenziandomi ho fatto all in, ho messo tutto sul piatto. E ora mi trovo spesso a pensare:

“perché non l’ho fatto 10 anni prima?”

La qualità della mia vita è esplosa, oltre ogni immaginazione. Posso dire sì e no quando voglio. E dico molti più no che sì.

E ora?

Sto cercando di creare un prodotto che abbia dei forti valori etici al centro.

Non voglio far parte della schiera di persone che si lamentano, ma essere tra quelle che fanno qualcosa per migliorare il nostro pianeta.

Voglio unire business, etica e scalabilità in un progetto che continui ad emozionarmi e che sia in costante crescita.

Pur continuando a prendermi cura della realtà che ho creato e di cui sono estremamente fiera.

Realtà che è come un bambino, che ho accudito e che ora è quasi pronto a camminare con le proprie gambe.

La verità è che ho voglia di dedicarmi a qualcosa che non tocchi solo me.

Ho l’esigenza di restituire qualcosa indietro, perché sento di aver avuto tanto dalla vita. Ho fatto tante esperienze, e anche ciò che mi è successo di negativo è stato un grande regalo.

Ora se non restituisco tutto ciò esplodo. Sento questa gratitudine immensa che se ci penso mi fa commuovere.

Ho fame, da sempre. Ma questa fame finalmente ha smesso di logorarmi, e ha iniziato a nutrirmi.

Nonna Licia

Leggi la storia di Licia

Questo sarà un post diverso dagli altri.

Diverso perché la protagonista della storia è una giovane donna di 90 anni.

Diverso perché, fino a due anni fa, questa donna non aveva profili social di alcun tipo, e ora è un’influencer con quasi 100.000 follower.

Quella di Nonna Licia è una storia tanto incredibile quanto vera. Abbiamo avuto il privilegio di fare una chiacchierata con lei nei giorni scorsi, e pensiamo che le sue parole possano essere di profonda ispirazione per tutti.

Soprattutto per chi pensa che ormai il meglio sia alle nostre spalle, come il momento giusto per iniziare un progetto, per dare vita a un sogno, per riprendere in mano la nostra vita e darle quel tocco di colore in più.

Oggi riportiamo testualmente ciò che ci ha detto Licia (anche perché non c’è una virgola che cambieremmo).

——

“È una cosa molto interessante. Prima ero una persona tranquilla, che pensava esclusivamente alla famiglia e al marito malato da tanti anni.

Poi la situazione si è rovesciata.

Ho ripreso in mano la mia vita, come quando ero giovane (certo, con qualche piccola differenza) e non mi sono mai arresa. Sono sempre in movimento, pronta a qualsiasi cosa che arriverà.

Mi ha fatto tanto piacere tutto ciò che è successo durante questa avventura online.

Prima ero più scorbutica, non capivo che senso potesse avere mostrare la mia vita agli altri.

Ora vedo il progresso, l’importanza di proseguire. Mi rendo conto che è bello andare sempre avanti, in qualsiasi momento e qualsiasi cosa ci capiti.

Sfidarsi sempre e non disperare mai, anche quando ci tocca stringere i denti.

Questo progetto per me ha cambiato tutto. Mi ha fatto ritrovare la vita, che dalla depressione dopo la morte di mio marito stentavo a riprendermi.

Ho capito che la vita è bella, che non bisogna mai abbattersi e che c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire. È importante non fermarsi mai.

Certo, soltanto adesso sono un “pochetto ferma” a causa del coronavirus, ma passerà anche questa. Ne ho passate tante altre.

Così come è venuto, se ne andrà.

A chi vuole fare il mio mestiere di influencer direi di essere prima di tutto spontanei, di dire la verità e non prendere in giro nessuno.

Non siate ipocriti, perché la gente oggi capisce chi è sincero e chi no. Basta guardare le persone in faccia, si capisce.

Andate avanti, sfidatevi. Mettetevi in discussione e siate sempre sinceri. Sempre voi stessi.

Pronti per la prossima meravigliosa avventura”.

Licia

Enrico Florentino

Leggi la storia di Enrico

Ho 50 anni e mi sento lo zio di Marketers.

Ho vissuto una vita intensa, mossa dalla curiosità.

Sono nato in banca, almeno dal punto di vista professionale.

Dopo 7 anni ho cambiato lavoro e ho imparato il mestiere del consulente finanziario.

Dopo altri 7 anni (un numero che ricorre spesso nella mia vita) sono diventato manager di altri consulenti.

Li aiutavo a raggiungere i loro obiettivi aziendali, guadagnavo bene e mi ero iscritto a un master in business administration.

Bella vita, bello stipendio.

Ma una mattina è cambiato tutto.

Mi sveglio, mi guardo allo specchio e mi dico:

“Enrico, sei felice?”

Ogni giorno tutto si faceva più pesante e difficile.

La risposta:

Se non lo faccio ora (a 45 anni) non lo farò più.

Nonostante avessi un lavoro sicuro, quel giorno ho deciso di cambiare vita. Rinunciando ai tanti agi conquistati, per puntare unicamente su me stesso.

Volevo creare una mia academy, una scuola che potesse formare migliaia di consulenti finanziari e cambiare la loro vita. Volevo farlo a modo mio.

Come al solito (quando mi metto nei casini da solo) mi sono detto:

“Flore, e mo’ so’ ca**i tuoi”.

Ora ho imparato che quando ti bruci le navi dietro, puoi solo andare avanti.

Subentra l’istinto di sopravvivenza. E non dormi la notte finché non ci riesci.

Allora però non lo sapevo, è una consapevolezza che va allenata col tempo.

Sapevo solo che rimanere dov’ero mi avrebbe portato a raccontarmi solamente delle grandi balle, a credere di non potercela fare.

La doccia fredda ti sveglia.

Tornando a noi, all’inizio (per andare avanti senza bruciarmi i risparmi) ho iniziato a tenere giornate di formazione a rappresentanti di… materassi.

Parallelamente bussavo alle porte dei miei possibili clienti, con la classica overconfidence dell’imprenditore veneto stampata in faccia.

Faccia che riceveva porte sbattute, una dopo l’altra.

Mi presentavo come un outsider, uno con idee innovative da realizzare, uno che desiderava fare la differenza per i consulenti finanziari.

Peccato che, come per tutti gli outsider, di spazio ce ne fosse poco.

Tutto veniva affidato alle solite noiose, ma affidabili, società di formazione già presenti sul mercato.

Io ero meglio, avevo di più da offrire, eppure… niente.

Mi sono detto: “vuoi vedere che è la prima volta che fai una scelta così importante (con la tua famiglia da mantenere) e hai fatto fiasco?”

Dovevo aumentare la mia autorevolezza. Ma come?

Decisi di scrivere un libro.

Invece però che iniziare scrivendolo, andai sul sito di 3 case editrici importanti e proposi a tutte e 3 di pubblicare un libro che non avevo ancora scritto (omettendo saggiamente l’ultima parte).

Mi presentai quindi davanti agli editori con una cartellina contenente tutta la strategia di promozione del libro (in quello ero bravo), ma arrivò finalmente il momento della fatidica domanda:

“Ma il libro è pronto, vero?”

E la mia risposta: “certo, è QUASI pronto”.

Ho venduto il libro allo scoperto (come si dice nell’ambiente della Borsa). Ossia prima ancora di averlo scritto.

E firmando il contratto arrivai a ripetermi di nuovo:

“Flore, e mo’ so’ ca**i tuoi”.

Un’altra doccia fredda.

Iniziai a svegliarmi alle 5 ogni mattina per scrivere il libro. Ogni singolo giorno, dalle 5 alle 7, scrivevo.

In 3 mesi era pronto, e una volta pubblicato divenne un caso editoriale nel mondo dei consulenti finanziari.

Ci sono 30.000 consulenti finanziari in Italia, e “L’Imprendipromotore” ha venduto 3.500 copie.

Che poi (sono un amante della musica classica) la mossa di vendere allo scoperto la faceva anche Rossini.

Si faceva dare un grande anticipo per le sue opere senza averle ancora scritte. Poi univa nuove creazioni a materiale vecchio e remixava il tutto.

2 secoli prima dei dj.

Comunque, ricordo quando ho aperto per la prima volta le vendite della mia academy. Era mezzanotte, e a mezzanotte e 3 minuti arrivò il primo iscritto.

Una gioia indescrivibile.

Dai 30 partecipanti di quella edizione siamo arrivati ora a 240 consulenti nell’ultimo anno.

Io voglio cambiare questo mondo. Voglio aiutare i consulenti finanziari ad essere consapevoli di rappresentare l’anello più importante della catena del valore nel settore finanziario.

Oggi tutti i miei collaboratori hanno 20-30 anni in meno di me e circondarmi di ragazzi giovani è incredibile.

Quanti anni posso avere davanti, professionalmente? 15? 20? Un ragazzo ha ancora 3 vite da vivere, con degli strumenti in mano che non si sono mai visti nella storia.

Business Genetics in tutto questo è stata una ventata di aria fresca. Ho imparato tantissime cose nuove, nonostante le mie 50 primavere alle spalle.

La lezione sulla mappa del potere e quella sulla decostruzione dell’impero mi hanno aperto la mente.

Ho compreso il valore dell’impatto che un imprenditore è in grado di generare nella società e nel mondo.

Ossia ciò che, più di tutto, ogni giorno mi sprona ad alzarmi dal letto e fare del mio meglio.

Dovete sapere che ho una moneta sempre in tasca, con scritto “memento mori”, ossia “ricordati che devi morire”.

Può sembrare triste, ma abbiamo una vita sola, ognuno di noi.

E questa moneta mi ricorda di fare ogni sera un bilancio e chiedermi se ho fatto qualcosa per rendere il nuovo giorno migliore di quello precedente.

Per concludere questa storia, voglio dirvi che non esistono le linee rette.

Non vai mai dal punto A al punto B.

La vita è fatta di tanti segmenti e l’importante è proseguire, sempre.

Come diceva Paolo Conte: “era un mondo adulto e si sbagliava da professionisti”.

O come dico io: “Flore, e mo’ so’ cazzi tuoi”.

UP Marketing

Leggi la storia di Tony

“Tony, le estetiste sono ignoranti! Si fanno vendere di tutto”.

Ho passato l’infanzia al Sud, in una casa con quattro donne, tra cui una parrucchiera e un’estetista.

Immaginate la mia rabbia quando anni dopo il mio capo continuava a sminuire quei lavori.

Ogni volta mi prudevano le mani.

Cosa mi tratteneva in quella preistorica agenzia di comunicazione? Me lo chiedevo spesso, ma l’affitto a Roma non si paga da solo e buttavo giù bocconi amari.

Ero destinato a esplodere. Puntualmente avvenne, dopo l’ennesima richiesta assurda. Me ne andai sbattendo la porta.

Non ve lo nascondo, avevo paura.

Avrei trovato lavoro? Come sarei andato avanti? E se fossi dovuto tornare a casa mia?

Ero disoccupato in una delle città più care d’Italia.

Un giorno feci ciò che dovevo, da tempo. Chiamai le vecchie clienti dell’agenzia, raccontai loro cosa fosse successo.

Molte mi confessarono di sentirsi limoni da spremere in mano al mio ex capo.

Ve la faccio breve, diverse estetiste apprezzarono la mia sincerità e mi invitarono a curare il loro marketing. Così ricominciai.

Non potevo immaginare che quello sarebbe stato l’inizio di un percorso che mi ha portato a realizzare fatturati a sei zeri per decine di centri estetici.

All’epoca sapevo solo di aver fatto la scelta giusta.

Conoscere Marketers mi aveva aperto un nuovo mondo, dove ho incontrato persone simili a me, alla ricerca di una strada più etica per fare marketing e business.

Senza bisogno di raggirare i clienti in ogni modo.

Negli anni ho studiato, assorbito e fatto mio il Metodo Marketers. La svolta arrivò nel 2018, quando a un evento in cui ero stato speaker mi fermò una delle estetiste che mi aveva ascoltato.

Allora era la proprietaria di un grosso centro di bellezza, oggi è una delle imprenditrici estetiche più famose in Italia.

Mi chiese se con l’agenzia che intanto avevo aperto avessimo potuto seguirla. Beh, il traguardo che tagliammo insieme mi aprì gli occhi.

Si poteva fare. In appena 12 mesi abbiamo portato il fatturato del suo centro da 500k a 1 milione, trasformandola in una star per il suo pubblico.

Avevamo declinato il Metodo nel mercato dell’estetica e ben presto è diventato il marchio di fabbrica di Up, la mia agenzia.

In poco più di 2 anni siamo diventati un punto di riferimento nel settore, aiutando decine di imprenditrici a moltiplicare i loro fatturati e migliorare le proprie vite.

Proprio grazie a questi successi, nel 2019, sono salito sul palco del World per essere premiato con il Marketers Award.

Sarò sempre grato a Dario, oggi mio amico e mentore, e alla Family per avermi aperto una strada quando vedevo solo ostacoli.
Viceversa non sarei qui, fiero e felice di aiutare migliaia di estetiste-imprenditrici – oggi membri di UMA, la nostra community, dove condividiamo strategie, consigli e tips di marketing.

Voglio chiudere con una riflessione per chi è ancora indeciso e non sa che strada prendere.

Sporcatevi le mani, non temete di andare nella direzione che sentite vostra. L’etica, coniugata alla competenza e all’esecuzione, è l’antidoto più potente alla paura.

Gli occhi saranno spesso stanchi, ma il sorriso sarà sempre leggero.

Daje!

Tony

Filosofia e Caffeina

Leggi la storia di Benedetta

Questa storia sarà piena di digressioni, non avrà un inizio né una fine.

Ad essere sincera non volevo neanche raccontarla, perché a pensarci non sono arrivata da nessuna parte.

Non sono famosa (anche se mia madre lo pensa) e non sono ricca. Forse però sono un po’ più felice e realizzata. Quindi, visto che insistete, eccola qua.

Lavoravo come cassiera in un centro commerciale. Ma prima ancora facevo la psicologa coi ragazzi in difficoltà. Guadagnavo una miseria, avevo un capo che mi trattava come una pezza e che mi rendeva impossibile lavorare.

Un giorno, durante una notte insonne a Milano, mi resi conto che volevo uscirne. Mi chiesi: cosa farei se fossi totalmente libera di decidere che vita vivere?

Mi trovavo in una camera d’albergo e sul letto di fianco a me c’era “Così parlò Zarathustra” di Nietzsche. Ogni volta che mi allontano dalla mia città (Brescia) porto sempre un libro di filosofia con me.

La risposta che cercavo era lì sul letto, nell’amore di tutta una vita. In quel momento pensai a Socrate, che preferì farsi uccidere piuttosto che rinunciare alla filosofia.
Neanche io volevo rinunciarvi.

Tornai a Brescia e affrontai il mio capo, dicendogli che avrei lasciato quel lavoro e sarei tornata a studiare, mi sarei iscritta a filosofia.

Lui rispose alle mie dimissioni con queste esatte parole:

“Benedetta, dove pensi di andare? Tornerai strisciando”.

Molti pensarono che mi sarei trovata sotto a un ponte, e iniziai a temerlo anche io.

Andai a lavorare come cassiera: 10 ore in piedi a servire i clienti.

Facevo anche 190 scontrini al giorno e il mio incubo era incontrare gli ex colleghi o i vecchi compagni di università e leggere l’espressione sul loro volto.

Ovviamente successe: un giorno arrivò un ex collega, che mi guardò in faccia e disse: “che tristezza ridursi così”.

Quello stesso giorno il mio superiore aveva detto a tutto lo staff: “Mi raccomando, sorridete e proponete la borsina a 1 euro e 50”.
E quindi la mia unica risposta fu (tentando di sorridere): “vuoi la borsina?”

Ricordo che la sera rimasi da sola qualche minuto nel parcheggio del centro commerciale, tentando di scrollarmi di dosso l’identità da studentessa di filosofia (con già una laurea, un master e un tirocinio in tasca), che passava le giornate a lavorare come cassiera.

Per fortuna la filosofia mi ha sempre nutrito. Non è qualcosa che ti dà risultati immediati, ma che ti fa fiorire giorno dopo giorno.

E ora? Ora sono entrata nel meraviglioso mondo dell’insegnamento precario, in cui mi dicono anno per anno cosa insegnare. Quest’anno ho fatto educazione fisica e alternativa a religione, quindi in pratica ho insegnato filosofia alle elementari, anche ai bambini con problemi.

Se vi aspettavate quindi un viaggio dell’eroe, rimarrete delusi.

Non è una storia che parte dal basso e arriva in alto.

La vita è fatta di alti e bassi, di montagne russe che non finiscono mai. Non arrivi alla vittoria finale, semplicemente procedi verso la tua direzione.

Sì, ho ottenuto risultati impensabili, e li devo soprattutto a Marketers. Avevo già studiato Copymastery e Instadvanced. Ma sedermi in prima fila al Marketers World è stato il vero spartiacque.

Mi sono detta: “Benny, ti sei giocata le vacanze per essere qui, ora devi combinare qualcosa”.

E a distanza di mesi posso dire che qualcosa l’ho combinata.

Parlo di filosofia sui social, davanti a decine di migliaia di persone (non l’avrei mai creduto possibile), e ho avuto anche qualche grande soddisfazione (tra cui una richiesta di collaborazione da parte di Mondadori).

Ma ciò che conta davvero sono le relazioni.

Sono le persone che seguivo e che ora vogliono collaborare con me. I ragazzi che mi dicono che stanno amando la filosofia per la prima volta in vita loro, che si confidano in dm, che mi mandano storie bellissime.

Mi toglie il respiro pensare che ero la ragazzina che passava i pomeriggi chiusa in casa sulla “Fenomenologia dello spirito” di Hegel, convinta che nessuno avrebbe mai capito quanto fosse meravigliosa.

Credo che ognuno di noi abbia un filo rosso da individuare e da seguire.

Io da piccola giocavo con un libro di filosofia, non sapevo ancora leggere ma mi piaceva da impazzire la copertina. Ai miei occhi era una sorta di libro magico.

Quest’estate l’ho ritrovato, l’ho aperto e ne ho letto il titolo:

“Storia della filosofia occidentale”, di Bertrand Russell.

Tutta la mia vita successiva era già in quel libro che sfogliavo da bambina, senza che sapessi ancora leggere.

Il prossimo video di Filosofia e Caffeina (il mio profilo Tik Tok)? Lo farò su Leopardi.

Leopardi passò la vita a Recanati, finché non organizzò una fuga in gran segreto, che molti studiosi oggi ritengono “patetica”.

Ebbene, voglio invitare le persone a essere patetiche. Perché patetico deriva da pathos, ossia passione. E una vita senza passione non merita di essere vissuta.

Leopardi morì mangiando un gelato, che non poteva mangiare per le proprie fragili condizioni di salute.

Dopo anni di privazioni, fece ciò che gli andava di fare, prendendosene anche i rischi.

C’è tanta bellezza da comunicare nelle vite e nelle parole di chi ha vissuto migliaia di anni fa. Mettere tutto ciò in un video di un minuto sui social è una sfida, ma credo che ne valga la pena.

Mi torna in mente il mio prof di greco che si metteva a piangere leggendo testi di 2000 anni fa. Il fatto che 2000 anni dopo quelle parole facciano ancora piangere le persone è meraviglioso.

Dimostra la connessione eterna tra esseri umani. Che parte da Socrate e arriva (perché no?) fino a un video su Tik Tok.

L'Altra Riabilitazione

Leggi la storia di Marcello

Volevo uscire da quelle 4 mura.

Ho sempre fatto il fisioterapista classico: aprivo lo studio alle 8 di mattina e lo chiudevo alle 8 di sera.

Era la mia vita? No.

Come ne sarei uscito? Bella domanda.

Sentivo l’inquietudine crescere, ma non ambivo a stravolgere tutto.

Non sognavo auto di lusso o una vita dall’altra parte del mondo. Volevo semplicemente uscire dai limiti fisici del mio paesino e arrivare ovunque, anche solo con le parole.

Ho iniziato agendo, senza un vero e proprio piano in mano.

All’inizio aprii un sito web in cui parlavo di riabilitazione. Facevo un migliaio di visitatori al giorno, ma non avevo idea di come monetizzare il traffico.

Poi mi imbattei in Dario e Andrea Giuliodori (che considero i miei mentori), e cambiò tutto.

Articoli, ebook, videocorsi: capii che il digitale mi permetteva di comunicare ciò che sapevo fare non più solo davanti a un singolo paziente, ma a decine di migliaia di persone alla volta.

A distanza di qualche anno, oggi il mio canale Youtube ha 200.000 iscritti e il sito genera circa 20.000 visitatori al giorno.

Ma soprattutto, l’anno scorso ho raggiunto i 100.000 euro di fatturato online, superando le entrate che facevo (e che continuo a fare) col mio studio.

Quando anni fa leggevo questi casi studio sul blog di Dario mi sembravano irrealizzabili, mentre ora sono la normalità.

Come ho fatto? Se dovessi trovare una formula direi:

Arrivare prima + comunicare bene + avere costanza.

Sono stato il primo a fare il fisioterapista online e il primo a metterci la faccia. E questo ha reso fondamentale saper comunicare ciò che amavo e sapevo fare.

Qui Copymastery è stata la fulminazione sulla via di Damasco. Il copy mi ha insegnato come arrivare al cuore e alla mente delle persone, online e offline.

Tutto questo però senza la costanza non sarebbe bastato. Io nel digitale ho visto la vita: arrivavo in studio alle 8 del mattino con già un paio di ore di lavoro sul mio sito alle spalle.

Non mi pesava affatto, mi svegliavo entusiasta.

Ci sono stati momenti difficili, certo. Forse è sempre un momento difficile se hai il coraggio di metterti in discussione.

Quando non stai seguendo una via tracciata, ma ti stai inventando la tua professione giorno per giorno, è normale avere paura.

Io poi vengo da una famiglia di imprenditori e fin da piccolo ho assistito a riunioni di famiglia in cui si parlava solo di problemi e di banche.

Involontariamente associavo l’attività imprenditoriale a tutto quello.

Ho scoperto però che online le barriere sono diverse. Un tempo ci volevano generazioni per scalare un’azienda, oggi può andare tutto molto velocemente. E dipende da te farlo durare nel tempo.

Sembra strano, ma ci vuole coraggio per ammettere che puoi creare un business dirompente in pochissimo tempo. L’assenza di limiti a volte è disorientante.

Soprattutto quando non sei circondato da persone che fanno già quella vita, come nel mio caso.

Ho iniziato a lavorare online a 33 anni, con già un figlio e vivendo in un paesino in provincia di Piacenza.

Intorno a me nessuno capiva cosa stavo facendo e perché.

Oltre ai Meetup e al Marketers World (da cui ho tratto un grande beneficio), ricordo quindi molto bene quando ho incontrato Dario e la Marketers Family a Barcellona.

Quel giorno ho finalmente realizzato di essere circondato da persone che non solo mi capivano, ma che erano ancora più avanti di me.

Poi sono sincero: per me oggi la libertà dell’online non ha prezzo.

Se avessi avuto solo il mio studio avrei passato il lockdown con le mani tra i capelli. Invece ho potuto godermi lunghi momenti di relax nel giardino di casa, ho avuto la libertà di riflettere sulla mia vita serenamente.

Senza l’ansia di capire come andare avanti e anzi, vedendo il mio fatturato aumentare invece che diminuire.

Progetti per il futuro?

Sognare ciò che verrà dopo non è sempre facile.

5 anni fa avrei pensato che questo fosse il massimo pensabile. Poi ci sono arrivato e ho capito di non essere alla fine, ma all’inizio.

Ora sto per pubblicare un libro con una grande casa editrice, e questa cosa mi riempie di soddisfazione. Sto anche cercando il coraggio di reinventarmi di nuovo. Di andare di nuovo dove gli altri non si sono ancora avventurati.

A questo proposito ricordo Dario sul palco del Marketers World 2018, quando parlando di Musical.ly (allora non era ancora diventato Tik Tok), disse: “se pensi che sia una cosa da bambini, significa che stai già diventando vecchio”.

Ecco, mi auguro metaforicamente di non diventare mai vecchio. Se non dal punto di vista biologico, almeno dal punto di vista imprenditoriale.

Malìa Vibes

Leggi la storia di Marta e Giulia

Siamo un po’ lo yin e lo yang.
Giulia – romana, advertiser in Marketers Company – timida e introversa, Marta – da Milano, media content specialist in Shift – un vulcano di parole e risate. In pochi mesi le nostre vite si sono mescolate in maniera del tutto imprevista e imprevedibile.

Tutto è nato durante l’ultimo Team Party con la Family. Amiamo quei momenti, siamo un’azienda totalmente da remoto e perciò il condividere momenti si trasforma in una gioia pura.

È come ritrovarsi con amici che non vedi da tanto tempo.

L’ultima volta, prima della pandemia, abbiamo affittato un intero agriturismo nelle campagne toscane. È stato proprio lì che, per la prima volta, ci siamo incontrate offline.

“Marta mi raccontò di aver programmato un bel tour del Sud Italia. Io ascolto, prendo e porto a casa. Allora eravamo due semplici colleghe, poi durante la quarantena abbiamo iniziato a sentirci spesso.

In pieno lockdown le ho girato una proposta: mi avevano invitato a passare qualche mese a Palermo in estate. Neanche 24 ore dopo abbiamo prenotato una casa per 35 notti, da quasi sconosciute”.

“In Sicilia abbiamo scoperto che io e Giulia siamo opposte ma complementari. Io amo stare al centro dell’attenzione, lei cerca di evitarlo; lei che programma e pianifica, io che vivo nel mio caos”.

Dopo le prime settimane di Vucciria, Taverna Azzurra e serate “ritmo e atmosfera” abbiamo deciso di iniziare a raccontare la nostra avventura su Instagram.

Abbiamo notato che ci scriveva in privato tanta gente, magari persone che non sentivamo da anni o a cui pensavamo non interessasse. Invece si ricordavano cose che avevamo detto o fatto settimane prima.

Così abbiamo aperto un profilo dedicato dove stiamo continuando questo racconto. Già, perché intanto abbiamo preso una decisione… di cuore.

Man mano che si avvicinava il giorno della partenza sentivamo il “mal di Sicilia”. Non volevamo andarcene.

Abbiamo incontrato la persona giusta al momento giusto: una ragazza, durante una serata, ci racconta che cercava casa e inquiline. Noi, che ci eravamo già ripromesse di tornare a Palermo, non ce lo siamo fatte ripetere due volte e siamo andate a vedere degli appartamenti con lei.

Il finale? Abbiamo affittato un appartamento per i prossimi 12 mesi.

Molti potrebbero chiedersi il motivo di questa scelta improvvisa. Beh, un vero motivo non c’è. Lo abbiamo detto, è stata una decisione dettata dal cuore e dalle emozioni.

Abbiamo la fortuna di lavorare in realtà aziendali che abbracciano il remote working. Ecosistemi dove ciascuno ti spinge, anche inconsapevolmente, a vivere davvero la vita che si desidera.

Non è scontato. Molto spesso ci raccontiamo storielle per evitare di prendere scelte coraggiose e, perché no, un po’ pazze. Sono quelle però che ti fanno imboccare la strada di un’esistenza piena.

Ecco, il bello del lavoro che facciamo è che ci dà continue opportunità per dimostrare – in primis a noi stesse – di essere libere, autonome e indipendenti nel fare ciò che ci piace quando ci piace farlo.

Per noi il lavoro da remoto è questo. Non lavorare in pigiama tutto il giorno (a volte anche quello), ma lasciare ogni zavorra alle spalle e liberarsi da ogni sciocco vincolo che ci creiamo.

A volte basta lanciarsi e godersi il viaggio…

Quando guardiamo fuori dalla finestra della nostra ormai nuova casa ringraziamo di averlo fatto. E lo rifaremmo ancora.

P.S.: Ah, e abbiamo un terrazzo super-figo. Se passate di qui, scriveteci, da noi non manca mai ospitalità e un bicchiere di rosso.

Un abbraccio dalla Sicilia,
Marta e Giulia (Malia)

Debora Carofiglio

Leggi la storia di Debora

COLPISCI PIÙ FORTE

La grande crisi del 2008 si è portata via l’azienda di famiglia. Un anno prima era venuto a mancare mio padre.

Ho sentito la terra venir meno sotto ai piedi.

In azienda mi ero sempre occupata di organizzazione e logistica. Parallelamente però mi affascinava il mondo di internet.

Allora era tutto così rudimentale. Nel 1998 avevo creato il mio primo sito web, da lì non ho mai smesso di buttare un occhio a quel nuovo mondo.

La passione è rimasta. Così come la voglia di mettermi in gioco…

Quando però la vita ci si mette, sa colpire forte.

Nel 2012 ho affrontato un divorzio. Da lì i soldi hanno iniziato a scarseggiare sul serio.

Intanto avevo trovato un nuovo lavoro, ma lo stipendio mi durava poco più di una settimana: metà se ne andava per l’affitto, in più avevo un figlio di 10 anni da mantenere.

È stata dura.

Potrebbe sembrare esagerato, ma un post mi ha svoltato la vita.

La passione per la rete non se n’era mai andata e mi ha tirato fuori da quell’incubo. In un angolo di me stessa, coltivavo il sogno di avere un mio business digitale.

Non perché volessi guadagnare chissà quanto o avere il macchinone e la villa a Dubai.

Semplicemente volevo poter lavorare senza vincoli di orario e luogo per poter stare quanto più possibile vicina a mio figlio.

Ecco perché quando per la prima volta ho sentito parlare di Business Genetics mi si è accesa una lampadina (il mio istinto aveva ragione).

Prima però c’era qualche altro ostacolo da affrontare a testa alta.

Ho sempre studiato quando potevo, spesso di notte. Leggevo il blog di Dario e seguivo anche Marcello Marchese.

Era ormai il 2016 e la mia vita, per il resto, continuava a essere un mare in tempesta. Proprio un annuncio di Marcello arrivò nel momento giusto, quando ero disoccupata ormai da un po’:

Cercava una persona per il customer service di un suo progetto.

Mandai la mia candidatura, pochi giorni dopo ero già a colloquio. Finalmente da remoto.

Finalmente avevo trovato qualcuno che non mi dicesse che ero “troppo qualificata per il ruolo” (sì, mi è capitato più volte e ogni volta mi veniva sbattuta la porta in faccia).

Anzi, nel giro di una settimana mi trovai a gestire l’e-commerce nonché l’intero customer service.

La faccio breve.

La mia nuova avventura andava a gonfie vele. Dopo tante difficoltà, una boccata d’aria.

Negli anni seguenti mi sono guadagnata sempre più spazio, fino a diventare manager.

Nel 2019 però qualcosa s’è rotto. Mi sono resa conto che i miei ideali non combaciavano più con quelli dell’azienda e sentivo forte la voglia di costruire qualcosa di mio.

Presi una decisione, insieme al mio nuovo compagno, senza immaginare minimamente dove ci avrebbe portati in pochissimo tempo.

Era una sfida, ma nessuna sfida ormai poteva essere più ostica di quelle che avevo combattuto fin lì.

L’idea che mi frullava per la testa era questa: costruire una società di logistica diversa, che desse supporto totale a e-commerce e network di affiliazione.

Non si sarebbe occupata solo di spedizioni, ma anche di assistenza dei clienti, gestione delle giacenze e dei reclami e conferma dell’ordine telefonica.

Da questo sogno è nata Momoka. C’era però un “piccolo” problema.

Vi ho detto che si trattava di una sfida…

Durante la mia precedente esperienza avevo stretto rapporti con tanti proprietari di e-commerce e affiliate marketer.

Appena seppero della mia nuova azienda, vollero lavorare con me.

Bello, no? Sì, senza considerare però che volevano partire subito.

Era marzo 2019 e, in un solo mese, avremmo dovuto costituire legalmente l’azienda, fare un business plan, pensare a un tariffario, stendere i contratti, trovare i collaboratori, un gestionale, un VOIP, un magazzino e i corrieri.

Non vi nascondo che è stato un mese di poche ore dormite, tanta preoccupazione. E una tonnellata di voglia di farcela.

Fatto sta che il 2 maggio 2019 abbiamo fatto le nostre prime 200 spedizioni. Niente rispetto a quello che sarebbe successo esattamente 1 anno dopo…

Durante lo scorso lockdown abbiamo dovuto cambiare magazzino. Era troppo piccolo per gestire il boom di richieste.

Ne abbiamo preso uno da 800 mq.

Per fortuna nel mezzo avevo trovato un alleato. Un alleato blu.

Come ho detto, ho sempre studiato quando potevo. E volevo continuare a farlo. Cercavo però qualcosa di diverso dai soliti infoprodotti che promettono guadagni mirabolanti.

Così, in occasione del suo primo lancio, ho acquistato Business Genetics.

Business Genetics è stata una scoperta. Prima di tutto, di me stessa.

Ha stravolto la mia crescita personale e ancora oggi sto lavorando per mettere in pratica tutto ciò che ho imparato al suo interno.

Era proprio ciò che cercavo.

Oltre all’enorme carica di crescita personale, questo corso mi ha trasmesso il super-potere dell’imprenditore: la delega.

Probabilmente senza non sarei mai riuscita a scalare Momoka nel giro di qualche settimana.

Le 200 spedizioni iniziali sono diventate 40,000 in appena 2 mesi (marzo e aprile).

E di certo senza Business Genetics non riuscirei a sognare il futuro che ora immagino per la mia creatura.

Oggi manteniamo ancora la media di circa 20,000 spedizioni al mese e a fine ottobre siamo arrivati a 1 milione di euro di fatturato (uno dei miei grandi obiettivi quando ho preso BG).

Siamo ancora all’inizio. Sono sicura che ne vedremo delle belle. E ve le racconterò…

Sono una persona abbastanza timida, ma ho deciso di uscire dalla mia comfort zone. Per un motivo molto semplice.

In tutta questa negatività abbiamo bisogno di fermarci, guardare dentro di noi e trovare la forza di fare qualcosa di bello.

Spero che le mie parole possano aiutarvi anche solo un po’ a riuscirci.

Ricordate:

“Quando la vita ci si mette, colpisce forte. Ma tu, beh, colpisci più forte”.

Un bacio,
Debora.

Ricevi una notifica quando tornerà disponibile il Bundle Metodo Marketers

Francesco Delle Femmine

Leggi la storia di Francesco

BREVE DIARIO DI UN MARKETER NICHILISTA

Sarebbe stata una traversata da 11 ore e 40 minuti.

Salendo sul Flixbus per Milano Lampugnano non sapevo cosa aspettarmi. Avrei passato la notte lì, seduto al mio posto pagato 1€, per arrivare a destinazione alle 8 della mattina dopo.

E poi? Tutto questo per un aperitivo? In quanti mi avrebbero capito?

Era il 2015, trascinavo la mia vita tra l’università e la prospettiva di una carriera che mi soffocava al solo pensiero.

Sono un nichilista convinto, ma da un po’ avevo scoperto un gruppo di ragazzi che sognavano e mi facevano sognare in grande.

Quando sentii parlare di un aperitivo a Milano, dove per la prima volta si sarebbero ritrovati tutti i Marketers, decisi di andarci. A ogni costo.

Il problema?

Abitavo (e abito) in provincia di Caserta, a circa 748km da Milano. E all’epoca avevo poche decine di euro da parte…

Dopo essermi formato online, anche grazie al blog di Dario, avevo trovato il mio spazio per sperimentare.

Un amico aveva un’agenzia di marketing offline e, con lui, iniziammo a proporre i primi servizi digitali.

I budget erano risicatissimi, ma è stata una palestra formidabile. Me ne dovevo inventare di ogni per raggiungere gli obiettivi…

Ricordo che, nel periodo di quel primo aperitivo Marketers, Instagram aveva introdotto la localizzazione dei post.

Io ci avevo costruito una strategia per un piccolo ristorante (segno del destino?).

Oggi aggiungere la localizzazione è la cosa più naturale del mondo, allora ci portò una copertura pazzesca e altri buoni risultati.

Quel piccolo successo mi aveva fatto capire che c’era un futuro per quello che facevo…

Mi serviva però sentirmelo dire da persone simili. Allora, giù da me, non avevo l’approvazione di nessuno.

Quell’1€ speso per il Flixbus (l’unico mezzo di trasporto che mi potevo permettere) fu il miglior investimento che potessi fare.

Arrivato a Milano, mi fiondai nella stanza che avevo preso. Diciamo che non era per niente di lusso.

Anche il mio budget personale era risicatissimo.

Passai la serata chiacchierando con Dario, Luca, Vittorio e tutti gli altri. Mi aprirono la testa con le loro storie e i loro consigli.

Appena ci salutammo, mi precipitai di nuovo a Lampugnano. Nuovo bus, nuova traversata, ma dentro di me era scattato qualcosa.

A casa mi aspettavano la vita di sempre e l’università. 5 anni fa non era così “mainstream” lasciarla.

Non potevo rimandare più: Dovevo prendere la mia vita in mano. In fondo lo sapevo già:

Avrai abbandonato l’università per sempre. Volevo dedicarmi al digital marketing.

Quando mi decisi definitivamente i miei non la presero benissimo, ma ormai non si poteva tornare indietro.

A Milano tutti mi avevano dato un consiglio, riassumibile così:

“Trovati un co-working dove esprimere le tue potenzialità e conoscere gente”.

Quando tornai a Caserta fu la prima cosa che feci con i pochi spicci che mi rimanevano…

Fu la scelta migliore che potessi fare, dopo quell’investimento di 1€ per il Flixbus per Milano.

In quel co-working sono cresciuto, ho conosciuto persone pazzesche e trovato clienti incredibili. Proprio lì nacque Alfonsino, un progetto di food delivery focalizzato su piccole città.

Erano passati anni da quell’aperitivo, ma mi imbarcai in questo viaggio con lo stesso spirito. Dove mi avrebbe portato?

Ve la faccio breve.

Dopo 3 anni dalla fondazione, Alfonsino è in oltre 400 centri in Italia e stiamo progettando una nuova espansione.

Per 2 anni mi sono occupato del customer service. Poi mi sono spostato sempre più sul marketing e tutt’ora me ne occupo per Alfonsino e altri clienti (di cui magari vi racconterò in futuro).

Marketers è stato un compagno di percorso immancabile. Ho comprato e divorato praticamente ogni corso.

Al di là delle singole strategie, ciò che mi è rimasto è una mentalità che applico ogni giorno nel mio lavoro.

Proprio qualche settimana fa, insieme a tutto il team di Alfonsino, abbiamo chiuso un crowdfunding da 350,000€.

Era il secondo per noi (il primo era da 150,000€).

Eravamo indecisi se provarci o no. Alla fine ci siamo lanciati, applicando il puro Metodo Marketers:

Abbiamo aperto una community, l’abbiamo popolata di potenziali investitori e dato valore a ciascuno di loro (in base alle diverse esigenze).

In pochissimo tempo siamo arrivati al goal. Così, ora è ufficiale, nei prossimi 24 mesi apriremo in 24 nuove città.

Questo è stato uno dei miei traguardi personali, che mi ha insegnato tanto in questo anno così complesso.

Un anno che, nonostante io rimanga un nichilista convinto, mi ha insegnato una cosa:

Non importa quanto duro e lungo sembri il viaggio, il cammino spesso ti porterà dove non ti aspetti e ti lascerà più ricco di esperienza e conoscenza.

A presto. Un abbraccio,
Francesco

Ida Dalicante

Leggi la storia di Ida

LA TRAPPOLA DELLA NORMALITA’

C’è sempre stata una domanda a cui non sapevo rispondere:

Cosa vorresti fare da grande?

Può sembrare sciocco ora, ma non avere una risposta mi faceva pensare che ci fosse qualcosa di sbagliato in me.

Mi ero ormai rassegnata a portare termine ciò che avevo iniziato (la laurea in Economia) e poi chissà…

Sin da piccola, per i miei parenti e conoscenti, ero sempre stata “quella che sa cantare”.

Nel 2009 avevo anche iniziato a pubblicare su YouTube le mie cover di canzoni famose. Fecero qualche migliaia di views, non poche per l’epoca.

Però quella definizione mi stava stretta.

Ero “quella che sa cantare”, ma le mie ambizioni mi portavano altrove.

Avete presente quei programmi televisivi sugli imprenditori americani?

Ecco, non so bene perché, ma avevano fatto nascere in me il fascino dell’imprenditoria.

L’idea di organizzare un gruppo di persone intorno a un’idea per trasformarla in realtà mi attraeva.

Anche per questo motivo, nel 2012, mi ero iscritta a Economia.

Presto mi resi conto che volevo fare, non solo riempirmi il cervello di teoria. Continuavo a non capire cosa cavolo volessi combinare nella vita…

L’esame di marketing mi illuminò o, almeno, così mi sembrava allora. A me piaceva (e piace) il business della moda. La mia mente pensò:

“Perché non aprire un blog dove parlare di marketing e moda?”

Ecco come nacque “Pistacchio e Liquirizia”.

La storia di questo nome? Beh, dietro c’è stata una lunga ricerca di mercato, brainstorming infiniti…

In gelateria. Sì, in realtà l’ho pensato in gelateria, mentre ero in preda all’indecisione tra un cono pistacchio e cocco o pistacchio e liquirizia.

Potete immaginare, con questi presupposti, che fine abbia fatto il mio primo blog.

Al di là di questo però, quell’esperienza mi fece conoscere – virtualmente – prima Dario e poi Luca.

A dirla tutta, testarda come sono, ho letto le guide di Dario e poi ho deciso di fare di testa mia. Diciamo che non è andata benissimo.

Luca, invece, all’epoca aveva un podcast. Era circa il 2015.

Loro due comunque mi fecero buttare l’occhio su un nuovo mondo.

Era un mondo diverso da quello – teorico e astratto – dove mi ero rassegnata a rimanere. Un mondo fatto di cose concrete, progetti entusiasmanti…

E poi? Beh, di motivi ce ne sarebbero tanti, ma dopo quella scoperta caddi in un blocco totale.

Nonostante tutto mi rintanai in quella che mi sembrava la normalità.

Dal 2015 al 2018 mi sono trascinata dietro una vita che non mi soddisfaceva, andando verso un futuro che non mi entusiasmava.

Questo fino al 6 febbraio 2018.

Probabilmente stavo cazzeggiando su Facebook, in una “pausa” dallo studio per l’esame di Diritto privato.

Ero iscritta a WE ARE MARKETERS da tempo. Scorrendo il feed, lessi un post dove si annunciava la ricerca di nuovi Jedi.

Ora, voglio essere onesta: non sapevo neanche che cosa fossero i Jedi.

Tuttavia quella mi sembrò l’occasione per dare una sterzata alle cose. Mi dissi “ma sì, proviamoci”…

Per la vostra gioia, ho recuperato la mia candidatura. L’avevo chiusa così:

“Male che vada, mi candido come donna delle pulizie visto che siete dei casinisti fenomenali. Posso anche cucinare”.

Sì, mi sono candidata come donna delle pulizie di un’azienda senza uffici. Un vero genio, eh?

Al di là di questo, rileggere quella candidatura mi ha fatta sorridere e riflettere. Queste parole in particolare le sento ancora mie, a distanza di anni:

“La normalità, la monotonia non fa per me. Voi siete un concentrato di ciò che vorrei vivere. E poi, ho tanta voglia di mettere in pratica ciò che ho imparato, così come ho voglia di continuare a imparare e darvi fastidio”.

Non so perché, ma la mia candidatura fu accettata.

Dopo 2 anni sono ancora qui a dare fastidio e ho raggiunto un traguardo di cui sono fiera…

Oggi sono Community Manager in Marketers e dirigo la squadra dei miei fantastici, pazzi Jedi.

Finalmente posso rispondere:

Cosa voglio fare da grande?

Prima di tutto, non voglio smettere di sorprendermi e scoprire nuovi mondi.

E sì, voglio continuare ad aiutare i miei Jedi, ragazze e ragazzi da tutta Italia che moderano i gruppi Marketers, a trovare la propria strada. Magari lontana da quella che per gli altri è la “normalità”.

Perché, se c’è una cosa che ho imparato negli ultimi anni, è proprio questa:

La vita è troppo breve per lasciarsi dire cosa farne da una persona diversa da sé.

Un abbraccio,
Ida

Francesco Grisoni

Francesco Grisoni

Leggi la storia di Francesco

La mia storia inizia più di un quarto di secolo fa in una gelida mattinata di marzo a quanto dicono i miei genitori.

Ma a volte penso che la vera avventura sia iniziata consapevolmente e con una sua precisa direzione solo nel mio 24esimo anno di età.

Al tempo ero terribilmente frustrato.

Mi guardavo intorno e sentivo di non appartenere alla realtà che mi ricordava.

Mi resi conto che avevo inserito il pilota automatico, imboccando una strada universitaria tra le tante senza convinzione e vocazione solo per seguire l’esempio di amici e famigliari.

Accadde che la frustrazione raggiunse un livello tale che il dolore fu troppo grande e decisi di voler cambiare. Decisi di iniziare dalle basi dell’appagamento: la crescita personale.

Mi scaraventati fuori dalla mia comfort zone iniziando a prendere lezioni di canto. Fu proprio la terapia adatta di cui la mia anima inespressa aveva bisogno.

Non sapevo che da lì a poco salire su un palco di teatro di fronte a più di cento di persone per cantare mi avrebbe sconvolto l’esistenza.

Ma così fu.

Oggi guardandomi allo specchio vedo una persona completamente diversa a tratti irriconoscibile.

Da quel momento la mia vita ha iniziato a prendere la piega giusta. Anche la fortuna ebbe il suo ruolo.

Più o meno a inizio 2018 fui incuriosito da un’inserzione su Instagram che avevo installato da poco.

All’ora non potevo sapere che il 2018 sarebbe stato l’anno della rinascita della fenice dalle proprie ceneri: la mia rinascita.

Benedetto/a chi gestiva le ads di Dario a quel tempo. Mi si aprì un mondo nuovo.

Marketing, digital entrepreneurs, visioni di vita alternative.

Iniziai a studiare, ritrovai l’interesse per la lettura (leaders are readers :) ) e riscoprii la passione per la psicologia che avevo accantonato con l’inizio di Ingegneria.

Man mano mi isolai nella mia bolla di crescita per dedicare tutta la mia concentrazione a capire cosa fossero i funnel e il copy, le tecniche e gli strumenti del marketing tradizionale e odierno grazie ai contenuti infiniti che la community proponeva.

Ma la presa di coscienza arrivò dall’offline.

Fu il Marketers World a definire il mio avvenire.

L’evento fu una cosa pazzesca. Memorabile come Woodstock, un piccolo grande passo per me.

Non dimenticherò mai le emozioni e le sensazioni che mi accompagnarono al Palariccione quei giorni di settembre.

Soprattutto all’aperitivo quando vidi in carne ed ossa Vitto, Dario e tutti gli altri membri della Family e potei interagire con loro finalmente come persone reali senza filtri da schermo blu.

Ero partito da solo, ma ero tornato a casa con un sacco di amicizie preziose e di nuove conoscenze.

Ma soprattutto con più consapevolezza di chi volevo essere e dove volevo andare.

Tornato a casa la carica dell’evento mi permise di buttare giù alcune credenze limitanti nella mia mente e iniziare ad agire nel mondo esterno.

Oltre che investire tempo nella mia formazione con corsi marketers e offline, iniziai anche a investire soldi che avevo risparmiato grazie al mio lavoretto universitario da portapizze.

Non c’era tempo da perdere mi cercai anche i primi lavori per mettere finalmente in pratica ciò che sapevo e per sperimentare ciò che conoscevo solo teoricamente in modo da crearmi il mio bagaglio di competenze T-shaped.

Sono proprio queste competenze che mi hanno condotto dove sono oggi.

Ingenuamente quando scelsi la carriera ingegneristica (che sto pianificando di portare a termine – never give up!) fui condizionato nella scelta dai discorsi sulla sicurezza economica della mia famiglia.

Però io pensavo più in grande. E penso in grande tutt’ora.

Non so se hai mai letto “Padre ricco, padre povero”, ma ho imparato che non mi farò più guidare dalla mentalità “lavoro per i soldi”.

Con Marketers ho compreso che rincorrendo i propri obiettivi si diventa qualcosa di più grande di quello che si aveva immaginato e che il coraggio e i legami speciali con altre persone arricchiscono veramente la vita.

Il mio desiderio è fare parte di qualcosa che si regga in piedi su queste fondamenta.

Qualcosa che si elevi al di sopra di un’azienda e diventi un movimento di appartenenza proprio come ha fatto e sta facendo Marketers.

Questa è una vittoria senza tempo.

Una vittoria che avrà sempre valore perché impatta positivamente la vita di chiunque entri nell’ecosistema virtuoso di Marketers.

Credo che sono proprio questo genere di vittorie che ci fanno sentire meno in balia del caos e soprattutto, anche se solo per un momento, ci fanno sentire immortali.

Elo Usai

Leggi la storia di Elo

“È così facile che anche mia nonna potrebbe farlo”.

Sulla carta era tutto perfetto. Ero il marketing manager di un’azienda internazionale. Una casa editrice oltretutto (seppure a tema medico), con quella parvenza di lavoro creativo.

Quando però il primo giorno entrai in ufficio con la borsa della palestra in spalla, la capa mi accolse così:

“Si vede che sei all’inizio, vedrai tra qualche mese come ti passerà la voglia”.

Non aveva torto. Capii presto che scrivere newsletter per aziende dentali e medicali non faceva per me. E più crebbe questa consapevolezza, più mi allontanai fisicamente ed emotivamente dall’ufficio.

Iniziai (come tanti) chiedendo di lavorare da casa.

Vivevo e vivo con mia nonna, come molti ora sanno. Ho perso mia madre quando ero piccolo, mio nonno allora era gravemente malato e mi sentivo di dover fare di più per loro.

In quei giorni sentivo nonna in cucina che si annoiava, mentre io stavo al computer a fare cose che non mi rendevano felice.

Eravamo vicini ma distanti. Qualcosa con cui oggi molti di noi possono relazionarsi.

Successe poi un giorno che mi trovai impegnato nel “sensazionale” compito di dover promuovere tubi ricondizionati per colonscopie, e lì sentii il campanello suonare: non potevo continuare a perdere tempo con quelle cose.

Iniziò quasi per gioco. Seguivo i podcast di Dario, avevo già divorato Copymastery e iniziai a studiare anche Instadvanced. Un mese dopo l’acquisto del corso aprii un profilo Instagram.

Ora, la cosa buffa è che non lo aprii per me, ma per mia nonna Licia, di quasi 90 anni.

Lo feci per distrarla dalla depressione in cui era caduta. Parliamoci chiaro, chi l’avrebbe seguita?

E invece (contro ogni previsione) ora mia nonna è un’influencer, con quasi 100.000 follower.

Il profilo è cresciuto velocemente e sono arrivate le prime proposte di collaborazione. Poi da quando è stata chiamata come modella per un brand di gioielli polacco, è finita su tutti i giornali e in tv a Le Iene.

36 mila follower in 4 ore.

Il segreto? Nessuno pensava che si potesse fare. Che una donna novantenne potesse crearsi un seguito sui social. Questo unito a un rapporto incredibilmente forte con la nostra audience, che abbiamo costruito col tempo.

Per quanto possa sembrare folle, un giorno decidemmo infatti non solo di rispondere a tutti i dm, ma di creare un video di risposta per ogni singolo messaggio che nonna riceveva.

Immaginate di scrivere a una persona che seguite sui social, e di ricevere una risposta attraverso un video apposta per voi, in cui vi ringrazia personalmente.

Il confronto con Renato Gioia in tutto questo è stato fondamentale, è stato il mio mentore a tutti gli effetti. E lo stesso vale per Marketers, sia a livello di strategie, che di community, di aiuto e confronto continuo. Al Marketers World poi ho conosciuto persone stupende con cui sono ancora in contatto e che è stato meraviglioso incontrare anche “nella vita offline”.

La cosa curiosa è che inseguendo un sogno sono arrivato a risultati professionali che non avrei mai raggiunto se fossi rimasto nell’ambiente standard in cui mi trovavo prima.

Ora vengo citato in articoli ovunque come esperto di digital marketing, sono docente allo IED e al Gambero Rosso, sia io che nonna veniamo contattati per iniziative stupende e sto realizzando tanti altri sogni che avevo da tutta la vita nel cassetto (alcuni ancora top secret). Se prima ero io a dover cercare arrancando le opportunità, ora sono loro a bussare alla porta.

Può sembrare un cliché, ma credo che la strada incerta sia quella che può dare più gratificazioni.

Se penso al senso di sofferenza che provavo allora e alla solitudine di mia nonna, che aveva perso il marito dopo una brutta malattia, capisco che questa storia ha cambiato due vite, non una. E anzi, forse molte di più.

E ora? Il passo successivo è creare un blog di invecchiamento positivo, rivolto agli over 70 e a chi ha il compito di prendersi cura di loro. Un progetto che spero avrà un impatto positivo sulla vita di tante altre persone.

Si parlerà di temi spesso trascurati, come alimentazione per anziani, sicurezza domestica e domotica, così come di argomenti più leggeri, quali moda e viaggi per over 70.

I feedback che già mi danno più soddisfazione sono quelli di persone giovani che, ispirate da noi, ci scrivono che hanno compreso l’importanza di passare più tempo con i propri nonni. A questo proposito abbiamo anche partecipato da poco a un’iniziativa chiamata “adotta un nonno”, con l’obiettivo di connettere maggiormente anziani e nipoti.

La scoperta più straordinaria è poi che, facendo un’analisi dei nostri follower, abbiamo scoperto che ci sono tante persone anziane, che molto raramente sono su Instagram.

E questo non ci fa mai mancare il divertimento.

Ci sono settantenni che scrivono alla nonna per consigli sui rossetti. Nonna recentemente è stata anche invitata da Barbara D’Urso su Canale 5 e presentata come “la regina di Tik Tok” (piattaforma dove abbiamo video che superano il milione di views).

Credo che, al di là dei singoli risultati che abbiamo ottenuto, dare vita a un progetto insieme a una persona cara sia meraviglioso.

E la cosa più importante è sempre iniziare. Ho postato la prima foto di nonna su Instagram un mese dopo l’acquisto di Instadvanced. E le cose sono andate molto più velocemente di quanto potessi pensare.

Se posso dare un messaggio positivo per concludere questa storia, è quello di non limitarvi alla “strada sicura”.

Se posso darne un secondo: ricordatevi dei nostri nonni, non lasciateli da soli.

Ma soprattutto: se li andate a trovare, cercate di non limitarvi a scattarvi un selfie con loro, per poi passare il tempo davanti al telefono. Ascoltateli, trascorrete davvero momenti di qualità insieme alle persone a voi care.

Vi stupirete di quanta saggezza e vitalità possono darvi, anche alla tenera età di 90 anni.

Spero che questa storia possa ispirarvi. Non c’è tempo per essere tristi.

Elo

Irene Bosi

Leggi la storia di Irene

Carriera vs Vita.

Perché dovremmo scegliere?

Già dall’università di economia ti insegnano a competere con gli altri.

La curva gaussiana dei voti dice che se aiuterai il tuo vicino di banco sarai tu a rimetterci.

Il mondo del lavoro tradizionale poi è spesso il proseguimento di tutto ciò, soprattutto in Italia.

È un mondo in cui se vuoi avere successo devi dedicare al lavoro il 110% della tua vita.

Stare in ufficio fino alle 9 anche se non hai niente da fare.

Avere un atteggiamento freddo e formale con colleghi e superiori.

Rendere il tuo capo felice prima ancora di pensare a come portare risultati.

Io da un lato ho sempre amato moltissimo il mio lavoro.

Ma dall’altro queste dinamiche mi hanno sempre fatto sentire inquieta dietro a una scrivania.

Per tanto tempo ho vissuto in una città che non faceva per me.

Ho avuto poco tempo per tutte le mie passioni.

Ho timbrato cartellini su cartellini.

Chiedendomi perché dobbiamo rinunciare alla libertà di viaggiare quando vogliamo, ai nostri interessi e alla nostra personalità per poter fare carriera.

Un giorno ho deciso di cambiare vita.

Mi seguivo su Instagram con Luca Cresi Ferrari.

Lui mi vedeva uscire dall’ufficio in skate, io lo vedevo condividere contenuti di business, lavorare dalla barca, mentre era a sciare o in viaggio.

Mi sono detta: vuoi vedere che questa vita esiste davvero?

Gli ho scritto facendogli una semplice domanda:

“Come fai?”

Qualche giorno dopo ci siamo sentiti al telefono. Ricordo che mentre mi parlava di Marketers e Yoga Academy mi brillavano gli occhi.

All’epoca ero brand manager in una multinazionale e stavo per cambiare lavoro: una posizione importante e una bella carriera davanti.

Quel giorno ho deciso di pancia. Sapevo poco di Marketers, ma ho rinunciato a una scelta sicura per abbracciare l’ambiente e le persone giuste.

Oggi ciò che non mi manca del mondo corporate è che nel momento in cui entri in ufficio smetti di essere una persona.

Cambi modo di parlare, di agire, di pensare.

Per questo non potrei essere più felice della scelta di diventare brand manager di Yoga Academy.

Oggi posso viaggiare, fare sport e allo stesso tempo lavorare ottenendo risultati e gestendo progetti complessi.

Posso spingere sempre più in su l’asticella della carriera, senza rinunciare alla mia vita, ma anzi: godendomela a pieno.

Progetti per il futuro?

Continuare a far crescere Yoga Academy e parallelamente dedicarmi a ciò che ho dovuto trascurare negli ultimi anni.

Da 5 anni ogni estate mi ritaglio a fatica un po’ di tempo per andare in Sud America e fare volontariato, applicando il marketing in contesti completamente diversi dal nostro.

Sono attività che mi aiutano a diventare una persona migliore e più creativa: mi mettono alla prova come essere umano.

Concludere questa storia è difficile, perché sento che è ancora tutta da scrivere. Ma voglio invitare tutti voi a rimanere persone anche nel contesto lavorativo.

Il mondo è cambiato molto nel 2020.

Con il covid tante persone hanno messo in dubbio il modo in cui gestivano la propria vita, rendendosi conto che è bello avere tempo per se stessi.

Mentre altre si sono annoiate ad avere più tempo libero. E probabilmente torneranno a lavorare in ufficio fino alle 10, inseguendo la chimera della carriera.

Penso che sia bello ritagliarsi spazio e tempo per vivere a pieno la propria vita, secondo le proprie regole.

Per questo spero che sempre più persone decidano di farlo.

Una cosa è certa: è di queste persone che amo circondarmi.

Paolo Nenci

Leggi la storia di Paolo

“L’ombra del noce è come quella del padrone: non è buona per nulla”.

Nonno Franco lo ripete da quando sono bambino. Per anni non ho capito davvero cosa volesse dire.

Nel dopoguerra nonno aveva fondato la sua piccola azienda agricola.

Lo presero per pazzo, perché per farlo rifiutò 3 bei lavori. Non per spirito imprenditoriale o altro:

Nonno voleva vivere la vita a modo suo, con le sue galline, le sue uova, i suoi conigli…

Io sono cresciuto guardandolo come esempio e appena diplomato in agricoltura mi sono fiondato a lavorare con lui.

Era il 2010 e prestissimo ho scoperto alcune cose:

La prima? Vivere di sola agricoltura è un bel sogno, ma oggi è impossibile.

Sì, hai sempre da mangiare, però rimangono bollette da pagare e spese da sostenere.

L’altra era che in azienda non avrei potuto innovare come volevo.

Mio nonno era giustamente affezionato a quello che aveva costruito con le sue mani.

Ancora però non sapevo tutta la verità…

In ogni caso, dopo un po’, decisi di andare a lavorare da dipendente per altre aziende agricole, arrivando a guadagnare un buono stipendio.

Nonostante ciò nel 2017 ho preso una decisione inaspettata.

Mio babbo e mia mamma lavorano in altri settori, mai avrebbero potuto portare avanti l’attività di famiglia.

Così lasciai stipendio assicurato, ferie e zero responsabilità per affiancare di nuovo nonno Franco.

Ero folle?

No, adesso capivo cosa aveva sempre voluto dirmi:

Così come sotto l’ombra del noce è impossibile coltivare qualcosa, “sotto il padrone” è complicato liberare la propria natura e costruire i propri sogni…

Io sognavo in grande, ma la vita si mise di traverso.

Prima di tutto scoprii che l’azienda era in rosso.

Ogni anno nonno ci rimetteva migliaia di euro dalla sua pensione. Non potevo immaginarlo.

Vi lascio pensare come ci rimasi.

Oltre a questo, proprio a inizio 2017, venni a sapere che la mia ragazza di allora mi tradiva.

Stavamo insieme da 8 anni e convivevamo da 5.

Per mesi non uscii di casa e persi 10 chili. Non dimenticherò mai cosa mi disse suo padre:

“Paolo, devi capirla. State insieme da quando avete finito le superiori e ancora non si sa cosa vuoi fare da grande.

Vuoi fare il contadino? Ma che futuro le può dare un contadino?”.

Questa fu la scossa interiore che mi serviva ad affrontare paure e dubbi.

Soldi non ce n’erano, quindi mi rimboccai le maniche.

Con passione, dedizione e tanta umiltà andavo a curare i terreni di altri per investire qualcosina nell’ormai mia azienda agricola.

Intanto ebbi un’illuminazione…

Nei mesi passati chiuso in casa avevo scoperto diversi lifecoach italiani e, forse con una sponsorizzata, anche un ragazzotto della mia età.

Vedevo le cose che faceva questo Dario Vignali e pensavo: “Che bello!”.

All’epoca non potevo certo comprare corsi o altro.

Allora divorai letteralmente ogni suo contenuto gratuito: articoli del blog, post sui social, gruppi Facebook, video…

A una certa mi si accese una lampadina:

Ogni volta che su Facebook pubblicavo una mia foto ottenevo pochi like. Quando invece parlavo del mio lavoro in campagna c’era tanto più interesse.

Feci una piccola ricerca di mercato.

Mi resi conto che nessuno raccontava il lavoro dietro i prodotti che ogni giorno arrivano sulla nostra tavola.

Pensai quindi un format molto semplice: delle dirette Facebook mentre potavo, facevo la vendemmia e quant’altro.

Chi veniva in live mi teneva compagnia mentre scopriva qualcosa di nuovo.

Le cose iniziarono a girare.

Quei piccoli risultati mi diedero la benzina per mettermi davvero sotto nel 2018.

Feci il grande passo, comprando Instadvanced.

La notte studiavo, la mattina lavoravo in campagna e applicavo ciò che imparavo.

Per un intero anno ho fatto almeno 1 live e 1 post al giorno su Instagram.

In 12 mesi arrivai a 15,000 follower.

Certo, all’epoca si potevano ancora applicare strategie per crescere più fretta. Ma quelle strategie da sole non bastavano per costruirsi un vero seguito.

Invece io notavo che le persone si stavano affezionando a me e a quello che facevo.

Dopo poco cominciai anche a ricevere tante richieste per acquistare i miei prodotti.

Continuando a studiare e applicare, costruii il mio primo, artigianale e-commerce.

Gli altri imprenditori mi prendevano anche un po’ in giro.

In home non c’era la classica foto della campagna toscana, ma un mio primo piano e qualche riga dove raccontavo chi sono.

Era quanto di più diverso dai classici e-commerce di vini e prodotti agricoli.

La verità?

Grazie a Marketers ero riuscito a vedere dove loro ancora non guardavano.

Pur commettendo tanti errori, com’è normale che sia, ho tagliato traguardi impensabili per me:

Nel 2018, in soli 3 mesi, sono riuscito a vendere le stesse bottiglie di vino che prima vendevamo in più di un anno. Non solo: nel 2019 Gambero Rosso mi ha nominato “il primo contadino digitale italiano”.

Sono riuscito a ottenere più di quanto mai mi sarei aspettato, più di quanto avessi mai ottenuto.

Stringendo i denti, lontano dall’ombra del noce, ma a modo mio. Con la soddisfazione di star costruendo il mio sogno.

Fiero di essere un umile contadino,
Paolo.

Ricevi una notifica quando tornerà disponibile il Metodo Marketers

Federica Mutti

Leggi la storia di Federica

Al primo giorno in ufficio ho avuto un pugno nello stomaco.
Chi me l’ha dato?

Tutto quello che non avevo mai avuto il coraggio di ammettere, nemmeno a me stessa.

Dal giorno in cui sono venuta al mondo fino a pochi mesi fa la mia strada sembrava delineata:

Studia, laureati, trovati un buon lavoro, restaci finché puoi. Possibilmente a tempo indeterminato.

I miei genitori, entrambi impiegati nell’industria assicurativa, me l’avranno ripetuto migliaia di volte.


Ho finito per crederci.


Così quel giorno di circa 4 anni fa, quando ho preso la metro per andare all’ufficio di quella grossa agenzia di comunicazione per il mio stage, mi sembrava di star compiendo un percorso.
Asettico.


Quell’ufficio però mi sembrò asettico, appena ci misi piede.


Ricordo ancora le pareti tutte bianche, le grosse scrivanie e le persone chine sui loro computer a lavorare come se il mondo fuori non esistesse.


Ora, vi anticipo che nella mia storia non c’è nessun momento magico e nessun colpo di scena.


All’epoca pensai che semplicemente quell’azienda non facesse per me.


Non poteva che essere così, no?


Così mi misi alla ricerca e cominciai a lavorare per alcune startup.


Nel frattempo però mi si era riaccesa una vecchia scintilla.


Dovete sapere che, sin da quando avevo circa 13 anni, mi ero innamorata di Internet.

Passavo il tempo a costruire pagine in HTML e poi piccole community su Facebook.


Il digitale non era pop come oggi, la mia famiglia – molto “tradizionale” quando si parlava di lavoro – non poteva capire perché lo facessi.


Quelle ore al computer, per tutti, erano un gioco e poco più.


La voglia di fare e costruire cose mie è rimasta intrappolata in un cassetto.


Poi un giorno mi si presentò un’occasione.


Duranti gli anni del liceo mi ero immersa nel mondo digitale. Erano gli anni in cui Chiara Ferragni aveva appena aperto il suo blog…


Io intanto avevo scoperto anche quelli di Dario Vignali e di Andrea Giuliodori.


Erano ogni volta una scoperta.
Mi davano una carica incredibile e passavo da un progetto all’altro. Ovviamente senza portare mai granché a termine.


Tra le tante cose, nel 2018 – il mio ultimo anno di studi – finalmente aprii un canale YouTube…


L’estate dopo la mia laurea capitò che trovai un annuncio su Facebook: Marketers cercava Jedi.


Ora, da una parte ero incuriosita e dall’altra volevo dare qualcosa indietro a Dario e tutta la community che mi aveva ispirato così tanto.


Marketers mi aveva finalmente fatto sentire meno sola.


Per anni avevo pensato fossi quella strana, perché nessuno intorno a me era così entusiasta del digitale.


Dentro questo movimento, invece, avevo trovato tanti simili e anche tanto coraggio.
Beh, ve la faccio breve.


Quello era un periodo un po’ incasinato della mia vita, ma l’esperienza da Jedi fu indimenticabile. Soprattutto per due motivi…


Il primo, quello più evidente, è stata la possibilità di sbirciare nel dietro le quinte di Marketers.


Vedere con i miei occhi come nascevano progetti, venivano curati e portati a termine.


L’altro, che non mi aspettavo minimamente, fu il Marketers World.


Quell’anno – era il 2018 – ci sarebbe stata la prima edizione. Io fui invitata, come Jedi.


Avevo un po’ paura, paura di uscire dalla mia zona di comfort. Alla fine però ci andai.
Non trovo ancora le parole per descriverlo. Fu illuminante:
Nei mesi avevo accantonato il mio canale YouTube. Ero impegnata tanto in startup e pensavo che quello fosse un semplice passatempo.


Non era mai stata un’opzione che diventasse una cosa seria e tantomeno un lavoro.


Al World vidi persone in carne e ossa, invece, che ci avevano creduto e ora si svegliavano la mattina potendo costruire qualcosa di completamente proprio.


Quello che, cominciai timidamente ad ammettere, volevo fare anch’io.
Se andate a vedere gli analytics del mio canale, dopo quell’evento c’è un chiaro picco.


Un anno dopo ero di nuovo lì, ma completamente cambiata.
Al World 2019 avevo un canale YouTube ben avviato e probabilmente lì ho trovato una spinta inconscia a fare ciò che sarebbe successo qualche mese dopo.


Ho iniziato il 2020 scrivendo i miei obiettivi in agenda. Il primo?


Lavorare di più e meglio nella startup.


In fondo non mi ci trovavo male, anche se avevo sempre quell’idea rumorosa in testa.

Sotto sotto sapevo che un giorno avrei fatto il grande passo e sarei diventata freelance. Volevo farlo.
Aspettavo il momento giusto…
Non potevo sapere che il momento giusto sarebbe arrivato dopo una riunione con un collega, una mattina di febbraio.


Sì, proprio prima del lockdown.


Uscii da quella stanza con la consapevolezza che il momento era arrivato.


Diedi finalmente un senso a quel pugno nello stomaco del primo giorno in ufficio.


Era una spinta a saltare, lanciarmi verso ciò che mi faceva paura e che, come tutte le cose che fanno paura, nascondeva la meraviglia.


La meraviglia, ora posso dirlo, di fare il lavoro che davvero sognavo.


Il mio viaggio è appena iniziato. Non in ritardo, al mio tempo.


Quella di Federica Mutti è la nuova meravigliosa storia di Humans Of Marketers.