Marketers Trend Report 2021

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Ci siamo lasciati alle spalle l’anno più imprevedibile del secolo.

Il 2020 ha cambiato le carte in tavola. La rivoluzione digitale ha accelerato, l’innovazione prevista in anni è arrivata in pochi mesi.

E ora? Che succederà da qui in avanti? Alcune risposte sono racchiuse in questo Marketers Insight.

Marketers Insight è uno dei nostri format premium. È l’innesco della creatività imprenditoriale.

Ogni mese, nella nostra community privata, rilasciamo una di queste guide da oltre 5,000 parole con tutto ciò che c’è da sapere per cavalcare i trend e avere successo nei mercati in più rapida ascesa.

Quello che stai per leggere gratuitamente è un numero speciale di Insight. Abbiamo chiesto a 14 esperti italiani di marketing e business su cosa si concentreranno quest’anno.

Ne è venuta fuori una bussola per prendere decisioni migliori nel 2021.

Ecco cosa vedremo:

  • Le lezioni fondamentali che ci ha lasciato il 2020
  • Come stanno cambiando i social media?
  • Su quali contenuti conviene investire oggi
  • Strategie e tecniche per crescere online nei prossimi mesi
  • Sfide e opportunità del remote working (secondo chi lavora da remoto)
  • Come si evolverà il modo di fare business nel 2021.

Mettiti comodo. Stiamo per partire in questo viaggio nel futuro prossimo.

Partiamo subito con ciò che, secondo Dario, bisogna imparare dagli scorsi 12 mesi.

Risorse Marketers
Marketers Trend Report 2021

Scarica la bussola per muoverti all’interno del mercato digitale nei prossimi mesi. Segui i consigli degli esperti, agisci e sfrutta le opportunità nascoste

Lezioni dal 2020 (Dario Vignali)

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1 – Sistemi > Goal

Un tempo spingevo come un matto per fare qualcosa e portare a casa vittorie. La mia vecchia visione egocentrica mi portava a credere che è l’operato geniale del singolo a fare la differenza. Nel 2020 ci siamo invece concentrati nel cercare le giuste persone e Marketers ha portato a casa molte più vittorie.

È vero che è meglio concentrarsi su poche cose rispetto al provare a fare molte cose allo stesso tempo. Ma è ancora meglio avere tante persone e far sì che ognuna riponga la propria concentrazione su un solo obiettivo. È la ricetta per la qualità in quantità.

2 – Rimanere congrui ai propri valori è il percorso per la felicità professionale.

Quando si diventa dipendenti dal proprio business questo smette di essere una fonte di opportunità professionale e si trasforma in fonte di insoddisfazione personale.

Vivere avventure, spendere tempo con le persone care e immergersi in nuove passioni sembra essere la ricetta per non perdere l’entusiasmo e la capacità di innovare il proprio business.

3 – La vita non va sempre come da programmi.

I nostri nonni hanno vissuto due guerre. Prima di loro ci sono state pandemie, ulteriori guerre e secoli bui. Se per qualche decennio tutto va bene non è detto che sarà così anche in futuro.

Questo Covid poteva essere qualcosa di ancor più difficile da affrontare e non è detto che in futuro non possano accadere cose ben peggiori.

Ogni volta che rimandiamo la felicità o il momento in cui ci godremo la vita ci stiamo prendendo il rischio di non poterlo fare in futuro.

Questo non significa che dobbiamo rimandare il dovere e dedicarci solamente al piacere, ma ci ricorda quanto sia importante trovare un equilibrio oggi stesso.

4 – Il digital non è più accessorio ma è diventato necessario.

Non ci sono più i business online e i business offline, questa differenza appartiene solamente a chi non ha compreso il mercato in cui ci troviamo. Possiamo considerare questo 2020 come la fine dell’inizio del mondo digitale.

5 – In un mondo dove tutti urlano sarà molto difficile essere ascoltati.

Nel giro dei prossimi dodici mesi altre milioni di nuove persone cominceranno a produrre contenuti a loro volta. I contenuti prodotti in futuro saranno ben maggiori di quelli che potranno essere consumati dal popolo di internet. Siamo troppi a parlare e pochi ad ascoltare.

Questo gioco potrà essere vinto solamente da coloro che impareranno a migliorare la propria identità (brand e personal brand) e la propria comunicazione. In futuro la cosa più difficile e più importante sarà essere originali.

Un messaggio per il 2021

Appassionati di ciò che fai. Innamorati di chi sei. Scegli i tuoi compagni di viaggio e ricorda loro quanto siete fortunati a condividere una missione. Studia, cresci, ama. Perditi nei libri e nei tramonti. Entusiasmati per ciò che sarà e brinda per ciò che è stato. Fermati a riflettere. Crea, scrivi, registra. Segui il valore, ignora il rumore. Condividi ciò che è importante.

Buon 2021, che il gioco abbia inizio!
Dario.

Il 2021 del marketing

  • Renato Gioia (social media)
  • Felice Lanzaro (prodotti editoriali)
  • Paolo Bacchi (il futuro del video)
  • Valerio Celletti e Francesco Agostinis (il futuro delle ads)
  • Omar Bragantini (crescere nel 2021)

Il futuro dei contenuti sui social media – Renato Gioia

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Quali saranno i trend in ambito social? Ne abbiamo parlato con Renato Gioia, esperto di contenuti e partner Marketers.

Sarà l’anno dei content creator. Grazie a un decennio di crescita delle principali piattaforme, i creators hanno avuto la possibilità di crearsi un pubblico vasto. Ecco quindi che vedremo fiorire sempre più la Passion Economy e alcuni modelli alternativi di monetizzazione. Al centro dei riflettori la battaglia (affannata) di Instagram contro TikTok e le sue probabili mosse. Successo previsto per gli shop e quindi per la product discovery, la nuova frontiera che potrà accelerare il trend relativo all’e-commerce. Sempre in crescita il mercato audio, destinato a continuare la sua scalata.

1 – Content creators e monetizzazione

Negli scorsi anni Facebook, Instagram, YouTube, Snapchat, Tik Tok sono cresciuti a dismisura. Si è creato un ecosistema nel quale i creator potevano comunicare e avere un grande pubblico. La loro visibilità è stata democratizzata e il valore di un contenuto è cresciuto a dismisura.

Ora sono diventati un’unità fondamentale per queste piattaforme: per questo credo sarà il decennio della monetizzazione dei contenuti. Basti vedere Tik Tok e Snapchat con il loro fondo per i creator, Spotify che ha chiuso l’esclusiva con Joe Rogan per 100 miliardi di dollari o anche Witch, Substack e Patreon, costruite proprio per monetizzare quella visibilità che i creator hanno acquisito.

2 – Sempre più passion economy

Se fino a ora il modello prevalente di monetizzazione è stato quello dell’influencer marketing (non è un caso che sia diventata un’industria da $ 15 miliardi), ora la sfida sarà creare un modello alternativo di monetizzazione che, in qualche modo, porterà enormi benefici.

3 – Acquistare contenuti diventerà un’abitudine

Finora il contenuto è sempre stato visto come qualcosa di gratuito e dovuto, sia dalle piattaforme che dagli utenti. Le piattaforme hanno goduto dei contenuti generati dagli utenti e noi abbiamo potuto consumare quello che volevano quando lo volevamo.

D’ora in poi il trend si invertirà, complice il fatto che tanti influencer e creator andranno a proporre contenuti a pagamento al loro pubblico.

4 – Tik Tok vs Instagram

Tik Tok vincerà contro Reels che farà fatica ad accorciare le distanze. Credo che non sia nemmeno da escludere che Instagram possa fare una mossa folle e addirittura sostituire il feed con qualcosa di simile a quello di Tik Tok e trasformare completamente il modello di esperienza sull’applicazione.

Non credo sia impossibile, visto che qualunque feature che funziona viene copiata da tutti, ma non credo che funzionerà. Su Instagram non c’è l’ecosistema creativo tipico di Tik Tok, non puoi fare duetti o challenge.

Tutto questo crea un effetto compounding nel tempo che fa sì che sia più difficile recuperare quel vantaggio che Tik Tok ha anche a livello di algoritmo, allenato a individuare quali contenuti fanno più al caso tuo.

Credo poi ci sia da fare anche un discorso generazionale. Ogni 4 o 5 anni, infatti, si crea un riciclo delle piattaforme come senso di ribellione alla piattaforma in senso tradizionale. È già successo con la migrazione da Facebook a Instagram e potrebbe accadere ora da Instagram a TikTok.

È un ciclo che non riusciremo a comprendere pienamente fino a quando non comprenderemo davvero il modo in cui ragionano i quindicenni.

5 – Il futuro degli shop

Il successo degli shop, che personalmente ritengo probabile, può aprire le porte a un trend nuovo di product discovery, in grado di accelerare il “fenomeno e-commerce” dell’ultimo periodo. Creator e influencer propenderanno sempre in misura maggiore verso la direzione del vendere direttamente all’utente piuttosto che vendere contenuti di altri.

6 – L’influencer marketing continuerà a resistere e a crescere

In proposito, credo che una skill da sviluppare per i lavoratori del settore sia la capacità di creare pubblicità che siano di per sé un contenuto piacevole e rilevante per il loro pubblico (lo chiamo “effetto Super Bowl”). È una skill da sviluppare per chiunque si crei un pubblico e voglia investire in questo mercato in crescita. Questo si traduce nella scelta di partner che siano rilevanti per il proprio personal brand e allineati con il proprio sistema di credenze. Vorrà dire anche essere capaci di raccontare storie, essere percepiti come autentici e credibili.

7 – Il vantaggio dei podcast

Continueranno a crescere in un modo dirompente per diverse ragioni: sia perché le barriere alla creazione del contenuto sono minori (non devi preoccuparti di come sembri), sia per chi ascolta perché può farlo anche senza lo schermo.

Il futuro dei media – Felice Lanzaro

Felice Lanzaro

Una sorta di sovraesposizione ai contenuti: ecco una delle tante conseguenze di questa pandemia che ci ha visti chiusi nelle nostre case. Felice Lanzaro, Head of Content di Marketers, ci dà il suo punto di vista sul destino dei media nel prossimo anno.

La lotta tra i media tradizionali e quelli digitali sembra ormai propendere verso una chiara vittoria in favore dei secondi, complice il proliferare dei contenuti a cui siamo ormai abituati sul web e non solo. Sarà un buon anno per chi vorrà fare dei prodotti editoriali di alta qualità, ormai sempre più necessari per avere successo. Meglio se in formato podcast o newsletter.

1 – Il colpo di grazia?

Abbiamo assistito ad un passaggio ancora più importante dai media tradizionali ai media digitali.

Quest’anno c’è stata un’esplosione di contenuti: le persone si sono trovate ad avere una quantità spropositata di contenuti da consumare, tra live, video, corsi e articoli. È stato un altro colpo, forse decisivo, ai media tradizionali.

Perché è successo? È stata una cosa naturale: le televisioni non potevano registrare e si sono trovate a dover trasmettere repliche su repliche.

Questo si è tradotto in un vantaggio per il web, dove ci sono molte meno barriere tecniche e qualitative. Si tratta di una transizione che già era in atto e che sembra solo accelerata.

2 – Più qualità

L’anno prossimo vedrà sempre più prodotti editoriali di alta qualità pensati e nati digitali. Questo significa, da un lato, che sarà sempre più complesso fare un prodotto editoriale online. Dall’altro punto di vista, questa aumentata attenzione favorirà tanti creator per due motivi: perché le persone che oggi consumano contenuti online sono di più e perché la qualità di questo consumo è cresciuto.

Le persone stanno iniziando a capire che online possono trovare contenuti di altissimo livello, fino a pochi anni fa riservate solo a tv o giornali.

3 – La visione per i media

Ci saranno sempre meno grandi media generalisti e sempre più piccoli prodotti editoriali rivolti a target molto specifici. Possiamo citare, ad esempio, Da Costa a Costa che è rivolto a un target molto specifico (gli italiani interessati alla politica americana). Esempi come questo sono prodotti editoriali veri e propri, pensati per essere di alta qualità e a cui le persone danno grande valore. Se vorranno avere successo, i creator dovranno pensare dei prodotti così.

4 – I formati del 2021

Sarà un anno importante per la crescita dei podcast e delle newsletter, in particolare se sapranno portare un grado ulteriore di ricerca e approfondimento riguardo uno specifico topic. Un esempio può essere la nostra 4/64, con cui ci siamo dati l’obiettivo di fare uno step in avanti per l’informazione su marketing e business digitale.

Sono prodotti che nascono da un lavoro vero e proprio di ricerca che dura settimane e che porta a fare dei contenuti introvabili altrove. Le persone possono trovare vero valore in contenuti che, a partire dalla notizia, diano una visione più ampia e uno spunto di riflessione. In altre parole, sono prodotti che distillano il rumore in informazione.

5 – A proposito di podcast

Spotify ci sta investendo molto. Saranno quello che le serie tv originali sono per Netflix, ovvero una fonte di guadagno costante e consistente.

La piattaforma sta già lavorando per introdurre una serie di funzioni aggiuntive che renderanno più facile seguire il proprio podcast preferito (un boost tecnologico da parte Spotify stessa).

Un’idea per i content creator? Fare un prodotto editoriale ricercato (blog, newsletter o altro) e una “versione plus” come podcast.

6 – A proposito di newsletter

Le newsletter sono l’altro formato che andrà forte quest’anno. Il motivo è lo stesso: aiutano le persone ad avere un posto sicuro dove andare per non farsi risucchiare dalla sovra-produzione di contenuti.

Negli Stati Uniti tanti creator stanno già monetizzando con delle newsletter premium: credo sia un trend che quest’anno crescerà anche in Italia, magari già dai prossimi mesi.

A proposito di contenuti per il 2021 – Paolo Bacchi

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Nell’era della disattenzione, di quali armi dovremmo dotarci per sopravvivere? Affrontiamo questo argomento con Paolo Bacchi, filmaker e video editor.

Informazione, intrattenimento e ispirazione: per resistere bisognerà creare contenuti capaci di inglobare tutte e tre. Strumento principe nella lotta per l’attenzione è lo storytelling, capace di creare quel legame speciale di empatia con il brand. È probabile -visti i trascorsi- che i brand stessi decideranno di avvalersi sempre più di vlog, magari da abbinare al mondo degli influencer. Atteso altresì l’aumento della qualità nei video. Un occhio doveroso sui podcast-video in crescita in questo periodo di pandemia.

1 – Le 3i nel 2021

La lotta dell’attenzione è sempre più aspra. Per vincere la battaglia i contenuti dovranno contenere il più possibile tutte e tre, o almeno due, delle famose “i” (informazione, intrattenimento e ispirazione).

2 – L’onda dei vlog

Il format vlog probabilmente aumenterà per i brand. Vediamo già l’esempio di Dior che ha ingaggiato Chiara Ferragni per fare vlog in Puglia. È uno strumento capace di creare una storia e umanizzare il marchio, agganciando le persone grazie al legame di empatia con il protagonista e con il brand.

3 – Si alza la qualità

Gli smartphone e le nuove videocamere sempre più abbordabili faranno sì che aumenterà la possibilità di content creation. Non dovrai più portarti dietro una videocamera per creare contenuti di qualità. Se fino all’anno scorso la differenza qualitativa si notava, da quest’anno quella dell’attrezzatura non sarà più una scusa.

4 – Contenuti più lunghi?

Come preannunciato da TikTok, la durata dei contenuti crescerà. I 3 minuti di cui si parla potrebbero essere sufficienti per creare contenuti che abbiano appeal, che riescano a spiegare concetti più ampi. Non dico che sarà un brutto colpo per YouTube, ma sicuramente tante persone sceglieranno questa nuova opzione.

5 – Il punto di saturazione

Aumenteranno le ospitate nei podcast video sia per la pandemia, ma non solo. Questo farà sì che a un certo punto o aumenterà la qualità o bisognerà cercare un miglioramento estetico. Si osserverà una tendenza all’aumento spropositato del valore, dell’effort di produzione, della qualità video e audio.

Il futuro delle ads – Valerio Celletti

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Ecco le analisi di Valerio Celletti e Francesco Agostinis, imprenditori, docenti Marketers ed esperti di advertising.

Quali sono le aspettative nel mondo delle ads? L’aumento della competizione e dei relativi costi di advertising porterà anche alla richiesta di maggiori competenze. Un trend anche il boost del freelancing e delle agenzie liquide e la maggiore centralità dei dati di conversione. Ma non solo: vi sarà maggiore attenzione alle necessità degli utenti. Importante il concetto di multipiattaforma, necessario per capire come le visualizzazioni possono essere inserite in modo profittevole all’interno di un strategia di marketing. Non meno importante, le community che restano al centro della scena.

1 – La battaglia delle ads

Vi sarà un aumento ulteriore della competizione e dei relativi costi di advertising. Il Covid-19 ha avuto come influsso un aumento della domanda nell’online, ma anche una grande espansione dell’offerta: sempre più e-commerce, sempre più servizi dedicheranno budget importanti all’online e l’adv sarà una scelta praticamente obbligata.

2 – Più competenze

Assisteremo a un ulteriore aumento della domanda di competenze. Questo boost dell’online richiederà sempre più professionisti preparati e verticali: Data Analyst, eCommerce Manager e Advertiser saranno le figure delle quali mi aspetterei una crescita.

3 – Futuro liquido

Un boost del freelancing e delle agenzie liquide. Il Covid-19 ci sta anche insegnando che molte professioni, tra le quali quelle dell’advertising, possono essere svolte in autonomia e completamente in remoto.

4 – YouTube vs Facebook

Una crescita ulteriore di Display e YouTube. Il gap iniziale con Facebook Ads si sta assottigliando, e nuove ed efficaci possibilità di targeting stanno rendendo queste piattaforme attraenti e funzionali.

Il futuro delle ads – Francesco Agostinis

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1 – Cosa cambia?

Ci sarà sempre più attenzione alle necessità degli utenti: questo significa che dovremo costruire campagne mirate all’aumentare le interazioni con gli utenti stessi. Questo perché a livello tecnico cambieranno molto le campagne stesse. A livello di advertising, quando abbiamo qualcosa da comunicare dovremo essere sempre più attenti alle evoluzioni delle piattaforme per venire incontro alle necessità e ai cambiamenti che verranno messi in atto.

2 – Legislazione e dati

Altro trend a cui prestare attenzione è quello dell’analisi dei dati. È molto importante per noi advertiser capire come farlo nel migliore dei modi. Inoltre occorre stare in guardia rispetto ai trend che cambieranno le nuove normative, come quella su Ios 14 di Apple.

3 – Multipiattaforma

Dovremo cominciare ad analizzare i comportamenti dei nostri utenti in modo sempre più approfondito. Se un utente ci vede in un posto che potrebbe essere Facebook o YouTube, dovremo riuscire a capire come le rispettive visualizzazioni possono essere inserite in modo profittevole all’interno di un strategia di marketing.

4 – Attenzione alle community

Dovremo capire che tipo di messaggi passare, essere quanto più costanti nella parte di pubblicazione dei contenuti, creare engagement con i nostri utenti e rimanere sempre umani.

Due riflessioni per crescere nel 2021 – Omar Bragantini

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Crescita, e-commerce e trend per il nuovo anno: ce ne parla Omar Bragantini, Head of Growth per Marketers Accelerator e Director of E-commerce Partners di Marketers.

I business dovranno fare leva su cinque capisaldi: il lavoro da remoto, le community, gli algoritmi, gli asset di leva e l’engagement. Il 2021 farà da caposaldo per tutti i business on-line che offrano video-corsi, prodotti digitali, informativi o e-commerce. La nostra è sempre più un’economia di autori. Quindi resta fondamentale l’importanza del content marketing.

1 – Economia esponenziale

Una prima riflessione viene da Salim Ismail, ex vicepresidente di Yahoo che ha fondato Singularity University, una sorta di università in Open Source che ha come ospiti molti dirigenti delle Fortune 500.

Salim nel 2016 ha scritto un libro che consiglio a tutti, “Exponential Organization”, dove racconta di come l’economia lineare di un tempo si sta trasformando.

È il momento di cavalcare l’economia esponenziale, quindi parlare di una crescita tendenzialmente basata su innovazione tecnologica e informazione.

2 – Effetto SCALE

Un’organizzazione per poter sopravvivere e crescere esponenzialmente deve rispettare questo effetto:

  1. La S sta per Staff on demand, quindi, avere la maggior parte dei dipendenti o dei collaboratori da remoto.
  2. La C sta per Community. Tantissime aziende si sono concentrate sulla Community (lo abbiamo visto anche noi in Marketers) e hanno verificato come queste siano fondamentali.
  3. La A sta per Algoritmo; è la rivoluzione degli algoritmi che porta in qualche modo alla crescita.
  4. Poi c’è la L di Leverage asset; secondo Salim l’asset principale su cui far leva è l’informazione, il più scalabile in assoluto.
  5. Infine c’è la E che sta per Engagement.

2 – La legge dell’e-commerce

Nel 2021 o hai uno shop online o non vendi e quindi non sopravvivi. Mentre nelle altre nazioni durante il lockdown l’e-commerce è balzato a +200%, in Italia c’è stata una crescita del 400%. Se da un lato è straordinario per tutti i business che si fondano su questa possibilità, dall’altro lato mostra quanto siamo ancora estremamente indietro. Consiglio di avviare un e-commerce ma soprattutto di apprendere e cominciare a buttarsi sulle competenze che servono per farlo crescere.

3 – Economia di autori

Un’altra interessante riflessione viene da Paul Saffo, futurologo di Google: il genere umano è passato da un’economia di produttori a un’economia di consumatori ed ora a un’economia di autori. Quindi è di fondamentale importanza quello che definiamo content marketing.

4 – Un ultimo consiglio

Altro libro che consiglio è “Abbondanza” di Peter Diamantis, dove si parla proprio dell’economia dell’abbondanza che si contrappone a quella della scarsità. I business basati sull’economia della scarsità devono capire che l’abbondanza di informazione va in qualche modo a distogliere l’attenzione che c’era sulla scarsità di determinati asset di beni.

Il 2021 del business

  • Francesco Delle Femmine (delivery)
  • Tony Balbi (beauty)
  • Mattia Bonetti (remote working)
  • Irene Bosi (online fitness)

Come andrà il delivery – Francesco Delle Femmine

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Un quadro sulle tendenze in ambito delivery da Francesco Delle Femmine, business analyst di Alfonsino, servizio di consegna cibo.

Da qualcosa di accessorio a un servizio necessario: questo è il delivery oggi. Il futuro sarà più incentrato possibile sul consumatore; il via quindi alle personalizzazioni di ogni genere, che permetteranno di distinguersi sul campo. Per aumentare l’acquisizione di clienti, inoltre, si dovrà porre più attenzione alla logistica, grande pecca rilevata soprattutto in questo periodo.

  • Da servizio a necessità. Il mondo del delivery nel 2020 è cambiato radicalmente, forse per sempre. Si è passati da un servizio utile ad un qualcosa di estremamente necessario e fondamentale. Il futuro me lo immagino sempre più customer centric, dato l’affollamento, specie nei piccoli centri: vincerà chi riesce a rendere i servizi quanto più customizzabili possibili. Magari un’app di food delivery che in base ad un algoritmo può prevedere il fatto che tu il venerdì sera abbia voglia di sushi. La soluzione quindi sarà quella di personalizzare l’offerta: pochi prodotti, esclusivi e con un packaging che sappia tutelare l’estetica del prodotto.
  • Ristoratori e delivery. Per quanto riguarda i ristoratori, credo che sia ora di smettere di bistrattare il delivery (sì, ahimè c’è una cultura retrograda su questo tema). Per le società di delivery non basterà soltanto acquisire clienti a suon di codici sconto, si dovranno garantire sempre più servizi.
  • La centralità della logistica. Avrà un ruolo fondamentale: impensabile replicare questo 2020 fatto di ordini smarriti, corrieri perennemente in ritardo e che rovinano l’experience pre acquisto. Vincerà chi saprà centralizzare quante più operazioni possibili. Il nemico numero uno è l’outsourcing, quindi secondo me si dovranno centralizzare tutte le operazioni. Così facendo sarà molto più facile risolvere problematiche e scalare i modelli di business.

Il futuro del beauty – Tony Balbi

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Cosa riserva il 2021 ai business nel mercato beauty? Ne abbiamo parlato con Tony Balbi, imprenditore e fondatore di Up Marketing.

Le donne sono tornate a spendere parecchio e costantemente, tanto in estetica di base quanto in trattamenti alquanto costosi (o addirittura lussuosi); è un trend destinato a restare nel tempo. In probabile avvicinamento i due mondi del fisico e del digitale: in altre parole, chi è abituato a comprare cosmetici online si avvicinerà al mondo fisico e viceversa. Decisivi in proposito saranno certamente gli e-commerce.

1 – Il ritorno all’estetica di base

Anche in considerazione di quello che è successo durante quest’anno, una buona parte delle consumatrici è tornata a spendere tanto e costantemente per l’estetica di base (cerette, manicure, pedicure e tutti i trattamenti a basso costo).

2 – Rituali e luxury

D’altra parte c’è una grossa fetta di queste donne che invece sta piacevolmente scoprendo e investendo denaro in estetica di base più costosa.

Ad esempio, fra i nostri clienti abbiamo un’azienda che ha rivoluzionato il modo di offrire la ceretta: da un servizio veloce e doloroso a un rituale di benessere indolore che dura tanto più tempo e che costa ovviamente di più.

Il metodo sta avendo così successo che molte clienti dei centri che hanno questo servizio (circa 200) hanno abbandonato totalmente la ceretta classica per questo trattamento – spendendo di più, ma con piacere.

3 – L’economia del beauty

Molta più gente spende cifre importanti (in diversi modi). Nei centri estetici medio-grandi le clienti spendono fino a 15.000 euro all’anno in estetica.

Sono disposte a spendere anche una tantum, comprando un abbonamento, un percorso dimagrante o un ringiovanimento per il viso. Decidono già da ora di spendere in quell’anno una certa cifra per i trattamenti, firmando contratti che poi pagano con finanziamenti o altre formule.

4 – Online vs offline?

Le persone sono disposte a comprare e a prenotare consulenze di trattamento. Magari si affezionano al centro estetico tramite i contenuti che creano online, chiedono consigli e poi entrano fisicamente nel centro.

Per quanto riguarda i cosmetici online, invece, c’è una forte separazione tra chi compra cosmetici online e chi va a fare trattamenti estetici: sono due fette di mercato differenti.

Chi va a farsi i trattamenti estetici sempre nello stesso centro non compra prodotti estetici online ma tendenzialmente si fa consigliare dalla stessa estetista che gli propone quelli che vende lei. Al contrario, chi è abituato a comprare prodotti e servizi online non fa trattamenti nei centri estetici.

Remote working – Mattia Bonetti

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Il futuro del lavoro è più che mai in direzione remote. Parliamo di questo e di altre tendenze con Mattia Bonetti, Project Manager di Marketers.

In questa analisi, i pro e i contro del lavoro da remoto, l’importanza del risultato e la problematica della perdita del contatto con la realtà da risolvere solamente con la distinzione tra lavoro e svago e una pianificazione di confronti all’interno del team. Non meno importante, la crescita e la connessa riflessione sui sistemi di intelligenza artificiale.

1 – L’anno del consolidamento

Il 2020 è stato un terremoto per il mercato italiano, che per la prima volta da tanti anni si è trovato a mettere in discussione metodologie radicate e processi rodati.

Questo ha prodotto in molte occasioni la consapevolezza di poter lavorare senza la necessità di un luogo fisico e, talvolta, migliorando anche le performance.

Come in ogni processo, parallelamente ai “pro” di una maggior libertà, indipendenza e ottimizzazione seguono “contro” da affrontare per portare questa digitalizzazione a termine con successo.

Anzitutto è preponderante l’impostazione di un sistema legato al risultato e non al tempo impiegato: questo passa ovviamente per un atto di fiducia a livello manageriale ed una responsabilizzazione a livello del lavoratore, che deve padroneggiare pianificazione e autocontrollo.

2 – Le dinamiche della performance

Una tematica importante, a mio avviso, è la perdita del contatto con la realtà.

Per performare a pieno una persona deve imporsi un’abitudine lavorativa che permetta di mantenere la distinzione tra il lavoro e lo svago.

Le performance sono altresì spesso legate al rapporto instaurato all’interno dei team, vi è quindi la necessità di pianificare forme di confronto, stimolando l’interazione e il contatto tra i membri per evitare un isolamento funzionale che potrebbe sfociare in insoddisfazione e in un ridotto senso di appartenenza.

3 – IA ed etica

L’esponenziale progresso tecnologico ha portato negli ultimi anni all’implementazione di sistemi di intelligenza artificiale in grado di assolvere a svariati compiti, innalzando il livello esecutivo dalla mera automazione alla valutazione, esecuzione.

Personalmente sono convinto che il progresso sia necessario e indispensabile, tuttavia occorre che alla base di ogni innovazione venga alimentata di pari passo un’etica di utilizzo che limiti le finalità improprie degli strumenti.

Il progresso tecnologico ha portato a diversi benefici nella storia dell’umanità, semplificando processi e abbattendo barriere.

Come ogni mercato anche quello dell’innovazione ha i propri leader, occorre quindi trasparenza e ancor più etica nel gestire un’evoluzione che potrebbe sfuggire dalle mani e produrre risultati controproducenti andando quindi in contrasto con il principio fondante dell’innovazione tecnologica stessa.

Online fitness – Irene Bosi

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Irene Bosi, Head of Marketing & Business Development di Yoga Academy ci parla dei trend nell’industria dell’online fitness.

Il fitness online è entrato a far parte della routine di molti di noi, una tendenza sicuramente accelerata dal lockdown e da questi mesi di apprensione per la nostra salute. La crescita continuerà, ma si prevede lo farà ad un ritmo più rallentato. Probabili alcuni miglioramenti dei prodotti esistenti per consentire un allenamento da casa a regola d’arte (basta volgere lo sguardo a Mirror o Peloton). Le aziende inoltre si sposteranno verso la creazione di prodotti che rispondano a esigenze emotive, non più solamente funzionali.

1 – Tra passato, presente e futuro

A mio parere sono 3 gli avvenimenti che nel 2020 hanno più impattato l’industria del fitness: l’impossibilità di frequentare centri sportivi e palestre, il tempo a disposizione e la paura per la salute.

Abbiamo chiuso l’anno con più persone sportive e l’industria del fitness online in crescita frammentata: tanti piccoli player offrono prodotti diversi.

Mi aspetto che questo trend di crescita continui, in quanto il fitness online è entrato a far parte della routine di molte persone e chi ha cominciato a fare sport ne riconosce i benefici, e quindi si suppone continuerà a farlo.

Sicuramente questa crescita avverrà però ad un tasso più rallentato rispetto il 2020.

Per esempio, in Yoga Academy nel 2020 abbiamo avuto una crescita del quasi 200%: l’anno prossimo ci aspettiamo di continuare a crescere, ma con un tasso di crescita di circa il 50%.

2 – Miglioramento dei prodotti esistenti

Nel 2020 molte aziende di fitness online si sono ritrovate ad avere una base di utenti più grande delle aspettative. Il lockdown ha infatti causato un boom di persone interessate ad allenarsi online decisamente inaspettato. Questo 2021 servirà anche a strutturare meglio i prodotti di fitness online per assicurarsi la retention degli utenti acquisiti durante questo anno particolare. Mirror e Peloton, che somigliano più ad aziende tech che fitness, sono due esempi di prodotti per il fitness di alta qualità.

3 – Più in profondità

Le aziende di online fitness si impegneranno a creare un prodotto che risponda non solo a esigenze funzionali, ma anche ad esigenze emotive come la definizione di noi stessi, magari investendo nella creazione di una community differenziata e unita. Lo sport è diventato qualcosa che ci definisce, significa avere uno stile di vita attivo: pensiamo alla marea di “fit influencer” o in generale al mare di contenuti legati allo sport che vediamo ogni giorno online.

4 – La nuova idea di sport

Le aziende di fitness online cercheranno di sfruttare il concetto che lo sport non è più “andare tre volte a settimana in palestra”, ma fa parte della tua vita di tutti i giorni. Ora il fitness è diventato molto più invadente nella vita delle persone, le app possono mandarti notifiche per ricordarti di allenarti più spesso o in momenti in cui magari non avresti pensato di allenarti.

Mastermind finale su business e marketing

Ok, fermiamoci un attimo prima di salutarci.

Insieme a Dario e Luca, co-founder di Marketers, e Ema, CEO di Marketers Accelerator, tiriamo le somme.

Vediamo subito alcune idee su come mettere in pratica ciò di cui abbiamo parlato fin qui.

3 pillole per il 2021 – Luca Cresi Ferrari

luca ferrari al marketers world

  1. Ci sarà, come già nel 2020, un’impennata di nuovi e-commerce e per questo di richiesta di servizi legati all’ottimizzazione e alla crescita degli stessi.
  2. E-sports sempre più in voga e di conseguenza anche prodotti legati a questo mondo. Un’idea è pensare, in ogni business, a degli angoli per il proprio prodotto appositamente per i gamers.
  3. Do it yourself. La quarantena ci ha insegnato a creare e cavarcela da soli… sicuramente questo settore continuerà a crescere.

Il digitale del 2021 – Emanuele Amodeo

emanuele amodeo al marketers world

1 – Ecommerce protagonista, non solo Amazon

Si completerà il processo già avviato nel 2020 per cui il commercio elettronico non sarà più una alternativa, ma un must have di tutti i business. Amazon continuerà a crescere, ma sono realtà come Shopify che faranno la vera differenza.

Il motivo? Commissioni più basse e shop brandizzato, due caratteristiche che Amazon (almeno oggi) non riesce ad offrire.

2 – Smart Working: una sfida aperta

Lo smart working che abbiamo sperimentato nel 2020 rimarrà come nuova caratteristiche delle aziende. Non si torna indietro.

Questa rivoluzione però ha più sfide/problemi da affrontare che soluzioni, almeno ad oggi.

Per questo il 2021 sarà l’anno in cui le aziende dovranno sforzarsi nel comprendere come questo strumento può funzionare solo all’interno di una cultura aziendale pensata, ragionata e orientata al benessere del lavoratore.

Smart Working non è Home Working, ma creazione di uno spazio di valori condivisi in cui le singole persone hanno gli strumenti e gli spazi (uffici condivisi senza obbligo di presenza?) in cui gestire in autonomia il proprio lavoro.

A questo si aggiungono le questioni tutela del lavoratore, costi del lavoro a distanza, controllo del lavoro e privacy. Una sfida epocale che vedrà emergere nel 2021 tutte le sue criticità e, speriamo, le giuste risposte.

3 – Personal brand professionisti

Se non ci sei, non esisti. Il mondo delle libere professioni post covid è cambiato (per sempre). Avere un personal brand che funziona farà la differenza tra chi andrà avanti e chi rimarrà fuori dal mercato. Medici, avvocati e professionisti/esperti in genere dovranno affrontare la sfida della presenza online.

4 – Business digitali: si alza l’asticella

Il 2020 ha segnato un anno di accelerazione pazzesca per il digitale. L’evoluzione che ci aspettavamo in 3-5 anni si è conclusa in meno di 12 mesi.

Questo significa: più player e più offerta, che dal punto di vista di chi fa business significa “giocarsi la partita” sulla qualità del prodotto/servizio. Se fino ad oggi in molti casi “esserci” era sufficiente, nel 2021 sarà necessario alzare l’asticella.

5 – Sostenibilità e sociale.

Il Covid ha accelerato la formazione, già in corso, di una forte coscienza individuale e collettiva sui temi ambientali e sociali.

Questo influenzerà il business e la comunicazioni in modo decisivo. Non si può più far finta di niente e ignorare queste questioni. Ogni azienda, business o progetto dovrà rispondere alla domanda: quello che sto facendo, come impatta sull’ambiente e sugli esseri viventi che lo abitano?

E la risposta dovrà prevedere un impatto positivo, sia reale e concreto ma anche inserito all’interno del piano di comunicazione.

Su cosa concentrarsi nel 2021 – Dario Vignali

Marketers Trend Report 2021 11

1 – Nel 2019 dicevo che il 2020 sarebbe stato l’anno di YouTube per tutti i personal brand che hanno competenze specifiche.

Il 2021 sarà l’anno che consacrerà il tubo come la piattaforma contenutistica più importante per chi desidera avere una grande influenza nel proprio mercato. Niente può sovrastare il potere di avere un’emittente televisiva personale dove le persone spendono tempo ad ascoltare la nostra voce e a guardare le nostre vite. YouTube è stata l’unica piattaforma fino ad oggi ad essere completamente a supporto dei creators.

2 – In un mondo dove ognuno di noi è sempre più bombardato da contenuti e offerte di ogni tipo, l’attenzione del prossimo sarà la risorsa più scarsa in assoluto.

Ogni sforzo di marketing deve avere tra i propri obiettivi una metrica imprescindibile, la stessa che regola gli algoritmi di Instagram, Facebook e YouTube. Quale? Il tempo di permanenza. Dobbiamo intensificare i nostri sforzi per far sì che gli utenti passino più tempo possibile a guardare i nostri video, a leggere i nostri testi o ascoltare i nostri podcast. Questo è anche il miglior modo per aumentare followers, clienti e true fan.

3 – Nel 2021 nessuno accetterà più di dover scendere a patti con la tecnologia.

La frizione va quindi eliminata. Cosa significa? Che ogni sito dovrebbe avere una live chat. Che ogni potenziale cliente non può impiegare più di pochi secondi a comprendere i tuoi prodotti e i loro prezzi. Che non puoi sperare che siano gli altri a trovare il tempo per capire perché dovrebbero seguirti. Che un sito web non può richiedere svariati secondi per caricarsi. Che il tuo ristorante non può permettersi di avere gli orari errati su Google Maps.

Conclusione

Siamo arrivati alla fine. Il nostro viaggio nel futuro prossimo si è concluso.

Di sicuro ci aspettano mesi ancora con tante incognite e sfide.

Allo stesso tempo, per chi sa dove guardare, in questo scenario incerto possono nascondersi tante opportunità.

Abbiamo appena consegnato nella tue mani una bussola per orientarti.

Speriamo che questi input possano aiutarti ad agire e trarre il meglio da ciò che verrà.

E ora, è arrivato il tuo momento: su cosa ti concentrerai nel 2021? Quali saranno le sfide che affronterai?

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Riccardo Zefelippo

Leggi la storia di Riccardo

Ho una tribù di Gorilla e non potrei esserne più fiero.

Fermi tutti: non vivo in Congo e non lavoro in uno zoo.

Per capire esattamente di cosa sto parlando, meglio riavvolgere il nastro a qualche anno fa:

Dopo la maturità partii per l’Inghilterra, affamato di esperienze e di indipendenza.

Sognavo di imparare diverse lingue, fare volontariato, salvare tartarughe o costruire scuole in Africa.

La vita pensò bene di darmi subito uno schiaffo in faccia, il più brutto della mia vita:

A poco tempo dalla pensione e dal suo sogno di passarla in barca, papà ci lasciò, per sempre.

Da ragazzino pieno di sogni a uomo di casa. Tutto in ventiquattr’ore.

Tornai in Italia e accettai il primo lavoro che mi capitò. Mi ritrovai in un ufficio senza finestre, davanti a una scrivania, con qualcuno che mi diceva esattamente come vestirmi e come comportarmi. Ogni singolo giorno.

Diventò presto il mio incubo peggiore.

In una delle tante notti insonni di quel periodo, a inizio 2014, qualcosa catturò la mia attenzione: il blog di Dario Vignali.

Mentre leggevo le parole di Dario, oltre a imparare strategie di marketing, vedevo una via di fuga dallo stile di vita in cui ero intrappolato.

Da lì iniziarono le vere e proprie montagne russe…

Provai a lanciare un business per mia sorella, fallendo.

Diedi le dimissioni e iniziai a saltare da un lavoro all’altro, senza meta.

Iniziai a uscire di meno con gli amici, a lanciare progetti online, a investire tutti i miei soldi e il mio tempo libero nella formazione:

Facebook Ads
Funnel
Copywriting
Social Media Management…

Dopo qualche anno le cose iniziarono a funzionare alla grande e mi ritrovai a gestire lanci da centinaia di migliaia di euro.

“Sto andando nella direzione giusta”, pensavo.

Eppure poco dopo…

Avete presente quella brutta sensazione di vuoto, ansia e demotivazione?

Sì, quella che ti colpisce dal nulla, che ti fa capire che stai sbagliando traiettoria. Di nuovo.

Scavai in profondità e iniziai a capire due cose:

Non mi piaceva avere un capo o lavorare alle idee degli altri (così accolsi il mio animo da imprenditore).

Non volevo collaborare con aziende che non condividevano i miei valori (così ritrovai il mio animo da attivista hippie).

Sono vegano, ho sempre amato gli animali e lotto ogni giorno per la sostenibilità ambientale (in ogni sua forma). Volevo ritrovare le stesse idee nei miei clienti.

Fast forward: Marketers Meetup di Roma. Siamo nel 2019.

C’è la maggior parte della Family. Il locale è stracolmo.

Evito accuratamente la folla e incontro altri due introversi: Giulia e Valerio.

Come me, sono studenti di Marketers. Tra una chiacchiera e l’altra, la serata vola via e ci salutiamo. Nessuna epifania (per ora).

I mesi corrono veloci e arriva il Marketers World di Rimini.

“Dai, venite anche voi stasera!”

Una ragazza conosciuta al World invita me e la mia ragazza a cenare al Flower Burger, insieme ad altri ragazzi (che ancora non conoscevamo). Esitiamo un po’, ma alla fine ci andiamo.

A tavola, mentre cerco di associare tutti i nuovi nomi a un volto, ne riconosco due: Giulia e Valerio.

Scopriamo di essere tutti e tre vegani, di voler essere imprenditori e di sognare di salpare con Sea Shepherd per salvare le balene dalle navi giapponesi.

Ora, tutti a questo punto avrebbero iniziato a intravedere delle chiare coincidenze.

A noi serviva ancora un segnale per decidere che era il momento di iniziare a collaborare insieme.

Il segnale in questione era il mio post di presentazione sul gruppo studenti di Business Genetics, scritto qualche mese dopo il World.

Tra i vari commenti (stavolta il destino voleva essere esplicito) c’era anche quello di Valerio.

Da quel giorno io, Valerio e Giulia abbiamo iniziato a conoscerci meglio, a fare lunghe chiamate notturne e a coltivare un nuovo progetto che è germogliato ad aprile dell’anno scorso:

Gorilla Tribe.

Un’agenzia di marketing (odiamo ancora chiamarla così) con un unico scopo: aiutare aziende e personal brand che hanno un impatto positivo sul Pianeta.

Le nostre parole d’ordine sono etica e sostenibilità.

In poco tempo lanciamo il sito e iniziamo a fare delle cold call ai primi clienti.

Boom.

La risposta è incredibile, con un magnitudo più grande di quanto ci aspettassimo:

Tanti imprenditori vogliono lavorare con noi perché si rispecchiano perfettamente nei nostri valori.

Diamo così vita a un nuovo approccio al marketing, che chiamiamo “per gli Eroi del Pianeta”.

Ah, se un’azienda ci contatta per “seguire il trend del momento”, rifiutiamo categoricamente.

È difficile farlo, specialmente all’inizio, ma sappiamo che la nostra vision è troppo importante per essere compromessa.

Perché “Gorilla Tribe”?

La risposta è semplice:

I gorilla sono animali forti, pacifici, si raggruppano in grandi tribù e vivono in armonia con madre natura.

Noi gli assomigliamo (e non potremmo esserne più fieri).

Finalmente ritrovo me stesso in quello che faccio, al 100%.

Ho avuto tanti momenti difficili nella vita, ma la cosa più importante è che non ho mai smesso di credere che esistesse una via migliore.

Ora ho la mia amata tribù di Gorilla, e non potrei esserne più fiero. E in più…

So che tutto questo è solo l’inizio.

Da un insolito imprenditore attivista hippie è tutto,

Riccardo

Giorgia Colavita

Leggi la storia di Giorgia

Mi prendo la responsabilità di ciò che sto per dire.

Sarà impopolare e molti mi odieranno. Ma sarà anche profondamente vero.

Credo che il marketing digitale non dovrebbe essere di tutti.

Prima di inca***rvi, pensateci:

Abbiamo trattato l’ecosistema online come l’ambiente più democratico della storia.

Il luogo dove ognuno può farcela e dar vita al proprio sogno. Vendere qualsiasi cosa e vivere una vita meravigliosa.

Qual è il risultato?

Da un lato ci sono tantissime persone creative che si sono inventate vite e lavori, e ciò è fantastico.

Dall’altro, l’online si è riempito di gente che scimmiotta strategie altrui per promuovere roba scadente.

Gente che vede un ad e la copia. Vede un funnel e lo copia. Questo perché per replicare un prodotto servono anni di lavoro, per replicare una strategia di marketing le barriere sono inesistenti.

Per questo credo che sia il momento di stringere la tenaglia. Il momento di non fare entrare in questo mondo chi non ha un codice etico. Chi usa in modo improprio ciò che viene insegnato in ambienti come Marketers, e che ha un valore così elevato.

Parlando di valore, credo non esista nessun percorso in Italia che ne ha così tanto come Business Genetics.

Ma lasciatemi fare un passo indietro.

Lavoro nel mondo del marketing da una decina d’anni, gestendo diversi team in diverse aziende.

Parliamoci chiaro, non mi sono mai sentita una dipendente. Quando i progetti nascono da te, diventi una sorta di imprenditore dentro l’azienda.

E io sono sempre stata una persona ambiziosa. Ho sempre creduto che il desiderio di eccellere fosse un’inquietudine positiva, una “fame di vita” necessaria.

Ma per quanto me la raccontassi, quella che facevo anni fa non era una vita sana. I ritmi folli mi assorbivano e dormivo due ore a notte.

Finché un giorno non mi hanno ricoverata. Avevo 190 battiti a riposo, i medici temevano che avessi un aneurisma e rimasi in ospedale per 10 giorni.

Quella fame mi stavano uccidendo.

Uscita dall’ospedale mi licenziai.

Decisi di cambiare vita e iniziai a lavorare in una copisteria di Reggio Emilia. Un’azienda ferma agli anni ’80.

Una tela bianca dove potevo sbizzarrirmi e ripartire da zero.

Creai il sito, la veste grafica, il marketing. All’epoca avevo già fatto Instadvanced, Copymastery e Facebook Advanced.

E dopo?

Il (buon) lavoro paga sempre.

La copisteria inizia quindi a crescere e tutto va alla grande. Ma quando arrivo all’obiettivo che mi sono posta, capisco che ho bisogno di nutrirmi di altro.

Un giorno mi contatta un noto brand. Sono una S.p.a., io la ragazza della copisteria di Reggio Emilia. Facciamo un paio di incontri, in cui mi dicono che stanno cercando una nuova agenzia di marketing.

Mi fanno una proposta da 10k al mese. I miei capi si spaventano. Troppo fatturato, troppe tasse. Troppa crescita troppo velocemente.

Realizzo che ho trasformato quella piccola copisteria in un’agenzia di marketing capace di riscuotere l’interesse di brand enormi.

Io e la mia collega Antonella ci guardiamo in faccia: non possiamo dire di no a un contratto del genere. Che fare?

La prima cosa che faccio è comprare Business Genetics. La seconda è licenziarmi (insieme alla mia collega e ora mia socia). La terza è partire in viaggio per San Francisco.

2 settimane dopo, al mio ritorno in Italia, la mia fame aveva divorato il corso da cima a fondo.

Prima avevo un’idea di business, che mi avrebbe portato a fare molti errori. Errori che Business Genetics mi ha impedito di commettere.

Non so come avrei iniziato da zero. Sarei stata una dipendente con molte qualità, non un’imprenditrice.

Quello che è successo è che un giorno dopo essermi licenziata sono passata da 30k l’anno come dipendente a un giro d’affari di 140k.

E la cosa divertente è che ho anche detto di no a quel grosso cliente.

L’ho fatto per salvaguardare la mia salute. Non volevo rimanere incastrata nelle dinamiche da agenzia. Avrei finito per lavorare solo per loro e non sarei stata libera.

Ho aperto un’agenzia (Arketing Studio), perché è ciò che so fare bene. Ma so anche che non è ciò che vorrò fare per sempre.

È il mio 20/80 capace di darmi la vita e le soddisfazioni che voglio, per poter lavorare su ciò che già mi ronza in testa.

Oggi in Arketing non siamo più in 2, ma in 7. È ormai una realtà solida, strutturata e in crescita.

E questo dopo neanche 12 mesi.

Licenziandomi ho fatto all in, ho messo tutto sul piatto. E ora mi trovo spesso a pensare:

“perché non l’ho fatto 10 anni prima?”

La qualità della mia vita è esplosa, oltre ogni immaginazione. Posso dire sì e no quando voglio. E dico molti più no che sì.

E ora?

Sto cercando di creare un prodotto che abbia dei forti valori etici al centro.

Non voglio far parte della schiera di persone che si lamentano, ma essere tra quelle che fanno qualcosa per migliorare il nostro pianeta.

Voglio unire business, etica e scalabilità in un progetto che continui ad emozionarmi e che sia in costante crescita.

Pur continuando a prendermi cura della realtà che ho creato e di cui sono estremamente fiera.

Realtà che è come un bambino, che ho accudito e che ora è quasi pronto a camminare con le proprie gambe.

La verità è che ho voglia di dedicarmi a qualcosa che non tocchi solo me.

Ho l’esigenza di restituire qualcosa indietro, perché sento di aver avuto tanto dalla vita. Ho fatto tante esperienze, e anche ciò che mi è successo di negativo è stato un grande regalo.

Ora se non restituisco tutto ciò esplodo. Sento questa gratitudine immensa che se ci penso mi fa commuovere.

Ho fame, da sempre. Ma questa fame finalmente ha smesso di logorarmi, e ha iniziato a nutrirmi.

Nonna Licia

Leggi la storia di Licia

Questo sarà un post diverso dagli altri.

Diverso perché la protagonista della storia è una giovane donna di 90 anni.

Diverso perché, fino a due anni fa, questa donna non aveva profili social di alcun tipo, e ora è un’influencer con quasi 100.000 follower.

Quella di Nonna Licia è una storia tanto incredibile quanto vera. Abbiamo avuto il privilegio di fare una chiacchierata con lei nei giorni scorsi, e pensiamo che le sue parole possano essere di profonda ispirazione per tutti.

Soprattutto per chi pensa che ormai il meglio sia alle nostre spalle, come il momento giusto per iniziare un progetto, per dare vita a un sogno, per riprendere in mano la nostra vita e darle quel tocco di colore in più.

Oggi riportiamo testualmente ciò che ci ha detto Licia (anche perché non c’è una virgola che cambieremmo).

——

“È una cosa molto interessante. Prima ero una persona tranquilla, che pensava esclusivamente alla famiglia e al marito malato da tanti anni.

Poi la situazione si è rovesciata.

Ho ripreso in mano la mia vita, come quando ero giovane (certo, con qualche piccola differenza) e non mi sono mai arresa. Sono sempre in movimento, pronta a qualsiasi cosa che arriverà.

Mi ha fatto tanto piacere tutto ciò che è successo durante questa avventura online.

Prima ero più scorbutica, non capivo che senso potesse avere mostrare la mia vita agli altri.

Ora vedo il progresso, l’importanza di proseguire. Mi rendo conto che è bello andare sempre avanti, in qualsiasi momento e qualsiasi cosa ci capiti.

Sfidarsi sempre e non disperare mai, anche quando ci tocca stringere i denti.

Questo progetto per me ha cambiato tutto. Mi ha fatto ritrovare la vita, che dalla depressione dopo la morte di mio marito stentavo a riprendermi.

Ho capito che la vita è bella, che non bisogna mai abbattersi e che c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire. È importante non fermarsi mai.

Certo, soltanto adesso sono un “pochetto ferma” a causa del coronavirus, ma passerà anche questa. Ne ho passate tante altre.

Così come è venuto, se ne andrà.

A chi vuole fare il mio mestiere di influencer direi di essere prima di tutto spontanei, di dire la verità e non prendere in giro nessuno.

Non siate ipocriti, perché la gente oggi capisce chi è sincero e chi no. Basta guardare le persone in faccia, si capisce.

Andate avanti, sfidatevi. Mettetevi in discussione e siate sempre sinceri. Sempre voi stessi.

Pronti per la prossima meravigliosa avventura”.

Licia

Enrico Florentino

Leggi la storia di Enrico

Ho 50 anni e mi sento lo zio di Marketers.

Ho vissuto una vita intensa, mossa dalla curiosità.

Sono nato in banca, almeno dal punto di vista professionale.

Dopo 7 anni ho cambiato lavoro e ho imparato il mestiere del consulente finanziario.

Dopo altri 7 anni (un numero che ricorre spesso nella mia vita) sono diventato manager di altri consulenti.

Li aiutavo a raggiungere i loro obiettivi aziendali, guadagnavo bene e mi ero iscritto a un master in business administration.

Bella vita, bello stipendio.

Ma una mattina è cambiato tutto.

Mi sveglio, mi guardo allo specchio e mi dico:

“Enrico, sei felice?”

Ogni giorno tutto si faceva più pesante e difficile.

La risposta:

Se non lo faccio ora (a 45 anni) non lo farò più.

Nonostante avessi un lavoro sicuro, quel giorno ho deciso di cambiare vita. Rinunciando ai tanti agi conquistati, per puntare unicamente su me stesso.

Volevo creare una mia academy, una scuola che potesse formare migliaia di consulenti finanziari e cambiare la loro vita. Volevo farlo a modo mio.

Come al solito (quando mi metto nei casini da solo) mi sono detto:

“Flore, e mo’ so’ ca**i tuoi”.

Ora ho imparato che quando ti bruci le navi dietro, puoi solo andare avanti.

Subentra l’istinto di sopravvivenza. E non dormi la notte finché non ci riesci.

Allora però non lo sapevo, è una consapevolezza che va allenata col tempo.

Sapevo solo che rimanere dov’ero mi avrebbe portato a raccontarmi solamente delle grandi balle, a credere di non potercela fare.

La doccia fredda ti sveglia.

Tornando a noi, all’inizio (per andare avanti senza bruciarmi i risparmi) ho iniziato a tenere giornate di formazione a rappresentanti di… materassi.

Parallelamente bussavo alle porte dei miei possibili clienti, con la classica overconfidence dell’imprenditore veneto stampata in faccia.

Faccia che riceveva porte sbattute, una dopo l’altra.

Mi presentavo come un outsider, uno con idee innovative da realizzare, uno che desiderava fare la differenza per i consulenti finanziari.

Peccato che, come per tutti gli outsider, di spazio ce ne fosse poco.

Tutto veniva affidato alle solite noiose, ma affidabili, società di formazione già presenti sul mercato.

Io ero meglio, avevo di più da offrire, eppure… niente.

Mi sono detto: “vuoi vedere che è la prima volta che fai una scelta così importante (con la tua famiglia da mantenere) e hai fatto fiasco?”

Dovevo aumentare la mia autorevolezza. Ma come?

Decisi di scrivere un libro.

Invece però che iniziare scrivendolo, andai sul sito di 3 case editrici importanti e proposi a tutte e 3 di pubblicare un libro che non avevo ancora scritto (omettendo saggiamente l’ultima parte).

Mi presentai quindi davanti agli editori con una cartellina contenente tutta la strategia di promozione del libro (in quello ero bravo), ma arrivò finalmente il momento della fatidica domanda:

“Ma il libro è pronto, vero?”

E la mia risposta: “certo, è QUASI pronto”.

Ho venduto il libro allo scoperto (come si dice nell’ambiente della Borsa). Ossia prima ancora di averlo scritto.

E firmando il contratto arrivai a ripetermi di nuovo:

“Flore, e mo’ so’ ca**i tuoi”.

Un’altra doccia fredda.

Iniziai a svegliarmi alle 5 ogni mattina per scrivere il libro. Ogni singolo giorno, dalle 5 alle 7, scrivevo.

In 3 mesi era pronto, e una volta pubblicato divenne un caso editoriale nel mondo dei consulenti finanziari.

Ci sono 30.000 consulenti finanziari in Italia, e “L’Imprendipromotore” ha venduto 3.500 copie.

Che poi (sono un amante della musica classica) la mossa di vendere allo scoperto la faceva anche Rossini.

Si faceva dare un grande anticipo per le sue opere senza averle ancora scritte. Poi univa nuove creazioni a materiale vecchio e remixava il tutto.

2 secoli prima dei dj.

Comunque, ricordo quando ho aperto per la prima volta le vendite della mia academy. Era mezzanotte, e a mezzanotte e 3 minuti arrivò il primo iscritto.

Una gioia indescrivibile.

Dai 30 partecipanti di quella edizione siamo arrivati ora a 240 consulenti nell’ultimo anno.

Io voglio cambiare questo mondo. Voglio aiutare i consulenti finanziari ad essere consapevoli di rappresentare l’anello più importante della catena del valore nel settore finanziario.

Oggi tutti i miei collaboratori hanno 20-30 anni in meno di me e circondarmi di ragazzi giovani è incredibile.

Quanti anni posso avere davanti, professionalmente? 15? 20? Un ragazzo ha ancora 3 vite da vivere, con degli strumenti in mano che non si sono mai visti nella storia.

Business Genetics in tutto questo è stata una ventata di aria fresca. Ho imparato tantissime cose nuove, nonostante le mie 50 primavere alle spalle.

La lezione sulla mappa del potere e quella sulla decostruzione dell’impero mi hanno aperto la mente.

Ho compreso il valore dell’impatto che un imprenditore è in grado di generare nella società e nel mondo.

Ossia ciò che, più di tutto, ogni giorno mi sprona ad alzarmi dal letto e fare del mio meglio.

Dovete sapere che ho una moneta sempre in tasca, con scritto “memento mori”, ossia “ricordati che devi morire”.

Può sembrare triste, ma abbiamo una vita sola, ognuno di noi.

E questa moneta mi ricorda di fare ogni sera un bilancio e chiedermi se ho fatto qualcosa per rendere il nuovo giorno migliore di quello precedente.

Per concludere questa storia, voglio dirvi che non esistono le linee rette.

Non vai mai dal punto A al punto B.

La vita è fatta di tanti segmenti e l’importante è proseguire, sempre.

Come diceva Paolo Conte: “era un mondo adulto e si sbagliava da professionisti”.

O come dico io: “Flore, e mo’ so’ cazzi tuoi”.

UP Marketing

Leggi la storia di Tony

“Tony, le estetiste sono ignoranti! Si fanno vendere di tutto”.

Ho passato l’infanzia al Sud, in una casa con quattro donne, tra cui una parrucchiera e un’estetista.

Immaginate la mia rabbia quando anni dopo il mio capo continuava a sminuire quei lavori.

Ogni volta mi prudevano le mani.

Cosa mi tratteneva in quella preistorica agenzia di comunicazione? Me lo chiedevo spesso, ma l’affitto a Roma non si paga da solo e buttavo giù bocconi amari.

Ero destinato a esplodere. Puntualmente avvenne, dopo l’ennesima richiesta assurda. Me ne andai sbattendo la porta.

Non ve lo nascondo, avevo paura.

Avrei trovato lavoro? Come sarei andato avanti? E se fossi dovuto tornare a casa mia?

Ero disoccupato in una delle città più care d’Italia.

Un giorno feci ciò che dovevo, da tempo. Chiamai le vecchie clienti dell’agenzia, raccontai loro cosa fosse successo.

Molte mi confessarono di sentirsi limoni da spremere in mano al mio ex capo.

Ve la faccio breve, diverse estetiste apprezzarono la mia sincerità e mi invitarono a curare il loro marketing. Così ricominciai.

Non potevo immaginare che quello sarebbe stato l’inizio di un percorso che mi ha portato a realizzare fatturati a sei zeri per decine di centri estetici.

All’epoca sapevo solo di aver fatto la scelta giusta.

Conoscere Marketers mi aveva aperto un nuovo mondo, dove ho incontrato persone simili a me, alla ricerca di una strada più etica per fare marketing e business.

Senza bisogno di raggirare i clienti in ogni modo.

Negli anni ho studiato, assorbito e fatto mio il Metodo Marketers. La svolta arrivò nel 2018, quando a un evento in cui ero stato speaker mi fermò una delle estetiste che mi aveva ascoltato.

Allora era la proprietaria di un grosso centro di bellezza, oggi è una delle imprenditrici estetiche più famose in Italia.

Mi chiese se con l’agenzia che intanto avevo aperto avessimo potuto seguirla. Beh, il traguardo che tagliammo insieme mi aprì gli occhi.

Si poteva fare. In appena 12 mesi abbiamo portato il fatturato del suo centro da 500k a 1 milione, trasformandola in una star per il suo pubblico.

Avevamo declinato il Metodo nel mercato dell’estetica e ben presto è diventato il marchio di fabbrica di Up, la mia agenzia.

In poco più di 2 anni siamo diventati un punto di riferimento nel settore, aiutando decine di imprenditrici a moltiplicare i loro fatturati e migliorare le proprie vite.

Proprio grazie a questi successi, nel 2019, sono salito sul palco del World per essere premiato con il Marketers Award.

Sarò sempre grato a Dario, oggi mio amico e mentore, e alla Family per avermi aperto una strada quando vedevo solo ostacoli.
Viceversa non sarei qui, fiero e felice di aiutare migliaia di estetiste-imprenditrici – oggi membri di UMA, la nostra community, dove condividiamo strategie, consigli e tips di marketing.

Voglio chiudere con una riflessione per chi è ancora indeciso e non sa che strada prendere.

Sporcatevi le mani, non temete di andare nella direzione che sentite vostra. L’etica, coniugata alla competenza e all’esecuzione, è l’antidoto più potente alla paura.

Gli occhi saranno spesso stanchi, ma il sorriso sarà sempre leggero.

Daje!

Tony

Filosofia e Caffeina

Leggi la storia di Benedetta

Questa storia sarà piena di digressioni, non avrà un inizio né una fine.

Ad essere sincera non volevo neanche raccontarla, perché a pensarci non sono arrivata da nessuna parte.

Non sono famosa (anche se mia madre lo pensa) e non sono ricca. Forse però sono un po’ più felice e realizzata. Quindi, visto che insistete, eccola qua.

Lavoravo come cassiera in un centro commerciale. Ma prima ancora facevo la psicologa coi ragazzi in difficoltà. Guadagnavo una miseria, avevo un capo che mi trattava come una pezza e che mi rendeva impossibile lavorare.

Un giorno, durante una notte insonne a Milano, mi resi conto che volevo uscirne. Mi chiesi: cosa farei se fossi totalmente libera di decidere che vita vivere?

Mi trovavo in una camera d’albergo e sul letto di fianco a me c’era “Così parlò Zarathustra” di Nietzsche. Ogni volta che mi allontano dalla mia città (Brescia) porto sempre un libro di filosofia con me.

La risposta che cercavo era lì sul letto, nell’amore di tutta una vita. In quel momento pensai a Socrate, che preferì farsi uccidere piuttosto che rinunciare alla filosofia.
Neanche io volevo rinunciarvi.

Tornai a Brescia e affrontai il mio capo, dicendogli che avrei lasciato quel lavoro e sarei tornata a studiare, mi sarei iscritta a filosofia.

Lui rispose alle mie dimissioni con queste esatte parole:

“Benedetta, dove pensi di andare? Tornerai strisciando”.

Molti pensarono che mi sarei trovata sotto a un ponte, e iniziai a temerlo anche io.

Andai a lavorare come cassiera: 10 ore in piedi a servire i clienti.

Facevo anche 190 scontrini al giorno e il mio incubo era incontrare gli ex colleghi o i vecchi compagni di università e leggere l’espressione sul loro volto.

Ovviamente successe: un giorno arrivò un ex collega, che mi guardò in faccia e disse: “che tristezza ridursi così”.

Quello stesso giorno il mio superiore aveva detto a tutto lo staff: “Mi raccomando, sorridete e proponete la borsina a 1 euro e 50”.
E quindi la mia unica risposta fu (tentando di sorridere): “vuoi la borsina?”

Ricordo che la sera rimasi da sola qualche minuto nel parcheggio del centro commerciale, tentando di scrollarmi di dosso l’identità da studentessa di filosofia (con già una laurea, un master e un tirocinio in tasca), che passava le giornate a lavorare come cassiera.

Per fortuna la filosofia mi ha sempre nutrito. Non è qualcosa che ti dà risultati immediati, ma che ti fa fiorire giorno dopo giorno.

E ora? Ora sono entrata nel meraviglioso mondo dell’insegnamento precario, in cui mi dicono anno per anno cosa insegnare. Quest’anno ho fatto educazione fisica e alternativa a religione, quindi in pratica ho insegnato filosofia alle elementari, anche ai bambini con problemi.

Se vi aspettavate quindi un viaggio dell’eroe, rimarrete delusi.

Non è una storia che parte dal basso e arriva in alto.

La vita è fatta di alti e bassi, di montagne russe che non finiscono mai. Non arrivi alla vittoria finale, semplicemente procedi verso la tua direzione.

Sì, ho ottenuto risultati impensabili, e li devo soprattutto a Marketers. Avevo già studiato Copymastery e Instadvanced. Ma sedermi in prima fila al Marketers World è stato il vero spartiacque.

Mi sono detta: “Benny, ti sei giocata le vacanze per essere qui, ora devi combinare qualcosa”.

E a distanza di mesi posso dire che qualcosa l’ho combinata.

Parlo di filosofia sui social, davanti a decine di migliaia di persone (non l’avrei mai creduto possibile), e ho avuto anche qualche grande soddisfazione (tra cui una richiesta di collaborazione da parte di Mondadori).

Ma ciò che conta davvero sono le relazioni.

Sono le persone che seguivo e che ora vogliono collaborare con me. I ragazzi che mi dicono che stanno amando la filosofia per la prima volta in vita loro, che si confidano in dm, che mi mandano storie bellissime.

Mi toglie il respiro pensare che ero la ragazzina che passava i pomeriggi chiusa in casa sulla “Fenomenologia dello spirito” di Hegel, convinta che nessuno avrebbe mai capito quanto fosse meravigliosa.

Credo che ognuno di noi abbia un filo rosso da individuare e da seguire.

Io da piccola giocavo con un libro di filosofia, non sapevo ancora leggere ma mi piaceva da impazzire la copertina. Ai miei occhi era una sorta di libro magico.

Quest’estate l’ho ritrovato, l’ho aperto e ne ho letto il titolo:

“Storia della filosofia occidentale”, di Bertrand Russell.

Tutta la mia vita successiva era già in quel libro che sfogliavo da bambina, senza che sapessi ancora leggere.

Il prossimo video di Filosofia e Caffeina (il mio profilo Tik Tok)? Lo farò su Leopardi.

Leopardi passò la vita a Recanati, finché non organizzò una fuga in gran segreto, che molti studiosi oggi ritengono “patetica”.

Ebbene, voglio invitare le persone a essere patetiche. Perché patetico deriva da pathos, ossia passione. E una vita senza passione non merita di essere vissuta.

Leopardi morì mangiando un gelato, che non poteva mangiare per le proprie fragili condizioni di salute.

Dopo anni di privazioni, fece ciò che gli andava di fare, prendendosene anche i rischi.

C’è tanta bellezza da comunicare nelle vite e nelle parole di chi ha vissuto migliaia di anni fa. Mettere tutto ciò in un video di un minuto sui social è una sfida, ma credo che ne valga la pena.

Mi torna in mente il mio prof di greco che si metteva a piangere leggendo testi di 2000 anni fa. Il fatto che 2000 anni dopo quelle parole facciano ancora piangere le persone è meraviglioso.

Dimostra la connessione eterna tra esseri umani. Che parte da Socrate e arriva (perché no?) fino a un video su Tik Tok.

L'Altra Riabilitazione

Leggi la storia di Marcello

Volevo uscire da quelle 4 mura.

Ho sempre fatto il fisioterapista classico: aprivo lo studio alle 8 di mattina e lo chiudevo alle 8 di sera.

Era la mia vita? No.

Come ne sarei uscito? Bella domanda.

Sentivo l’inquietudine crescere, ma non ambivo a stravolgere tutto.

Non sognavo auto di lusso o una vita dall’altra parte del mondo. Volevo semplicemente uscire dai limiti fisici del mio paesino e arrivare ovunque, anche solo con le parole.

Ho iniziato agendo, senza un vero e proprio piano in mano.

All’inizio aprii un sito web in cui parlavo di riabilitazione. Facevo un migliaio di visitatori al giorno, ma non avevo idea di come monetizzare il traffico.

Poi mi imbattei in Dario e Andrea Giuliodori (che considero i miei mentori), e cambiò tutto.

Articoli, ebook, videocorsi: capii che il digitale mi permetteva di comunicare ciò che sapevo fare non più solo davanti a un singolo paziente, ma a decine di migliaia di persone alla volta.

A distanza di qualche anno, oggi il mio canale Youtube ha 200.000 iscritti e il sito genera circa 20.000 visitatori al giorno.

Ma soprattutto, l’anno scorso ho raggiunto i 100.000 euro di fatturato online, superando le entrate che facevo (e che continuo a fare) col mio studio.

Quando anni fa leggevo questi casi studio sul blog di Dario mi sembravano irrealizzabili, mentre ora sono la normalità.

Come ho fatto? Se dovessi trovare una formula direi:

Arrivare prima + comunicare bene + avere costanza.

Sono stato il primo a fare il fisioterapista online e il primo a metterci la faccia. E questo ha reso fondamentale saper comunicare ciò che amavo e sapevo fare.

Qui Copymastery è stata la fulminazione sulla via di Damasco. Il copy mi ha insegnato come arrivare al cuore e alla mente delle persone, online e offline.

Tutto questo però senza la costanza non sarebbe bastato. Io nel digitale ho visto la vita: arrivavo in studio alle 8 del mattino con già un paio di ore di lavoro sul mio sito alle spalle.

Non mi pesava affatto, mi svegliavo entusiasta.

Ci sono stati momenti difficili, certo. Forse è sempre un momento difficile se hai il coraggio di metterti in discussione.

Quando non stai seguendo una via tracciata, ma ti stai inventando la tua professione giorno per giorno, è normale avere paura.

Io poi vengo da una famiglia di imprenditori e fin da piccolo ho assistito a riunioni di famiglia in cui si parlava solo di problemi e di banche.

Involontariamente associavo l’attività imprenditoriale a tutto quello.

Ho scoperto però che online le barriere sono diverse. Un tempo ci volevano generazioni per scalare un’azienda, oggi può andare tutto molto velocemente. E dipende da te farlo durare nel tempo.

Sembra strano, ma ci vuole coraggio per ammettere che puoi creare un business dirompente in pochissimo tempo. L’assenza di limiti a volte è disorientante.

Soprattutto quando non sei circondato da persone che fanno già quella vita, come nel mio caso.

Ho iniziato a lavorare online a 33 anni, con già un figlio e vivendo in un paesino in provincia di Piacenza.

Intorno a me nessuno capiva cosa stavo facendo e perché.

Oltre ai Meetup e al Marketers World (da cui ho tratto un grande beneficio), ricordo quindi molto bene quando ho incontrato Dario e la Marketers Family a Barcellona.

Quel giorno ho finalmente realizzato di essere circondato da persone che non solo mi capivano, ma che erano ancora più avanti di me.

Poi sono sincero: per me oggi la libertà dell’online non ha prezzo.

Se avessi avuto solo il mio studio avrei passato il lockdown con le mani tra i capelli. Invece ho potuto godermi lunghi momenti di relax nel giardino di casa, ho avuto la libertà di riflettere sulla mia vita serenamente.

Senza l’ansia di capire come andare avanti e anzi, vedendo il mio fatturato aumentare invece che diminuire.

Progetti per il futuro?

Sognare ciò che verrà dopo non è sempre facile.

5 anni fa avrei pensato che questo fosse il massimo pensabile. Poi ci sono arrivato e ho capito di non essere alla fine, ma all’inizio.

Ora sto per pubblicare un libro con una grande casa editrice, e questa cosa mi riempie di soddisfazione. Sto anche cercando il coraggio di reinventarmi di nuovo. Di andare di nuovo dove gli altri non si sono ancora avventurati.

A questo proposito ricordo Dario sul palco del Marketers World 2018, quando parlando di Musical.ly (allora non era ancora diventato Tik Tok), disse: “se pensi che sia una cosa da bambini, significa che stai già diventando vecchio”.

Ecco, mi auguro metaforicamente di non diventare mai vecchio. Se non dal punto di vista biologico, almeno dal punto di vista imprenditoriale.

Malìa Vibes

Leggi la storia di Marta e Giulia

Siamo un po’ lo yin e lo yang.
Giulia – romana, advertiser in Marketers Company – timida e introversa, Marta – da Milano, media content specialist in Shift – un vulcano di parole e risate. In pochi mesi le nostre vite si sono mescolate in maniera del tutto imprevista e imprevedibile.

Tutto è nato durante l’ultimo Team Party con la Family. Amiamo quei momenti, siamo un’azienda totalmente da remoto e perciò il condividere momenti si trasforma in una gioia pura.

È come ritrovarsi con amici che non vedi da tanto tempo.

L’ultima volta, prima della pandemia, abbiamo affittato un intero agriturismo nelle campagne toscane. È stato proprio lì che, per la prima volta, ci siamo incontrate offline.

“Marta mi raccontò di aver programmato un bel tour del Sud Italia. Io ascolto, prendo e porto a casa. Allora eravamo due semplici colleghe, poi durante la quarantena abbiamo iniziato a sentirci spesso.

In pieno lockdown le ho girato una proposta: mi avevano invitato a passare qualche mese a Palermo in estate. Neanche 24 ore dopo abbiamo prenotato una casa per 35 notti, da quasi sconosciute”.

“In Sicilia abbiamo scoperto che io e Giulia siamo opposte ma complementari. Io amo stare al centro dell’attenzione, lei cerca di evitarlo; lei che programma e pianifica, io che vivo nel mio caos”.

Dopo le prime settimane di Vucciria, Taverna Azzurra e serate “ritmo e atmosfera” abbiamo deciso di iniziare a raccontare la nostra avventura su Instagram.

Abbiamo notato che ci scriveva in privato tanta gente, magari persone che non sentivamo da anni o a cui pensavamo non interessasse. Invece si ricordavano cose che avevamo detto o fatto settimane prima.

Così abbiamo aperto un profilo dedicato dove stiamo continuando questo racconto. Già, perché intanto abbiamo preso una decisione… di cuore.

Man mano che si avvicinava il giorno della partenza sentivamo il “mal di Sicilia”. Non volevamo andarcene.

Abbiamo incontrato la persona giusta al momento giusto: una ragazza, durante una serata, ci racconta che cercava casa e inquiline. Noi, che ci eravamo già ripromesse di tornare a Palermo, non ce lo siamo fatte ripetere due volte e siamo andate a vedere degli appartamenti con lei.

Il finale? Abbiamo affittato un appartamento per i prossimi 12 mesi.

Molti potrebbero chiedersi il motivo di questa scelta improvvisa. Beh, un vero motivo non c’è. Lo abbiamo detto, è stata una decisione dettata dal cuore e dalle emozioni.

Abbiamo la fortuna di lavorare in realtà aziendali che abbracciano il remote working. Ecosistemi dove ciascuno ti spinge, anche inconsapevolmente, a vivere davvero la vita che si desidera.

Non è scontato. Molto spesso ci raccontiamo storielle per evitare di prendere scelte coraggiose e, perché no, un po’ pazze. Sono quelle però che ti fanno imboccare la strada di un’esistenza piena.

Ecco, il bello del lavoro che facciamo è che ci dà continue opportunità per dimostrare – in primis a noi stesse – di essere libere, autonome e indipendenti nel fare ciò che ci piace quando ci piace farlo.

Per noi il lavoro da remoto è questo. Non lavorare in pigiama tutto il giorno (a volte anche quello), ma lasciare ogni zavorra alle spalle e liberarsi da ogni sciocco vincolo che ci creiamo.

A volte basta lanciarsi e godersi il viaggio…

Quando guardiamo fuori dalla finestra della nostra ormai nuova casa ringraziamo di averlo fatto. E lo rifaremmo ancora.

P.S.: Ah, e abbiamo un terrazzo super-figo. Se passate di qui, scriveteci, da noi non manca mai ospitalità e un bicchiere di rosso.

Un abbraccio dalla Sicilia,
Marta e Giulia (Malia)

Debora Carofiglio

Leggi la storia di Debora

COLPISCI PIÙ FORTE

La grande crisi del 2008 si è portata via l’azienda di famiglia. Un anno prima era venuto a mancare mio padre.

Ho sentito la terra venir meno sotto ai piedi.

In azienda mi ero sempre occupata di organizzazione e logistica. Parallelamente però mi affascinava il mondo di internet.

Allora era tutto così rudimentale. Nel 1998 avevo creato il mio primo sito web, da lì non ho mai smesso di buttare un occhio a quel nuovo mondo.

La passione è rimasta. Così come la voglia di mettermi in gioco…

Quando però la vita ci si mette, sa colpire forte.

Nel 2012 ho affrontato un divorzio. Da lì i soldi hanno iniziato a scarseggiare sul serio.

Intanto avevo trovato un nuovo lavoro, ma lo stipendio mi durava poco più di una settimana: metà se ne andava per l’affitto, in più avevo un figlio di 10 anni da mantenere.

È stata dura.

Potrebbe sembrare esagerato, ma un post mi ha svoltato la vita.

La passione per la rete non se n’era mai andata e mi ha tirato fuori da quell’incubo. In un angolo di me stessa, coltivavo il sogno di avere un mio business digitale.

Non perché volessi guadagnare chissà quanto o avere il macchinone e la villa a Dubai.

Semplicemente volevo poter lavorare senza vincoli di orario e luogo per poter stare quanto più possibile vicina a mio figlio.

Ecco perché quando per la prima volta ho sentito parlare di Business Genetics mi si è accesa una lampadina (il mio istinto aveva ragione).

Prima però c’era qualche altro ostacolo da affrontare a testa alta.

Ho sempre studiato quando potevo, spesso di notte. Leggevo il blog di Dario e seguivo anche Marcello Marchese.

Era ormai il 2016 e la mia vita, per il resto, continuava a essere un mare in tempesta. Proprio un annuncio di Marcello arrivò nel momento giusto, quando ero disoccupata ormai da un po’:

Cercava una persona per il customer service di un suo progetto.

Mandai la mia candidatura, pochi giorni dopo ero già a colloquio. Finalmente da remoto.

Finalmente avevo trovato qualcuno che non mi dicesse che ero “troppo qualificata per il ruolo” (sì, mi è capitato più volte e ogni volta mi veniva sbattuta la porta in faccia).

Anzi, nel giro di una settimana mi trovai a gestire l’e-commerce nonché l’intero customer service.

La faccio breve.

La mia nuova avventura andava a gonfie vele. Dopo tante difficoltà, una boccata d’aria.

Negli anni seguenti mi sono guadagnata sempre più spazio, fino a diventare manager.

Nel 2019 però qualcosa s’è rotto. Mi sono resa conto che i miei ideali non combaciavano più con quelli dell’azienda e sentivo forte la voglia di costruire qualcosa di mio.

Presi una decisione, insieme al mio nuovo compagno, senza immaginare minimamente dove ci avrebbe portati in pochissimo tempo.

Era una sfida, ma nessuna sfida ormai poteva essere più ostica di quelle che avevo combattuto fin lì.

L’idea che mi frullava per la testa era questa: costruire una società di logistica diversa, che desse supporto totale a e-commerce e network di affiliazione.

Non si sarebbe occupata solo di spedizioni, ma anche di assistenza dei clienti, gestione delle giacenze e dei reclami e conferma dell’ordine telefonica.

Da questo sogno è nata Momoka. C’era però un “piccolo” problema.

Vi ho detto che si trattava di una sfida…

Durante la mia precedente esperienza avevo stretto rapporti con tanti proprietari di e-commerce e affiliate marketer.

Appena seppero della mia nuova azienda, vollero lavorare con me.

Bello, no? Sì, senza considerare però che volevano partire subito.

Era marzo 2019 e, in un solo mese, avremmo dovuto costituire legalmente l’azienda, fare un business plan, pensare a un tariffario, stendere i contratti, trovare i collaboratori, un gestionale, un VOIP, un magazzino e i corrieri.

Non vi nascondo che è stato un mese di poche ore dormite, tanta preoccupazione. E una tonnellata di voglia di farcela.

Fatto sta che il 2 maggio 2019 abbiamo fatto le nostre prime 200 spedizioni. Niente rispetto a quello che sarebbe successo esattamente 1 anno dopo…

Durante lo scorso lockdown abbiamo dovuto cambiare magazzino. Era troppo piccolo per gestire il boom di richieste.

Ne abbiamo preso uno da 800 mq.

Per fortuna nel mezzo avevo trovato un alleato. Un alleato blu.

Come ho detto, ho sempre studiato quando potevo. E volevo continuare a farlo. Cercavo però qualcosa di diverso dai soliti infoprodotti che promettono guadagni mirabolanti.

Così, in occasione del suo primo lancio, ho acquistato Business Genetics.

Business Genetics è stata una scoperta. Prima di tutto, di me stessa.

Ha stravolto la mia crescita personale e ancora oggi sto lavorando per mettere in pratica tutto ciò che ho imparato al suo interno.

Era proprio ciò che cercavo.

Oltre all’enorme carica di crescita personale, questo corso mi ha trasmesso il super-potere dell’imprenditore: la delega.

Probabilmente senza non sarei mai riuscita a scalare Momoka nel giro di qualche settimana.

Le 200 spedizioni iniziali sono diventate 40,000 in appena 2 mesi (marzo e aprile).

E di certo senza Business Genetics non riuscirei a sognare il futuro che ora immagino per la mia creatura.

Oggi manteniamo ancora la media di circa 20,000 spedizioni al mese e a fine ottobre siamo arrivati a 1 milione di euro di fatturato (uno dei miei grandi obiettivi quando ho preso BG).

Siamo ancora all’inizio. Sono sicura che ne vedremo delle belle. E ve le racconterò…

Sono una persona abbastanza timida, ma ho deciso di uscire dalla mia comfort zone. Per un motivo molto semplice.

In tutta questa negatività abbiamo bisogno di fermarci, guardare dentro di noi e trovare la forza di fare qualcosa di bello.

Spero che le mie parole possano aiutarvi anche solo un po’ a riuscirci.

Ricordate:

“Quando la vita ci si mette, colpisce forte. Ma tu, beh, colpisci più forte”.

Un bacio,
Debora.

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Francesco Delle Femmine

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BREVE DIARIO DI UN MARKETER NICHILISTA

Sarebbe stata una traversata da 11 ore e 40 minuti.

Salendo sul Flixbus per Milano Lampugnano non sapevo cosa aspettarmi. Avrei passato la notte lì, seduto al mio posto pagato 1€, per arrivare a destinazione alle 8 della mattina dopo.

E poi? Tutto questo per un aperitivo? In quanti mi avrebbero capito?

Era il 2015, trascinavo la mia vita tra l’università e la prospettiva di una carriera che mi soffocava al solo pensiero.

Sono un nichilista convinto, ma da un po’ avevo scoperto un gruppo di ragazzi che sognavano e mi facevano sognare in grande.

Quando sentii parlare di un aperitivo a Milano, dove per la prima volta si sarebbero ritrovati tutti i Marketers, decisi di andarci. A ogni costo.

Il problema?

Abitavo (e abito) in provincia di Caserta, a circa 748km da Milano. E all’epoca avevo poche decine di euro da parte…

Dopo essermi formato online, anche grazie al blog di Dario, avevo trovato il mio spazio per sperimentare.

Un amico aveva un’agenzia di marketing offline e, con lui, iniziammo a proporre i primi servizi digitali.

I budget erano risicatissimi, ma è stata una palestra formidabile. Me ne dovevo inventare di ogni per raggiungere gli obiettivi…

Ricordo che, nel periodo di quel primo aperitivo Marketers, Instagram aveva introdotto la localizzazione dei post.

Io ci avevo costruito una strategia per un piccolo ristorante (segno del destino?).

Oggi aggiungere la localizzazione è la cosa più naturale del mondo, allora ci portò una copertura pazzesca e altri buoni risultati.

Quel piccolo successo mi aveva fatto capire che c’era un futuro per quello che facevo…

Mi serviva però sentirmelo dire da persone simili. Allora, giù da me, non avevo l’approvazione di nessuno.

Quell’1€ speso per il Flixbus (l’unico mezzo di trasporto che mi potevo permettere) fu il miglior investimento che potessi fare.

Arrivato a Milano, mi fiondai nella stanza che avevo preso. Diciamo che non era per niente di lusso.

Anche il mio budget personale era risicatissimo.

Passai la serata chiacchierando con Dario, Luca, Vittorio e tutti gli altri. Mi aprirono la testa con le loro storie e i loro consigli.

Appena ci salutammo, mi precipitai di nuovo a Lampugnano. Nuovo bus, nuova traversata, ma dentro di me era scattato qualcosa.

A casa mi aspettavano la vita di sempre e l’università. 5 anni fa non era così “mainstream” lasciarla.

Non potevo rimandare più: Dovevo prendere la mia vita in mano. In fondo lo sapevo già:

Avrai abbandonato l’università per sempre. Volevo dedicarmi al digital marketing.

Quando mi decisi definitivamente i miei non la presero benissimo, ma ormai non si poteva tornare indietro.

A Milano tutti mi avevano dato un consiglio, riassumibile così:

“Trovati un co-working dove esprimere le tue potenzialità e conoscere gente”.

Quando tornai a Caserta fu la prima cosa che feci con i pochi spicci che mi rimanevano…

Fu la scelta migliore che potessi fare, dopo quell’investimento di 1€ per il Flixbus per Milano.

In quel co-working sono cresciuto, ho conosciuto persone pazzesche e trovato clienti incredibili. Proprio lì nacque Alfonsino, un progetto di food delivery focalizzato su piccole città.

Erano passati anni da quell’aperitivo, ma mi imbarcai in questo viaggio con lo stesso spirito. Dove mi avrebbe portato?

Ve la faccio breve.

Dopo 3 anni dalla fondazione, Alfonsino è in oltre 400 centri in Italia e stiamo progettando una nuova espansione.

Per 2 anni mi sono occupato del customer service. Poi mi sono spostato sempre più sul marketing e tutt’ora me ne occupo per Alfonsino e altri clienti (di cui magari vi racconterò in futuro).

Marketers è stato un compagno di percorso immancabile. Ho comprato e divorato praticamente ogni corso.

Al di là delle singole strategie, ciò che mi è rimasto è una mentalità che applico ogni giorno nel mio lavoro.

Proprio qualche settimana fa, insieme a tutto il team di Alfonsino, abbiamo chiuso un crowdfunding da 350,000€.

Era il secondo per noi (il primo era da 150,000€).

Eravamo indecisi se provarci o no. Alla fine ci siamo lanciati, applicando il puro Metodo Marketers:

Abbiamo aperto una community, l’abbiamo popolata di potenziali investitori e dato valore a ciascuno di loro (in base alle diverse esigenze).

In pochissimo tempo siamo arrivati al goal. Così, ora è ufficiale, nei prossimi 24 mesi apriremo in 24 nuove città.

Questo è stato uno dei miei traguardi personali, che mi ha insegnato tanto in questo anno così complesso.

Un anno che, nonostante io rimanga un nichilista convinto, mi ha insegnato una cosa:

Non importa quanto duro e lungo sembri il viaggio, il cammino spesso ti porterà dove non ti aspetti e ti lascerà più ricco di esperienza e conoscenza.

A presto. Un abbraccio,
Francesco

Ida Dalicante

Leggi la storia di Ida

LA TRAPPOLA DELLA NORMALITA’

C’è sempre stata una domanda a cui non sapevo rispondere:

Cosa vorresti fare da grande?

Può sembrare sciocco ora, ma non avere una risposta mi faceva pensare che ci fosse qualcosa di sbagliato in me.

Mi ero ormai rassegnata a portare termine ciò che avevo iniziato (la laurea in Economia) e poi chissà…

Sin da piccola, per i miei parenti e conoscenti, ero sempre stata “quella che sa cantare”.

Nel 2009 avevo anche iniziato a pubblicare su YouTube le mie cover di canzoni famose. Fecero qualche migliaia di views, non poche per l’epoca.

Però quella definizione mi stava stretta.

Ero “quella che sa cantare”, ma le mie ambizioni mi portavano altrove.

Avete presente quei programmi televisivi sugli imprenditori americani?

Ecco, non so bene perché, ma avevano fatto nascere in me il fascino dell’imprenditoria.

L’idea di organizzare un gruppo di persone intorno a un’idea per trasformarla in realtà mi attraeva.

Anche per questo motivo, nel 2012, mi ero iscritta a Economia.

Presto mi resi conto che volevo fare, non solo riempirmi il cervello di teoria. Continuavo a non capire cosa cavolo volessi combinare nella vita…

L’esame di marketing mi illuminò o, almeno, così mi sembrava allora. A me piaceva (e piace) il business della moda. La mia mente pensò:

“Perché non aprire un blog dove parlare di marketing e moda?”

Ecco come nacque “Pistacchio e Liquirizia”.

La storia di questo nome? Beh, dietro c’è stata una lunga ricerca di mercato, brainstorming infiniti…

In gelateria. Sì, in realtà l’ho pensato in gelateria, mentre ero in preda all’indecisione tra un cono pistacchio e cocco o pistacchio e liquirizia.

Potete immaginare, con questi presupposti, che fine abbia fatto il mio primo blog.

Al di là di questo però, quell’esperienza mi fece conoscere – virtualmente – prima Dario e poi Luca.

A dirla tutta, testarda come sono, ho letto le guide di Dario e poi ho deciso di fare di testa mia. Diciamo che non è andata benissimo.

Luca, invece, all’epoca aveva un podcast. Era circa il 2015.

Loro due comunque mi fecero buttare l’occhio su un nuovo mondo.

Era un mondo diverso da quello – teorico e astratto – dove mi ero rassegnata a rimanere. Un mondo fatto di cose concrete, progetti entusiasmanti…

E poi? Beh, di motivi ce ne sarebbero tanti, ma dopo quella scoperta caddi in un blocco totale.

Nonostante tutto mi rintanai in quella che mi sembrava la normalità.

Dal 2015 al 2018 mi sono trascinata dietro una vita che non mi soddisfaceva, andando verso un futuro che non mi entusiasmava.

Questo fino al 6 febbraio 2018.

Probabilmente stavo cazzeggiando su Facebook, in una “pausa” dallo studio per l’esame di Diritto privato.

Ero iscritta a WE ARE MARKETERS da tempo. Scorrendo il feed, lessi un post dove si annunciava la ricerca di nuovi Jedi.

Ora, voglio essere onesta: non sapevo neanche che cosa fossero i Jedi.

Tuttavia quella mi sembrò l’occasione per dare una sterzata alle cose. Mi dissi “ma sì, proviamoci”…

Per la vostra gioia, ho recuperato la mia candidatura. L’avevo chiusa così:

“Male che vada, mi candido come donna delle pulizie visto che siete dei casinisti fenomenali. Posso anche cucinare”.

Sì, mi sono candidata come donna delle pulizie di un’azienda senza uffici. Un vero genio, eh?

Al di là di questo, rileggere quella candidatura mi ha fatta sorridere e riflettere. Queste parole in particolare le sento ancora mie, a distanza di anni:

“La normalità, la monotonia non fa per me. Voi siete un concentrato di ciò che vorrei vivere. E poi, ho tanta voglia di mettere in pratica ciò che ho imparato, così come ho voglia di continuare a imparare e darvi fastidio”.

Non so perché, ma la mia candidatura fu accettata.

Dopo 2 anni sono ancora qui a dare fastidio e ho raggiunto un traguardo di cui sono fiera…

Oggi sono Community Manager in Marketers e dirigo la squadra dei miei fantastici, pazzi Jedi.

Finalmente posso rispondere:

Cosa voglio fare da grande?

Prima di tutto, non voglio smettere di sorprendermi e scoprire nuovi mondi.

E sì, voglio continuare ad aiutare i miei Jedi, ragazze e ragazzi da tutta Italia che moderano i gruppi Marketers, a trovare la propria strada. Magari lontana da quella che per gli altri è la “normalità”.

Perché, se c’è una cosa che ho imparato negli ultimi anni, è proprio questa:

La vita è troppo breve per lasciarsi dire cosa farne da una persona diversa da sé.

Un abbraccio,
Ida

Francesco Grisoni

Francesco Grisoni

Leggi la storia di Francesco

La mia storia inizia più di un quarto di secolo fa in una gelida mattinata di marzo a quanto dicono i miei genitori.

Ma a volte penso che la vera avventura sia iniziata consapevolmente e con una sua precisa direzione solo nel mio 24esimo anno di età.

Al tempo ero terribilmente frustrato.

Mi guardavo intorno e sentivo di non appartenere alla realtà che mi ricordava.

Mi resi conto che avevo inserito il pilota automatico, imboccando una strada universitaria tra le tante senza convinzione e vocazione solo per seguire l’esempio di amici e famigliari.

Accadde che la frustrazione raggiunse un livello tale che il dolore fu troppo grande e decisi di voler cambiare. Decisi di iniziare dalle basi dell’appagamento: la crescita personale.

Mi scaraventati fuori dalla mia comfort zone iniziando a prendere lezioni di canto. Fu proprio la terapia adatta di cui la mia anima inespressa aveva bisogno.

Non sapevo che da lì a poco salire su un palco di teatro di fronte a più di cento di persone per cantare mi avrebbe sconvolto l’esistenza.

Ma così fu.

Oggi guardandomi allo specchio vedo una persona completamente diversa a tratti irriconoscibile.

Da quel momento la mia vita ha iniziato a prendere la piega giusta. Anche la fortuna ebbe il suo ruolo.

Più o meno a inizio 2018 fui incuriosito da un’inserzione su Instagram che avevo installato da poco.

All’ora non potevo sapere che il 2018 sarebbe stato l’anno della rinascita della fenice dalle proprie ceneri: la mia rinascita.

Benedetto/a chi gestiva le ads di Dario a quel tempo. Mi si aprì un mondo nuovo.

Marketing, digital entrepreneurs, visioni di vita alternative.

Iniziai a studiare, ritrovai l’interesse per la lettura (leaders are readers :) ) e riscoprii la passione per la psicologia che avevo accantonato con l’inizio di Ingegneria.

Man mano mi isolai nella mia bolla di crescita per dedicare tutta la mia concentrazione a capire cosa fossero i funnel e il copy, le tecniche e gli strumenti del marketing tradizionale e odierno grazie ai contenuti infiniti che la community proponeva.

Ma la presa di coscienza arrivò dall’offline.

Fu il Marketers World a definire il mio avvenire.

L’evento fu una cosa pazzesca. Memorabile come Woodstock, un piccolo grande passo per me.

Non dimenticherò mai le emozioni e le sensazioni che mi accompagnarono al Palariccione quei giorni di settembre.

Soprattutto all’aperitivo quando vidi in carne ed ossa Vitto, Dario e tutti gli altri membri della Family e potei interagire con loro finalmente come persone reali senza filtri da schermo blu.

Ero partito da solo, ma ero tornato a casa con un sacco di amicizie preziose e di nuove conoscenze.

Ma soprattutto con più consapevolezza di chi volevo essere e dove volevo andare.

Tornato a casa la carica dell’evento mi permise di buttare giù alcune credenze limitanti nella mia mente e iniziare ad agire nel mondo esterno.

Oltre che investire tempo nella mia formazione con corsi marketers e offline, iniziai anche a investire soldi che avevo risparmiato grazie al mio lavoretto universitario da portapizze.

Non c’era tempo da perdere mi cercai anche i primi lavori per mettere finalmente in pratica ciò che sapevo e per sperimentare ciò che conoscevo solo teoricamente in modo da crearmi il mio bagaglio di competenze T-shaped.

Sono proprio queste competenze che mi hanno condotto dove sono oggi.

Ingenuamente quando scelsi la carriera ingegneristica (che sto pianificando di portare a termine – never give up!) fui condizionato nella scelta dai discorsi sulla sicurezza economica della mia famiglia.

Però io pensavo più in grande. E penso in grande tutt’ora.

Non so se hai mai letto “Padre ricco, padre povero”, ma ho imparato che non mi farò più guidare dalla mentalità “lavoro per i soldi”.

Con Marketers ho compreso che rincorrendo i propri obiettivi si diventa qualcosa di più grande di quello che si aveva immaginato e che il coraggio e i legami speciali con altre persone arricchiscono veramente la vita.

Il mio desiderio è fare parte di qualcosa che si regga in piedi su queste fondamenta.

Qualcosa che si elevi al di sopra di un’azienda e diventi un movimento di appartenenza proprio come ha fatto e sta facendo Marketers.

Questa è una vittoria senza tempo.

Una vittoria che avrà sempre valore perché impatta positivamente la vita di chiunque entri nell’ecosistema virtuoso di Marketers.

Credo che sono proprio questo genere di vittorie che ci fanno sentire meno in balia del caos e soprattutto, anche se solo per un momento, ci fanno sentire immortali.

Elo Usai

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“È così facile che anche mia nonna potrebbe farlo”.

Sulla carta era tutto perfetto. Ero il marketing manager di un’azienda internazionale. Una casa editrice oltretutto (seppure a tema medico), con quella parvenza di lavoro creativo.

Quando però il primo giorno entrai in ufficio con la borsa della palestra in spalla, la capa mi accolse così:

“Si vede che sei all’inizio, vedrai tra qualche mese come ti passerà la voglia”.

Non aveva torto. Capii presto che scrivere newsletter per aziende dentali e medicali non faceva per me. E più crebbe questa consapevolezza, più mi allontanai fisicamente ed emotivamente dall’ufficio.

Iniziai (come tanti) chiedendo di lavorare da casa.

Vivevo e vivo con mia nonna, come molti ora sanno. Ho perso mia madre quando ero piccolo, mio nonno allora era gravemente malato e mi sentivo di dover fare di più per loro.

In quei giorni sentivo nonna in cucina che si annoiava, mentre io stavo al computer a fare cose che non mi rendevano felice.

Eravamo vicini ma distanti. Qualcosa con cui oggi molti di noi possono relazionarsi.

Successe poi un giorno che mi trovai impegnato nel “sensazionale” compito di dover promuovere tubi ricondizionati per colonscopie, e lì sentii il campanello suonare: non potevo continuare a perdere tempo con quelle cose.

Iniziò quasi per gioco. Seguivo i podcast di Dario, avevo già divorato Copymastery e iniziai a studiare anche Instadvanced. Un mese dopo l’acquisto del corso aprii un profilo Instagram.

Ora, la cosa buffa è che non lo aprii per me, ma per mia nonna Licia, di quasi 90 anni.

Lo feci per distrarla dalla depressione in cui era caduta. Parliamoci chiaro, chi l’avrebbe seguita?

E invece (contro ogni previsione) ora mia nonna è un’influencer, con quasi 100.000 follower.

Il profilo è cresciuto velocemente e sono arrivate le prime proposte di collaborazione. Poi da quando è stata chiamata come modella per un brand di gioielli polacco, è finita su tutti i giornali e in tv a Le Iene.

36 mila follower in 4 ore.

Il segreto? Nessuno pensava che si potesse fare. Che una donna novantenne potesse crearsi un seguito sui social. Questo unito a un rapporto incredibilmente forte con la nostra audience, che abbiamo costruito col tempo.

Per quanto possa sembrare folle, un giorno decidemmo infatti non solo di rispondere a tutti i dm, ma di creare un video di risposta per ogni singolo messaggio che nonna riceveva.

Immaginate di scrivere a una persona che seguite sui social, e di ricevere una risposta attraverso un video apposta per voi, in cui vi ringrazia personalmente.

Il confronto con Renato Gioia in tutto questo è stato fondamentale, è stato il mio mentore a tutti gli effetti. E lo stesso vale per Marketers, sia a livello di strategie, che di community, di aiuto e confronto continuo. Al Marketers World poi ho conosciuto persone stupende con cui sono ancora in contatto e che è stato meraviglioso incontrare anche “nella vita offline”.

La cosa curiosa è che inseguendo un sogno sono arrivato a risultati professionali che non avrei mai raggiunto se fossi rimasto nell’ambiente standard in cui mi trovavo prima.

Ora vengo citato in articoli ovunque come esperto di digital marketing, sono docente allo IED e al Gambero Rosso, sia io che nonna veniamo contattati per iniziative stupende e sto realizzando tanti altri sogni che avevo da tutta la vita nel cassetto (alcuni ancora top secret). Se prima ero io a dover cercare arrancando le opportunità, ora sono loro a bussare alla porta.

Può sembrare un cliché, ma credo che la strada incerta sia quella che può dare più gratificazioni.

Se penso al senso di sofferenza che provavo allora e alla solitudine di mia nonna, che aveva perso il marito dopo una brutta malattia, capisco che questa storia ha cambiato due vite, non una. E anzi, forse molte di più.

E ora? Il passo successivo è creare un blog di invecchiamento positivo, rivolto agli over 70 e a chi ha il compito di prendersi cura di loro. Un progetto che spero avrà un impatto positivo sulla vita di tante altre persone.

Si parlerà di temi spesso trascurati, come alimentazione per anziani, sicurezza domestica e domotica, così come di argomenti più leggeri, quali moda e viaggi per over 70.

I feedback che già mi danno più soddisfazione sono quelli di persone giovani che, ispirate da noi, ci scrivono che hanno compreso l’importanza di passare più tempo con i propri nonni. A questo proposito abbiamo anche partecipato da poco a un’iniziativa chiamata “adotta un nonno”, con l’obiettivo di connettere maggiormente anziani e nipoti.

La scoperta più straordinaria è poi che, facendo un’analisi dei nostri follower, abbiamo scoperto che ci sono tante persone anziane, che molto raramente sono su Instagram.

E questo non ci fa mai mancare il divertimento.

Ci sono settantenni che scrivono alla nonna per consigli sui rossetti. Nonna recentemente è stata anche invitata da Barbara D’Urso su Canale 5 e presentata come “la regina di Tik Tok” (piattaforma dove abbiamo video che superano il milione di views).

Credo che, al di là dei singoli risultati che abbiamo ottenuto, dare vita a un progetto insieme a una persona cara sia meraviglioso.

E la cosa più importante è sempre iniziare. Ho postato la prima foto di nonna su Instagram un mese dopo l’acquisto di Instadvanced. E le cose sono andate molto più velocemente di quanto potessi pensare.

Se posso dare un messaggio positivo per concludere questa storia, è quello di non limitarvi alla “strada sicura”.

Se posso darne un secondo: ricordatevi dei nostri nonni, non lasciateli da soli.

Ma soprattutto: se li andate a trovare, cercate di non limitarvi a scattarvi un selfie con loro, per poi passare il tempo davanti al telefono. Ascoltateli, trascorrete davvero momenti di qualità insieme alle persone a voi care.

Vi stupirete di quanta saggezza e vitalità possono darvi, anche alla tenera età di 90 anni.

Spero che questa storia possa ispirarvi. Non c’è tempo per essere tristi.

Elo

Irene Bosi

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Carriera vs Vita.

Perché dovremmo scegliere?

Già dall’università di economia ti insegnano a competere con gli altri.

La curva gaussiana dei voti dice che se aiuterai il tuo vicino di banco sarai tu a rimetterci.

Il mondo del lavoro tradizionale poi è spesso il proseguimento di tutto ciò, soprattutto in Italia.

È un mondo in cui se vuoi avere successo devi dedicare al lavoro il 110% della tua vita.

Stare in ufficio fino alle 9 anche se non hai niente da fare.

Avere un atteggiamento freddo e formale con colleghi e superiori.

Rendere il tuo capo felice prima ancora di pensare a come portare risultati.

Io da un lato ho sempre amato moltissimo il mio lavoro.

Ma dall’altro queste dinamiche mi hanno sempre fatto sentire inquieta dietro a una scrivania.

Per tanto tempo ho vissuto in una città che non faceva per me.

Ho avuto poco tempo per tutte le mie passioni.

Ho timbrato cartellini su cartellini.

Chiedendomi perché dobbiamo rinunciare alla libertà di viaggiare quando vogliamo, ai nostri interessi e alla nostra personalità per poter fare carriera.

Un giorno ho deciso di cambiare vita.

Mi seguivo su Instagram con Luca Cresi Ferrari.

Lui mi vedeva uscire dall’ufficio in skate, io lo vedevo condividere contenuti di business, lavorare dalla barca, mentre era a sciare o in viaggio.

Mi sono detta: vuoi vedere che questa vita esiste davvero?

Gli ho scritto facendogli una semplice domanda:

“Come fai?”

Qualche giorno dopo ci siamo sentiti al telefono. Ricordo che mentre mi parlava di Marketers e Yoga Academy mi brillavano gli occhi.

All’epoca ero brand manager in una multinazionale e stavo per cambiare lavoro: una posizione importante e una bella carriera davanti.

Quel giorno ho deciso di pancia. Sapevo poco di Marketers, ma ho rinunciato a una scelta sicura per abbracciare l’ambiente e le persone giuste.

Oggi ciò che non mi manca del mondo corporate è che nel momento in cui entri in ufficio smetti di essere una persona.

Cambi modo di parlare, di agire, di pensare.

Per questo non potrei essere più felice della scelta di diventare brand manager di Yoga Academy.

Oggi posso viaggiare, fare sport e allo stesso tempo lavorare ottenendo risultati e gestendo progetti complessi.

Posso spingere sempre più in su l’asticella della carriera, senza rinunciare alla mia vita, ma anzi: godendomela a pieno.

Progetti per il futuro?

Continuare a far crescere Yoga Academy e parallelamente dedicarmi a ciò che ho dovuto trascurare negli ultimi anni.

Da 5 anni ogni estate mi ritaglio a fatica un po’ di tempo per andare in Sud America e fare volontariato, applicando il marketing in contesti completamente diversi dal nostro.

Sono attività che mi aiutano a diventare una persona migliore e più creativa: mi mettono alla prova come essere umano.

Concludere questa storia è difficile, perché sento che è ancora tutta da scrivere. Ma voglio invitare tutti voi a rimanere persone anche nel contesto lavorativo.

Il mondo è cambiato molto nel 2020.

Con il covid tante persone hanno messo in dubbio il modo in cui gestivano la propria vita, rendendosi conto che è bello avere tempo per se stessi.

Mentre altre si sono annoiate ad avere più tempo libero. E probabilmente torneranno a lavorare in ufficio fino alle 10, inseguendo la chimera della carriera.

Penso che sia bello ritagliarsi spazio e tempo per vivere a pieno la propria vita, secondo le proprie regole.

Per questo spero che sempre più persone decidano di farlo.

Una cosa è certa: è di queste persone che amo circondarmi.

Paolo Nenci

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“L’ombra del noce è come quella del padrone: non è buona per nulla”.

Nonno Franco lo ripete da quando sono bambino. Per anni non ho capito davvero cosa volesse dire.

Nel dopoguerra nonno aveva fondato la sua piccola azienda agricola.

Lo presero per pazzo, perché per farlo rifiutò 3 bei lavori. Non per spirito imprenditoriale o altro:

Nonno voleva vivere la vita a modo suo, con le sue galline, le sue uova, i suoi conigli…

Io sono cresciuto guardandolo come esempio e appena diplomato in agricoltura mi sono fiondato a lavorare con lui.

Era il 2010 e prestissimo ho scoperto alcune cose:

La prima? Vivere di sola agricoltura è un bel sogno, ma oggi è impossibile.

Sì, hai sempre da mangiare, però rimangono bollette da pagare e spese da sostenere.

L’altra era che in azienda non avrei potuto innovare come volevo.

Mio nonno era giustamente affezionato a quello che aveva costruito con le sue mani.

Ancora però non sapevo tutta la verità…

In ogni caso, dopo un po’, decisi di andare a lavorare da dipendente per altre aziende agricole, arrivando a guadagnare un buono stipendio.

Nonostante ciò nel 2017 ho preso una decisione inaspettata.

Mio babbo e mia mamma lavorano in altri settori, mai avrebbero potuto portare avanti l’attività di famiglia.

Così lasciai stipendio assicurato, ferie e zero responsabilità per affiancare di nuovo nonno Franco.

Ero folle?

No, adesso capivo cosa aveva sempre voluto dirmi:

Così come sotto l’ombra del noce è impossibile coltivare qualcosa, “sotto il padrone” è complicato liberare la propria natura e costruire i propri sogni…

Io sognavo in grande, ma la vita si mise di traverso.

Prima di tutto scoprii che l’azienda era in rosso.

Ogni anno nonno ci rimetteva migliaia di euro dalla sua pensione. Non potevo immaginarlo.

Vi lascio pensare come ci rimasi.

Oltre a questo, proprio a inizio 2017, venni a sapere che la mia ragazza di allora mi tradiva.

Stavamo insieme da 8 anni e convivevamo da 5.

Per mesi non uscii di casa e persi 10 chili. Non dimenticherò mai cosa mi disse suo padre:

“Paolo, devi capirla. State insieme da quando avete finito le superiori e ancora non si sa cosa vuoi fare da grande.

Vuoi fare il contadino? Ma che futuro le può dare un contadino?”.

Questa fu la scossa interiore che mi serviva ad affrontare paure e dubbi.

Soldi non ce n’erano, quindi mi rimboccai le maniche.

Con passione, dedizione e tanta umiltà andavo a curare i terreni di altri per investire qualcosina nell’ormai mia azienda agricola.

Intanto ebbi un’illuminazione…

Nei mesi passati chiuso in casa avevo scoperto diversi lifecoach italiani e, forse con una sponsorizzata, anche un ragazzotto della mia età.

Vedevo le cose che faceva questo Dario Vignali e pensavo: “Che bello!”.

All’epoca non potevo certo comprare corsi o altro.

Allora divorai letteralmente ogni suo contenuto gratuito: articoli del blog, post sui social, gruppi Facebook, video…

A una certa mi si accese una lampadina:

Ogni volta che su Facebook pubblicavo una mia foto ottenevo pochi like. Quando invece parlavo del mio lavoro in campagna c’era tanto più interesse.

Feci una piccola ricerca di mercato.

Mi resi conto che nessuno raccontava il lavoro dietro i prodotti che ogni giorno arrivano sulla nostra tavola.

Pensai quindi un format molto semplice: delle dirette Facebook mentre potavo, facevo la vendemmia e quant’altro.

Chi veniva in live mi teneva compagnia mentre scopriva qualcosa di nuovo.

Le cose iniziarono a girare.

Quei piccoli risultati mi diedero la benzina per mettermi davvero sotto nel 2018.

Feci il grande passo, comprando Instadvanced.

La notte studiavo, la mattina lavoravo in campagna e applicavo ciò che imparavo.

Per un intero anno ho fatto almeno 1 live e 1 post al giorno su Instagram.

In 12 mesi arrivai a 15,000 follower.

Certo, all’epoca si potevano ancora applicare strategie per crescere più fretta. Ma quelle strategie da sole non bastavano per costruirsi un vero seguito.

Invece io notavo che le persone si stavano affezionando a me e a quello che facevo.

Dopo poco cominciai anche a ricevere tante richieste per acquistare i miei prodotti.

Continuando a studiare e applicare, costruii il mio primo, artigianale e-commerce.

Gli altri imprenditori mi prendevano anche un po’ in giro.

In home non c’era la classica foto della campagna toscana, ma un mio primo piano e qualche riga dove raccontavo chi sono.

Era quanto di più diverso dai classici e-commerce di vini e prodotti agricoli.

La verità?

Grazie a Marketers ero riuscito a vedere dove loro ancora non guardavano.

Pur commettendo tanti errori, com’è normale che sia, ho tagliato traguardi impensabili per me:

Nel 2018, in soli 3 mesi, sono riuscito a vendere le stesse bottiglie di vino che prima vendevamo in più di un anno. Non solo: nel 2019 Gambero Rosso mi ha nominato “il primo contadino digitale italiano”.

Sono riuscito a ottenere più di quanto mai mi sarei aspettato, più di quanto avessi mai ottenuto.

Stringendo i denti, lontano dall’ombra del noce, ma a modo mio. Con la soddisfazione di star costruendo il mio sogno.

Fiero di essere un umile contadino,
Paolo.

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Federica Mutti

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Al primo giorno in ufficio ho avuto un pugno nello stomaco.
Chi me l’ha dato?

Tutto quello che non avevo mai avuto il coraggio di ammettere, nemmeno a me stessa.

Dal giorno in cui sono venuta al mondo fino a pochi mesi fa la mia strada sembrava delineata:

Studia, laureati, trovati un buon lavoro, restaci finché puoi. Possibilmente a tempo indeterminato.

I miei genitori, entrambi impiegati nell’industria assicurativa, me l’avranno ripetuto migliaia di volte.


Ho finito per crederci.


Così quel giorno di circa 4 anni fa, quando ho preso la metro per andare all’ufficio di quella grossa agenzia di comunicazione per il mio stage, mi sembrava di star compiendo un percorso.
Asettico.


Quell’ufficio però mi sembrò asettico, appena ci misi piede.


Ricordo ancora le pareti tutte bianche, le grosse scrivanie e le persone chine sui loro computer a lavorare come se il mondo fuori non esistesse.


Ora, vi anticipo che nella mia storia non c’è nessun momento magico e nessun colpo di scena.


All’epoca pensai che semplicemente quell’azienda non facesse per me.


Non poteva che essere così, no?


Così mi misi alla ricerca e cominciai a lavorare per alcune startup.


Nel frattempo però mi si era riaccesa una vecchia scintilla.


Dovete sapere che, sin da quando avevo circa 13 anni, mi ero innamorata di Internet.

Passavo il tempo a costruire pagine in HTML e poi piccole community su Facebook.


Il digitale non era pop come oggi, la mia famiglia – molto “tradizionale” quando si parlava di lavoro – non poteva capire perché lo facessi.


Quelle ore al computer, per tutti, erano un gioco e poco più.


La voglia di fare e costruire cose mie è rimasta intrappolata in un cassetto.


Poi un giorno mi si presentò un’occasione.


Duranti gli anni del liceo mi ero immersa nel mondo digitale. Erano gli anni in cui Chiara Ferragni aveva appena aperto il suo blog…


Io intanto avevo scoperto anche quelli di Dario Vignali e di Andrea Giuliodori.


Erano ogni volta una scoperta.
Mi davano una carica incredibile e passavo da un progetto all’altro. Ovviamente senza portare mai granché a termine.


Tra le tante cose, nel 2018 – il mio ultimo anno di studi – finalmente aprii un canale YouTube…


L’estate dopo la mia laurea capitò che trovai un annuncio su Facebook: Marketers cercava Jedi.


Ora, da una parte ero incuriosita e dall’altra volevo dare qualcosa indietro a Dario e tutta la community che mi aveva ispirato così tanto.


Marketers mi aveva finalmente fatto sentire meno sola.


Per anni avevo pensato fossi quella strana, perché nessuno intorno a me era così entusiasta del digitale.


Dentro questo movimento, invece, avevo trovato tanti simili e anche tanto coraggio.
Beh, ve la faccio breve.


Quello era un periodo un po’ incasinato della mia vita, ma l’esperienza da Jedi fu indimenticabile. Soprattutto per due motivi…


Il primo, quello più evidente, è stata la possibilità di sbirciare nel dietro le quinte di Marketers.


Vedere con i miei occhi come nascevano progetti, venivano curati e portati a termine.


L’altro, che non mi aspettavo minimamente, fu il Marketers World.


Quell’anno – era il 2018 – ci sarebbe stata la prima edizione. Io fui invitata, come Jedi.


Avevo un po’ paura, paura di uscire dalla mia zona di comfort. Alla fine però ci andai.
Non trovo ancora le parole per descriverlo. Fu illuminante:
Nei mesi avevo accantonato il mio canale YouTube. Ero impegnata tanto in startup e pensavo che quello fosse un semplice passatempo.


Non era mai stata un’opzione che diventasse una cosa seria e tantomeno un lavoro.


Al World vidi persone in carne e ossa, invece, che ci avevano creduto e ora si svegliavano la mattina potendo costruire qualcosa di completamente proprio.


Quello che, cominciai timidamente ad ammettere, volevo fare anch’io.
Se andate a vedere gli analytics del mio canale, dopo quell’evento c’è un chiaro picco.


Un anno dopo ero di nuovo lì, ma completamente cambiata.
Al World 2019 avevo un canale YouTube ben avviato e probabilmente lì ho trovato una spinta inconscia a fare ciò che sarebbe successo qualche mese dopo.


Ho iniziato il 2020 scrivendo i miei obiettivi in agenda. Il primo?


Lavorare di più e meglio nella startup.


In fondo non mi ci trovavo male, anche se avevo sempre quell’idea rumorosa in testa.

Sotto sotto sapevo che un giorno avrei fatto il grande passo e sarei diventata freelance. Volevo farlo.
Aspettavo il momento giusto…
Non potevo sapere che il momento giusto sarebbe arrivato dopo una riunione con un collega, una mattina di febbraio.


Sì, proprio prima del lockdown.


Uscii da quella stanza con la consapevolezza che il momento era arrivato.


Diedi finalmente un senso a quel pugno nello stomaco del primo giorno in ufficio.


Era una spinta a saltare, lanciarmi verso ciò che mi faceva paura e che, come tutte le cose che fanno paura, nascondeva la meraviglia.


La meraviglia, ora posso dirlo, di fare il lavoro che davvero sognavo.


Il mio viaggio è appena iniziato. Non in ritardo, al mio tempo.


Quella di Federica Mutti è la nuova meravigliosa storia di Humans Of Marketers.