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Creator Economy: strategie e consigli per monetizzare se sei un creator

Con Internet e YouTube, c’è sempre la preoccupazione di essere demonetizzati, della cancellazione del tuo canale e, di conseguenza, dei tuoi progetti. Le persone, quindi, sono sempre alla ricerca di modi alternativi per guadagnare soldi, non sai mai dove ti porteranno le piattaforme a fine giornata“.

A esprimere questo concetto, dal quale possono partire, e partono, mille spunti di analisi, è lo Youtuber Joshua Wanders in un’intervista rilasciata al New York Times.

In un momento in cui la maggior parte di noi è stato in casa, con le abitudini che sono già in cambiamento dopo quanto abbiamo vissuto negli ultimi mesi, non sorprende essere sempre più incollati ai nostri schermi preferiti.

Per rispondere alla crescente richiesta c’è stato un aumento significativo dei team di marketing e delle aziende alla ricerca di creatori di contenuti, inclusi gestori di social media, blogger e influencer.

E con la trasformazione continua dell’industria del content marketing, a modificarsi sono anche le responsabilità del creatore di contenuti.

Ma cos’è esattamente un creatore di contenuti?

Facciamo un passo indietro.

Possiamo dire che l’economia dei creator è un sottoinsieme dell’economia della passione.

Motivo? Semplice: i creator, solitamente, sono persone che possono guadagnare facendo qualcosa che li appassiona. Ma al giorno d’oggi molti creator appassionati hanno trovato un modo per rendere il loro hobby una fonte di guadagno per raggiungere, almeno, un reddito costante. Il segreto di una vita felice, no?

Perché passare le giornate dietro a un lavoro con poche prospettive, magari anche non sufficientemente remunerato, quando si può guadagnare da vivere facendo qualcosa che si ama?

L’economia dei creator è tutto l’insieme di quei progetti, prodotti e servizi a cui i creator danno vita per monetizzare le proprie competenze, conoscenze, idee e abilità.

All’interno della torta sono inserite anche le aziende che servono questi creator, dagli strumenti per la creazione di contenuti fino alle piattaforme di analisi.

L’attuale economia dei creator è spinta in gran parte dagli strumenti che consentono ai “pesci” più piccoli di monetizzare il proprio lavoro in modo più diretto.

E le opportunità per variare il proprio range di guadagno possono essere differenti, oltre che le più disparate.

Come vedremo sono diverse le soluzioni utilizzate, e sperimentate, in giro per il mondo dai content creator per riuscire a superare muri che alcune piattaforme erigono, tutelandosi.

Tutto però parte dal coinvolgimento e del proprio pubblico, sempre più interessato, se ben attaccato al progetto, al supportare i creator.

creator

Questi includono contenitori di suggerimenti come Ko-fi, piattaforme di condivisione di contenuti come Gumroad e piattaforme di lancio di corsi come Kajabi, Thinkific o Teachable.

L’ascesa di piattaforme digitali come YouTube e Instagram ha lasciato posto, parzialmente, anche all’economia degli influencer: dai post sponsorizzati alle collaborazioni con i brand.

I giganti social hanno permesso agli individui di accumulare grandi seguaci, ma hanno lasciato loro poche, se non nessuna, possibilità di monetizzazione diretta.

L’app per video brevi Vine, ora non più disponibile, ne è stato un primo esempio.

vine

Vine, che è stata acquisita da Twitter nel 2012, ha attirato fino a 200 milioni di utenti attivi mensili al suo apice nel 2015 e ha contribuito a incubare i migliori creator come Thomas Sanders, Zach King e Shawn Mendes.

Ma la mancanza di una direzione del prodotto e di un’infrastruttura per il supporto dei creator ha indotto gli stessi ad abbandonare la piattaforma.

Poiché l’essere un creator si è evoluto in una carriera più completa, la monetizzazione indiretta si è rivelata insufficiente.

Le offerte pubblicitarie dipendono dai capricci dei brand, sono soggette a vincoli e possono variare anche in maniera ingente di mese in mese costringendo i creator a soddisfare un vasto pubblico e rendendo complicato l’incremento su specifiche nicchie.

Parte di ciò che vogliamo attuare è far avanzare la cultura guidata dai creator in modo che la stessa non sia modellata dalle piattaforme e dai tecnologi, ma dagli artisti e dal talento“, così ha affermato la co-fondatrice e creatrice di Audio Collective Catherine Connors in un’intervista al New York Times.

Le piattaforme di distribuzione tradizionali, dai giganti dei social media come Facebook, Instagram e YouTube alle piattaforme multimediali come SoundCloud, Twitter e Medium, erano inestimabili per conquistare un pubblico, ma le opportunità risiedono nel costruire l’ecosistema attorno ai creator come fondatori.

Alcuni suggerimenti per avere successo nella creazione di ottimi contenuti possono essere:

  • Restare aggiornati: i creator di contenuti di successo sono consapevoli delle tendenze e dei cambiamenti nel modo in cui gli utenti utilizzano le piattaforme;
  • Conoscere il pubblico: i creator lavorano per comprendere esigenze, desideri e problematiche del loro pubblico;
  • Riconoscere un buon contenuto: i buoni creator sono in grado di riconoscere potenziali contenuti virali. Se qualcun altro dà vita a contenuti popolari, interagisci con essi. Su Twitter succede spesso tra i brand;
  • Capire il proprio obiettivo: prima di creare, è importante comprendere cosa vuoi che i contenuti ottengano. Più coinvolgimento sui social, traffico sul sito web, vendite?
  • Misurare il rendimento: una volta che il contenuto è attivo, bisogna misurare il successo relazionato all’obiettivo prefissato. Questo aiuterà a capire cosa funziona, cosa no e come muoversi diversamente.

La rotta fin qui

Gli esseri umani creano contenuti da sempre. Le pitture rupestri, ad esempio, possono essere considerate il primo tentativo di comunicazione attraverso il contenuto.

Comprendendo la storia del content marketing si può conoscere il presente e prepararsi per il futuro.

La storia dei contenuti scritti e della pubblicità probabilmente risale a più indietro di quanto si pensi.

Johannes Guttenberg ha inventato la stampa nel 1440, che ha portato alla creazione di opuscoli che, tra le altre opportunità, commercializzavano i prodotti.

Nel 1732, Benjamin Franklin pubblicò il “Poor Richard’s Almanack”, un libro progettato per promuovere la sua fiorente attività di stampa.

E nel 1867, la Hartford Steam Boiler Inspection and Insurance Company fece debuttare “The Locomotive”, una rivista aziendale che continua a essere pubblicata con lo stesso nome fino ad oggi.

Queste sono le prime rappresentazioni dell’idea centrale del content marketing: è possibile creare un pubblico distribuendo informazioni utili che lo aiuteranno a realizzare la necessità del servizio.

L’esempio di maggior successo di questo approccio arriva nel 1895 quando la società di attrezzature agricole John Deere iniziò a pubblicare The Furrow.

La rivista è stata progettata per fornire consigli agli agricoltori per aiutarli a migliorare la loro attività.

Tuttavia, il successo della rivista non è stato solo dovuto alla sua ricchezza di informazioni, ma anche alla presenza di storie coinvolgenti e piacevoli per i lettori.

Questa strategia ha aiutato The Furrow a raggiungere milioni di lettori all’inizio del secolo e ad essere tuttora in circolazione.

Nel 1900 l’azienda francese di pneumatici Michelin pubblica la Guida Michelin: una grande pubblicazione con consigli sulla manutenzione dell’auto e sui viaggi (ora è conosciuta principalmente come guida di ristoranti).

Anche se all’epoca c’erano pochissime automobili in circolazione, la lungimirante Michelin credeva che pubblicazioni come la loro avrebbero incoraggiato più persone a comprare automobili e viaggiare in auto (e, di conseguenza, consumare pneumatici): una scommessa che ha pagato.

L’emergere della radio come canale di comunicazione popolare ha spinto successivamente il content marketing in un panorama completamente nuovo.

Un primo esempio è Sears-Roebuck and Company che ha acquistato il tempo di trasmissione per trasmettere informazioni utili alla comunità agricola.

La campagna ebbe un tale successo che Sears iniziò a creare la propria stazione radio, WLS (World’s Largest Store), nel 1924.

La stazione offriva molto più di consigli sull’agricoltura: si potevano ascoltare, fra le altre, musica, commedia e programmazione civica.

Il termine soap opera? Deriva dalla promozione di contenuto.

Nel 1933 Proctor & Gamble inizia a sponsorizzare un serial radiofonico con il loro nuovo prodotto di sapone chiamato “Oxydol’s Own Ma Perkins”

Il programma è andato in onda di giorno e ha preso di mira le ascoltatrici.

Grazie a Proctor & Gamble è stato coniato il termine soap opera per descrivere questo tipo di programma.

L’esempio più famoso di marketing di contenuti radiofonici, però, è arrivato la notte di Halloween del 1938, quando l’attore Orson Welles ha annunciato al pubblico di tutto il paese che nel New Jersey stava avvenendo un’invasione aliena.

La trasmissione ha raccolto un vasto pubblico con alcuni che credevano la storia fosse reale.

L’obiettivo della trasmissione era quello di attirare un pubblico più ampio possibile per commercializzare la stazione radio (CBS).

E ha funzionato con quasi 15mila articoli scritti su quella trasmissione.

Gli anni ‘40 e ‘50 sono invece conosciuti come un periodo di declino per il content marketing: per l’aumento, monopolizzante, della pubblicità che conferiva poco spazio alle tecniche di content marketing e per la propaganda della seconda guerra mondiale.

Negli anni ‘60 la maggior parte degli americani aveva una TV in casa.

Questa presenza ha contribuito a dare origine alla campagna di marketing multicanale, un punto fermo del content marketing fino ad oggi.

Con il marketing multicanale i marchi hanno la possibilità di propinare lo stesso messaggio su una varietà di mezzi diversi.

Uno degli esempi di maggior successo è stata la compagnia petrolifera e del gas Exxon.

All’inizio degli anni ‘60 hanno lanciato una campagna di marketing attorno allo slogan “metti una tigre nel tuo serbatoio”, l’implicazione era che la benzina Exxon avrebbe dato al mezzo di trasporto la forza di una tigre.

Exxon ha promosso il suo slogan in TV, via radio e stampa. Questo ha aiutato Exxon a crescere di popolarità fino a giungere alla creazione e alla vendita di accessori per auto a tema tigre.

Successivamente altre aziende, rendendosi conto che il lancio di una campagna multicanale era più conveniente rispetto all’esecuzione di campagne separate su canali diversi, seguirono l’esempio vincente di Exxon.

Il content marketing multicanale è ancora ampiamente utilizzato al giorno d’oggi con, ovviamente, strategie più approfondite e dettagliate.

Gli anni ‘80 hanno introdotto gli eroi dei fumetti come una potente forma di content marketing.

Marchi come Marvel e DC hanno creato fumetti su action figure con il contenuto che ha contribuito a dare vita a giocattoli per una generazione di bambini e a formare un forte legame che esiste, addirittura, se possibile, più rafforzato, ancora oggi.

Un altro marchio di giocattoli che è entrato nel gioco dei contenuti è stato LEGO che nel 1987 ha lanciato la sua rivista Brick Kicks che offriva prezzi dei prodotti, concorsi, suggerimenti per i modelli e altro ancora e che ha contribuito a rendere il marchio più accessibile ai consumatori.

Il più grande cambiamento nel panorama del content marketing è arrivato negli anni ‘90 con l’utilizzo sempre più alto dei computer in casa e dell’utilizzo di Internet.

Tutto questo ha dato origine a e-mail e siti web che hanno presentato nuove opportunità per i professionisti del marketing con molti di essi che hanno trasferito le risorse da TV e radio a siti web e newsletter: il cosiddetto marketing digitale.

Lo stesso termine “content marketing” è stato coniato da John F. Oppedahl in una conferenza stampa del 1996 dando così un nome a una pratica che ha avuto luogo per centinaia di anni e ha lasciato il posto a quello che consideriamo il moderno marketing dei contenuti.

I marchi hanno creato i propri siti in cui hanno condiviso contenuti progettati per creare consapevolezza e promuovere l’affinità con il marchio.

C’erano, però, un altro paio di cambiamenti all’orizzonte che hanno portato il content marketing alla forma attuale.

Gli ultimi vent’anni di content marketing sono stati definiti da un matrimonio tra marketing multicanale, social media e SEO per l’ottimizzazione dei motori di ricerca.

Facebook, Twitter, LinkedIn, Instagram, YouTube e molti altri sono diventati i principali canali attraverso i quali i marchi raggiungono i propri, reali e potenziali, clienti.

Tutto ciò ha portato a studiare approcci altamente strategici per la creazione e per la distribuzione dei contenuti.

I brand hanno imparato ad adattare i propri contenuti a diversi canali e contemporaneamente sono diventati più creativi nei loro approcci al content marketing per differenziarsi dalla concorrenza.

Uno dei primi esempi di maggior successo di social media marketing è stata la serie “Will It Blend” di BlendTec su YouTube, del 2006.

will it blend

I video molto divertenti dei frullatori BlendTec che distruggono gli oggetti di uso quotidiano hanno raccolto oltre 235 milioni di visualizzazioni e hanno contribuito a trasformare BlendTec in un nome di famiglia.

La rivoluzione dei social media è stata spinta anche dall’emergere dell’iPhone nel 2007 consentendo sostanzialmente a tutti di diventare produttori di video e di foto da condividere in maniera rapida e semplice.

L’altra grande tendenza degli ultimi anni è l’ascesa della SEO. I blog hanno reso possibile a chiunque e a tutti di essere un editore, inclusi i marchi stessi.

Ma con l’ascesa di Google nei primi anni 2000, gli esperti di marketing hanno iniziato a rendersi conto che, per consentire a chiunque di trovare il contenuto del proprio blog, era necessario farlo apparire nella parte superiore delle pagine dei risultati dei motori di ricerca di Google.

Questo ha dato vita a un’intera industria di persone che creano collegamenti a ritroso e svolgono attività di sensibilizzazione al solo scopo di classificare i contenuti.

La bussola del mercato

Lo sviluppo del settore

L’economia dei creatori ha registrato un finanziamento record di 1,3 miliardi di dollari nel solo 2021.

Le grandi piattaforme tecnologiche stanno lottando per mantenere i creatori sulla loro piattaforma nel tentativo di promuoverne il coinvolgimento.

Ma i creator sono alla ricerca di modi per monetizzare i loro post in modo più diretto e guadagnare una fetta più grande della torta delle entrate complessive.

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