Email Marketing efficace

Email Marketing efficace: come creare una strategia vincente [Guida Marketers]

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L’email marketing è uno strumento straordinario per generare reddito con il proprio business online. Con questa guida imparerai a strutturare la tua strategia di email marketing per ottenere risultati da 1.000 (o più) euro al mese.

email marketing efficace

Anche se le strategie di vendita in ambito web marketing si sono moltiplicate negli ultimi anni, l’email marketing continua a essere uno strumento potentissimo per generare profitti sul web e vendere i propri prodotti o servizi. Se vuoi fare business su Internet, la vendita di infoprodotti potrebbe essere la strada che ti porterà a produrre migliaia di euro di entrate.

Questa affermazione potrà sembrarti fuori dal tempo.

Secondo una certa idea comune “l’email marketing è morto”.

Nulla di più falso.

Bastano un paio di dati per rendersi subito conto con le newsletter si possono ottenere risultati straordinari.

L’email marketing è 40 volte più efficace dei social network per ottenere nuovi clienti e offre un tasso di conversione del 17% più alto (Dati: McKinsey).

Le newsletter hanno un ROI stimato del 4.300 per cento. Ogni euro speso per l’email marketing offre un ritorno di 44 euro (Dati: Direct Marketing Association).

La diffidenza nei confronti delle email non è però priva di fondamento.

Forse abbiamo esagerato.

Vari studi dimostrano che riceviamo decine e decine di email al giorno.

Chi non è stufo di ricevere tutta questa spazzatura nella propria casella di posta?

Ecco il primo punto fondamentale:

una campagna di email marketing di successo deve emergere nel mare di spazzatura digitale che invade ogni giorno la posta elettronica degli utenti.

In questa guida vedremo come mettere in pratica questa regola all’interno di una strategia di email marketing intelligente.

Per non confondere le idee, è bene mettere subito in chiaro le differenze tra una mailing list, una newsletter e l’e-mail marketing.

N.B. Se hai già confidenza con questi argomenti, puoi passare direttamente al punto successivo.

La mailing list (in italiano lista di corrispondenza) è una lista di nominativi in formato email, i cui intestatari sono accumunati da uno o più interessi o caratteristiche specifiche. I destinatari rilasciano volontariamente le email per essere informati su prodotti o servizi.

La newsletter è un’informazione in formato email che il marketer invia alla lista contatti da cui ha ottenuto il consenso esplicito. Il materiale informativo distribuito via e-mail a certi intervalli (giornaliero, settimanale, mensile, bimestrale o trimestrale) e contiene informazioni di interesse in relazione all’ambito di interesse per cui gli scritti hanno fatto richiesta.

L’email marketing è una tipologia di direct marketing in cui si comunicano informazioni, contenuti e proposte commerciali attraverso le emai.l Questa tecnica di marketing comprende newsletter e mailing list e, soprattutto, una buona strategia che guida le azioni intraprese.

Come progettare una strategia di email marketing da 1.000 (o più) euro al mese

creare una strategia di email marketing efficaceCreare una campagna di email marketing è facile per chiunque, ma creare una strategia efficace e originale che produce mille o più euro al mese è ben altra cosa.

Lo scopo finale è generare profitti, e per raggiungerlo non puoi navigare alla cieca.

La tua strategia di email marketing deve essere “intelligente”.

Bisogna progettare, creare, misurare e ottimizzare.

Il tutto con consapevolezza di ciò che stiamo mettendo in campo. Il “controllo” è la chiave del successo. Il “caso” il nostro principale nemico. La creatività un’arma fondamentale.

Nel prossimo capitolo esaminiamo i passaggi fondamentali per creare una strategia di email marketing da zero. A seguire, proveremo ad approfondire tre aspetti in modo da ottimizzare il processo e ottenere il massimo dai risultati.

Definire gli obiettivi della campagna di email marketing

Anche se può sembrare ovvio, per ottenere risultati e generare profitto da una campagna di email marketing è necessario innanzitutto definire con chiarezza quali sono gli obiettivi.

Questa è la base per avere controllo sulla campagna e per determinare se i risultati sono soddisfacenti.

La definizione dell’obiettivo (o degli obiettivi) consente di sapere se la campagna è efficace e costituisce il presupposto sul quale valutare l’implementazione delle diverse strategie e tecniche.

Come potrei sapere quale strada prendere se non so dove voglio andare?

obiettivi della campagna di email marketing

E’ un errore che commettiamo un po’ tutti quando siamo alle prime esperienze (compreso il sottoscritto). Si comincia con grande entusiasmo e si finisce per abbandonare quando il progetto appare ormai confuso e senza speranza.

Col tempo ho imparato buona parte dei primi fallimenti della mia vita dipendeva dalla mancanza di obiettivi chiari e concreti.

In base all’obiettivo è possibile comprendere lo status quo del progetto, modificare le tecniche che stiamo mettendo in atto, confrontare strade e le opzioni diverse e gestire in maniera ottimale tutti i processi che stiamo mettendo in atto.

Esempio: l’obiettivo è quello di attirare nuovi clienti, o vogliono mantenere quelli attuali? Vogliamo semplicemente aumentare la nostra popolarità o la campagna è finalizzata alla vendita di un prodotto o un servizio?

Le risposte a queste domande sono di vitale importanze per far sì che una campagna di email marketing abbia successo.

Il metodo intelligente per definire gli obiettivi di una campagna di email marketing

definire obiettivi intelligenti per la campagna di email marketingUn metodo semplice per definire ciò che vogliamo ottenere dalla nostra campagna di email marketing è il metodo SMART. Descritto nel libro The Practice of ManagementEmail Marketing efficace: come creare una strategia vincente [Guida Marketers] 1 da Peter Drucker, “SMART” non è altro che un acronimo che indica come devono essere strutturati gli obiettivi di una strategia.

Il metodo SMART si trova oggi in più versioni formulate da esperti diversi, ma il suo nucleo fondamentale è rimasto pressoché invariato e valido.

Per essere ben definito un obiettivo deve essere:

(S) Specific (specifico):

più l’obiettivo è specifico, più saremo in grado di definire e controllare le varie tappe per raggiungerlo. L’obiettivo deve essere chiaro e inequivocabile. Ad esempio, se il nostro obiettivo è quello di aumentare gli iscritti alla newsletter, dobbiamo esattamente saper per quale scopo vogliamo nuovi iscritti, chi sono gli utenti coinvolti, dove si trovano, quando possiamo raggiungerli e quale sono i requisiti necessari per farlo. La specificità è propedeutica a concretizzare quello che vogliamo ottenere.

Esempio concreto: “generare nuove conversioni” è generico, “generare nuove conversioni con la vendita di un prodotto specifico con una campagna di email marketing rivolta a chi usa WordPress” è un obiettivo specifico.

(M) Measurable (Misurabile):

dobbiamo essere in grado di misurare il nostro obiettivo. Un obiettivo non misurabile è un obiettivo fuori controllo. E con un obiettivo fuori controllo è impossibile determinare se la strategia sta rispondendo con i risultati sperati o meno.

Esempio concreto: un obiettivo del tipo “aumentare il numero di conversioni” non è quantificabile e non può costituire un criterio di valutazione. Diversamente, un obiettivo del tipo “aumentare le conversioni nella vendita del mio infoprodotto del 50%” è misurabile e ci consente di valutare con precisione se le azioni intraprese sono in linea con quanto prefissato.

(A) Achievable (Realizzabile):

avere obiettivi irraggiungibili significa sprecare tempo e risorse. In fase di progettazione, dunque, è necessario porsi la domanda: “Come?”. Come posso realizzare il mio obiettivo? Ci sono vincoli che limitano il suo raggiungimento? Ogni obiettivo implica una sfida con se stessi e con gli altri (utenti, competitors, ecc.) ed è inutile combattere contro mulini a vento.

Esempio concreto: “vendere un infoprodotto a 500 utenti attraverso una email” è un obiettivo irrealizzabile. “Vendere un infoprodotto a 500 utenti con una campagna di email marketing” è realizzabile (oltra ad essere specifico e misurabile).

(R) Relevant (Rivelante):

questo criterio evidenzia l’importanza di scegliere obiettivi di valore, ovvero in relazione al nostro tipo di business. Un obiettivo del tipo “vendere 30 eBook del nuovo corso di cucina indiana di Miss B. con una campagna pay per click” è specifico, misurabile e realizzabile, ma non ha nulla a che vedere con il nostro business se ci occupiamo di Internet marketing. Essere consapevoli dei propri mezzi e delle proprie competenze è fondamentale per definire obiettivi raggiungibili.

(T) Time-bound (vincolato da scadenza):

è necessario impostare un intervallo di tempo entro il quale raggiungere l’obiettivo, impostando una data limite. Questo intervallo può essere segmentato in obiettivi secondari a scadenze più brevi, in modo da poter analizzare le statistiche e confrontare i risultati nei vari step della strategia.

Esempio concreto: “vendere un infoprodotto a 500 utenti con una campagna di email marketing in 3 mesi” è un obiettivo SMART, che racchiude tutti i vincoli descritti fino ad adesso, compreso il time-bound. Questo obiettivo implica degli obiettivi secondari, come “catturare 2000 contatti validi i primi 15 giorni” o “avere un open-rate di almeno il 60% durante la fase di lead nurturing”.

Strategia di email marketing: da 0 a 1.000 euro al mese in 4 step

come creare una strategia di email marketingDopo aver definito e messo su carta gli obiettivi SMART della tua campagna, è il momento di passare alla fase strategica.

Per arrivare ai desiderati 1.000 (o più) euro al mese devi settare con cura tutti i passaggi della tua strategia.

Una strategia di email marketing di successo si compone di un funnel diviso in 4 momenti fondamentali. Ognuno di questi deve avere un suo mini-obiettivo, che deve essere monitorato con metriche specifiche e ottimizzato.

1. Creazione contenuti

Il content marketing è la base per dare il via alla strategia e attrarre nuovi clienti.

Impostare una strategia di email marketing significa produrre contenuti che generano contatti.

Non ci occupiamo qui nello specifico dell’argomento (Seo, Social, Advertising, ecc.).

Per iniziare prepara almeno 3 post di valore, che risolvono un problema concreto. Crea il tuo calendario editoriale e basati su questo per organizzare le fasi successive.

2. Lead Capturing

Quando gli utenti vengono a conoscenza dei tuoi contenuti e percepiscono il valore che hai da offrire, è il momento di acquisire il loro indirizzo email e altre informazioni utili alla strategia. Esistono diverse tecniche e strumenti non invasivi per far si che i visitatori della pagina decidano di iscriversi alla newsletter.

Come sempre, non esiste una regola generale che stabilisce quale combinazione di tecniche e strumenti sia la più efficace in una campagna di email marketing. Per ottenere il massimo è necessario testare, misurare, verificare i risultati e ottimizzare di conseguenza.

fase di lead capturingLa strategia più utilizzata e più potente in una fase di lead capturing consiste nell’offrire agli utenti uno o più bonus gratuiti in cambio dell’iscrizione alla newsletter. Questi “regali”, chiamati freebie (o lead magnet), oltre a generare nuovi contatti hanno un effetto straordinario nella costruzione di una relazione di fiducia con i lettori.

Dai qualcosa senza chiedere nulla in cambio, e i tuoi utenti saranno ben disposti a “fare qualcosa per te” quando sarai tu a chiederglielo.

Puoi scegliere di offrire diverse tipologie di freebie: un ebook gratuito, un white paper, un mini-corso gratuito, un’infografica o un video. La strategia ideale è quella che riesce a combinare risorse di varia natura, offrendo il massimo del valore agli utenti.

In questa fase è importante tenere a mente anche un altro aspetto fondamentale: nella fase di lead capturing stai definendo il tuo target.

Che significa? Facciamo un esempio.

Se il mio obiettivo finale è vendere un corso dal tema “50 tecniche di scrittura persuasiva per l’email marketing”, allora dovrò cercare di offrire bonus gratuiti che catturano l’attenzione di utenti potenzialmente interessati a questo argomento. Potrei offrire loro un eBook gratuito su come definire gli obiettivi di una campagna di email marketing, sicuro del fatto che chi è interessato a questo argomento lo sarà potenzialmente anche del corso che proverò a vendergli. O potrei registrare un video dove racconto un caso di successo di un giovane imprenditore che ha creato un reddito a quattro zeri grazie all’email marketing, puntando su una potenziale identificazione del lettore con il protagonista della storia.

Non c’è limite alla creatività e alle idee che si possono trasformare in contenuti, a patto che questi trasmettano un valore reale e vantaggi pratici per i lettori a cui ci rivolgiamo.

Definiti i tuoi freebie, devi mettere in pratica una o più tecniche di acquisizione per raccogliere gli indirizzi email e creare la tua mailing list.

Ecco alcuni esempi di tecniche di lead capturing che puoi implementare sul tuo sito:

  • Link che rimanda a una landing page. Inserisci un link in un post che rimanda a una landing page (in questo caso specifico chiamata anche “lead capture page”) dove l’utente inserisce la sua email per scaricare la risorsa gratuita.
  • Pop-up. Stesso principio del punto precedente, ma attraverso un pop-up che si apre dopo un tot di secondi di permanenza dell’utente sul sito (consiglio: dai agli utenti il tempo di leggere il contenuto e percepirne il valore).
  • Modulo alla fine del contenuto. Tra i più utilizzati e con il maggior tasso di conversione. Se l’utente è giunto alla fine dell’articolo, avrà più motivi per lasciarti il suo contatto.
  • Sticky top bar. E’ la classica barra che si trova nella parte alta del sito web. Non ha la qualità del banner alla fine del post, ma può essere utile per catturare utenti con comportamenti alternativi alla maggior parte dei visitatori.
  • Barra laterale. Un classico che puoi trovare in quasi tutti i siti web e blog.
  • Welcoming home gate. L’home page rappresenta spesso una delle pagine più visitate di un blog o sito web. Un welcoming home gate non è altro che un modulo opt-in inserito direttamente in home con l’obiettivo di catturare gli utenti che transitano dalla home.
  • Video. Offri la visualizzazione di un video in cambio dell’email. L’ideale è inserire il video all’interno di un post. L’utente legge, si incuriosisce e per approfondire ti lascia il suo indirizzo email.

In questa fase l’obiettivo è uno solo: aumentare gli iscritti alla newsletter e generare nuovi contatti qualificati.

C’è una metrica fondamentale che consente di misurare l’efficacia della strategia e delle tecniche nella fase di lead capturing: il Subscribe Rate (tasso di iscrizione).

Più è alta questa KPI, più efficace è la campagna.

Il tasso di iscrizione (Subscribe Rate) è espresso in percentuale e viene calcolato come il numero di iscrizione (nS) diviso per gli utenti che visitano una pagina e non appartengono già alla mailing list (NU).

La maggior parte dei software di email marketing fornisce gli strumenti di web integrati che comprendono questo valore. Se vuoi calcolarlo manualmente, ecco la formula:

nS / NU * 100= Subscribe rate

Questa metrica diventa tanto più efficace e utile, quanto più e specifico il suo campo di applicazione. Facciamo un esempio:

ho creato due post sul mio blog.

Il post A presenta un modulo di iscrizione alla newsletter in fondo alla pagina che offre in cambio un pdf con un approfondimento sul tema trattato.

Il post B ha un contenuto diverso ma lo stesso modulo di iscrizione.

In questo caso, il subscribe rate va considerato separatamente per i due canali di acquisizione (i due blog post), in modo da poter valutare con precisione quali dei due contenuti genera il maggior numero di iscrizioni e ottimizzare di conseguenza la strategia.

3. Lead Nurturing

Avere una lista con migliaia di utenti iscritti non si traduce automaticamente in vendite.

Ci sono migliaia di siti web con un numero elevatissimo di contatti che generano profitti pari a zero.

Il motivo?

Non tutti gli utenti sono pronti ad acquistare. O meglio, nessuno è disposto ad acquistare un prodotto se non è realmente consapevole del suo valore.

L’errore più grande che si può fare un una campagna di email marketing è pensare di poter vendere un prodotto a un utente senza creare prima una relazione di fiducia.

E non basta un singolo freebie!

Questo lavoro richiede giorni, a volte mesi. Ma è l’unica via per ottenere risultati.

Stiamo parlando il cosiddetto “lead nurturing”. In altre parole: devi “nutrire” il tuo contatto per creare una relazioni e prepararlo all’acquisto.

Come? Generando valore, valore e ancora valore.

fase di lead nurturing

Siamo nel cuore della tua campagna di email marketing. Hai una lista contatti a cui mandare la tue email, dei lettori potenzialmente interessati al tuo business e un software che automatizza il processo. Adesso devi costruire il tuo mondo di relazioni digitali.

In questa fase non parlerai mai di vendita ai tuoi lettori. L’unico scopo delle tue email è aumentare la qualità della relazione con i tuoi contatti.

Questo non significa limitarti a mandare una email con gli aggiornamenti sui nuovi post pubblicati sul tuo blog. Questo va anche bene, ma è solo un piccolo aspetto di una strategia di lead nurturing efficace.

Concretamente, fare lead nurturing significa inviare una serie di e-mail automatiche con contenuti rilevanti per gli interessi degli utenti. In queste e-mail vengono offerti contenuti informativi e di valore che approfondiscono i temi che hanno inizialmente attratto un utente verso il nostro sito e che risultano progressivamente sempre più vicini al nostro prodotto o servizio.

Alcuni formati dei contenuti più utilizzati all’interno di queste catene di lead nurturing sono gli eBook, i webinar, le storie di successo, le infografiche e le prove gratuite del prodotto.

Il Lead nurturing si basa sulla massima personalizzazione della comunicazione, il fattore più rilevante dell’intero processo.

In questo senso, in una campagna fondata sulla personalizzazione, non solo chiameremo i nostri utenti col loro nome proprio, ma gli andremo offrire contenuti in base al loro comportamento.

Il concetto di “personalizzazione” è strettamente correlato a quello di “segmentazione”.

Detto in altro modo: offrire all’utente solo ciò per cui è realmente interessato.

Questo può variare in base a diversi fattori.

Ecco due esempi:

1. Puoi creare una serie di email di follow up in base al diverso contenuto utilizzato nella fase di lead capturing.

Un contatto acquisito tramite un post che tratta il tema “i migliori tool per fare email marketing” potrebbe concentrarsi su aspetti tecnici di realizzazione di una campagna. Mentre un contatto acquisito tramite un post che tratta il tema “5 tecniche di copywriting per fare email marketing” potrebbe focalizzarsi sui vari tipi di call to action da utilizzare. L’obiettivo finale è lo stesso in entrambi i casi (vendere un corso avanzato di email marketing) ma il modo di condurre l’utente verso la decisione finale è costituito da tappe differenti.

2. Creare un follow up in base a caratteristiche socio-demografiche degli utenti.

Età, sesso, posizione geografica, livello di reddito, ecc., sono tutti fattori che, a seconda del tipo di business online, possono essere sfruttati per segmentare le email. Se, per esempio, il mio obiettivo finale è fare vendere un corso del tipo “come ridurre del 50% il tuo tempo di studio e ottenere il doppio dei risultati”, potrei pensare di creare due mailing list, una per gli uomini e una per le donne. In questo modo potrò tarare i messaggi in base sui diversi problemi di apprendimento che hanno i due diversi sessi, potrò portare esempio pratici di uomini/donne che hanno ottenuto risultati con questo corso e così via.

In questa fase di lead nurturing andremo a monitorare le seguenti metriche:

1. Open Rates (n° email aperte / N° email inviate)

Questa metrica base indica quante email sono state aperte rispetto al numero di email inviate.
Utilizzala per monitorare l’eventuale presenza di errori nel tuo sistema di invio delle email o, per esempio, per sapere in quali giorni o ore della settimana i tuoi utenti leggono con più frequenza le email.

2. Click-to-open rate (n° di click / n° email aperte)

Il Click-to-open rate (CTOR) è una delle metriche più importanti, perché indica quante persone hanno interagito con l’email inviata cliccando su uno dei link inseriti.

Grazie a questo dato, è possibile verificare l’efficacia delle call to action, del layout e degli altri elementi inseriti nelle email. Inoltre, è possibile combinare questo valore con altri dati (come la città, l’età, l’ora) e ottimizzare il processo con altissima precisione.

Se hai un Open Rates basso ma un Click-to-open rate elevato, allora è probabile che il problema sia l’oggetto dell’email.

3. Bounce rate (n° di email respinte / n° di email inviate * 100)

Il bounce rate indica la percentuale di email che non giungono a destinazione. Un valore stabile potrebbe indicare che alcuni contatti sono sbagliati o inesistenti (e dunque conviene eliminarli) o malfunzionamenti nel software di email marketing che stiamo utilizzano.

4. Unsubscribe rate (n° cancellazioni / n° email inviate * 100)

Indica la percentuale di persone che cancellano l’iscrizione alla newsletter a seguito dell’invio di una determinata email. L’ideale è che questo valore sia il più vicino possibile allo zero, ed è un indicatore dello stato di salute generale della campagna.

Ricapitolando, questa fase ruota attorno a tre elementi chiave:

relazione, valore e misurazione.

Ognuno di questi elementi gioca un ruolo chiave in vista della fase di conversione.

4. Conversione

convertire i contatti in clienti

Convertire i lettori in clienti significa fare l’offerta giusta al momento giusto.

Abbiamo visto nei passaggi precedenti come catturare gli utenti e come creare una relazione di fiducia con loro. Se la strategia messa in atto fino a questo punto ha portato i frutti sperati, è il momento di passare alla fase di conversione.

Mettiamo subito in chiaro un aspetto decisivo: i processi di conversione non sono una scienza esatta.

Potresti restare stupito da come in passato certe tecniche di conversione davvero semplici e banali hanno portato risultati straordinari. Oggi sicuramente il mercato è più competitivo. Gli attori si sono moltiplicati e l’offerta online ha una qualità notevolmente più alta rispetto a qualche anno fa. Ma il principio resta. Non ci sono regole assolute e spesso la soluzione più semplice è quella che genera risultati migliori.

D’altra parte, buona parte del successo nella fase di lead convertion dipende dalla comprensione dei dati acquisiti lungo il funnel di marketing.

Come sostiene Dallas McLaughlin di KISSmetrics: “quando sai chi sono i tuoi visitatori e quale è la loro intenzione, puoi personalizzare il contenuto del tuo sito in modo da riflettere i loro interessi. Questo si tradurrà in tassi di conversione più elevati e un maggior ritorno sull’investimento.

Ecco il punto da cui partire.

Hai a disposizione informazioni a sufficienza per comprendere cosa interessa ai tuoi utenti, sai come si comportano rispetto a certi stimoli (quando aprono le email, quali contenuti li attraggono maggiormente, ecc.) e hai instaurato una con loro una relazione che li ha condotti in una condizione psicologica di predisposizione positiva nei tuoi confronti. Tutti questo gioca tutta a tuo vantaggio.

Non ti resta che mettere insieme i pezzi e metterti in gioco.

La premessa è chiara: gli utenti hanno trovato dei vantaggi nei tuoi contenuti gratuiti e adesso puoi portarli a un livello più alto con dei prodotti o servizi a pagamento.

Nelle email che andrai a scrivere tiene a mente questi punti:

  • mostra l’impatto positivo che avrà il tuo prodotto o servizio sulla loro vita o per i loro affari
  • mostra loro che stanno per acquistare un prodotto facile da utilizzare
  • utilizza una qualche forma di prova sociale, come ad esempio uno studio con dati rilevanti o delle testimonianze.
  • traduci il valore del tuo prodotto in un valore del mondo reale (ad esempio, mostrando ai potenziali acquirenti quanto tempo e quanti soldi risparmierebbero acquistando il prodotto)

Vediamo nel dettaglio quattro tecniche di vendita che uniscono questi principi e li rendono concreti:

1. Scarsità: informa il pubblico che c’è una quantità limitata di prodotti, così avvertiranno il bisogno di agire subito. Per esempio, nel caso della vendita di un eBook, limita la vendita a 250 copie con un prezzo scontato. Questo produrrà una sensazione di scarsità nel lettore e ti consentirà di riaprire le vendite in un secondo momento con un prezzo più elevato. In quest’ultimo caso la “scarsità” non sarà più utilizzabile, ma avrai a disposizione decine di nuovi testimonial che hanno usato il tuo prodotto da usare a tuo vantaggio per la nuova apertura delle vendite.

2. Valore: abbiamo insistito più volte sul concetto di valore, perché è qui che si vince o si perde la partita. Mostra esattamente ai tuoi lettori quali vantaggi pratici e concreti riusciranno a realizzare con il tuo prodotto. Ricorda: a nessuno interessano le caratteristiche del tuo prodotto o servizio se no ne percepisce la correlazione diretta con un vantaggio pratico.

3. Sconto: gli sconti hanno sempre un effetto straordinario nella mente dei consumatori. Testa e prova varie tipologie di sconto. Utilizza sconti a tempo, offerte speciali per i primi acquirenti o uno sconto per chi acquista il prodotto completo (nei casi in cui sia componibile di più elementi).

A proposito degli sconti, voglio mostrarti un semplice caso di tipo di sconto poco utilizzato ma che ha ottenuto ottimi risultati (convincendo anche me ad acquistare il prodotto) 🙂 .

L’offerta era relativa a un corso di web marketing organizzato da una grossa società specializzata, e si presentava così:

Dopo aver mostrato i vantaggi del corso, veniva proposto uno sconto più o meno di questo tipo: approfitta dello sconto del 40%, il corso è in offerta per un tempo limitato. Non sappiamo quando cancelleremo l’offerta.

Il corso a prezzo pieno si aggirava sui 2.500 euro, mentre quello in sconto veniva proposto a 1.500. Come avrei potuto rischiare di pagare 1.000 euro in più? Detto, fatto. Sono corso in banca a fare il bonifico.

4. Bonus: abbiamo già esaltato il valore dei bonus gratuiti nella fase di lead nurturing. In fase di conversione lo stesso principio può aiutarti a chiedere la vendita. L’idea è quella di offrire un estratto o una prova del prodotto che hai dai offrire. Un utente che può provare il valore del tuo prodotto sarà più propenso a effettuare l’acquisto.

3.2 Realizzare l’ultima fase del funnel

Stabiliti i principi base da utilizzare per convertire i visitatori in clienti, passiamo alla pratica.
Prepara le tue email di follow up focalizzandoti sull’obiettivo finale che hai stabilito in precedenza. Struttura ogni email successiva in relazione a quella precedente.

Anche in questa fase l’offerta del prodotto deve essere “preparata”. Imposta una sequenza di 4-5 email che si avvicinano progressivamente all’offerta finale.

  • Nella prima email potresti annunciare il lancio imminente del prodotto, mostrando perché questo prodotto è utili per i tuoi lettori.
  • Nella seconda email continua ad aumentare la percezione del valore del tuo prodotto. Racconta una storia che mostra praticamente come un soggetto x ha ottenuto vantaggi dal prodotto.
  • Nella terza email invia un estratto gratuito del prodotto o la possibilità di testarlo in anteprima.
  • Nella quarta email inserisci l’offerta vera e propria. Combina gli elementi descritti in questo paragrafo e inserisci una call to action efficace che rimanda alla sales page che hai preparato.

3.3 Sviluppa la tua landing page

Questo è il punto della tua campagna di email marketing in cui deve avvenire la conversione.

Ecco alcune azioni base che devi intraprendere per creare una landing page che converte:

  • Sii coerente con i tuoi messaggi email. Testi e immagini coerenti aumenteranno i tassi di conversione.
  • Se utilizzi un particolare tipo di call to action visuale, assicurati di riutilizzarla alla fine della tua landing page.
  • Utilizza le tecniche di vendita in base ai principi descritti prima (scarsità, valore, sconto e bonus).
  • Evidenzia il tuo USP. L’Unique Selling Point (USP) è ciò che distingue il tuo prodotto o servizio dagli altri. La pagina di destinazione deve comunicare immediatamente questo punto.
  • Usa una call to action efficace. Una chiamata all’azione ben strutturata aumenta in maniera decisiva il tasso di conversione. Assicurati di usare un messaggio semplice e chiaro e un colore di contrasto.
  • Inserisci un elenco dei vantaggi. Mostra con un elenco non troppo lungo (5-6 punti al massimo) quali sono i vantaggi che l’utente otterrà comprando il tuo prodotto o servizio.
  • Testa varie combinazione. Le variabili apparentemente più insignificanti (posizionamento dellla CTA, il suo colore, la quantità, le dimensioni e il font del testo utilizzato, il tipo di immagine, ecc.) possono determinare grandi variazioni del tasso di conversione di una landing page, che si traduce in migliaia di euro in più o in meno di entrate reali per il tuo business. Più combinazione riuscirai a testare, maggiore sarà il controllo e maggiori saranno i profitti.

3.3.2 Metriche relative alla conversione

Per monitorare la fase di conversione andremo a considerare tutte le metriche che abbiamo descritto nella fase di lead nurturing, ma tutte in relazione a quest’ultima metrica fondamentale:

1. Conversion Rate. (n° vendite / n° lead * 100)

Tasso di conversione, naturalmente, è la metrica che spesso conta di più per determinare il successo e-mail. Questa metrica, espressa in percentuale, indica il numero degli individui che hanno completato una determinata azione, in questo caso l’acquisto. Utilizza Google Analytics impostando un obiettivo specifico per misurare le conversioni della tua campagna.

Passiamo adesso, come promesso, ad analizzare 3 consigli per ottimizzare la nostra campagna di email marketing.

3 consigli per ottimizzare la tua strategia e triplicare i risultati

ottimizzare la strategia di email marketing

Consiglio 1:

Ottimizzare l’iscrizione alla newsletter con il modulo Double Opt-in.

Il modulo Double Opt-in, denominato anche “confirmed opt-in”, consiste nel richiedere agli utenti due passaggi per l’iscrizione alla newsletter.

Dopo l’iscrizione, l’utente riceve una email che comunica l’avvenuta richiesta e un link per la conferma. Solo dopo aver cliccato il link l’utente verrà effettivamente inserito nella mailing list.

Questo modulo di iscrizione è oggi il più utilizzato. A differenza di altri moduli, come l’Opt-Out Email, il Single Opt-In o il Notified Opt-in, questa procedura garantisce una serie di vantaggi:

1. Evitare le false iscrizioni. Grazie al “doppio livello”, solo il reale intestatario dell’email può confermare l’iscrizione. In questo modo, la tua lista contatti sarà “protetta” dai furbetti che usano indirizzi email falsi per ottenere in cambio la risorsa gratuita.

2. Evitare gli indirizzi email non validi. Spesso capita di fare un errore di battitura nel digitare un indirizzo email. Questo sistema previene questo tipo di errore.

3. Invitare l’utente a visionare l’email. Potrà sembrare strano, ma chi si iscrive a una newsletter non sempre visiona il contenuto della prima email che riceve. La necessità di confermare l’iscrizione funge da fattore motivante per spingere l’utente a completare il processo e dunque a leggere il contenuto dell’email.

4. Selezionare solo utenti realmente interessati. Uno degli spetti fondamentali per creare una campagna di email marketing di successo è la strutturazione di una lista contatti targettizzata, composta da utenti con un potenziale interesse per i servizi o i prodotti che gli andremo a offrire. E’ inutile perdere tempo e risorse per utenti che non compreranno mai i tuoi servizi o prodotti. Per questo, un doppio livello di conferma è un buon modo per effettuare una scrematura del pubblico.

5. Evitare segnalazioni per SPAM. Utilizzando il double opt-in si riducono sensibilmente le segnalazioni per SPAM. Con un opt-in singolo rischi di ricevere segnalazioni negative del tuo nome dominio da parte dei principali fornitori di servizi Internet. Questo è qualcosa che devi evitare a tutti i costi, perché una volta entrato nella “lista nera”, è difficile venirne fuori.

I vantaggi del modulo Double Opt-in sono stati confermati da uno studio pubblicato da GetReponse, società proprietaria dell’omonimo software di email marketing.

Nel report “Permission: Single or Double Opt-In?”, Getreponse dichiara:

“Abbiamo analizzato oltre 700 milioni di messaggi inviati dagli account Pro di GetResponse account Pro e abbiamo paragonato alcuni fattori di successo degli account che usano il modulo opt-in con conferma di iscrizione rispetto a quelli che non lo usano. Secondo l’analisi, i messaggi inviati da account che usa il Double Opt-in hanno registrato un tasso di apertura (open rate) più elevato del 71% e un tasso di click (click rate) più elevato del 66%.”

Questi numeri parlano da soli.

Come impostare un double opt-in?

Quasi tutti i principali software di email marketing offrono la possibilità di scegliere il tipo di modulo per l’iscrizione che si preferisce utilizzare.

AWeber, per esempio, offre l’opzione per attivare o disattivare l’invio di una mail di conferma subito dopo aver creato il messaggio della mail. Attenzione però, dopo aver attivato il double opt-in non è più possibile tornare all’impostazione precedente, almeno per la lista contatti selezionata. Per tornare all’opt-in singolo è necessario creare una nuova lista (il che non è poi così complesso, visto che con AWeber è possibile creare un numero illimitato di liste). In ogni caso, questo software consente di gestire il doppio processo di opt-in in automatico con tante opzioni di personalizzazione.

GetResponse è un altro software di email marketing che ha implementato la funzione del double opt-in. Basta un semplice click per spuntare la relativa casella è il gioco è fatto. Come AWeber, anche GetReponse offre tutte le opzioni di personalizzazione per ottimizzare al meglio le email.

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Consiglio 2:

Sfruttare le metriche per massimizzare i rendimenti con gli A/B test.

Gli A/B test sono uno strumento tanto semplice quanto efficace. Il concetto è: creo due o più versioni della stessa email, misuro le metriche e valuto quale delle diverse opzioni raggiunge con maggior precisione l’obiettivo che mi sono prefissato. Il minimo indispensabile è la creazione di un singolo test con due versioni della stessa email. Tu ti occupi del copy, il servizio di e-mail marketing si prende cura di tutto il resto.

Vediamo quali possono essere i possibili aspetti da testare nella nostra strategia.

1. Orari differenti. Questa metrica di base offre dati essenziali. Misura ora, giorno e mese per valutare i diversi rendimenti delle tue email.

Metriche da tenere in considerazione per questo test: open rate, click-to-open rate.

2. Utilizzo o meno di immagini e/o video. Le immagini e i video nelle email possono diventare uno strumento importante per aumentare i profitti.

Metriche: click-to-open rate.

3. E-mail testuale vs e-mail HTML. In base al settore del tuo business online e del tuo pubblico, potresti avere una risposta differente in base al formato delle email. Cerca di capire cosa vogliono i tuoi lettori e in che formato preferiscono ricevere le email.

Metriche: click-to-open rate, bounce rate.

4. Variazioni nella call-to-action. Testa diversi messaggi, inserisci o elimina la punteggiatura, inverti la struttura del testo o cambia il tono.

Metriche: click-to-open rate.

5. Impatto di layout differenti.

Metriche: click-to-open rate.

6. Behavioral targeting su azioni specifiche.

Metriche: open rate, click-to-open rate.

7. Variazione oggetto email. Testa diversi oggetti per le tue email. Usa messaggi semplici e persuasivi. Nell’ultimo paragrafo di questo post trovi qualche indicazione.

Metriche: open rate

Come gestire un numero elevato di metriche?

Il mio consiglio è quello di seguire la regola “un test, una metrica”. Il principio è lo stesso che viene usato in alcuni casi di fisica sperimentale. Si mantengono invariati tutti i fattori dell’esperimento e si interviene modificandone uno solo, così da poter verificare quanto quel determinato fattore influisce effettivamente sul processo analizzato.

Per esempio, se tentassimo di valutare contemporaneamente l’impatto di una modifica al layout e di una all’inserimento di un’immagine, alla fine dell’A/B test sarebbe impossibile definire con certezza quali dei due elementi ha influito sul risultato.

Per ottenere una misurazione valida e ottimizzare il funnel dovremo eseguire due test diversi, uno per la modifica al layout (mantenendo invariati tutti gli altri fattori) e uno per l’inserimento dell’immagine (mantenendo invariati tutti gli altri fattori).

Alcuni software di email marketing come GetResponse facilitano il lavoro offrendo un servizio automatizzato per gli A/B test. Grazie a un tool dedicato è possibile modificare e testare diversi fattori e valutare i risultati nel sistema di web analytics integrato. In particolare, questi software permettono di eseguire i test impostando un obiettivo predefinito. Scegli il tipo di obiettivo (open rate più alto, click rate più alto, ecc.), imposti la durata del test e alla scadenza l’email con risultati migliori verrà scelta come definitiva.

Consiglio 3:

7 principi emotivi ed esempi di oggetto di email che convertono.

C’è un dato che dovrebbe dare molto a pensare a chiunque voglia mettere in campo una campagna di email marketing:

Il 69% delle email finiscono in Spam per una valutazione basata solo sull’oggetto. (fonte: Concinceandconvert).

In altre parole, o si usa una comunicazione efficace fin dall’oggetto, o possiamo dire addio a 2/3 degli utenti ancor prima che questi abbiano letto cosa abbiamo da offrire.

Uno dei segreti per scrivere un oggetto che converte consiste nel focus che utilizziamo al momento della scrittura: non pensare subito al testo, ma al tipo di emozione che vuoi generare nel lettore.

Quando un utente fa click su un’email, trattandosi di una decisione che avviene in pochi istanti, sarà guidato principalmente dal suo “cervello emotivo”. Per essere efficace, dunque, il messaggio deve parlare a questa area celebrale, con l’obiettivo di ottenere una reazione positiva allo stimolo.

Vediamo, per concludere, quali sono alcune delle principali corde emotive che possiamo suonare per attivare l’attenzione del lettore.

Ho pensato di mettere da parte la spiegazione del principio per far spazio a due esempi pratici per ogni tipo di condizione emotiva, a cui ispirarti per scrivere le tue email:

Paura:

Stai bruciando denaro pagando traffico che non converte.

Questo può rovinare la tua strategia in 2 minuti.

Stupore:

Così ho ottenuto 2.000 iscritti in più alla newsletter.

Come aumentare i ricavi del 300% in 2 mesi.

Urgenza:

Scade oggi il tuo bonus sconto del 40%.

Non perdere l’occasione: per te -40%.

Curiosità:

Come scrivere l’email perfetta in 30 minuti.

Come creare un funnel di marketing di successo.

Immedesimazione (intima partecipazione ai sentimenti):

Marketers che guadagnano vs “tutti gli altri”.

Tutti i marketers di successo seguono queste 2 regole.

Fiducia:

M.J. ha generato 5.000 euro dalla prima campagna marketing. E tu?

Come ha guadagnato i primi 1.000 euro da marketers.

Mistero:

Se tutti i marketers leggessero questo libro…

Anche tu puoi scalare l’Everest.

P.S.: Nel 2019 abbiamo lanciato Marketers House, la prima piattaforma italiana di e-learning dedicata a marketing e imprenditoria digitale.

Al suo interno trovi formazione personalizzata in base al livello da cui si parte e possibilità di conoscere imprenditori, professionisti e freelance con cui fare networking e creare relazioni.

Ti invito a dare un’occhiata, se ti interessano queste tematiche.

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Luca Santoro

Leggi la storia di Luca

Ero in Cina e quella ormai era la mia routine notturna.

Di giorno vedevo condizioni igieniche e sociali che credevo impossibili nel mondo reale.

Di notte stavo steso su un vecchio letto di legno con 30 felpe addosso per riscaldarmi.

In quelle notti gelide e solitarie, mi facevano compagnia i video di Marketers.

Allora Notjustwine era una piccola pagina Instagram e stavo ancora cercando di capire come farla crescere.

In Italia? Mi aspettava una strada già spianata e pronta a essere percorsa.

Dopo la laurea il nonno mi avrebbe lasciato il ristorante di famiglia. Negli anni era riuscito a conquistare la tanto sognata chiocciola Slow Food e il Bib Gourmand Michelin.

Mi bastava entrare come socio insieme a mia mamma e il gioco era fatto. Sembrava una scelta ovvia, scontata.

Ma ora, steso su un letto di legno dall’altra parte del mondo, pensavo:

“Voglio davvero rinunciare a tutto questo e passare il resto della mia vita rinchiuso in un locale in provincia di Genova?”

Sapevo che esisteva un altro modo di vivere. Marketers me l’aveva mostrato.

Ma lasciare il ristorante sembrava ancora più impensabile che prenderlo in gestione.

Se avessi accettato, da lì a poco mi sarei potuto comprare una bella macchina, andare in discoteca nei weekend a sbocciare champagne, e andare due volte all’anno in vacanza in posti esotici e tropicali.

Dopo tutto, qual era l’alternativa?

Notjustwine era nata al secondo anno di Università, da un’idea mia e di Matteo, un mio compagno di corso.

In un anno e mezzo, grazie alle esperienze dei tirocini e alle lezioni di Instadvanced e Instaonfire, eravamo riusciti a farla crescere parecchio.

Le persone amavano ascoltare ciò che imparavamo negli stage universitari. Io raccontavo le mie avventure in Cina, India e Georgia. Matteo le sue in Colombia, Francia e Croazia.

Pian piano avevamo raggiunto 30.000 followers e chiuso le prime collaborazioni come influencers.

Un risultato incredibile per noi. Un bel passatempo (destinato a rimanere tale) per le nostre famiglie.

Arrivato al terzo anno di Università, nel 2018, la domanda “cosa farai dopo la laurea?” iniziava a pesare.

Finiti gli esami, a settembre decisi di andare a vivere a Milano e costruire una rete di contatti (poi fondamentale per aprire Notjustwine dal punto di vista fiscale).

Nel mentre il nonno mi aspettava.

Matteo invece aveva ricevuto l’opportunità di una vita: iniziare a lavorare per Eataly, direttamente a New York.

Il dilemma era questo: sicurezza o libertà?

Sapevo che l’unico modo per essere liberi era quello di costruirsi la propria strada.

Ma costruire la propria strada è tutt’altro che semplice.

Nei mesi precedenti alla laurea io e Matteo abbiamo iniziato a spingere a cannone: io mi formavo sul marketing digitale grazie ai corsi di Marketers, lui seguiva corsi da sommelier e di specializzazione nel mondo Food & Wine.

C’era anche un piccolo (enorme) problema da risolvere: Matteo non era sicuro di continuare la nostra impresa.

Eataly è una delle multinazionali più importanti del mondo enogastronomico. Notjustwine era una piccola pagina Instagram con qualche migliaio di followers.

Eppure il progetto continuava a crescere, i risultati iniziavano ad arrivare…

Dopo i primi lavori, eravamo certi di una cosa: il mondo del vino aveva enormi problemi di comunicazione.

E (cosa più importante) sapevamo che, con le nostre competenze, potevamo davvero riuscire a colmare questo gap.

Nel 2019 arriva la laurea e decidiamo di fare il grande salto: lanciamo ufficialmente il brand Notjustwine.

Registriamo il marchio, apriamo partita iva…

Ci proponiamo prima come consulenti di comunicazione, poi come consulenti di marketing.

Conquistiamo i primi clienti, e nel mentre costruiamo una community di appassionati del mondo del vino.

In un attimo, arriva la fine dell’anno.

“Ok, è il momento.”

Dopo mesi di riflessione e incertezza, trovo finalmente il coraggio di vendere il ristorante del nonno (sotto gli occhi terrorizzati della mia famiglia). Matteo rinuncia ad Eataly e a New York.

E da allora… Non siamo più tornati indietro.

Adesso?

Notjustwine è un brand avviato, con 6 collaboratori sparsi per l’Italia (l’età media è di 24 anni), più di 20 clienti e una delle community di Food & Wine più grandi d’Italia.

Sono riuscito a comprare quell’auto tanto voluta, ho preso casa, e ho costruito una famiglia, con la mia compagna e mio figlio.

Ora quando mi guardo indietro sorrido.

A volte abbiamo così paura dell’incertezza che la strada tradizionale ci sembra l’unica da poter percorrere.

Ma se abbiamo il coraggio di prendere la via più incerta, quella minata e in salita, beh…

Ci accorgiamo che molte delle nostre paure sono solo illusioni infondate.

Abbiate sempre il coraggio di rischiare.

Al prossimo calice di vino,

Luca

Debora Carofiglio

Leggi la storia di Debora

COLPISCI PIÙ FORTE

La grande crisi del 2008 si è portata via l’azienda di famiglia. Un anno prima era venuto a mancare mio padre.

Ho sentito la terra venir meno sotto ai piedi.

In azienda mi ero sempre occupata di organizzazione e logistica. Parallelamente però mi affascinava il mondo di internet.

Allora era tutto così rudimentale. Nel 1998 avevo creato il mio primo sito web, da lì non ho mai smesso di buttare un occhio a quel nuovo mondo.

La passione è rimasta. Così come la voglia di mettermi in gioco…

Quando però la vita ci si mette, sa colpire forte.

Nel 2012 ho affrontato un divorzio. Da lì i soldi hanno iniziato a scarseggiare sul serio.

Intanto avevo trovato un nuovo lavoro, ma lo stipendio mi durava poco più di una settimana: metà se ne andava per l’affitto, in più avevo un figlio di 10 anni da mantenere.

È stata dura.

Potrebbe sembrare esagerato, ma un post mi ha svoltato la vita.

La passione per la rete non se n’era mai andata e mi ha tirato fuori da quell’incubo. In un angolo di me stessa, coltivavo il sogno di avere un mio business digitale.

Non perché volessi guadagnare chissà quanto o avere il macchinone e la villa a Dubai.

Semplicemente volevo poter lavorare senza vincoli di orario e luogo per poter stare quanto più possibile vicina a mio figlio.

Ecco perché quando per la prima volta ho sentito parlare di Business Genetics mi si è accesa una lampadina (il mio istinto aveva ragione).

Prima però c’era qualche altro ostacolo da affrontare a testa alta.

Ho sempre studiato quando potevo, spesso di notte. Leggevo il blog di Dario e seguivo anche Marcello Marchese.

Era ormai il 2016 e la mia vita, per il resto, continuava a essere un mare in tempesta. Proprio un annuncio di Marcello arrivò nel momento giusto, quando ero disoccupata ormai da un po’:

Cercava una persona per il customer service di un suo progetto.

Mandai la mia candidatura, pochi giorni dopo ero già a colloquio. Finalmente da remoto.

Finalmente avevo trovato qualcuno che non mi dicesse che ero “troppo qualificata per il ruolo” (sì, mi è capitato più volte e ogni volta mi veniva sbattuta la porta in faccia).

Anzi, nel giro di una settimana mi trovai a gestire l’e-commerce nonché l’intero customer service.

La faccio breve.

La mia nuova avventura andava a gonfie vele. Dopo tante difficoltà, una boccata d’aria.

Negli anni seguenti mi sono guadagnata sempre più spazio, fino a diventare manager.

Nel 2019 però qualcosa s’è rotto. Mi sono resa conto che i miei ideali non combaciavano più con quelli dell’azienda e sentivo forte la voglia di costruire qualcosa di mio.

Presi una decisione, insieme al mio nuovo compagno, senza immaginare minimamente dove ci avrebbe portati in pochissimo tempo.

Era una sfida, ma nessuna sfida ormai poteva essere più ostica di quelle che avevo combattuto fin lì.

L’idea che mi frullava per la testa era questa: costruire una società di logistica diversa, che desse supporto totale a e-commerce e network di affiliazione.

Non si sarebbe occupata solo di spedizioni, ma anche di assistenza dei clienti, gestione delle giacenze e dei reclami e conferma dell’ordine telefonica.

Da questo sogno è nata Momoka. C’era però un “piccolo” problema.

Vi ho detto che si trattava di una sfida…

Durante la mia precedente esperienza avevo stretto rapporti con tanti proprietari di e-commerce e affiliate marketer.

Appena seppero della mia nuova azienda, vollero lavorare con me.

Bello, no? Sì, senza considerare però che volevano partire subito.

Era marzo 2019 e, in un solo mese, avremmo dovuto costituire legalmente l’azienda, fare un business plan, pensare a un tariffario, stendere i contratti, trovare i collaboratori, un gestionale, un VOIP, un magazzino e i corrieri.

Non vi nascondo che è stato un mese di poche ore dormite, tanta preoccupazione. E una tonnellata di voglia di farcela.

Fatto sta che il 2 maggio 2019 abbiamo fatto le nostre prime 200 spedizioni. Niente rispetto a quello che sarebbe successo esattamente 1 anno dopo…

Durante lo scorso lockdown abbiamo dovuto cambiare magazzino. Era troppo piccolo per gestire il boom di richieste.

Ne abbiamo preso uno da 800 mq.

Per fortuna nel mezzo avevo trovato un alleato. Un alleato blu.

Come ho detto, ho sempre studiato quando potevo. E volevo continuare a farlo. Cercavo però qualcosa di diverso dai soliti infoprodotti che promettono guadagni mirabolanti.

Così, in occasione del suo primo lancio, ho acquistato Business Genetics.

Business Genetics è stata una scoperta. Prima di tutto, di me stessa.

Ha stravolto la mia crescita personale e ancora oggi sto lavorando per mettere in pratica tutto ciò che ho imparato al suo interno.

Era proprio ciò che cercavo.

Oltre all’enorme carica di crescita personale, questo corso mi ha trasmesso il super-potere dell’imprenditore: la delega.

Probabilmente senza non sarei mai riuscita a scalare Momoka nel giro di qualche settimana.

Le 200 spedizioni iniziali sono diventate 40,000 in appena 2 mesi (marzo e aprile).

E di certo senza Business Genetics non riuscirei a sognare il futuro che ora immagino per la mia creatura.

Oggi manteniamo ancora la media di circa 20,000 spedizioni al mese e a fine ottobre siamo arrivati a 1 milione di euro di fatturato (uno dei miei grandi obiettivi quando ho preso BG).

Siamo ancora all’inizio. Sono sicura che ne vedremo delle belle. E ve le racconterò…

Sono una persona abbastanza timida, ma ho deciso di uscire dalla mia comfort zone. Per un motivo molto semplice.

In tutta questa negatività abbiamo bisogno di fermarci, guardare dentro di noi e trovare la forza di fare qualcosa di bello.

Spero che le mie parole possano aiutarvi anche solo un po’ a riuscirci.

Ricordate:

“Quando la vita ci si mette, colpisce forte. Ma tu, beh, colpisci più forte”.

Un bacio,
Debora.

Nonna Licia

Leggi la storia di Licia

Questo sarà un post diverso dagli altri.

Diverso perché la protagonista della storia è una giovane donna di 90 anni.

Diverso perché, fino a due anni fa, questa donna non aveva profili social di alcun tipo, e ora è un’influencer con quasi 100.000 follower.

Quella di Nonna Licia è una storia tanto incredibile quanto vera. Abbiamo avuto il privilegio di fare una chiacchierata con lei nei giorni scorsi, e pensiamo che le sue parole possano essere di profonda ispirazione per tutti.

Soprattutto per chi pensa che ormai il meglio sia alle nostre spalle, come il momento giusto per iniziare un progetto, per dare vita a un sogno, per riprendere in mano la nostra vita e darle quel tocco di colore in più.

Oggi riportiamo testualmente ciò che ci ha detto Licia (anche perché non c’è una virgola che cambieremmo).

——

“È una cosa molto interessante. Prima ero una persona tranquilla, che pensava esclusivamente alla famiglia e al marito malato da tanti anni.

Poi la situazione si è rovesciata.

Ho ripreso in mano la mia vita, come quando ero giovane (certo, con qualche piccola differenza) e non mi sono mai arresa. Sono sempre in movimento, pronta a qualsiasi cosa che arriverà.

Mi ha fatto tanto piacere tutto ciò che è successo durante questa avventura online.

Prima ero più scorbutica, non capivo che senso potesse avere mostrare la mia vita agli altri.

Ora vedo il progresso, l’importanza di proseguire. Mi rendo conto che è bello andare sempre avanti, in qualsiasi momento e qualsiasi cosa ci capiti.

Sfidarsi sempre e non disperare mai, anche quando ci tocca stringere i denti.

Questo progetto per me ha cambiato tutto. Mi ha fatto ritrovare la vita, che dalla depressione dopo la morte di mio marito stentavo a riprendermi.

Ho capito che la vita è bella, che non bisogna mai abbattersi e che c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire. È importante non fermarsi mai.

Certo, soltanto adesso sono un “pochetto ferma” a causa del coronavirus, ma passerà anche questa. Ne ho passate tante altre.

Così come è venuto, se ne andrà.

A chi vuole fare il mio mestiere di influencer direi di essere prima di tutto spontanei, di dire la verità e non prendere in giro nessuno.

Non siate ipocriti, perché la gente oggi capisce chi è sincero e chi no. Basta guardare le persone in faccia, si capisce.

Andate avanti, sfidatevi. Mettetevi in discussione e siate sempre sinceri. Sempre voi stessi.

Pronti per la prossima meravigliosa avventura”.

Licia

Enrico Florentino

Leggi la storia di Enrico

Ho 50 anni e mi sento lo zio di Marketers.

Ho vissuto una vita intensa, mossa dalla curiosità.

Sono nato in banca, almeno dal punto di vista professionale.

Dopo 7 anni ho cambiato lavoro e ho imparato il mestiere del consulente finanziario.

Dopo altri 7 anni (un numero che ricorre spesso nella mia vita) sono diventato manager di altri consulenti.

Li aiutavo a raggiungere i loro obiettivi aziendali, guadagnavo bene e mi ero iscritto a un master in business administration.

Bella vita, bello stipendio.

Ma una mattina è cambiato tutto.

Mi sveglio, mi guardo allo specchio e mi dico:

“Enrico, sei felice?”

Ogni giorno tutto si faceva più pesante e difficile.

La risposta:

Se non lo faccio ora (a 45 anni) non lo farò più.

Nonostante avessi un lavoro sicuro, quel giorno ho deciso di cambiare vita. Rinunciando ai tanti agi conquistati, per puntare unicamente su me stesso.

Volevo creare una mia academy, una scuola che potesse formare migliaia di consulenti finanziari e cambiare la loro vita. Volevo farlo a modo mio.

Come al solito (quando mi metto nei casini da solo) mi sono detto:

“Flore, e mo’ so’ ca**i tuoi”.

Ora ho imparato che quando ti bruci le navi dietro, puoi solo andare avanti.

Subentra l’istinto di sopravvivenza. E non dormi la notte finché non ci riesci.

Allora però non lo sapevo, è una consapevolezza che va allenata col tempo.

Sapevo solo che rimanere dov’ero mi avrebbe portato a raccontarmi solamente delle grandi balle, a credere di non potercela fare.

La doccia fredda ti sveglia.

Tornando a noi, all’inizio (per andare avanti senza bruciarmi i risparmi) ho iniziato a tenere giornate di formazione a rappresentanti di… materassi.

Parallelamente bussavo alle porte dei miei possibili clienti, con la classica overconfidence dell’imprenditore veneto stampata in faccia.

Faccia che riceveva porte sbattute, una dopo l’altra.

Mi presentavo come un outsider, uno con idee innovative da realizzare, uno che desiderava fare la differenza per i consulenti finanziari.

Peccato che, come per tutti gli outsider, di spazio ce ne fosse poco.

Tutto veniva affidato alle solite noiose, ma affidabili, società di formazione già presenti sul mercato.

Io ero meglio, avevo di più da offrire, eppure… niente.

Mi sono detto: “vuoi vedere che è la prima volta che fai una scelta così importante (con la tua famiglia da mantenere) e hai fatto fiasco?”

Dovevo aumentare la mia autorevolezza. Ma come?

Decisi di scrivere un libro.

Invece però che iniziare scrivendolo, andai sul sito di 3 case editrici importanti e proposi a tutte e 3 di pubblicare un libro che non avevo ancora scritto (omettendo saggiamente l’ultima parte).

Mi presentai quindi davanti agli editori con una cartellina contenente tutta la strategia di promozione del libro (in quello ero bravo), ma arrivò finalmente il momento della fatidica domanda:

“Ma il libro è pronto, vero?”

E la mia risposta: “certo, è QUASI pronto”.

Ho venduto il libro allo scoperto (come si dice nell’ambiente della Borsa). Ossia prima ancora di averlo scritto.

E firmando il contratto arrivai a ripetermi di nuovo:

“Flore, e mo’ so’ ca**i tuoi”.

Un’altra doccia fredda.

Iniziai a svegliarmi alle 5 ogni mattina per scrivere il libro. Ogni singolo giorno, dalle 5 alle 7, scrivevo.

In 3 mesi era pronto, e una volta pubblicato divenne un caso editoriale nel mondo dei consulenti finanziari.

Ci sono 30.000 consulenti finanziari in Italia, e “L’Imprendipromotore” ha venduto 3.500 copie.

Che poi (sono un amante della musica classica) la mossa di vendere allo scoperto la faceva anche Rossini.

Si faceva dare un grande anticipo per le sue opere senza averle ancora scritte. Poi univa nuove creazioni a materiale vecchio e remixava il tutto.

2 secoli prima dei dj.

Comunque, ricordo quando ho aperto per la prima volta le vendite della mia academy. Era mezzanotte, e a mezzanotte e 3 minuti arrivò il primo iscritto.

Una gioia indescrivibile.

Dai 30 partecipanti di quella edizione siamo arrivati ora a 240 consulenti nell’ultimo anno.

Io voglio cambiare questo mondo. Voglio aiutare i consulenti finanziari ad essere consapevoli di rappresentare l’anello più importante della catena del valore nel settore finanziario.

Oggi tutti i miei collaboratori hanno 20-30 anni in meno di me e circondarmi di ragazzi giovani è incredibile.

Quanti anni posso avere davanti, professionalmente? 15? 20? Un ragazzo ha ancora 3 vite da vivere, con degli strumenti in mano che non si sono mai visti nella storia.

Business Genetics in tutto questo è stata una ventata di aria fresca. Ho imparato tantissime cose nuove, nonostante le mie 50 primavere alle spalle.

La lezione sulla mappa del potere e quella sulla decostruzione dell’impero mi hanno aperto la mente.

Ho compreso il valore dell’impatto che un imprenditore è in grado di generare nella società e nel mondo.

Ossia ciò che, più di tutto, ogni giorno mi sprona ad alzarmi dal letto e fare del mio meglio.

Dovete sapere che ho una moneta sempre in tasca, con scritto “memento mori”, ossia “ricordati che devi morire”.

Può sembrare triste, ma abbiamo una vita sola, ognuno di noi.

E questa moneta mi ricorda di fare ogni sera un bilancio e chiedermi se ho fatto qualcosa per rendere il nuovo giorno migliore di quello precedente.

Per concludere questa storia, voglio dirvi che non esistono le linee rette.

Non vai mai dal punto A al punto B.

La vita è fatta di tanti segmenti e l’importante è proseguire, sempre.

Come diceva Paolo Conte: “era un mondo adulto e si sbagliava da professionisti”.

O come dico io: “Flore, e mo’ so’ cazzi tuoi”.

UP Marketing

Leggi la storia di Tony

“Tony, le estetiste sono ignoranti! Si fanno vendere di tutto”.

Ho passato l’infanzia al Sud, in una casa con quattro donne, tra cui una parrucchiera e un’estetista.

Immaginate la mia rabbia quando anni dopo il mio capo continuava a sminuire quei lavori.

Ogni volta mi prudevano le mani.

Cosa mi tratteneva in quella preistorica agenzia di comunicazione? Me lo chiedevo spesso, ma l’affitto a Roma non si paga da solo e buttavo giù bocconi amari.

Ero destinato a esplodere. Puntualmente avvenne, dopo l’ennesima richiesta assurda. Me ne andai sbattendo la porta.

Non ve lo nascondo, avevo paura.

Avrei trovato lavoro? Come sarei andato avanti? E se fossi dovuto tornare a casa mia?

Ero disoccupato in una delle città più care d’Italia.

Un giorno feci ciò che dovevo, da tempo. Chiamai le vecchie clienti dell’agenzia, raccontai loro cosa fosse successo.

Molte mi confessarono di sentirsi limoni da spremere in mano al mio ex capo.

Ve la faccio breve, diverse estetiste apprezzarono la mia sincerità e mi invitarono a curare il loro marketing. Così ricominciai.

Non potevo immaginare che quello sarebbe stato l’inizio di un percorso che mi ha portato a realizzare fatturati a sei zeri per decine di centri estetici.

All’epoca sapevo solo di aver fatto la scelta giusta.

Conoscere Marketers mi aveva aperto un nuovo mondo, dove ho incontrato persone simili a me, alla ricerca di una strada più etica per fare marketing e business.

Senza bisogno di raggirare i clienti in ogni modo.

Negli anni ho studiato, assorbito e fatto mio il Metodo Marketers. La svolta arrivò nel 2018, quando a un evento in cui ero stato speaker mi fermò una delle estetiste che mi aveva ascoltato.

Allora era la proprietaria di un grosso centro di bellezza, oggi è una delle imprenditrici estetiche più famose in Italia.

Mi chiese se con l’agenzia che intanto avevo aperto avessimo potuto seguirla. Beh, il traguardo che tagliammo insieme mi aprì gli occhi.

Si poteva fare. In appena 12 mesi abbiamo portato il fatturato del suo centro da 500k a 1 milione, trasformandola in una star per il suo pubblico.

Avevamo declinato il Metodo nel mercato dell’estetica e ben presto è diventato il marchio di fabbrica di Up, la mia agenzia.

In poco più di 2 anni siamo diventati un punto di riferimento nel settore, aiutando decine di imprenditrici a moltiplicare i loro fatturati e migliorare le proprie vite.

Proprio grazie a questi successi, nel 2019, sono salito sul palco del World per essere premiato con il Marketers Award.

Sarò sempre grato a Dario, oggi mio amico e mentore, e alla Family per avermi aperto una strada quando vedevo solo ostacoli.
Viceversa non sarei qui, fiero e felice di aiutare migliaia di estetiste-imprenditrici – oggi membri di UMA, la nostra community, dove condividiamo strategie, consigli e tips di marketing.

Voglio chiudere con una riflessione per chi è ancora indeciso e non sa che strada prendere.

Sporcatevi le mani, non temete di andare nella direzione che sentite vostra. L’etica, coniugata alla competenza e all’esecuzione, è l’antidoto più potente alla paura.

Gli occhi saranno spesso stanchi, ma il sorriso sarà sempre leggero.

Daje!

Tony

Filosofia e Caffeina

Leggi la storia di Benedetta

Questa storia sarà piena di digressioni, non avrà un inizio né una fine.

Ad essere sincera non volevo neanche raccontarla, perché a pensarci non sono arrivata da nessuna parte.

Non sono famosa (anche se mia madre lo pensa) e non sono ricca. Forse però sono un po’ più felice e realizzata. Quindi, visto che insistete, eccola qua.

Lavoravo come cassiera in un centro commerciale. Ma prima ancora facevo la psicologa coi ragazzi in difficoltà. Guadagnavo una miseria, avevo un capo che mi trattava come una pezza e che mi rendeva impossibile lavorare.

Un giorno, durante una notte insonne a Milano, mi resi conto che volevo uscirne. Mi chiesi: cosa farei se fossi totalmente libera di decidere che vita vivere?

Mi trovavo in una camera d’albergo e sul letto di fianco a me c’era “Così parlò Zarathustra” di Nietzsche. Ogni volta che mi allontano dalla mia città (Brescia) porto sempre un libro di filosofia con me.

La risposta che cercavo era lì sul letto, nell’amore di tutta una vita. In quel momento pensai a Socrate, che preferì farsi uccidere piuttosto che rinunciare alla filosofia.
Neanche io volevo rinunciarvi.

Tornai a Brescia e affrontai il mio capo, dicendogli che avrei lasciato quel lavoro e sarei tornata a studiare, mi sarei iscritta a filosofia.

Lui rispose alle mie dimissioni con queste esatte parole:

“Benedetta, dove pensi di andare? Tornerai strisciando”.

Molti pensarono che mi sarei trovata sotto a un ponte, e iniziai a temerlo anche io.

Andai a lavorare come cassiera: 10 ore in piedi a servire i clienti.

Facevo anche 190 scontrini al giorno e il mio incubo era incontrare gli ex colleghi o i vecchi compagni di università e leggere l’espressione sul loro volto.

Ovviamente successe: un giorno arrivò un ex collega, che mi guardò in faccia e disse: “che tristezza ridursi così”.

Quello stesso giorno il mio superiore aveva detto a tutto lo staff: “Mi raccomando, sorridete e proponete la borsina a 1 euro e 50”.
E quindi la mia unica risposta fu (tentando di sorridere): “vuoi la borsina?”

Ricordo che la sera rimasi da sola qualche minuto nel parcheggio del centro commerciale, tentando di scrollarmi di dosso l’identità da studentessa di filosofia (con già una laurea, un master e un tirocinio in tasca), che passava le giornate a lavorare come cassiera.

Per fortuna la filosofia mi ha sempre nutrito. Non è qualcosa che ti dà risultati immediati, ma che ti fa fiorire giorno dopo giorno.

E ora? Ora sono entrata nel meraviglioso mondo dell’insegnamento precario, in cui mi dicono anno per anno cosa insegnare. Quest’anno ho fatto educazione fisica e alternativa a religione, quindi in pratica ho insegnato filosofia alle elementari, anche ai bambini con problemi.

Se vi aspettavate quindi un viaggio dell’eroe, rimarrete delusi.

Non è una storia che parte dal basso e arriva in alto.

La vita è fatta di alti e bassi, di montagne russe che non finiscono mai. Non arrivi alla vittoria finale, semplicemente procedi verso la tua direzione.

Sì, ho ottenuto risultati impensabili, e li devo soprattutto a Marketers. Avevo già studiato Copymastery e Instadvanced. Ma sedermi in prima fila al Marketers World è stato il vero spartiacque.

Mi sono detta: “Benny, ti sei giocata le vacanze per essere qui, ora devi combinare qualcosa”.

E a distanza di mesi posso dire che qualcosa l’ho combinata.

Parlo di filosofia sui social, davanti a decine di migliaia di persone (non l’avrei mai creduto possibile), e ho avuto anche qualche grande soddisfazione (tra cui una richiesta di collaborazione da parte di Mondadori).

Ma ciò che conta davvero sono le relazioni.

Sono le persone che seguivo e che ora vogliono collaborare con me. I ragazzi che mi dicono che stanno amando la filosofia per la prima volta in vita loro, che si confidano in dm, che mi mandano storie bellissime.

Mi toglie il respiro pensare che ero la ragazzina che passava i pomeriggi chiusa in casa sulla “Fenomenologia dello spirito” di Hegel, convinta che nessuno avrebbe mai capito quanto fosse meravigliosa.

Credo che ognuno di noi abbia un filo rosso da individuare e da seguire.

Io da piccola giocavo con un libro di filosofia, non sapevo ancora leggere ma mi piaceva da impazzire la copertina. Ai miei occhi era una sorta di libro magico.

Quest’estate l’ho ritrovato, l’ho aperto e ne ho letto il titolo:

“Storia della filosofia occidentale”, di Bertrand Russell.

Tutta la mia vita successiva era già in quel libro che sfogliavo da bambina, senza che sapessi ancora leggere.

Il prossimo video di Filosofia e Caffeina (il mio profilo Tik Tok)? Lo farò su Leopardi.

Leopardi passò la vita a Recanati, finché non organizzò una fuga in gran segreto, che molti studiosi oggi ritengono “patetica”.

Ebbene, voglio invitare le persone a essere patetiche. Perché patetico deriva da pathos, ossia passione. E una vita senza passione non merita di essere vissuta.

Leopardi morì mangiando un gelato, che non poteva mangiare per le proprie fragili condizioni di salute.

Dopo anni di privazioni, fece ciò che gli andava di fare, prendendosene anche i rischi.

C’è tanta bellezza da comunicare nelle vite e nelle parole di chi ha vissuto migliaia di anni fa. Mettere tutto ciò in un video di un minuto sui social è una sfida, ma credo che ne valga la pena.

Mi torna in mente il mio prof di greco che si metteva a piangere leggendo testi di 2000 anni fa. Il fatto che 2000 anni dopo quelle parole facciano ancora piangere le persone è meraviglioso.

Dimostra la connessione eterna tra esseri umani. Che parte da Socrate e arriva (perché no?) fino a un video su Tik Tok.

L'Altra Riabilitazione

Leggi la storia di Marcello

Volevo uscire da quelle 4 mura.

Ho sempre fatto il fisioterapista classico: aprivo lo studio alle 8 di mattina e lo chiudevo alle 8 di sera.

Era la mia vita? No.

Come ne sarei uscito? Bella domanda.

Sentivo l’inquietudine crescere, ma non ambivo a stravolgere tutto.

Non sognavo auto di lusso o una vita dall’altra parte del mondo. Volevo semplicemente uscire dai limiti fisici del mio paesino e arrivare ovunque, anche solo con le parole.

Ho iniziato agendo, senza un vero e proprio piano in mano.

All’inizio aprii un sito web in cui parlavo di riabilitazione. Facevo un migliaio di visitatori al giorno, ma non avevo idea di come monetizzare il traffico.

Poi mi imbattei in Dario e Andrea Giuliodori (che considero i miei mentori), e cambiò tutto.

Articoli, ebook, videocorsi: capii che il digitale mi permetteva di comunicare ciò che sapevo fare non più solo davanti a un singolo paziente, ma a decine di migliaia di persone alla volta.

A distanza di qualche anno, oggi il mio canale Youtube ha 200.000 iscritti e il sito genera circa 20.000 visitatori al giorno.

Ma soprattutto, l’anno scorso ho raggiunto i 100.000 euro di fatturato online, superando le entrate che facevo (e che continuo a fare) col mio studio.

Quando anni fa leggevo questi casi studio sul blog di Dario mi sembravano irrealizzabili, mentre ora sono la normalità.

Come ho fatto? Se dovessi trovare una formula direi:

Arrivare prima + comunicare bene + avere costanza.

Sono stato il primo a fare il fisioterapista online e il primo a metterci la faccia. E questo ha reso fondamentale saper comunicare ciò che amavo e sapevo fare.

Qui Copymastery è stata la fulminazione sulla via di Damasco. Il copy mi ha insegnato come arrivare al cuore e alla mente delle persone, online e offline.

Tutto questo però senza la costanza non sarebbe bastato. Io nel digitale ho visto la vita: arrivavo in studio alle 8 del mattino con già un paio di ore di lavoro sul mio sito alle spalle.

Non mi pesava affatto, mi svegliavo entusiasta.

Ci sono stati momenti difficili, certo. Forse è sempre un momento difficile se hai il coraggio di metterti in discussione.

Quando non stai seguendo una via tracciata, ma ti stai inventando la tua professione giorno per giorno, è normale avere paura.

Io poi vengo da una famiglia di imprenditori e fin da piccolo ho assistito a riunioni di famiglia in cui si parlava solo di problemi e di banche.

Involontariamente associavo l’attività imprenditoriale a tutto quello.

Ho scoperto però che online le barriere sono diverse. Un tempo ci volevano generazioni per scalare un’azienda, oggi può andare tutto molto velocemente. E dipende da te farlo durare nel tempo.

Sembra strano, ma ci vuole coraggio per ammettere che puoi creare un business dirompente in pochissimo tempo. L’assenza di limiti a volte è disorientante.

Soprattutto quando non sei circondato da persone che fanno già quella vita, come nel mio caso.

Ho iniziato a lavorare online a 33 anni, con già un figlio e vivendo in un paesino in provincia di Piacenza.

Intorno a me nessuno capiva cosa stavo facendo e perché.

Oltre ai Meetup e al Marketers World (da cui ho tratto un grande beneficio), ricordo quindi molto bene quando ho incontrato Dario e la Marketers Family a Barcellona.

Quel giorno ho finalmente realizzato di essere circondato da persone che non solo mi capivano, ma che erano ancora più avanti di me.

Poi sono sincero: per me oggi la libertà dell’online non ha prezzo.

Se avessi avuto solo il mio studio avrei passato il lockdown con le mani tra i capelli. Invece ho potuto godermi lunghi momenti di relax nel giardino di casa, ho avuto la libertà di riflettere sulla mia vita serenamente.

Senza l’ansia di capire come andare avanti e anzi, vedendo il mio fatturato aumentare invece che diminuire.

Progetti per il futuro?

Sognare ciò che verrà dopo non è sempre facile.

5 anni fa avrei pensato che questo fosse il massimo pensabile. Poi ci sono arrivato e ho capito di non essere alla fine, ma all’inizio.

Ora sto per pubblicare un libro con una grande casa editrice, e questa cosa mi riempie di soddisfazione. Sto anche cercando il coraggio di reinventarmi di nuovo. Di andare di nuovo dove gli altri non si sono ancora avventurati.

A questo proposito ricordo Dario sul palco del Marketers World 2018, quando parlando di Musical.ly (allora non era ancora diventato Tik Tok), disse: “se pensi che sia una cosa da bambini, significa che stai già diventando vecchio”.

Ecco, mi auguro metaforicamente di non diventare mai vecchio. Se non dal punto di vista biologico, almeno dal punto di vista imprenditoriale.

Malìa Vibes

Leggi la storia di Marta e Giulia

Siamo un po’ lo yin e lo yang.
Giulia – romana, advertiser in Marketers Company – timida e introversa, Marta – da Milano, media content specialist in Shift – un vulcano di parole e risate. In pochi mesi le nostre vite si sono mescolate in maniera del tutto imprevista e imprevedibile.

Tutto è nato durante l’ultimo Team Party con la Family. Amiamo quei momenti, siamo un’azienda totalmente da remoto e perciò il condividere momenti si trasforma in una gioia pura.

È come ritrovarsi con amici che non vedi da tanto tempo.

L’ultima volta, prima della pandemia, abbiamo affittato un intero agriturismo nelle campagne toscane. È stato proprio lì che, per la prima volta, ci siamo incontrate offline.

“Marta mi raccontò di aver programmato un bel tour del Sud Italia. Io ascolto, prendo e porto a casa. Allora eravamo due semplici colleghe, poi durante la quarantena abbiamo iniziato a sentirci spesso.

In pieno lockdown le ho girato una proposta: mi avevano invitato a passare qualche mese a Palermo in estate. Neanche 24 ore dopo abbiamo prenotato una casa per 35 notti, da quasi sconosciute”.

“In Sicilia abbiamo scoperto che io e Giulia siamo opposte ma complementari. Io amo stare al centro dell’attenzione, lei cerca di evitarlo; lei che programma e pianifica, io che vivo nel mio caos”.

Dopo le prime settimane di Vucciria, Taverna Azzurra e serate “ritmo e atmosfera” abbiamo deciso di iniziare a raccontare la nostra avventura su Instagram.

Abbiamo notato che ci scriveva in privato tanta gente, magari persone che non sentivamo da anni o a cui pensavamo non interessasse. Invece si ricordavano cose che avevamo detto o fatto settimane prima.

Così abbiamo aperto un profilo dedicato dove stiamo continuando questo racconto. Già, perché intanto abbiamo preso una decisione… di cuore.

Man mano che si avvicinava il giorno della partenza sentivamo il “mal di Sicilia”. Non volevamo andarcene.

Abbiamo incontrato la persona giusta al momento giusto: una ragazza, durante una serata, ci racconta che cercava casa e inquiline. Noi, che ci eravamo già ripromesse di tornare a Palermo, non ce lo siamo fatte ripetere due volte e siamo andate a vedere degli appartamenti con lei.

Il finale? Abbiamo affittato un appartamento per i prossimi 12 mesi.

Molti potrebbero chiedersi il motivo di questa scelta improvvisa. Beh, un vero motivo non c’è. Lo abbiamo detto, è stata una decisione dettata dal cuore e dalle emozioni.

Abbiamo la fortuna di lavorare in realtà aziendali che abbracciano il remote working. Ecosistemi dove ciascuno ti spinge, anche inconsapevolmente, a vivere davvero la vita che si desidera.

Non è scontato. Molto spesso ci raccontiamo storielle per evitare di prendere scelte coraggiose e, perché no, un po’ pazze. Sono quelle però che ti fanno imboccare la strada di un’esistenza piena.

Ecco, il bello del lavoro che facciamo è che ci dà continue opportunità per dimostrare – in primis a noi stesse – di essere libere, autonome e indipendenti nel fare ciò che ci piace quando ci piace farlo.

Per noi il lavoro da remoto è questo. Non lavorare in pigiama tutto il giorno (a volte anche quello), ma lasciare ogni zavorra alle spalle e liberarsi da ogni sciocco vincolo che ci creiamo.

A volte basta lanciarsi e godersi il viaggio…

Quando guardiamo fuori dalla finestra della nostra ormai nuova casa ringraziamo di averlo fatto. E lo rifaremmo ancora.

P.S.: Ah, e abbiamo un terrazzo super-figo. Se passate di qui, scriveteci, da noi non manca mai ospitalità e un bicchiere di rosso.

Un abbraccio dalla Sicilia,
Marta e Giulia (Malia)

Giorgia Colavita

Leggi la storia di Giorgia

Mi prendo la responsabilità di ciò che sto per dire.

Sarà impopolare e molti mi odieranno. Ma sarà anche profondamente vero.

Credo che il marketing digitale non dovrebbe essere di tutti.

Prima di inca***rvi, pensateci:

Abbiamo trattato l’ecosistema online come l’ambiente più democratico della storia.

Il luogo dove ognuno può farcela e dar vita al proprio sogno. Vendere qualsiasi cosa e vivere una vita meravigliosa.

Qual è il risultato?

Da un lato ci sono tantissime persone creative che si sono inventate vite e lavori, e ciò è fantastico.

Dall’altro, l’online si è riempito di gente che scimmiotta strategie altrui per promuovere roba scadente.

Gente che vede un ad e la copia. Vede un funnel e lo copia. Questo perché per replicare un prodotto servono anni di lavoro, per replicare una strategia di marketing le barriere sono inesistenti.

Per questo credo che sia il momento di stringere la tenaglia. Il momento di non fare entrare in questo mondo chi non ha un codice etico. Chi usa in modo improprio ciò che viene insegnato in ambienti come Marketers, e che ha un valore così elevato.

Parlando di valore, credo non esista nessun percorso in Italia che ne ha così tanto come Business Genetics.

Ma lasciatemi fare un passo indietro.

Lavoro nel mondo del marketing da una decina d’anni, gestendo diversi team in diverse aziende.

Parliamoci chiaro, non mi sono mai sentita una dipendente. Quando i progetti nascono da te, diventi una sorta di imprenditore dentro l’azienda.

E io sono sempre stata una persona ambiziosa. Ho sempre creduto che il desiderio di eccellere fosse un’inquietudine positiva, una “fame di vita” necessaria.

Ma per quanto me la raccontassi, quella che facevo anni fa non era una vita sana. I ritmi folli mi assorbivano e dormivo due ore a notte.

Finché un giorno non mi hanno ricoverata. Avevo 190 battiti a riposo, i medici temevano che avessi un aneurisma e rimasi in ospedale per 10 giorni.

Quella fame mi stavano uccidendo.

Uscita dall’ospedale mi licenziai.

Decisi di cambiare vita e iniziai a lavorare in una copisteria di Reggio Emilia. Un’azienda ferma agli anni ’80.

Una tela bianca dove potevo sbizzarrirmi e ripartire da zero.

Creai il sito, la veste grafica, il marketing. All’epoca avevo già fatto Instadvanced, Copymastery e Facebook Advanced.

E dopo?

Il (buon) lavoro paga sempre.

La copisteria inizia quindi a crescere e tutto va alla grande. Ma quando arrivo all’obiettivo che mi sono posta, capisco che ho bisogno di nutrirmi di altro.

Un giorno mi contatta un noto brand. Sono una S.p.a., io la ragazza della copisteria di Reggio Emilia. Facciamo un paio di incontri, in cui mi dicono che stanno cercando una nuova agenzia di marketing.

Mi fanno una proposta da 10k al mese. I miei capi si spaventano. Troppo fatturato, troppe tasse. Troppa crescita troppo velocemente.

Realizzo che ho trasformato quella piccola copisteria in un’agenzia di marketing capace di riscuotere l’interesse di brand enormi.

Io e la mia collega Antonella ci guardiamo in faccia: non possiamo dire di no a un contratto del genere. Che fare?

La prima cosa che faccio è comprare Business Genetics. La seconda è licenziarmi (insieme alla mia collega e ora mia socia). La terza è partire in viaggio per San Francisco.

2 settimane dopo, al mio ritorno in Italia, la mia fame aveva divorato il corso da cima a fondo.

Prima avevo un’idea di business, che mi avrebbe portato a fare molti errori. Errori che Business Genetics mi ha impedito di commettere.

Non so come avrei iniziato da zero. Sarei stata una dipendente con molte qualità, non un’imprenditrice.

Quello che è successo è che un giorno dopo essermi licenziata sono passata da 30k l’anno come dipendente a un giro d’affari di 140k.

E la cosa divertente è che ho anche detto di no a quel grosso cliente.

L’ho fatto per salvaguardare la mia salute. Non volevo rimanere incastrata nelle dinamiche da agenzia. Avrei finito per lavorare solo per loro e non sarei stata libera.

Ho aperto un’agenzia (Arketing Studio), perché è ciò che so fare bene. Ma so anche che non è ciò che vorrò fare per sempre.

È il mio 20/80 capace di darmi la vita e le soddisfazioni che voglio, per poter lavorare su ciò che già mi ronza in testa.

Oggi in Arketing non siamo più in 2, ma in 7. È ormai una realtà solida, strutturata e in crescita.

E questo dopo neanche 12 mesi.

Licenziandomi ho fatto all in, ho messo tutto sul piatto. E ora mi trovo spesso a pensare:

“perché non l’ho fatto 10 anni prima?”

La qualità della mia vita è esplosa, oltre ogni immaginazione. Posso dire sì e no quando voglio. E dico molti più no che sì.

E ora?

Sto cercando di creare un prodotto che abbia dei forti valori etici al centro.

Non voglio far parte della schiera di persone che si lamentano, ma essere tra quelle che fanno qualcosa per migliorare il nostro pianeta.

Voglio unire business, etica e scalabilità in un progetto che continui ad emozionarmi e che sia in costante crescita.

Pur continuando a prendermi cura della realtà che ho creato e di cui sono estremamente fiera.

Realtà che è come un bambino, che ho accudito e che ora è quasi pronto a camminare con le proprie gambe.

La verità è che ho voglia di dedicarmi a qualcosa che non tocchi solo me.

Ho l’esigenza di restituire qualcosa indietro, perché sento di aver avuto tanto dalla vita. Ho fatto tante esperienze, e anche ciò che mi è successo di negativo è stato un grande regalo.

Ora se non restituisco tutto ciò esplodo. Sento questa gratitudine immensa che se ci penso mi fa commuovere.

Ho fame, da sempre. Ma questa fame finalmente ha smesso di logorarmi, e ha iniziato a nutrirmi.

Francesco Delle Femmine

Leggi la storia di Francesco

BREVE DIARIO DI UN MARKETER NICHILISTA

Sarebbe stata una traversata da 11 ore e 40 minuti.

Salendo sul Flixbus per Milano Lampugnano non sapevo cosa aspettarmi. Avrei passato la notte lì, seduto al mio posto pagato 1€, per arrivare a destinazione alle 8 della mattina dopo.

E poi? Tutto questo per un aperitivo? In quanti mi avrebbero capito?

Era il 2015, trascinavo la mia vita tra l’università e la prospettiva di una carriera che mi soffocava al solo pensiero.

Sono un nichilista convinto, ma da un po’ avevo scoperto un gruppo di ragazzi che sognavano e mi facevano sognare in grande.

Quando sentii parlare di un aperitivo a Milano, dove per la prima volta si sarebbero ritrovati tutti i Marketers, decisi di andarci. A ogni costo.

Il problema?

Abitavo (e abito) in provincia di Caserta, a circa 748km da Milano. E all’epoca avevo poche decine di euro da parte…

Dopo essermi formato online, anche grazie al blog di Dario, avevo trovato il mio spazio per sperimentare.

Un amico aveva un’agenzia di marketing offline e, con lui, iniziammo a proporre i primi servizi digitali.

I budget erano risicatissimi, ma è stata una palestra formidabile. Me ne dovevo inventare di ogni per raggiungere gli obiettivi…

Ricordo che, nel periodo di quel primo aperitivo Marketers, Instagram aveva introdotto la localizzazione dei post.

Io ci avevo costruito una strategia per un piccolo ristorante (segno del destino?).

Oggi aggiungere la localizzazione è la cosa più naturale del mondo, allora ci portò una copertura pazzesca e altri buoni risultati.

Quel piccolo successo mi aveva fatto capire che c’era un futuro per quello che facevo…

Mi serviva però sentirmelo dire da persone simili. Allora, giù da me, non avevo l’approvazione di nessuno.

Quell’1€ speso per il Flixbus (l’unico mezzo di trasporto che mi potevo permettere) fu il miglior investimento che potessi fare.

Arrivato a Milano, mi fiondai nella stanza che avevo preso. Diciamo che non era per niente di lusso.

Anche il mio budget personale era risicatissimo.

Passai la serata chiacchierando con Dario, Luca, Vittorio e tutti gli altri. Mi aprirono la testa con le loro storie e i loro consigli.

Appena ci salutammo, mi precipitai di nuovo a Lampugnano. Nuovo bus, nuova traversata, ma dentro di me era scattato qualcosa.

A casa mi aspettavano la vita di sempre e l’università. 5 anni fa non era così “mainstream” lasciarla.

Non potevo rimandare più: Dovevo prendere la mia vita in mano. In fondo lo sapevo già:

Avrai abbandonato l’università per sempre. Volevo dedicarmi al digital marketing.

Quando mi decisi definitivamente i miei non la presero benissimo, ma ormai non si poteva tornare indietro.

A Milano tutti mi avevano dato un consiglio, riassumibile così:

“Trovati un co-working dove esprimere le tue potenzialità e conoscere gente”.

Quando tornai a Caserta fu la prima cosa che feci con i pochi spicci che mi rimanevano…

Fu la scelta migliore che potessi fare, dopo quell’investimento di 1€ per il Flixbus per Milano.

In quel co-working sono cresciuto, ho conosciuto persone pazzesche e trovato clienti incredibili. Proprio lì nacque Alfonsino, un progetto di food delivery focalizzato su piccole città.

Erano passati anni da quell’aperitivo, ma mi imbarcai in questo viaggio con lo stesso spirito. Dove mi avrebbe portato?

Ve la faccio breve.

Dopo 3 anni dalla fondazione, Alfonsino è in oltre 400 centri in Italia e stiamo progettando una nuova espansione.

Per 2 anni mi sono occupato del customer service. Poi mi sono spostato sempre più sul marketing e tutt’ora me ne occupo per Alfonsino e altri clienti (di cui magari vi racconterò in futuro).

Marketers è stato un compagno di percorso immancabile. Ho comprato e divorato praticamente ogni corso.

Al di là delle singole strategie, ciò che mi è rimasto è una mentalità che applico ogni giorno nel mio lavoro.

Proprio qualche settimana fa, insieme a tutto il team di Alfonsino, abbiamo chiuso un crowdfunding da 350,000€.

Era il secondo per noi (il primo era da 150,000€).

Eravamo indecisi se provarci o no. Alla fine ci siamo lanciati, applicando il puro Metodo Marketers:

Abbiamo aperto una community, l’abbiamo popolata di potenziali investitori e dato valore a ciascuno di loro (in base alle diverse esigenze).

In pochissimo tempo siamo arrivati al goal. Così, ora è ufficiale, nei prossimi 24 mesi apriremo in 24 nuove città.

Questo è stato uno dei miei traguardi personali, che mi ha insegnato tanto in questo anno così complesso.

Un anno che, nonostante io rimanga un nichilista convinto, mi ha insegnato una cosa:

Non importa quanto duro e lungo sembri il viaggio, il cammino spesso ti porterà dove non ti aspetti e ti lascerà più ricco di esperienza e conoscenza.

A presto. Un abbraccio,
Francesco

Riccardo Zefelippo

Leggi la storia di Riccardo

Ho una tribù di Gorilla e non potrei esserne più fiero.

Fermi tutti: non vivo in Congo e non lavoro in uno zoo.

Per capire esattamente di cosa sto parlando, meglio riavvolgere il nastro a qualche anno fa:

Dopo la maturità partii per l’Inghilterra, affamato di esperienze e di indipendenza.

Sognavo di imparare diverse lingue, fare volontariato, salvare tartarughe o costruire scuole in Africa.

La vita pensò bene di darmi subito uno schiaffo in faccia, il più brutto della mia vita:

A poco tempo dalla pensione e dal suo sogno di passarla in barca, papà ci lasciò, per sempre.

Da ragazzino pieno di sogni a uomo di casa. Tutto in ventiquattr’ore.

Tornai in Italia e accettai il primo lavoro che mi capitò. Mi ritrovai in un ufficio senza finestre, davanti a una scrivania, con qualcuno che mi diceva esattamente come vestirmi e come comportarmi. Ogni singolo giorno.

Diventò presto il mio incubo peggiore.

In una delle tante notti insonni di quel periodo, a inizio 2014, qualcosa catturò la mia attenzione: il blog di Dario Vignali.

Mentre leggevo le parole di Dario, oltre a imparare strategie di marketing, vedevo una via di fuga dallo stile di vita in cui ero intrappolato.

Da lì iniziarono le vere e proprie montagne russe…

Provai a lanciare un business per mia sorella, fallendo.

Diedi le dimissioni e iniziai a saltare da un lavoro all’altro, senza meta.

Iniziai a uscire di meno con gli amici, a lanciare progetti online, a investire tutti i miei soldi e il mio tempo libero nella formazione:

Facebook Ads
Funnel
Copywriting
Social Media Management…

Dopo qualche anno le cose iniziarono a funzionare alla grande e mi ritrovai a gestire lanci da centinaia di migliaia di euro.

“Sto andando nella direzione giusta”, pensavo.

Eppure poco dopo…

Avete presente quella brutta sensazione di vuoto, ansia e demotivazione?

Sì, quella che ti colpisce dal nulla, che ti fa capire che stai sbagliando traiettoria. Di nuovo.

Scavai in profondità e iniziai a capire due cose:

Non mi piaceva avere un capo o lavorare alle idee degli altri (così accolsi il mio animo da imprenditore).

Non volevo collaborare con aziende che non condividevano i miei valori (così ritrovai il mio animo da attivista hippie).

Sono vegano, ho sempre amato gli animali e lotto ogni giorno per la sostenibilità ambientale (in ogni sua forma). Volevo ritrovare le stesse idee nei miei clienti.

Fast forward: Marketers Meetup di Roma. Siamo nel 2019.

C’è la maggior parte della Family. Il locale è stracolmo.

Evito accuratamente la folla e incontro altri due introversi: Giulia e Valerio.

Come me, sono studenti di Marketers. Tra una chiacchiera e l’altra, la serata vola via e ci salutiamo. Nessuna epifania (per ora).

I mesi corrono veloci e arriva il Marketers World di Rimini.

“Dai, venite anche voi stasera!”

Una ragazza conosciuta al World invita me e la mia ragazza a cenare al Flower Burger, insieme ad altri ragazzi (che ancora non conoscevamo). Esitiamo un po’, ma alla fine ci andiamo.

A tavola, mentre cerco di associare tutti i nuovi nomi a un volto, ne riconosco due: Giulia e Valerio.

Scopriamo di essere tutti e tre vegani, di voler essere imprenditori e di sognare di salpare con Sea Shepherd per salvare le balene dalle navi giapponesi.

Ora, tutti a questo punto avrebbero iniziato a intravedere delle chiare coincidenze.

A noi serviva ancora un segnale per decidere che era il momento di iniziare a collaborare insieme.

Il segnale in questione era il mio post di presentazione sul gruppo studenti di Business Genetics, scritto qualche mese dopo il World.

Tra i vari commenti (stavolta il destino voleva essere esplicito) c’era anche quello di Valerio.

Da quel giorno io, Valerio e Giulia abbiamo iniziato a conoscerci meglio, a fare lunghe chiamate notturne e a coltivare un nuovo progetto che è germogliato ad aprile dell’anno scorso:

Gorilla Tribe.

Un’agenzia di marketing (odiamo ancora chiamarla così) con un unico scopo: aiutare aziende e personal brand che hanno un impatto positivo sul Pianeta.

Le nostre parole d’ordine sono etica e sostenibilità.

In poco tempo lanciamo il sito e iniziamo a fare delle cold call ai primi clienti.

Boom.

La risposta è incredibile, con un magnitudo più grande di quanto ci aspettassimo:

Tanti imprenditori vogliono lavorare con noi perché si rispecchiano perfettamente nei nostri valori.

Diamo così vita a un nuovo approccio al marketing, che chiamiamo “per gli Eroi del Pianeta”.

Ah, se un’azienda ci contatta per “seguire il trend del momento”, rifiutiamo categoricamente.

È difficile farlo, specialmente all’inizio, ma sappiamo che la nostra vision è troppo importante per essere compromessa.

Perché “Gorilla Tribe”?

La risposta è semplice:

I gorilla sono animali forti, pacifici, si raggruppano in grandi tribù e vivono in armonia con madre natura.

Noi gli assomigliamo (e non potremmo esserne più fieri).

Finalmente ritrovo me stesso in quello che faccio, al 100%.

Ho avuto tanti momenti difficili nella vita, ma la cosa più importante è che non ho mai smesso di credere che esistesse una via migliore.

Ora ho la mia amata tribù di Gorilla, e non potrei esserne più fiero. E in più…

So che tutto questo è solo l’inizio.

Da un insolito imprenditore attivista hippie è tutto,

Riccardo

Ida Dalicante

Leggi la storia di Ida

LA TRAPPOLA DELLA NORMALITA’

C’è sempre stata una domanda a cui non sapevo rispondere:

Cosa vorresti fare da grande?

Può sembrare sciocco ora, ma non avere una risposta mi faceva pensare che ci fosse qualcosa di sbagliato in me.

Mi ero ormai rassegnata a portare termine ciò che avevo iniziato (la laurea in Economia) e poi chissà…

Sin da piccola, per i miei parenti e conoscenti, ero sempre stata “quella che sa cantare”.

Nel 2009 avevo anche iniziato a pubblicare su YouTube le mie cover di canzoni famose. Fecero qualche migliaia di views, non poche per l’epoca.

Però quella definizione mi stava stretta.

Ero “quella che sa cantare”, ma le mie ambizioni mi portavano altrove.

Avete presente quei programmi televisivi sugli imprenditori americani?

Ecco, non so bene perché, ma avevano fatto nascere in me il fascino dell’imprenditoria.

L’idea di organizzare un gruppo di persone intorno a un’idea per trasformarla in realtà mi attraeva.

Anche per questo motivo, nel 2012, mi ero iscritta a Economia.

Presto mi resi conto che volevo fare, non solo riempirmi il cervello di teoria. Continuavo a non capire cosa cavolo volessi combinare nella vita…

L’esame di marketing mi illuminò o, almeno, così mi sembrava allora. A me piaceva (e piace) il business della moda. La mia mente pensò:

“Perché non aprire un blog dove parlare di marketing e moda?”

Ecco come nacque “Pistacchio e Liquirizia”.

La storia di questo nome? Beh, dietro c’è stata una lunga ricerca di mercato, brainstorming infiniti…

In gelateria. Sì, in realtà l’ho pensato in gelateria, mentre ero in preda all’indecisione tra un cono pistacchio e cocco o pistacchio e liquirizia.

Potete immaginare, con questi presupposti, che fine abbia fatto il mio primo blog.

Al di là di questo però, quell’esperienza mi fece conoscere – virtualmente – prima Dario e poi Luca.

A dirla tutta, testarda come sono, ho letto le guide di Dario e poi ho deciso di fare di testa mia. Diciamo che non è andata benissimo.

Luca, invece, all’epoca aveva un podcast. Era circa il 2015.

Loro due comunque mi fecero buttare l’occhio su un nuovo mondo.

Era un mondo diverso da quello – teorico e astratto – dove mi ero rassegnata a rimanere. Un mondo fatto di cose concrete, progetti entusiasmanti…

E poi? Beh, di motivi ce ne sarebbero tanti, ma dopo quella scoperta caddi in un blocco totale.

Nonostante tutto mi rintanai in quella che mi sembrava la normalità.

Dal 2015 al 2018 mi sono trascinata dietro una vita che non mi soddisfaceva, andando verso un futuro che non mi entusiasmava.

Questo fino al 6 febbraio 2018.

Probabilmente stavo cazzeggiando su Facebook, in una “pausa” dallo studio per l’esame di Diritto privato.

Ero iscritta a WE ARE MARKETERS da tempo. Scorrendo il feed, lessi un post dove si annunciava la ricerca di nuovi Jedi.

Ora, voglio essere onesta: non sapevo neanche che cosa fossero i Jedi.

Tuttavia quella mi sembrò l’occasione per dare una sterzata alle cose. Mi dissi “ma sì, proviamoci”…

Per la vostra gioia, ho recuperato la mia candidatura. L’avevo chiusa così:

“Male che vada, mi candido come donna delle pulizie visto che siete dei casinisti fenomenali. Posso anche cucinare”.

Sì, mi sono candidata come donna delle pulizie di un’azienda senza uffici. Un vero genio, eh?

Al di là di questo, rileggere quella candidatura mi ha fatta sorridere e riflettere. Queste parole in particolare le sento ancora mie, a distanza di anni:

“La normalità, la monotonia non fa per me. Voi siete un concentrato di ciò che vorrei vivere. E poi, ho tanta voglia di mettere in pratica ciò che ho imparato, così come ho voglia di continuare a imparare e darvi fastidio”.

Non so perché, ma la mia candidatura fu accettata.

Dopo 2 anni sono ancora qui a dare fastidio e ho raggiunto un traguardo di cui sono fiera…

Oggi sono Community Manager in Marketers e dirigo la squadra dei miei fantastici, pazzi Jedi.

Finalmente posso rispondere:

Cosa voglio fare da grande?

Prima di tutto, non voglio smettere di sorprendermi e scoprire nuovi mondi.

E sì, voglio continuare ad aiutare i miei Jedi, ragazze e ragazzi da tutta Italia che moderano i gruppi Marketers, a trovare la propria strada. Magari lontana da quella che per gli altri è la “normalità”.

Perché, se c’è una cosa che ho imparato negli ultimi anni, è proprio questa:

La vita è troppo breve per lasciarsi dire cosa farne da una persona diversa da sé.

Un abbraccio,
Ida

Francesco Grisoni

Francesco Grisoni

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La mia storia inizia più di un quarto di secolo fa in una gelida mattinata di marzo a quanto dicono i miei genitori.

Ma a volte penso che la vera avventura sia iniziata consapevolmente e con una sua precisa direzione solo nel mio 24esimo anno di età.

Al tempo ero terribilmente frustrato.

Mi guardavo intorno e sentivo di non appartenere alla realtà che mi ricordava.

Mi resi conto che avevo inserito il pilota automatico, imboccando una strada universitaria tra le tante senza convinzione e vocazione solo per seguire l’esempio di amici e famigliari.

Accadde che la frustrazione raggiunse un livello tale che il dolore fu troppo grande e decisi di voler cambiare. Decisi di iniziare dalle basi dell’appagamento: la crescita personale.

Mi scaraventati fuori dalla mia comfort zone iniziando a prendere lezioni di canto. Fu proprio la terapia adatta di cui la mia anima inespressa aveva bisogno.

Non sapevo che da lì a poco salire su un palco di teatro di fronte a più di cento di persone per cantare mi avrebbe sconvolto l’esistenza.

Ma così fu.

Oggi guardandomi allo specchio vedo una persona completamente diversa a tratti irriconoscibile.

Da quel momento la mia vita ha iniziato a prendere la piega giusta. Anche la fortuna ebbe il suo ruolo.

Più o meno a inizio 2018 fui incuriosito da un’inserzione su Instagram che avevo installato da poco.

All’ora non potevo sapere che il 2018 sarebbe stato l’anno della rinascita della fenice dalle proprie ceneri: la mia rinascita.

Benedetto/a chi gestiva le ads di Dario a quel tempo. Mi si aprì un mondo nuovo.

Marketing, digital entrepreneurs, visioni di vita alternative.

Iniziai a studiare, ritrovai l’interesse per la lettura (leaders are readers :) ) e riscoprii la passione per la psicologia che avevo accantonato con l’inizio di Ingegneria.

Man mano mi isolai nella mia bolla di crescita per dedicare tutta la mia concentrazione a capire cosa fossero i funnel e il copy, le tecniche e gli strumenti del marketing tradizionale e odierno grazie ai contenuti infiniti che la community proponeva.

Ma la presa di coscienza arrivò dall’offline.

Fu il Marketers World a definire il mio avvenire.

L’evento fu una cosa pazzesca. Memorabile come Woodstock, un piccolo grande passo per me.

Non dimenticherò mai le emozioni e le sensazioni che mi accompagnarono al Palariccione quei giorni di settembre.

Soprattutto all’aperitivo quando vidi in carne ed ossa Vitto, Dario e tutti gli altri membri della Family e potei interagire con loro finalmente come persone reali senza filtri da schermo blu.

Ero partito da solo, ma ero tornato a casa con un sacco di amicizie preziose e di nuove conoscenze.

Ma soprattutto con più consapevolezza di chi volevo essere e dove volevo andare.

Tornato a casa la carica dell’evento mi permise di buttare giù alcune credenze limitanti nella mia mente e iniziare ad agire nel mondo esterno.

Oltre che investire tempo nella mia formazione con corsi marketers e offline, iniziai anche a investire soldi che avevo risparmiato grazie al mio lavoretto universitario da portapizze.

Non c’era tempo da perdere mi cercai anche i primi lavori per mettere finalmente in pratica ciò che sapevo e per sperimentare ciò che conoscevo solo teoricamente in modo da crearmi il mio bagaglio di competenze T-shaped.

Sono proprio queste competenze che mi hanno condotto dove sono oggi.

Ingenuamente quando scelsi la carriera ingegneristica (che sto pianificando di portare a termine – never give up!) fui condizionato nella scelta dai discorsi sulla sicurezza economica della mia famiglia.

Però io pensavo più in grande. E penso in grande tutt’ora.

Non so se hai mai letto “Padre ricco, padre povero”, ma ho imparato che non mi farò più guidare dalla mentalità “lavoro per i soldi”.

Con Marketers ho compreso che rincorrendo i propri obiettivi si diventa qualcosa di più grande di quello che si aveva immaginato e che il coraggio e i legami speciali con altre persone arricchiscono veramente la vita.

Il mio desiderio è fare parte di qualcosa che si regga in piedi su queste fondamenta.

Qualcosa che si elevi al di sopra di un’azienda e diventi un movimento di appartenenza proprio come ha fatto e sta facendo Marketers.

Questa è una vittoria senza tempo.

Una vittoria che avrà sempre valore perché impatta positivamente la vita di chiunque entri nell’ecosistema virtuoso di Marketers.

Credo che sono proprio questo genere di vittorie che ci fanno sentire meno in balia del caos e soprattutto, anche se solo per un momento, ci fanno sentire immortali.

Elo Usai

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“È così facile che anche mia nonna potrebbe farlo”.

Sulla carta era tutto perfetto. Ero il marketing manager di un’azienda internazionale. Una casa editrice oltretutto (seppure a tema medico), con quella parvenza di lavoro creativo.

Quando però il primo giorno entrai in ufficio con la borsa della palestra in spalla, la capa mi accolse così:

“Si vede che sei all’inizio, vedrai tra qualche mese come ti passerà la voglia”.

Non aveva torto. Capii presto che scrivere newsletter per aziende dentali e medicali non faceva per me. E più crebbe questa consapevolezza, più mi allontanai fisicamente ed emotivamente dall’ufficio.

Iniziai (come tanti) chiedendo di lavorare da casa.

Vivevo e vivo con mia nonna, come molti ora sanno. Ho perso mia madre quando ero piccolo, mio nonno allora era gravemente malato e mi sentivo di dover fare di più per loro.

In quei giorni sentivo nonna in cucina che si annoiava, mentre io stavo al computer a fare cose che non mi rendevano felice.

Eravamo vicini ma distanti. Qualcosa con cui oggi molti di noi possono relazionarsi.

Successe poi un giorno che mi trovai impegnato nel “sensazionale” compito di dover promuovere tubi ricondizionati per colonscopie, e lì sentii il campanello suonare: non potevo continuare a perdere tempo con quelle cose.

Iniziò quasi per gioco. Seguivo i podcast di Dario, avevo già divorato Copymastery e iniziai a studiare anche Instadvanced. Un mese dopo l’acquisto del corso aprii un profilo Instagram.

Ora, la cosa buffa è che non lo aprii per me, ma per mia nonna Licia, di quasi 90 anni.

Lo feci per distrarla dalla depressione in cui era caduta. Parliamoci chiaro, chi l’avrebbe seguita?

E invece (contro ogni previsione) ora mia nonna è un’influencer, con quasi 100.000 follower.

Il profilo è cresciuto velocemente e sono arrivate le prime proposte di collaborazione. Poi da quando è stata chiamata come modella per un brand di gioielli polacco, è finita su tutti i giornali e in tv a Le Iene.

36 mila follower in 4 ore.

Il segreto? Nessuno pensava che si potesse fare. Che una donna novantenne potesse crearsi un seguito sui social. Questo unito a un rapporto incredibilmente forte con la nostra audience, che abbiamo costruito col tempo.

Per quanto possa sembrare folle, un giorno decidemmo infatti non solo di rispondere a tutti i dm, ma di creare un video di risposta per ogni singolo messaggio che nonna riceveva.

Immaginate di scrivere a una persona che seguite sui social, e di ricevere una risposta attraverso un video apposta per voi, in cui vi ringrazia personalmente.

Il confronto con Renato Gioia in tutto questo è stato fondamentale, è stato il mio mentore a tutti gli effetti. E lo stesso vale per Marketers, sia a livello di strategie, che di community, di aiuto e confronto continuo. Al Marketers World poi ho conosciuto persone stupende con cui sono ancora in contatto e che è stato meraviglioso incontrare anche “nella vita offline”.

La cosa curiosa è che inseguendo un sogno sono arrivato a risultati professionali che non avrei mai raggiunto se fossi rimasto nell’ambiente standard in cui mi trovavo prima.

Ora vengo citato in articoli ovunque come esperto di digital marketing, sono docente allo IED e al Gambero Rosso, sia io che nonna veniamo contattati per iniziative stupende e sto realizzando tanti altri sogni che avevo da tutta la vita nel cassetto (alcuni ancora top secret). Se prima ero io a dover cercare arrancando le opportunità, ora sono loro a bussare alla porta.

Può sembrare un cliché, ma credo che la strada incerta sia quella che può dare più gratificazioni.

Se penso al senso di sofferenza che provavo allora e alla solitudine di mia nonna, che aveva perso il marito dopo una brutta malattia, capisco che questa storia ha cambiato due vite, non una. E anzi, forse molte di più.

E ora? Il passo successivo è creare un blog di invecchiamento positivo, rivolto agli over 70 e a chi ha il compito di prendersi cura di loro. Un progetto che spero avrà un impatto positivo sulla vita di tante altre persone.

Si parlerà di temi spesso trascurati, come alimentazione per anziani, sicurezza domestica e domotica, così come di argomenti più leggeri, quali moda e viaggi per over 70.

I feedback che già mi danno più soddisfazione sono quelli di persone giovani che, ispirate da noi, ci scrivono che hanno compreso l’importanza di passare più tempo con i propri nonni. A questo proposito abbiamo anche partecipato da poco a un’iniziativa chiamata “adotta un nonno”, con l’obiettivo di connettere maggiormente anziani e nipoti.

La scoperta più straordinaria è poi che, facendo un’analisi dei nostri follower, abbiamo scoperto che ci sono tante persone anziane, che molto raramente sono su Instagram.

E questo non ci fa mai mancare il divertimento.

Ci sono settantenni che scrivono alla nonna per consigli sui rossetti. Nonna recentemente è stata anche invitata da Barbara D’Urso su Canale 5 e presentata come “la regina di Tik Tok” (piattaforma dove abbiamo video che superano il milione di views).

Credo che, al di là dei singoli risultati che abbiamo ottenuto, dare vita a un progetto insieme a una persona cara sia meraviglioso.

E la cosa più importante è sempre iniziare. Ho postato la prima foto di nonna su Instagram un mese dopo l’acquisto di Instadvanced. E le cose sono andate molto più velocemente di quanto potessi pensare.

Se posso dare un messaggio positivo per concludere questa storia, è quello di non limitarvi alla “strada sicura”.

Se posso darne un secondo: ricordatevi dei nostri nonni, non lasciateli da soli.

Ma soprattutto: se li andate a trovare, cercate di non limitarvi a scattarvi un selfie con loro, per poi passare il tempo davanti al telefono. Ascoltateli, trascorrete davvero momenti di qualità insieme alle persone a voi care.

Vi stupirete di quanta saggezza e vitalità possono darvi, anche alla tenera età di 90 anni.

Spero che questa storia possa ispirarvi. Non c’è tempo per essere tristi.

Elo

Irene Bosi

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Carriera vs Vita.

Perché dovremmo scegliere?

Già dall’università di economia ti insegnano a competere con gli altri.

La curva gaussiana dei voti dice che se aiuterai il tuo vicino di banco sarai tu a rimetterci.

Il mondo del lavoro tradizionale poi è spesso il proseguimento di tutto ciò, soprattutto in Italia.

È un mondo in cui se vuoi avere successo devi dedicare al lavoro il 110% della tua vita.

Stare in ufficio fino alle 9 anche se non hai niente da fare.

Avere un atteggiamento freddo e formale con colleghi e superiori.

Rendere il tuo capo felice prima ancora di pensare a come portare risultati.

Io da un lato ho sempre amato moltissimo il mio lavoro.

Ma dall’altro queste dinamiche mi hanno sempre fatto sentire inquieta dietro a una scrivania.

Per tanto tempo ho vissuto in una città che non faceva per me.

Ho avuto poco tempo per tutte le mie passioni.

Ho timbrato cartellini su cartellini.

Chiedendomi perché dobbiamo rinunciare alla libertà di viaggiare quando vogliamo, ai nostri interessi e alla nostra personalità per poter fare carriera.

Un giorno ho deciso di cambiare vita.

Mi seguivo su Instagram con Luca Cresi Ferrari.

Lui mi vedeva uscire dall’ufficio in skate, io lo vedevo condividere contenuti di business, lavorare dalla barca, mentre era a sciare o in viaggio.

Mi sono detta: vuoi vedere che questa vita esiste davvero?

Gli ho scritto facendogli una semplice domanda:

“Come fai?”

Qualche giorno dopo ci siamo sentiti al telefono. Ricordo che mentre mi parlava di Marketers e Yoga Academy mi brillavano gli occhi.

All’epoca ero brand manager in una multinazionale e stavo per cambiare lavoro: una posizione importante e una bella carriera davanti.

Quel giorno ho deciso di pancia. Sapevo poco di Marketers, ma ho rinunciato a una scelta sicura per abbracciare l’ambiente e le persone giuste.

Oggi ciò che non mi manca del mondo corporate è che nel momento in cui entri in ufficio smetti di essere una persona.

Cambi modo di parlare, di agire, di pensare.

Per questo non potrei essere più felice della scelta di diventare brand manager di Yoga Academy.

Oggi posso viaggiare, fare sport e allo stesso tempo lavorare ottenendo risultati e gestendo progetti complessi.

Posso spingere sempre più in su l’asticella della carriera, senza rinunciare alla mia vita, ma anzi: godendomela a pieno.

Progetti per il futuro?

Continuare a far crescere Yoga Academy e parallelamente dedicarmi a ciò che ho dovuto trascurare negli ultimi anni.

Da 5 anni ogni estate mi ritaglio a fatica un po’ di tempo per andare in Sud America e fare volontariato, applicando il marketing in contesti completamente diversi dal nostro.

Sono attività che mi aiutano a diventare una persona migliore e più creativa: mi mettono alla prova come essere umano.

Concludere questa storia è difficile, perché sento che è ancora tutta da scrivere. Ma voglio invitare tutti voi a rimanere persone anche nel contesto lavorativo.

Il mondo è cambiato molto nel 2020.

Con il covid tante persone hanno messo in dubbio il modo in cui gestivano la propria vita, rendendosi conto che è bello avere tempo per se stessi.

Mentre altre si sono annoiate ad avere più tempo libero. E probabilmente torneranno a lavorare in ufficio fino alle 10, inseguendo la chimera della carriera.

Penso che sia bello ritagliarsi spazio e tempo per vivere a pieno la propria vita, secondo le proprie regole.

Per questo spero che sempre più persone decidano di farlo.

Una cosa è certa: è di queste persone che amo circondarmi.

Paolo Nenci

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“L’ombra del noce è come quella del padrone: non è buona per nulla”.

Nonno Franco lo ripete da quando sono bambino. Per anni non ho capito davvero cosa volesse dire.

Nel dopoguerra nonno aveva fondato la sua piccola azienda agricola.

Lo presero per pazzo, perché per farlo rifiutò 3 bei lavori. Non per spirito imprenditoriale o altro:

Nonno voleva vivere la vita a modo suo, con le sue galline, le sue uova, i suoi conigli…

Io sono cresciuto guardandolo come esempio e appena diplomato in agricoltura mi sono fiondato a lavorare con lui.

Era il 2010 e prestissimo ho scoperto alcune cose:

La prima? Vivere di sola agricoltura è un bel sogno, ma oggi è impossibile.

Sì, hai sempre da mangiare, però rimangono bollette da pagare e spese da sostenere.

L’altra era che in azienda non avrei potuto innovare come volevo.

Mio nonno era giustamente affezionato a quello che aveva costruito con le sue mani.

Ancora però non sapevo tutta la verità…

In ogni caso, dopo un po’, decisi di andare a lavorare da dipendente per altre aziende agricole, arrivando a guadagnare un buono stipendio.

Nonostante ciò nel 2017 ho preso una decisione inaspettata.

Mio babbo e mia mamma lavorano in altri settori, mai avrebbero potuto portare avanti l’attività di famiglia.

Così lasciai stipendio assicurato, ferie e zero responsabilità per affiancare di nuovo nonno Franco.

Ero folle?

No, adesso capivo cosa aveva sempre voluto dirmi:

Così come sotto l’ombra del noce è impossibile coltivare qualcosa, “sotto il padrone” è complicato liberare la propria natura e costruire i propri sogni…

Io sognavo in grande, ma la vita si mise di traverso.

Prima di tutto scoprii che l’azienda era in rosso.

Ogni anno nonno ci rimetteva migliaia di euro dalla sua pensione. Non potevo immaginarlo.

Vi lascio pensare come ci rimasi.

Oltre a questo, proprio a inizio 2017, venni a sapere che la mia ragazza di allora mi tradiva.

Stavamo insieme da 8 anni e convivevamo da 5.

Per mesi non uscii di casa e persi 10 chili. Non dimenticherò mai cosa mi disse suo padre:

“Paolo, devi capirla. State insieme da quando avete finito le superiori e ancora non si sa cosa vuoi fare da grande.

Vuoi fare il contadino? Ma che futuro le può dare un contadino?”.

Questa fu la scossa interiore che mi serviva ad affrontare paure e dubbi.

Soldi non ce n’erano, quindi mi rimboccai le maniche.

Con passione, dedizione e tanta umiltà andavo a curare i terreni di altri per investire qualcosina nell’ormai mia azienda agricola.

Intanto ebbi un’illuminazione…

Nei mesi passati chiuso in casa avevo scoperto diversi lifecoach italiani e, forse con una sponsorizzata, anche un ragazzotto della mia età.

Vedevo le cose che faceva questo Dario Vignali e pensavo: “Che bello!”.

All’epoca non potevo certo comprare corsi o altro.

Allora divorai letteralmente ogni suo contenuto gratuito: articoli del blog, post sui social, gruppi Facebook, video…

A una certa mi si accese una lampadina:

Ogni volta che su Facebook pubblicavo una mia foto ottenevo pochi like. Quando invece parlavo del mio lavoro in campagna c’era tanto più interesse.

Feci una piccola ricerca di mercato.

Mi resi conto che nessuno raccontava il lavoro dietro i prodotti che ogni giorno arrivano sulla nostra tavola.

Pensai quindi un format molto semplice: delle dirette Facebook mentre potavo, facevo la vendemmia e quant’altro.

Chi veniva in live mi teneva compagnia mentre scopriva qualcosa di nuovo.

Le cose iniziarono a girare.

Quei piccoli risultati mi diedero la benzina per mettermi davvero sotto nel 2018.

Feci il grande passo, comprando Instadvanced.

La notte studiavo, la mattina lavoravo in campagna e applicavo ciò che imparavo.

Per un intero anno ho fatto almeno 1 live e 1 post al giorno su Instagram.

In 12 mesi arrivai a 15,000 follower.

Certo, all’epoca si potevano ancora applicare strategie per crescere più fretta. Ma quelle strategie da sole non bastavano per costruirsi un vero seguito.

Invece io notavo che le persone si stavano affezionando a me e a quello che facevo.

Dopo poco cominciai anche a ricevere tante richieste per acquistare i miei prodotti.

Continuando a studiare e applicare, costruii il mio primo, artigianale e-commerce.

Gli altri imprenditori mi prendevano anche un po’ in giro.

In home non c’era la classica foto della campagna toscana, ma un mio primo piano e qualche riga dove raccontavo chi sono.

Era quanto di più diverso dai classici e-commerce di vini e prodotti agricoli.

La verità?

Grazie a Marketers ero riuscito a vedere dove loro ancora non guardavano.

Pur commettendo tanti errori, com’è normale che sia, ho tagliato traguardi impensabili per me:

Nel 2018, in soli 3 mesi, sono riuscito a vendere le stesse bottiglie di vino che prima vendevamo in più di un anno. Non solo: nel 2019 Gambero Rosso mi ha nominato “il primo contadino digitale italiano”.

Sono riuscito a ottenere più di quanto mai mi sarei aspettato, più di quanto avessi mai ottenuto.

Stringendo i denti, lontano dall’ombra del noce, ma a modo mio. Con la soddisfazione di star costruendo il mio sogno.

Fiero di essere un umile contadino,
Paolo.

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Federica Mutti

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Al primo giorno in ufficio ho avuto un pugno nello stomaco.
Chi me l’ha dato?

Tutto quello che non avevo mai avuto il coraggio di ammettere, nemmeno a me stessa.

Dal giorno in cui sono venuta al mondo fino a pochi mesi fa la mia strada sembrava delineata:

Studia, laureati, trovati un buon lavoro, restaci finché puoi. Possibilmente a tempo indeterminato.

I miei genitori, entrambi impiegati nell’industria assicurativa, me l’avranno ripetuto migliaia di volte.


Ho finito per crederci.


Così quel giorno di circa 4 anni fa, quando ho preso la metro per andare all’ufficio di quella grossa agenzia di comunicazione per il mio stage, mi sembrava di star compiendo un percorso.
Asettico.


Quell’ufficio però mi sembrò asettico, appena ci misi piede.


Ricordo ancora le pareti tutte bianche, le grosse scrivanie e le persone chine sui loro computer a lavorare come se il mondo fuori non esistesse.


Ora, vi anticipo che nella mia storia non c’è nessun momento magico e nessun colpo di scena.


All’epoca pensai che semplicemente quell’azienda non facesse per me.


Non poteva che essere così, no?


Così mi misi alla ricerca e cominciai a lavorare per alcune startup.


Nel frattempo però mi si era riaccesa una vecchia scintilla.


Dovete sapere che, sin da quando avevo circa 13 anni, mi ero innamorata di Internet.

Passavo il tempo a costruire pagine in HTML e poi piccole community su Facebook.


Il digitale non era pop come oggi, la mia famiglia – molto “tradizionale” quando si parlava di lavoro – non poteva capire perché lo facessi.


Quelle ore al computer, per tutti, erano un gioco e poco più.


La voglia di fare e costruire cose mie è rimasta intrappolata in un cassetto.


Poi un giorno mi si presentò un’occasione.


Duranti gli anni del liceo mi ero immersa nel mondo digitale. Erano gli anni in cui Chiara Ferragni aveva appena aperto il suo blog…


Io intanto avevo scoperto anche quelli di Dario Vignali e di Andrea Giuliodori.


Erano ogni volta una scoperta.
Mi davano una carica incredibile e passavo da un progetto all’altro. Ovviamente senza portare mai granché a termine.


Tra le tante cose, nel 2018 – il mio ultimo anno di studi – finalmente aprii un canale YouTube…


L’estate dopo la mia laurea capitò che trovai un annuncio su Facebook: Marketers cercava Jedi.


Ora, da una parte ero incuriosita e dall’altra volevo dare qualcosa indietro a Dario e tutta la community che mi aveva ispirato così tanto.


Marketers mi aveva finalmente fatto sentire meno sola.


Per anni avevo pensato fossi quella strana, perché nessuno intorno a me era così entusiasta del digitale.


Dentro questo movimento, invece, avevo trovato tanti simili e anche tanto coraggio.
Beh, ve la faccio breve.


Quello era un periodo un po’ incasinato della mia vita, ma l’esperienza da Jedi fu indimenticabile. Soprattutto per due motivi…


Il primo, quello più evidente, è stata la possibilità di sbirciare nel dietro le quinte di Marketers.


Vedere con i miei occhi come nascevano progetti, venivano curati e portati a termine.


L’altro, che non mi aspettavo minimamente, fu il Marketers World.


Quell’anno – era il 2018 – ci sarebbe stata la prima edizione. Io fui invitata, come Jedi.


Avevo un po’ paura, paura di uscire dalla mia zona di comfort. Alla fine però ci andai.
Non trovo ancora le parole per descriverlo. Fu illuminante:
Nei mesi avevo accantonato il mio canale YouTube. Ero impegnata tanto in startup e pensavo che quello fosse un semplice passatempo.


Non era mai stata un’opzione che diventasse una cosa seria e tantomeno un lavoro.


Al World vidi persone in carne e ossa, invece, che ci avevano creduto e ora si svegliavano la mattina potendo costruire qualcosa di completamente proprio.


Quello che, cominciai timidamente ad ammettere, volevo fare anch’io.
Se andate a vedere gli analytics del mio canale, dopo quell’evento c’è un chiaro picco.


Un anno dopo ero di nuovo lì, ma completamente cambiata.
Al World 2019 avevo un canale YouTube ben avviato e probabilmente lì ho trovato una spinta inconscia a fare ciò che sarebbe successo qualche mese dopo.


Ho iniziato il 2020 scrivendo i miei obiettivi in agenda. Il primo?


Lavorare di più e meglio nella startup.


In fondo non mi ci trovavo male, anche se avevo sempre quell’idea rumorosa in testa.

Sotto sotto sapevo che un giorno avrei fatto il grande passo e sarei diventata freelance. Volevo farlo.
Aspettavo il momento giusto…
Non potevo sapere che il momento giusto sarebbe arrivato dopo una riunione con un collega, una mattina di febbraio.


Sì, proprio prima del lockdown.


Uscii da quella stanza con la consapevolezza che il momento era arrivato.


Diedi finalmente un senso a quel pugno nello stomaco del primo giorno in ufficio.


Era una spinta a saltare, lanciarmi verso ciò che mi faceva paura e che, come tutte le cose che fanno paura, nascondeva la meraviglia.


La meraviglia, ora posso dirlo, di fare il lavoro che davvero sognavo.


Il mio viaggio è appena iniziato. Non in ritardo, al mio tempo.


Quella di Federica Mutti è la nuova meravigliosa storia di Humans Of Marketers.