Come abbiamo costruito la startup che fa il 15% degli ascolti mensili di podcast in Italia

Come si fa startup in Italia? E come la si rende una delle top player del proprio mercato?

A volte la risposta sta nelle combinazioni più strane, magari quella tra un ex ingegnere industriale con esperienze in tutto il mondo e un ragazzo fresco di laurea, ma pieno di idee creative.

Stiamo parlando di Francesco Tassi e Paolo Pacchiana, i fondatori di VOIS, un’azienda di produzione e management di podcasting che in un anno e mezzo, con i suoi podcast, ha raggiunto 3 milioni di ascolti mensili in Italia (il 15% degli ascolti totali) e distribuito tra i suoi creator oltre 300.000€ di ricavi.

Ora, tante grandi storie partono da un fallimento annunciato e poi una risalita verso il successo.

Sono le storie che ci piace ascoltare, lineari, eroiche, quasi a sfondo epico.

Ma nessuno parla di quanto sia difficile cambiare e ricominciare da zero quando tutto va bene – o addirittura a gonfie vele – ma c’è ancora una parte di noi che vuole cambiare.

Questa è proprio la situazione in cui si trovava Francesco pochi anni fa.

Francesco: dalla vita da ingegnere alla prima startup di successo

francesco tassi

Ero un ingegnere industriale e vivevo negli Stati Uniti. Ci ero arrivato dopo anni di carriera, prima in Svezia e poi in Russia.

Il lavoro era fighissimo e mi piaceva tantissimo, eppure la sera, quando spegnevo la luce della camera, sentivo un vuoto dentro che non riuscivo mai a colmare.

L’unica via di fuga?

Partecipare agli startup weekend, eventi in cui vari team si sfidano a sviluppare un prototipo di startup e un pitch agli investitori in sole 54 ore.

Agli startup weekend ho conosciuto Gabriele, un programmatore. Assieme riuscivamo a creare progetti interessanti, ma nessuno di loro ha mai trovato la giusta continuità.

Dopo vari tentativi, la nostra idea era quella di creare un’agenzia web con cui un giorno autofinanziarci un’idea di startup valida, quando (e se) sarebbe arrivata.

Nel mentre, io continuavo a lavorare come ingegnere.

Si dice che l’illuminazione spesso arrivi quando meno ce lo si aspetta, e in effetti è così. A volte, può arrivare persino dalla propria auto.

Un giorno ero in macchina, stavo andando a lavoro. Stavo cercando qualcosa da ascoltare alla radio e continuavo a cambiare canali.

Ne ho parlato con Gabriele, che ha pensato:​​ «Ma cavolo, possibile che viviamo nel mondo moderno e siamo ancora noi a cercare attivamente contenuti audio?»

Così è nata l’idea di creare un’app di discovery audio, in pratica un’app che aiutava a scoprire nuovi podcast in base a interessi e cronologia d’ascolto.

L’idea, in effetti, sembra funzionare.

Nel 2018 Francesco e Gabriele trovano un fondo d’investimento e tornano in Italia, dove il mercato dei podcast era ancora inesistente (ed estremamente fertile).

Insomma, il prodotto c’era, il team pure. Mancava solo qualcuno che potesse occuparsi di comunicazione, qualcuno che di digital ne sapesse.

A 200 metri dal nostro ufficio in Corso Como scopriamo che ci sarebbe stato un MeetUp Marketers, con altre decine di freelance e imprenditori digitali.

Forse era l’occasione per trovare il membro del team che ci mancava.

È proprio a quel MeetUp che, per caso, conosceranno il loro futuro socio: Paolo Pacchiana.

Paolo: da studente alla scoperta del digitale

paolo pacchiana

L’esperienza di vita di Paolo è diametralmente opposta rispetto a quella di Francesco.

Lo ammetto, ho un passato nerd. Al liceo giocavo a calcio e nel parallelo coltivavo una grande passione per Yu-Gi-Oh!, di cui ho partecipato a dei tornei anche in varie città europee.

All’università avevo scelto comunicazione, senza sapere davvero cosa avrei fatto dopo.

Mentre studiavo, tra un corso di social media e l’altro, ho scoperto anche il blog di Dario Vignali. Mi ricordo ancora che una sera ho letto tutti gli articoli del blog prima di un esame.

Ho pensato: «Che figo il mondo del digital””, e mi sono iscritto al gruppo Facebook Marketers.

Arrivata la fine del percorso di laurea, nell’estate 2018, Paolo si deve dedicare solo alla tesi. In quei momenti, inizia a muovere i primi passi nel mondo online.

Sapevo di non volere un lavoro d’ufficio. Così ho aperto un account su Instagram. Ho cercato una nicchia che prometteva bene – i tatuaggi – e poi ho aperto la pagina.

Quando la pagina ha iniziato ad accumulare seguito, ho realizzato che quello che leggevo online funzionava davvero.

Alle porte dell’autunno, per Paolo è il momento di tirare le somme.

Il giorno dopo la laurea mi sono chiesto: “E ora cosa faccio?”. Ricordo che con i miei avevo concordato che avrei aspettato fino alla fine dell’anno per guardarmi in giro e capire cosa fare.

Proprio in quei mesi di riflessione, in Community Marketers esce l’annuncio di un MeetUp a Milano.

Io di mio sono molto timido e introverso. L’idea del MeetUp mi attirava molto, ma ero frenato: sarei andato da solo, non conoscevo nessuno lì, e non avevo progetti interessanti di cui parlare.

Ho aperto Instagram, ho cercato il profilo di Luca Cresi Ferrari (co-founder di Marketers, ndr) e gli ho scritto: “Ciao Luca, vi seguo da tanto e vorrei venire al MeetUp, ma sono timido.

Al che mi ha risposto: “Ma vieni comunque!”.

Mi sono fidato. Ho chiuso il cell, mi sono cambiato, e sono salito in macchina. Direzione: Milano.

Il Marketers MeetUp e la nascita di VOIS

È proprio al Marketers MeetUp di Milano che le strade di Paolo e Francesco si incontrano.

Quella sera ricordo di aver parlato con un sacco di gente. A un certo punto noto che Gabriele stava parlando all’angolo con un ragazzo.

Mi fa: «Fra, vieni qua, devi assolutamente conoscere questo ragazzo.»

È così che ho conosciuto Paolo. Nei minuti di chiacchierata che abbiamo avuto ci ha fatto subito un paio di proposte fighissime.

Ho capito che aveva tanta voglia di fare, così l’abbiamo tirato a bordo.

Purtroppo, però, le cose per la startup iniziano a prendere una brutta piega.

Quando abbiamo lanciato la demo, ci siamo accorti che il prodotto non funzionava. O meglio, le persone entravano sull’app e scoprivano nuovi podcast da ascoltare, ma alla fine uscivano dall’app.

I podcast non piacevano: avevamo un grosso problema di contenuto.

È l’inizio di una brutta parabola discendente.

Lasciamo Milano, veniamo esclusi dai tavoli più importanti. In un anno passiamo da 12 a 4 persone: io, Gabriele, Rossella e Paolo.

Ormai le avevamo provate tutte, davvero.

In mezzo al caos arriva la proposta di un progetto tecnologico per BMW, ma alla fine la sede di Monaco ci taglia la strada. Ci siamo chiesti: ma perché non iniziamo noi a produrre contenuti? Perché non abbandoniamo il Tech e diventiamo un’azienda content al 100%?

Con BMW decidiamo di creare il primo automotive podcast in Italia (e secondo branded podcast mai creato in Italia). Io ero all-in. Per due anni avevo lavorato senza stipendio e ora non avevo più un soldo da parte. Anche la società aveva i minuti contati: il mese dopo non avremmo più potuto pagare l’affitto.

Così in una settimana facciamo un pivot (cambio di business model) completo.

Me lo ricordo ancora, era sabato sera e stavo mangiando la mia pizza da solo in ufficio. Ho guardato fuori dalla finestra e ripensando agli ultimi due anni e alle scelte che avevo fatto ho detto: «Fan*ulo, rifarei tutto da capo».

In una settimana liquidiamo il vecchio fondo, troviamo un nuovo investitore e io, Paolo e Gabriele fondiamo una nuova società: VOIS.

Oltre alla pivot sui contenuti, Paolo aveva intuito quale fosse la direzione da seguire: i creators.

E proprio Paolo aveva vissuto quell’anno “nero” in modo completamente diverso.

Per me era la prima esperienza lavorativa. Non mi interessava non vedere un soldo, ma più mettermi in gioco e fare esperienza.

Volevo imparare e mi piaceva l’idea di lavorare in startup.

Quello che per Fra è stato periodo buio, io l’ho vissuto in totale leggerezza: avevo visto qualcosa nelle persone con cui lavoravo e credevo davvero nel progetto.

In ogni caso, a inizio 2020 nasce ufficialmente VOIS, prima come agenzia, poi sempre di più come un brand.

Il motore di VOIS è proprio la fusione d’ingegno tra Paolo e Francesco.

Francesco: “Paolo mi dà prospettive, mi apre dei mondi nuovi, parte da un punto di vista completamente diverso dal mio.

Proprio per questo a volte ci scontriamo, ma dallo scontro nasce sempre qualcosa di valore.”

Paolo: “Francesco ha un’impostazione analitica che riporta sui binari tutte le mie idee astratte e creative: è da questo che nasce il nostro match perfetto”.

VOIS oggi e un futuro incentrato sulla cultura aziendale

francesco paolo

Dopo il primo lavoro con BMW, le cose ricominciano a funzionare.

Abbiamo iniziato ad attirare sempre più attenzione.

Per la storia di VOIS il podcast della svolta, ironicamente, forse è stato proprio “Prime Svolte“.

Da lì sono iniziate ad arrivare collaborazioni importanti, con brand come Campari e Yamaha.

Nel mentre abbiamo anche iniziato a costruire la nostra squadra di podcaster interni, che seguiamo sia nella produzione tecnica che nella promozione e nella monetizzazione.

Pensate che in poco più di un anno abbiamo distribuito tra tutti i nostri creator circa 300.000€, tra deal con brand, campagne pubblicitarie e altro.

Collaboriamo anche con Massimo Corona di “Storie di brand”.

Ad oggi, in VOIS sono in 21.

Per noi il successo più grande – e la nostra missione – è dare a chiunque la possibilità di esprimere il proprio messaggio, di amplificare la propria voce, di comunicare quello che li rappresenta nel modo in cui li rappresenta.

Per noi questo mezzo è il podcast.

I semi hanno dato i loro frutti: in un anno e mezzo abbiamo raggiunto i 3 milioni di ascolti al mese nel nostro network, circa il 15% degli ascolti totali di podcast in Italia.

Oltre a questo, ogni anno cresciamo del 120%.

Alla domanda su come immaginano il futuro di VOIS, i ragazzi hanno le idee chiare.

Siamo un people business, e quando immaginiamo il nostro futuro, guardiamo verso l’interno.

Per me (Francesco) un elemento chiave nella mia crescita come imprenditore è stato l’audiolibro di Derek Sivers. Mi ha fatto scoprire imprenditori che non erano solo improntati sul business, ma che riuscivano a gestire un’impresa e una vita bilanciata.

Guardiamo sempre a persone come Steve Jobs che, per quanto geniali, molto probabilmente non avevano nemmeno un migliore amico.

«A ogni costo» di certo non è una frase che si sente nelle nostre call.

Crediamo che portare valore a chi lavora per noi sia la strada per creare un business di successo. Sappiamo che il luogo dove stiamo andando è un luogo dove il lavoro verrà vissuto in maniera sempre più sinergica con la vita.

Dove sta la sinergia? Nel fatto di voler fare esattamente le stesse cose che vorrei fare.

VOIS sarà sempre più una commissione di questi due aspetti.

Un consiglio per chi vorrebbe fare startup

Per Paolo,

l’importante è partire. Consiglio prima di trovare qualcosa che dia motivazione ogni giorno, a prescindere dal tempo che occupa.

Poi, bisogna buttarsi subito.

Io al tempo in cui io ho conosciuto Francesco avevo già chiuso una società di Amazon fba che avevo aperto con due miei amici, creato il progetto sui tatuaggi…

Insomma, continuavo a fare, perché volevo costruire qualcosa e sapevo di non volere un lavoro d’ufficio.

Tempo fa ho anche aperto un profilo TikTok, solo per provarci. La cosa peggiore è stare fermi.

Oltre a questo, consiglierei di circondarsi di persone che lasciano qualcosa, che possono essere mentori ma anche semplicemente amici intraprendenti. Già solo il fatto di frequentarli e essere in connessione dà la carica per portare avanti i propri progetti.

Per Francesco, invece, il focus è un altro.

Quando ho lasciato la mia carriera da ingegnere ho fatto un salto nel vuoto.

Si raccontano sempre le storie di rinascita dopo un fallimento, ma nessuno parla di quanto sia difficile cambiare quando le cose vanno bene.

Eppure se si sente il bisogno di farlo, quell’esigenza che viene dal profondo, forse è saggio ascoltarsi e non guardare più indietro.

È per questo che, per me, prima di fare qualsiasi cosa, deve venire la consapevolezza di voler cambiare.

Poi suggerirei di iniziare a costruire in parallelo, mentre continui il tuo lavoro principale.

Se ogni giorno vai a lavorare e non vedi l’ora che arrivino le 18 per lavorare sull’altro progetto, allora sai già che quello è la cosa giusta da fare.

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