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Dove tutti arrivavano con la Porsche, io l’ho fatto col Pandino. Ecco come ho portato la moda per lo yoga in Italia

Quanti di noi hanno paura di sognare in grande?

Magari per le preoccupazioni della famiglia, magari per la poca fiducia in sé stessi. D’altronde, è quasi più facile crogiolarsi nel dire “è impossibile”, che rischiare tutto è provarci.

Ma quando lo facciamo – quando ci buttiamo – può accadere qualcosa di straordinario.

Ecco, la storia di oggi ci insegna proprio questo.

È la storia di Alessia Brilli, fondatrice di FreakLèChic, il primo brand di abbigliamento per lo yoga in Italia.

A 24 anni, la sua zia canadese le ha detto: “Alessia, se vuoi qualcosa, la puoi fare”, e non se l’è fatto ripetere due volte.

Qualche anno dopo è partita da zero in un settore che ti sbatte la porta in faccia se non hai qualche milione da investire e, con caparbietà e determinazione, ha fatto nascere FreakLèChic.

Un sogno che (forse) prendeva forma già da anni.

Gli inizi, nell’underground dell’alta moda

La storia di Alessia nel mondo della moda inizia a 20 anni, quando, senza troppa fiducia in sé stessa, porta il suo curriculum in una delle più grandi aziende di worldwide shipping nel settore Luxury.

Ho sempre preferito fare, piuttosto che studiare. Sin da piccola, sono sempre stata appassionata di moda. Mi ricordo che creavo vestiti dal nulla e facevo sfilate in cameretta con mia sorella.

Dopo poche settimane all’università, Alessia lascia gli studi e viene presa proprio dove aveva portato il curriculum, da Luisaviaroma a Firenze.

Da Luisaviaroma ho lavorato tre anni e forse ho avuto l’esperienza lavorativa più importante per chi è appassionato di moda: ho potuto vedere quanto va veloce e quanti pochi limiti ha.

Tra il lusso e la stravaganza di vestiti lunghi 30 metri e cinture di capelli di donne indiane, però, si nascondeva una realtà ben più buia.

Sono stati tre anni duri. Lavoravo 12 ore al giorno e avevo solo mezz’ora di pausa pranzo. Non vedevo mai la luce.

Sfinita dai ritmi dell’alta moda, Alessia perde il contatto con le sue passioni e finisce a vivere uno stile di vita che non le appartiene, fatto di aperitivi post lavoro e abitudini costose.

Nello stesso periodo, coltiva una nuova passione. Una passione che, senza saperlo, determinerà tutti gli anni a venire.

Un giorno ho visto una mia collega in magazzino fare una verticale e le ho detto: “Ma che fai?” e lei: “Ho iniziato a fare yoga, devi provare!”

Mi piace dire che la mia prima lezione di Yoga è stato il primo elettroshock della mia vita. Lì, infatti, ho capito che non ero più in linea con me stessa e con quello che ero.

alessia brilli 01

Il cambiamento passa anche per un incontro importante, quello con il proprietario di Luisaviaroma.

Un giorno l’ho fermato e gli ho chiesto se aveva 5 minuti da dedicarmi. Io puntavo ad arrivare in negozio, a passare dall’ecommerce alle persone.

Mi ha detto: “Alessia, hai tanto potenziale, ma non ti posso mettere in centro a Firenze se non sai l’inglese. Imparalo e ci risentiamo”.

Avevo 24 anni. Ho preso i pochi risparmi che avevo sono partita per Vancouver.

Ad aspettarmi c’era una zia che non avevo mai conosciuto e che, a pensarci bene, mi ha cambiato la vita.

Il Canada, il ritorno alla moda e i primi capi per lo yoga

Alessia ci racconta di arrivare da una famiglia abbastanza umile. Sua madre è sempre stata una casalinga e suo padre è un artigiano.

Nella sua vita non le era mai stato detto che poteva sognare in grande.

È stata mia zia la persona che mi ha fatto toccare con mano la favola che da piccola vedevo nei cartoni della Disney.

Un giorno mi ha preso il volto tra le mani e mi ha detto: “Alessia, trova coraggio, perché se tu vuoi una cosa nella vita, la puoi ottenere. Non ti devi preoccupare di altro, la devi soltanto volere”.

Queste parole piantano un seme che germoglierà anni più avanti.

Nel mentre, Alessia torna in Italia con due consapevolezze in più: l’inglese, e la convinzione di poter fare qualsiasi cosa.

Il ritorno è un tornado di nuove esperienze: un corso di sartoria e due anni da Prada, dove impara cosa significa lavorare faccia a faccia con i clienti.

Quando tutto sembrava andare a gonfie vele, Prada decide di chiudere tutti gli outlet presenti in Italia.

La mia carriera era di nuovo a uno “Stop”.

Dovevo ricominciare da un’altra parte. Questa volta ho provato a farlo da me stessa. Ho iniziato a dedicare sempre più tempo a quella che era la mia vera passione, quella di creare qualcosa a mano, da indossare.

I primi capi di yoga sono nati in questo modo, per passione.

Alessia non sapeva che da lì a poco quella passione avrebbe cambiato per sempre la traiettoria della sua vita.

La nascita (casuale) di FreakLèChic

Mentre lavorava da Prada, aveva trovato l’amore in Ronny (suo attuale compagno e business partner).

Pochi mesi dopo aver lasciato Prada, Ronny doveva partire per l’India, per un progetto di lavoro.

L’India, la patria dello yoga.

Dopo averci riflettuto un po’, ho deciso che l’avrei seguito, ma avrei fatto un passo importante anche per me. Sarei diventata insegnante di yoga.

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La vera magia scoppia nell’ashram di Rishikesh.

Le americane mi fermavano in continuazione per chiedermi dove avevo comprato i miei vestiti. Io dicevo: “Li ho fatti da sola!”.

Questa cosa ha iniziato a farmi pensare.

Forse, le mie creazioni potevano avere un mercato. Forse, quello che avevo tra le mani poteva essere un brand vero e proprio.

Dopo cinque mesi a Mumbai, Alessia sente l’urgenza di tornare a casa:

Ho detto a Ronny: “Devo tornare a casa. FreakLèChic sarà il prossimo grande fashion brand di yoga italiano.”

C’era solo un problema: i soldi.

Come si crea un’azienda di moda? Con i soldi. Io all’inizio non ci ho nemmeno pensato.

Ho preso i primi metri di fibra di bambù con i soldi della disoccupazione e sono partita.

Due anni di lavoro part-time per realizzare un sogno

È stata dura. Da FreakLèChic non guadagnavo abbastanza per vivere e avevo bisogno di un’entrata economica.

Per due anni ho lavorato part time in un negozio, mentre nel tempo libero che rimaneva costruivo FreakLèChic (un nome inventato con una mia amica in vacanza in Grecia anni prima).

Due anni di permessi chiesti per partecipare agli eventi giusti, due anni in cui ho visto più la macchina da cucire che i volti di famiglia e amici, due anni in cui anche il tempo per me stessa era poco.

Il tempo da dedicare a famiglia, amici, e anche a me stessa era poco.

Come se tutto questo non bastasse, c’era anche un altro ostacolo. Chi ci lavora lo sa, ma accedere all’industria della moda è tutt’altro che semplice.

La fortuna di Alessia era quella di abitare vicino a Prato, una delle più grandi zone tessili d’Italia. La sfortuna iniziale, di non avere contatti interni.

I grandi fornitori dell’industria tessile ti dicono “no” se arrivi col Pandino invece che con la Porsche.

Il caso però ha voluto che trovassi la signora Anna, e che lei mi prendesse sotto la sua ala protettrice.

Anna è quella donna che ha lavorato nel tessile per 50 anni e che mi ha sbattuto in faccia la realtà del settore.

Ricordo ancora che alle mie lacrime rispondeva “tesoro bello, devi farti forza da sola”.

Mi ha aperto gli occhi e la strada davanti a me.

Da lei ho capito che bisogna sapersi plasmare a seconda delle persone che ci troviamo di fronte. E se si piange, perfetto, si va avanti.

L’incontro con Marketers

Come tanti altri giovani imprenditori, all’inizio del suo percorso Alessia si sentiva un pesce fuor d’acqua.

Non trovavo nessuno con cui avere un confronto costruttivo. Tutti mi facevano i complimenti, ma io dei complimenti non me ne facevo nulla.

Avevo bisogno di sentirmi parte di una community, di essere accettata, aiutata, di scambi di informazioni e contatti utili.

Nel 2019 arriva la scoperta di Marketers e la partecipazione al Marketers World.

Lì e dove io e Ronny ci siamo sentiti per la prima volta parte di qualcosa. Le lacrime e i brividi all’evento sono stati forti.

Ci siamo accorti che dietro Dario Vignali e Luca Cresi, c’è una Marketers che dà possibilità ai giovani imprenditori di sognare e di agire.

Questo non è scontato.

Quello che ho trovato in Marketers prima di tutto è una famiglia. Mi sono sentita parte di un gruppo di un gruppo di creativi digitali con cui condividere qualcosa.

Proprio tra i Marketers ho conosciuto una Francesca Ruvolo (@Wildflowerood) e una Cristina Buonerba (@TheLazyTrotter) che sono state parte fondamentale della storia di FreakLeChic, perché mi hanno aperto il mercato italiano.

Ho anche imparato delle lezioni preziose da Business Genetics, che hanno portato il mio brand dov’è oggi.

FreakLèChic è una realtà ancora agli inizi, certo, ma che ha già delle fondamenta forti. Ho sacrificato tanto per portarla dov’è oggi, e un “brava” non me lo nego.

Il sogno si plasma nel tempo

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Ciò che emerge dalla storia di Alessia e FreakLèChic è che è stata la vita a mostrarle la strada.

Non avevo mai sognato di diventare stilista o avere un’azienda di moda. Io dicevo: “stilisti non si diventa”.

Ero convinta che bisognasse avere le conoscenze giuste, che bisognasse aver fatto il giusto percorso di studi.

Ebbene, il mio sogno si è creato da solo, quello di realizzare il primo brand di abbigliamento per lo yoga in Italia e dall’Italia per il mondo.

Alessia crede che le idee migliori nascano proprio nel tempo.

Le idee migliori sono quelle non troppo ragionate. Prima capisci bene cosa vuoi fare – e devi vederlo in maniera chiara, senza vergorgognarti e senza avere paura di quanto sia grosso il tuo sogno.

Poi inizi a guardare a quello che hai già: le tue competenze, le tue skill, i soldi che puoi investire. E da lì devi partire, sempre con un bel sorriso stampato sul viso.

Sono convinta che sia la vita a darti quello di cui hai bisogno.

È in questo che Alessia trova l’unione tra lo yoga e il business.

Uno dei valori che mi ha trasmesso lo yoga è proprio il concetto di visione. Quando cominci a visualizzare il tuo sogno, ti ci devi buttare.

Questa è stata la mia esperienza, mi sono buttata senza avere niente.

In questa determinazione, risuonano le parole della zia.

A chi non si riesce a buttare direi: “Se lo puoi sognare lo puoi fare”. Non ci sono vincoli.

Certo, bisogna essere bravi ad adattarsi.

Io ho lavorato per due anni mentre costruivo FreakLèChic nei ritagli di tempo.

Sono venuta al Marketers World insistendo per i permessi, anche quando il manager non mi dava una giornata libera.

Se hai un’idea che ti dà un’emozione, che ti fa contorcere lo stomaco e dire “Oh mio Dio, sarebbe una meraviglia”, che ti spaventa, allora devi farla.

Seguire la paura, quella positiva, è la strada per la felicità.

Se cadi, ti rialzi, come nello yoga.

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