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erica tramontini

Mi sono licenziata, ho seguito l’istinto e oggi lavoro per rendere felici gli altri: la storia di Erica

Mi sono guardata allo specchio, e mi sono detta: “Erica, ora o mai più”.

La multinazionale alla quale avevo dedicato tutte le mie energie, il mio tempo libero, i miei fine settimana aveva chiuso le sedi italiane.

Prima avevo tante opportunità davanti a me, ma dovevo costringere la mia vita in quei pochi spazi che mi lasciava il lavoro.

MARKETERS WORLD 2022
21/22/23 OTTOBRE
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Adesso era tutto finito. Io, figlia della generazione del contratto a tempo indeterminato, avevo dalla mia una grossa esperienza a organizzare eventi, a fare comunicazione e una valigia piena di punti interrogativi sul futuro.

Tornai a studiare, perché intanto il digitale si faceva spazio e io ero ferma alle vecchie maniere.

Le occasioni arrivarono, ho lavorato per un’azienda di vini e per un’agenzia di comunicazione di Torino, la mia città.

Eppure, sentivo di non essere al mio posto, che il tempo stava passando e io lo stavo lasciando scorrere tra le mani.

Con l’agenzia avevo il grande sogno di dare nuova vita a un’aula studio, ma il sogno stava restando nel cassetto, presi com’eravamo dai clienti.

Che c’era di sbagliato in me?

Venivo da un fallimento e da una costante: in ogni ufficio mi sentivo a disagio.

Era l’estate del 2015, mi lancio e me ne vado da sola in Irlanda a lavorare in una fattoria.

L’Irlanda contro cui sbatto la faccia all’arrivo è tutt’altro che prati e verdi brughiere. Atterro che è già buio pesto, il posto in cui devo stare sembra sperduto nel nulla e non capisco una sola parola che mi viene rivolta.

Vorrei scappare, ma la mattina dopo mi ritrovo immersa nella natura incontaminata.

E scopro le mie mansioni: strappare le erbacce, dipingere una staccionata e… lavare le lumache (il signor Oliver allevava lumache).

In Irlanda il tempo per pensare è tanto, anche troppo, e io mi arrovello tra mille pensieri. Mi ha salvato la meditazione, che praticavo già da anni.

Sono tornata rinata e ora sì, per me era diventato chiaro: in quello che facevo tutti i giorni non trovavo uno scopo.

Quello che mi serviva era una missione, volevo servire agli altri, ero aperta a qualsiasi avventura.

Fu allora che lo shiatsu capitò nella mia vita.

Per tre anni ho studiato, in parallelo continuavo a lavorare in agenzia, e sono diventata operatrice.

Lo shiatsu mi ha spalancato le porte della Medicina Tradizionale Cinese e della cultura orientale e, sebbene non me l’aspettassi, mi ha aiutato a mettere ordine nella mia storia.

C’è un elemento che ha accompagnato questa mia personalissima rivoluzione: il fiume.

Era un fiume che costeggiava l’aula studio che sognavo di ravvivare, c’era un fiume a fianco della fattoria dove mi sono riscoperta e sì, la scuola di shiatsu si trovava vicino a un fiume.

Il fiume è l’energia vitale, l’impeto a lasciarsi andare, io mi ero lasciata andare e non sapevo ancora dove sarei arrivata o chi avrei incontrato lungo il cammino.

Lavorare in agenzia mi aveva portato conoscere questo gruppo di ragazze e ragazzi che di digital mi pareva ne sapessero: Marketers.

Mi sono innamorata delle community e appena ho avuto la possibilità di fare qualcosa mi sono fatta avanti.

Sono diventata Ambassador di Torino, organizzavo i Meetup in città e mi sentivo bene, cavolo, a quei ritrovi io mi sentivo bene.

Andare al World 2018 fu la naturale conseguenza, ma solo all’edizione successiva è scattato qualcosa.

A noi Ambassador fu data la possibilità di aiutare nello staff e cosa potevo fare? Tirarmi indietro? Certo che no, ero entusiasta come una bambina.

Ero la più vecchia, quello che sognavo ora era portare lo shiatsu online, non diventare social media manager o chissà che, eppure era come se fossi finalmente a casa mia.

Finalmente non mi sentivo diversa, sbagliata.

Al ritorno da Rimini, in quella macchina diretta a Torino, non facevamo altro che parlare di cosa sarebbe cambiato per tutti noi da lì in avanti.

Dopo due settimane, uno di noi inviò un messaggio nella chat di WhatsApp: “Ho dato le dimissioni”.

Era iniziata l’onda d’urto del World, e nel giro di qualche settimana tutti ci lasciammo alle spalle i nostri vecchi lavori.

Non potrò mai dimenticarlo.

Il 31 ottobre dissi al mio capo che me ne sarei andata, il primo novembre mi arrivò un messaggio da Luca Cresi:

Ehi Erica, come sei messa col lavoro?

Non potevo crederci, ma, mi raccontò, al World aveva osservato come mi muovevo ed era convinto che fossi la persona adatta per un nuovo progetto che gli frullava per la testa.

Secondo me sei la persona giusta per fare la Chief Happiness Officer

La che?! Luca si ricordava che avevo un blog sulla felicità e pure questo non so come fosse possibile, visto che gliel’avevo detto di sfuggita a un Meetup.

Ci abbiamo messo un po’ a ingranare, anche perché non avevo idea di che mestiere fosse quello.

Da inizio 2020 l’ho imparato e lo sto imparando sul campo, ma per fortuna Luca ci aveva visto lungo.

Oggi ho la missione di rendere felice la Marketers Family, far sì che lavorare in Marketers sia come essere a casa.

Ma ci vedo qualcosa di ancora più grande.

Vorrei riuscire a dimostrare che modi per essere felici lavorando esistono davvero. Il lavoro è una parte enorme della vita e merita di essere serena.

Vorrei che il benessere che si respira in marketers fosse un esempio, una scintilla per accendere un fuoco molto più grande, che riguarda l’intero mondo del lavoro.

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