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Dall’ufficio allo smart working. La guida fondamentale per chi lavora da remoto.

“Mi alzo quando mi pare, faccio colazione mentre butto un occhio a Instagram, al massimo metto una camicia prima di iniziare la call (tanto se sotto ho il pigiama mica si vede, no?), poi rispondo a qualche email mentre sono sul divano.”

Lo scorso anno sullo smart working le abbiamo sentite tutte (ma proprio tutte), complice il fatto che il termine è passato da semi-sconosciuto a trend in meno di dieci giorni.

Il picco risale al periodo tra l’8 e il 14 marzo 2020: il momento in cui sulle nostre vite è calato il sipario della prima quarantena.

Il fatto è questo: si è diffusa la parola smart working, ma si è diffuso anche la pratica dello smart working?

Cosa vuol dire, veramente, fare smart working? In questo Life scendiamo in profondità.

Capiamo come si lavora in modo smart ma soprattutto come puoi farlo tu. Perché – spoiler alert – possiamo dare una definizione di smart working (e la individueremo), ma il modo in cui si traduce nella pratica è diverso per ognuno.

Prima di iniziare, ecco cosa troverai in questo Life:

  • Cos’è (veramente) lo smart working;
  • Come applicarlo nella pratica, sia che tu attualmente sia dipendente, freelance, imprenditore o studente;
  • Creare un ufficio a casa – o, letteralmente, ovunque tu voglia lavorare. Da dove si parte?
  • Tips essenziali: postura e produttività.
  • Stai già facendo smart working? Rispondi al quiz.

Iniziamo.

Facciamo chiarezza.

Vogliamo essere molto pratici, ma dobbiamo prima stabilire alcuni punti fermi.

Quello che molti hanno fatto durante la pandemia - e che i nomadi digitali fanno da diverso tempo - si chiama remote working. In italiano diremmo telelavoro, ma passando ai nostri giorni, possiamo tradurlo con l’espressione “lavoro a distanza”.

Ma distanza da dove? Beh, dagli uffici.

Lavorare fuori casa è un concetto relativamente recente: prima della rivoluzione industriale, artigiani e mercanti avevano le botteghe sotto o direttamente dentro casa, i contadini vivevano negli stessi ambienti insieme agli animali che allevavano, chi svolgeva una professione intellettuale vi si dedicava in un’area della casa.

Perché è importante? Ci arriviamo subito.

Con l’avvento della rivoluzione industriale - e l’arrivo delle fabbriche - tutte le attività lavorative man mano hanno iniziato a svolgersi nelle città, fino al punto in cui la casa è stata associata a un luogo in cui non si deve lavorare, dedicato alla famiglia e lontano dai rumori e dai fastidi della città.

Ecco perché parliamo di lavoro da remoto: perché abbiamo in mente un unico modello, che è quello dell’ufficio. E l’associazione “casa uguale svago”, che nel corso dei decenni abbiamo assimilato, è uno dei motivi per cui separare la vita dal lavoro è tra le principali difficoltà dei remote workers.

Ma quindi dove si inserisce lo smart working in questo scenario? Beh, non ha niente a che vedere con il remote working:

  • Remote working è un’espressione che definisce il luogo da cui lavoriamo.
  • Smart working, invece, indica una modalità.

Si può lavorare in modo smart sia da casa che in ufficio, ma il solo fatto di lavorare da remoto non rende automaticamente smart il nostro lavoro (troppo facile, no?).

Dunque, lavorare in modo smart. Cosa vuol dire?

Significa lavorare in modo efficace, cioè raggiungendo gli obiettivi che ci si pone, e farlo in modo efficiente, ottimizzando le nostre risorse, fisiche e mentali. Per questo lo smart working è un obiettivo che dovremmo porci tutti, a prescindere dal luogo in cui lavoriamo.

Lo smart working, combinato al remote working, ha incredibili potenzialità.

Mettiamola così: finora - salvo poche eccezioni - le persone che svolgevano lavori “da ufficio” hanno prevalentemente lavorato, appunto, negli uffici.

Era un processo di adattamento: in questo contesto, il lavoratore si adattava agli orari della propria azienda, doveva gestire gli spostamenti, si adattava all’ufficio che gli veniva assegnato e alle modalità di lavoro che l’azienda proponeva come linee guida.

Ecco, lavorare da remoto offre la possibilità di immaginare, disegnare e plasmare il proprio modo di lavorare, dalla gestione del tempo al luogo e agli orari in cui lavorare.

Sembra fantastico, no? Diciamo non esattamente, visto che chi lavora da remoto spesso riporta:

  • di lavorare troppo;
  • di non riuscire a separare lavoro e vita privata;
  • di sentirsi spesso affaticato;
  • di non riuscire a concentrarsi.

Intanto, facciamo un disclaimer: non esiste la ricetta per uno smart working impeccabile. Per questo vogliamo darti delle indicazioni pratiche e fornirti degli esempi perché tu possa individuare quelli che potrebbero migliorare il modo in cui lavori.

Lo sappiamo che te lo stai domandando: ne ho davvero bisogno? E se fossi già molto smart?

Beh, noi ti proponiamo un quiz e lasciamo a te la valutazione.

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