Cos’è il lead nurturing e perché è essenziale nel marketing moderno
Il lead nurturing è il processo attraverso cui accompagni un contatto dalla semplice curiosità iniziale fino alla decisione d’acquisto, nutrendolo con informazioni, contenuti e interazioni rilevanti nel momento giusto.
“Nutrire un lead” significa coltivare la relazione in modo progressivo, aiutando la persona a capire meglio il proprio problema, esplorare le possibili soluzioni e riconoscere te come referente autorevole.
È l’esatto opposto dell’approccio “mandiamo un link a questo lead e speriamo che compri”: il nurturing trasforma l’intenzione debole in una decisione consapevole.
Per capire il suo ruolo strategico, basta distinguere due concetti spesso confusi: la lead generation genera il contatto, mentre il lead nurturing lo rende pronto all’acquisto.
Senza nurturing, la maggior parte dei lead resta fredda, inattiva, costosa da riconvertire. Con un nurturing efficace, invece, ogni contatto diventa un’opportunità che matura nel tempo, aumentando valore e probabilità di conversione.
E sai perché oggi il lead nurturing è decisivo nel buyer journey?
Semplice: gli utenti non comprano più al primo tocco.
Si informano, confrontano, valutano alternative, chiedono pareri. Vivono un percorso complesso, fatto di micro-momenti e micro-decisioni.
Il nurturing presidia esattamente questi momenti, fornendo risposte immediate ai dubbi, mantenendo il brand top-of-mind e guidando l’utente verso lo step successivo con messaggi personalizzati basati sulle sue azioni reali.
Ma approfondiamo meglio…
Il processo si articola in diverse fasi, che vanno dalla scoperta, in cui il lead inizia a riconoscere un problema o un interesse, alla considerazione, in cui valuta soluzioni e competitor, passando per la decisione, dove torna centrale la tua proposta di valore.
Ma attenzione, perché il nurturing non termina con la vendita: continua anche nella fase di post-acquisto e fidelizzazione, perché un cliente seguito, educato e valorizzato nel tempo è molto più propenso a riacquistare, fare upgrade o diventare ambassador del brand.
N.B.: costa molto di più un nuovo lead, rispetto alla fidelizzazione di uno già acquisito.
Ed in un contesto in cui le scelte sono infinite e la fiducia è il vero capitale, il lead nurturing non è più una strategia avanzata per pochi: è l’elemento che distingue i brand che crescono da quelli che bruciano budget senza ottenere ritorni sull’investimento.
Cos’è l’email nurturing e come funziona
L’email nurturing è l’insieme di comunicazioni automatiche e personalizzate che guidano un lead attraverso le diverse fasi del percorso decisionale, fornendo ogni volta il contenuto giusto, nel formato giusto e al momento giusto.
Insomma, non è un semplice invio di newsletter, ma un processo strutturato che accompagna l’utente in modo progressivo, basandosi su comportamento, interessi, interazioni e livello di consapevolezza.
L’obiettivo è creare una relazione continua, educare il potenziale cliente e condurlo naturalmente verso l’acquisto.
Senza forzature.
Differenza tra email marketing ed email nurturing
L’email marketing è l’insieme delle comunicazioni inviate al tuo database (spesso rivolte a gruppi ampi e non sempre segmentati) come newsletter, promozioni o annunci. Serve a comunicare in modo generico, mantenere il contatto e generare traffico.
L’email nurturing, invece, è molto più mirato: lavora su sequenze automatizzate, create per accompagnare l’utente lungo il funnel. Le email vengono attivate da trigger precisi (un download, una visita, un click) e sono altamente personalizzate.
In altre parole, l’email marketing parla a molti; l’email nurturing guida una persona alla volta, seguendo il suo percorso reale.
Cos’è la Nurture Sequence e come si costruisce
La Nurture Sequence è una sequenza di email automatizzate progettata per trasformare un lead freddo in un lead pronto all’acquisto.
È il cuore del nurturing ed è costruita come una storia: ogni email porta il contatto un passo avanti.
Una buona Nurture Sequence include:
- Un messaggio di benvenuto che orienta e crea aspettativa.
- Email educative, che spiegano il problema e posizionano te come guida.
- Prove sociali (case study, testimonianze).
- Contenuti di valore come video, risorse o mini-lezioni.
- Offerte soft per valutare la disponibilità all’acquisto.
- Call to action finali con una proposta chiara.
La costruzione parte dalla mappatura del buyer journey, poi si definiscono i trigger, i contenuti e le biforcazioni basate sul comportamento (click, apertura, mancata apertura, tag).
Il risultato?
Un flusso che accompagna ogni lead nel modo più naturale possibile.
Obiettivi principali di una campagna di email nurturing
Una campagna di email nurturing efficace non punta a “mandare email”, ma a:
- Educare il lead, aiutandolo a comprendere il problema e la soluzione.
- Costruire fiducia e autorevolezza mostrando competenza e coerenza.
- Mantenere alta l’attenzione, evitando che il contatto si raffreddi.
- Segmentare e qualificare automaticamente, grazie ai comportamenti misurati (click, aperture, risposte).
- Portare il lead verso l’azione successiva (una call, una demo, un acquisto).
- Ridurre i tempi di conversione, perché un contatto nutrito decide più velocemente.
- Aumentare il valore del cliente, grazie al post-acquisto e alla fidelizzazione.
In sintesi, l’email nurturing è il centro della relazione digitale tra brand e utente: quando è fatto bene, trasforma ogni contatto in un percorso personalizzato che velocizza le conversioni e rende scalabile l’intero processo commerciale.
Come rendere efficace il processo di lead nurturing
Come abbiamo già detto, un processo di lead nurturing efficace non nasce dall’invio casuale di qualche email, ma dall’architettura di un sistema che sa leggere il comportamento degli utenti, segmentare i contatti in modo intelligente e guidarli attraverso esperienze personalizzate.
Per ottenere risultati concreti (più conversioni, un buyer journey più fluido e un rapporto più forte con il lead) è fondamentale lavorare su alcuni elementi chiave.
La base è la segmentazione e la profilazione progressiva, ovvero la raccolta, nel tempo, di informazioni sempre più precise su interessi, intenzioni e comportamenti. Non serve sapere tutto subito: si parte da pochi dati essenziali e si arricchisce il profilo del lead man mano che interagisce con contenuti, form, email o pagine specifiche.
Un altro pilastro è la lettura dei trigger comportamentali e dei segnali di interesse. Ogni click, download, visita o risposta è un indicatore importante che ti permette di capire dove si trova il lead nel suo percorso decisionale e quali contenuti offrirgli per farlo avanzare.
Consiglio bonus: questo diventa ancora più potente quando integrato con workflow strutturati.
I workflow automatizzati sono infatti il cuore operativo del nurturing: flussi costruiti su regole, tempistiche, azioni e condizioni che permettono di inviare messaggi personalizzati in automatico. La loro efficacia dipende dalla corretta gestione del ritmo: tempistiche e frequenza di contatto devono essere calibrate per evitare overload e, allo stesso tempo, non lasciare mai il lead “a secco”.
Ma non solo.
La qualità del processo dipende anche dal lead scoring, un sistema di punteggi che misura il livello di interesse del contatto in base alle sue interazioni. Questo permette di distinguere rapidamente i lead freddi da quelli pronti all’acquisto e di adattare la comunicazione di conseguenza, includendo anche contenuti più diretti o commerciali.
E possiamo fare di più.
La personalizzazione dei messaggi, resa possibile grazie a tag, condizioni e contenuti dinamici, è ciò che trasforma una comunicazione generica in un’esperienza rilevante. Oggi, con strumenti evoluti come ActiveCampaign, puoi adattare ogni email in base al comportamento individuale, alle preferenze e allo storico di navigazione.
Infine, un nurturing davvero completo non si limita all’email.
Entra in gioco la Marketing Orchestration, ovvero la capacità di usare più canali in modo coordinato: sms, messaggi WhatsApp, push notification, retargeting, chatbot, social media e messaggistica diretta.
La multicanalità è ciò che permette di raggiungere il lead quando e dove preferisce, migliorando drasticamente tassi di engagement e conversione.
Le migliori strategie di lead nurturing
Il lead nurturing non è un vero e proprio ecosistema orchestrato di comunicazioni, contenuti e interazioni che guidano i contatti lungo il buyer journey.
Per ottenere un sistema davvero efficace (e scalabile) servono strategie che integrano tecnologia, contenuti e relazione umana.
Vediamo assieme le più potenti, che puoi iniziare a mettere in campo oggi stesso.
1) Adotta un approccio multicanale: email, SMS, social e remarketing
Limitarsi all’email significa perdere una parte enorme delle opportunità di conversione.
Un nurturing moderno deve essere omnicanale, raggiungendo il lead sui canali che usa ogni giorno:
- Email educative e personalizzate
- SMS per notifiche rapide e urgenti
- WhatsApp e altri direct message (es Telegram) per interazioni immediate
- Push notification per stimolare il rientro in piattaforma
- Remarketing su Meta, Google e LinkedIn per restare top-of-mind
Ma qual è il vantaggio?
Aumenterai i punti di contatto e ridurrai il rischio che un lead si “raffreddi” tra un’email e l’altra.
Ti sembra poco?
2) Combina automazione e contatto umano
L’automazione non deve sostituire il rapporto umano, ma amplificarlo.
Un buon nurturing usa workflow automatici per educare, orientare e qualificare il contatto… e introduce l’intervento umano quando questo può davvero fare la differenza:
- call di chiarimento con i lead più caldi
- risposta personalizzata nei momenti chiave
- follow-up manuali su segmenti ad alto potenziale
- messaggi vocali o video personalizzati nei passaggi decisivi
L’efficacia nasce proprio dall’unione di due mondi: scalabilità + autenticità.
3) Utilizza contenuti di valore: ebook, webinar, video e casi studio
Il nurturing funziona solo se alimentato da contenuti che risolvono problemi reali.
Ecco un elenco dei più efficaci secondo la nostra esperienza:
- Ebook per aumentare consapevolezza e posizionamento
- Webinar live o on-demand per creare fiducia e raccogliere segnali di interesse
- Video brevi e mirati che semplificano concetti complessi
- Case study e testimonianze per superare le obiezioni
- Checklist, template e strumenti pratici per offrire valore immediato
I contenuti non devono vendere: devono far dire al lead “Questa è la persona/azienda giusta per me”.
4) Crea flussi per ogni fase del funnel di vendita
Grande verità: 1 singolo flusso non basta.
Un sistema maturo usa nurture sequence differenti per accompagnare il lead in ogni step:
- TOFU (Top of the Funnel): educazione, consapevolezza, scoperta del problema
- MOFU (Middle of the Funnel): approfondimenti, case study, comparazioni, webinar
- BOFU (Bottom of the Funnel): offerte mirate, prove gratuite, demo, call di vendita
- Post-acquisto: onboarding, cross-sell, referenze, fidelizzazione
Ogni flusso parla una lingua diversa, perché diverso è il livello di maturità del lead.
5) Trasforma lead freddi in clienti fidelizzati: esempi di journey completi
Il nurturing non serve solo a convertire lead caldi: è uno strumento potentissimo per riattivare i lead dormienti e riportarli nel funnel.
Un journey completo può includere:
- Email di re-engagement con proposta di valore aggiornata
- Contenuti “nuova prospettiva” per risvegliare interesse
- Automazioni basate sul comportamento (ritorno sul sito, apertura email dopo mesi)
- Sequenze di riscaldamento graduale con mini-lezioni, video o challenge
- Offer soft per riportarli nel percorso decisionale
- Follow-up umano per i lead che mostrano segnali di riattivazione
Ma soprattutto, il journey non finisce con la vendita: continua con onboarding, contenuti post–acquisto, survey, loyalty program e percorsi dedicati ai clienti attivi.
Tipologie di email di nurturing
Un sistema di lead nurturing efficace si costruisce anche attraverso diverse tipologie di email, ognuna con un ruolo specifico nel percorso di maturazione del lead.
Non tutte le email servono a vendere: molte servono a educare, rassicurare, stimolare il dialogo o consolidare la fiducia.
Conoscere quindi le principali categorie ti permette di progettare un ecosistema completo e coerente di comunicazioni che accompagna il lead dalla scoperta alla fidelizzazione.
Email di benvenuto e onboarding
Sono le email con il tasso di apertura più alto in assoluto, e non è un caso: rappresentano il primo punto di contatto dopo l’iscrizione.
In questa categoria rientrano:
- la classica welcome email,
- le istruzioni iniziali,
- la presentazione dei prossimi step,
- le indicazioni su come ottenere il massimo dal tuo contenuto o prodotto.
Una buona email di onboarding crea fiducia immediata, stabilisce il tono della relazione e prepara il terreno per le comunicazioni successive.
Email educative o di contenuto (blog, ebook, risorse)
Queste email costituiscono il cuore del nurturing.
Servono a educare il lead, aumentare la consapevolezza del problema e posizionarti come guida autorevole.
Possono includere:
- articoli di blog selezionati,
- ebook e guide,
- video tutorial,
- checklist e template,
- webinar live o registrati.
L’obiettivo?
Far percepire il tuo brand come il punto di riferimento del settore e accompagnare il lead nella valutazione delle sue opzioni.
Email commerciali soft e follow-up automatizzati
No, non sono le email “hard sell”.
Sono comunicazioni morbide, orientate alla conversione ma con un approccio consulenziale.
Qualche esempio:
- segnalazione di offerte limitate,
- demo o prove gratuite,
- case study che mostrano risultati reali,
- follow-up automatici dopo un’interazione (es. visita pagina prezzi).
Queste email fanno avanzare il lead verso una decisione, senza pressione, ma con una presenza costante e rilevante.
Email di riattivazione e re-engagement
I lead del tuo database si raffreddano: è fisiologico.
Queste email servono per riaccendere l'interesse dei contatti dormienti con, ad esempio:
- nuove risorse,
- una proposta aggiornata,
- un incentivo all’interazione,
- o mini-sequenze di riscaldamento progressivo.
L’obiettivo è riportare il lead nel funnel e identificare chi è ancora valido e chi no, migliorando anche l’igiene del database.
Email post-vendita e di fidelizzazione
Lo abbiamo già detto (ma è così maledettamente importante che lo ripetiamo, come un mantra): il nurturing non finisce con l’acquisto.
In realtà, è proprio lì che inizia una nuova fase: quella della fidelizzazione e dell’espansione del valore del cliente.
Le email post-acquisto includono:
- messaggi di conferma e onboarding,
- contenuti per migliorare l’uso del prodotto,
- richieste di feedback,
- proposte di upgrade,
- incentivi alla referenza,
- contenuti esclusivi per clienti attivi.
Sono essenziali per aumentare retention, upsell e advocacy.
Come utilizzare ActiveCampaign per potenziare il processo di lead nurturing
Si ok, ma come fare tutto questo nella pratica?
Hai ragione, dopo ben 2453 parole (assolutamente necessarie) dedicate alla teoria del nurturing, direi che è ora di parlare della piattaforma che potrà permetterti di mettere sul campo tutto questo: ActiveCampaign.
ActiveCampaign è uno degli strumenti più avanzati (e intuitivi) per costruire sistemi di lead nurturing realmente efficaci.
Il suo punto di forza è la combinazione tra automazioni, segmentazione, contenuti dinamici e analisi in tempo reale, oltre alla possibilità di accedere ad un supporto tecnico e strategico in Italiano, grazie al team di Active Powered, uno dei maggiori partner in Europa di ActiveCampaign.
Tutto ciò ti permette di creare percorsi personalizzati per ogni lead, aumentando automaticamente qualità, velocità e valore delle conversioni.
Per partire, il primo passo è configurare un flusso automatizzato di nurturing: puoi costruire la tua sequenza con l’editor visuale, definendo step, ritardi, condizioni e messaggi in modo estremamente chiaro.
È qui che imposti il vero “cervello” della tua strategia.
Fondamentale anche l’impostazione corretta di trigger e tag: ogni azione rilevante (apertura email, click, visita a una pagina, compilazione di un form, acquisto, inattività) può attivare un flusso dedicato.
Grazie ai contenuti condizionali, puoi mostrare messaggi diversi allo stesso lead in base al suo comportamento, rendendo ogni email più rilevante e personale.
Una volta costruito il sistema, entra in gioco l’ottimizzazione: ActiveCampaign permette di creare A/B test all’interno delle automazioni, così puoi testare oggetto, tono, CTA, timing e interi rami di un workflow per capire cosa converte di più.
Infine, la vera potenza arriva dal monitoraggio continuo: con le dashboard e i report in tempo reale, puoi ottimizzare le automazioni mentre sono attive, correggere colli di bottiglia, migliorare sequenze e identificare i segmenti più profittevoli.
Il nurturing non è mai statico: ActiveCampaign ti permette di farlo evolvere in modo consapevole e veloce.
Metriche e KPI del lead nurturing
Misurare è fondamentale.
E nel lead nurturing lo è ancora di più, perché ti permette di capire dove il percorso funziona e dove si spezza.
I principali KPI da monitorare sono:
- Tasso di apertura e click-through rate: indicano quanto sono rilevanti i tuoi contenuti e se il messaggio è allineato all’intenzione del lead.
- Conversion rate e tempo medio alla conversione: misurano l’efficacia reale del nurturing nel portare i lead verso una decisione, e la velocità con cui questa decisione arriva.
- Lead velocity: indica la rapidità con cui i lead avanzano tra una fase del funnel e l’altra.
- Costo di acquisizione cliente (CAC): più il nurturing è efficace, più questo costo si abbassa.
- Tasso di engagement e disiscrizioni: ti mostrano se il tuo contenuto è percepito come utile… o se sta risultando troppo frequente o poco rilevante.
Monitorare queste metriche in modo continuo ti permette di costruire un sistema di nurturing sempre più preciso, intelligente e profittevole.
Errori comuni da evitare nelle campagne di nurturing
Anche la strategia di nurturing più sofisticata può fallire se inciampi in alcuni errori molto comuni, che rischiano di compromettere performance, reputazione del brand e qualità del database.
Il primo tra tutti è inviare troppe email o comunicazioni non rilevanti: il nurturing funziona solo quando rispetta il ritmo del lead e offre valore reale.
Se esageri con la frequenza o invii contenuti poco pertinenti, aumentano rapidamente disiscrizioni, spam report e perdita di fiducia.
Un altro errore critico è non segmentare correttamente i contatti. Senza una segmentazione accurata (per interesse, comportamento, livello di consapevolezza o fase del funnel) ogni email rischia di essere generica, imprecisa e inefficace.
Ricorda: il nurturing è personalizzazione, non broadcast.
Altrettanto dannosa è la mancanza di follow-up dopo il primo contatto. Molte aziende si fermano alla welcome email, lasciando i lead “appesi” e perdendo momentum proprio nel momento in cui l’interesse è più alto.
Il nurturing richiede continuità, progressione e un percorso chiaro da seguire.
Un altro errore da evitare è non monitorare le performance o non aggiornare i flussi nel tempo. Le automazioni non sono mai “finite”: vanno ottimizzate, testate, ripulite e adattate al comportamento reale dell’audience.
Flussi vecchi o non aggiornati diventano rapidamente inefficaci.
Infine, un aspetto spesso sottovalutato: ignorare privacy e normative GDPR. Non rispettare consensi, preferenze e regole di gestione dei dati può portare non solo a problemi legali, ma anche a un danno reputazionale significativo.
Il nurturing funziona solo se basato su trasparenza, rispetto e gestione etica dei dati.
Evitando questi errori, puoi costruire un processo di nurturing solido, strategico e realmente orientato alla conversione e alla relazione di lungo periodo.
Le migliori pratiche di lead nurturing a livello globale
Le aziende che oggi ottengono risultati straordinari nel nurturing hanno tutte un elemento in comune: trattano la relazione con il lead come un ecosistema, non come una sequenza di email.
A livello globale, i brand più avanzati stanno investendo in esperienze iper-personalizzate, intelligenza artificiale integrata nei flussi, contenuti dinamici e orchestrazione multicanale.
Tendenze internazionali 2025 (AI, personalizzazione, omnicanalità)
Il 2025 accelera tre trend già evidenti negli ultimi anni:
- AI come estensione del team marketing: le piattaforme più avanzate (ActiveCampaign in primis) stanno integrando AI Agents, analisi predittiva, contenuti dinamici intelligenti e sistemi come Active Intelligence per anticipare bisogni, suggerire contenuti e ottimizzare le automazioni in tempo reale. Il nurturing diventa proattivo, non reattivo.
- Personalizzazione avanzata, oltre il nome nel subject: i brand globali costruiscono messaggi che cambiano automaticamente in base a:
- comportamento di navigazione,
- ricerche recenti,
- acquisti precedenti,
- probabilità di conversione,
- livello di interesse stimato dall’AI.
- Omnicanalità reale:
- email,
- SMS,
- WhatsApp,
- notifiche push,
- chatbot,
- remarketing automatizzato su Meta, Google e LinkedIn.
Risultato: journey più fluidi, contatti più ingaggiati e conversioni più veloci.
Come le grandi aziende usano l’email nurturing nel mondo
I colossi globali utilizzano il nurturing come un motore di crescita, non come un semplice strumento di comunicazione.
Alcuni modelli ricorrenti che abbiamo identificato:
- E-commerce internazionali, usano flussi complessi basati su comportamento:
- product view > serie di reminder personalizzati
- carrello abbandonato > sequenze progressive con incentivo
- post-acquisto > onboarding del prodotto + upsell intelligente
- SaaS e tool digitali, puntano su educazione continua:
- mini-corsi onboarding
- tutorial automatici basati sull’uso reale del prodotto
- email condizionali che suggeriscono la prossima funzione da provare
- survey automatizzate per segmentare meglio i clienti
- Brand formativi e membership globali, applicano nurturing multilivello con:
- percorsi di contenuti personalizzati
- inviti a eventi in base agli interessi
- gamification via email (challenge, badge, livelli)
- reminder intelligenti che stimolano la partecipazione
- Grandi aziende B2B, lavorano con pipeline lunghe, orchestrando:
- webinar educativi
- case study settoriali dinamici
- follow-up basati sull’interazione del team commerciale
- Account-Based Nurturing su misura per ogni azienda target
In tutti i casi, la logica è la stessa: meno comunicazioni generiche, più esperienze personalizzate e integrate.
Insomma, le aziende che dominano oggi sono quelle che “nutrono” i lead con precisione, continuità e intelligenza strategica.
Conclusione
Il lead nurturing non è più un’opzione, ma il centro di qualsiasi strategia di marketing davvero efficace.
Oggi i brand che crescono in modo costante non sono quelli che generano più lead, ma quelli che sanno trasformarli in clienti consapevoli, fidelizzati e coinvolti lungo l’intero buyer journey.
Dall’email nurturing alla multicanalità, dall’automazione intelligente ai flussi personalizzati, ogni tassello contribuisce a costruire un’esperienza che guida il contatto esattamente dove deve andare: verso una decisione d’acquisto naturale, accompagnata, senza frizioni.
ActiveCampaign, con le sue integrazioni, i suoi sistemi di AI avanzati come Active Intelligence e la capacità di orchestrare canali diversi da un unico hub, rappresenta oggi uno degli strumenti più potenti per farlo davvero bene.
Perché ti permette di unire dati, comportamenti, segmenti, automazioni e personalizzazione in un sistema che cresce con il tuo business e si adatta ai tuoi obiettivi.
In un mondo in cui gli utenti sono sempre più informati e le aziende sempre più competitive, la differenza non la fa chi “scrive più email”, ma chi costruisce relazioni.
E se vuoi trasformare ogni lead in un cliente, ogni cliente in un ambassador e ogni journey in un sistema che lavora per te 24/7, il nurturing è la strada.
Alla prossima!
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