Aprire partita iva per il web: come fare, quando e costi

Ti occupi di realizzare siti web, guadagnare con le affiliazioni, di social media o di blog? In questa guida trovi tutte le indicazioni che ti servono per aprire partita Iva.

Ti occupi di realizzare siti web, guadagnare con le affiliazioni, di social media o di blog? In questa guida trovi tutte le indicazioni che ti servono per aprire partita Iva.

Ciao, sono Ivan N. Fichera e sono un Esperto Contabile regolarmente iscritto presso l’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Catania.

Oggi parleremo di un aspetto molto importante per chiunque si avvicini al mondo del Web Marketing: la Partita IVA.

Con questo post risponderò ad alcune domande tipiche che si pone chiunque stia iniziando un’attività nell’ambito del Web Marketing:

  • Quando bisogna aprire la Partita IVA?
  • Come si gestiscono i compensi percepiti senza Partita IVA?
  • Cosa bisogna fare per aprire la Partita IVA?
  • Quanto costa aprire e mantenere la Partita IVA?

Lo so, esistono ancora un milione di altre domande che meritano risposta sull’argomento e per questo stiamo organizzando qualcosa che vada incontro a delle necessità “più approfondite”… ma ne riparleremo alla fine dell’articolo.

Ma prima di rispondere a queste domande facciamo un po’ di chiarezza su che cos’è la Partita IVA.

La Partita IVA è un codice, una serie di numeri, che viene associata a una persona o a una società che svolgono attività commerciale o un lavoro autonomo. Richiedere la Partita IVA è facilissimo, lo può fare chiunque, non è necessario recarsi da nessun commercialista, e si richiede direttamente all’agenzia delle entrate compilando l’apposito modulo. Certo, il modulo non è semplice da compilare quindi serve il supporto di un consulente esperto che possa indirizzarti nella scelta del giusto regime fiscale, del giusto codice ATECO e quindi aiutarti a non sbagliare dati.

Oltre a questa concezione tecnica il termine ha assunto negli anni un diverso significato nel linguaggio comune e spesso si sente parlare del “Popolo delle Partite IVA”, riferendosi a tutti quei lavoratori autonomi e microimprenditori che fondano la propria vita economica su un’attività autonoma Professionale, Commerciale o Artigiana.

Quindi quando si parla di Partita IVA bisogna sempre distinguere tra il parlarne in modo tecnico o riferendosi ad una generica attività economica, di modo da non creare confusione.

E ora passiamo alle domande! 🙂

Quando bisogna aprire la Partita IVA?

quando aprire partita ivaCome abbiamo visto prima è obbligato ad aprire una Partita IVA chiunque svolga abitualmente, stabilmente e in maniera organizzata e continuativa un’attività di cessione di beni o servizi sul nostro territorio, indipendentemente dalla loro residenza.

Alla luce di questa definizione possiamo stabilire due situazioni che esonerano dall’obbligo di apertura della Partita IVA:

  1. svolgere un’attività economica esclusivamente al di fuori del territorio italiano;

In questo caso, se rimarrai residente in Italia, non dovrai aprire una Partita IVA nel nostro paese (occhio però: potresti doverla aprire nel paese estero!) ma dovrai pagare qui le Imposte sul Reddito.

Per evitare i problemi di doppia imposizione lo Stato Italiano ha stipulato appositi accordi bilaterali con altri Stati del Mondo, tramite questi accordi è possibile evitare di pagare due volte le imposte sul reddito, portare in compensazione quanto già pagato o addirittura avere il rimborso delle somme versate all'estero.

  1. svolgere un’attività economica in maniera occasionale;

L’Occasionalità del lavoro rappresenta più un criterio che una vera e propria regola. I requisiti dell’Occasionalità infatti non sono stabiliti da una norma di legge specifica ma vengono inquadrati interpretando congiuntamente alcuni articoli del Codice Civile (2082, 2222 e 2229), del D.lgs 114/98 e una serie di prassi che si sono affermate nel tempo.

Dall’interpretazione di queste norme vengono fuori le 3 regole “generali” per stabilire la natura occasionale di un’attività economica, che sono:

  • l’attività deve essere priva di qualunque organizzazione stabile di produzione e vendita.

Se hai un sito, un ufficio, un negozio tramite il quale svolgi il tuo lavoro, produci i tuoi beni su commissione o semplicemente vendi dovrai necessariamente aprire una Partita IVA.

  • l’attività deve essere svolta in modo saltuario, sporadico, circoscritto e limitato nel tempo.

L’attività che svolgi non deve quindi essere abitudinaria, non deve essere svolta ogni giorno, deve essere definita nel tempo e deve essere di una durata breve.

Riguardo la durata il D.lgs 114/98  ci offre un piccolo aiuto in quanto stabilisce la possibilità da parte delle Regioni di stabilire i criteri temporali per lo svolgimento di un'attività di vendita senza l’obbligo di apertura della Partita IVA.

Tale termine massimo, fissato principalmente per le attività hobbistiche ma di fatto applicato anche per i negozi temporanei e pop-up, è di 30 giorni complessivi (anche per “negozi” differenti) in un anno.

Per analogia quindi tale termine dovrebbe essere valido come riferimento per la “breve durata” che deve avere un'attività economica occasionale

Mi raccomando, dato che la normativa stabilisce delle comunicazioni particolari da effettuare verso il comune e che le regole possono variare da Regione a Regione, per non avere brutte sorprese contatta prima un Professionista Abilitato (Commercialista, Esperto Contabile o Consulente del Lavoro) o l'Assessorato alle Attività Produttive del tuo Comune!

  • l’attività svolta non deve appartenere a quelle riservate alle categorie Professionali protette stabilite dall'art. 2222 del codice civile e per le quali esiste un apposito Albo (Commercialista, Avvocato, Ingegnere, etc.).

Quindi, se te lo stessi chiedendo, non esiste nessun esonero all’apertura della Partita IVA per i compensi inferiori ai 5k: al di fuori di queste tre situazioni si è sempre obbligati all’apertura della Partita IVA.

Come si gestiscono i compensi percepiti senza partita IVA?

gestione compensi partita ivaSe rientri nella casistica appena descritta e quindi puoi non aprire partita IVA per gestire i tuoi compensi, ovviamente dovrai dichiarare i tuo compensi emettendo un documento che certifichi la compravendita. Questo documento è la “ricevuta non fiscale di pagamento”.

Tale ricevuta va emessa per ogni compenso percepito sia per la fornitura di servizi che per la vendita di beni ma esistono delle piccole differenze tra i due casi.

Nel caso di emissione di una ricevuta per fornitura occasionale di servizi a un’azienda con Partita IVA dovrà essere indicata la Ritenuta d’Acconto del 20% sul compenso. Questa somma verrà versata dal committente direttamente all’Erario (“lo Stato”) come acconto sulle Imposte che dovremo pagare. Ovviamente se il committente non ha Partita IVA tale ritenuta non va indicata.

Per il resto le ricevute per fornitura occasionale di servizi e per vendita occasionale di beni rispondono alle stesse regole:

  1. deve sempre essere numerata progressivamente e datata;
  2. deve riportare i dati anagrafici nostri e del nostro committente;
  3. deve riportare la somma che il committente ci sta versando (nel caso di fornitura di servizi a Partita IVA al netto della Ritenuta) come corrispettivo del nostro lavoro occasionale;
  4. deve riportare le diciture:
  1. “Operazione svolta in piena in piena autonomia e senza alcuna subordinazione in quanto attività di lavoro occasionale, ai sensi dell'art. 2222 e successivi del codice civile.”
  2. “Operazione esclusa dal campo di applicazione dell'IVA ai sensi degli art. 1, 2, 4, 5 del D.P.R. 633/72 e successive modifiche.”
  3. “Autorizzo al trattamento dei dati personali in base all'art. 13 del D. Lgs. 196/2003”
  4. “Allego copia del Documento di Identità”
  1. deve avere apposta una marca da bollo da € 2,00 con data uguale o anteriore a quella dell’emissione della ricevuta.
  2. deve essere avere allegata la fotocopia di un documento di riconoscimento valido.

Ricorda che se hai superato i 5K euro di prestazioni occasionali dovrai metterti in regola con lo Stato e aprire Partita IVA. Il tuo consulente sarà in grado di indicarti come operare in tal senso! Spero di averti dato una buona infarinatura per renderti più consapevole sugli obblighi di legge che girano sull’obbligatorietà di apertura della Partita IVA.

Se dovessi avere dei dubbi lasciami pure le tue domande tra i commenti! 🙂

Ora che finalmente abbiamo ben chiaro che l'apertura della partita IVA è obbligatoria per chiunque decida di svolgere in maniera continuativa un determinato tipo di attività economica possiamo dedicarci alle altre domande del nostro percorso!

Come aprire una Partita IVA?

N.B. Da qui in poi mi riferisco al termine “Partita IVA” dandogli il valore di Attività Economica e non quello tecnico.

come aprire partita ivaIl primissimo passo da fare per arrivare all’apertura della Partita IVA passa dal capire che tipo di attività svolgerai.

Le attività infatti possono essere di tre tipi:

  • Commerciale – tu vendi prodotti che sono realizzati da altre aziende o persone;
  • Artigiana – tu vendi prodotti che realizzi personalmente con metodi che non sono paragonabili alla produzione in serie (come quella dell’abbigliamento che produce in serie!)
  • Professionale – vendita di servizi e consulenze.

Per poter aprire Partita IVA, e quindi capire in quale attività lavorativa rientrare, arriva il CODICE ATECO (ATtività ECOnomica). Questo Codice, insieme di cifre e numeri, è l’identikit del nostro mestiere ed è fondamentale individuarlo perché a questo dipendono molti aspetti della vita da liberi professionisti.

Grazie al Codice ATECO potremo quindi stabilire se la nostra attività è Commerciale, Artigiana o Professionale… ma non solo!

Se scegli di aprire Partita IVA in regime forfettario il Codice ATECO ti servirà per poter determinare il limite di fatturato annuo che dovrai mantenere per poter usufruire dei vantaggi di questo regime fiscale.

Una domanda che spesso mi viene posta a questo punto è:

“Ma se svolgo attività commerciale e professionale, devo aprire due Partite IVA? ”.

No, non devi avere due Partite IVA in quanto quest’ultima è sempre una ed una sola per ogni persona, sia  nel caso di un soggetto in carne ed ossa (Persona Fisica) che nel caso di soggetti societari (Persone Giuridiche – Società, Associazioni, Consorzi, etc.).

Stabilito che una persona può avere una sola Partita IVA quello che si deve indagare è la tipologia di lavoro prevalente, se si tratta di quello commerciale o artigiano e inserire più Codici ATECO in riferimento alle attività svolte. Quello che cambia è la gestione del contributo pensionistico.

In base alla attività prevalente dovrai iscriverti, se non hai una cassa previdenziale di riferimento, alla gestione INPS di riferimento della tua attività.
Per essere più specifici, questo significa iscriversi alla Gestione per la quale fatturiamo di più, detta prevalente, come stabilito dalla circolare n° 78/2013 dell’INPS.

Infine un’altra domanda che spesso mi viene posta riguarda la vendita online di infoprodotti che fanno riferimento ad attività offline.
Le attività che svolgerai potranno essere indistintamente online e offline.

Facciamo quindi un esempio.

Metti caso che la tua Partita IVA si occupi di due attività:

  • pratica della professione di fisioterapista (attività che svolgi offline) che genera un fatturato di € 22.000,00;
  • vendita dell’infoprodotto “dieci metodi per prevenire il mal di schiena” che genera un fatturato annuo di € 5.000,00.

Ciò significa che la tua Partita IVA dovrà avere due Codici ATECO (uno per l’attività Professionale di fisioterapista e l’altro per l’attività Commerciale di vendita di Infoprodotti) e dovrai iscriverti solo alla Gestione Separata INPS.

Una volta che hai stabilito il tipo di attività ed il Codice ATECO di riferimento bisognerà procedere all’apertura vera e propria della Partita IVA!

Come prima cosa dovrai richiedere l’attribuzione del numero di Partita IVA all’Agenzia delle Entrate e iscriverti alla Gestione INPS adatta all’attività svolta.

In seguito dovrai:

  1. se la tua attività è di tipo Commerciale o Artigiano dovrai procedere all’iscrizione della tua attività presso la Camera di Commercio, segnalare l’inizio attività (SCIA) presso il Comune di residenza e, nel caso dell’attività Artigiana, iscriverti all’INAIL.
  2. se svolgerai attività di tipo Professionale e venderai direttamente dal tuo sito dovrai segnalare l’inizio di attività di Commercio Elettronico presso il Comune (e in alcuni casi presso la Camera di Commercio) dove si svolgerà l’attività.

Spero di essere stato chiaro sulle procedure da fare per avviare correttamente la tua Partita IVA. Se dovessero esserci dei dubbi lascia pure le tue domande tra i commenti e ricorda che è sempre il caso, per l’esecuzione di queste pratiche, di rivolgersi ad un Professionista Abilitato! 🙂

Quanto costa aprire e mantenere la Partita IVA?

quanto costa aprire partita ivaCome avrai intuito già da subito i costi di apertura e di mantenimento di ogni Partita IVA cambiano in base all’attività svolta.

Partiamo subito dai costi di apertura!

Nel caso di attività Professionale l’apertura della Partita IVA e l’iscrizione alla Gestione INPS è completamente gratuita.

L’unico costo, in genere è il compenso che dovrai dare al Commercialista per la consulenza sul Codice ATECO da utilizzare e per la presentazione dell’Istanza presso l’Agenzia delle Entrate.

Nel caso di attività Commerciale i costi di apertura si aggirano intorno a € 100,00, variano da Regione a Regione, ma solitamente si aggirano intorno a questa cifra da sommare alle spese del compenso al Commercialista per l’espletamento della pratica.

I costi fissi per l’apertura della partita IVA da Commerciante o Artigiano possono essere così divisi:

  • € 18,00 per le spese di segreteria della Camera di Commercio;
  • € 17,50 per l’imposta di bollo;
  • € 63,00 (fino ad un massimo di, in base alla Camera di Commercio) per il Diritto Annuale di iscrizione alla Camera di Commercio.

Infine nel caso di attività Artigiana i costi di apertura sono gli stessi dell’attività Commerciale più altri € 168,00 (più spese di commissione) per il pagamento del bollettino postale di iscrizione presso l’Albo delle Imprese Artigiane.

Ovviamente questi costi si riferiscono all’apertura di una Partita IVA Individuale. In caso di Società di Persone o di Capitali i costi saranno totalmente diversi (magari ne riparleremo in un prossimo post).

Passiamo ora ai costi annuali di mantenimento!

Dobbiamo considerare principalmente tre costi:

  1. Commercialista.

Il costo dell’assistenza effettuata dal Commercialista è molto variabile e può dipendere anche dal tipo di Regime fiscale che si sceglie.

In genere per un Freelance i costi vanno da € 350,00 a € 600,00 per una Partita IVA in Regime Forfettario e da € 900,00 a 1.500,00 per una Partita IVA in Regime Normale.

  1. Camera di Commercio.

Come abbiamo visto nel precedente paragrafo la Camera di Commercio prevede un Diritto Annuale di Iscrizione che va, in base alla Provincia, fino ad un massimo di € 63,00, da pagare ogni anno entro il 30 giugno, unitamente alle imposte scaturite dalla Dichiarazione dei Redditi.

Ovviamente questo costo andrà pagato solo dai soggetti che svolgono attività Artigiana o Commerciale, che sono tenuti ad iscriversi alla Camera di Commercio.

  1. Contributi INPS.

Il costo annuale dei contributi INPS cambia in base al tipo di attività svolta (Commerciale, Artigiana o Professionale).

Le cose da tenere presente in sede di costi contributivi è il funzionamento delle Aliquote e del Minimale Contributivo.

l’Aliquota di Contribuzione.

In base all’attività svolta esistono delle differenti percentuali di contribuzione, che vengono calcolate sul reddito percepito.

Per l’anno 2019 queste percentuali sono da differenziarsi in base all’età:

  1. l’aliquota per i Commercianti con più di 21 anni di età è del 24,09% fino a un reddito di € 143,00. Da 47.143,00€ a € 78.572,00 l’aliquota diventa del 25,09%.Per coloro che hanno meno di 21 anni l’aliquota base è fissata a 21,54% fino a 47.143,00€ di reddito e del 22,54% per redditi superiori i 47.143,00€ fino ad un massimo di € 78.572,00.
  2. l’aliquota per gli Artigiani è del 24% fino a un reddito di 47.143,00€. Da 4143,00€ a € 78.572,00 l’aliquota diventa del 22,45%. Per coloro che non hanno superato i 21 anni di età l’aliquota è al 21,45% fino a € 47.143,00. Da 47.143,00€ a € 78.572,00 l’aliquota diventa del 22,45%
  3. l’aliquota per i Liberi professionisti senza casa previdenziale di riferimento è del 25,72%.

Il Minimale Contributivo

Il Minimale Contributivo è quella somma di contributi minima da versare per far si che l'INPS riconosca l’anno contributivo per intero ai fini della pensione. Il suo importo è pari a € 15.878,00, il reddito minimo annuo da prendere in considerazione, moltiplicato per le aliquote che abbiamo visto sopra.

Tale minimale però si comporta diversamente a seconda se si tratti di attività Commerciale/Artigiana  o Professionale.

Nel caso di attività Commerciale/Artigiana infatti l’importo del Minimale dovrà essere necessariamente versato a prescindere dal reddito effettivamente percepito. Si, hai capito bene: che tu faccia 0,00 o 10.000,00 euro di reddito dovrai comunque pagare quella data somma.

Ma ci sono anche delle buone notizie: con la legge 232 del 11 Dicembre 2016 è stato stabilito che, previa domanda, tutti i soggetti che aderiscono al Regime Forfettario possano diminuire questo minimale del 35%.

Alla luce di quanto detto questo l’importo del del Minimale Contributivo per l’anno 2019 è quindi di:

  • € 3.832,45 per i Commercianti con più di 21 anni e di 3.427,56€ per coloro che hanno meno di 21 anni;
  • € 3.818,16 per gli Artigiani con più di 21 anni e 3.413,27€ per coloro che hanno meno di 21 anni;

Ovviamente se il reddito imponibile supererà € 15.878,00 la parte eccedente dovrà essere versata a percentuale seguendo le aliquote viste più sopra.

Per le attività Professionali il Minimale invece non andrà versato ma si verseranno solamente i contributi  a percentuale in base al reddito percepito nell’anno. La somma versata però andrà poi ricalcolata in base al Minimale Contributivo per stabilire i mesi di contribuzione utili per il calcolo della pensione.

Inoltre i Professionisti aderenti al Regime Forfettario non hanno alcuno “sconto” del 35% in quanto la L. 232/2016 non ne prevede tale opportunità per chi è iscritto alla Gestione Separata.

Ciò significa che i Professionisti verseranno meno contributi rispetto a Commercianti e Artigiani nel caso di redditi molto bassi ma anche che i primi saranno molto più svantaggiati rispetto ai secondi in caso di redditi medio-alti e ai fini del calcolo della pensione.

Siamo quindi giunti alla fine del nostro percorso di oggi!

All’inizio di questo articolo ti avevo accennato a qualcosa che stiamo preparando con, il team di Marketers, una “piccola cosa” per approfondire maggiormente quegli aspetti che non sono stati presi in considerazione all’interno di questo articolo.

Questa “piccola cosa” è un webinar che si terrà ad inizio Aprile dalla durata di un’ora.

Se hai delle particolari richieste che non rientrano all’interno di quello di cui abbiamo parlato puoi scrivermi la tua nei commenti qui sotto.

Sceglierò le domande più interessanti e, una volta pronto il webinar, ti farò sapere tramite e-mail la data esatta di trasmissione!

E con questo ho detto tutto.

Lunga vita e prosperità!

32 risposte

  1. Ciao Ivan ecco la mia domanda: attualmente uso Clickbank per vendere i miei corsi e non ho partita iva. Avendo avuto in passato un P IVA come agente, so bene i costi e le tasse che bisogna pagare, perciò ho sempre pensato che l’aspetto migliore di clickbank fosse di non essere obbligati a fatturare al cliente in quanto la transazione viene gestita da loro. Tuttavia qualcuno recentemente mi ha messo la pulce nell’orecchio dicendomi che comunque devo fatturare a clickbank in merito alle somme che mi corrisponde ogni mese. Se così fosse, i vantaggi per me si azzererebbero o quasi.. visto che ogni volta che faccio una vendita clickbank si trattiene il 7.5% +1 Euro su ogni commissione.

    Dato che sto per lanciare un servizio ad abbonamento mensile, vorrei capire se mi conviene restare su clickbank (che comunque ha alcune limitazioni) oppure aprire una partita iva da zero. E in quest’ultimo caso… quale regime consigli? Grazie

    1. Ciao Luca! 🙂

      Effettivamente con Clickbank dovrebbe essere possibile sfruttare il regime dell’Opere dell’Ingegno (è da tempo che voglio fare un’indagine approfondita a proposito ma non ci riesco mai) e quindi evitare di aprire la Partita IVA… ma onestamente se dovrai offrire un servizio in membership non ha molto senso agire in tale senso e conviene di sicuro aprire una Partita IVA, sia dal punto di vistra strategico del controllo sul funnel e il sistema di vendita sia sotto il profilo Fiscale.

      Il mio consiglio è di partire con il Forfettario, anche per chi (come mi pare sia il tuo caso) non possa sfruttare il bonus StartUp, che abbatte l’imposta sostitutiva al 5% per i primi 5 anni, è sempre un bel risparmio! 🙂

  2. Ciao Ivan grazie dell ottimo post. Io sono iscritta alla gestione separata dell inpgi (inpgi 2) la cassa dei giornalisti dove verso i miei contributi. Qui non ho L obbligo di apertura di p.iva anche superando i 5mila euro lordi. Se iniziassi un’attività di vendita sul web superando i 5mila (dunque un’attività che esula dal giornalismo) dovrei aprire la partita iva. Ora: dove dovrei versare i miei contributi? INPS…Inpgi…entrambi (immagino e spero di no). Grazie!

    1. Ciao Angela, scusa se ti rispondo solo ora!

      Innanzitutto dovresti vedere se l’Ordine dei Giornalisti non vieti ai propri iscritti di svolgere attività commerciale (l’Ordine dei Commercialisti, ad esempio, lo vieta). Se fosse possibile per te svolgere l’attività Commerciale dovresti aprire una (seconda) posizione contributiva presso l’INPS (Gestione Commercianti).

      Se dovessi avere bisogno di altre info fammi sapere! 🙂

  3. Bell’articolo Ivan.
    Premessa per comprendere bene: io sono un giovane baldanzoso di 66 anni scappato in pensione nel 2008.
    Ora, dopo 35 anni di esperienza come lavoratore dipendente, vorrei cimentarmi nel “reddito fai da te”.
    Sto attivando il mio blog e vorrei usare le affiliazioni per arrotondare verso l’alto il mio reddito da pensione di metalmeccanico V livello.
    Ora le 3 domanda difficili:
    a) per pagare le tasso posso usare la dizione “reddito da proprio ingegno” o devo aprire partita iva?
    b) Mi è giunta voce che i pensionati che aprono partita iva pagano il 50% dell’importo dei contributi normali. E’ vero?
    c) Ho un vago ricordo di aver letto in un post che mettendo i codici giusti per la partita iva (riferimento a lvoro sul web come pubblicitario o simili) l’INPS richiede i contributi correlati all’importo del reddito ma non a percentuale fissa. E’ vero?

    Attendo pazientemente la tua risposta di professionista esperto.
    Grazie in anticipo
    Silvio Zacchini

    1. Ciao Silvio, scusami se rispondo solo ora!

      Ma veniamo subito alla risposte:
      a) Si, il Blog è una chiara dimostrazione di attività continuativa quindi dovrai aprire la Partita IVA;
      b) Si, è vero, iscrivendosi alla Gestione Commercianti o Artigiani pagheresti il 50%. Se invece ti iscrivessi alla Gestione Separata pagheresti il 24%;
      c) Si, la Contribuzione cambia in base al tipo Commerciale, Artigiana (dove c’è un minimo contributivo obbligatorio) o Professionale (che è totalmente a percentuale).

      Spero di essere stato chiaro.

      In caso di bisogno fammi pure un fischio! 😉

  4. Grazie Ivan per questo contributo così dettagliato e, ovviamente, estremamente utile! 😉
    Avrei una domanda un po’ basica.
    Ho sentito dire, anche se non ho trovato conferma in quanto ci sono pareri discordanti, che esiste una soglia minima sotto la quale non è necessario fare la dichiarazione dei redditi. Per cui:
    1 – E’ vero o è una bufala?
    2 – Se è vero, tale soglia è 7000€, 7500€ o 8000€? Oppure è un’altra quota?
    3 – Sempre se è vero, significa che sono esentato dall’aprire partita iva finchè non supero suddetta cifra?

    Grazie in anticipo per la risposta 🙂

    1. Ciao Antonio, scusa se ti rispondo solo ora!

      1) & 2) È vero che c’è una soglia minima per l’obbligo di dichiarazione, tale soglia è di € 4.800,00 (complessivi);
      3) Nope, l’unica cosa che esenta dall’apertura di una Partita IVA è l’Occasionalità del lavoro che stai svolgendo e non un limite di reddito generato.

      Spero di essere stato d’aiuto, in caso di bisogno sai dove trovarmi! 😉

  5. Ciao Ivan,

    Ci fai degli esempi pratici? Tipo:

    ————-
    Under 35, fa consulenza, affiliazioni e vende prodotti propri
    dovrà aprire partita iva con codice x x x
    andrà a pagare:
    • questo di tasse
    • quell’altro di tasse
    • questo di commercialista

    ed avrà [questi obblighi]

    TOTALONE: xxxx euro l’anno fatturando x
    ————–
    e approfondirei:

    • uno può lavorare come dipendente ed avere partita iva? a cosa va incontro? conviene?
    • conviene aspettare prima di aprire partita iva? come funziona la ritenuta d’acconto? devo comprare un blocchetto da qualche parte? e poi a chi lo do una volta riempito?

    Grazie ed a presto!

    1. Ciao Fabio,
      scusami se ti rispondo solo ora ma Diqus non funziona bene e solo ora, scrollando il post ho visto che c’erano dei commenti ai quali non avevo risposto (in effetti mi pareva strano che nessuno avesse commentato :P)

      Riguardo alle domande su “Dipendente e Partita IVA” e “Prestazioni Occasionali” nelle prossime settimane verranno pubblicati degli articoli incentrati proprio su questi argomenti.settimana prossima verrà pubblicato un articolo in merito.

      Riguardo al discorso Esempio dipende dal tipo di Regime Fiscale di Adesione, tu a quale ti riferisci?

  6. Ciao Ivan! Innanzitutto complimenti. Nell’articolo sottolinei che, se un privato ha un sito tramite il quale semplicemente vende, dovrà necessariamente aprire una partita IVA, in quanto anche solo la presenza di esso è sintomatica di una organizzazione stabile di produzione e vendita.
    Curiosità: se il mio sito, preventivamente preparato, viene reso pubblico al giorno 1 del mese per essere chiuso al giorno 29 dello stesso (in sostanza, con lo stesso funzionamento di un negozio temporaneo), l’attività di vendita è da ritenersi occasionale oppure no? Te lo chiedo perché mi parrebbe un modo interessante per testare il prodotto e l’efficacia del mio canale di paid advertising. Sono assolutamente agli esordi e non ho ancora non ha la P. IVA.
    Grazie in anticipo!

    1. Ciao Federico,
      scusami se ti rispondo solo ora ma Diqus non funziona bene e solo ora, scrollando il post ho visto che c’erano dei commenti ai quali non avevo risposto (in effetti mi pareva strano che nessuno avesse commentato :P)

      Riguardo alla tua domanda posso risponderti che dipende molto dal Comune di Residenza.

      A mio avviso infatti è sicuro che puoi aderire a quanto previsto per i Temporary Shop per un negozio online però il Comune spesso, non comprendendo la cosa, crea problemi anche considerevoli.

      1. Grazie Ivan…devo dire che rileggere la mia domanda mi ha fatto impietrire: in 7 mesi sono cambiate proprio tante cose! Grazie ancora

    1. Ciao Alberto,
      scusami se ti rispondo solo ora ma Diqus non funziona bene e solo ora, scrollando il post ho visto che c’erano dei commenti ai quali non avevo risposto (in effetti mi pareva strano che nessuno avesse commentato :P)

      Si, se svolgi un attività con continuità devi aprire una Partita IVA.

  7. Ciao Ivan,

    sono confusa riguardo quanto affermi su INPS e gestione prevalente. A quanto so in base alla legge 122/2010 la gestione separata non rientra nel criterio di prevalenza, e la circolare 78/2013 che tu citi chiarisce proprio questo: che si può stabilire la prevalenza solo tra attività commerciale e artigiana, ma non tra commerciale e professionale, o artigiana e professionale.

    Forse è una questione di reddito prevalente? Se svolgo per esempio attività di consulente (o una qualunque altra attività che rientra nella gestione separata) e contemporaneamente vendo online, e la consulenza rende 10 mentre la vendita rende 5, devo iscrivermi a entrambe le gestioni o no? E se viceversa la vendita rende 10 e la consulenza rende 5?

    Grazie per l’articolo e per le conoscenze che condividi con noi! 🙂

    1. Ciao Francesca,
      la doppia contribuzione è sempre esclusa.

      La recente sentenza della Corte di Cassazione a sezioni Unite del 20 gennaio 2017 stabilisce addirittura per gli Amministratori di Società che contemporaneamente svolgono attività come Commercianti/Artigiani di non dover effettuare la doppia iscrizione, in netto contrasto con quanto detto nella circolare di cui parlo anche nell’articolo.

      Come stabilire dove pagare?

      Dovrebbe contare, come dici tu, il principio del volume d’affari generato ma nei fatti l’INPS difficilmente contesta il pagamento dell’INPS Commercianti o Artigiani in caso di concomitante attività professionale.

      Quindi, generalmente, se c’è l’iscrizione alla Camera di Commercio dovresti pagare solo l’INPS Commercianti o Artigiani. 🙂

  8. Ciao Ivan, complimenti per l’articolo, molto chiaro ed esaustivo, grazie!

    Vorrei chiederti se una persona volesse aprire partita iva e far parte anche di una società, credi sia possibile?
    Che soluzioni ci sono?

    1. Si, è assolutamente possibile avere una Partita IVA individuale e una (o più) partecipazioni in società come socio.

      Inoltre in base al tipo di società e al tipo di rapporto si può anche aderire al Regime Forfettario!

  9. Grazie Ivan e complimenti per l’articolo.
    Una domanda…
    Quindi, anche se non ho uno straccio di cliente, secondo la legge non potrei realizzare un sito web per provare sponsorizzarmi (del tipo: vendo servizi web)?
    Solo il fatto di avere un sito mi obbligherebbe ad aprire una partita iva?
    Il mio obiettivo è trovare clienti tramite il sito e provare a raggiungere i 5k con ritenuta… solo dopo aprirei partita iva. Grazie

    1. L’attuale Normativa, purtroppo non permette di fare quello che dici.

      Funziona come il commercio offline: prima apri il negozio, lo ristrutturi, fai l’inaugurazione e dopo entrano i clienti.

      Oltretutto il limite dei 5k è un limite che non esiste, riferito ad una norma (la c.d. “Legge Biagi”) abrogata nel 2015.

  10. Ivan complimenti per l’articolo, ma mi sorge una domanda nell’articolo è scritto:

    se svolgerai attività di tipo Professionale e venderai direttamente dal
    tuo sito dovrai segnalare l’inizio di attività di Commercio Elettronico
    presso il Comune (e in alcuni casi presso la Camera di Commercio) dove
    si svolgerà l’attività.

    ma se volessi vendere 3 prodotti e per ogni prodotto avere un sito devo fare questa comunicazione 3 volte diverse, e questa comunicazione ha un costo?
    Grazie mille

    1. Ciao Francesco,
      innanzitutto grazie per i complimenti.

      Per quanto riguarda la tua domanda ti dirò che dipende dal Comune nel quale ti trovi. Teoricamente sarebbe richiesta infatti “l’apertura” di un negozio virtuale per ogni sito ma alcuni Comuni derogano questa cosa in quanto non apporta alcuna reale informazione in più ma crea solo un tappo burocratico.

      Stessa cosa vale anche per la comunicazione all’Agenzia delle Entrate.

      Il costo per quanto riguarda l’Agenzia delle Entrate è gratuito mentre per quanto riguarda il Comune è a pagamento se previsto dal tariffario comunale (per ogni singolo negozio virtuale) mentre per la Camera di Commercio il costo è sempre lo stesso indipendentemente da quante negozi virtuali possiedi ma ogni variazione costerà € 37,50 ma con la stessa pratica puoi comunicare più negozi contemporaneamente.

      Spero di essere stato chiaro! 🙂

  11. Ciao Ivan e grazie per l’articolo molto esaustivo.

    Ti scrivo per un dubbio: volendo lavorare con le affiliazioni attraverso un proprio sito internet, dunque non vendendo direttamente prodotti propri ma sponsorizzando prodotti altrui, si rientra nella categoria di Professionisti, corretto? Ma è necessario segnalare l’inizio di attività di Commercio Elettronico presso il Comune anche in questo caso?
    Poi ti chiedo: volendo offrire consulenza oltre ad occuparsi di affiliazioni, si è configurabili sempre come Professionisti o cambia qualcosa?

    Grazie

    1. Ciao Matteo,
      Grazie per i complimenti! 🙂

      Sia l’attività di Affiliazione che quella di Consulenza sono attività Professionali ma per il Codice ATECO 73.11.02, che è quello corretto per le affiliazioni, potrebbe essere obbligatoria l’iscrizione alla Camera di Commercio come Agenzia Pubblicitaria (caso comunque abbastanza raro nella mia esperienza), in base a quanto stabilito localmente dal Comune e dalla Camera di Commercio di Residenza.

      Con l’iscrizione alla Camera di Commercio l’attività continua ad essere Professionale ma l’iscrizione all’INPS avviene come Commerciante.

      Spero di aver fugato ogni tuo dubbio 🙂

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