Aprire partita iva per il web: come fare, quando e costi

Aprire partita IVA è un passo che ti preoccupa?

Magari ti occupi di realizzare siti web, guadagnare con le affiliazioni, di social media, di blog o di lavori di digital marketing e non sai da dove iniziare.

In questa guida trovi tutte le indicazioni che ti servono per aprire partita Iva.

Ciao, sono Ivan N. Fichera e sono un Esperto Contabile regolarmente iscritto presso l’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Catania.

Bene, oggi parleremo di un aspetto molto importante per chiunque si avvicini al mondo del Web Marketing: la Partita IVA.

Con questo post risponderemo ad alcune domande tipiche che si pone chiunque stia iniziando un’attività nell’ambito del Web Marketing:

  • Quando bisogna aprire la Partita IVA?
  • Come si gestiscono i compensi percepiti senza Partita IVA?
  • Cosa bisogna fare per aprire la Partita IVA?
  • Quanto costa aprire e mantenere la Partita IVA?

Lo sappiamo, esistono ancora un milione di altre domande che meritano risposta sull’argomento e per questo stiamo organizzando qualcosa che vada incontro a delle necessità “più approfondite”… ma ne riparleremo alla fine dell’articolo.

come aprire partita iva

Ma prima di rispondere a queste domande facciamo un po’ di chiarezza su che cos’è la Partita IVA.

La Partita IVA è un codice, una serie di numeri, che viene associata a una persona o a una società che svolgono attività commerciale o un lavoro autonomo. Richiedere la Partita IVA è facilissimo, lo può fare chiunque, non è necessario recarsi da nessun commercialista, e si richiede direttamente all’agenzia delle entrate compilando l’apposito modulo. Certo, il modulo non è semplice da compilare quindi serve il supporto di un consulente esperto che possa indirizzarti nella scelta del giusto regime fiscale, del giusto codice ATECO e quindi aiutarti a non sbagliare dati.

Oltre a questa concezione tecnica il termine ha assunto negli anni un diverso significato nel linguaggio comune e spesso si sente parlare del “Popolo delle Partite IVA”, riferendosi a tutti quei lavoratori autonomi e microimprenditori che fondano la propria vita economica su un’attività autonoma Professionale, Commerciale o Artigiana.

Quindi quando si parla di Partita IVA bisogna sempre distinguere tra il parlarne in modo tecnico o riferendosi ad una generica attività economica, di modo da non creare confusione.

E ora passiamo alle domande! 🙂

 

Quando bisogna aprire la Partita IVA?

Come abbiamo visto prima è obbligato ad aprire una Partita IVA chiunque svolga abitualmente, stabilmente e in maniera organizzata e continuativa un’attività di cessione di beni o servizi sul nostro territorio, indipendentemente dalla loro residenza.

Alla luce di questa definizione possiamo stabilire due situazioni che esonerano dall’obbligo di apertura della Partita IVA:

  1. svolgere un’attività economica esclusivamente al di fuori del territorio italiano;

In questo caso, se rimarrai residente in Italia, non dovrai aprire una Partita IVA nel nostro paese (occhio però: potresti doverla aprire nel paese estero!) ma dovrai pagare qui le Imposte sul Reddito.

Per evitare i problemi di doppia imposizione lo Stato Italiano ha stipulato appositi accordi bilaterali con altri Stati del Mondo, tramite questi accordi è possibile evitare di pagare due volte le imposte sul reddito, portare in compensazione quanto già pagato o addirittura avere il rimborso delle somme versate all’estero.

  1. svolgere un’attività economica in maniera occasionale;

L’Occasionalità del lavoro rappresenta più un criterio che una vera e propria regola. I requisiti dell’Occasionalità infatti non sono stabiliti da una norma di legge specifica ma vengono inquadrati interpretando congiuntamente alcuni articoli del Codice Civile (2082, 2222 e 2229), del D.lgs 114/98 e una serie di prassi che si sono affermate nel tempo.

Dall’interpretazione di queste norme vengono fuori le 3 regole “generali” per stabilire la natura occasionale di un’attività economica, che sono:

  • l’attività deve essere priva di qualunque organizzazione stabile di produzione e vendita.

Se hai un sito, un ufficio, un negozio tramite il quale svolgi il tuo lavoro, produci i tuoi beni su commissione o semplicemente vendi dovrai necessariamente aprire una Partita IVA.

  • l’attività deve essere svolta in modo saltuario, sporadico, circoscritto e limitato nel tempo.

L’attività che svolgi non deve quindi essere abitudinaria, non deve essere svolta ogni giorno, deve essere definita nel tempo e deve essere di una durata breve.

Riguardo la durata il D.lgs 114/98  ci offre un piccolo aiuto in quanto stabilisce la possibilità da parte delle Regioni di stabilire i criteri temporali per lo svolgimento di un’attività di vendita senza l’obbligo di apertura della Partita IVA.

Tale termine massimo, fissato principalmente per le attività hobbistiche ma di fatto applicato anche per i negozi temporanei e pop-up, è di 30 giorni complessivi (anche per “negozi” differenti) in un anno.

Per analogia quindi tale termine dovrebbe essere valido come riferimento per la “breve durata” che deve avere un’attività economica occasionale

Mi raccomando, dato che la normativa stabilisce delle comunicazioni particolari da effettuare verso il comune e che le regole possono variare da Regione a Regione, per non avere brutte sorprese contatta prima un Professionista Abilitato (Commercialista, Esperto Contabile o Consulente del Lavoro) o l’Assessorato alle Attività Produttive del tuo Comune!

  • l’attività svolta non deve appartenere a quelle riservate alle categorie Professionali protette stabilite dall’art. 2222 del codice civile e per le quali esiste un apposito Albo (Commercialista, Avvocato, Ingegnere, etc.).

Quindi, se te lo stessi chiedendo, non esiste nessun esonero all’apertura della Partita IVA per i compensi inferiori ai 5k: al di fuori di queste tre situazioni si è sempre obbligati all’apertura della Partita IVA.

Come si gestiscono i compensi percepiti senza partita IVA?

Se rientri nella casistica appena descritta e quindi puoi non aprire partita IVA per gestire i tuoi compensi, ovviamente dovrai dichiarare i tuo compensi emettendo un documento che certifichi la compravendita. Questo documento è la “ricevuta non fiscale di pagamento”.

Tale ricevuta va emessa per ogni compenso percepito sia per la fornitura di servizi che per la vendita di beni ma esistono delle piccole differenze tra i due casi.

Nel caso di emissione di una ricevuta per fornitura occasionale di servizi a un’azienda con Partita IVA dovrà essere indicata la Ritenuta d’Acconto del 20% sul compenso. Questa somma verrà versata dal committente direttamente all’Erario (“lo Stato”) come acconto sulle Imposte che dovremo pagare. Ovviamente se il committente non ha Partita IVA tale ritenuta non va indicata.

Per il resto le ricevute per fornitura occasionale di servizi e per vendita occasionale di beni rispondono alle stesse regole:

  1. deve sempre essere numerata progressivamente e datata;
  2. deve riportare i dati anagrafici nostri e del nostro committente;
  3. deve riportare la somma che il committente ci sta versando (nel caso di fornitura di servizi a Partita IVA al netto della Ritenuta) come corrispettivo del nostro lavoro occasionale;
  4. deve riportare le diciture:
  1. “Operazione svolta in piena in piena autonomia e senza alcuna subordinazione in quanto attività di lavoro occasionale, ai sensi dell’art. 2222 e successivi del codice civile.”
  2. “Operazione esclusa dal campo di applicazione dell’IVA ai sensi degli art. 1, 2, 4, 5 del D.P.R. 633/72 e successive modifiche.”
  3. “Autorizzo al trattamento dei dati personali in base all’art. 13 del D. Lgs. 196/2003”
  4. “Allego copia del Documento di Identità”
  1. deve avere apposta una marca da bollo da € 2,00 con data uguale o anteriore a quella dell’emissione della ricevuta.
  2. deve essere avere allegata la fotocopia di un documento di riconoscimento valido.

Ricorda che se hai superato i 5K euro di prestazioni occasionali dovrai metterti in regola con lo Stato e aprire Partita IVA. Il tuo consulente sarà in grado di indicarti come operare in tal senso! Spero di averti dato una buona infarinatura per renderti più consapevole sugli obblighi di legge che girano sull’obbligatorietà di apertura della Partita IVA.

Se dovessi avere dei dubbi lasciami pure le tue domande tra i commenti! 🙂

Ora che finalmente abbiamo ben chiaro che l’apertura della partita IVA è obbligatoria per chiunque decida di svolgere in maniera continuativa un determinato tipo di attività economica possiamo dedicarci alle altre domande del nostro percorso!

Come si fa ad aprire Partita IVA?

N.B. Da qui in poi mi riferisco al termine “Partita IVA” dandogli il valore di Attività Economica e non quello tecnico.

Il primissimo passo da fare per arrivare all’apertura della Partita IVA passa dal capire che tipo di attività svolgerai.

Le attività infatti possono essere di tre tipi:

  • Commerciale – tu vendi prodotti che sono realizzati da altre aziende o persone;
  • Artigiana – tu vendi prodotti che realizzi personalmente con metodi che non sono paragonabili alla produzione in serie (come quella dell’abbigliamento che produce in serie!)
  • Professionale – vendita di servizi e consulenze.

Per poter aprire Partita IVA, e quindi capire in quale attività lavorativa rientrare, arriva il CODICE ATECO (ATtività ECOnomica). Questo Codice, insieme di cifre e numeri, è l’identikit del nostro mestiere ed è fondamentale individuarlo perché a questo dipendono molti aspetti della vita da liberi professionisti.

Grazie al Codice ATECO potremo quindi stabilire se la nostra attività è Commerciale, Artigiana o Professionale… ma non solo!

Se scegli di aprire Partita IVA in regime forfettario il Codice ATECO ti servirà per poter determinare il limite di fatturato annuo che dovrai mantenere per poter usufruire dei vantaggi di questo regime fiscale.

Una domanda che spesso mi viene posta a questo punto è:

“Ma se svolgo attività commerciale e professionale, devo aprire due Partite IVA? ”.

No, non devi avere due Partite IVA in quanto quest’ultima è sempre una ed una sola per ogni persona, sia  nel caso di un soggetto in carne ed ossa (Persona Fisica) che nel caso di soggetti societari (Persone Giuridiche – Società, Associazioni, Consorzi, etc.).

Stabilito che una persona può avere una sola Partita IVA quello che si deve indagare è la tipologia di lavoro prevalente, se si tratta di quello commerciale o artigiano e inserire più Codici ATECO in riferimento alle attività svolte. Quello che cambia è la gestione del contributo pensionistico.

In base alla attività prevalente dovrai iscriverti, se non hai una cassa previdenziale di riferimento, alla gestione INPS di riferimento della tua attività.
Per essere più specifici, questo significa iscriversi alla Gestione per la quale fatturiamo di più, detta prevalente, come stabilito dalla circolare n° 78/2013 dell’INPS.

Infine un’altra domanda che spesso mi viene posta riguarda la vendita online di infoprodotti che fanno riferimento ad attività offline.
Le attività che svolgerai potranno essere indistintamente online e offline.

Facciamo quindi un esempio.

Metti caso che la tua Partita IVA si occupi di due attività:

  • pratica della professione di fisioterapista (attività che svolgi offline) che genera un fatturato di € 22.000,00;
  • vendita dell’infoprodotto “dieci metodi per prevenire il mal di schiena” che genera un fatturato annuo di € 5.000,00.

Ciò significa che la tua Partita IVA dovrà avere due Codici ATECO (uno per l’attività Professionale di fisioterapista e l’altro per l’attività Commerciale di vendita di Infoprodotti) e dovrai iscriverti solo alla Gestione Separata INPS.

Una volta che hai stabilito il tipo di attività ed il Codice ATECO di riferimento bisognerà procedere all’apertura vera e propria della Partita IVA!

Come prima cosa dovrai richiedere l’attribuzione del numero di Partita IVA all’Agenzia delle Entrate e iscriverti alla Gestione INPS adatta all’attività svolta.

In seguito dovrai:

  1. se la tua attività è di tipo Commerciale o Artigiano dovrai procedere all’iscrizione della tua attività presso la Camera di Commercio, segnalare l’inizio attività (SCIA) presso il Comune di residenza e, nel caso dell’attività Artigiana, iscriverti all’INAIL.
  2. se svolgerai attività di tipo Professionale e venderai direttamente dal tuo sito dovrai segnalare l’inizio di attività di Commercio Elettronico presso il Comune (e in alcuni casi presso la Camera di Commercio) dove si svolgerà l’attività.

Spero di essere stato chiaro sulle procedure da fare per avviare correttamente la tua Partita IVA. Se dovessero esserci dei dubbi lascia pure le tue domande tra i commenti e ricorda che è sempre il caso, per l’esecuzione di queste pratiche, di rivolgersi ad un Professionista Abilitato! 🙂

Quanto costa aprire Partita IVA e mantenerla?

Come avrai intuito già da subito i costi di apertura e di mantenimento di ogni Partita IVA cambiano in base all’attività svolta.

Partiamo subito dai costi di apertura!

aprire partita iva costi da considerare

Nel caso di attività Professionale l’apertura della Partita IVA e l’iscrizione alla Gestione INPS è completamente gratuita.

L’unico costo, in genere è il compenso che dovrai dare al Commercialista per la consulenza sul Codice ATECO da utilizzare e per la presentazione dell’Istanza presso l’Agenzia delle Entrate.

Nel caso di attività Commerciale i costi di apertura si aggirano intorno a € 100,00, variano da Regione a Regione, ma solitamente si aggirano intorno a questa cifra da sommare alle spese del compenso al Commercialista per l’espletamento della pratica.

I costi fissi per l’apertura della partita IVA da Commerciante o Artigiano possono essere così divisi:

  • € 18,00 per le spese di segreteria della Camera di Commercio;
  • € 17,50 per l’imposta di bollo;
  • € 63,00 (fino ad un massimo di, in base alla Camera di Commercio) per il Diritto Annuale di iscrizione alla Camera di Commercio.

Infine nel caso di attività Artigiana i costi di apertura sono gli stessi dell’attività Commerciale più altri € 168,00 (più spese di commissione) per il pagamento del bollettino postale di iscrizione presso l’Albo delle Imprese Artigiane.

Ovviamente questi costi si riferiscono all’apertura di una Partita IVA Individuale. In caso di Società di Persone o di Capitali i costi saranno totalmente diversi (magari ne riparleremo in un prossimo post).

Se necessiti della consulenza di un esperto ti suggerisco di contattare fiscozen. Offrono diversi servizi, tra cui: apertura Partita IVA, fatturazione, F24, calcolo contributi, dichiarazione dei redditi e che permette di gestire la propria partita iva completamente online. Con fiscozen abbiamo stretto una partnership per offrire uno sconto di 50€ sul primo anno al seguente link.

Passiamo ora ai costi annuali di mantenimento!

Dobbiamo considerare principalmente tre costi:

  1. Commercialista.

Il costo dell’assistenza effettuata dal Commercialista è molto variabile e può dipendere anche dal tipo di Regime fiscale che si sceglie.

In genere per un Freelance i costi vanno da € 350,00 a € 600,00 per una Partita IVA in Regime Forfettario e da € 900,00 a 1.500,00 per una Partita IVA in Regime Normale.

  1. Camera di Commercio.

Come abbiamo visto nel precedente paragrafo la Camera di Commercio prevede un Diritto Annuale di Iscrizione che va, in base alla Provincia, fino ad un massimo di € 63,00, da pagare ogni anno entro il 30 giugno, unitamente alle imposte scaturite dalla Dichiarazione dei Redditi.

Ovviamente questo costo andrà pagato solo dai soggetti che svolgono attività Artigiana o Commerciale, che sono tenuti ad iscriversi alla Camera di Commercio.

  1. Contributi INPS.

Il costo annuale dei contributi INPS cambia in base al tipo di attività svolta (Commerciale, Artigiana o Professionale).

Le cose da tenere presente in sede di costi contributivi è il funzionamento delle Aliquote e del Minimale Contributivo.

l’Aliquota di Contribuzione.

In base all’attività svolta esistono delle differenti percentuali di contribuzione, che vengono calcolate sul reddito percepito.

Per l’anno 2019 queste percentuali sono da differenziarsi in base all’età:

  1. l’aliquota per i Commercianti con più di 21 anni di età è del 24,09% fino a un reddito di € 143,00. Da 47.143,00€ a € 78.572,00 l’aliquota diventa del 25,09%.Per coloro che hanno meno di 21 anni l’aliquota base è fissata a 21,54% fino a 47.143,00€ di reddito e del 22,54% per redditi superiori i 47.143,00€ fino ad un massimo di € 78.572,00.
  2. l’aliquota per gli Artigiani è del 24% fino a un reddito di 47.143,00€. Da 4143,00€ a € 78.572,00 l’aliquota diventa del 22,45%. Per coloro che non hanno superato i 21 anni di età l’aliquota è al 21,45% fino a € 47.143,00. Da 47.143,00€ a € 78.572,00 l’aliquota diventa del 22,45%
  3. l’aliquota per i Liberi professionisti senza casa previdenziale di riferimento è del 25,72%.

Il Minimale Contributivo

Il Minimale Contributivo è quella somma di contributi minima da versare per far si che l’INPS riconosca l’anno contributivo per intero ai fini della pensione. Il suo importo è pari a € 15.878,00, il reddito minimo annuo da prendere in considerazione, moltiplicato per le aliquote che abbiamo visto sopra.

Tale minimale però si comporta diversamente a seconda se si tratti di attività Commerciale/Artigiana  o Professionale.

Nel caso di attività Commerciale/Artigiana infatti l’importo del Minimale dovrà essere necessariamente versato a prescindere dal reddito effettivamente percepito. Si, hai capito bene: che tu faccia 0,00 o 10.000,00 euro di reddito dovrai comunque pagare quella data somma.

Ma ci sono anche delle buone notizie: con la legge 232 del 11 Dicembre 2016 è stato stabilito che, previa domanda, tutti i soggetti che aderiscono al Regime Forfettario possano diminuire questo minimale del 35%.

Alla luce di quanto detto questo l’importo del del Minimale Contributivo per l’anno 2019 è quindi di:

  • € 3.832,45 per i Commercianti con più di 21 anni e di 3.427,56€ per coloro che hanno meno di 21 anni;
  • € 3.818,16 per gli Artigiani con più di 21 anni e 3.413,27€ per coloro che hanno meno di 21 anni;

Ovviamente se il reddito imponibile supererà € 15.878,00 la parte eccedente dovrà essere versata a percentuale seguendo le aliquote viste più sopra.

Per le attività Professionali il Minimale invece non andrà versato ma si verseranno solamente i contributi  a percentuale in base al reddito percepito nell’anno. La somma versata però andrà poi ricalcolata in base al Minimale Contributivo per stabilire i mesi di contribuzione utili per il calcolo della pensione.

Inoltre i Professionisti aderenti al Regime Forfettario non hanno alcuno “sconto” del 35% in quanto la L. 232/2016 non ne prevede tale opportunità per chi è iscritto alla Gestione Separata.

Ciò significa che i Professionisti verseranno meno contributi rispetto a Commercianti e Artigiani nel caso di redditi molto bassi ma anche che i primi saranno molto più svantaggiati rispetto ai secondi in caso di redditi medio-alti e ai fini del calcolo della pensione.

Adesso vediamo degli esempi su come aprire la partita IVA per specifici lavori digitali.

Aprire partita iva da Graphic Designer

Hai sempre desiderato avviare un’attività da graphic designer libero professionista?

Inizia con il piede giusto, pensando ai vari aspetti legati.

Devi, infatti, considerare che questa attività, come tutte le altre da libero professionista, ha dei pro e dei contro.

Sicuramente tra i contro ci sono il mercato del lavoro che presenta già altri professionisti come te.

In secondo luogo dovrai sempre trovare clienti nuovi e, allo stesso tempo, trovare il tempo per gestire anche il tuo personal branding. In tutto questo considera anche che dovrai uscire vivo dalla tua dichiarazione dei redditi.

Abbiamo già parlato dei vari limiti della ritenuta d’acconto e sicuramente se stai ancora leggendo ti starai chiedendo se è possibile aprire partita IVA da Graphic Designer.

Ovviamente si, non esiste una partita IVA speciale per la tua attività ma hai, come tutti gli altri liberi professionisti, a disposizione tutte le tipologie di Partita IVA che lo Stato ha pensato per coloro che vogliono lavorare in proprio.

Grazie al regime fiscale forfettario, potrai aprire partita IVA come graphic designer pagando solo il 5% di tasse nei primi cinque anni di attività e 15% negli anni successivi.

Codici ATECO per partita iva da Graphic Designer

Per aprire partita IVA dovrai recarti al tuo commercialista di fiducia oppure fare tutto, da solo, tramite il sito della Agenzia delle Entrate. Esiste anche una terza possibilità, recarti direttamente nell’ufficio dell’Agenzia delle Entrate territoriale. Oltre ai normali dati anagrafici ti servirà indicare il codice ATECO che nel tuo caso può essere:

  • 74.10.21  Attività dei disegnatori grafici di pagine web – grafica di pagine web (web designer, ui/ux designer, graphic designer per il web)
  • 74.10.29  Altre attività dei disegnatori grafici – grafica pubblicitaria, illustratore (graphic designer, illustratore)

Con questi due codici ATECO potrai aprire partita IVA da graphic designer e iniziare la tua attività da libero professionista in serenità. Cosa manca? La contribuzione previdenziale!

Partita IVA da Social Media Manager

È da qualche anno che la figura del social media manager ha preso piede tra le attività più richieste dal mercato del lavoro. Basta fare una semplice ricerca online, nei portali di ricerca lavoro, per capire la mole di richiesta che c’è per questo settore.

E chi segue Marketers sa quante richieste, anche nella nostra Job Board, ci sono per questa figura professionale.

Ma come diventare social media manager libero professionista aprendo la partita IVA da social media manager!

Non devi temere la partita IVA perché anche per i Social Media Manager c’è la possibilità di aprire partita IVA pagando meno tasse.

Esiste, infatti, il regime fiscale forfettario, che ti permette di non pagare l’aliquota IRPEF tradizionale del regime ordinari e di pagare invece un’imposta sostitutiva del 5% per i primi cinque anni di attività.

Gli anni successivi ti costerebbero solo il 15%. Conveniente?

Assolutamente sì, anche perché questo nuovo regime fiscale agevolato è nato proprio per aiutare la microimpresa e i liberi professionisti come te.

Codice ATECO per partita IVA da Social Media Manager

Grazie al regime forfettario potrai non solo risparmiare sulle tasse, ma anche pagare meno il commercialista, non avere studi di settore, non dover inviare la fatture elettroniche e non dover presentare lo spesometro. E non solo: aprire partita IVA da social media manager è completamente gratuito.

Dovrai solo identificare il codice ATECO adatto. Un codice ATECO che potresti utilizzare per esempio è il:

73.11.02  Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari. Dedicato a chi svolge attività di pubblicità  e marketing sfruttando il canale web e non solo. La lista delle funzioni che possono essere svolte include:

  • conduzione di campagne pubblicitarie
  • collocare pubblicità in giornali, televisioni, radio, periodici, internet ed altri mezzi di comunicazione
  • condurre campagne di marketing ed altri servizi pubblicitari finalizzati ad attrarre e a fidelizzare la clientela
  • promuovere i prodotti.

Non temere però che la tua attività non si specchi perfettamente in questo elenco puntato. Puoi scegliere più codici ATECO in base alla tua attività lavorativa.

La contribuzione previdenziale per la partita IVA da liberi professionisti del digital

Si sente, in questi anni, tanto parlare della previdenza, dei contributi e della pensione che…chissà se arriverà mai.

Eppure ogni anno dobbiamo ricordarci di versare i nostri contributi previdenziali. Per te che hai aperto partita IVA da Graphic Designer o da Social Media Manager c’è la Gestione Separata INPS.

gestione contabilità apertura partita iva

Esistono due tipologie di casse previdenziali per coloro che non fanno capo a casse specifiche come i medici o gli avvocati: la gestione artigiani e commercianti e la Gestione Separata.

Il primo caso è quello che riguarda tutti i commercianti e tutti gli artigiani che decidono di aprire partita IVA e una attività in proprio. La seconda è il tuo caso.

Ricorda però che non dovrai stampare, avere una stamperia, fare un lavoro artigiano legato alla tua attività grafica. Dovrai avere un lavoro prettamente intellettuale e fermarti li, senza scegliere nella manualità della tua attività.

La Gestione Separata INPS prevede il versamento in percentuale sul tuo reddito. Una bella notizia per te che non dovrai versare contributi fissi di nessun genere ma pagherai le tasse e la contribuzione previdenziale solo, ed esclusivamente, se fatturerai!

L’attuale aliquota per i contributi previdenziali è del 25,72%.

Conclusione

Siamo arrivati alla fine di questa lunghissima guida su come aprire partita iva e speriamo di averti dato informazioni utili per fare questo passo importante, ma fondamentale per la tua carriera.

A proposito di carriera, se sei all’inizio del tuo percorso da freelance del digital marketing, o stai esplorando delle opportunità del mondo online, ti diamo un consiglio fondamentale.

Trova altri liberi professionisti, imprenditori digitali già avviati o aspiranti uomini e donne del business, perché la contaminazione, il confronto, le storie di chi ce l’ha fatta, sono il nutrimento più profondo che permettono di farcela, di arrivare al successo nel proprio campo.

Ecco perché ti consigliamo di iscriverti a Marketers PRO, la porta d’accesso al marketing digitale in cui trovare una community di creators, marketers ed imprenditori, con cui confrontarti, da cui ricevere consigli e perché no?

Magari trovare collaboratori e soci. Oppure, trovare nuove opportunità di lavoro all’interno della Job Board.

Oltre ad avere percorsi formativi per accrescere le tue competenze professionali. 

Capisci bene quanto tutto questo sia importante per la tua carriera!

Ci vediamo dentro!

Alla prossima!

 

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Luca Verrigni
Luca Verrigni
5 anni fa

Ciao Ivan ecco la mia domanda: attualmente uso Clickbank per vendere i miei corsi e non ho partita iva. Avendo avuto in passato un P IVA come agente, so bene i costi e le tasse che bisogna pagare, perciò ho sempre pensato che l’aspetto migliore di clickbank fosse di non essere obbligati a fatturare al cliente in quanto la transazione viene gestita da loro. Tuttavia qualcuno recentemente mi ha messo la pulce nell’orecchio dicendomi che comunque devo fatturare a clickbank in merito alle somme che mi corrisponde ogni mese. Se così fosse, i vantaggi per me si azzererebbero o quasi.. visto che ogni volta che faccio una vendita clickbank si trattiene il 7.5% +1 Euro su ogni commissione.

Dato che sto per lanciare un servizio ad abbonamento mensile, vorrei capire se mi conviene restare su clickbank (che comunque ha alcune limitazioni) oppure aprire una partita iva da zero. E in quest’ultimo caso… quale regime consigli? Grazie

Ivan Napoleone Fichera
Ivan Napoleone Fichera
Reply to  Luca Verrigni
5 anni fa

Ciao Luca! 🙂

Effettivamente con Clickbank dovrebbe essere possibile sfruttare il regime dell’Opere dell’Ingegno (è da tempo che voglio fare un’indagine approfondita a proposito ma non ci riesco mai) e quindi evitare di aprire la Partita IVA… ma onestamente se dovrai offrire un servizio in membership non ha molto senso agire in tale senso e conviene di sicuro aprire una Partita IVA, sia dal punto di vistra strategico del controllo sul funnel e il sistema di vendita sia sotto il profilo Fiscale.

Il mio consiglio è di partire con il Forfettario, anche per chi (come mi pare sia il tuo caso) non possa sfruttare il bonus StartUp, che abbatte l’imposta sostitutiva al 5% per i primi 5 anni, è sempre un bel risparmio! 🙂

Lenny Blandino
Lenny Blandino
5 anni fa

Bell’articolo!

Angela Ercolano
Angela Ercolano
5 anni fa

Ciao Ivan grazie dell ottimo post. Io sono iscritta alla gestione separata dell inpgi (inpgi 2) la cassa dei giornalisti dove verso i miei contributi. Qui non ho L obbligo di apertura di p.iva anche superando i 5mila euro lordi. Se iniziassi un’attività di vendita sul web superando i 5mila (dunque un’attività che esula dal giornalismo) dovrei aprire la partita iva. Ora: dove dovrei versare i miei contributi? INPS…Inpgi…entrambi (immagino e spero di no). Grazie!

Silvio Zacchini
Silvio Zacchini
5 anni fa

Bell’articolo Ivan.
Premessa per comprendere bene: io sono un giovane baldanzoso di 66 anni scappato in pensione nel 2008.
Ora, dopo 35 anni di esperienza come lavoratore dipendente, vorrei cimentarmi nel “reddito fai da te”.
Sto attivando il mio blog e vorrei usare le affiliazioni per arrotondare verso l’alto il mio reddito da pensione di metalmeccanico V livello.
Ora le 3 domanda difficili:
a) per pagare le tasso posso usare la dizione “reddito da proprio ingegno” o devo aprire partita iva?
b) Mi è giunta voce che i pensionati che aprono partita iva pagano il 50% dell’importo dei contributi normali. E’ vero?
c) Ho un vago ricordo di aver letto in un post che mettendo i codici giusti per la partita iva (riferimento a lvoro sul web come pubblicitario o simili) l’INPS richiede i contributi correlati all’importo del reddito ma non a percentuale fissa. E’ vero?

Attendo pazientemente la tua risposta di professionista esperto.
Grazie in anticipo
Silvio Zacchini

Antonio Valleriani
Antonio Valleriani
5 anni fa

Grazie Ivan per questo contributo così dettagliato e, ovviamente, estremamente utile! 😉
Avrei una domanda un po’ basica.
Ho sentito dire, anche se non ho trovato conferma in quanto ci sono pareri discordanti, che esiste una soglia minima sotto la quale non è necessario fare la dichiarazione dei redditi. Per cui:
1 – E’ vero o è una bufala?
2 – Se è vero, tale soglia è 7000€, 7500€ o 8000€? Oppure è un’altra quota?
3 – Sempre se è vero, significa che sono esentato dall’aprire partita iva finchè non supero suddetta cifra?

Grazie in anticipo per la risposta 🙂

Ivan Napoleone Fichera
Ivan Napoleone Fichera
Reply to  Lenny Blandino
5 anni fa

Grazie! 🙂

Ivan Napoleone Fichera
Ivan Napoleone Fichera
Reply to  Angela Ercolano
5 anni fa

Ciao Angela, scusa se ti rispondo solo ora!

Innanzitutto dovresti vedere se l’Ordine dei Giornalisti non vieti ai propri iscritti di svolgere attività commerciale (l’Ordine dei Commercialisti, ad esempio, lo vieta). Se fosse possibile per te svolgere l’attività Commerciale dovresti aprire una (seconda) posizione contributiva presso l’INPS (Gestione Commercianti).

Se dovessi avere bisogno di altre info fammi sapere! 🙂

Ivan Napoleone Fichera
Ivan Napoleone Fichera
Reply to  Silvio Zacchini
5 anni fa

Ciao Silvio, scusami se rispondo solo ora!

Ma veniamo subito alla risposte:
a) Si, il Blog è una chiara dimostrazione di attività continuativa quindi dovrai aprire la Partita IVA;
b) Si, è vero, iscrivendosi alla Gestione Commercianti o Artigiani pagheresti il 50%. Se invece ti iscrivessi alla Gestione Separata pagheresti il 24%;
c) Si, la Contribuzione cambia in base al tipo Commerciale, Artigiana (dove c’è un minimo contributivo obbligatorio) o Professionale (che è totalmente a percentuale).

Spero di essere stato chiaro.

In caso di bisogno fammi pure un fischio! 😉

Ivan Napoleone Fichera
Ivan Napoleone Fichera
Reply to  Antonio Valleriani
5 anni fa

Ciao Antonio, scusa se ti rispondo solo ora!

1) & 2) È vero che c’è una soglia minima per l’obbligo di dichiarazione, tale soglia è di € 4.800,00 (complessivi);
3) Nope, l’unica cosa che esenta dall’apertura di una Partita IVA è l’Occasionalità del lavoro che stai svolgendo e non un limite di reddito generato.

Spero di essere stato d’aiuto, in caso di bisogno sai dove trovarmi! 😉

Angela Ercolano
Angela Ercolano
Reply to  Ivan Napoleone Fichera
5 anni fa

Grazie mille! Sei stato gentilissimo!

Fabio Barisone
Fabio Barisone
5 anni fa

Ciao Ivan,

Ci fai degli esempi pratici? Tipo:

————-
Under 35, fa consulenza, affiliazioni e vende prodotti propri
dovrà aprire partita iva con codice x x x
andrà a pagare:
• questo di tasse
• quell’altro di tasse
• questo di commercialista

ed avrà [questi obblighi]

TOTALONE: xxxx euro l’anno fatturando x
————–
e approfondirei:

• uno può lavorare come dipendente ed avere partita iva? a cosa va incontro? conviene?
• conviene aspettare prima di aprire partita iva? come funziona la ritenuta d’acconto? devo comprare un blocchetto da qualche parte? e poi a chi lo do una volta riempito?

Grazie ed a presto!

Federico Carlini
Federico Carlini
5 anni fa

Ciao Ivan! Innanzitutto complimenti. Nell’articolo sottolinei che, se un privato ha un sito tramite il quale semplicemente vende, dovrà necessariamente aprire una partita IVA, in quanto anche solo la presenza di esso è sintomatica di una organizzazione stabile di produzione e vendita.
Curiosità: se il mio sito, preventivamente preparato, viene reso pubblico al giorno 1 del mese per essere chiuso al giorno 29 dello stesso (in sostanza, con lo stesso funzionamento di un negozio temporaneo), l’attività di vendita è da ritenersi occasionale oppure no? Te lo chiedo perché mi parrebbe un modo interessante per testare il prodotto e l’efficacia del mio canale di paid advertising. Sono assolutamente agli esordi e non ho ancora non ha la P. IVA.
Grazie in anticipo!

Alberto Mastrogiacomo
Alberto Mastrogiacomo
5 anni fa

Ciao Ivan quindi se io voglio vendere un corso online della durata di un mese ho bisogno di partita iva??

Ivan Napoleone Fichera
Ivan Napoleone Fichera
Reply to  Fabio Barisone
5 anni fa

Ciao Fabio,
scusami se ti rispondo solo ora ma Diqus non funziona bene e solo ora, scrollando il post ho visto che c’erano dei commenti ai quali non avevo risposto (in effetti mi pareva strano che nessuno avesse commentato :P)

Riguardo alle domande su “Dipendente e Partita IVA” e “Prestazioni Occasionali” nelle prossime settimane verranno pubblicati degli articoli incentrati proprio su questi argomenti.settimana prossima verrà pubblicato un articolo in merito.

Riguardo al discorso Esempio dipende dal tipo di Regime Fiscale di Adesione, tu a quale ti riferisci?

Ivan Napoleone Fichera
Ivan Napoleone Fichera
Reply to  Federico Carlini
5 anni fa

Ciao Federico,
scusami se ti rispondo solo ora ma Diqus non funziona bene e solo ora, scrollando il post ho visto che c’erano dei commenti ai quali non avevo risposto (in effetti mi pareva strano che nessuno avesse commentato :P)

Riguardo alla tua domanda posso risponderti che dipende molto dal Comune di Residenza.

A mio avviso infatti è sicuro che puoi aderire a quanto previsto per i Temporary Shop per un negozio online però il Comune spesso, non comprendendo la cosa, crea problemi anche considerevoli.

Ivan Napoleone Fichera
Ivan Napoleone Fichera
Reply to  Alberto Mastrogiacomo
5 anni fa

Ciao Alberto,
scusami se ti rispondo solo ora ma Diqus non funziona bene e solo ora, scrollando il post ho visto che c’erano dei commenti ai quali non avevo risposto (in effetti mi pareva strano che nessuno avesse commentato :P)

Si, se svolgi un attività con continuità devi aprire una Partita IVA.

Federico Carlini
Federico Carlini
Reply to  Ivan Napoleone Fichera
5 anni fa

Grazie Ivan…devo dire che rileggere la mia domanda mi ha fatto impietrire: in 7 mesi sono cambiate proprio tante cose! Grazie ancora

Francesca Conti
Francesca Conti
5 anni fa

Ciao Ivan,

sono confusa riguardo quanto affermi su INPS e gestione prevalente. A quanto so in base alla legge 122/2010 la gestione separata non rientra nel criterio di prevalenza, e la circolare 78/2013 che tu citi chiarisce proprio questo: che si può stabilire la prevalenza solo tra attività commerciale e artigiana, ma non tra commerciale e professionale, o artigiana e professionale.

Forse è una questione di reddito prevalente? Se svolgo per esempio attività di consulente (o una qualunque altra attività che rientra nella gestione separata) e contemporaneamente vendo online, e la consulenza rende 10 mentre la vendita rende 5, devo iscrivermi a entrambe le gestioni o no? E se viceversa la vendita rende 10 e la consulenza rende 5?

Grazie per l’articolo e per le conoscenze che condividi con noi! 🙂

Ivan Napoleone Fichera
Ivan Napoleone Fichera
Reply to  Francesca Conti
5 anni fa

Ciao Francesca,
la doppia contribuzione è sempre esclusa.

La recente sentenza della Corte di Cassazione a sezioni Unite del 20 gennaio 2017 stabilisce addirittura per gli Amministratori di Società che contemporaneamente svolgono attività come Commercianti/Artigiani di non dover effettuare la doppia iscrizione, in netto contrasto con quanto detto nella circolare di cui parlo anche nell’articolo.

Come stabilire dove pagare?

Dovrebbe contare, come dici tu, il principio del volume d’affari generato ma nei fatti l’INPS difficilmente contesta il pagamento dell’INPS Commercianti o Artigiani in caso di concomitante attività professionale.

Quindi, generalmente, se c’è l’iscrizione alla Camera di Commercio dovresti pagare solo l’INPS Commercianti o Artigiani. 🙂

Valerio Valakias
Valerio Valakias
5 anni fa

Che dire, sappiamo fare le cose semplici in Italia :V

GabryDesign
GabryDesign
4 anni fa

Ciao Ivan, complimenti per l’articolo, molto chiaro ed esaustivo, grazie!

Vorrei chiederti se una persona volesse aprire partita iva e far parte anche di una società, credi sia possibile?
Che soluzioni ci sono?

Ivan Napoleone Fichera
Ivan Napoleone Fichera
Reply to  GabryDesign
4 anni fa

Si, è assolutamente possibile avere una Partita IVA individuale e una (o più) partecipazioni in società come socio.

Inoltre in base al tipo di società e al tipo di rapporto si può anche aderire al Regime Forfettario!

Francesco Solfaroli Camillocci
Francesco Solfaroli Camillocci
4 anni fa

Grazie Ivan e complimenti per l’articolo.
Una domanda…
Quindi, anche se non ho uno straccio di cliente, secondo la legge non potrei realizzare un sito web per provare sponsorizzarmi (del tipo: vendo servizi web)?
Solo il fatto di avere un sito mi obbligherebbe ad aprire una partita iva?
Il mio obiettivo è trovare clienti tramite il sito e provare a raggiungere i 5k con ritenuta… solo dopo aprirei partita iva. Grazie

Ivan Napoleone Fichera
Ivan Napoleone Fichera

L’attuale Normativa, purtroppo non permette di fare quello che dici.

Funziona come il commercio offline: prima apri il negozio, lo ristrutturi, fai l’inaugurazione e dopo entrano i clienti.

Oltretutto il limite dei 5k è un limite che non esiste, riferito ad una norma (la c.d. “Legge Biagi”) abrogata nel 2015.

Francesco Solfaroli Camillocci
Francesco Solfaroli Camillocci
Reply to  Ivan Napoleone Fichera
4 anni fa

Grazie mille Ivan

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