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media plan

Media plan: cos’è, a cosa serve e come si crea una strategia efficace

Facciamo un gioco.
Immagina di avere un budget pubblicitario tra le mani. Né piccolo né gigantesco. Ora pensa di doverlo distribuire tra social, stampa, Google, magari un podcast, forse la TV.

Da dove cominci?
E soprattutto: come fai a sapere se lo stai usando nel modo giusto?

La risposta è semplice: con un media plan.
Uno strumento che, se ben fatto, ti evita sprechi, ti fa dormire più sereno (almeno sul fronte comunicazione) e soprattutto ti aiuta a raggiungere chi davvero vuoi raggiungere.

È come una mappa: ti dice dove andare, con quali mezzi e con quali tempi.

In questa guida ti portiamo dentro il mondo della pianificazione media, passo dopo passo, con uno stile diretto, sì, proprio come quello che trovi su WeAreMarketers, la casa dei marketer che fanno sul serio ma senza prendersi troppo sul serio.

Ti spiegheremo cos’è un media plan, perché oggi è ancora più importante di ieri, come si costruisce in modo strategico e quali strumenti ti servono per non andare alla cieca.

E ti diciamo fin da subito che se vuoi allenarti a pensare in modo strategico e trasformare idee in campagne efficaci, ti conviene dare un’occhiata a Marketers Pro: il percorso formativo pensato per chi vuole fare sul serio nel mondo del marketing digitale.

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Niente tecnicismi inutili, ma esempi concreti, consigli pratici e un linguaggio che parla come te.

Pronto a fare ordine nel caos dei canali?

Allora partiamo dalle basi.

Cos’è un media plan?

Se ti è già capitato di lavorare a una campagna pubblicitaria – o anche solo di pensarci – avrai intuito che improvvisare non è mai una buona idea.
Ecco perché esiste il media plan.

Un media plan è, in parole semplici, un documento strategico che stabilisce quali canali utilizzare, quando farlo, con quale messaggio e con quale budget per raggiungere un obiettivo di comunicazione o marketing.

Non è un foglio con due appunti messi giù in fretta: è un piano vero, ragionato, pensato per trasformare un’idea in risultati misurabili.

In pratica, è il ponte tra la creatività e l’efficacia.
Ti dice non solo cosa comunicare, ma soprattutto dove, a chi e in che modo.

Oggi i canali sono tantissimi – e spesso saturi.
Se non sai come muoverti, rischi di buttare soldi, energie e tempo in iniziative che non portano da nessuna parte.

Un media plan ti aiuta a:

  • fare chiarezza tra mille opzioni,
  • allocare al meglio le risorse disponibili,
  • mantenere coerenza tra i messaggi su diversi media,
  • e soprattutto raggiungere davvero il tuo pubblico, là dove si trova.

Insomma, è ciò che distingue una campagna fatta “tanto per esserci” da una che funziona, lascia il segno e genera valore.

Spesso però c’è un po’ di confusione tra termini.
Tipo: media plan e media planning sono la stessa cosa?

Spoiler: no.

Il media plan è il risultato finale, il documento che raccoglie tutte le decisioni prese.

Il media planning, invece, è il processo, cioè l’insieme delle attività che portano alla creazione del piano.

Un po’ come dire: il progetto architettonico (media plan) e il lavoro dell’architetto per crearlo (media planning).
Chiaro, no?

Altro errore frequente: pensare che il media plan riguardi solo i social.
Spoiler numero due: nemmeno questo è vero.

Il social media plan è un sottoinsieme del media plan: si concentra esclusivamente sulle piattaforme social, mentre il media plan ha una visione più ampia che include TV, radio, stampa, digital advertising, out of home e tutto ciò che può far arrivare il messaggio al pubblico giusto.

Se il social media plan è un tassello, il media plan è l’intero puzzle.

A cosa serve il media plan e a chi serve (aziende, agenzie, freelance)?

Se pensi che il media plan sia una di quelle cose che servono solo alle grandi multinazionali con milioni da investire… beh, ti sbagli di grosso.

Un media plan serve a chiunque voglia comunicare in modo efficace.
Che tu sia un’azienda strutturata, un’agenzia che lavora per più clienti o un freelance che gestisce piccoli progetti, questo strumento ti aiuta a prendere decisioni strategiche con cognizione di causa.

Serve a sapere dove stai andando, non a “vedere che succede”.
Ti guida nelle scelte, ti costringe a pensare in modo ordinato, ti dà una visione d’insieme e ti aiuta a non perdere il controllo quando le variabili iniziano ad aumentare (che succede sempre).

Nel concreto, un buon media plan ti permette di:

  • raggiungere il target giusto, evitando sprechi di tempo e denaro su persone che non hanno alcun interesse nei tuoi confronti,
  • ottimizzare il budget pubblicitario, distribuendolo in modo ragionato e coerente tra i vari canali,
  • massimizzare l’impatto della comunicazione, perché quando ogni azione è parte di una strategia, tutto funziona meglio,
  • monitorare e misurare i risultati, così puoi sapere cosa ha funzionato, cosa no, e dove intervenire.

ciclo media plan

È un alleato prezioso per chi lavora nel marketing, certo, ma anche per chi vuole semplicemente comunicare meglio.

E no, non serve essere esperti di media planning per iniziare a usarlo bene.
Basta conoscere le sue regole fondamentali.

E, guarda caso, è proprio quello che vedremo a brevissimo.

Gli obiettivi del media plan

Un media plan non è solo una tabella con date, canali e numeri.
È molto di più. È uno strumento pensato per raggiungere obiettivi concreti, che vanno ben oltre la semplice pubblicazione di una campagna.

Il primo è il più ovvio, ma anche il più importante: raggiungere il target giusto.

Non tutte le persone sono potenziali clienti, e investire per parlare con chi non è interessato è il modo più rapido per sprecare budget. Il media plan ti aiuta a selezionare i canali più adatti per intercettare proprio quel pubblico che vuoi davvero coinvolgere.

Da qui si passa al secondo obiettivo: ottimizzare il budget pubblicitario.
Quando ogni euro conta (e conta sempre), sapere dove e come allocarlo fa tutta la differenza del mondo. Un piano ben fatto ti permette di distribuire le risorse in modo equilibrato, senza sbilanciarti su un solo canale o, peggio, disperdere il budget in azioni scollegate.

Ma non basta essere presenti: serve lasciare il segno.
Ecco perché uno degli obiettivi principali del media plan è massimizzare l’impatto della comunicazione.

Far arrivare il messaggio giusto, nel momento giusto, alla persona giusta. Con il tono, il formato e il mezzo più efficaci. È così che si crea una comunicazione coerente, incisiva e memorabile.

Infine, ma non certo per importanza, c’è un aspetto spesso sottovalutato: monitorare e misurare i risultati.
Un media plan non si limita a pianificare: ti permette anche di capire cosa sta funzionando. E quando hai dati sotto mano, puoi correggere il tiro in corsa, ottimizzare le campagne in real time e migliorare i risultati, giorno dopo giorno.

Come creare un media plan efficace: le fasi principali

Creare un media plan non significa solo mettere insieme qualche data, un po’ di budget e due canali messi lì a caso.
Serve metodo, visione e soprattutto una logica precisa.

Dentro Marketers Pro, trovi anche casi studio, percorsi per sviluppare la logica dietro le migliori strategie e una community in cui confrontarti ogni giorno. Perché la teoria va bene, ma la pratica fa la differenza. Fidati!

Ma proseguendo sul tema del nostro media plan, qui sotto trovi una guida pratica, pensata per aiutarti a costruire un piano completo e funzionale, passo dopo passo.
Ogni fase è importante, e ognuna ha il suo perché.

Pronto a sporcarti le mani?

Si comincia.

1. Analizza il contesto e il target

Prima di decidere dove comunicare e quanto investire, c’è una domanda da farsi: a chi stai parlando?
E subito dopo: in quale mercato ti stai muovendo?

Fare un media plan senza avere ben chiaro il contesto è come navigare senza bussola: potresti anche arrivare da qualche parte, ma solo per caso.

Tutto parte dalle buyer personas.

media plan buyer personas

Chi sono le persone a cui vuoi parlare? Cosa fanno nella vita? Di cosa si interessano? Quali sono i loro problemi, le loro abitudini digitali, le piattaforme che usano, i contenuti che consumano?

Studiare bene le tue buyer personas ti aiuta a dare un volto al tuo pubblico, a capire che tono usare, su quali canali essere presenti e in che momenti intercettarli.

Una volta chiarito “chi”, bisogna analizzare “dove”.

E qui entra in gioco l’analisi di mercato e dei competitor.
Capire cosa sta succedendo intorno a te, quali sono i trend, i player forti, le opportunità, i rischi, è fondamentale per prendere decisioni consapevoli.

Studia come si muovono i tuoi concorrenti, quali canali usano, che tipo di messaggi veicolano, che errori fanno (e che puoi evitare).

Più conosci il tuo pubblico e il tuo settore, più preciso e potente sarà il tuo media plan.
Ed è da qui che parte tutto.

Nel prossimo step, cominciamo a definire dove vogliamo arrivare.

2. Definisci gli obiettivi e i KPI per il monitoraggio

Ora che sai chi vuoi raggiungere e in quale contesto ti muovi, è il momento di chiederti: che cosa vuoi ottenere, esattamente?

Sembra banale, ma spesso gli obiettivi vengono fissati in modo troppo generico.

Tipo: “vogliamo più visibilità”. Ok, ma quanta? dove? entro quando?
Senza obiettivi chiari, ogni piano si trasforma in un tiro a indovinare.

Ecco perché è fondamentale lavorare con obiettivi SMART:
Specifici, Misurabili, Accessibili, Realistici e Temporizzati.
Detto in modo semplice, devono essere:

  • chiari: niente frasi vaghe,
  • misurabili: perché se non puoi misurarlo, non puoi migliorarlo,
  • realistici: niente sogni irrealizzabili (tipo “raddoppiare le vendite in 3 giorni”),
  • legati al tempo: con scadenze concrete.

Una volta definiti gli obiettivi, servono i giusti KPI (Key Performance Indicators) per capire se li stai raggiungendo.
Sono le metriche che ti aiutano a tenere il polso della situazione: ti dicono cosa funziona, cosa no, e dove agire per migliorare.

I KPI possono variare a seconda del tipo di campagna: visualizzazioni, clic, conversioni, CPA, CPM, ROI, tempo medio di visualizzazione, CTR… l’importante è che siano coerenti con l’obiettivo fissato.

Obiettivi e KPI sono il cuore del tuo piano.

Perché senza una direzione chiara e senza strumenti per misurare il percorso, non stai pianificando: stai semplicemente improvvisando.

Nel prossimo step, entriamo nel vivo: vediamo dove andare a comunicare.

3. Scegli i principali canali media

Hai il pubblico, hai gli obiettivi.
Adesso serve capire dove andare a parlare. Perché non tutti i canali sono adatti a tutti i messaggi, né a tutti i budget.

media mix

Qui entra in gioco la scelta dei canali media, e la parola d’ordine è una sola: strategia.
Non si tratta di essere ovunque, ma di essere nei posti giusti.

I media tradizionali come  TV, radio e stampa non sono affatto morti.
Sono ancora molto efficaci in contesti locali, per campagne istituzionali o per rafforzare la notorietà di brand già consolidati.

Costano di più? Spesso sì. Ma possono dare un impatto forte e immediato, soprattutto su target specifici.

Dall’altra parte, ci sono i media digitali, come social media, Google Ads, campagne display, DEM (email marketing) e così via.
Sono più flessibili, più misurabili, spesso più accessibili anche per chi ha un budget contenuto.
Qui puoi lavorare con una logica più granulare: targettizzare per età, interessi, comportamenti, località.
In altre parole: spari meno nel mucchio e colpisci meglio.

E poi ci sono le tre categorie chiave che ti aiutano a leggere (e usare) i canali con un approccio più strategico:

  • Owned media: i canali che controlli tu, come il sito web, la newsletter, il blog.
    Earned media: la visibilità che ottieni gratuitamente, tipo passaparola, PR, condivisioni spontanee.
  • Paid media: tutto ciò che compri per farti vedere: sponsorizzate, annunci, banner, affissioni.

Un media plan ben fatto integra queste tre aree, creando un mix bilanciato tra presenza organica e investimenti mirati.
La scelta dei canali non può essere casuale: deve riflettere chi sei, a chi parli e cosa vuoi ottenere.

Nel prossimo step, vediamo come assegnare il budget in modo intelligente.

4. Decidi il budget da allocare

Ok, hai le idee chiare su canali, pubblico e obiettivi.
Adesso viene il momento più delicato: quanto investire e dove distribuirlo.

Non serve avere milioni da spendere – serve sapere come usare al meglio ciò che hai.
La prima cosa da fare è stabilire il budget totale che vuoi (o puoi) destinare alla tua campagna.
Da lì in poi, si tratta di suddividerlo in modo strategico tra i diversi canali selezionati.

Qui entrano in gioco i criteri di allocazione.
Non basta affidarsi all’intuito o “fare come l’anno scorso”. Ogni scelta dovrebbe essere basata su logiche precise:

  • Reach: quanti utenti posso raggiungere con un certo canale?
  • Frequency: quante volte posso far arrivare il messaggio alla stessa persona?
  • ROI atteso: quanto potenziale ritorno economico può generare l’investimento

Un buon media plan cerca il giusto equilibrio tra copertura (essere visibili) e ripetizione (farsi ricordare).
A volte può avere senso puntare tutto su pochi canali ad alto impatto, altre volte conviene diversificare per presidiare più punti di contatto.

L’importante è non lasciare che sia il canale a dettare le regole: è la tua strategia che guida il budget, non il contrario.

E a proposito di strategia: il quando conta quanto il dove.
Parliamone nel prossimo step.

5. Realizza una pianificazione temporale

Un media plan senza tempistiche è come un’orchestra senza spartito: ognuno suona quando vuole… e il risultato è un gran casino.

timeline campagna

Pianificare quando comunicare è tanto importante quanto dove farlo.
Per questo serve una pianificazione temporale ben strutturata, che unisca logica e flessibilità.

Inizia costruendo un calendario editoriale in cui segni i momenti chiave della tua campagna: lanci, eventi, promozioni, pubblicazioni importanti.

Poi, integralo con un media mix coerente, che tenga conto del ruolo di ogni canale nel tempo.

Per esempio: una campagna display potrebbe anticipare il lancio, i social accompagnarlo, l’email marketing rafforzarlo e la stampa consolidarlo.

E non dimenticare un fattore spesso sottovalutato: la stagionalità.
Ci sono periodi in cui il tuo pubblico è più ricettivo, altri in cui è distratto o satura di messaggi.

Identifica i momenti di alta e bassa stagionalità del tuo settore e distribuisci gli sforzi di conseguenza.
Comunicare sempre allo stesso modo, tutto l’anno, non è quasi mai una buona idea.

In poche parole: comunicare al momento giusto fa la differenza.
E adesso che il tuo piano ha anche una dimensione temporale, è il momento di farlo partire davvero.

6. Passa all’esecuzione e al lancio del piano

Hai tutto sotto controllo: target definito, obiettivi chiari, canali scelti, budget distribuito e tempi stabiliti.
Ora non resta che fare la cosa più importante: mettere in moto la macchina.

L’esecuzione è il momento in cui il media plan smette di essere teoria e diventa realtà.
Ed è qui che serve il massimo del coordinamento, soprattutto tra i team creativi (che realizzano i contenuti) e quelli media (che gestiscono la distribuzione).

I due mondi devono parlare tra loro, lavorare in sincronia e avere ben chiara la visione complessiva.

Non basta creare “bei contenuti”: devono essere coerenti con il canale scelto, il momento in cui verranno pubblicati e, soprattutto, con gli obiettivi della campagna.

E a proposito di coerenza, questa è la parola chiave da tenere a mente in fase di lancio.
Ogni messaggio, su ogni canale, deve essere coordinato e riconoscibile.
Non identico, ma armonico. Perché l’efficacia della comunicazione sta anche nella sua capacità di essere fluida e consistente, ovunque venga vista.

Il piano è in atto. Ma il lavoro non finisce qui.
Perché adesso arriva la parte che fa davvero la differenza tra chi spera che funzioni…
e chi sa come migliorarla.

7. Monitora e ottimizza

Una volta lanciato il piano, non è il momento di incrociare le dita.
Anzi: è il momento di tenere gli occhi bene aperti.

Monitorare le performance è fondamentale per capire se tutto quello che hai pianificato sta davvero portando i risultati sperati.

dashboard di monitoraggio

E qui entrano in gioco gli strumenti di misurazione: Google Analytics, pixel di tracciamento, CRM, piattaforme pubblicitarie e dashboard personalizzate.

Tutti dati preziosi per capire cosa sta succedendo, chi sta reagendo, quanto ti sta costando ogni azione.

Ma raccogliere dati non basta.
Serve anche saperli leggere e soprattutto usarli per fare aggiustamenti.

È qui che entra in gioco la reportistica: creare report chiari e periodici ti aiuta a individuare pattern, colli di bottiglia, canali che performano meglio (o peggio) del previsto.

E quando qualcosa non va come dovrebbe?
Si corregge il tiro.
Fare azioni correttive in corso d’opera – cambiando allocazione del budget, testando nuovi formati, modificando il timing – è parte integrante del media planning.

Nessun piano è perfetto al primo colpo, ma quelli davvero efficaci sono quelli che si adattano in corsa.

In sintesi: il media plan non si limita a dire cosa fare.
Ti accompagna anche nel farlo meglio, giorno dopo giorno.
E per lavorare ancora meglio… servono gli strumenti giusti.

Strumenti e modelli utili per il media planning

Pianificare bene è una questione di strategia, certo. Ma anche di strumenti.

tool utili media plan

Perché se hai i mezzi giusti, lavori meglio, più in fretta e con meno margine d’errore.

Cominciamo dalle basi: i template. Avere un buon modello di media plan ti fa risparmiare tempo, ti aiuta a non dimenticare nulla e ti dà una struttura da seguire.

Può essere un semplice foglio Excel o un Google Sheet condiviso con il team, purché sia chiaro, completo e personalizzabile.

A questi si aggiungono i fogli di lavoro specifici per la raccolta dati, la gestione del budget o la timeline della campagna.
Non servono tool complicati, ma fogli ben fatti e aggiornati sono spesso l’arma segreta dei planner più organizzati.

Poi ci sono i software dedicati al media planning.
Ce ne sono diversi sul mercato – da quelli più tecnici a quelli più visuali – che ti aiutano a gestire i canali, le tempistiche, il budget e le performance.

Alcuni nomi utili da esplorare?

Per l’organizzazione potresti provare:

  • Monday,
  • Mediatool,
  • Asana,
  • Trello

Oppure per la parte più analitica piattaforme come HubSpot e Semrush.

Infine, non possono mancare le dashboard e gli strumenti di reporting.
Saper visualizzare i dati in modo chiaro fa la differenza tra capirli e ignorarli.

Magari usi Looker Studio, Excel o strumenti nativi delle piattaforme (come Meta Ads Manager o Google Ads), in ogni caso l’obiettivo è sempre lo stesso: tenere sotto controllo tutto con un colpo d’occhio.

Insomma: avere gli strumenti giusti non sostituisce la strategia…
ma rende tutto il lavoro più semplice, fluido e anche un po’ più soddisfacente.

E ora che abbiamo parlato di strumenti, passiamo a qualche risposta pratica alle domande che riceviamo più spesso.

Domande frequenti sul media plan

Hai letto tutto fin qui e ti sei fatto un’idea chiara? Ottimo.

Ma magari ti frulla ancora qualche dubbio in testa.
Quanto costa davvero un media plan? Serve un’agenzia? E quanto tempo ci vuole per farlo bene?

Tranquillo, ecco le risposte alle domande che riceviamo più spesso, senza giri di parole.

Quanto costa un media plan?

Dipende.
No, non è una scusa per non rispondere: il costo di un media plan varia in base a diversi fattori, come la complessità della campagna, il numero di canali coinvolti, la durata, la necessità di dati approfonditi e se viene fatto internamente o affidato a un’agenzia.

Un freelance o una piccola azienda possono partire con strumenti semplici e un investimento contenuto.
Un brand strutturato che lavora su più mercati avrà invece bisogno di un piano dettagliato, con analisi avanzate e risorse dedicate.

In generale, il media plan non è un costo aggiuntivo, ma un investimento per ottimizzare quelli successivi.

Quanto tempo serve per prepararlo?

Anche qui, la risposta è: dipende.
Se si tratta di una campagna snella e con pochi canali, bastano pochi giorni per costruire un piano efficace.
Ma se hai a che fare con lanci complessi, budget importanti e coinvolgimento di più team (creativi, marketing, media buying…), i tempi si allungano.

Quello che conta è non fare le cose di fretta.
Un media plan frettoloso è un media plan che rischia di non funzionare.
Meglio dedicare qualche giorno in più all’analisi iniziale, piuttosto che correre e poi dover correggere in corsa.

Chi redige il media plan?

Il media plan può essere realizzato in autonomia o affidato a professionisti.
Dipende dalla struttura che hai a disposizione.

  • In un’agenzia, lo crea il media planner, spesso in collaborazione con il team creativo e il reparto strategico.
  • In un’azienda, può essere gestito dal team marketing o da un consulente esterno.
  • Un freelance può costruirlo da solo, magari con l’aiuto di template e strumenti digitali.

L’importante non è tanto chi lo scrive, ma che sia qualcuno con una visione chiara, competenze strategiche e la capacità di tenere insieme tutti i pezzi.

Conclusione

Se sei arrivato fin qui, ora hai tutto quello che ti serve per creare un media plan fatto come si deve.
Abbiamo visto cos’è, perché è importante, quali sono gli obiettivi, e come costruirlo passo dopo passo, dai primi studi fino al monitoraggio finale.

Ti sei portato a casa un metodo chiaro, strumenti utili e qualche dritta per evitare gli errori più comuni.
Ma soprattutto, hai capito una cosa fondamentale: un piano funziona solo se è guidato dai dati, non dalle sensazioni.
E questo vale per qualsiasi campagna, su qualsiasi canale, con qualsiasi budget.

Quindi, che si tratti di una piccola promozione social o di una strategia multicanale da migliaia di euro, il consiglio è lo stesso: inizia da una struttura solida, costruita su obiettivi chiari, pubblico definito e misurazioni costanti.

Ora tocca a te.

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Perché i piani migliori non sono quelli perfetti sulla carta.

Sono quelli che funzionano davvero.

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