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Impariamo a conoscere la Generazione Z

Il mondo s’è chiuso e c’è qualcuno che ha sofferto un po’ di più: è la fascia d’età che più di ogni altra si è abituata a stare insieme. Concretamente, virtualmente, naturalmente.

Parliamo della Generazione Z, quei ragazzi di oggi e di domani nati tra il 1997 e il 2012. Hanno tra gli 8 e i 23 anni, sono i primi ad aver avuto un mondo totalmente digitalizzato. Un bene o un male? Non di certo una scelta.

La GenZ ha imbarcato nel proprio percorso le nuove dinamiche della vita. Più semplice, ma allo stesso tempo più intensiva. Tra un iPad e una connessione veloce, la grande scoperta dei ragazzi è stata quella di un mondo a portata di click.

Ne ha aumentato l’ambizione, il coraggio, la risposta alle timidezze della vita.

Ma come nascono e (soprattutto) come continuano a crescere?

Come immergersi in un mondo sconfinato e allo stesso tempo così chiuso?

Non è un mistero: la differenza tra generazioni oggi è più marcata. E nel processo tecnologico sempre più frenetico, comprendersi è diventato difficile. Farsi comprendere, quasi impossibile.

Eppure, un modo per scardinare la generazione più diffidente – e per questo più attenta – esiste. Consiste nel trucco più vecchio del mondo: non sminuire un giovane in quanto giovane.

Il bagaglio di esperienze sarà pure più leggero, ma da questo non deriva meno consapevolezza di ciò che succede nel mondo.

Anzi.

phone

Le caratteristiche

Sapete come veniva definita inizialmente la GenZ? Homeland Generation.

Il motivo è triste, ma indicativo: era la generazione cresciuta all’indomani dell’attacco dell’11 settembre alle Torri Gemelle di New York.

Respiravano a pieni polmoni un clima di paura, sfiducia, pericolo.

E la prima previsione fu totalmente errata: si immaginava potesse essere una generazione più attenta ai confini, più sicura nel restare a casa. In realtà, i viaggi si stavano espandendo e con la possibilità di prenotare il giro del mondo con carta di credito, le distanze tra un’esperienza e l’altra si erano assottigliate.

Per questo, si andò di semplice logica. Da post-Millennials all’emergere della generazione alpha (oggi è la gen successiva alla Z), la ‘lettera ombrello’ raccolse sotto di sé tutti i nativi digitali. Per qualcuno, resteranno per sempre la iGen. E il motivo è forse superfluo da spiegare.

Comunque, alla sostanza, si trattava del primo filotto umano sciolto dopo la nascita del web, ai piedi di una rivoluzione tecnologica e umana senza precedenti.

Se prima si diventava adulti al possesso della prima macchina o con la chiusura di un ciclo scolastico, il bar mitzvah dei tempi moderni è rappresentato dal primo smartphone in regalo.

Da quel momento, si ha accesso all’identificazione del sé virtuale. Si diventa un consumatore finale. Si ha il primo contatto con l’esterno in un mondo iperconnesso.

Ovviamente, è un processo che oggi arriva a cavallo dei 12-15 anni. Sempre prima. Sempre più veloce. Trasformando persino i pre-adolescenti in un settore strategico per pubblicità e marketing.

Secondo una statistica del Pew Research Center, quasi tre quarti degli adolescenti ha uno smartphone. Il 12% dei teenagers non ne possiede uno, per volontà genitoriale o per mancanza di fondi.

Sono numeri emblematici. Del momento e di come la differenza tra online e offline, per questi ragazzi, praticamente non esista.

Non hanno gli strumenti per immaginare un weekend senza una connessione.

Senza scrollare il feed del social di fiducia. Hanno costante senso di orientamento, perso il gusto dell’ozio.

Ecco, parlare però della GenZ menzionando il solo processo tecnologico (per quanto fondamentale) è guardare il dito e non la luna: le generazioni sono oggettivamente trasformate dal periodo storico che li coinvolge.

Quali sono le condizioni in cui vivono, nel generale e nel particolare?

Rispetto alle altre Gen, la Z ha sempre navigato in un’era di profonda crisi economica. Questo avrebbe dovuto aiutare nella presa di responsabilità, nella determinazione. E in parte l’ha fatto.

Hanno obiettivi chiari e quindi sono più parsimoniosi. Più informati e allora meno propensi a correre rischi. Più dubbiosi, certo: perché possono permettersi meno errori in un mondo in cui si sa tutto di tutti e tutti sanno ogni cosa.

La vera svolta è un’altra ed è probabilmente la più importante di tutti: si tratta di una generazione multi-culturale e con idee politiche meno conservatrici.

Supportano le minoranze, sono aperti a un mondo globalizzato.

Non vogliono vedere calpestati i diritti, quelli di tutti. Dal mondo LGTBQ alla gender equality.

genz lgbt

Situazione finanziaria

Il periodo di crisi – che continuerà nei prossimi anni – ha attecchito sulla generazione Z, ma non ha influito in maniera determinante sulle abitudini consumistiche.

C’è un dato molto importante, emerso da uno studio Zopa: il 70% degli Z controlla il proprio saldo bancario ogni giorno.

Eppure, in tanti non hanno un vero e proprio know-how finanziario.

Qui entra in gioco anche la tematica scolastica: non c’è un corso di capacità di finanza e sulla gestione del denaro è educazione tramandata.

Come lavorano i social in questo senso? L’effetto che hanno è potenzialmente negativo.

Il ModernWealth Survey 2019 di Chalres Schwab sottolinea ad esempio come molti giovani abbiano speso molto più di quanto potessero permettersi.

Il motivo? L’emulazione. Per stare al passo degli amici. Per non essere da meno nei confini superati dell’apparenza.

E la promozione dilaga, mette in condivisione. Per chi ha meno di 40 anni, social e app sono il tramite perfetto per parlare con i brand. Per trovare tutto, ma proprio tutto, ciò di cui si sente il minimo bisogno.

Ovviamente, parliamo di un’era diversa, seppur incastrata in un biennio di distanza. Tra pre Covid e periodo Covid c’è una differenza enorme. E sul post Covid, ahinoi, non c’è nessuna certezza.

Se c’è stato un minimo aspetto positivo della grande attesa e dell’enorme paura del contagio, è che la costrizione a fermarsi, a guardare il mondo da un altro punto di vista e spesso da una finestra chiusa, ha portato ogni generazione a fare i conti con se stesso.

Le finanze sono diventate spesso il primo punto all’ordine delle priorità.

Ma per cosa spendiamo? Dove spendiamo? Perché spendiamo?

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