La rotta fin qui

Facciamo un salto a 12.000 anni fa.
Dopo centinaia di migliaia di anni di vita nomade, i pellegrinaggi dei cacciatori-raccoglitori finiscono per sempre, a favore di insediamenti permanenti.
La causa?
La nascita dell’agricoltura.
Il cambiamento fu così radicale nella società che il suo sviluppo fu stato soprannominato “rivoluzione neolitica“.
Dall'agricoltura sono nate città e civiltà e, con una produzione di alimenti costante e affidabile, la popolazione globale è esplosa.
In poco più di 10.000 anni, siamo passati da 5 milioni di persone alle quasi 8 miliardi di oggi.
Non c’è un singolo fattore che abbia portato allo sviluppo dell’agricoltura in diverse parti del mondo.
Forse la fine dell’era glaciale e l’arrivo delle stagioni? Forse una spinta data da ambienti brulli?
Quello che è certo è che l’agricoltura ha gettato (letteralmente) i semi dell’età moderna.
Le prime piante che abbiamo “addomesticato” probabilmente sono stati gli alberi da fico (ce ne sono resti risalenti a 11.300 anni fa), ma anche cereali (coltivati in Siria 9.000 anni fa) , grano, orzo e piselli in Medio Oriente, riso e miglio in Cina e zucca in Messico (10.000 anni fa).
Da lì, i primi insediamenti e città si sono sviluppati proprio attorno alle attività agricole.
L'irrigazione è apparsa per la prima volta in Egitto e in Mesopotamia nel quarto millennio a.C, con corsi d’acqua sotterranei creati dall’uomo. Poi spuntarono i canali (ve li ricordati, dai libri delle elementari?) e reti idriche sempre più complesse.
Man mano che i secoli passavano, diventavamo più bravi a inventare attrezzi agricoli complessi, a selezionare le piante più resistenti e a usare sempre di più la forza di animali come le mucche.
Nel Medioevo spuntarono dighe, aratri e serbatoi. Si imparò anche il sistema di rotazione delle colture, per una terra sempre fertile.
L’agricoltura diventava sempre più efficiente, ma aumentavano anche le bocche da sfamare.
Agli inizi dell’età moderna, spuntano la mietitrebbia e i trattori a benzina (il primo nel 1892).
A metà del secolo scorso abbiamo iniziato a creare piante ibride, più resistenti e con frutti più grossi. Abbiamo anche iniziato a preoccuparci dell’effetto di pesticidi e veleni su di noi e sull'ambiente.

La verità è che senza agricoltura non saremmo qui.
Un tempo la maggior parte della popolazione umana lavorava nell'agricoltura e ancora oggi pochi, se non nessuno, potrebbero sopravvivere senza di essa.
Ma siamo anche in 8 miliardi.
Il suolo coltivabile è sempre meno e i cambiamenti climatici cambiano le regole di coltivazione.
Come sfameremo tutti?
Servono nuove idee, sostenibili per noi e l’ambiente. Serve prendere tutto quello che abbiamo sempre fatto, cestinarlo e ricominciare daccapo.
Serve una nuova rivoluzione agricola, e noi siamo qui per raccontarvela.
La bussola del mercato
Il trend al momento è chiaro: ad oggi, i sistemi agricoli che producono tanto consumano anche tanto.
Consumano suolo, risorse e spazio. Tutto questo si traduce in deforestazione, scarsità d’acqua, impoverimento del suolo e alti livelli di emissioni di gas serra.
Ovvero, la produzione alimentare di oggi non è sostenibile.
Che si fa, quindi?
Il fatto è che abbiamo bisogno di sistemi innovativi che non solo proteggano e valorizzino le risorse naturali, ma che aumentino anche la loro produttività.
Nelle parole di Rob Appleby, fondatore e chief investment officer di Cibus funds (una piattaforma di private-equity specializzata in cibo e agricoltura):
“Dobbiamo riconoscere che in un'epoca di risorse limitate, di terreni fertili limitati e di disponibilità idrica limitata, abbiamo bisogno di un nuovo modo per nutrire nove miliardi di persone nei prossimi 20 anni”
È una bella gatta da pelare.
L’agricoltura nasce dalla terra, certo. Ma se una delle soluzioni alla sfida del secolo venisse… dall’alto?
Coltivare in verticale: il Vertical Farming
Anno: 2150.
Cammini per la città, tra palazzi ricoperti di piante di ogni genere.
Forse non lo sai, ma uno dei grattacieli che oltrepassi non ospita persone né uffici, ma migliaia di piantine di basilico, lo stesso che stasera finirà sulla tua pasta al pomodoro.
In futuro, questa potrebbe davvero essere la realtà.
Una realtà in cui le grandi coltivazioni saranno nascoste all’interno delle città e sviluppate in verticale.

L’idea nasce da Dickson Despommier, microbiologo della Columbia University, che ritiene che le pratiche agricole tradizionali, che utilizzano il 41% della terra del pianeta, non saranno più in grado di sostenere il fabbisogno alimentare di una popolazione in crescita esponenziale.
Così immagina dei grattacieli in cui le colture possano essere coltivate in scaffali impilati verticalmente, prodotte in massa in ambienti chiusi e controllati, non influenzati dal clima esterno.
Sembra che, oltre agli scienziati, l'idea piaccia anche agli investitori.
Dopo un’estate 2022 segnata da siccità, ondate di calore e eventi climatici estremi in Asia, Europa e Stati Uniti (tutti eventi che minacciano i sistemi di produzione tradizionale) molti fund manager, società di private-equity e grandi aziende hanno messo gli occhi sull’agricoltura verticale.
Secondo uno studio del 2022 di Grand View Research, Inc. entro il 2030 il mercato dell'agricoltura indoor globale (che comprende anche il Vertical Farming) raggiungerà i 122,3 miliardi di dollari.
La cosa che forse più sorprende di questa pratica è che le piante coltivate crescono in terreni privi di suolo.

Avete capito bene. Le radici delle piante sono inserite in acqua o soluzioni ricche di nutrienti, da cui le piante ottengono tutto quello di cui hanno bisogno per crescere.
Niente suolo, acqua riciclata: il Vertical Farming usa pochissime risorse naturali, non rilascia pesticidi e ha una bassa impronta di carbonio.
Aggiungiamo a tutto questo tanta “fatica” in meno.
Mettetevi nei panni di un contadino o di un agricoltore. Siete di fronte a ore di lavoro lunghissime, catastrofi meteorologiche, rese incerte e colture vulnerabili a parassiti e malattie. L’agricoltura verticale è al chiuso, lontana da grandine, insetti e terra difficile da lavorare, e rende anche meglio.
Cosa scegliete?
La risposta sembra scontata, così scontata che sono già nati grandi colossi che si occupano di Vertical Farming.
Il 14 settembre scorso l’azienda Plenty ha dichiarato di voler costruire la più grande fattoria verticale mai costruita. Un complesso da 300 milioni di dollari che si estenderà per 120 acri in Virginia e che produrrà fragole, pomodori e vari tipi di insalata.
Le torri di coltura saranno alte 9 metri e daranno un output per acro circa 350 volte più grande delle colture tradizionali.
Tutto questo sembra in linea con la missione di Plenty, quella di “coltivare cibo fresco in abbondanza per tutti, ovunque.”
La startup Californiana ha recentemente chiuso un round di finanziamenti da 400 milioni di dollari, che secondo l'azienda è il più grande investimento in un'azienda di coltivazione indoor fino ad oggi.
Ma non è tutto oro quel che luccica.
Per ora, la più grande preoccupazione riguardo l’agricoltura verticale è quanto possa davvero scalare a livello mondiale. Su questo, resta ancora sconfitta dall’agricoltura orizzontale.
Ma perché?
Beh, l'agricoltura verticale richiede investimenti enormi per la creazione di impianti e infrastrutture.
In più, per quanto l’agricoltura verticale possa essere perfetta per coltivare piccoli ortaggi e erbe aromatihe, c’è un vincolo bello grosso sulla varietà di colture che può ospitare. Ogni coltura ha esigenze ambientali diverse ed è molto difficile modificare il design di un impianto di coltivazione verticale in altezza una volta costruito.
L’ultimo “ma” riguarda i costi energetici e di manutenzione, che sono molto più alti rispetto a quelli dell’agricoltura orizzontale.
Forse il futuro sarà sinergico: avremo fattorie verticali sparse per la città, piene di pomodori e erbe, mentre le coltivazioni di grano e mais rimarranno in campagna.
Anche in questo caso, però, le cose cambieranno.
Far rinascere il suolo con l'agricoltura rigenerativa

L’abbiamo visto con il Vertical Farming: uno dei grossi problemi dell’agricoltura del futuro sarà trovare spazio coltivabile.
Secondo il Global Land Outlook delle Nazioni Unite del 2022 ai ritmi attuali di perdita del suolo (per erosione, desertificazione, ecc.) entro 50 anni non avremo abbastanza suolo per nutrirci e entro il 2050 il degrado del suolo coprirebbe un’area estesa quanto l'intero Sud America.
Qual è la soluzione?
Oltre a non usare proprio il suolo (come nelle fattorie verticali), l’altra strada è… rigenerarlo.
È da questo che prende il nome l’”agricoltura rigenerativa”.
In una frase, riassume tutte le pratiche agricole e di pascolo che ricostruiscono la materia organica del suolo e ripristinano la sua diversità.
La rigenerazione è anche un impegno politico: i Paesi del G20 si sono impegnati a ripristinare un miliardo di ettari di terreni degradati – un'area grande più o meno come gli Stati Uniti – entro il 2030, un compito il cui prezzo è stimato in 1.600 miliardi di dollari.
L'agricoltura rigenerativa può comprendere una vasta gamma di approcci e sistemi, ma si basa su cinque principi: non disturbare il suolo, mantenere la superficie del suolo coperta, mantenere le radici vive nel suolo, coltivare una gamma diversificata di colture, riportare gli animali da pascolo alla terra.
Due effetti collaterali positivi di questa pratica sono che cattura anidride carbonica all’interno del suolo stesso e che aumenta anche la produttività del terreno (e quindi il reddito degli agricoltori).
Rigenerare al posto di distruggere, sembra essere questa una delle nuove frontiere dell’agricoltura.

A confermarlo ci sono anche investimenti di miliardi di dollari.
A maggio, Axa, Tikehau Capital e Unilever hanno annunciato che formeranno un fondo di 1 miliardo di euro target da investire in aziende e progetti di agricoltura rigenerativa.
A settembre dell’anno scorso, la Nestlé ha investito 1,2 miliardi di dollari in agricoltura rigenerativa lungo tutta la sua filiera.
Quest’estate, l’amministrazione Biden ha stanziato 22 miliardi di dollari per i programmi del Dipartimento dell'Agricoltura che utilizzano l’agricoltura rigenerativa. È il più grande investimento federale mai fatto fino ad oggi per pratiche che combattono la crisi climatica.
Arla conduce progetti pilota in tutta Europa, PepsiCo vuole diffondere le pratiche agricole rigenerative su sette milioni di acri, General Mills ha iniziato un programma rigenerativo su 465 chilometri quadrati.
Insomma, il mercato si sta muovendo, e riceve sia finanziamenti governativi che privati.
Ma cosa “fa gola” dell’agricoltura rigenerativa?
La possibilità di aumentare produzione alimentare, migliorare i mezzi di sussistenza delle comunità agricole più vulnerabili e avere combattere la crisi climatica.
Come dichiara Alice Legrix de la Salle, responsabile dei finanziamenti all'agricoltura di Axa Climate (filiale dell'agenzia di assicurazione globale Axa):
L'agricoltura sostenibile è un primo passo, ma spesso si limita a ridurre l'impatto negativo dell'agricoltura sull'acqua o l'impatto dei pesticidi sui livelli di inquinamento, quando in realtà è necessario che il suolo si rigeneri. Le tecniche utilizzate nella modalità rigenerativa sono un po' più sofisticate.
Ma la transizione quanto in fretta può avvenire?
Charlotte Bande, responsabile globale del settore alimentare per la società di consulenza sostenibile Quantis, afferma che:
Non si può chiedere agli agricoltori di cambiare all'improvviso tutto ciò che hanno fatto per decenni.
Ma negli Stati Uniti il trend sembra essere diverso. Secondo Ben Lilliston dell'Institute for Agriculture and Trade Policy del Minnesota, “Gli agricoltori vogliono attuare questo tipo di programmi di conservazione“.
Una cosa è certa: l'agricoltura intelligente è forse ancora di nicchia, ma in crescita esponenziale.
Le coordinate da seguire
Bene, è il momento di tirare le somme:
come cambierà la produzione alimentare nei prossimi anni?
Abbiamo detto che soddisfare la crescente domanda di cibo (che aumenterà fino al 68% entro il 2050) sarà una delle sfide più grandi dell’età moderna.
È per questo che le previsioni per l'agricoltura del futuro sono chiare.
I cambiamenti più significativi consisteranno in: nuovi metodi di coltivazione, nuove tecnologie e soluzioni per combattere il cambiamento climatico.
Ripensare i metodi di coltivazione
Metodi innovativi di coltivazione hanno due vantaggi importanti: ridurre l’impatto ambientale dell’industria ma allo stesso tempo aumentarne la produttività.
E quindi, se le scorse evoluzioni agricole sono state perlopiù meccaniche (ovvero, macchinari più grandi e migliori) o genetiche (piante più resistenti, fertilizzanti più efficaci), questa sarà digitale e tecnologica.
Un primo trend, piuttosto semplice, è quello dell’agricoltura di precisione. Invece che irrigare e spruzzare fertilizzanti e pesticidi sempre con le stesse quantità e a frequenze prestabilite, si farà tutto in base alle esigenze delle colture.
Un altro trend che abbiamo visto insieme è quello del Vertical Farming: fattorie verticali che non hanno bisogno di suolo e sono completamente isolate dall’ambiente esterno.
L’unico difetto? Costano tanto e sono energivore.
Robotica
Più l’industria cresce, più sono le braccia di cui ha bisogno.
E se queste braccia non fossero umane, ma bioniche?
È già da tempo che gli allevatori usano strumenti come mungitrici robotiche al posto della manodopera. Il giorno in cui vedremo trattori o mietitrebbie robotizzati per gestire il lavoro nei campi potrebbe non essere troppo lontano.
E i posti di lavoro?
Secondo un rapporto della Bank of America Merrill Lynch Global Research, nei prossimi 10 anni solo l'industria dei droni agricoli genererà 100.000 posti di lavoro negli Stati Uniti e 82 miliardi di dollari di attività economica.

In futuro, le aziende agricole avranno sempre più bisogno di specialisti di dati e tecnologie informatiche, e meno di braccianti.
Combattere cambiamento climatico
I cambiamenti climatici modificheranno per sempre i nostri metodi di produzione.
Precipitazioni imprevedibili, ondate di siccità, minore qualità del suolo.
Secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente, in futuro le colture dovranno essere più resistenti alle ondate di calore e di freddo, alla siccità e ai parassiti. Durante l’inverno bisognerebbe invece usare colture di copertura per proteggere il suolo, e in generale ruotare le colture di anno in anno.
Vi suona familiare?
Sì, sono le pratiche che abbiamo racchiuso sotto il nome di agricoltura rigenerativa.
Questo tipo di coltivazione non solo aiuterà i campi a resistere ai cambiamenti climatici, ma aiuterà a catturare tonnellate di anidride carbonica immagazinandola proprio nel suolo.
Un esempio? Negli Stati Uniti, a quattro anni dall'avvio del suo programma per la salute del suolo di Danone, l’azienda ha risparmiato l’emissione di 119.000 tonnellate di CO2 e ne ha sequestrate 31.000.
La “salsa segreta”
Eccoci arrivati agli ultimi passi del nostro viaggio nell’incredibile mondo dell’agricoltura del futuro.
In questo paragrafo cercheremo di riassumere quello che abbiamo visto finora e vedremo gli “ingredienti segreti” che ogni azienda che compete nella nuova rivoluzione agricola dovrebbe seguire per restare a galla e guadagnarsi la fiducia degli investitori.
Abbiamo visto che le cifre in ballo sono davvero grosse. Stiamo parlando di miliardi di dollari, che vengono sia da fondi di investitori privati (come il fondo Axa), sia dai governi (come l’amministrazione Biden).
Ora il gioco sarà nelle mani delle aziende, che dovranno dimostrare di avere le carte giuste per garantire alta profittabilità senza impattare sull’ambiente.
Per avere successo, i partecipanti della nuova Rivoluzione Agricola dovranno riuscire ad adottare una visione a lungo termine, informare agricoltori e investitori sugli impatti positivi delle nuove pratiche, stringere partnership intelligenti e associarsi ad altri trend.

Adottare una visione a lungo termine
Nessuno (né investitori, né consumatori) cerca soluzioni a breve termine. Anzi, anche i finanziatori sono consapevoli che una transizione bilanciata e sostenibile anche finanziariamente sia la scelta migliore.
Come dichiara Legrix de la Salle, responsabile dei finanziamenti all'agricoltura di Axa Climate:
Quando si tratta di finanziare progetti, vogliamo aiutare le comunità agricole a passare all'agricoltura rigenerativa, adottando i giusti input, ma anche a ridurre i rischi della transizione.
Per questo motivo, investiremo in alcuni progetti in cui gli agricoltori saranno formati, potremo finanziare le attrezzature e ci saranno anche dei finanziamenti per proteggere le loro entrate durante la transizione.
Informare agricoltori e investitori
I dati sono contrastanti: per alcuni, gli agricoltori sono aperti al cambiamento. Per altri, la transizione sarà difficile da portare in vaste aree del globo.
Se la seconda ipotesi è vera, gli investitori potrebbero trattenersi a dare grosse cifre di denaro. D’altronde, se un’azienda tradizionale non vuole cambiare idea, non c’è molto da fare.
Di certo, avere dei contatti diretti di formazione con le aziende e i coltivatori potrebbe aiutare nella transizione.
Ma come si convincono?
Mostrando gli impatti positivi delle nuove pratiche, che ovviamente non devono solo essere ambientali, ma anche economici.
Sottolineare a un contadino che un campo coltivato con i sistemi rigenerativi potrebbe richiedere meno investimenti in fertilizzanti, allungherebbe la vita del campo e gli garantirebbe pure un reddito e un rendimento più alto potrebbe far spostare l’ago della bilancia anche ai più restii al cambiamento.
Stringere partnership e associarsi ad altri trend

Uno dei migliori modi per convincere gli investitori a finanziare un progetto, oltre a dimostrargli le possibilità di profitto future, è fargli vedere che abbiamo già potenziali partnership in mente e che possiamo cavalcare l’onda di altre tendenze.
Su questo l'industria del Vertical Farming ha grandi possibilità.
Per esempio, anche l'industria delle carni alternative ha iniziato a mettere gli occhi sull'agricoltura verticale (per rendere le sue produzioni più efficienti).
La startup MyForest Foods ha recentemente costruito quella che definisce la più grande fattoria aerea di micelio al mondo, una struttura di 78.000 metri quadrati a Green Island, New York.
Il motivo? Aumentare la produzione di un'imitazione del bacon creata a base di funghi dell'azienda, come riporta Axios.
La fattoria verticale di micelio dovrebbe produrre quasi tre milioni di chili di micelio all'anno, coltivati su scaffali alti fino a 16 piedi in edifici progettati per riprodurre un ambiente simile a una foresta.
Mostrare questi dati agli investitori può essere un ottimo modo per le industrie dell’agricoltura del futuro di continuare a raccogliere investimenti e stabilizzarsi nel mercato.
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