business reselling

Il business del reselling: cos’è, come funziona e da dove partire

In questo articolo ti spiegheremo come funziona uno dei business più in crescita degli ultimi decenni.

È iniziato tutto 35 anni fa, con un fenomeno conosciuto come Resell Culture che da allora ha creato imprenditori capaci di generare anche 200.000€ di entrate al mese.

Come fanno? Cosa vendono? Quali sono le leve su cui punta il loro marketing?

Hai ragione, sono tutte domande importanti che ti serviranno per ambire agli stessi risultati in questo business o per replicarne i punti di forza sul tuo progetto.

Allora mettiti comodo e inizia la lettura di questa, lasciacelo dire, guida completa al business del reselling.

Ciò che imparerai è ciò che noi stessi abbiamo studiato quando abbiamo capito le potenzialità di questo mercato.

Infatti le strategie usate nel Reselling sono un’ispirazione costante per Marketers Accelerator, una delle nostre aziende che lavora sulla crescita di grossi (personal) brand come Yoga Academy, Denise Dellagiacoma, Arya, Selvatica e Giulia Calcaterra.

Quindi lasciati ispirare dalle meccaniche di uno dei mercati che più ispira anche noi.

Iniziamo.

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Da fenomeno a business: cos’è la Resell Culture, cosa vende e perché è un’opportunità

Potresti averne sentito parlare per la prima volta durante l’ottobre del 2018…

Fu allora che il reselling come modello di business cominciò a rompere la sua bolla di ignoranza e attirare l’attenzione in Italia.

Tutto grazie a un servizio di Striscia la Notizia, girato insieme ad alcuni youtuber che qualcosa di reselling la sapevano. Anzi, l’avevano imparata proprio sul campo.

In quel caso, però, la visione del fenomeno fu davvero limitata…

Nel mirino dei reseller: ecco quali sono i prodotti più rivenduti

All’epoca si parlò solo di rivendita di capi di abbigliamento sportivo a un prezzo maggiorato.

Un tipo di commercio svolto da adolescenti che, per di più, lo conducevano illegalmente, guadagnando cifre più alte di quelle dei genitori.

Capirai che non fu un tipo di business accolto a braccia aperte dalla massa.

Giusto così?

Ovviamente no, del resto la nostra esperienza ci insegna che, per quanto un business appaia pieno di pecche, se funziona può essere migliorato. Reso etico, legale e scalabile.

Allora mettiamolo in chiaro…

È vero che la parola reselling indica una rivendita a prezzo maggiorato di un prodotto comprato a prezzo inferiore, ma non è qualcosa di losco o illegale a priori.

Oggi, infatti, sono tanti, sia offline che online, i brand di successo nati e cresciuti senza problemi come reseller.

Tra i più famosi possiamo citare marketplace globali come Ebay e Aliexpress o store come Foot Locker e Dropout.

Ma quali sono i prodotti che questi brand mettono sul piatto?

Il reselling si applica a una nicchia di mercato ben specifica: quella dello streetwear in generale e delle sneakers in particolare, che sono le protagoniste del mercato.

Pensa che solo il mercato delle sneakers registra, infatti, una crescita annua tra il 15 e il 20% e si stima che arriverà a valere 30 miliardi di dollari entro il 2030.

Del resto quelle che una volta erano chiamate “scarpe da ginnastica” oggi sono prodotti che brand come Adidas, Nike, Supreme, Off-White, Yeezy e Balenciaga mettono sul mercato in edizione limitata.

Non vendono più solo scarpe da indossare ma oggetti da collezionare e status symbol da esibire.

Un esempio?

Le Air Jordan 1 di Nike del 1985, che erano diventate un simbolo del lusso e dell’opposizione all’autorità bianca negli sport dominati dai neri, tra cui il basket.

Alt, però! Perché fare reselling non vuol dire per forza limitarsi ad abbigliamento e scarpe.

I marketplace menzionati prima (Ebay e Alìexpress) lo dimostrano con la loro offerta immensa.

Spesso la condizione chiave perché un prodotto sia facilmente rivendibile a un prezzo tale da generare guadagno è che sia un prodotto da collezionisti.

Quindi scarpe, modellini, abbigliamento, persino orologi, tutti in edizione limitata.

E se hai presente la Moonwatch Mania, che ha visto rivenduto un orologio per ben 9000€, sai di cosa parliamo.

I professionisti del reselling: le nuove figure professionali create da questo business

Gestire un business di reselling può significare nel pratico fare cose molto diverse, che richiedono hard e soft skill altrettanto diverse.

Per questo, con il tempo, sono andate formandosi delle figure professionali ad hoc per questo tipo di business.

Ecco quali sono:

  • Il Reseller: È qualcuno disposto a usare il suo tempo, le sue capacità e tool come Hype Analyzer per trovare e acquistare velocemente i prodotti più ricercati non appena le vendite sono aperte. Questo sempre con l’obiettivo di rivenderli a un prezzo più alto a chi non è stato altrettanto veloce e ora non può acquistarlo dal distributore principale.
  • Il Buyer: È colui che preferisce comprare il prodotto quando è già nelle mani di un Reseller. Evita di essere sull’attenti per scovare ogni nuova uscita unica e gioca sulla maggiore disponibilità economica per comprare ad alte cifre e puntare a una ancora successiva fase di rivendita.
  • L’Autenticatore: È chi verifica l’originalità del prodotto venduto da Reseller e Buyer. SI tratta di un professionista sempre più richiesto per contrastare il fenomeno dei falsi. Fenomeno che, per di più, impatta negativamente sui prezzi praticabili da chi si muove nel mercato del reselling.

Si tratta di figure professionali che potrebbero servirti per mettere su un business di reselling fatto a dovere.

Così come dei possibili incarichi per cui potresti trovare lavoro da professionista.

In ogni caso, però, ci teniamo a sottolinearlo, chi fa reselling è prima di tutto un marketer.

Cioè qualcuno che sa come valutare le potenzialità di un prodotto sul mercato, testare la profittabilità di un business e scalarlo con tutti gli strumenti che l’online ci offre.

Magari tu che stai leggendo sei proprio una di queste persone, o vuoi diventarlo. Giusto?

In tal caso, se non lo sai già, devi sapere che abbiamo una membership esclusiva, Marketers Pro, riservata a creativi, marketer e imprenditori che ambiscono a creare, gestire o potenziare business online duraturi.

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Ora, fermiamoci un attimo perché dobbiamo parlare di uno dei casi di reselling più iconici mai esistiti…

Ti servirà per capire le leve di marketing usate per riuscire a rivendere con successo un prodotto a prezzo alto.

Il caso LIDL: come l’esistenza del reselling è diventata chiara a tutti

C’è chi lo ha definito il caso commerciale del 2021 e chi si è fermato a giudicarne l’estetica.

Ma dietro al rumore generato dalle scarpe Lidl c’è (molto) di più.

Le scarpe Lidl, prezzo di cartellino 12,99 euro, sono arrivate in Italia il 17 novembre.

Grafico da Google Trends con picco di ricerca della keyword "scarpe Lidl"

Da quel momento sono andate a ruba e sono diventate protagoniste indiscusse di meme sui social.

Meme spopolato online sulla scarpe Lidl

E di chiacchiere da bar, altrimenti dette “commenti ai post”.

Commenti spesso dai toni accesi e in cui l’opinione è divisa tra chi è disposto a fare la fila per averle (e magari rivenderle), e chi mostra disprezzo per il brand o per il prodotto.

C’è però anche chi è andato oltre e si è posto una domanda: “Perché?”.

Commento online dubbioso sul prezzo di rivendita di scarpe come quelle di Lidl

E per rispondere sono spuntati tanti podcast e video su YouTube. Se ne è parlato davvero tanto.

C’è chi ha associato il caso delle scarpe Lidl a quello dei Nutella Biscuits di Ferrero, del 2019.

I pezzi immessi sul mercato erano così pochi rispetto alla domanda che i punti vendita si erano ritrovati a esporre cartelli invitando gli acquirenti a non comprare più di cinque confezioni a testa.

A un anno di distanza, i singoli biscotti venduti in Italia sono più di 1 miliardo: oltre 47 milioni di confezioni (ben oltre i 25 milioni ipotizzati da Ferrero).

Qualcun altro ha invece etichettato quella di Lidl una campagna di marketing studiata per diffondere il nome del brand e renderlo riconoscibile, portando più clienti nei punti vendita grazie alla curiosità generata dalle scarpe.

Cosa c’è davvero dietro la strategia Lidl?

Magari rafforzamento dell’identità del brand, attrazione di nuovi acquirenti o conquista di una fetta di mercato nel mondo della moda.

Possiamo affermare con certezza che la risposta è un mix almeno dei primi due obiettivi, mentre non possiamo garantire per il terzo.

In ogni caso, ciò che era utile rendere chiaro è il fatto che un prodotto del genere, da molti definito brutto, senza senso e scadente, sia diventato un caso di reselling di successo.

“A questo punto può funzionare tutto”, penserai. La risposta è dipende.

E dipende molto dalle conoscenze tecniche e di marketing che avrai prima di entrare in questo mercato.

Ora ti aiutiamo ad avere quelle giuste, rimbocchiamoci le maniche.

Pratica del reselling: dove, come e cosa usare per comprare e rivendere un prodotto (e guadagnarci)

La verità è che procurarsi dei prodotti per riuscire nel reselling non è semplice.

Questo perché la domanda dei prodotti più apprezzati supera di molto l’offerta.

Significa che i prodotti con cui potresti guadagnare di più grazie a una rivendita sono gli stessi che vengono prodotti in numero scarso e che vanno in sold out in poche ore.

Come puoi assicurarti di trovarli in tempo, accaparrarteli e venderli con successo?

Vediamolo insieme, step by step.

I 2 canali principali e i 3 metodi per acquistare prodotti da reselling

Gli approcci possono essere diversi, e c’è chi riesce con uno, chi più con un altro o chi li mischia per differenziare il più possibile la strategia.

Noi ti diamo gli approcci più semplici, pratici e funzionali per iniziare a guadagnarci.

Sei un Reseller o un Buyer? Scegli il tuo canale di acquisto

I luoghi in cui puoi trovare e acquistare i prodotti sono riassumibili in due categorie principali.

La prima corrisponde più alla strategia tipica del Reseller, che si documenta, compra al prezzo più basso possibile e ha il solo scopo di rivendere.

La seconda è più nelle corde di un Buyer, che, se ricordi, è quel professionista che, invece di bazzicare i brand ufficiali, sfrutta gli altri Reseller per comprare prodotti unici ormai non più in produzione.

Quindi, presentazioni fatte, ecco tra cosa devi scegliere:

  • Siti e app dei brand ufficiali: Brand come Nike o Supreme sanno di avere in mano un’incredibile leva di marketing con i loro prodotti in edizione limitata. Quindi hanno dei luoghi appositi in cui comunicano queste nuove uscite. A volte sono sezioni sul loro sito, altre intere app create ad hoc come SNKRS di Nike.
  • Marketplace di terze parti: Per scalare i propri business di reselling, molti imprenditori sono finiti per creare dei marketplace online sui cui scaffali sono vendute intere collezioni uniche. Spesso si tratterà di prodotti ormai non più sul mercato il prezzo sarà più alto di quello scelto dai brand ufficiali, quindi calcola bene il tuo margine di guadagno.

In entrambi i casi, c’è sempre un’importante necessità…

Mettere le mani sul prodotto in modo più rapido possibile.

Il toolkit del Reseller: cosa vuoi portare nella tua cassetta degli attrezzi?

Esistono diversi software per velocizzare la fase di acquisto di questi prodotti che vanno a ruba in poco tempo.

Considerando anche loro, i metodi di acquisto possono essere riassunti così:

  • Compri in modo “pulito”: Dove per “pulito”, intendiamo senza usare alcun tipo di tool che potrebbe aiutarti in cambio di un investimento. Questa opzione richiede tanta velocità, prontezza nel fornire tutti i dati necessari all’acquisto e molta fortuna. Ti toccherà competere con migliaia e migliaia di altri Reseller o semplici appassionati del brand. Non proprio la via più facile.
  • Ricorri all’uso di bot: Sono dei software di automazione creati apposta per compiere delle azioni in modo indipendente. In questo caso, potrebbero aiutarti a creare un processo automatico di acquisto che si avvia ogni volta che un brand rilascia nuovi prodotti unici. Il problema è che spesso sono tecnologie di terze parti poco chiare e la legge non tollera bene chi le usa. Esistono, noi te lo facciamo presente, ma a te la scelta di approfondirli. Uno da cui potresti iniziare è Secured, creato dai fondatori di Bump, un famoso marketplace di reselling ora non più attivo.
  • Ti avvantaggi con tool di autoriempimento: A un livello intermedio tra il coraggioso acquisto senza l’uso di particolari software e quello pericoloso che vede l’uso dei bot, ci sono tool come Fillr. Il loro scopo è di memorizzare i dati che normalmente dovresti inserire in fase di checkout per aggiungerli automaticamente quando sei nel pieno della corsa per fare tuo il prodotto X. Sono molto utili, fai solo attenzione a quale scegli, perché non tutti funzionano sui siti di tutti i brand.

Ok, e una volta acquistato il prodotto da rivendere… come lo si rivende?

Vediamolo subito.

È il momento di ri-vendere (i professionisti del reselling lo fanno così)

Anche qui, gli approcci possono essere diversi.

L’ideale sarebbe che tu scegliessi come procedere anche in base alle tue inclinazioni strategiche, alla tua esperienza e conoscenza del mercato.

Scendiamo nel dettaglio.

Investi in un negozio fisico a competizione ridotta

Il primo modo per ri-vendere i tuoi prodotti consiste nell’aprire un classico negozio fisico.

Può sembrare banale, ma attenzione…

Si tratterà di un negozio particolare rispetto ai tuoi possibili competitor vicini.

Pensaci, rispetto a tutti gli altri la tua offerta di prodotti sarà composta da (anche o solo) prodotti unici, in edizione limitata o non più sul mercato.

Garantendoti alti margini, potresti riuscire con poco sudore a raggiungere un buon profitto anche con pochi clienti selezionati.

Di negativo c’è che per adottare questa strategia dovrai avere risorse economiche sufficienti per avviare l’attività, oltre che per comprare i prodotti da rivendere.

Un esempio di brand che ha seguito questa strada è Dropout, un rivenditore milanese nato nel 2018 e diventato punto di riferimento per il mercato italiano ed europeo.

Apri un e-commerce ad alta scalabilità

L’online ha i suoi chiari vantaggi, noi di Marketers lo sappiamo bene dato che ci lavoriamo da anni e, forse, se sei qui a leggerci lo sai anche tu.

La strada dell’e-commerce potrebbe allora essere nelle tue corde.

Di buono ha che l’investimento per iniziare potrà essere molto contenuto rispetto all’aprire un vero negozio nel mondo reale.

Inoltre avrai subito i mezzi per scalarlo fino a fatturati a 5 zeri (od oltre).

Sarebbe un traguardo niente male, vero? È possibile, c’è chi lo ha già fatto…

Come Lorenzo Zanola, fondatore di Hype Clothinga, un e-commerce di streetwear con un fatturato di oltre mezzo milione di euro e collaborazioni con influencer nazionali e internazionali.

Sfrutta marketplace e community già esistenti

La terza opzione è del tipo “due piccioni con una fava”.

Esistono diverse piattaforme che ti permettono allo stesso tempo di acquistare e rivendere i prodotti tipici del reselling.

Includici sempre un aumento nel prezzo di acquisto rispetto ai canali ufficiali, ma la praticità di fare tutto in un unico luogo dovrebbe esserti chiara.

Ecco quelle che ti consigliamo di considerare, per fama, semplicità d’uso e volume d’affari:

  • Gruppi social: Partiamo facile. Che sia Facebook, Telegram, Discord o qualunque altro social o piattaforma di messaggistica che ti permetta di trovare o creare una community. Lì ci saranno sia dei rivenditori che dei possibili acquirenti. E sempre su Facebook puoi usare il Facebook Marketplace per muovere i primi passi nel reselling, prima di spostarti su piattaforme dedicate.
  • Marketplace di compravendita: Il vantaggio di usare queste piattaforme è che i prodotti sono certificati e per ogni spedizione ci sono degli Autenticatori che confermano l’originalità del prodotto. Questo implica un naturale rallentamento delle spedizioni, dato che il prodotto dovrà passare ai loro magazzini prima di arrivare al cliente. Le più famose sono Klekt e StockX.

Home del marketplace StockX

StockX, in particolare, è tra i marketplace più usati al mondo, con milioni di utenti attivi in quasi 200 paesi e investitori come Eminem, il DJ Steve Aoki e il CEO di Salesforce Marc Benioff.

Una menzione speciale a questa piattaforma, infatti, dobbiamo darla…

Perché questa mette in contatto chi vende e chi acquista con gli stessi criteri con cui si acquistano e rivendono le azioni in Borsa.

Usa l’anonimato e la standardizzazione per fornire prezzi di mercato in tempo reale e con completa trasparenza.

In più, ed è una cosa che ci piace molto, ti fornisce analisi di mercato, monitoraggio individuale del portafoglio, cronologie delle vendite e metriche sul volume di mercato.

Tutte funzioni di analisi che spesso sono rimandate all’interessato, che deve occuparsene con strumenti propri o di terze parti.

Ora, però, volendo essere imparziali…

La stessa tanto acclamata StockX è stata citata in tribunale da Nike per vendita di prodotti falsi.

Questo perché, nonostante il team di Autenticatori, Nike ha acquistato 4 paia di scarpe (dello stesso brand) sulla piattaforma e scoperto che fossero tutte false.

Ma allora la piattaforma è affidabile o no?

Il caso appena citato non è stato ancora giudicato, quindi il dubbio resta.

Permettici di dirtelo: al momento tutto il mercato del reselling vive questo lato oscuro in cui c’è chi si arricchisce vendendo prodotti falsi a dispetto di tutti gli altri.

Giusto non lo è, eppure dall’altro lato, se questo tipo di business ti interessa, vogliamo ricordarti che hai sempre modo di entrarci in modi legali come quelli fin qui citati.

E se così facessi, ora vediamo i risultati che potresti ottenere.

Calcoli alla mano: quanto si può guadagnare con la rivendita di prodotti?

Che faresti se fossi il top Manager di Nike e tuo figlio fosse un reseller di sneaker (anche Nike) che incassa 200.000€ al mese?

Storia vera, fatturato bestiale e tanto plateale da costringere la Manager in questione a dimettersi.

Sì, perché Nike vieta a qualunque dipendente di adoperarsi in pratiche di reselling.

Conoscendo tutte le nuove uscite, le date e il marketing preparato, sarebbe come barare.

Ma andiamo al sodo: €200k al mese sono tanto o poco per l’incasso medio di un reseller?

Saremo onesti, quello è un risultato record per qualunque business.

Parlando nello specifico di reselling, però, i dati sono comunque molto positivi.

Secondo un report di questo 2022, il fatturato medio di un Reseller negli Stati Uniti (che spesso opera nel mercato globale, quindi rappresenta bene un caso generico) è di 7.162€ al mese.

Ti anticipiamo il calcolo: sarebbero 85.954€ all’anno.

Un bel numero, non credi? Ma confrontiamolo con delle stime di prezzo riguardanti i tipici prodotti da rivendita…

Un paio di sneaker acquistate a 80€ possono valere, a seconda del brand, del modello e dell’edizione, tra i 200€ e i 600€.

Ed è un prezzo indicativo: ci sono anche modelli da collezione che valgono 2000€ o 3000€.

I più esclusivi, nati da collaborazioni con artisti e atleti di fama mondiale, sono pezzi da collezione che farebbero gola a qualsiasi reseller.

Le Air Jordan 4 “Encore”, nate dalla collaborazione tra Nike e il rapper americano Eminem per l’uscita del suo album “Encore“, di cui vennero prodotte solo 50 paia, valgono 37.000$.

Cominci a entrare nell’ottica di chi vede nel mercato del reselling un’opportunità enorme, vero?

Bene, perché è il modo di capire perché questo mercato funziona così tanto e continua a crescere di anno in anno, nonostante sia tutto basato su un concetto abbastanza semplice come la compravendita

Il marketing dei rivenditori: come riescono a venderci uno stesso prodotto a centinaia di euro in più?

Abbiamo due importanti considerazioni da fare.

Il reselling anticipa il modo in cui molti altri beni di lusso saranno distribuiti in futuro.

In parte stiamo già assistendo a questo cambiamento…

Le console per videogiochi iniziano a ricevere il trattamento “sneaker-bot”: le versioni iniziali di PlayStation 5 e Xbox Series X, per esempio, sono state in gran parte acquisite tramite bot e poi vendute a prezzi rialzati.

Sempre più tipologie di prodotti saranno creati in quantità limitata: un effetto scarsità previsto sin dall’inizio della strategia di vendita.

Avviene, in parte, anche nel mondo dell’editoria…

Alcune case editrici hanno iniziato a proporre in vendita un limitato numero di copie già firmate dagli autori.

E anche se il prezzo di queste copie speciali per ora è lo stesso di quelle non autografate, il passo verso il modello collezionista è breve.

Quindi il trend è questo, ma perché il trend è questo?

I 3 fattori psicologici che mettono il turbo al business del reselling

Sono fattori che, volenti o no, ci colpiscono in pieno e magnetizzano inconsciamente la nostra attenzione verso le strategie di marketing dei brand che fanno reselling.

Per questo ci sono persone che arrivano a spendere cifre elevatissime per un capo a tiratura limitata.

Quali sono questi fattori?

Sono gli stessi di cui spesso parliamo in Marketers Pro, nei nostri articoli premium approfonditi o in chat per confronti diretti tra noi e gli altri marketer nella community esclusiva.

Tutto per capire come sfruttare questi effetti ogni volta al meglio, in base al progetto, e scalare le vendite.

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Eccoli, vediamo quali sono.

FOMO: come il terrore della perdita ci manipola

FOMO sta per “Fear Of Missing Out”, che letteralmente indica la paura di essere tagliati fuori.

Abbiamo paura di perdere per sempre qualsiasi attimo, esperienza o prodotto ci si pari davanti e questo ci porta a dire di sì quante più volte possibili.

Quello che si crea è un circolo vizioso, alimentato a suon di esclusività e desiderio.

Un circolo in cui i prodotti tipici del reselling, essendo edizioni limitate che spingono anche sulla volontà di ognuno di noi di emergere dalla massa, ne sono il fulcro.

E sai, proprio da qui nasce quel mercato parallelo fatto di reseller disonesti, copie non autorizzate e prezzi dannatamente bassi…

Tutti, chi più, chi meno, viviamo di FOMO, ma non tutti abbiamo la disponibilità economica per cedere a essa con prodotti rivenduti a peso d’oro.

Questo è il controllo che questa paura esercita su di noi e l’incredibile vantaggio che rappresenta per il marketing dei rivenditori capaci.

Dove capaci, però, non implica che siano disonesti.

Meno è, meglio è (questo è il potere della scarcity)

Chi conosce la psicologia del marketing sa che la scarcity, l’appello alla limitata quantità di un prodotto immesso sul mercato, è una leva molto potente.

Le ricerche e le esperienze sul campo lo dimostrano: il fatto che un prodotto sia disponibile in quantità molto limitata, lo rende più desiderabile.

La competizione per averlo diventa agguerrita, perché quello stesso prodotto diventa un simbolo del desiderio di ribellione verso la massa che ognuno di noi ha e che il possesso di un prodotto unico riesce a soddisfare.

L’effetto della FOMO si amplifica e questo (insieme a tutto il resto) porta i prezzi a lievitare, così come ad alzare il valore percepito del prodotto stesso.

La scarcity è sicuramente tra i motivi del successo delle scarpe Lidl e dei Nutella Biscuits, come lo è per diversi prodotti che vengono immessi sul mercato solo in modalità limitata.

Quando l’usato batte il nuovo: la crescita del Second Hand

Un altro fattore chiave da prendere in considerazione per comprendere il boom del business del reselling è questo…

La rivalutazione del Second Hand da parte delle nuove generazioni.

I temi di sostenibilità, rispetto per l’ambiente ed eticità sociale stanno diventando un terreno sempre più caldo, preso a cuore.

Di conseguenza la compravendita di prodotti usati assume un valore in crescita costante.

Crescita che viaggia su strade non proprio combacianti con quelle dei prodotti da reselling discussi finora.

Perché quelli, capirai, che di Second Hand hanno poco. Difficilmente un reseller che compra un paio di sneaker a posta per rivenderle, poi rischia di abbassarne il valore indossandole.

D’altra parte sono sempre di più i reseller improvvisati che, proprio per evitare sprechi di prodotti di qualità e incentivare il consumismo, si privano di ciò che non usano più rivendendolo ad altri.

I dati lo dimostrano: questo reselling del Second Hand, se continua così, raggiungerà il valore di 218 miliardi di dollari entro il 2026.

E allora ecco perché stanno nascendo e fiorendo piattaforme create apposta per questa rivendita sporadica.

Per esempio:

Dal mercato più specifico al meno, ce ne sono per tutti i gusti.

Da consumatore a rivenditore: ecco quando (e perché) decidiamo di rivendere qualcosa

Una ricerca della Seul Business School ha studiato quali sono i fattori che spingono i consumatori a diventare rivenditori di prodotti a edizione limitata.

Prodotti, cioè, il cui ricavo è incentrato sulla percezione del valore della loro scarsità.

Grafico dei 4 fattori che alimentano il business del reselling

I quattro principali fattori che incidono sulla propensione al reselling secondo lo studio sono:

  • Bisogni personali;
  • Valore;
  • Esperienza;
  • Ambiente.

La ricerca è interessante non solo per le conclusioni a cui è giunta, ma anche per il metodo utilizzato.

Si tratta del metodo AHP (Analytic Hierarchy Process), sviluppato nei primi anni ‘70 dal professor Thomas Saaty.

Questo metodo rileva, nel contesto di una scelta complessa, qual è il peso dei singoli fattori che incidono sulla decisione in un processo di decision making complesso.

Cosa significa nel pratico?

Prima di tutto che il consumo e la vendita di prodotti in edizione limitata sono legati alla viralità del marketing, basata sulla disponibilità dei consumatori a:

  • Comprare prodotti di alta scarsità sul mercato;
  • Condividere questi prodotti attraverso la rivendita;
  • Comunicare il loro senso di superiorità.

Secondo lo studio, infatti, “le persone sono riluttanti a comprare prodotti che sono usati da tante persone simili”.

Inoltre a causa del loro desiderio di riconoscimento sociale, dell’espressione della propria personalità e della scelta di una certa qualità, i consumatori che vogliono usare prodotti in edizioni limitate rispondono meglio a scarcity più che urgency.

Quindi i limiti di quantità vincono sui limiti di tempo nel persuadere i clienti tipo del mercato del reselling.

Detto in altre parole, la scarcity deve essere reale e non solo percepita in offerte momentanee.

Lato brand questo si ottiene facilmente:

  • Nel caso di prodotti ne andrà creata una quantità limitata, ad esempio con le edizioni speciali;
  • Mentre nel caso di servizi, come un corso o una consulenza, si limiterà a priori la sua disponibilità.

In ogni caso è vero, anche se la scarcity deve dimostrarsi reale, la sola percezione di scarsità (falsa o meno) ha enormi effetti persuasivi.

Crea uno stato di eccitazione e tensione nel consumatore che lo porta a sviluppare l’urgenza di ottenere il prodotto.

Cerca di usarla con etica, ok?

Conclusione

Eccoci, hai completato questa guida al reselling.

Per aiutarti a mettere ordine in testa, ecco una manciata di concetti semplici e facili da metabolizzare che saranno i pilastri della tua scalata del reselling:

  1. Siamo d’accordo che l’obiettivo principale per condurre business duraturi sia soddisfare la volontà dei consumatori, vero? Nel caso dei consumatori del reselling, questa risulta essere la ricerca di prodotti rari, status sociale e superiorità rispetto alla massa.
  2. L’elemento scarsità è sicuramente una delle leve principali. Ma il vero fattore critico di successo è il potersi riconoscere in una community. Scegliamo un prodotto – e un brand – per comunicare qualcosa, per dimostrare di appartenere a un certo gruppo e mostrare il riconoscimento di determinati valori.
  3. Il mercato del reselling sta vivendo un trend positivo. Le possibilità di entrarci sono diverse, come imprenditore o professionista, in modo etico o meno, sfruttando software ad hoc o solo la propria arguzia. La scelta è tua, ma ricorda: i business di successo, tutti, sono fatti da persone e non numeri.

Se ti è tutto chiaro, possiamo assicurarti che sei pronto per iniziare a raccogliere le opportunità di questo mercato.

Da qui in poi il tuo successo dipenderà dal livello delle tue capacità di marketing.

Per proporre i tuoi prodotti nel modo giusto, curare il copy delle loro descrizioni, scegliere il giusto pricing, e tutte le altre attività che rientrano nel raggio d’azione di un esperto di marketing.

Sono tutte cose di cui parliamo in Marketers Pro. Anzi, con il Percorso all’interno della membership ti prenderemo per mano dal muovere i primi passi online fino ad emergere.

È un bel assist se ancora non ti senti pronto o avverti del margine di miglioramento. Pensaci!

Alla prossima e buon reselling.

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