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Emergere nel mercato musicale: tutto quello che devi sapere

Mezzi, musica e passione.

Per iniziare, mai come in questi anni Venti, possedete già tutto ciò di cui avete bisogno.

Disponete di un mercato mai così colmo di alternative, ma anche una richiesta mai stata così forte.

In questo spazio andremo allora ad approfondire il lancio – pratico e mediatico – di un lavoro musicale e il mercato che vi ruota attorno, partendo dai numeri e costruendo solidi esempi.

Dai cambi di ritmo dettati dallo streaming, alla comunicazione necessaria per arrivare a chiunque.

Dai numeri del nuovo mercato, alle previsioni (più che rosee) per il futuro. Step by step, fino ai consigli pratici degli esperti del settore.

È cambiato tutto per non cambiare nulla.

music

La musica è nella sua fase più gattopardiana, di sempre.

Il motivo?

Se la fruizione si è drasticamente modificata, la passione per il concetto in sé è semplicemente aumentato.

Oggi le canzoni continuano ad emozionare nuove e vecchie generazioni: è la forma d’arte probabilmente invecchiata meglio, anche perché non ne esiste una similare.

La musica è bella proprio nella sua diversità. Arriva a tutti. Arriva ovunque. Colpisce tutte le esperienze e di tutte le esperienze si fa portavoce.

Dai nastri a Spotify, è il mondo attorno a essa - e quindi i profitti - a essere cambiato.

Oggi, in Italia, la musica vale 228 milioni di euro e il settore cresce del 2,6% ogni anno.

Il merito è dello streaming e su questo nessuno osa porre dubbi e quesiti: parlano i numeri, a partire dalle valutazioni degli abbonamenti delle piattaforme.Insieme a Deezer, Spotify raggiunge un totale di 66,6 milioni di euro.

Dati della FIMI (Federazione Industriale Musicale Italiana) che ha messo insieme il mercato interno nel 2019.

Ora, immaginate nell'anno della pandemia le persone costrette a rimanere in casa e il mangia-mp3 che va di continuo.

Le azioni sono schizzate in altissimo.

E fortunato chi ci ha creduto a tempo debito!

Il mercato non è dunque cambiato, semplicemente si è riattivato e ha saputo correre insieme ai tempi in cui ci siamo ritrovati a vivere.

Lo streaming ha raggiunto circa il 50% della "torta nazionale" (Wired) e ai 66,6 milioni di euro degli abbonamenti vanno naturalmente addizionati quelli delle pubblicità.

Da un clic sui video musicali riprodotti online arrivano 17,7 milioni; la pubblicità sulle piattaforme arriva a quota 10 milioni.

E il mercato fisico? È indietro. Parecchio.

Incide per circa 60 milioni di euro. Due anni fa era calato del 27% rispetto ai due anni precedenti.

C'è stato il crollo dei CD (venduti per 57 milioni di euro) e i vinili non avevano ancora completato la transizione verso l’oggetto di culto che consideriamo oggi.

In un anno – e l’abbiamo vissuto sulla nostra pelle – può cambiare tanto: a inizio 2021, la British Phonographic Industry (BPI) ha annunciato che 4,8 milioni di album LP sono stati venduti nel Regno Unito.

Per capirci: è il 10% in più di un mercato che sembrava sepolto.

E ciò accade negli Usa, in Canada, nella stessa Italia, dove il mangiadischi è tornato centrale nelle case, poiché a determinate atmosfere - se si ha la possibilità - si ritorna sempre volentieri.

Il confronto con il passato

guitar

Money, it's a gas.

Lo diceva Roger Waters, bassista e pietra miliare dei Pink Floyd, che un po' di storia della musica l'hanno messa pure in tasca.

Gli anni Settanta erano il mondo nella sua massima espressione: la rivoluzione tecnologica era implementata ma non aveva raggiunto la velocità della luce degli ultimi trent'anni.

I giovani erano liberi. Belli. Forti. Infiammati da un nuovo modo di raccontare il mondo e dal suono delle schitarrate, che davano gas, appunto.

Adrenalina. Possibilità.

E l'industria discografica era capace di cavalcarle tutte queste onde: 802 milioni di dollari, per un giro d'affari globale di 4,5 miliardi di dollari (Il Sole 24 Ore).

Le rockstar, per la prima volta, raggiungevano dimensione planetaria e la certezza alla base era netta: da quel loop nessuno sarebbe più uscito, se non per propria volontà, come del resto fecero i Beatles all'apice della loro maturazione artistica.

Dopo arrivarono i Rolling Stones e i Led Zeppelin, dai 33 giri alle musicassette. I maxi-raduni e centinaia di migliaia di spettatori.

Si creò un format e qualcuno inventò il mercato del diritto d'autore: perché la musica sarà pure di tutti, ma è soprattutto di chi la produce.

Era tutto oro e non c'era neanche bisogno che luccicasse.

Solo uno sconvolgimento dei sistemi avrebbe potuto mettere in crisi un movimento da miliardi di dollari e un mercato che non aveva mai conosciuto una flessione (come in fondo quello televisivo).

Internet è stata la più grande rivoluzione, prima di diventare parte del capitalismo più sfrenato.

E dopo l'esplosione di Napster nei primi anni Duemila e la diffusione del libero download - non di certo legale - di file mp3, i ricavi degli anni Novanta si sciolsero come neve al sole.

Un market pool da 39,6 miliardi quasi scomparso, dimagrito fino a 14,3 miliardi di dollari nel 2014, quasi di 1/3. Così. Con un click dal potenziale devastante.

Come reagire?

Per lungo tempo, la discografia è rimasta nelle sabbie mobili della supponenza.

Poi ha reagito, come ha sempre fatto dopo la morte di un supporto e la nascita di un altro: ha capito, soprattutto, che ad essere in crisi non era certo il mercato della musica (mai così richiesta), bensì il modus operandi della vendita.

Doveva capire come infilarsi in una storia nuova, inesplorata, nei vicoli bui e nelle zone d'ombra in cui non ci si poteva neanche appellare a una sorta di giurisprudenza.

È un mercato di forti inseguimenti e nelle ultime stagioni le case discografiche hanno corso più di tutti: basti pensare a questi giorni di trattative con i principali social network per stabilire come e quanto spettasse al diritto d'autore per un video su TikTok e una classica storia Instagram.

Quanto vale oggi

Ora, scordate che si possa tornare a cifre da seconda metà del Novecento.

Mettetele nel dimenticatoio o nei giorni felici, se qualcuno di voi ha avuto la fortunata possibilità di viverli.
Immergetevi quindi in un mondo totalmente rivoluzionato dallo streaming.

Oggi sfiora i 20 miliardi di dollari (lo racconta l'ultimo rapporto IFPI).

I fatturati sono di nuovo in crescita e la consapevolezza resta: certi equilibri sono completamente saltati e l’Asia è la nuova locomotiva della discografia mondiale.

Da bene è diventata servizio, la musica, e la vera domanda è: quanto può arrivare a valere?

Secondo una stima del Sole24Ore, in un'era pre-pandemica, si ottiene una cifra totale di 69 miliardi di dollari.

Parliamo di diritti d'autore, concerti, strumenti musicali; parliamo di valore complessivo, che in Italia muove 1,4 miliardi di euro. Soldi che spesso - o meglio, sempre più - arrivavano dai concerti, oggi appesi a un filo.

Ecco perché sarà determinante capire come reagirà la musica, intendendo il mercato globale e quindi anche la sfera concertistica, alla ripresa post Covid.

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