Partita IVA all’estero: lavorare all’estero o lavorare con l’estero?

Lavorare all'estero significa avere una partita IVA estera? Non sempre, anzi. Potrebbe non essere la soluzione giusta per il tuo business. Ti spighiamo come lavorare all'estero da libero professionista!

Sono certa che anche tu abbia avuto dei dubbi sul lavoro in Italia. Sicuro al 100% che tu abbia navigato in rete alla ricerca del giusto luogo dove andare a lavorare. Ma sei certo della tua fiscalità?

Notizia scioccante: lavorare all’estero non significa viverci

Beh, cosa caspita stai leggendo? Eppure è così, non è detto che per lavorare all’estero tu debba essere residente nel Paese che scegli. Non solo. Non tutti i lavori all’estero sono uguali. Esiste infatti la partita comunitaria, extra UE, estera…insomma davvero una grande scelta.

Come e quando aprire partita IVA europea

Per comprendere meglio quando è il caso di aprire partita IVA all’estero è importante specificare alcuni punti.

  • hai partita IVA italiana e vendi i tuoi beni a un consumatore finale all’interno della UE e le tue vendite (alle quali viene applicata la tua IVA normale) non superano determinate soglie imposte dallo stato
  • hai partita IVA e vendi beni per un valore superiore la soglia: in questo caso devi applicare l’IVA prevista secondo la normativa locale e adempiendo agli obblighi contributivi e previdenziali vigenti nello stato

Una differenza sostanziale per il tuo business

Questa differenza è importante. Perché un conto è fare delle piccole operazioni con la tua partita IVA italiana, un conto è farle in Italia con l’IVA del Paese dove vai a lavorare. Allora è meglio aprire partita IVA nel paese di riferimento? Dipende dalle tue necessità.

Partiamo dalle origini del cosmo

Da che mondo è mondo nessuno può conoscere meglio di te il tuo business. Soprattutto chi sta scrivendo questo articolo in questo momento. Cosa significa questo: non posso di certo essere io a dirti cosa è meglio fare per il tuo lavoro. Dipende tutto dalla quantità di fatturato in ogni paese straniero!

Prendere una decisione univoca è impossibile

Non esiste una scelta oggettiva, quindi. Ma allora come possiamo risolvere? Analizzando la propria posizione fiscale. Io quello che posso fare è spiegare come si fa ad aprire partita IVA per collaborare all’estero dall’Italia e quali sono gli adempimenti.

Partita IVA all’estero: intracomunitaria

L’apertura della partita IVA all’estero e all’interno degli stati UE viene definita partita IVA intracomunitaria o comunitaria. Anche questa, come quella italiana, possiede un codice numerico che è preceduto dalle lettere che identificano la nazione. È quindi necessaria l’iscrizione al V.I.E.S.

Hanno obbligo di VIES tutti i soggetti che esercitano attività d’impresa o professione e che intrattengono rapporti economici con attività di altri paesi dell’UE.

Come aprire la partita IVA comunitaria

Esattamente come per aprire partita IVA in italia, anche in questo caso sarà necessario presentare domanda per ottenere il numero di partita IVA. L’Agenzia delle Entrate offre numerosi servizi online relativi alla partita IVA all’estero che puoi scoprire qui.

Durante l’apertura della partita IVA dovrai ricordarti di compilare il campo “Operazioni Intracomunitarie” del quadro I dei modelli AA7 o AA9 in base alla tua tipologia di attività.

Obblighi IVA: non è tutto oro quel che luccica

Beh, chiaramente non possiamo avere tutto. Non possiamo avere la partita IVA comunitaria e l’iscrizione al VIES senza obblighi diversi! In questo caso infatti, dovrai effettuare

  • dichiarazioni IVA trimestrali (trimestrali, mensili, annuali a seconda delle scadenza del paese di riferimento)
  • dichiarazione INTRASTAT
  • tenuta del registro delle vendite comunitarie
  • varie ed eventuali delle dichiarazioni in base al paese di riferimento

Tieni bene a mente che c’è obbligo IVA:

  • per prestazioni ricevute da operatori fuori dai confini nazionali, il committente italiano passivo IVA è debitore d’imposta. Si paga con “inversione contabile”, se è extra europea è necessaria l’auto-fattura
  • per prestazioni effettuate nei confronti di un committente estero ricorre l’obbligo di fattura con indicazione “inversione contabile” se il committente è europeo, “operazione non soggetta” se extra-UE

Tanti paroloni, lo so, ma come spiegarti qualcosa di assolutamente tecnico? Certo il commercialista in questo caso è dovuto ma soprattutto super-consigliato. Questo perché gli obblighi da ricordare sono davvero tanti e non è facile stare dietro a tanti stati differenti.

Partita IVA estera: vivere fuori dall’Italia

Se la tua scelta ricade per la vita fuori dai confini nazionali le cose allora cambiano un po’. Oggi voglio parlare della partita IVA in Spagna, molto gettonata per i trasferimenti dei giovani freelance.

Spagna… olé!

In Spagna esiste il CIF, ossia il codice di identificazione fiscale composto da una lettera e 8 numeri. Anche in questo caso puoi operare nei confini comunitari avviando un CIF comunitario.

Per aprire partita IVA in Spagna uno straniero deve presentare la richiesta per ottenere un codice fiscale spagnolo NIE (número de identificación Extranjero). Si devono comunicare i propri dati anagrafici, il motivo della richiesta e il domicilio in Spagna.

Compilando un modello, il Modello 036/037 si può dichiarare l’inizio dell’attività, un po’ come accade anche in Italia.

Per finire la comunicazione è necessario comunicare l’apertura della partita IVA all’Ente previdenziale Seguridad Social per il pagamento degli oneri di previdenza sociale. Proprio come la nostra Gestione Separata INPS.

In Spagna esiste una sola fiscalità per tutti, le norme tributarie sono molto semplici e la dichiarazione IVA è talmente semplice che potresti anche non aver bisogno del commercialista se sei un lavoratore autonomo.

Inoltre, in Spagna, la partita IVA estera ti permette di dedurre tutti i costi della tua attività, a differenza dell’Italia!

Conclusione

Sia che tu decida di aprire partita IVA italiana e lavorare all’estero, sia che tu voglia lavorare direttamente in uno stato della comunità europea, c’è sempre un leitmotiv: devi aprire partita IVA.

Ma secondo te, alla luce di quanto scritto, cosa è meglio: partita IVA in Italia o Partita IVA in Spagna per lavorare con l’estero? Scrivilo nei commenti!

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