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La guida di Marketers su come costruire una community di successo

Si fa presto a dire community. Beh, non solo a dirlo: a volte anche crearne una è formalmente semplice.

Ma allora come mai non tutte le community online funzionano?

Come mai ci sono gruppi Facebook che continuano a crescere, in valore e dimensioni, mentre altri si trasformano in territori aridi e desolati?

E ancora: ha sempre senso investire nella creazione di una community? Se sì, qual è la tipologia più adatta?

Preparati: stai per tuffarti nello straordinario mondo delle community online.
In questo Dive vedremo:

  • Perché i tuoi follower non sono la tua community
  • Chiuse, aperte, gratis e a pagamento: come orientarsi
  • L’abc per gestire una community
  • 4 modi per ri-accendere la scintilla dell’interazione

Di cosa parliamo quando parliamo di community

Partiamo dalle basi.

Una community è un gruppo di persone che hanno qualcosa in comune. Questo qualcosa può essere un interesse, un obiettivo, un problema da risolvere, un argomento di cui discutere.

Nelle community, però, accade anche qualcos’altro di fondamentale: ci si confronta, si interagisce, si creano delle connessioni, si riceve e si dà valore.

Iniziamo quindi a mettere alcuni punti fermi:

  • in una community gli utenti sono al centro.
  • c’è sempre uno scambio di valore e di interazioni.

Ma sfatiamo prima di tutto un mito.

I tuoi follower non sono la tua community

Si può definire community l’insieme dei follower di un profilo Instagram o di una pagina Facebook, o l’insieme degli iscritti alla newsletter?

Anche se sentiamo spesso creator e brand parlare dei propri follower come della loro community, il termine è impreciso:

  • in una community online tutti gli utenti possono e sono incoraggiati a creare contenuti per condividere valore. È una modalità di interazione many to many, dove ogni persona parla ad altre persone su uno stesso livello.
  • un profilo social, così come una newsletter, è un canale one to many, dove un emittente (creator, influencer o brand) crea i contenuti a partire da cui gli utenti possono interagire. In questo caso è più corretto parlare di audience.

Il seguito sui social, così come una nutrita lista di iscritti alla newsletter o, estendendo il discorso, l’insieme dei visitatori di un sito, è però un’ottima base di partenza da cui è possibile sviluppare una community.

Ma perché si possa veramente parlare di community, è fondamentale siano presenti tre fattori:

  • gli utenti della community sentono di essere parte di qualcosa: di un movimento, una famiglia, un gruppo di persone con cui hanno elementi in comune.
  • alla base del gruppo c’è la condivisione reciproca di conoscenze, il confronto, la voglia di scambiarsi opinioni rispetto a esperienze, successi e insuccessi.
  • anche la piattaforma è adatta per questo tipo di interazione: i follower di un profilo o di una pagina possono sì commentare i post proposti da un emittente ma non hanno la possibilità di creare contenuti né di esplorare ulteriori modalità di confronto.

Cosa dovresti sapere sulle community

Le community sono fatte di persone e parlano di persone, ma ruotano sempre attorno a qualcosa.

Può trattarsi di un corso, un prodotto, una membership, un podcast… o un brand, magari il tuo.

Un brand può trarre diversi vantaggi dalla creazione di una community:

  • spesso tra i membri della community ci sono potenziali clienti, e la fidelizzazione è più semplice.
  • condividendo valore si incentiva in modo spontaneo il passaparola, grazie a cui si ottiene una promozione gratuita.
  • la community dà valore al brand e permette di fare attività di brand awareness.
  • si ottengono feedback su prodotti, comportamenti, necessità, interessi, dati demografici.
  • è un modo per aumentare il tasso di retention.

Secondo l’ultimo State of Community Management Report rilasciato da The Community Roundtable inoltre:

  • in media in una community avanzata - a base della quale cioè c’è una strategia - ogni membro contribuisce per un valore di 67$ e riceve 615$ di valore in cambio ogni anno.
  • in media un brand investe per un valore di 153$ e ne riceve 682$ ogni anno.
  • la media del ROI delle community è del 4,530% - quello delle community avanzate sale fino al 7,071%.
  • la media del ROI di una community cresce con l’avanzare dell’età della community.

Avere una community contribuisce in modo significativo sui risultati aziendali, in particolare: fidelizzazione dei clienti (67%), minor costo per il supporto dei clienti (48%) e attività di brand awareness (47%).

Le community non sono tutte uguali

Partiamo con una prima distinzione: aperta o chiusa?

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